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Max Beckmann, La notte, 1918-1919 LA GRANDE GUERRA 1914/1918 28 giugno attentato di Sarajevo: assassinio di Francesco Ferdinando 23 luglio ultimatum.

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2 Max Beckmann, La notte,

3 LA GRANDE GUERRA 1914/ giugno attentato di Sarajevo: assassinio di Francesco Ferdinando 23 luglio ultimatum austriaco alla Serbia 28 luglio lAustria dichiara guerra alla Serbia 1 agosto la Germania dichiara guerra alla Russia che ha mobilitato lesercito 3 agosto la Germania dichiara guerra alla Francia che sta mobilitando le proprie forze

4 non si può avanzare nell'avvenire senza mantenere la nostra igiene personale di lotta quotidiana e la nostra igiene collettiva di doccia sanguinosa decennale. […] Invocare la pace dei popoli non significa essere avveniristi, ma semplicemente castrare le razze e fare una coltura intensiva della viltà F.T. Marinetti La guerra adunque è il nostro atto assoluto, il nostro dovere. Il nostro supremo e in questo senso unico interesse. Essa ci stringe tutti con la sua sanguinosa catena in un'ora di spasimo e di aspettazione, che può assomigliarsi al travaglio di un parto. […] Questa è l'ora dell'eroismo. Sospirare oggi la pace per l'orrore degli eccidi e delle ruine che il flagello della guerra va seminando spietatamente è viltà d'animo. G. Gentile IO cammino! E riprendendo la marcia è a voi giovani d'Italia, giovani delle officine e degli atenei, giovani d'anni e giovani di spirito, giovani che appartenete alla generazione cui il destino ha commesso di fare la storia, è a voi che lancio il mio grido augurale, sicuro che avrà nelle vostre fila una vasta risonanza di echi e di simpatie. Il grido è una parola che non avrei mai pronunciato in tempi normali, e che innalzo invece forte, a voce spiegata e senza infingimenti, con sicura fede, oggi: una parola paurosa e fascinatrice: guerra B. Mussolini

5 Edizione della sera! della sera! Italia! Germania! Austria!!» « E sulla piazza, tetramente listata di nero, sprizzò uno zampillo di sangue purpureo!. Il muso a sangue si ruppe un caffè, imporporato da un urlo ferino: «lntossichiamo col sangue i giuochi del Reno! li tuono dei cannoni sui marmi di Roma!». Dal cielo, lacerato sulla punta delle baionette, sgocciolavano lacrime di stelle, farina in un setaccio, e la pietà gridava, pestata dalle suole: «Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi!». Sul piedistallo sfaccetiato i generali di bronzo supplicavano: «Liberateci e noi andremo!». Scalpitavano i baci della cavalleria in partenza, e i fanti volevano la vittoria assassina. Alla città ammucchiata, mostruosa venne in sogno la voce di basso del cannone sghignazzante; da occidente cadeva neve rossa in brandelli- succosi di carne umana. Si gonfiava nella piazza una compagnia dietrp l'altra, sulla sua fronte irata le vene erano turgide!o. «Aspettate, tergeremo le spade sulla seta delle cocottes!! nei viali di Vienna!». Gli strilloni si sgolavano: «Edizione della sera!.Italia! Germania! Austria!». Ma dalla notte, listata tetramente di nero, sprizzava uno zampillo di sangue purpureo. Majakovskij La guerra è dichiarata 1914

6 I fronti di guerra 1914: Agosto Agosto: i tedeschi attaccano il Belgio (piano Schlieffen) lInghilterra dichiara guerra alla Germania I russi sono sconfitti nelle battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri Settembre: battaglie della Marna e delle Fiandre

7 Litalia dalla neutralità allintervento 2 agosto 1914 dichiarazione di neutralità Dibattito –Neutralisti: Giolitti, socialisti riformisti (manifesto di Zimmerwald), cattolici,masse popolarimanifesto di Zimmerwald –Interventisti: grandi industriali, parte delle classi medie, conservatori(Sonnino), conservatori irredentisti, democratici ( Salvemini), socialisti rivoluzionari (Mussolini); nazionalisti (Papini); il rePapini re Patto di Londra 26 aprile 1915 e radiose giornate di maggio (Dannunzio): intervento a fianco dellIntesa MussoliniPatto di Londra (DannunzioMussolini 24 maggio dichiarazione di guerra allAustria 24 maggio dichiarazione di guerra allAustria Le radiose giornate di maggio

8 Il conflitto si allarga 1914 Il Giappone entra in guerra a fianco dellintesa La Turchia a fianco degli imperi centrali 1915 La Bulgaria entra a fianco degli Imperi centrali 1916 La Romania e il Portogallo entrano a fianco dellIntesa 1917 La Grecia entra a fianco dellIntesa

9 1915 Guerra di posizione e guerra sottomarina nella Manica 1916 Offensive tedesche a Verdun e controffensive francesi sulla Somme ( vittime) Battaglia dello Jutland tra la marina inglese e quella tedesca

10 Il fronte italiano 1915 Battaglie dellIsonzo 1916 Maggio: strafexpedition strafexpedition Agosto: offensive dellIsonzo e conquista di Gorizia

11 Caratteri del conflitto Da guerra lampo a guerra di posizione Guerra di logoramento del nemico: trincee trincee Nuova tecnologia militare - artiglieria pesante e mitragliatrici - armi chimiche - areonautica e mezzi motorizzati (Carri armati) - mezzi sottomarini Coinvolgimento delle popolazioni civilipopolazioni civili

12 La guerra totale Sconvolgimento della vita civile dei paesi Problema degli approvvigionamenti a causa del blocco navale britannico per i paesi dellAlleanza Calo della produzione interna Conversione dellindustria in funzione della guerra e massiccio intervento dello stato nelleconomia Razionamento dei beni di prima necessità Trasformazioni politiche Rafforzamento dellautorità dello stato Rafforzamento dellesecutivo e del sistema burocratico Organizzazione del lavoro e intervento nella vita privata dei cittadini Mobilitazione delle masse attraverso una capillare opera di propagandapropaganda Superamento della concezione liberale di stato

13 Ostilità alla guerra trasformazione del mito romantico della guerra in consapevolezza dellorrore della morte trasformazione del mito romantico della guerra in consapevolezza dellorrore della morte diffusione di un sentimento di amarezza e rancore (lettera a Vittorio Emanuele III)lettera a Vittorio Emanuele III) da parte dei civili: scioperi e rivolte di piazza (Torino agosto 1917) Per il povero ci sono due modi principali di crepare, o per l'indifferenza assoluta dei potenti in tempo di pace o per la loro passione omicida quando viene la guerra» Céline da parte dei militari: insubordinazione e autolesionismo a cui seguono repressioni durissime (lettere dal fronte) Sviluppo di nevrosi da guerra repressioni(lettere dal fronte necessità di elaborare lorrore della guerra costruendo miti volti a conferirle unaura mitica a sacralizzarla: culto dei caduti e del milite ignotoculto dei caduti

14 1917 Aprile: intervento degli USA in seguito alla guerra sottomarina tedesca Quattordici punti di Wilson doc 13 Agosto: Appello alla pace di papa Benedetto XVAppello alla pace di papa Benedetto XV Febbraio/ottobre: rivoluzione in Russia Ottobre: Disfatta di Caporetto k

15 La fine del conflitto 1918 Marzo: pace di Brest Litovsk Estate: controffensive anglo-francesi (Battaglia di Amiens). Fine del Reich e formazione di un governo di coalizione democratico Ottobre: vittoria italiana a Vittorio Veneto Novembre: la Germania firma la resa e lAustria larmistizio larmistizio

16 Accordi di pace Gennaio 1919 Trattati di pace di Versailles. Protagonisti Wilson, Clemenceau, Lloyd George, Orlando. Contrasto fra lideale di una pace democratica e rispettosa del principio di nazionalità da un lato e lobiettivo di una pace punitiva e condizionata dai nazionalismi dallaltro Keynes Clemenceau, Lloyd George, Orlando e Sonnino, A Parigi

17 LEuropa dopo il conflitto Trattato di Versailles La Germania perde lAlsazia e la Lorena, il suo impero coloniale, alcuni territori assegnati alla Polonia e alla Danimarca. E costretta a pagare le riparazioni di guerra, a ridurre il proprio esercito e a cedere agli inglesi la flotta

18 Trattato di Saint- Germaine dissoluzione dellimpero asburgico e nascita di Jugoslavia e Cecoslovacchia. Completamento dellunità italiana Trattato di Sèvres dissoluzione dellimpero ottomano I territori del Medio Orientefuroni affidati a Francia e Inghilterra sotto forma di mandati Creazione delle Repubbliche baltiche in funzione antirussa

19 I costi della guerra

20 La parola formidabile tuona da un capo all'altro d'Italia e si avventa alla frontiera orientale, dove i cannoni la ripeteranno agli echi delle terre che aspettano la liberazione: guerra! E' l'ultima guerra dell'indipendenza. Avevamo finito col credere che il libro del Risorgimento fosse ormai pieno e chiuso e consegnato al passato. Ed ecco che si riapre sotto questo cielo di primavera fatidica ed ecco che il generoso sangue italiano, il sangue non mai vano di Palestro e di Novara, di San Martino e di Custoza, si prepara a tracciarvi in linee indelebili il compimento del nostro destino. L'ultimo capitolo del Risorgimento! Il circolo sacro sta per congiungersi e l'Europa d'oggi rassomiglia singolarmente, in tanta mutazione di vicende e di pensieri, all'Europa del Passava allora fra i popoli l'anelito d'una libertà fondata sui diritti delle nazioni, e il sangue scorreva; passa oggi fra i popoli, dopo quasi settant'anni che parevano aver mutata la faccia del mondo, l'anelito d'una più sicura indipendenza, d'una civiltà più alta, fondata ancora sui diritti delle nazioni, e il sangue scorre da tutti i lati del continente tragico. Sonava allora la campana a stormo sulle vie di Milano; oggi il silenzio angoscioso di Trento e di Trieste è più forte di tutte le voci, di tutti gli squilli, e sembra rintronare nei cuori degl'italiani. Erano laggiù, le nostre tormentate sorelle, come naufraghe nel mare delle razze diverse, che voleva pure inghiottirle. Per mesi e mesi, mentre la follia austrotedesca aveva riaperto in faccia agli uomini e in faccia a Diò tutti i conti della sopita giustizia, le naufraghe sorelle accennavano di lontano al soccorso. Per un momento ci è parso che fossero come mani disperate mosse a fiore del gorgo: ma oggi la nave della nostra fortuna corre a raccoglierle. Sfida la tempesta, urta nei marosi, forza il vento, si avanza, si avanza: le naufraghe saranno salvate. E la compiuta Italia sarà. Lo afferma, come un presagio, il segno stesso della nostra lingua dai confini di domani. Si sussurrarono di là gli aspettanti, con ' indomata fede, sotto il giogo straniero, fra il poliziotto e la spia. Sì mormorano ora, nei tristi consigli di prigionia in cui si esercita l'estrema crudeltà dell'oppressore. Sì grideranno il giorno della vittoria finale. Nella lingua del sì è oggi la certezza del sì. Dante ha preceduti i soldati d'Italia e aspetta a Trento. Guerra per noi e per l'Europa, pei nostri fratelli di sangue e per tutti i nostri fratelli di civiltà nel mondo. Ieri ci giunse il flotto torbido del furore teutonico nelle.contumelie dei suoi giornali. E diceva il furore teutonico che l'Italia s'era messa all'asta e s'era venduta a chi le aveva offerto di più. Menzogna! risponde l'Italia con la sua dichiarazione di guerra. Un popolo che si vende, si vende per la sua tranquillità vile, per fuggire il pericolo e il sacrificio. Un popolo che si vende, pesa nella sua mano imbelle il prezzo dell'onta e buono gli pare il prezzo, se non dà in cambio che il sorriso obliquo della propria umiliazione. Ma l'Italia ha scelto la guerra. L'Italia ha voluto la guerra. L'Italia è presente dove anche i più sacri diritti si riconquistano col sangue. Il ricatto a cui ci si voleva persuaderà, per rinfacciarcelo domani aspramente in faccia al mondo severo, noi non l'abbiamo permesso. E non accettiamo nulla da alcuno: stendiamo la mano a ciò che è nostro, ma la mano armata di ferro. Il patto che ci lega agli altri popoli non è un mercato: è un giuramento, di contro al nemico comune. Il patto di Londra, che stringe i popoli alle stesse dure prove e alle stesse sicure speranze, è, dopo molti secoli, ancora il giuramento di Pontida. E, nella fermezza d'una volontà che non può essere fiaccata, dalle Fiandre all'Isonzo, dal Danubio al Don, dal Mare del Nord alla penisola di Gallipoli, fatta di milioni d'eroi, tutta l'Europa è l'antica lombarda Compagnia della Morte! in Corriere della sera, 24 Maggio 1915

21 ROMA, 23 maggio, notte. Il Ministro degli Affari Esteri ha diretto ai R. Rappresentanti all'Estero il seguente telegramma circolare: Il carattere eminentemente conservativo e difensivo della Triplice Alleanza risulta evidente dalla lettera e dallo spirito del Trattato e dalle intenzioni chiaramente manifestate e consacrate in atti ufficiali dei ministri che fondarono l'Alleanza e ne curarono i miglioramenti. Agli intenti di pace si è costantemente ispirata la politica italiana. Provocando la guerra europea, respingendo la risposta remissiva della Serbia che dava all'Austria-Ungheria tutte le soddisfazioni che essa poteva legittimamente chiedere, rifiutando di dare ascolto alle proposte conciliative che l'Italia aveva presentato insieme ad altre Potenze nell'intento di preservare l'Europa da un immane conflitto che avrebbe sparso sangue ed accumulato rovine in proporzioni mai vedute e neppure immaginate, l'Austria-Ungheria lacerò colle sue stesse mani il patto di alleanza con l'Italia, il quale, sino a che era stato lealmente interpretato non come strumento di aggressione, ma solo come difesa contro possibili aggressioni altrui, aveva validamente contribuito ad eliminare le occasioni o a comporre le ragioni di conflitto, e ad assicurare ai popoli per molti anni i benefici inestimabili della pace

22 " Il fango impasta uomini e cose assieme. Nel camminamento basso i soldati devono rimanere accovacciati nel fango per non offrire bersaglio: i bordi ineguali del riparo radono appena le teste. Non ci si può muovere. questa fossa in cui siamo è ingombra di corpi pigiati, di gambe ritratte, di fucili, di cassette di munizioni che s'affastellano, di immondizie dilaganti.- tutto è conflitto nel fango tenace come un vischio rosso". Tenente Carlo Salsa, tratto da "Trincee. Confidenze di un fante"

23 RMS Lusitania

24 No, noi non siamo, noi non vogliamo essere un museo, un albergo, una villeggiatura, un orizzonte ridipinto col blu di Prussia per le lune di miele internazionali, un mercato dilettoso ove si compra e si vende, si froda e si baratta. Il nostro Genio ci chiama a porre la nostra impronta su la materia rifusa e confusa del nuovo mondo. Ripassa nel nostro cielo quel soffio che spira nelle terzine prodigiose in cui Dante rappresenta il volo dell'aquila romana, o cittadini, il volo dell'aquila vostra. Che la forza e lo sdegno di Roma rovescino alfine i banchi dei barattieri e dei falsari. Che Roma ritrovi nel Foro l'ardimento cesariano. "II dado è tratto". Gettato è il dado su la rossa tavola della terra. Il fuoco di Vesta, o Romani, io lo vidi ieri ardere nelle grandi acciaierie liguri, nelle fucine che vampeggiano di giorno e di notte, senza tregua. L'acqua di Giuturna, o Romani, io la vidi ieri colare a temprar piastre, a raffreddar le frese che lavorano l'anima dei cannoni. L'Italia s'arma, e non per la parata burlesca ma pel combattimento severo. Ode da troppo tempo il lagno di chi laggiù oggi soffre la fame del corpo, la fame dell'anima, lo stupro obbrobrioso, tutti gli strazi. Calpesta dal barbaro atroce, o madre che dormi, ti chiama una figlia che gronda di sangue. Or è cinquantacinque anni, in questa sera, in quest'ora stessa, i Mille s'addormentavano per risvegliarsi all'alba e per andare avanti, sempre avanti, non contro il destino, ma verso il destino, che ai puri occhi loro faceva con la luce una sola bellezza

25 "Non ossi, non tozzi, non cenci, non baratti, non truffe. Basta! Rovesciate i banchi, spezzate le false bilance! Stanotte pesa su noi il fato romano; stanotte su noi pesa la legge romana... Le nostre sorti non si misurano con la spanna del merciaio, ma con la spada lunga. Però col bastone e col ceffone, con la pedata e col pugno si misurano i manutengoli e i mezzani, i leccapiatti e i leccazampe dell'ex- cancelliere tedesco che sopra un colle quirite fa il grosso Giove trasformandosi a volta a volta in bue terreno e in pioggia d'oro. Codesto servidorame di bassa mano teme i colpi, ha paura delle busse, ha spavento del castigo corporale. Io ve li raccomando. Vorrei poter dire: io ve li consegno. I più maneschi di voi saranno della città e della salute pubblica i benemeritissimi. Formatevi in drappelli, formatevi in pattuglie civiche; e fate la ronda, ponetevi alla posta, per pigliarli, per catturarli. Non una folla urlante, ma siate una milizia vigilante".

26 "La terribile settimana di passione dell'Italia, si è chiusa con la vittoria del Popolo. I nostri cuori che erano irrigiditi nello spasimo della delusione e dell'esasperazione, riprendono il loro ritmo gagliardo; le nuvole basse della mefitica palude parlamentare sono dileguate dinanzi al ciclone che prorompeva dalle piazze. Non si hanno più notizie del cav. Giolitti. E' forse fuggito ancora una volta a Berlino? Anche il giolittismo versa in condizioni disperate. È latitante. I suoi partigiani scivolano via e tacciono. Per quanto cinici la lezione ha giovato loro. Hanno capito. Ipnotizzati dal Parlamento, questi fedeli del Senusso di Cavour racchiudevano il mondo e l'Italia nei confini di Montecitorio. "L'irruzione dei cittadini romani nei sacri recinti della Camera è un segno dei tempi. Si deve al puro caso se oggi Montecitorio non è un mucchio di macerie nere. Ma si deve al popolo italiano se oggi l'Italia non è al livello della Grecia e della Turchia. Forse, senza la grandiosa, magnifica insurrezione delle moltitudini, sarebbe giunta in porto la giolittiana navicella del "parecchio" pilotata da Bulow, con le ciurme dei socialisti ; ma il Popolo l'ha silurata e la navicella carica di tutte le immondizie italiche è precipitata in fondo al mare delle assurdità. Ora si respira. L'orizzonte è sgombro e sulla cima estrema vi fiammeggia la volontà dell'Italia. Volontà di guerra. L'ha dichiarata il popolo al disopra della mandria parlamentare. Il Re ha inteso. La guerra c' è. "La dichiarazione ufficiale di guerra consacrerà uno stato di fatto. Il popolo italiano si sente già in guerra contro gli austro-tedeschi. È compreso della solennità del momento. In questa settimana si è purificato. Molte scorie sono cadute. Sul corpo della Nazione si erano annidati parassiti di specie diverse: giolittiani, clericali, socialisti. Ma la Nazione - con una scossa, - si è liberata del suo carico molesto e insidioso. Sotto la maschera neutrale è balzata innanzi l'anima guerriera. "Le masse operaie hanno anch'esse capito che l'intervento è ormai una necessità e più che una necessità un dovere ! Restano soli a macerarsi nella loro clamorosa e documentata impotenza i socialisti ufficiali. "Eppure la denuncia della Triplice Alleanza è un avvenimento che dovrebbe scuoterli e rallegrarli. Ma ormai essi sono legati mani e piedi in un vincolo di solidarietà abominevole con gli assassini di Germania e d'Austria: sono quindi stranieri all'Italia e al proletariato italiano. "Dopo 33 anni l'Italia conquista la sua autonomia. Un'alleanza che non fu mai e non poteva esser popolare è stata denunciata. L'Italia si volge ad occidente ed entra nella Triplice Intesa. Ci siamo liberati dalla pesante tutela tedesca, dalla ripugnante compagnia degli austriaci. Torniamo noi stessi. Anche qui la sana e diritta diplomazia del popolo ha vinto! Combatteremo a fianco dei francesi, dei belgi, dei serbi, degli inglesi, dei russi: salderemo col nostro intervento il cerchio di ferro e di fuoco intorno agli imperi responsabili della conflagrazione europea; abbrevieremo la durata della guerra, vinceremo. "Vinceremo perché il popolo vuol vincere questa sua guerra. L'entusiasmo di questi giorni è un ottimo auspicio, è una garanzia di vittoria. L'Italia si ritrova oggi nella sua calma e fiduciosa e vigilante. Pronta all'evento grandioso di domani. Ci siamo riscattati all'interno, ci riscatteremo fra poco oltre i confini! Abbiamo sgominato i nemici di dentro sbaraglieremo quelli di fuori. Baionette Italiane: al vostro acciaio è affidato col destino d'Italia quello dei popoli d'Europa!". Benito Mussolini, articolo apparso sul Popolo dItalia il 17 maggio 1915

27 Proletari d'Europa! La guerra continua da più di un anno. Milioni di cadaveri coprono i campi di battaglia; milioni di uomini sono rimasti mutilati per tutto il resto della loro esistenza. L'Europa è diventata un gigantesco macello di uomini. Tutta la civiltà, che era il prodotto del lavoro di parecchie generazioni, è distrutta. La barbarie più selvaggia trionfa oggi su tutto quanto costituiva l'orgoglio dell'umanità. Qualunque sia la verità sulle responsabilità immediate della guerra, questa è il prodotto dell'imperialismo, ossia il risultato degli sforzi delle classi capitalistiche di ciascuna nazione per soddisfare la loro avidità di guadagni con l'accaparramento del lavoro umano e delle ricchezze naturali del mondo intero. In tal modo, le nazioni economicamente arretrate o politicamente deboli cadono sotto il giogo delle grandi potenze, le quali mirano con questa terra a rimaneggiare, col ferro e col sangue, la carta mondiale nel loro interesse di sfruttamento [...]. I capitalisti, che dal sangue versato dal proletario traggono i più grossi profitti, affermano, in ogni paese, che la guerra serve alla difesa della patria, della democrazia, alla liberazione dei popoli oppressi. Essi mentono. Questa guerra, infatti, semina la rovina e la devastazione, e distrugge, al tempo stesso, le nostre libertà e la indipendenza dei popoli. Nuove catene, nuovi pesi ne saranno la conseguenza, ed è il proletariato di tutti i paesi, vincitori e vinti, che li sopporterà. Manifesto di Zimmerwald, 1915

28 Il patto prevedeva che l'Italia entrasse in guerra al fianco dell'Intesa entro un mese, ed in cambio avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia, l'intera penisola istriana con l'esclusione di Fiume, una parte della Dalmazia, numerose isole dell'Adriatico, Valona e Saseno in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, oltre alla conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso. Dal canto suo l'Italia si obbligava, all'art. 2, "ad impiegare la totalità delle sue risorse a condurre la guerra in comune con la Francia, la Gran Bretagna e la Russia contro tutti i loro nemici" - ossia a dichiarare guerra all'Austria-Ungheria.

29 Cesare Battisti accompagnato al patibolo

30 Un campo di profughi armeni in Siria nel 1915 Nel periodo precedente la prima guerra mondiale all'impero ottomano era succeduto il governo dei «Giovani Turchi». Costoro temevano che gli armeni potessero allearsi coi russi, di cui erano nemici. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti L'operazione proseguì l'indomani e nei giorni seguenti. In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l'interno dell'Anatolia e massacrati per strada. Arresti e deportazioni furono compiute in massima parte dai «Giovani Turchi». Nelle marce della morte, che coinvolsero persone, centinaia di migliaia morirono di fame, malattia o sfinimento. Altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall'esercito turco.

31 Gorizia distrutta, 1917

32 Nelle immagini della propaganda, la guerra è sempre giusta e vittoriosa, mentre il nemico è immancabilmente infido, cattivo e in malafede. Anche i bambini vengono arruolati come piccoli attori di una guerra-gioco, mentre enti pubblici e comitati privati raccolgono fondi per sostenere i combattenti e la produzione bellica smerciando immagini e oggetti (gadget) propagandistici. In tutti i paesi in guerra artisti famosi e anonimi illustratori vengono mobilitati per dipingere il miglior volto della guerra: manifesti e cartoline, giornali illustrati, documentari e pellicole cinematografiche presentano il lato conveniente e propagandistico della guerra, mentre scene guerresche e militari compaiono persino su piatti, bicchieri, tazze, soprammobili e vasi, entrando così fin nelle case e nei salotti della gente. Questa moda influenza anche i combattenti, che a loro volta, nelle retrovie dei vari fronti, con residuati di armi e proiettili vari realizzano una consistente produzione di oggetti-ricordo: anelli, braccialetti e tagliacarte, fermacarte, penne e calamai, portacandele, servizi da fumo, vasi dalle forme più diverse lavorati a sbalzo o a punzone, decorati con scritte, disegni o vedute dei principali luoghi di guerra frequentati dai loro realizzatori In questa terrificante visione il Padreterno con la spada fiammeggiante caccia l'imperatore di Germania Guglielmo di Hohenzollern e quello di Austria-Ungheria Francesco Giuseppe d'Asburgo all'inferno, seguiti dall'aquila bicipite I.R., dove sono accolti dal ghignate Lucifero (G. Tomasoni, C. Nuvoli, La Grande Guerra raccontata dalle cartoline, Arca Edizioni, 2004, p. 154)

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34 Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l'arsura dell'agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre. È finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, dell'ipocrisia e della pacioseria. I fratelli son sempre buoni ad ammazzare i fratelli! I civili son pronti a tornar selvaggi; gli uomini non rinnegano le madri belve. Non si contentano più dell'omicidio al minuto. Siamo troppi. La guerra è un'operazione malthusiana. C'è un di troppo di qua e un di troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un'infinità di uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita. […] Non si rinfaccino, a uso di perorazione, le lacrime delle mamme. A cosa possono servire le madri, dopo una certa età, se non a piangere. E quando furono ingravidate non piansero: bisogna pagare anche il piacere. E chissà che qualcuna di quelle madri lacrimose non abbia maltrattato e maledetto il figliolo prima che i manifesti lo chiamassero al campo. Lasciamole piangere: dopo aver pianto si sta meglio. Chi odia l'umanità - e come si può non odiarla anche compiangendola? - si trova in questi tempi nel suo centro di felicità. La guerra, colla sua ferocia, nello stesso tempo giustifica l'odio e lo consola. «Avevo ragione di non stimare gli uomini, e perciò son contento che ne spariscano parecchi.» La guerra, infine, giova all'agricoltura e alla modernità. I campi di battaglia rendono, per molti anni, assai più di prima senz'altra spesa di concio. Che bei cavoli mangeranno i francesi dove s'ammucchiarono i fanti tedeschi e che grasse patate si caveranno in Galizia quest'altro anno! E il fuoco degli scorridori e il dirutamento dei mortai fanno piazza pulita fra le vecchie case e le vecchie cose. Quei villaggi sudici che i soldatacci incendiarono saranno rifatti più belli e più igienici. E rimarranno anche troppe cattedrali gotiche e troppe chiese e troppe biblioteche e troppi castelli per gli abbrutimenti e i rapimenti e i rompimenti dei viaggiatori e dei professori. Dopo il passo dei barbari nasce un'arte nuova fra le rovine e ogni guerra di sterminio mette capo a una moda diversa. Ci sarà sempre da fare per tutti se la voglia di creare verrà, come sempre, eccitata e ringagliardita dalla distruzione. Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa - e appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi. G. Papini, Amiamo la guerra, in "Lacerba", settembre 1914.

35 In sì angoscioso stato di cose, dinanzi a così grave minaccia, Noi, non per mire politiche particolari, né per suggerimento od interesse di alcuna delle parti belligeranti, ma mossi unicamente dalla coscienza del supremo dovere di Padre comune dei fedeli, dal sospiro dei figli che invocano l'opera Nostra e la Nostra parola pacificatrice, dalla voce stessa dell'umanità e della ragione, alziamo nuovamente il grido di pace, e rinnoviamo un caldo appello a chi tiene in mano le sorti delle Nazioni. Ma per non contenerci piùsulle generali, come le circostanze ci suggerirono in passato, vogliamo ora discendere a proposte più concrete e pratiche. Siamo animati dalla cara e soave speranza di vederle accettate, e di giungere quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale ogni giorno di più apparisce inutile strage.

36 Prima dell'intervento Vittorio Emanuele III si interroga sul futuro massacro

37 In questa caricatura tedesca sull'equilibrio delle potenze europee tedeschi e austriaci sono contro tutti. L'infido alleato italiano, nella persona del reuccio Vittorio Emanuele III, sta a guardare L'Italia corteggiata prima dell'intervento. A sinistra: l'Imperatore tedesco Guglielmo II e l'Imperatore austriaco Francesco Giuseppe. A destra: il Re di Inghilterra Giorgio V, il Presidente francese Poincare (con il rosso cappello frigio), lo Zar russo Nicola II

38 La Domenica del Corriere del 4 novembre Dopo la disfatta di Caporetto, iniziata il 27 ottobre, i morti sono soltanto austriaci e i bersaglieri sono al contrattacco

39 Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12 La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Diaz

40 Per attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia allattacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice […]. "Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini. "Il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti ed i vigliacchi". "Chi tenti ignominiosamente di arrendersi e di retrocedere, sarà raggiunto prima che si infami dalla giustizia sommaria del piombo delle linee retrostanti e da quella dei carabinieri incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre quando non sia freddato da quello dellufficiale". Note del generale Luigi Cadorna

41 Ma il fatto più atroce è un altro. Presso un reggimento di fanteria, avviene un'insurrezione. Si tirano dei colpi di fucile, si grida non vogliamo andare in trincea.Il colonnello ordina un'inchiesta, ma i colpevoli non sono scoperti. Allora comanda che siano estratti a sorte dieci uomini; e siano fucilati. Sennonché, i fatti erano avvenuti il 28 del mese, e il giudizio era pronunciato il 30. Il 29 del mese erano arrivati i " complementi", inviati a colmare i vuoti prodotti dalle battaglie già sostenute: 30 uomini per ciascuna compagnia. Si domanda al colonnello: "Dobbiamo imbussolare anche i nomi dei complementi? Essi non possono aver preso parte al tumulto del 28: sono arrivati il 29 ". Il colonnello risponde:." Imbussolate tutti i nomi". Così avviene che, su dieci uomini da fucilare, due degli estratti sono complementi arrivati il 29. All'ora della fucilazione la scena è feroce. Uno dei due complementi, entrambi di classi anziane, è svenuto. Ma l'altro, bendato, cerca col viso da che parte sia il comandante del reggimento, chiamando a gran voce: "Signor colonnello! signor colonnello! ". Si fa un silenzio di tomba. Il colonnello deve rispondere. Risponde: "Che c'è figliuolo? ". " Signor colonnello! " grida l'uomo bendato "io sono della classe del '75.Io sono padre di famiglia. Io il giorno 28 non c'ero. In nome di Dio! ". "Figliuolo" risponde paterno il colonnello "io non posso cercare tutti quelli che c'erano e che non c'erano. La nostra giustizia fa quello che può. Se tu sei innocente, Dio te ne terrà conto. Confida in Dio Silvio D' Amico, Diario di guerra

42 "Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei". B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916 "Tutte le volte che c'era un attacco arrivavano i carabinieri. Entravano nelle nostre trincee, i loro ufficiali li facevano mettere in fila dietro di noi e noi sapevamo che - quando sarebbe stata l'ora- avrebbero sparato addosso a chiunque si fosse attardato nei camminamenti invece di andare all'assalto. Questo succedeva spesso. C'erano dei soldati, ce n'erano sempre, che avevano paura di uscire fuori dalla trincea quando le mitragliatrici austriache sparavano all'impazzata contro di noi. Allora i carabinieri li prendevano e li fucilavano. A volte era l'ufficiale che li ammazzava a rivoltellate." Cesare De Simone, tratto da LIsonzo mormorava:

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45 UNGARETTI SAN MARTINO DEL CARSO Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro Di tanti che mi corrispondevano non m'è rimasto neppure tanto Ma nel mio cuore nessuna croce manca E' il mio cuore il paese più straziato SOLDATI Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie

46 Pietre avversano Finestre ghignano tradimento Rami strangolano Monti cespugli si sfrondano frusciando Urlano Morte A. Stramm, Pattuglia

47 La grande letteratura italiana ed europea nata dallesperienza della Grande Guerra è, in generale, unaltissima testimonianza poetica e morale, capace di unire il senso del dovere, lamor di patria, e la solidale fraternità darmi alla denuncia dellinsensato orrore bellico e della demenziale inettitudine con cui la guerra veniva condotta, ad esempio sul Carso, con un sacrificio di sangue immane e militarmente inutile. Dalla guerra sono nati grandi e indimenticabili libri, quali ma sono solo alcuni esempi fra molti che si dovrebbero citare Un anno sullaltopiano di Lussu, Guerra del 15 di Stuparich, Giornale di guerra e di prigionia di Gadda o, per citare sempre a caso, Il fuoco di Barbusse o Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque. Ma anche tante canzoni nate in trincea dicono unintensa poesia di vita, di coraggio e di dolore, che fa risaltare per contrasto lottusa e inumana volgarità di chi come ad esempio Papini, anche in questo caso un esempio fra molti ha celebrato la guerra come igiene dei popoli e i cadaveri dei soldati come buon concime plebeo, giungendo perfino a irridere il pianto delle madri rinfacciando loro di non aver pianto nel momento in cui erano restate incinte. Le più alte testimonianze sono quelle di chi come P. Ez. Scipio Slataper o Giani Stuparich è andato in guerra senza stolti entusiasmi e con pensoso senso del dovere, critico verso la guerra stessa. È da questo filone che nascerà più tardi il migliore antifascismo, patriottico e antinazionalista. Claudio Magris Corriere della sera, 27 giugno 2004

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49 Rimozione di Cadorna sostituito da Diaz Nuovo governo di Orlando Furono migliorate le condizioni dei soldati Si accentuò la propagandapropaganda : terra ai contadini e guerra democratica i nuovi slogan


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