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Dal testo letterario alla traduzione iconografica.

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Presentazione sul tema: "Dal testo letterario alla traduzione iconografica."— Transcript della presentazione:

1 Dal testo letterario alla traduzione iconografica

2 Cè una storia, una di quelle belle storie del mondo antico piene di fantasia: …un dio si innamora di una fanciulla e la vuole sposare, la insegue ma lei fugge, fugge, fin quando, pur di non cedere, chiede a suo padre di trasformarla in una pianta… E cè un artista, Gian Lorenzo Bernini, che è uno scultore, al quale viene chiesto di scolpire una statua che rappresenti questa storia

3 Cosa fa lo scultore? Possiamo immaginare che legga e rilegga la storia in cerca di unispirazione, ma lui ha un limite: può creare una sola immagine; come si fa a raccontare tutta una storia con una sola immagine?

4 Egli deve riuscire a cogliere un momento particolarmente importante, quello che da solo sia sufficiente a rappresentare tutto. E lo trova: quando il dio è vicinissimo e sta per raggiungere la giovane ninfa, quasi la tocca, ma in quel momento lei si comincia a trasformare in una pianta. E il momento culminante di un ritmo crescente e poi basta, non cè più niente da fare, Dafne si è trasformata in una pianta di alloro. Il giovane dio si deve rassegnare.

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6 Da Le Metamorfosidi Publio Ovidio Nasone Sulmona 43 a.C.– Tomi 18 d.C. circa. Poeta latino, scrisse le metamorfosi attingendo alla mitologia greca, spaziando nel regno sterminato delle favole e mostrando tutto il mondo e tutto ciò che vi esiste.

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8 Apollo, dio della luce, inventore della musica, aveva potere divinatorio; Cupido, dio dellamore, rappresentato come un giovanetto munito di arco e frecce. Ninfe, divinità minori rappresentate come graziose fanciulle; abitanti dei boschi, dei ruscelli, delle isole deserte, in genere dei luoghi più belli, dove la natura è più rigogliosa.

9 Apollo e Cupido discutono su chi tra loro due fosse superiore. Apollo si sente più forte e più potente dellaltro, allora Cupido gli dice: Il tuo arco tutto trafiggerà, ma il mio trafigge te, e quanto tutti i viventi a un dio sono inferiori, tanto minore è la tua gloria alla mia. Così vola sulla cima del Parnàso e dalla faretra estrae la freccia dorata, con la punta aguzza e sfolgorante con la quale colpisce Apollo trapassandogli le ossa fino al midollo. la storia

10 Subito lui si innamora di Dafne, ma lei è decisa a non prendere un marito e respinge tutti i pretendenti, vaga nel folto dei boschi, indifferente a cosa siano nozze e amore. Suo padre Peneo, dio dei fiumi, vuole avere un nipote, ma lei gli chiede di concederle di godere di verginità perpetua. Ma Peneo la considera troppo bella per acconsentire

11 E Apollo lama, ha visto Dafne e vuole unirsi a lei, la guarda e decanta il suo aspetto, ma lei fugge più rapida del vento e non sarresta al suo richiamo. E Apollo:Ninfa penea, fermati, ti prego: non tinsegue un nemico; Fermati! Così davanti al lupo lagnella, al leone la cerva, allaquila le colombe fuggono in un turbinio dali,

12 Così tutte davanti al nemico; ma io tinseguo per amore! Ahimè. Che tu non cada distesa, che i rovi non ti graffino le gambe indifese, chio non sia causa del tuo male! Impervi sono i luoghi dove voli: corri più piano, ti prego, Rallenta la tua fuga e anchio ti inseguirò più piano. Ma sappi a chi piaci.

13 Non sono un montanaro, non sono un pastore, io; non faccio la guardia a mandrie e greggi come uno zotico. Non sai, impudente, non sai chi fuggi, e per questo fuggi. Io regno sulla terra di Delfi, di Claro e Tenedo sulla regale Patara. Giove è mio padre. Io sono colui che rivela futuro, passato e presente, colui che accorda il canto al suono della cetra.

14 Infallibile è la mia freccia, ma più infallibile della mia è stata quella che mha ferito il cuore indifeso. La medicina lho inventata io, e in tutto il mondo guaritore mi chiamano, perché in mano mia è il potere delle erbe. Ma Ahimè, non cè erba che guarisca lamore, e larte che giova a tutti non giova al suo signore!

15 Avrebbe parlato ancora, ma Dafne cominciò a fuggire lasciandolo a metà del discorso

16 E lei è sempre bella, ma il giovane divino non ha più pazienza e linsegue

17 e la raggiunge Ma lui che linsegue, con le ali di Amore in aiuto corre di più

18 Dafne non ha più forze e grida: Se voi fiumi avete qualche potere, dissolvi mutandole, queste mie fattezze per cui troppo piacqui. Aiutami, padre!

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20 I capelli si allungano in fronde Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra, il petto morbido si fascia di fibre sottili,

21 Le braccia in rami;

22 I piedi, così veloci un tempo, si inchiodano in pigre radici,

23 il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva.

24 Anche così Apollo lama e, poggiata la mano sul tronco, sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo, ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.

25 E allora il dio: se non puoi essere la mia sposa, sarai almeno la mia pianta. E di te sempre si orneranno, o alloro, i miei capelli, la mia cetra, la faretra; E il capo dei condottieri latini, quando una voce esultante intonerà il trionfo e il Campidoglio vedrà fluire i cortei. E come il mio capo si mantiene giovane con la chioma intonsa, anche tu porterai il vanto perpetuo delle fronde!

26 Qui Apollo tacque; e lalloro annuì con i suoi rami appena spuntati e agitò la cima, quasi assentisse col capo.

27 Gian Lorenzo Bernini Apollo e Dafne Roma, Galleria Borghese

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