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Progetto Training Package: Modulo 3

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Presentazione sul tema: "Progetto Training Package: Modulo 3"— Transcript della presentazione:

1 Progetto Stay@School Training Package: Modulo 3
METODI DI INSEGNAMENTO a cura del C.I.P.A.T. ITALIA Presentazione:

2 Elementi della lezione tradizionale
Fonti: insegnante e libro di testo Comunicazione: unidirezionale e asimmetrica Contenuto: sapere standard e uniforme Organizzazione spaziale: disposizione rigida (banchi e cattedra) Relazione: ascolto passivo e scarsa interazione Strumenti: voce, penna, gesso

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4 APPRENDIMENTO: una definizione
Con il termine apprendimento si intende un processo, attivato dall'esperienza, che produce una modificazione, relativamente permanente, del comportamento. Quanto più si è protagonisti del proprio apprendimento tanto più si impara.

5 APPRENDIMENTO ATTIVO centrato sugli allievi, sui loro bisogni e risorse, sul diritto alla diversità (molteplici intelligenze); permette di valorizzare gli stili di apprendimento novembre\stili attributividoc. per l'autovalutazione.doc ; promuove la conoscenza attraverso l’esperienza e.. la riflessione sull’esperienza (metacognizione); utilizza il metodo della ricerca e esplorazione in collaborazione, cooperazione e condivisione di significati.

6 L’attivismo di Dewey : scuola “ comunità in miniatura”
L’attivismo di Dewey : scuola “ comunità in miniatura”. L’apprendimento include eventi intellettuali, emotivi e sociali. L’insegnante: – sviluppa i bisogni intrinseci di chi apprende; – insegna a cooperare, trasformare le capacità in competenze; – crea percorsi flessibili riconosciuti come significativi da chi apprende e spendibili nella vita.

7 Costruttivismo sociale di Vygotskij: “la conoscenza è costruita nella mente di colui che impara."
Zona di Sviluppo Prossimale: distanza tra il live llo di conoscenza attuale e quello potenziale. Lo studente, con il sostegno (scaffolding) di un adulto o di un pari più capace, svolge compiti che non sarebbe in grado di svolgere da solo.

8 Ambiente di apprendimento
Luogo (reale o virtuale): dove muoversi in libertà; in cui trovare tutti gli strumenti necessari per la ricerca; dove le varie componenti del gruppo si trovano in rapporto dinamico tra loro. L’insegnante (mediatore/facilitatore) deve: offrire rappresentazioni multiple della realtà, focalizzare sulla produzione e non sulla riproduzione.

9 Le life skill : si imparano e utilizzano lungo tutto l’arco della vita (LONG LIFE LEARNING).
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) individua le 10 competenze fondanti per lo sviluppo della persona e le raggruppa in tre aree: EMOTIVE- consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, gestione dello stress. COGNITIVE - risolvere i problemi, prendere decisioni, senso critico, creatività. SOCIALI - empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci. Si imparano attraverso l’apprendimento attivo e cooperativo. Hanno come obiettivo la formazione del Cittadino.

10 CONTENUTI Capitolo 1: Didattica laboratoriale e insegnamento/apprendimento Capitolo 2: L’apprendimento cooperativo Capitolo 3: Educazione tra Pari (Peer Education) Capitolo 4: Tecnologie Educative Capitolo 5: Risorse aggiuntive Non esiste un metodo puro e ideale, ma è l’insegnante che deve essere flessibile, sapere utilizzare le varie metodologie e miscelarle nei momenti più opportuni.

11 Capitolo 1: Didattica laboratoriale
Il laboratorio è il luogo del fare ma anche luogo dove porsi domande e sviluppare il pensiero. Il fare per fare diventa addestramento mentre la didattica laboratoriale lascia posto al fare per pensare, imparare e scoprire. Si impara facendo

12 La didattica laboratoriale :
qualsiasi attività intenzionale tesa a raggiungere un risultato di apprendimento definito e concreto, attraverso una serie di procedure e di attività operative progettate e verificabili dall’insegnante; metodo strategico contro la dispersione; supporto per l’insegnamento delle competenze chiave di cittadinanza ; percorso integrato per la costruzione dello studente-cittadino-persona e futuro lavoratore.

13 Le fasi della didattica laboratoriale
Progettazione: si fissano obiettivi, tempi, modalità di lavoro, tecnologie informatiche da usare. Enunciazione del tema-problema: inizia l’esplorazione a partire dalle teorie ingenue” (teoria del senso comune) degli studenti. Esecuzione: gli studenti svolgono ricerca, realizzano un “prodotto”. Metacognizione: gli studenti imparano a riflettere sulle proprie abilità cognitive e a controllarle. Valutazione formativa: inizia con l’osservazione del processo, prosegue con la valutazione dei risultati per poi riaprire il processo.

14 Capitolo 2: L’apprendimento cooperativo
insieme di tecniche di conduzione della classe in cui gli studenti lavorano in piccoli gruppi con lo scopo di raggiungere un obiettivo comune; coniuga l’interazione e la comunicazione nei gruppi classe con i processi di studio; permette di creare un sistema sociale basato sulla cooperazione.

15 PRINCIPI DEL COOPERATIVE LEARNING
Interdipendenza positiva (la percezione di galleggiare o sprofondare insieme) Responsabilità individuale (l’impegno del singolo per il conseguimento dell’obiettivo di gruppo); Interazione faccia a faccia Abilità sociali insegnate e apprese; Controllo (monitoring) da parte dell’insegnante dei comportamenti richiesti e valutazione del lavoro svolto in gruppo (processing).

16 Diversi modelli di apprendimento cooperativo
LEARNING TOGETHER Johnson e Johnson STUDENT TEAM LEARNING Slavin GROUP INVESTIGATION Sharan e Sharan STRUCTURAL APPROACH Kagan e Kagan

17 Group investigation Piccoli gruppi per definire i problemi, cercare soluzioni, acquisire informazioni e sviluppare competenze. Ambiente di apprendimento e di inclusione. Clima che incoraggia interazioni positive. Diade collaborativa: la più piccola unità sociale, che sembra essere più vantaggiosa ed economica in quanto impedisce il formarsi di coalizioni, il sovraccarico di informazioni e l’ozio sociale. Qualche esempio

18 PROBLEM SOLVING Il problem solving indica più propriamente l'insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche. FASI: domanda o situazione/ stimolo/problema da risolvere in un contesto reale. ipotesi di risoluzione raccolta informazioni costruzione conoscenze

19 Metacognizione Capacità di riflettere sull’attività svolta e sugli strumenti cognitivi usati. L’insegnante aiuta a: prestare attenzione al processo di apprendimento capire come si attiva la mente per capire individuare i propri gli stili di apprendimento in una parola: imparare a imparare

20 Capitolo 3: Educazione tra Pari (Peer Education)
Metodo che attiva un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, emozioni, esperienze tra persone di pari status. Gli stili comunicativi sono mutuati dai gruppi giovanili, riflettono i loro comportamenti e rendono l’identità di ogni studente riconosciuta e accettata. E’ utilizzata soprattutto al fine di prevenire e contenere comportamenti giovanili a rischio, favorendo il rispetto di sé (EDUCAZIONE ALLA SALUTE) e il rispetto degli altri (EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA).

21 Ma attenzione alla poor education…
L’efficacia della peer education è particolarmente evidente nell’inclusione e recupero degli studenti a rischio di abbandono Non è tuttavia il metodo da usare solo per gli studenti socialmente svantaggiati. Attenzione a non farla diventare poor education!

22 Peer education come trasmissione di pratiche positive e condivise
Essa infatti è molto proficua anche: nel periodo dell’accoglienza: gli studenti più grandi accolgono quelli del primo anno e li aiutano nei problemi di relazione o in quelli più strettamente didattici; nella riflessione costruttiva e positiva sui comportamenti a rischio; nella trasmissione di un proficuo metodo di studio.

23 MODELLI DI TRAINING PER GLI OPERATORI:
Ascolto attivo; Comprendere le emozioni e segnali non verbali dell’altro; Favorire la comunicazione; Assumere responsabilità; Sviluppare le capacità di mediazione e di soluzione dei problemi.

24 PERCHE’ QUESTI MODELLI DI AIUTO TRA PARI HANNO UNA MARCIA IN PIU’ RISPETTO AI MODELLI FORNITI DA ESPERTI? Perché responsabilizzano i ragazzi che diventano protagonisti di un percorso di cambiamento; Perché chiedono ai ragazzi di calarsi nel ruolo di coloro che aiutano; Perché potenziano l’autostima ed il senso di autoefficacia – benefici per operatori e per i potenziali clienti.

25 Life skills, peer education and cooperative learning : riflessioni critiche
Le linee guida europee per la prevenzione del disagio e dell’insuccesso scolastico chiedono agli insegnanti di: portare gli studenti a confrontarsi sulla realtà concreta del loro essere “qui” e “ora” nella scuola e nella vita sociale; sviluppare le competenze psicosociali, fornire loro risorse per gestire e risolvere situazioni problematiche; promuovere la realizzazione del loro percorso di vita; rendere più facile la transizione dall’adolescenza alla vita adulta.

26 Capitolo 4: Tecnologie Educative Comunicazione multimediale e nuovi paradigmi cognitivi
I “digital natives” hanno le nostre strutture neuronali riguardo all’apprendimento e alla memoria? Di certo le ICT hanno diffuso una nuova cultura tra i giovani, caratterizzata da partecipazione, condivisione, creatività e affiliazione a gruppi virtuali. I social network hanno rivoluzionato i sistemi di comunicazione e relazione tra gli individui.

27 Come utilizzare questi cambiamenti per promuovere e
sviluppare l’apprendimento, particolarmente nel caso di studenti a rischio? Le ICT sono una opportunità: stimolano e favoriscono la formazione e il confronto di ipotesi e il dibattito collettivo per trovare soluzioni condivise. Un contesto internazionale di buon uso di cooperazione in rete è Global Junior Challenge (concorso internazionale che premia l’uso innovativo delle tecnologie per l'educazione del 21°secolo e l'inclusione sociale).

28 Comunità di pratiche e di apprendimento
classi virtuali i cui membri giocano ruoli differenti in uno scambio continuo di confini e responsabilità; nella comunità di rete tutti possono diventare co-costruttori di conoscenza, mettendo a disposizione le proprie conoscenze, esperienze e competenze.

29 Information literacy La familiarità dei nostri studenti con i computer e l’alfabetizzazione informatica non vanno per mano. È necessario guidare gli studenti nella ricerca sul web dare loro le competenze necessarie a trovare e ad esaminare gli aspetti utili dell’informazione.

30 E-learning Strumento flessibile, valorizza approcci differenti di studio e apprendimento. Consiste in: scelta e/o creazione di materiali, definizione di percorsi di studio e criteri di valutazione coerenti con i metodi di insegnamento scelti per affrontare situazioni differenti. Piattaforme learning content management system (LCMS) open-source come Moodle (http://www.atutor.ca/) favoriscono percorsi di apprendimento personalizzati.

31 Un esempio: Web Quest Attività di ricerca orientata con l’uso della rete. Fa leva sulla motivazione spontanea ad apprendere degli studenti e ne sviluppa le strategie di apprendimento. Gli studenti hanno il compito di strutturare una ricerca- azione al fine di creare un prodotto, talvolta di tipo multimediale. L’altra metà del cielo

32 Capitolo 5: Risorse aggiuntive
Le buone pratiche Dai motorini alle TIC In cinque modi Supporti esterni Accoglienza studenti di un’altra scuola Codocenze ed attività pratiche Sportello di ascolto ed orientamento

33 Un po’ di bibliografia Cornoldi: Metacognizione e apprendimento edizione Il Mulino,1995 Difficoltà di apprendimento. Rivista trimestrale edizione Erickson M. Comoglio e M.A. Cardoso Insegnare e apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning. LAS Roma 1996 Y. Sharan e S. Sharan Gli alunni fanno ricerca. L'apprendimento in gruppi cooperativi. Erickson Trento 1998

34 “L’insegnante di qualità”, P. Meazzini, ed. Giunti, 2000
D.Francescato, A.Putton, S.Cudini, Star bene insieme a scuola, Ed. Carocci , 2001 “Educare le life skills”, P. Marmocchi, C. Dall’Aglio, M. Tannini, ed.Erikson, 2004 “Peer Education: adolescenti protagonisti nelle prevenzione”, M.Croce, Gnemmi A. (a cura di), ed. Franco Angeli, 2006 “L’educazione fra pari. Linee guida e percorsi operativi”, G. Boda , editore Franco Angeli, 2006

35 …e sitografia: http://www.apprendimentocooperativo.it

36 Per concludere un test sulla attenzione selettiva
N4 Daniel J Simons, Christopher F Chabris (1999) Department of Psychology, Harvard University, 33 Kirkland Street, Cambridge, MA 02138, USA


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