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A. A. 2011- 2012 – Semestre primaverile Corso monografico di letteratura moderna: Lettura dell'Allegria di Ungaretti.

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1 A. A – Semestre primaverile Corso monografico di letteratura moderna: Lettura dell'Allegria di Ungaretti

2 Calendario delle lezioni Merc. 22 febbraio 17:15 – 19:00 MIS 3028 Gio. 1 marzo 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 7 marzo 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 14 marzo 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 21 marzo 17:15 – 19:00 MIS 3028 Gio. 22 marzo 17:15 – 19:00 MIS 3023 Merc. 28 marzo 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 4 aprile 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 25 aprile 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 2 maggio 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 9 maggio 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 15 maggio 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 23 maggio 17:15 – 19:00 MIS 3028 Merc. 30 maggio 17:15 – 19:00 MIS 3028 Annullate: 29 febbraio aprile 2012

3 Bibliografia Ledizione critica dellAllegria, a cura di Cristiana Maggi Romano, è apparsa nel 1982 (Milano, Fondazione Mondadori). La raccolta con il relativo apparato di varianti si legge inoltre in G. Ungaretti, Vita dun uomo. Tutte le poesie, a cura di L. Piccioni, Milano, Mondadori, 1969 (ristampata successivamente anche in veste economica); e (con commento) in G. Ungaretti, Vita dun uomo. Tutte le poesie, a cura di Carlo Ossola, Milano, Mondadori, Si segnala, inoltre, G. Ungaretti, Il Porto Sepolto, a cura di C. Ossola, Venezia, Marsilio, La bibliografia su Ungaretti e su LAllegria è vastissima. Si segnalano qui le voci storicamente più importanti, utilmente fruibili nella preparazione dellesame: Luciano Rebay, Le origini della poesia di Giuseppe Ungaretti, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1962; Leone Piccioni, Ungarettiana, Firenze, Vallecchi, 1980; C. Ossola, Giuseppe Ungaretti, Milano, Mursia, 1982; Mario Barenghi, Ungaretti, Modena, Mucchi, Su lingua e stile, poi, si ricorda Pietro Spezzani, Per una storia del linguaggio di Ungaretti fino a «Sentimento del Tempo», nel vol. misc. Ricerche sulla lingua poetica contemporanea, Padova, Liviana, 1966, pp Tra i contributi più recenti: Paolo Briganti, Tra inquiete muse. LUngaretti dellAllegria, Milano, Unicopli, 2008; e (con un taglio decisamente introduttivo) Daniela Baroncini, Ungaretti, Bologna, Il Mulino, 2010.

4 Commiato< PS 16 Poesia Locvizza il 2 ottobre 1916 Gentile Ettore Serra poesia è il mondo lumanità la propria vita5 fioriti dalla parola la limpida meraviglia < PS16 è la limpida meraviglia di un delirante fermento Quando trovo< PS16 Quando io trovo in questo mio silenzio10 una parola scavata è nella mia vita come un abisso

5 Gen|ti |le3 Et|to|re | Ser|ra5 po|e|si|a 4 è il | mon|do | lu|ma|ni|tà8 la | pro|pria | vi|ta5 fio|ri|ti | dal|la | pa|ro|la8 la | lim|pi|da | me|ra|vi|glia 8 di un | de|li|ran|te | fer|men|to8 Quan|dO | trO|vO4 in | que|stO | mi|O | si|len|ziO8 u|nA | pA|ro|lA5 scA|vA|tA è | nel|lA | mi|A | vi|tA9 co|me un | a|bis|so5

6 C. Baudelaire, Le Gouffre [1862], trad. it. di G. Raboni Pascal avait son gouffre, avec lui se mouvant. - Hélas ! tout est abîme, - action, désir, rêve, Parole ! et sur mon poil qui tout droit se relève Mainte fois de la Peur je sens passer le vent. En haut, en bas, partout, la profondeur, la grève Le silence, lespace affreux et captivant… Sur le fond de mes nuits Dieu de son doigt savant Dessine un cauchemar multiforme et sans trêve. Jai peur du sommeil comme on a peur dun grand trou, Tout plein de vague horreur, menant on ne sait où; Je ne vois quinfini par toutes les fenêtres, Et mon esprit, toujours du vertige hanté, Jalouse du néant linsensibilité. - Ah ! ne jamais sortir des Nombres et des Êtres ! Pascal aveva il proprio abisso, e sempre se lo portava dietro. – Abisso è tutto: latto e il desiderio, il sogno e la parola. - Quante volte, sfiorato dalla brezza della Paura, sento che mi si rizzano i capelli! Da ogni parte – su, giù – la riva, il vuoto, il silenzio, lo spazio che affascina e spaventa… Sul nero delle notti, col suo dito sapiente, Dio mi disegna un incubo multiforme e accanito. Mi fa paura il sonno, buco immenso, vago e orrendo, che porta chissà dove; da ogni vetro non vedo che infinito, e la mia mente, in preda al capogiro, invidia al Nulla il nulla. – Ah, non uscire, non uscire mai dai Numeri e dagli Esseri!

7 Mappa cronologica: 1916 e dintorni 1912, DAnnunzio, quarto libro delle Laudi Marinetti, Manifesto della lett. futurista Slataper, Il mio Carso 1913, Pirandello, I vecchi e i giovani Papini, Un uomo finito Rebora, Frammenti lirici 1914, Campana, Canti Orfici Palazzeschi, Il controdolore Sbarbaro, Pianissimo 1915, Govoni, Rarefazioni e parole in libertà

8 E. Montale, Meriggiare pallido e assorto, 1916 Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro dorto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. Nelle crepe del suolo o su la veccia 5 spiar le file di rosse formiche chora si rompono ed ora sintrecciano a sommo di minuscole biche. Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare 10 mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi. E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia comè tutta la vita e il suo travaglio 15 in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

9 E. Montale, Non chiederci la parola… Non chiederci la parola che squadri da ogni lato lanimo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un doloroso prato. Ah luomo che se ne va sicuro,5 agli altri ed a se stesso amico, e lombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro! Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.10 Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

10 Camillo Sbarbaro, Taci, anima stanca di godere, 1913, poi in Pianissimo, 1914 Taci, anima stanca di godere e di soffrire (all'uno e all'altro vai rassegnata). Nessuna voce tua odo se ascolto: non di rimpianto per la miserabile 5 giovinezza, non d'ira o di speranza, e neppure di tedio. Giaci come il corpo, ammutolita, tutta piena d'una rassegnazione disperata. 10 Noi non ci stupiremmo, non è vero, mia anima, se il cuore si fermasse, sospeso se ci fosse il fiato... Invece camminiamo. 15 camminiamo io e te come sonnambuli. E gli alberi son alberi, le case sono case, le donne che passano son donne, e tutto è quello che è, soltanto quel che è. 20 La vicenda di gioia e di dolore non ci tocca. Perduta ha la sua voce la sirena del mondo, e il mondo è un grande deserto. Nel deserto 25 io guardo con asciutti occhi me stesso.

11 C. Rebora, Sciorinati giorni dispersi, in FL, 1913 Sciorinati giorni dispersi, cenci all'aria insaziabile: prementi ore senza uscita, fanghiglia d'acqua sorgiva: torpor dàttimi lascivi5 fra lo spirito e il senso; forsennato voler che a libertà si lancia e ricade, inseguita locusta tra sterpi; e superbo disprezzo 10 e fatica e rimorso e vano intendere: e rigirìo sul luogo come cane, per invilire poi, fuggendo il lezzo, la verità lontano in pigro scorno; e ritorno, uguale ritorno 15 dell'indifferente vita, mentr'echeggia la via consueti fragori e nelle corti s'amplian faccende in conosciute voci, e bello intorno il mondo, par dileggio 20 all'inarrivabile gloria al piacer che non so, e immemore di me epico armeggio verso conquiste ch'io non griderò. Oh per l'umano divenir possente 25 certezza ineluttabile del vero, ordisci, ordisci de tuoi fili il panno che saldamente nel tessuto è storia e nel disegno eternamente è Dio: ma così, cieco e ignavo, 30 tra morte e morte vil ritmo fuggente, anch'io t'avrò fatto; anch'io.

12 F. T. Marinetti, Limmaginazione senza fili e le parole in libertà, Lacerba 1913 Il Futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. […] Il lirismo è la facoltà rarissima di inebbriarsi della vita e di inebbriarla di noi stessi. […] [Il poeta lirico] comincerà col distruggere brutalmente la sintassi […]. Non perderà tempo a costruire i periodi. Sinfischierà della punteggiatura e dellaggettivazione. Disprezzerà cesellature e sfumature di linguaggio e in fretta vi getterà affannosamente nei nervi le sue sensazioni visive, auditive, olfattive, secondo la loro corrente incalzante. Lirruenza del vapore-emozione farà saltare il tubo del periodo, le valvole della punteggiatura e i bulloni regolari dellaggettivazione. Manate di parole essenziali senza alcun ordine convenzionale. Unica preoccupazione, rendere tutte le vibrazioni del suo io. […] E per dare il valore esatto e le proporzioni della vita che ha vissuta, lancierà delle immense reti di analogie sul mondo. […] Io inizio una rivoluzione tipografica diretta contro la bestiale e nauseante concezione del libro di versi passatista e dannunziana. […] La mia rivoluzione è diretta contro la così detta armonia tipografica della pagina. […] Combatto lestetica decorativa e preziosa di Mallarmé e le sue ricerche della parola rara, dellaggettivo unico insostituibile, elegante, suggestivo, squisito. Non voglio suggerire unidea o una sensazione con delle grazie o delle leziosaggini passatiste: voglio anzi affermarle brutalmente e scagliarle in pieno petto al lettore. […] La nostra ebrietà lirica deve liberamente deformare, riplasmare le parole, tagliandole, allungandone, rinforzandone il centro o le estremità. […] Avremo così la nuova ortografia che io chiamo libera espressiva. Questa deformazione istintiva delle parole corrisponde alla nostra tendenza naturale verso lonomatopea.

13 Ungaretti egiziano: Nasce ad Alessandria dEgitto nel 1888 da Antonio e Maria Lunardini Frequenta fino al 1906 lEcole Suisse Jacot Legge il Mercure de France Frequenta il circolo anarchico della Baracca Rossa fondato da Enrico Pea, insieme allamico Mohammed Sceab

14 In memoria [Il Porto Sepolto] - Locvizza il 30 settembre 1916 Si chiamava Moammed Sceab Discendente di emiri di nomadi 5suicida perché non aveva più Patria Amò la Francia e mutò nome PS16 e mutò nome in Marcel 10Fu Marcel ma non era Francese e non sapeva più vivere nella tenda dei suoi 15dove si ascolta la cantilena del Corano gustando un caffè E non sapeva sciogliere 20il canto del suo abbandono Lho accompagnato insieme alla padrona dellalbergo dove abitavamo 25a Parigi dal numero 5 della rue des Carmes appassito vicolo in discesa Riposa nel camposanto dIvry 30sobborgo che pare sempre PS16 continuamente in una giornata di una decomposta fiera 35E forse io solo so ancora che visse PS16 Saprò / fino al mio turno / di morire

15 G. Ungaretti, Lezioni su Leopardi, In quanto a Baudelaire e a Mallarmé, essi davano occasione a un litigio senza fine tra me e il mio più caro compagno dallora, quel Moammed Sceab a cui ho dedicato il mio Porto Sepolto. Uscivamo di scuola accesi nella lite e, spinti dal diverbio, invece di tornare a casa si andava verso il lungomare chera a due passi. Saltavamo sul parapetto del molo, e andando in su e giù sbracciandoci e gridando, chissà come a uno di noi non sia accaduto mai di cascare nellacqua, che a diversi metri giù si spezzava contro gli scogli. Sceab era un positivo e sottile argomentatore, come sanno esserlo gli Arabi, e difatti, purtroppo, doveva finire suicida per motivi filosofici. Non ero un loico, non lo sono mai stato, ma un poeta, un invasato, e non trovavo se non repliche immaginose e passionali. Sceab, per darmi il colpo di grazia, non diceva di non capire Mallarmé; per dirlo avrebbe dovuto essere meno pazzo dorgoglio; ma diceva: è un poeta bello allorecchio.

16 G. Ungaretti, Nota introduttiva, 1969 Baudelaire era largomento di discussioni interminabili con uno dei miei compagni, che un giorno trovarono morto, perché in nessun paese si poteva accasare, in una stanza dello stesso albergo che abitavamo, in rue des Carmes a Parigi: Moammed Sceab. A lui è dedicata la poesia che apre Il Porto Sepolto. Era un ragazzo dalle idee chiare e prediligeva Baudelaire. Non dico che Baudelaire sia uno scrittore chiaro; è uno scrittore che ama aggirarsi nelle sue caverne, ed è difficile esser chiari e introspettivi nello stesso tempo, ama è di sicuro più chiaro di Mallarmé, è insomma uno scrittore che può affrontarsi subito senza tirocinio. Laltro suo autore era Nietzsche, che lo aveva addirittura soggiogato. I suoi autori erano Baudelaire e Nietzsche; io rimanevo fedele a Mallarmé e a Leopardi, a Mallarmé che sentivo anche se non tutto capivo, a Leopardi che capivo un po di più benché anche lui abbia, nel punto sublime, la necessaria sostanza ermetica.

17 G. Ungaretti, Chiaroscuro Anche le tombe sono scomparse Spazio nero infinito calato da questo balcone al cimitero Mi è venuto a ritrovare il mio compagno arabo che sè ucciso laltra sera Rifà giorno Tornano le tombe appiattate nel verde tetro delle ultime oscurità nel verde torbido del primo chiaro Nota dautore: Osservando dallalto il Cimitero Monumentale di Milano è evocato per analogia il camposanto dIvry, dove riposa Moammed Sceab.

18 G. Ungaretti, Chiaroscuro, red. « Lacerba » aprile 1915 Il bianco spazio delle tombe se lo è sorbito la notte Spazio nero infinito calato da questo balcone al cimitero Mi è venuto a ritrovare il mio compagno arabo che si è suicidato che quando mincontrava negli occhi parlandomi con quelle sue frasi pure e frastagliate era un cupo navigare nel mansueto blu È stato sotterrato a Ivry con gli splendidi suoi sogni e ne porto lombra

19 Rifà giorno Le tombe ricompariscono appiattate nel verde tetro delle ultime oscurità nel verde torbido del primo chiaro Le annate dopo le annate trovatelle a passeggio in uniforme accompagnate da suore di carità. Ma ora mi reggo tra le braccia le nuvole che il mio sole mantiene e allalba non voglio sapere di più.

20 Ungaretti commenta Ungaretti, 1963 In memoria, rievocazione del suicidio del mio compagno Moammed Sceab, è il simbolo di una crisi delle società e degli individui che ancora perdura, derivata dallincontro e scontro di civiltà diverse e dallurto e conseguenti sconvolgimenti tra le tradizioni politiche e il fatale evolversi storico dellumanità.

21 G. Ungaretti, Ragioni duna poesia, 1969 Soltanto la poesia, lho imparato terribilmente, lo so, la poesia sola può recuperare luomo, persino quando ogni occhio saccorge, per laccumularsi delle disgrazie, che la natura domina la ragione e che luomo è molto meno regolato dalla propria opera che non sia alla mercé dellElemento.

22 Ungaretti a Parigi: Conosce gli scrittori raccolti intorno ai Cahiers de la Quinzaine di Charles Péguy Frequenta artisti come Picasso, Braque, Modigliani, o altri italiani residenti a Parigi (De Chirico, Savinio, Palazzeschi) Si lega di profonda amicizia a Papini e Soffici, fondatori della rivista Lacerba Conosce Guillaume Apollinaire Frequenta le lezioni di Henri Bergson al Collège de France ( Lestetica di Bergson e Lo stile di Bergson, Lo Spettatore italiano, 1924)

23 G. Ungaretti, Nota introduttiva, 1969 Fra Apollinaire e me era avvenuto un avvicinamento insolito. Sentivamo in noi il medesimo carattere composito e quella difficoltà che lanimo nostro aveva di trovare la via di assomigliare a se stesso, di costituire la propria unità. Quellunità non lavremmo mai trovata altrove se non ricorrendo alla poesia. Era la ricerca, era il ritrovamento di un linguaggio liberatore se riusciva a manifestare langosciosa ricerca di sé.

24 G. Apollinaire, Les fiançailles, da Alcools Je nai plus même pitié de moi Et ne puis exprimer mon tourment de silence Tout les mots que javais à dire se sont changés en étoiles […] Jadis les morts sont revenus pour madorer Et jespérais la fin du monde Mais la mienne arrive en sifflant comme un ouragan Jai eu le courage de regarder en arrière Les cadavres de mes jours Marquent ma route et je les pleure […]

25 H. Bergson, Levoluzione creatrice: la memoria La memoria non consiste nella facoltà di ordinare i ricordi come in cassetti o di iscriverli in un registro […] perché una facoltà opera in modo intermittente, quando vuole o può, mentre invece laccumulo del passato sul passato prosegue senza soste. In realtà il passato si conserva da sé solo, automaticamente e, certo, ci segue tuttintero costantemente. […] Anche se non ne abbiamo unidea distinta, sentiamo pur sempre vagamente che il nostro passato ci rimane presente: infatti, che cosa siamo, che cosè il nostro carattere, se non la storia condensata di quanto abbiamo vissuto? […] Certo, noi pensiamo soltanto con una piccola parte del nostro passato, ed è invece con tuttintero il nostro passato, ivi compresa la particolare curvatura della nostra anima allorigine, che desideriamo, vogliamo ed agiamo.

26 H. Bergson, Levoluzione creatrice: la personalità La nostra personalità, che ad ogni istante cresce con laccumularsi dellesperienza, muta continuamente e, mutando, impedisce che uno stato, apparentemente identico ad un altro in superficie, ne sia davvero, in profondità, una ripetizione: pertanto la nostra durata è irreversibile, né potremmo riviverne la benché minima parte, perché bisognerebbe cominciare col cancellare il ricordo di tutto quanto è venuto poi. […] La nostra personalità, in tal modo, spunta, cresce, matura senza posa, ed ogni suo momento è un elemento nuovo che va ad aggiungersi a quanto essa era prima: meglio ancora, non solo nuovo, ma imprevedibile.

27 C. Ossola, Ungaretti, p. 119: sul rapporto con Bergson In Bergson è racchiusa lideologia, lepisteme se si vuole, che sta alla base di Allegria di naufragi: negare significa prospettare, sopra la realtà che si giudica insufficiente o insoddisfacente, una realité inconnue invocata a sostituire il presente: ma questa possibilità non è profezia alternativa allo stato di cose attuale, non è promessa dapocalissi […]. La negazione insomma sinflette su se stessa e sogna lassenza, la mera disparizione, non offre e non attende remplaçant, non si proietta sul futuro, sinvolge sul passato. La sostituzione è sempre ciò che si lascia, mai ciò che si potrebbe prendere.

28 Il Porto Sepolto Mariano il 29 giugno 1916 Vi arriva il poeta e poi torna alla luce con i suoi canti e li disperde Di questa poesia mi resta5 quel nulla dinesauribile segreto

29 Il Porto Sepolto Mariano il 29 giugno 1916 Vi arriva il poeta e poi torna alla luce con i suoi canti e li disperde Di questa poesia mi resta5 quel nulla dinesauribile segreto

30 G. Ungaretti, Nota introduttiva, 1969 Si vuole sapere perché la mia prima raccoltina sintitolasse Il porto sepolto. Verso i sedici, diciassette anni, forse più tardi, ho conosciuto due giovani ingegneri francesi, i fratelli Thuile. Entrambi scrivevano. [...] Quegli amici avevano ereditato dal padre una biblioteca raccolta con precisione di curiosità e di gusto, una biblioteca romantica chessi avevano arricchita con opere dei poeti e degli scrittori contemporanei. [...] Abitavano fuori dAlessandria, in mezzo al deserto. Mi parlavano dun porto, dun porto sommerso, che doveva precedere lepoca tolemaica, provando che Alessandria era un porto già prima di Alessandro, che già prima dAlessandro era una città. […] Non se ne sa nulla, non ne rimane altro segno che quel porto custodito in fondo al mare, unico documento tramandatoci dogni era dAlessandria. Il titolo del mio primo libro deriva da quel porto.

31 Il Porto Sepolto Mariano il 29 giugno 1916 Vi arriva il poeta e poi torna alla luce con i suoi canti e li disperde Di questa poesia mi resta5 quel nulla dinesauribile segreto

32 Quel nulla / dinesauribile segreto (I) Ung AL, Eterno: Tra un fiore colto e laltro donato / linesprimibile nulla. Rebora FL, Cielo, per albe e meriggi e tramonti: Ma qui fra nebbie andiamo, e a chi non vede / sterile nulla è il cielo (vv ). Montale OS, Ma dove cercare la tomba: Tra quelle cerca un fregio primordiale / che sappia pel ricordo che ne avanza / trarre lanima rude / per vie di dolci esigli: / un nulla, un girasole che si schiude / ed intorno una danza di conigli (vv ). Montale OS, Forse un mattino: Forse un mattino andando in unaria di vetro, / arida, rivolgendomi, vedrò compiersi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro (vv. 1-3).

33 Quel nulla / dinesauribile segreto (II) Zanzotto V, Da unaltezza nuova: Il ricchissimo nihil, / che incombe ed esalta, dove / beatificanti fiori e venti gelidi / saprono dopo il terrore. Zanzotto V, Esistere psichicamente: Da tutto questo che non è nulla / ed è tutto ciò chio sono: / tale la verità geme a se stessa. Zanzotto P, Codicillo: No nessun nume né umano allontaniamo / grazie sono i certami con lui-ciascuno / perché ciascuno infinitamente / ci avvezzò ci svezzò / al lucore di questo nostro insieme / e del niente.

34 Quel nulla / dinesauribile segreto (III) Leopardi Z 85 (gennaio 1820): Io era spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io mi sentiva come soffocare considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla. Leopardi L a Giordani (6 marzo 1820): Questa è la miserabile condizione delluomo, e il barbaro insegnamento della ragione, che i piaceri e i dolori umani essendo meri inganni, quel travaglio che deriva dalla certezza della nullità delle cose, sia sempre e solamente giusto e vero. E se bene regolando tutta quanta la nostra vita secondo il sentimento di questa nullità, finirebbe il mondo e giustamente saremmo chiamati pazzi, in ogni modo è formalmente certo che questa sarebbe una pazzia ragionevole per ogni verso, anzi che a petto suo tutte le saviezze sarebbero pazzie, giacché tutto a questo mondo si fa per la semplice e continua dimenticanza di quella verità universale, che tutto è nulla.

35 Quel nulla / dinesauribile segreto (IV) Tolstoj, Racconti autobiografici, Adolescenza, cap. 19: Da nessuna corrente filosofica fui affascinato come dallo scetticismo, che ad un certo momento mi portò ad uno stato vicino alla follia. Immaginavo che fuori di me nessuno e nulla esistesse in tutto il mondo, che gli oggetti non fossero oggetti, ma immagini, le quali mi apparivano solo quando vi fissavo lattenzione, e che appena cessavo di pensarci quelle immagini subito svanissero. In una parola mi trovavo daccordo con Schlegel nel ritenere che esistono non gli oggetti ma il nostro rapporto con essi. Cerano momenti, quando sotto linfluenza di questa idea fissa arrivavo a rasentare la follia, al punto che rapidamente mi voltavo dalla parte opposta, sperando di sorprendere il vuoto/il nulla là dovio non ero.

36 G. Ungaretti, Ragioni duna poesia, 1969 Nessuno sente più dellartista, se si tratta dun vero artista, la pena che la sua parola rimanga indecifrabile a tanta parte degli uomini, come se la sua arte fosse opera straordinaria per la sua specie: la sua arte stessa porta la ferita sanguinante dunimpotenza così ingiusta. [...] La vera poesia si presenta innanzi tutto a noi nella sua segretezza. È sempre accaduto così. Più giungiamo a trasferire la nostra emozione e la novità delle nostre visioni nei vocaboli, e più i vocaboli giungono a velarsi duna musica che sarà la prima rivelazione della loro profondità poetica oltre ogni limite di significato.

37 Maurice de Guérin, Journal, 28.IX.1834 Si je mâbime dans votre sein, vagues mystérieuses, marrivera-t-il comme à ces chevaliers qui, entraînés au fond des lacs, y recontraient de merveilleux palais, ou, comme ce pêcheur de la fable, en tombant dans la mer deviendrai-je un dieu?

38 Il paesaggio dAlessandria dEgitto, Lacerba 7 febbr. 1915, poi in Poesie disperse La verdura estenuata dal sole. Il bove bendato prosegue il suo giro Accompagna il congegno tondo stridente. Si ferma alle pause regolari. Lacqua mesciuta si distende barcollante. Si risotterra durante il viaggio. Le gocciole attimo di gioia trattenuto Brillano sulla verdura rasserenata. Il fellà è accoccolato nellantro Del sicomoro ritto sulle proboscidi Che escono di terra come vermi mostruosi Col moto uguale di anelli in su e giù. Stese verso terra come le braccia di Gesù. Il fellà canta Gorgoglio di passione di piccione innamorato Nenia noiosa delizia - Anatra vieni. - E chi se ne frega. - Al letto di seta colore di sfumature di poesia. - E chi se ne frega. - Tinsegnerò la frescura di tramonto delle astuzie. - E chi se ne frega. - Lo possiedo duro grande e grosso. - E chi se ne frega. Il mio silenzio di vagabondo indolente

39 Giuseppe Ungaretti, LAllegria Storia della raccolta 1916, Il Porto Sepolto, Udine, STU (32 testi) 1919, Allegria di Naufragi, Firenze, Vallecchi (105 testi, alcuni in francese); s truttura molto articolata: 11 sezioni con al centro PS 1923, Il Porto sepolto, La Spezia, St. Apuana (67 testi) Divisione in 4 sezioni: Sirene+Elegie e madrigali+AN+PS Pref. di B. Mussolini: Una testimonianza profonda della poesia fatta di sensibilità, di tormento, di ricerca, di passione e di mistero 1931, LAllegria, Milano, Preda (74 testi)

40 Ungaretti, LAllegria, 1931: Premessa Questo vecchio libro è un diario. Lautore non ha altra ambizione, e crede che anche i grandi poeti non ne avessero altre, se non quella di lasciare una sua bella biografia. Le sue poesie rappresentano dunque i suoi tormenti formali, ma vorrebbe si riconoscesse una buona volta che la forma lo tormenta solo perché la esige aderente alle variazioni del suo animo, e, se qualche progresso ha fatto come artista, vorrebbe che indicasse anche qualche perfezione raggiunta come uomo.

41 Giuseppe Ungaretti, LAllegria Struttura della raccolta 1931 Ultime 12 testi Il Porto Sepolto 33 testi = Il Porto Sepolto 1916 con varianti nei titoli, nella disposizione dei testi, e lo sdoppiamento di La notte bella > La notte bella + Universo Naufragi 17 testi Girovago 5 testi Prime 7 testi

42 G. Ungaretti, LAllegria: Ultime (I sezione) Eterno LA 8.V.1915 Noia LA 8.V.15 Levante LA 13.III.15 Tappeto CM 15.III.15 Nasce forse LA 28.II.15 Agonia CM 15.III.15 LA Lacerba CM La Critica Magistrale Ricordo dAffrica CM 15.III.15 Casa mia CM 15.III.15 Notte di maggio CM 15.III.15 In Galleria LA 8.V.15 Chiaroscuro LA 17.IV.15 Popolo LA 8.V.15

43 Eterno [Ultime] da A31 poesia incipitaria della raccolta, con il titolo Eternità Tra un fiore colto e laltro donato linesprimibile nulla < I red. (1915)Tra un fiore colto e laltro donato linesprimibile vanità Fiore doppio nati in grembo alla madonna della gioia

44 U. Foscolo, Alla sera, vv Vagar mi fai co miei pensier su lorme Che vanno al nulla eterno; e intanto rugge Questo reo tempo, e van con lui le torme Delle cure onde meco egli si strugge. Cfr. commento di Gavazzeni (p. 406): Il nulla eterno non è tanto entità fisica quanto la percezione del definitivo scomparire della propria identità individuale.

45 G. Ungaretti, Lestetica di Bergson, 1924 [Il poeta] indovina la perennità del tempo e noi in essa, parvenze fuggitive certo, ma – ci dirà Bergson teso a far della coscienza la realtà unica, a identificarla con quellassoluto chegli chiama slancio vitale – incarnazione momentanea delleternità, per quel passato di cui siamo lo slancio, e quellavvenire che rampollerà dal nostro passaggio. Il nostro atomo di tempo non è perduto nelleternità, è una goccia del gran fiume.

46 Noia [Ultime] Anche questa notte passerà Questa solitudine in giro titubante ombra dei fili tranviari sullumido asfalto Guardo le teste dei brumisti nel mezzo sonno tentennare

47 Noia [Ultime] < Sbadiglio (L 1915) L vv > AN19 vv > A31 vv. 1-7 AN vv A31/A42 Anche questa notte passerà Questa vita in girosolitudine titubante ombra dei fili tramviari sullumido asfalto Guardo i faccioni dei brumisti tentennare A 31 i testoni…/ nel mezzo sonno / tentennare A 42 le teste Il sonno arriva così prudente a portarmi un po via

48 Agonia Morire come le allodole assetate sul miraggio AN 1919 O come la quaglia < O come le quaglie passato il mare < traversato il mare nei primi cespugli < nei primi cespugli incontrati perché di volare non ha più voglia < non ne hanno più voglia Ma non vivere di lamento < Ma non morire di lamento come un cardellino accecato

49 Il Porto Sepolto In memoria 30 sett Il porto sepolto 29 giugno 1916 Lindoro di deserto 22 dic Veglia 23 dic A riposo 27 aprile 1916 Fase dOriente 27 aprile 1916 Tramonto 20 maggio 1916 Annientamento 21 maggio 1916 Stasera 22 maggio 1916 Fase 25 giugno 1916 Silenzio 27 giugno 1916 Peso 29 giugno 1916 Dannazione 29 giugno 1916 Risvegli 29 giugno 1916 Malinconia 10 luglio 1916 Destino 14 luglio 1916 Fratelli 15 luglio 1916 Cera una volta 1 agosto 1916 Sono una creatura 5 agosto 1916 In dormiveglia 6 agosto 1916 I fiumi 16 agosto 1916 Pellegrinaggio 16 agosto 1916 Monotonia 22 agosto 1916 La notte bella 24 agosto 1916 Universo 24 agosto 1916 Sonnolenza 25 agosto 1916 San Martino del Carso 27 ag. 16 Attrito 23 sett Distacco 24 sett Nostalgia 28 sett Perché 1916 Italia 1 ott Commiato 2 ott. 1916

50 Il Porto Sepolto: cronologia Dicembre Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre 19162

51 Veglia [Il Porto Sepolto] Cima Quattro il 23 dicembre 1915 Unintera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la bocca5 digrignata volta al plenilunio con la congestione delle sue mani penetrata10 nel mio silenzio ho scritto lettere piene damore Non sono mai stato tanto15 attaccato alla vita

52 Otto Dix, Der Krieg, 1924

53 Veglia [Il Porto Sepolto] Unintera notTATA butTATO vicino a un compagno massacraTO con la bocca5 digrignaTA volTA al plenilunio con la congestione delle sue mani penetraTA10 nel mio silenzio ho scritTO lettere piene damore Non sono mai sTATO TAnTO15 aTTAccaTO alla viTA

54 Veglia: sul finale È il punto dal quale scatta quellesultanza dun attimo, quellallegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare. Non si tratta di filosofia, si tratta desperienza concreta (G. Ungaretti). Lalternarsi regolare, ossessionante ed angoscioso, della assonanza ta-to sembra scandire il fluire del tempo, dopo essere stata introdotta da suoni nasali: non sono mai. Se consideriamo gli apici si ha il passaggio ascendente da una vocale grave, la o, ad una media, la a, che si ripete prima di cedere alla i. Nellalternarsi di alte e basse troviamo nellultimo verso un rafforzamento in bassa prima dellesplosione finale in vita (F. Musarra). È la consacrazione della funzione del poeta come il testimone degli eventi e come colui che ha in sé tutte le croci dei morti, per consacrarli alleternità del canto. È un bellesempio di restaurazione dellidea tradizionale del poeta come colui che interroga tombe, rovine, morti, per riferirli ai tempi futuri, per sempre. Accanto al compagno massacrato il poeta scrive lettere piene damore: la scrittura poetica segna unaltra volta, in unaltra occasione, dopo quella di Moammed Sceab, la salvezza dallorrore della morte (G. Bàrberi Squarotti).

55 Stasera [Il Porto Sepolto] Versa il 22 maggio 1916 Balaustrata di brezza per appoggiare stasera la mia malinconia I red.Finestra a mare (PS 1916 > AN 1919, Sera) Balaustrata di brezza per appoggiare la mia malinconia > per appoggiare la malinconia stasera

56 C. Govoni, Il saluto delle rondini, da Linaugurazione della primavera, Firenze, La Voce, 1915 Sono qui che cammino solo e triste a capo chino per una strada di montagna sulla riva del mare […]. Da una balaustrata le rose traboccanti son come languide signore appoggiate al parapetto dun palco nel teatro dun giardino con le candide braccia ignude abbandonate mollemente lungo la freschezza del marmo che godon lo spettacolo del chiaro di luna.

57 E. Montale, Riviere, 1920, vv Oh allora sballottati come losso di seppia dalle ondate svanire a poco a poco; diventare un albero rugoso od una pietra levigata dal mare; nei colori fondersi dei tramonti; sparir carne per spicciare sorgente ebbra di sole, dal sole divorata… Erano questi, riviere, i voti del fanciullo antico che accanto ad una rosa balaustrata lentamente moriva sorridendo.

58 Silenzio [Il Porto Sepolto] Mariano il 27 giugno 1916 Conosco una città Che ogni giorno sempie di sole E tutto è rapito in quel momento Me ne sono andato una sera Nel cuore durava il limio 5 delle cicale Dal bastimento verniciato di bianco ho visto la mia città sparire 10 lasciando un poco un abbraccio di lumi nellaria torbida sospesi

59 Si lenzio Conosco una città Che ogni giorno sempie di sole E tutto è rapito in quel momento Me ne sono andato una seraPS 1916 = AN 1923 > PS 1923 Nel cuore durava il limio5e dal bastimento delle cicale[verniciato di bianco urtante come un cigolio lontanando lucente di solitudine] Dal bastimentocon in cuore un estremo limio di cicala Verniciato di biancostrappata allalbero della sua scalmana Ho visto[col fresco miraggio di quel suo diadema La mia città sparire10di rubini al sole] Lasciandoavevo visto Un poco Un abbraccio di lumi nellaria torbida sospesi

60 (1932), in Sentimento del tempo Ti vidi, Alessandria, Friabile sulle tue basi spettrali Diventarmi ricordo In un abbraccio sospeso di lumi. Da poco eri fuggita e non rimpiansi Lalga che blando vomita il tuo mare, Che ai sessi smanie dinferno tramanda. Né linfinito e sordo plenilunio Delle aride sere che tassediano, Né, in mezzo ai cani urlanti, Sotto una cupa tenda amori e sonni lunghi sui tappeti. Sono dun altro sangue e non ti persi, Ma in quella solitudine di nave Più dellusato tornò malinconica la delusione che tu sia, straniera, La mia città natale. […]

61 Dannazione [Il Porto Sepolto] Mariano il 29 giugno 1916 Chiuso fra cose mortali (Anche il cielo stellato finirà) Perché bramo Dio? NB Il punto interrogativo finale: compare in PS 1916 e AN 1919 [v. 2, gran cielo] viene eliminato – come le parentesi a v. 2 – in PS 1923, A 1931 e A 1936 [da A 1931, gran cielo > cielo] viene reintrodotto – come le parentesi – in A 1942

62 P.P. Pasolini, Un poeta e Dio, in Passione e ideologia, 1960 Si osservino i tre versi, che sono piuttosto tre clausole, tre pezzi di lingua autonomi, calati nel silenzio, ognuno (un ottonario, un endecasillabo, un senario) con unarticolazione propria e aperta non sulla continuazione logica o ritmica del discorso, ma sullo spazio bianco, ossia sul silenzio che conchiude le cose espresse compiutamente, eppure così poderosamente stretti fra loro dal nesso grammaticale (apposizione, proposizione principale, proposizione causale) e dal giro ritmico culminante nella tronca dellendecasillabo e rallentato in un senario solenne e conciso. […] Si noti come lessenzialità in accezione di verginità linguistica non risieda né nellisolamento della parola, né nellisolamento del verso, intesi come puri nuclei fonetici dotati come tali di contenuto non logico, ma risieda nella forte e scolpita semanticità della parola, estremamente disadorna, il cui incanto nasce da una straordinaria coerenza prima ancora logica che musicale. Certo è che proprio con questa lirica Ungaretti è in piena allegria, proprio nellinterpretazione data a questa parola-tesi dal Contini, che cita una allegrezza da Leopardi, come momento attivo dellattivo liberatorio della poesia, come passaggio dal piano della vicissitudine umana al piano linguistico.

63 G. Contini, Ungaretti, o dellallegria [1932], in Esercizi di lettura Quantunque chi non ha provato la sventura non sappia nulla, è certo che limmaginazione e anche la sensibilità malinconica non ha forza senza unaura di prosperità e senza un vigor danimo che non può stare senza un crepuscolo, un raggio, un barlume dallegrezza (Zibaldone, 24 giugno 1820). Compare dunque nella nostra letteratura un antenato illustre, ma ben diretto dellallegria di Ungaretti. […] È allegria il perenne ricominciare e riprendersi, dopo ogni naufragio della propria storia. […] E nulla vieta dinterpretare questa favola vitale come allusiva dellintera produzione poetica. […] Da questi appunti storici dovrebbe riuscire illuminata lincomparabile fertilità dellallegria di Ungaretti come parola; e insieme il punto in cui la sua etica diventa poesia. […] La consolazione specifica di Ungaretti sta nel puntare tutti significati, tutte le possibilità liriche sopra una parola, la quale resta ricca e carica abbastanza perché in essa sesaurisca il motivo o situazione poetica, e sannulli qualsiasi necessità di ricorso a unenunciazione logica o storica.

64 P. P. Pasolini, Un poeta e Dio Come un lettore attento capisce bene, non si tratta qui di una questione meramente filologica; al contrario è lintero problema religioso ungarettiano, isolato come elemento della sua poesia, che viene investito. È chiaro che se il poeta ha riammesso nelledizione definitiva la lezione del 1916, ciò non è dovuto a una preferenza tecnica, ma alla coscienza di inserire meglio la lirica nel corso della sua evoluzione interiore. Domandarsi perché si brama Dio è indubbiamente diverso che affermare che lo si brama; tra queste due situazioni psicologiche, che diventano poi due liriche, Ungaretti si è probabilmente ritenuto costretto a scegliere la prima perché meglio corrispondente alla particolare atmosfera della sua religiosità giovanile.

65 Risvegli [Il Porto Sepolto] (Mariano il 29 giugno 1916) Ogni mio momento io lho vissuto unaltra volta in unepoca fonda fuori di me Sono lontano colla mia memoria dietro a quelle vite perse Mi desto in un bagno di care cose consuete sorpreso e raddolcito Rincorro le nuvole che si sciolgono dolcemente cogli occhi attenti e mi rammento di qualche amico morto Ma Dio cosè? E la creatura atterrita sbarra gli occhi e accoglie gocciole di stelle e la pianura muta E si sente riavere

66 P. P. Pasolini, Un poeta e Dio A parte la tenue fatuità della domanda, coerente del resto con il tono della lirica in cui le cose mortali si sono mutate nel bagno di cose consuete che sorprendono e raddolciscono, è chiaro che qui il Dio […] è un Dio metafisico il cui pensiero può lenire langoscia di trovarsi tra cose dannate allimperfezione e al peccato […]. NellAllegria un Dio ignoto aspetta il poeta silenziosamente, oggetto e identificazione della speranza, simbolo di stasi al cui pensiero la vita sentimentale del poeta si ingorga fino a ripudiarsi, a disgustarsi, ma non ancora fino a creare una strada di salvezza: Dio è soltanto leterno. La religiosità ungarettiana è ancora, dunque, a una fase molto giovanile, poco più che inquietudine; ma se ne osserviamo gli effetti linguistici, non possiamo non convincerci che è già un motivo vitale.

67 Destino [Il Porto Sepolto] Mariano il 14 luglio 1916 Volti al travaglio come una qualsiasi fibra creata perché ci lamentiamo noi?

68 Travaglio in Leopardi Zibaldone 68-69: Il nascere istesso dell'uomo cioè il cominciamento della sua vita, è un pericolo della vita, come apparisce dal gran numero di coloro per cui la nascita è cagione di morte, non reggendo al travaglio e ai disagi che il bambino prova nel nascere. E nota ch'io credo che esaminando si troverà che fra le bestie un molto minor numero proporzionatamente perisce in questo pericolo, colpa probabilmente della natura umana guasta e indebolita dall'incivilimento. Il sabato del villaggio 40-42: Diman tristezza e noia / recheran lore, ed al travaglio usato / ciascuno in suo penser farà ritorno.

69 Travaglio in Rebora e Montale C. Rebora, Cielo, per albe e meriggi e tramonti 10-14: Ma qui fra nebbie andiamo, e a chi non vede / sterile nulla è il cielo: / ma qui, anelo, ciascun dalle piazze alle case / per limminente pungolo / del travaglio si sfa. E. Montale, Meriggiare pallido e assorto (1916) 13-17: E andando nel sole che abbaglia / sentire con triste meraviglia / comè tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

70 Perché ci lamentiamo noi? Leopardi, Canto notturno, 39-60: Nasce luomo a fatica, / ed è rischio di morte il nascimento/ […] / perché reggere in vita / chi poi di quella consolar convenga? / Se la vita è sventura, perché da noi si dura?

71 Fratelli [Il Porto Sepolto] Mariano il 15 luglio 1916 Di che reggimento sietePS 1916Di che reggimento siete fratelli?Titolo: Soldatofratelli? Parola tremanteFratello nella nottetremante parola nella notte Foglia appena nata5come una fogliolina appena nata Nellaria spasimanteSaluto involontaria rivoltaaccorato delluomo presente alla suanellaria spasimante fragilitàimplorazione sussurrata Fratelli10di soccorso alluomo presente alla sua fragilità

72 tremante Ungaretti, Levante, 6-8: e il mare è cenerino / trema dolce inquieto / come un piccione Ungaretti, Perché? 1-5: Ha bisogno di qualche ristoro / il mio buio cuore disperso // Negli incastri fangosi dei sassi / come unerba di questa contrada / vuole tremare piano alla luce

73 Sono una creatura [Il Porto Sepolto] Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916 Come questa pietra del S. Michele così fredda così dura così prosciugata5 così refrattaria così totalmente disanimata Come questa pietra è il mio pianto10 che non si vede La morte si sconta vivendo

74 Sono una creatura Pietra: Lettera di Ungaretti a G. Papini, 28 aprile 1916, Ti ho scritto ieri, amaro, non per nessuno, per me che non mi posso sciogliere in qualche modo; mi contraggo in un pianto chè una pietra, e dei giorni lunghi così è terribile. Disanimata: Dante, Purg. XV , Non dimandai Che hai? per quel che face / chi guarda pur con locchio che non vede, / quando disanimato il corpo giace. Sconta: Lettera di Ungaretti a G. Papini, luglio 1916, Pensavo: cè qualche cosa di gratuito al mondo, Papini, la vita; cè una pena che si sconta, vivendo, la morte.

75 In dormiveglia [Il Porto Sepolto] Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916 Assisto la notte violentata Laria è crivellata come una trina dalle schioppettate degli uomini5 ritratti nelle trincee come le lumache nel loro guscio Mi pare che un affannato10 nugolo di scalpellini batta il lastricato di pietra di lava delle mie strade ed io lascolti15 non vedendo in dormiveglia

76 In dormiveglia v. 8, come le lumache nel loro guscio Sbarbaro, Pianissimo, 16, vv. 1-2 e 9-12 Sempre assorto in me stesso e nel mio mondo come in sonno tra gli uomini mi muovo. […] Mirrita tutto ciò chè necessario e consueto, tuttociò che è vita, comirrita il fuscello la lumaca, e comessa on me stesso mi ritiro.

77 In dormiveglia Dormiveglia: C. Sbarbaro, Io che come un sonnambulo cammino, vv , Una luce si fa nel dormiveglia / della mia vita. / Tutto è sospeso come in unattesa. / Non penso più. Sono contento e muto. / Batte il mio cuore al ritmo del tuo passo; U. Saba, Dormiveglia (titolo di due poesie del Canzoniere 1921, una nella sez. Poesie delladolescenza, laltra nella sez. Poesie scritte durante la guerra), II vv. 3-6, Se tutta aveva il dormiveglia tutta / lanima mia nellincanto allettata? / lei che già navigava in strano mare, / da dolcezze indicibili cullata?

78 I fiumi [Il Porto Sepolto] Cotici il 16 agosto 1916 Mi tengo a questalbero mutilato abbandonato in questa dolina che ha il languore di un circo prima o dopo lo spettacolo5 e guardo il passaggio quieto delle nuvole sulla luna Stamani mi sono disteso in unurna dacqua10 e come una reliquia ho riposta LIsonzo scorrendo mi levigava come un suo sasso15 Ho tirato su le mie quattrossa e me ne sono andato come unacrobata sullacqua20 Mi sono accoccolato vicino ai miei panni sudici di guerra e come un beduino mi sono chinato a ricevere25 il sole Questo è lIsonzo e qui meglio mi sono riconosciuto una docile fibra 30 delluniverso Il mio supplizio è quando non mi credo in armonia35

79 Ma quelle occulte mani che mintridono mi regalano la rara40 felicità Ho ripassato le epoche della mia vita Questi sono 45 i miei fiumi Questo è il Serchio al quale hanno attinto duemilanni forse di gente mia campagnola50 e mio padre e mia madre Questo è il Nilo che mi ha visto nascere e crescere e ardere dinconsapevolezza55 nelle estese pianure Questa è la Senna e in quel suo torbido mi sono rimescolato e mi sono conosciuto60 Questi sono i miei fiumi contati nellIsonzo Questa è la mia nostalgia che in ognuno mi traspare65 ora chè notte che la mia vita mi pare una corolla di tenebre

80 Pellegrinaggio [Il Porto Sepolto] Valloncello dellAlbero Isolato il 16 agosto 1916 In agguato in queste budella di macerie ore e ore ho strascinato5 la mia carcassa usata dal fango come una suola o come un seme di spinalba10 Ungaretti uomo di pena ti basta unillusione per farti coraggio Un riflettore15 di là mette un mare nella nebbia

81 Universo [Il Porto Sepolto] Devetachi il 24 agosto 1916 Col mare mi sono fatto una bara di freschezza

82 San Martino del Carso [PS] Valloncello dellAlbero Isolato il 27 agosto 1916 Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro Di tanti5 che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto Ma nel cuore nessuna croce manca10 È il mio cuore il paese più straziato

83 San Martino del Carso [PS] Valloncello dellAlbero Isolato il 27 agosto 1916 Redazione Il Porto Sepolto 1916 Di queste case non cè rimasto che qualche brandello di muro esposto allaria 5 Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto nei cimiteri 10 Ma nel cuore nessuna croce manca Innalzata di sentinella a che? 15 Sono morti cuore malato Perché io guardi al mio cuore come a uno straziato paese qualche volta 20

84 Allegria di Naufragi [Naufragi] Versa il 14 febbraio 1917 E subito riprende il viaggio come dopo il naufragio un superstite5 lupo di mare

85 Natale [Naufragi] Napoli il 26 dicembre 1916 Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade Ho tanta5 stanchezza sulle spalle Lasciatemi così come una cosa10 posata in un angolo e dimenticata Qui15 non si sente altro che il caldo buono Sto con le quattro20 capriole di fumo del focolare

86 Dolina notturna [Naufragi] Napoli il 26 dicembre 1916 Il volto di stanotte è secco come una pergamena5 Questo nomade adunco morbido di neve si lascia come una foglia 10 accartocciare Linterminabile tempo mi adopera come un15 fruscio

87 Mattina [Naufragi] Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917 Millumino dimmenso

88 Dormire [Naufragi] Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917 Vorrei imitare questo paese adagiato nel suo camice di neve5

89 Unaltra notte [Naufragi] Vallone il 20 aprile 1917 In questoscuro colle mani gelate distinguo il mio viso5 Mi vedo abbandonato nellinfinito

90 Rose in fiamme [Naufragi] Vallone il 17 agosto 1917 Su un oceano di scampanellii repentina galleggia unaltra mattina

91 Vanità [Naufragi] Vallone il 19 agosto 1917 Dimprovviso è alto sulle macerie il limpido stupore dellimmensità5 E luomo curvato Sullacqua sorpresa dal sole 10 si rinviene unombra Cullata e piano Franta 15

92 Prato [Girovago] Villa di Garda aprile 1918 La terra sè velata di tenera leggerezza Come una sposa5 novella offre allibita alla sua creatura il pudore10 sorridente di madre

93 Sereno [Girovago] Bosco di Courton luglio 1918 Dopo tanta nebbia a una si svelano5 le stelle Respiro il fresco che mi lascia il colore del cielo 10 Mi riconosco immagine passeggera Presa in un giro Immortale 15

94 Soldati [Girovago] Bosco di Courton luglio 1918 Si sta come dautunno sugli alberi le foglie

95 Preghiera [Prime] Quando mi desterò dal barbaglio della promiscuità in una limpida e attonita sfera Quando il mio peso si farà leggero Il naufragio concedimi Signore5 di quel giovane giorno al primo grido


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