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Dal profeta di Kahlil gibran Allora un contadino disse: Maestro… Parlaci del lavoro.

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Presentazione sul tema: "Dal profeta di Kahlil gibran Allora un contadino disse: Maestro… Parlaci del lavoro."— Transcript della presentazione:

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2 Dal profeta di Kahlil gibran

3 Allora un contadino disse: Maestro… Parlaci del lavoro

4 Voi lavorate per assecondare il ritmo e lanima della terra. Il chiacchiere delloziosa furbizia è estranearsi dalle stagioni avanza in fiera sottomissione verso linfinito. Quando lavorate voi stessi siete la canna che, attraverso lassalto dei venti, si trasforma in musica

5 Chi tra di voi vorrebbe essere un flauto silente quando tutti e gli altri cantano allunisono? Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura. Ma io dico a voi che quando lavorate appagate una parte del sogno primordiale della terra, che vi fu dato in sorte quando quel sogno stesso ebbe origine

6 E voi stessi, vivendo con la durezza delle vostre fatiche, amate in verità la stessa vita. Amando la vita attraverso questa fatica è farsi tuttuno con il suo segreto più profondo. Ma se nella vostra pena voi crediate che nascere è dolore e il peso della carne è una maledizione scolpita sulla fronte, allora vi rispondo che nulla, tranne il sudore della fronte, potrà cancellare ciò che vi è stato scritto. Vi è stato anche detto che la vita è tenebre, e nella vostra stanchezza rimbomba leco delle parole dette dagli uomini stanchi

7 E io vi dico che in questo modo la vita è tenebre quando è senza impeto, E ogni impeto è cieco se non vi è conoscenza. E ogni conoscenza è vana se non vi è un lavoro E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore. E quando lavorate con amore, voi stabilite un vincolo con voi stessi, con gli altri e con Dio

8 E che cosè lavorare con amore? È tessere un abito coi fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato. È costruire una casa con dedizione, come se dovesse far dimora il vostro amato. È spargere teneramente i semi e assaporare il piacere del raccolto con soddisfazione, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato

9 È sprigionare in tutto ciò che fate lalito del vostro spirito, È sapere che tutti i venerati morti vigilano intorno a voi. Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno: «Chi scolpisce il marmo, e scopre la forma della propria anima nella pietra, è più nobile di chi coltiva la terra. E chi afferra larcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana, è superiore a chi fabbrica sandali per i vostri piedi»

10 Ma io vi dico che non è nel sonno, ma nel vigile e pieno mezzogiorno, che il vento carezzevolmente parla sia alla quercia gigante che al più piccolo filo derba; E che è grande soltanto chi trasforma il languore del vento in un canto, reso ancora più dolce dal proprio amore

11 Il lavoro è lo specchio dellamore. E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi smetterlo e, seduti alla porta del tempio, accettare lelemosina da chi lavora con gioia. Se nel fuoco mettete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare luomo del tutto. E spremendo luva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino. E anche se voi cantiate come angeli, ma non amate il canto, renderete luomo sordo alle voci del giorno e della notte


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