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GLI ARCHIVI PALEOCLIMATICI IN AREA CARSICA a cura di Sophie Verheyden con la collaborazione di: L. Bruce Railsback Yavor Shopov Martin van Breukelen Serge.

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1 GLI ARCHIVI PALEOCLIMATICI IN AREA CARSICA a cura di Sophie Verheyden con la collaborazione di: L. Bruce Railsback Yavor Shopov Martin van Breukelen Serge Delaby Thomas Urgyan Dominique Genty Fadi Nader Progetto Powerpoint 2009 Stalagmite 65 cm, Grotta di Père Noël – Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden)

2 Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 TIPI DI DEPOSITI SOTTERRANEI A fianco è riportata una tipica sezione di depositi carsici in una grotta delle medie latitudini. Si possono distinguere depositi autoctoni, formati in loco (es. blocchi calcarei e depositi minerali, come le concrezioni) e depositi alloctoni, che provengono dallesterno (es. i depositi fluviali). La presenza stessa di depositi può già dare informazioni di tipo climatico. Tipica successione di depositi carsici in una grotta alle medie latitudini (Fig. S. Verheyden)

3 Durante i periodi freddi (glaciali), la scarsa vegetazione protegge in modo minore il suolo e i prodotti dellerosione. Il ruscellamento superficiale e i torrenti prendono in carico grandi quantità di sedimenti detritici che si accumulano sotto terra. PERIODO FREDDO ~ DEPOSITI DETRITICI Sedimenti del Weichseliano (ultimo glaciale) nella Grotta della Vilaine Source, Belgio (foto S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

4 PERIODO TEMPERATO ~ CONCREZIONAMENTO Grotta di Han, Belgio (foto S. Verheyden) Durante i periodi temperati (interglaciali e periodi meno freddi durante i glaciali~interstadiali), la vegetazione è più fitta e la concentrazione di CO 2 nel suolo più alta. Lacqua di percolazione si carica in CO 2, dissolve il calcare e lo rideposita sotto forma cristallina (calcite o aragonite) nei vuoti sotterranei. La Chavée, Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

5 Interglaciale Glaciale Interglaciale La curva della frequenza detà delle concrezioni (ottenuta grazie alle datazione delle stesse) mostra delle variazioni simili alla curva dei cicli glaciali-interglaciali espressi attraverso il rapporto isotopico ( 18 O) dei foraminiferi nei sedimenti marini oppure delle carote dei ghiacci polari. Modificato da Baker et al., J. of Quaternary Science 11: Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 PERIODO TEMPERATO ~ CONCREZIONAMENTO

6 SPELEOTEMI È un termine generale che indica i depositi mineralogici secondari delle grotte (Moore, The NSS News 10(6):2; Gunn, Encyclopedia of Caves and Karst Science. NY). La stragrande maggioranza degli speleotemi è composta da calcite o aragonite (CaCO 3 ). Negli studi paleoclimatici si utilizzano preferibilmente le stalagmiti per la loro stratigrafia continua e ben definita. La cima delle stalagmiti corrisponde al luogo dimpatto della goccia dacqua, nel punto in cui si deposita la calcite. Dal greco:Spelaion ~ grotta Thema ~ soggetto Sezione di una stalagmite della Grotta di Jeita, Libano (foto F. Nader) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

7 VANTAGGI DEGLI SPELEOTEMI PER GLI STUDI PALEOCLIMATICI -Diversi parametri misurabili (=proxy) (cristallografia, concentrazione di vari elementi e isotopi, luminescenza …), forniscono informazioni climatiche e ambientali; -datazione assoluta, grazie alla catena di disintegrazione dellUranio e del 14 C; -lunghe serie continue di informazioni, (fino a più cicli di glaciale- interglaciale); -grande risoluzione, (annuale e stagionale, cfr. le lamine in certi speleotemi); -in generale poco influenzati da cambiamenti post-deposizionali (diagenesi, bioturbazione, ricristallizazzione …) e spesso preservati da degradazione antropica; -ampia distribuzione mondiale: possibilità di fare dei confronti spaziali dinformazione. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

8 -Il principale svantaggio è dato dalla moltitudine di fattori implicati nella composizione chimica e isotopica degli speleotemi: fattori climatici con risposte contraddittorie e altri fattori non climatici (fattori locali come la precipitazione precoce della calcite, apporti delle rocce incassanti, processi nel suolo, scambi tra le gocce e latmosfera delle grotte, meteorologia sotterranea....). Questa complessità ha, fino ad oggi, impedito una traduzione quantitativa dei parametri misurati negli speleotemi in parametri climatici (temperatura, pluviometria...); -le interruzioni nel concrezionamento (durante un periodo più o meno lungo, oppure stagionali con uno stop nella deposizione) possono essere presenti nelle stalagmiti e sono talvolta difficili da riconoscere. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 SVANTAGGI DEGLI SPELEOTEMI PER GLI STUDI PALEOCLIMATICI

9 DATAZIONE (1/2) Luranio ( 234 U, 235 U, 238 U), presente in natura in piccole quantità, è solubile e può essere trasportato dalle acque carbonatiche sotto forma di UO 2 (CO 3 ) 2 2- e UO 2 (CO 3 ) Questi ioni sono inglobati nella calcite. Il torio ( 230 Th, 232 Th), è praticamente insolubile, forma dei complessi con le argille o particelle organiche e non viene inglobato nella calcite. L 238 U e l 234 U, radioattivi decadono e portano alla formazione, tra gli altri, di 230 Th con tempo di dimezzamento noto. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

10 DATAZIONE (2/2) Fig. S. Verheyden Con lo scorrere del tempo, la quantità di Uranio diminuisce e la quantità di 230 Th aumenta. Questo processo costituisce quindi un geocronometro. Quantificando lU che resta e il 230 Th prodotto, è possibile calcolare la quantità dU iniziale e quindi la durata necessaria per formare il 230 Th rinvenuto. Si determina quindi letà della parte di stalagmite analizzata. Grazie a nuove tecnologie è possibile ottenere una precisione fino a ±0.5% (2). La calcite datata a 10 mila anni si è quindi depositata tra e anni fa (probabilità del 95%). Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

11 PROXY IN SPELEOTEMI Proxy= parametro di riferimento per un altro parametro. Qui, di un parametro climatico (temperatura, pluviometria...) o ambientale (attività nel suolo, tipo di vegetazione...). La figura illustra le differenti possibilità di proxy nelle stalagmiti. (Fig. S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

12 VELOCITÀ DI ACCRESCIMENTO La velocità di accrescimento di uno speleotema dipende da: - concentrazione degli ioni di calcio; - temperatura; - portata dellacqua di percolazione. Sotto uno stillicidio copioso (clima umido), la crescita, così come il diametro della stalagmite, tenderanno ad incrementare. Grotta della Vilaine Source (Namur) e Grotta di Père Noël (Han-sur-Lesse), Belgio (foto S. Verheyden) Percolazione più rapida (clima più umido) Percolazione lenta (clima meno umido) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

13 LA STRUTTURA PETROGRAFICA DEGLI SPELEOTEMI (TESSITURA) Le tessiture più comuni sono: colonnare (foto B e C): lunghi cristalli dritti, perpendicolari allasse di accrescimento; microcristallina: piccoli cristalli, granuloso; dendritica: cristalli di fibre raggiate. Lamine (foto A): alternanza di tessitura cristallina, di densità di pori o di imperfezioni nella tessitura, legati a dei cambiamenti nelle condizioni climatiche e ambientali. Plancher HST-32, Grotte de Han-sur-Lesse, Belgio. Sezione sottile. Larghezza della foto ~200m (foto S. Verheyden) Stalagmite CLL-1 Cueva de las Lechuzas, Peru. Vista a microscopio elettronico (foto S. Kars, M. Van Breukelen) 1 cm Stalagmite Proserpine, Grotte de Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden) A B C Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

14 MINERALOGIA DEGLI SPELEOTEMI Un cambiamento o unalternanza di mineralogia è talvolta osservata nelle stalagmiti e viene messa in relazione con cambiamenti climatici. Per esempio: precipitazione di calcite durante i periodi umidi e di aragonite durante quelli più aridi. Durante i periodi (o nelle regioni) più aridi, lacqua di percolazione ristagna più a lungo negli interstizi della roccia carbonatica e si arricchisce in ioni come Mg e Sr provenienti dalla roccia, favorendo la deposizione di aragonite nelle grotte. 1. 1) La larghezza della foto è 2.1 millimetri. 2) Ingrandimento del quadro rosso della foto 1. Drotsky's Cave, Ngamiland, Botswana; Stalagmite BDS1 (DS87); Campione preso da G. A. Brook (Dep. of Geography. Univ. of Georgia, USA). C: calcite, A: aragonite (foto L. B. Railsback, Atlas of speleothem Microfabrics) 2. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

15 POLLINI, INSETTI E ALTRE PARTICELLE Diverse particelle provenienti dalla superficie portate dalle acque di percolazione (pollini, argille, ceneri vulcaniche oppure prodotti durante incendi...), oppure da correnti daria (pollini, polveri sottili...), oppure portate deliberatamente (zanzare, escrementi, scheletri di pipistrelli...) possono venire inglobate nella calcite. Insetto parzialmente inglobato nella calcite (foto S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

16 ELEMENTI IN TRACCE (1/2) Sensibilità dei diversi elementi: Magnesio (Mg), Silicio (Si): idrologia. Bario (Ba), Stronzio (Sr) e Sodio (Na): velocità di deposizione della calcite. Fosforo (P): temperatura stagionale, attività vegetale e idrologia. Rame (Cu), Piombo (Pb), Bromo (Br), Yttrio (Y), Zinco (Zn): attività ed erosione del suolo. Gli speleotemi registrano sia variazioni di breve durata (tra le stagioni) sia quelle più lunghe (glaciale-interglaciale). Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 (Schema S. Verheyden)

17 Aridità: tempi di permanenza dellacqua di percolazione nella roccia calcarea, dissoluzione, Mg e Sr nelle acque e nelle stalagmiti. Precipitazione di calcite (prima di arrivare nella grotta): concentrazione di elementi nelle acque (con coefficiente di ripartizione <1) come Mg e Sr. Estrazione preferenziale di certi elementi. Dissoluzione differenziale di calcite e dolomite. Effetto pistonaggio quando lacqua spinge fuori quella vecchia (carica in elementi) contenuta nelle fessure (vadosa). ELEMENTI IN TRACCE (2/2): PROCESSI Concrezioni di aragonite nella Grotta Hoq sullIsola di Socotra, Yemen, dove la piovosità è di circa 200 millimetri allanno (foto S. Delaby) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

18 ISOTOPI STABILI (1/8) Gli isotopi sono elementi chimici di una stessa specie (quantità di protoni) che si differenziano tra loro solo per il numero di neutroni contenuti nel loro nucleo. Il carbonio 12 ( 12 C) conta 6 protoni, 6 neutroni e 6 elettroni. Il 13 C conta sempre 6 protoni e 6 elettroni, ma 7 neutroni. Questo isotopo è quindi un po più pesante. 12 C e 13 C sono isotopi stabili, mentre 14 C è un isotopo radioattivo. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

19 Gli isotopi sono presenti in natura in certe proporzioni. Ogni processo fisico (evaporazione) o chimico (precipitazione di calcite) cambia la proporzione ( 18 O/ 16 O, 13 C/ 12 C …) nella materia. Si parla di frazionamento isotopico. ISOTOPI STABILI (2/8): GLI ISOTOPI STABILI DELLOSSIGENO, DEL CARBONIO E DELLIDROGENO Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

20 ISOTOPI STABILI (3/8) La composizione isotopica di un componente A è data in valori delta () espressi in millesimi (). Inoltre, se il di una sostanza è basso, vuol dire che contiene più isotopi leggeri rispetto a una sostanza standard. The Delta-value ( 18 O/ 16 O) sample - ( 18 O/ 16 O) standard 18 O sample () = * 1000 ( 18 O/ 16 O) standard Standard: per i carbonati: PDB (belemnite della Formazione di Pee-Dee); per lacqua e i carbonati: SMOW (Standard Mean Ocean Water, ossia valore medio dellacqua oceanica). Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

21 ISOTOPI STABILI (4/8): δ 18 O NEGLI SPELEOTEMI - TEORIA Il 18 O in una stalagmite dipende: 1)dal 18 O dellacqua di percolazione (lacqua della pioggia che si infiltra); 2)dal frazionamento dellossigeno durante la precipitazione della calcite, processo che dipende dalla temperatura. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

22 ISOTOPI STABILI (5/8): CALCOLO DELLA TEMPERATURA 18 O dellacqua piovana presso Han-sur-Lesse e dellacqua di percolazione nella Sala du Dôme della Grotta di Han, Han-sur-Lesse, Belgio (grafico S. Verheyden) In moltissime grotte poco o mediamente profonde: T grotta = T media annua dellaria esterna Il 18 O dellacqua di percolazione (acqua vadosa) corrisponde spesso a quella media annua dellacqua piovana. se 18 O acqua è conosciuto e 18 O calcite misurato, si può calcolare la T med. annua MA: spesso il 18 O dellacqua non è noto. Si utilizza una stima. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

23 ISOTOPI STABILI (6/8): δ 18 O NEGLI SPELEOTEMI - OSSERVAZIONI In pratica, il 18 O nelle stalagmiti è spesso interpretato come dovuto a cambiamenti del 18 O dellacqua di percolazione e quindi dellacqua piovana, che a sua volta dipende da una serie di fattori (temperatura, quantità di pioggia, direzione dei venti...), legati al percorso compiuto dal vapore dacqua dal luogo in cui è evaporato fino al punto in cui piove (circolazione atmosferica). Altezza: 50 cm 9 ± 14 anni prima del ± ± ± ± ± 55 Stalagmite la timide, Grotta di Han, Han-sur-Lesse, Belgio, dalla stalagmite alla serie temporale del 18 O e 13 C. Il grafico mostra le curve di due stalagmiti (foto e grafica S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

24 ISOTOPI STABILI (7/8): δ 13 C NEGLI SPELEOTEMI - TEORIA Il frazionamento del carbonio è influenzato molto meno dalla temperatura. Il 13 C di speleotemi dipende dal tipo di vegetazione in superficie (incorporazione del C che viene dalla CO 2 della respirazione delle piante). C 3 : gli alberi e le piante dei paesi in clima temperato. C 4 : piante di savana resistenti alla mancanza dacqua; per esempio il mais. In genere una piccola quantità di C (0-20%) proviene dalla roccia carbonatica incassante. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 Fig.: S. Verheyden

25 ISOTOPI STABILI (8/8): δ 13 C NELLE STALAGMITI - OSSERVAZIONI Osservazione: in una regione con gli stessi tipi di piante il 13 C varia: valori più negativi di 13 C periodi che favoriscono la vegetazione e quindi la maggiore attività nel suolo più C leggero (preferibilmente 12 C) nella stalagmite. Modificato da Genty et al., Nature 421: Il 13 C nella stalagmite di Villars segue i cicli di Dansgaard-Oeschger, episodi di riscaldamento e raffreddamento rapidi durante lultima era glaciale scoperti nei ghiacci della Groenlandia. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

26 INCLUSIONI FLUIDI -Da qualche centimetro a qualche micrometro; -in media: molto variabile, intorno a 1 microlitro dacqua per grammo di calcite; -acqua di percolazione, quindi antica acqua di pioggia, intrappolata nella calcite; -analisi del O e del D (delta deuterio) dellacqua, quindi indirettamente dellantica acqua di pioggia, da delle informazioni di tipo paleoclimatico. Grotta di Père Noël, Han-sur-Lesse, Belgio (foto D. Genty) Inclusione in sezione sottile della colata HST-32, Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden) Alternanza di lamine ricche e povere in inclusioni fluidi nella colata HST-32, Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

27 LUMINESCENZA Le ali della farfalla sono una parte del pavimento di concrezione nella Jewel Cave, Black Hills, South Dakota. Il corpo non è carbonatico. Le ali in basso: fluorescenza (sotto UV) di un pavimento calcitico formata da acque di infiltrazione. Le ali in alto: fosforescenza (dotto UV e luce visibile). Le lamine sono delle variazioni dintensità di luminescenza legate a delle variazioni nella quantità di materia organica incorporata, e indicano indirettamente lattività vegetale in superficie. (foto Y. Shopov) La fluorescenza da UV è spesso utilizzata per ricostruire delle variazioni nella copertura vegetale. La fluorescenza è prodotta da composti organici incorporati nella stalagmite. Lintensità di fluorescenza dipende dalla quantità e dalla massa delle molecole organiche presenti nella calcite. Si parla di fluorescenza e fosforescenza, rispettivamente, quando un campione emette della luce contemporaneamente a una sorgente deccitazione o dopo che essa viene spenta (UV, raggi-x, elettroni, calore...). Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

28 MONITORAGGIO SOTTERRANEO Il monitoraggio di diversi parametri (temperatura dellaria e dellacqua, stillicidio e portata di percolazione, PCO 2 dellaria, pH e conducibilità dellacqua....) forniscono dei parametri proxy da mettere in relazione con il clima attuale. Monitoraggio nella Grotta di Père Noël, Han-sur-Lesse, Belgio (foto T. Urgyan) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 Uninterpretazione affidabile dei proxy negli speleotemi necessita di una buona conoscenza del funzionamento idrologico, geochimico e climatologico della grotta.

29 RICOSTRUZIONE DELLA PALEOGEOGRAFIA La stalagmite fornisce quindi unetà superiore per lincisione della valle vicina (o in genere del livello di base) e dà quindi informazioni sulle variazioni topografiche. Possono anche dare informazioni sulle inclinazioni subite dai blocchi di roccia sui quali si sono formate le stalagmiti stesse (foto). Sala della Pentecôte, Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Delaby) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 Letà di una stalagmite indica un periodo in cui la tavola dacqua si trovava a una quota inferiore di quella della stalagmite, in quanto essa si è formata al di fuori dellacqua.

30 PROTEZIONI DEGLI SPELEOTEMI Fino ad oggi la maggior parte delle analisi è distruttiva. Le tecniche recenti permettono di utilizzare quantità sempre più piccole e possono anche diventare non distruttive. Attualmente è diventato possibile analizzare una stalagmite, incollarla nuovamente e rimetterla nel posto dove è stata prelevata. Unaltra possibilità che permette di salvaguardare il paesaggio sotterraneo è di realizzare delle copie in resina delle stalagmiti prelevate. Replica in gesso di una stalagmite della Grotte de Jeita, Libano (foto F. Nader) Stalagmite della Grotta de la Vilaine source, Namur, Belgio, dopo le analisi (1997) (foto S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

31 SEDIMENTI MOBILI Galleria Aranzadi, Pierre St Martin, Francia (foto S. Verheyden) Argille: < 2 micrometri Silt: tra 2 e 62 micrometri Sabbia: >62 m e <2mm Ghiaia: >2 mm Si depositano sotto terra principalmente ad opera dellacqua di percolazione e dei fiumi. Lanalisi della composizione mineralogica e della struttura di questi depositi consente di ottenere delle informazioni sulle condizioni paleo ambientali e climatiche durante la loro deposizione. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

32 PARTICELLE E VELOCITÀ DI FLUSSO Basse velocità: le particelle fini restano in sospensione, quelle più grandi si depositano. Alte velocità: le particelle anche grandi restano in sospensione. Una particella fine (~10 -2 mm) depositata in una certa corrente (0.1cm/s) necessita di una corrente molto più grande (~40cm/s) per poter essere rimessa in sospensione (erosione). Il diagramma di Hjulström illustra il comportamento delle particelle in funzione della loro grandezza e della velocità di flusso. La granulometria dei depositi dà delle informazioni sulla velocità delle correnti, quindi indirettamente sulle condizioni climatiche. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 Diagramma di Hjulström

33 ANALISI GRANULOMETRICHE Lanalisi granulometrica consente di misurare la dimensione dei granuli di un sedimento. La ripartizione di granuli di dimensioni differenti (classe granulometrica) fornisce delle informazioni sulla storia del deposito, e in particolare sulle condizioni di sedimentazione. Si utilizza la tecnica dei setacci con una serie di filtri di dimensioni differenti. Per i granuli più piccoli, <2 micrometri, il metodo dei setacci non funziona più. Si utilizza allora la velocità di sedimentazione del sedimento in un liquido per dedurre la dimensione dei granuli (basata sulla Legge di Stokes). Le quantità relative di ciascuna classe granulometrica sono riportate sotto forma grafica. Un sedimento ben equilibrato assumerà una curva di Gauss. Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

34 STRUTTURA DEI DEPOSITI La struttura dei depositi fornisce delle informazioni sullambiente (fiume principale, affluente, infiltrazione), sul tipo di deposito (fluviale, lacustre, glaciale, eolico) e sul clima (poligoni di essiccamento – frammenti crioclastici). Sezione tipica in sedimenti fluviali. Si vede la successione di materiali (sabbie, argille) e lo spostamento laterale dei canali di scorrimento. Grotta della Vilaine Source (Belgio) (S. Verheyden, Tesi di Dottorato, non pubblicata, Vrije Univ. Brussel) Poligoni di essiccamento nella Hoq Cave, Socotra, Yemen (foto S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

35 NATURA DEI DEPOSITI: COMPOSIZIONE DEI MATERIALI E ORIGINE La composizione (mineralogia, caratteristiche chimiche) dei depositi detritici sotterranei dà delle informazioni sulla loro provenienza e quindi sulle direzioni di scorrimento ipogeo. Trou dHaquin, Belgio, frana dentrata (foto S. Verheyden) Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009

36 FAIRCHILD I.J., SMITH C.L., BAKER A., FULLER L. SPOTL C. MATTEY D., McDERMOTT F. and EIMF. (2006), Modification and preservation of environmental signals in speleothems, Earth Science Reviews 75 (1-4), pp ; SASOWSKY I.D., MYLROIE J. (Eds) (2004), Studies of cave sediments. Physical and chemical records of paleoclimate, Kluwer Academic, New York, pp. 329; HILL C., FORTI P. (1997), Cave minerals of the World, Nat. Spel. Soc., pp. 464; FORD D., WILLIAMS P. (2007), Karst geomorphology and hydrology, Kluwer Academic, Dordrecht, pp Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 PER SAPERNE DI PIÙ

37 Questa lezione è stata coordinata da Sophie Verheyden con la collaborazione di Martin van Breukelen, Serge Delaby, L. Bruce Railsback e Yavor Shopov. Tradotta in italiano da Jo De Waele. Per la parte fotografica si ringraziano i fotografi: Serge Delaby, Dominique Genty, Saskia Kars, Fadi Nader, L. Bruce Railsback, Yavor Shopov, Thomas Urgyan e Sophie Verheyden. I disegni sono stati preparati da Sophie Verheyden. CREDITI Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009 © Società Speleologica Italiana Ogni parte di questa presentazione può essere riprodotta sotto la propria responsabilità, purché non se ne stravolgano i contenuti. Si prega di citare la fonte.


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