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Il 10 febbraio è il giorno che l'Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell'Esodo dalle loro terre.

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Presentazione sul tema: "Il 10 febbraio è il giorno che l'Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell'Esodo dalle loro terre."— Transcript della presentazione:

1 Il 10 febbraio è il giorno che l'Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell'Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.

2 Perché “Il Giorno del Ricordo”
Con la Legge N. 92 del 30 marzo 2004 la Repubblica Italiana ha istituito il "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale" e ha concesso "un riconoscimento ai congiunti degli infoibati". Scopo del riconoscimento del Giorno del Ricordo è quello di "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale" (articolo 1, comma 1).

3 Cos’è una foiba Il termine "foiba" è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa "fossa"; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua nell'altopiano del Carso, tra Trieste e la penisola istriana; possono raggiungere i 200 metri di profondità. In Istria sono state registrate più di foibe.

4 Una foto di foiba istriana

5 Come furono utilizzate le foibe
Le foibe furono utilizzate in diverse occasioni e, in particolare, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale per “infoibare” (“spingere nella foiba”) migliaia di istriani e triestini, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti, colpevoli solo di opporsi all’espansionismo comunista slavo, propugnato da Josip Broz, meglio conosciuto come “Maresciallo Tito”.  Nessuno sa quanti siano stati gli infoibati: stime attendibili parlano di sfortunati.

6 I luoghi degli eccidi

7 Gli eccidi ebbero due momenti:
il primo, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, quando si scatenarono vendette e rancori; il secondo, molto più grave per il numero delle vittime, nella primavera del ’45, quando le truppe titine occuparono la Venezia Giulia, la Dalmazia, Trieste e parte del Friuli.

8 Le dinamiche degli eccidi
Le vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano gli uni agli altri sempre tramite il fil di ferro. I massacratori si divertivano, nella maggior parte dei casi, a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri.

9 Disegno di foiba tratto da un opuscolo inglese

10 italiani considerati "nemici del popolo".
Dal 1943 al 1945 L'inizio dell'eccidio risale al '43, subito dopo l'armistizio, nell'Istria abbandonata dai soldati italiani e non ancora controllata dai tedeschi, quando i partigiani slavi gettarono nelle foibe centinaia di cittadini italiani considerati "nemici del popolo". Ma fu nel 1945, durante i quaranta giorni dell'occupazione jugoslava, dall'ingresso di Tito, il 1 maggio, fino all'arrivo delle truppe anglo - americane a metà giugno, che la carneficina delle foibe raggiunse l'apice dell'orrore.

11 Lo sterminio Lo sterminio fu condotto senza distinzioni politiche, razziali ed economiche, seguendo le direttive di Tito che ordinava di eliminare i fautori del nazionalismo. Furono arrestati fascisti, anti-fascisti e partigiani, cattolici ed ebrei, uomini, donne, vecchi e bambini, industriali, agricoltori, pescatori, poliziotti e carabinieri, militari e civili, secondo un disegno che prevedeva l'epurazione attraverso torture, fucilazioni e infoibamenti.

12 La persecuzione La persecuzione, soprattutto in quella "terra di nessuno" vicina al confine e sottoposta all'amministrazione jugoslava, la violenza e l'efferatezza delle esecuzioni, precedute spesso da processi sommari, torture e linciaggi, determinarono l'esodo che, nel dopoguerra, allontanò quasi tutta la popolazione italiana dall'Istria.

13 Gocce di storia Le foibe ebbero la loro massima intensità nei quaranta giorni dell'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria, dall'aprile fino a metà giugno '45, quando gli Alleati rientrarono a Trieste occupata dalle milizie di Tito. Tra marzo e aprile, alleati e jugoslavi si impegnarono nella corsa per arrivare primi a Trieste. Vinse la IV armata di Tito, che entrò in città il 1º maggio. Suppergiù nelle stesse ore, i titini occupavano anche Gorizia. Dei partigiani garibaldini non c’era traccia. Erano stati dirottati verso Lubiana e fu permesso loro di rientrare nella Venezia Giulia soltanto venti giorni dopo, a cose fatte.

14 Ci fu una vera e propria caccia all'italiano, con esecuzioni sommarie, deportazioni, infoibamenti.
In quel periodo, solo a Trieste,  furono deportate circa ottomila persone: solo una parte di esse potrà, poi, far ritorno a casa. I crimini, che ebbero per vittime militari e civili italiani, ma anche civili sloveni e croati (vittime di arresti, deportazioni, torture, fucilazioni), si protrassero per alcune settimane, sebbene a Trieste e a Gorizia, fra il 2 e il 3 maggio, fosse arrivata anche la seconda divisione neozelandese del generale Bernard Freyberg, inquadrata nell’VIII armata britannica.

15 Tutto finì il 9 giugno del 1945, quando Tito e il generale Alexander tracciarono la linea di demarcazione Morgan, che prevedeva due zone di occupazione (la A e la B) dei territori di Gorizia e Trieste), zone confermate dal Memorandum di Londra del È la linea che ancora oggi definisce il confine orientale dell’Italia. La persecuzione degli italiani, però, durò almeno fino al '47, soprattutto nella parte dell'Istria più vicina al confine e sottoposta all'amministrazione provvisoria jugoslava.

16 Le cifre Quante furono le vittime?
Secondo alcuni dai 20-ai 30 mila, ma, un’indagine minuziosa del Centro studi adriatici, raccolta in un albo pubblicato nel 1989, le fa scendere a persone: 994 infoibate, 326 accertate ma non recuperate dalle profondità carsiche, vittime presunte sulla base di segnalazioni locali o altre fonti, morte nei campi di concentramento jugoslavi. Le vittime non erano solo fascisti ma erano presi di mira tutti coloro che si opponevano al disegno dell'annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia.

17 Recupero delle salme dalle foibe

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19 Sessant’anni dopo Ancora oggi, dopo circa sessant'anni, non ci sono cifre ufficiali relative ai deportati, agli italiani uccisi durante la prigionia e, soprattutto, agli “infoibati” scomparsi nell'autunno del '43 e nella primavera del 1945. Non sono, però, gli zeri in più o in meno a ridurre la portata di questa tragedia, di cui è importante conoscere le cause e le dinamiche, per evitare che in futuro qualunque essere umano si possa ritrovare protagonista, vittima o carnefice, di una storia di persecuzione. Il 10 febbraio è un giorno per ricordare, per raccontare, per capire e condividere la memoria dopo anni di silenzio.

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