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Sostenibilità finanziaria e adeguatezza di servizi e prestazioni: qual è la vera sfida? di Stefania Gabriele Presentazione al Convegno Vivere di più, vivere.

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1 Sostenibilità finanziaria e adeguatezza di servizi e prestazioni: qual è la vera sfida? di Stefania Gabriele Presentazione al Convegno Vivere di più, vivere meglio Roma, 4 maggio 2010

2 Considerazioni tratte da: Invecchiamento, salute, spesa sanitaria e di cura in Italia (Stefania Gabriele e Michele Raitano) Uguaglianza di genere e sistemi pensionistici: aspetti critici e prospettive per lItalia (Alessandra Casarico e Paola Profeta)

3 Alcune preoccupazioni legate al processo di invecchiamento Dal punto di vista individuale, il rovescio della medaglia di una vita più lunga è il timore di trascorrerne una parte in condizioni di sofferenza e/o non autosufficienza, di non ottenere le cure necessarie e/o di non godere di un reddito adeguato. Dal punto di vista collettivo, il rischio riguarda la sostenibilità di lungo periodo dei sistemi pubblici socio-sanitari e pensionistici. Per quanto riguarda la sanità, si teme che la spesa possa aumentare drasticamente per far fronte alle esigenze di cura di una quota di anziani sulla popolazione più alta (mentre laumento del tasso di dipendenza economica influirebbe negativamente anche dal lato del finanziamento). Il livello di servizi pro-capite erogato attualmente ai cittadini rischierebbe di essere ridimensionato in assenza di adeguati mezzi finanziari. Quanto alla long term care, il discorso è più complesso, per diversi ordini di motivi : –il bisogno di cure a lungo termine, anche nei Paesi europei, è oggi in parte insoddisfatto, o è soddisfatto in maniera informale; –le modalità di erogazione della LTC, molto diverse fra i vari Paesi, dipendono dallinterazione dei tre soggetti Stato, mercato e famiglie; –il modello di fornitura delle prestazioni in molti Paesi non è ancora stabilizzato; –difficoltà di prevedere la diffusione e intensità della non autosufficienza, e dei relativi bisogni; –difficoltà di stimare le scelte delle famiglie tra opzioni di cura diverse, date le decisioni di erogazione da parte delloperatore pubblico.

4 Architettura del sistema di welfare e discriminazioni di genere In assenza di un adeguato sistema di tutele, si rischia un aumento del carico di lavoro di cura svolto dalle donne, che amplificherebbe le differenze di genere nel mercato del lavoro e, come conseguenza, anche lo svantaggio in termini di montante contributivo e di trattamento pensionistico maturato: –nel 2006, limporto medio lordo annuo dei redditi pensionistici era pari per gli uomini a annui, per le donne a , per la forte concentrazione delle donne nelle classi di importo pensionistico basso; –le differenze nel tasso di sostituzione aggregato a sfavore delle donne sono molto elevate in Italia (64 contro 46%); –la probabilità di avere redditi non adeguati nella vecchiaia è in media più alta per le donne rispetto agli uomini (37 contro 24%); –le donne sono sottorappresentate tra i beneficiari delle pensioni di anzianità, ma sono tra le principali beneficiarie delle pensioni ai superstiti: l87,7% dei beneficiari di questo trasferimento nel 2006; –non vi sono differenze sostanziali nelletà media effettiva di uscita dal mercato del lavoro, malgrado la differenza di 5 anni delletà legale.

5 Architettura del sistema di welfare e discriminazioni di genere Le cause delle differenze di genere sui trattamenti pensionistici possono essere classificate in quattro categorie: 1) caratteristiche generali del sistema pensionistico: –il legame stretto tra contributi versati e benefici ricevuti – tipico del sistema contributivo - rafforza la funzione assicurativa del sistema pensionistico a scapito di quella redistributiva e aumenta le differenze, dato che le donne costituiscono il segmento debole del mercato del lavoro; –tuttavia se, in media, le donne, oltre a salari inferiori, hanno anche crescite salariali più contenute, saranno meno penalizzate, in termini di tassi di sostituzione, dal passaggio da un sistema retributivo che premi gli ultimi anni della carriera al contributivo; –la presenza di requisiti anagrafici o contributivi uniformi per uomini e donne, malgrado queste ultime abbiano maggiori difficoltà a raggiungerli, dato che sperimentano maggiori periodi di inattività e più interruzioni, garantisce agli uomini maggiore flessibilità nel progettare il momento di ritiro dal mercato del lavoro; –gli schemi pensionistici privati sono basati sul legame tra contributi versati e pensioni ricevute e sono attuarialmente equi, dunque, poiché le donne hanno una longevità attesa superiore, risultano a priori svantaggiosi per le donne. Questo svantaggio può essere considerato una discriminazione se si considera che non tutte le donne vivono più a lungo degli uomini, che una vita più lunga non significa necessariamente un privilegio, e che molte vedove hanno dedicato molti anni alla cura del partner, e non potranno ricevere la stessa assistenza. 2) caratteristiche specifiche del sistema pensionistico esplicitamente collegate al genere: –spesso sono previste età di pensionamento o requisiti di accesso diversi tra uomini e donne come tentativo di compensare gli svantaggi femminili, dovuti a carriere tipicamente più lente e discontinue, a salari più bassi; –nei sistemi contributivi non si osservano casi in cui la maggiore speranza di vita della donna sia penalizzante nel calcolare la rendita pensionistica; anche in Italia si hanno coefficienti di trasformazione uniformi per la conversione del montante contributivo; –la scelta di coefficienti uniformi è da alcuni interpretata come un premio assicurativo che il sistema pensionistico carica sugli uomini al fine di finanziare la pensione di reversibilità che questi ultimi solitamente comprano per le loro mogli (previdenza di coppia). Anche le pensioni ai superstiti, daltronde, vanno per lo più alle donne, ma la condizione è il matrimonio (e non, si badi, la presenza di figli).

6 Architettura del sistema di welfare e discriminazioni di genere 3) differenze di genere sul mercato del lavoro; per le donne si determinano più frequenti interruzioni di carriera, non sempre coperte dai contributi previdenziali, profili retributivi più bassi e meno dinamici, un più ampio uso del part-time: –nel 2007 il tasso di occupazione femminile (15-64 anni) era pari al 46,6%, contro 70,7% per gli uomini (lobiettivo di Lisbona è 60%). A parte Grecia e Spagna, tutti gli altri Paesi EU-15 si collocano oltre il 55%; –di recente vi è stata una crescita del lavoro flessibile o precario; –sul totale delle occupate, il 26% lavora part-time (contro il 5% tra gli uomini), più diffuso al centro-nord, il 14,7% a tempo determinato (contro il 10,5% tra gli uomini), più diffuso al Sud; –il tasso di irregolarità è più alto per le donne di 3-4 punti percentuali rispetto a quello degli uomini; –i differenziali salariali sono ampi, pari al 23% nel totale della popolazione lavorativa, al 26% tra i laureati e al 35% tra chi ha titoli post-laurea; –il 3,6% delle donne laureate appartiene alla categoria legislatore, dirigente, imprenditore, contro l11,7% degli uomini; eppure il 12,7% delle donne italiane tra 25 e 64 anni dispone di una laurea, contro l11% degli uomini; 4) carico di lavoro di cura svolto dalle donne: –forte associazione tra presenza di figli e assenza dal mercato del lavoro, al Sud più che al Nord; –in Italia si soffre di un mancato riallineamento del tasso di occupazione delle madri a quello della loro intera coorte allaumentare delletà del bambino; –Il bisogno di cura degli anziani/disabili è spesso coperto in maniera informale –negli schemi non redistributivi sono spesso previsti periodi di credito pensionistico per lattività di cura; vi è unampia differenziazione tra i Paesi europei nelluso di questi strumenti, e la tendenza comune sembra essere verso una riduzione; queste forme di compensazione non sono sufficienti.

7 Architettura del sistema di welfare e discriminazioni di genere E auspicabile un ribaltamento della prospettiva finora adottata, che dia priorità alleliminazione dei divari di genere sul mercato del lavoro per poter superare il ricorso a meccanismi compensativi ex post in fase pensionistica (rimane naturalmente il delicato problema dei tempi e delle modalità specifiche con cui realizzare questo cambiamento). Una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro consentirebbe al bilancio pubblico di beneficiare dei contributi pagati dalle donne lavoratrici, soprattutto se full time, e un elevato tasso di fecondità contribuirebbe a garantire la sostenibilità del sistema pensionistico. Si tratta di un circolo vizioso: spezzarlo richiede un ripensamento del sistema di welfare dei Paesi in cui il lavoro di cura è prerogativa delle donne, non tanto per scelta quanto per mancanza di un attore pubblico e per mancanza di condivisione dei ruoli allinterno della famiglia Che interventi sono richiesti per aggiornare il sistema di welfare in vista dellinvecchiamento della popolazione? Per capirlo dobbiamo esaminare più analiticamente quali potranno essere gli effetti dellinvecchiamento

8 Determinanti della crescita della spesa sanitaria e per LTC La stretta interazione fra comportamenti di domanda e di offerta, fra mercato e istituzioni, rende difficile la valutazione del contributo alla crescita del settore sanitario fornito dai diversi fattori: –infatti la sanità è un settore atipico, caratterizzato da fondamentali asimmetrie informative, e in particolare dalla non osservabilità del prodotto da parte del consumatore e dalla separazione tra acquirente e decisore nelle scelte di consumo (la domanda individuale è generalmente mediata dal medico); –nellambito del rapporto di agenzia che si viene ad instaurare con il paziente evidentemente pesano gli incentivi individuali che operano sul professionista; –inoltre, la carenza informativa apre la strada al condizionamento derivante dalla pressione delle strutture di offerta, mentre alcuni limiti alla richiesta di prestazioni possono essere posti da meccanismi di razionamento. Conviene sgomberare il campo da un elemento di confusione che spesso insorge nel dibattito sulla crescita della spesa sanitaria e per LTC nel lungo periodo: –nella LTC una importante determinante della crescita della spesa, forse la più importante, potrà essere in futuro lallargamento della quota di domanda soddisfatta in maniera formale, eventualmente attraverso lintervento pubblico; –in questo caso si verificherebbe per la LTC quello che si è determinato nel secondo dopoguerra per la componente acuta della sanità, con un aumento della copertura pubblica, anche fino alluniversalità, e un significativo incremento della spesa pubblica; –questo determinante (frutto di una decisione di politica sociale) non va confuso con quello demografico (che implica unevoluzione per così dire automatica, o inevitabile, della domanda per motivi demografici a politiche – e servizi – invariate).

9 Determinanti della crescita della spesa sanitaria e per LTC Negli anni novanta, è stata accentuata lenfasi sul ruolo svolto dalle componenti che agiscono dal lato dellofferta. Tra queste, è importante il progresso tecnico: –si ritiene che le nuove tecnologie si traducano principalmente nellintroduzione di terapie più efficaci, ma più costose, mentre sarebbe meno frequente il caso di progresso tecnico che accresce, insieme allefficacia, lefficienza della spesa, aumentando la produttività e contribuendo alla riduzione dei prezzi relativi; –per di più, anche nel caso in cui venissero ridimensionati gli oneri unitari, la disponibilità di prestazioni innovative, a prezzi più bassi, potrebbe stimolare un aumento del numero di trattamenti, innalzando per questa via i costi totali (anche a prescindere da uneffettiva e corretta valutazione di efficacia). Un altro fattore rilevante considerato in letteratura è la maggiore inflazione generalmente riscontrabile nel settore sanitario, rispetto a quella media nazionale, spiegata da: –gli effetti del progresso tecnico (di cui già si è detto): –il cosiddetto morbo dei costi di Baumol (un settore ad alta intensità di lavoro come la sanità sarebbe strutturalmente caratterizzato da una bassa dinamica della produttività, mentre i salari tenderebbero a crescere come negli altri settori) –i rapporti di forza sbilanciati tra domanda e offerta nel settore sanitario, legati alle asimmetrie informative nel campo della salute, alla conseguente capacità di induzione della domanda, alla scarsa elasticità di questultima al prezzo.

10 Determinanti della crescita della spesa sanitaria e per LTC Passando ai fattori che agiscono dal lato della domanda: Un motivo importante di crescita della spesa sanitaria nel passato è stato ricercato nellestensione della copertura pubblica e/o assicurativa, che è aumentata nei 15 vecchi Paesi membri dellUE fino a divenire quasi ovunque universale o prossima al 100%. –in Italia il SSN è stato istituito nel 1978, e la copertura totale è stata raggiunta nei primi anni Ottanta; –la circostanza che questo aspetto sia considerato tra i fattori di domanda non deve distogliere dal fatto che laumento di spesa concretizzatosi è stato il frutto di precise scelte di politica sociale. Gli effetti sulla spesa del miglioramento del tenore di vita: –si ritiene che vi sia una forte correlazione fra il reddito aggregato e la spesa sanitaria - dalla sanità come bene di lusso, la cui domanda aumenta più che proporzionalmente allaumentare del reddito (elasticità superiore a uno), allelasticità unitaria; –su un piano microeconomico, la relazione tra reddito e domanda semplifica quella tra tenore di vita e domanda, che a sua volta è condizionata da elementi quali il livello di istruzione, la percezione del proprio stato di salute, le preferenze individuali, gli stili di vita, i valori etici, la medicalizzazione della società, la pubblicità dei prodotti e dei servizi sanitari. Negli scorsi anni, fra i fattori di crescita della spesa sanitaria, è stata posta molta enfasi sul processo di invecchiamento della popolazione: –le analisi empiriche hanno mostrato che il contributo dellinvecchiamento allespansione della spesa per la salute nei Paesi più avanzati non è stato nel passato molto rilevante; –si riteneva che nei decenni a venire lincremento della speranza di vita e il basso tasso di natalità, facendo aumentare la quota di individui di età elevata nella popolazione, avrebbero sospinto drasticamente verso lalto la spesa, dato il più elevato consumo di servizi e prestazioni sanitarie – e assistenziali – da parte degli anziani.

11 Effetti dellinvecchiamento Dunque laumento della spesa sanitaria sarebbe dipeso dal fatto che, in un dato periodo di tempo, i consumi sanitari procapite – e i loro costi – sono crescenti con letà (il profilo della spesa media per età presenta un andamento a J). Tuttavia, tale impostazione richiede lipotesi che, al crescere dellaspettativa di vita, i consumi sanitari medi pro-capite per ogni livello di età restino immutati. Tale ipotesi può essere criticata per due principali motivi: –vi è ragione di ritenere che lo stato di salute degli individui nei diversi momenti della loro vita – e con esso i bisogni di cura ed i consumi – si modifichi al variare della longevità; –è stato provato empiricamente che la gran parte dei consumi sanitari – e dei relativi costi – si concentra negli ultimi mesi di vita (death related costs): un allungamento della sopravvivenza rinvia il momento in cui tali costi vengono sostenuti e, di conseguenza, altera il profilo di spesa per età.

12 Effetti dellinvecchiamento Per quanto riguarda il primo aspetto, ci si deve chiedere come varia il numero di anni di vita in buona salute allaumento della longevità, ovvero come vengono trascorsi gli anni aggiuntivi. In letteratura sono stati ipotizzati tre diversi scenari: –espansione della morbilità: almeno in parte gli anni di vita aggiuntivi vengono trascorsi in cattiva salute (e/o invalidità). Lassunzione di un profilo costante di spesa per età può essere interpretata proprio come il caso estremo di tale ipotesi, in quanto si basa sullinvarianza della domanda di cure (si presenterebbero quindi le stesse esigenze di consumo sanitario indipendentemente dal numero di anni di vita residui); –equilibrio dinamico: il numero di anni in cattiva salute rimane costante in valore assoluto; laspettativa di vita in buone condizioni cresce quindi quanto la longevità (healthy ageing) (ad esempio, se in ventanni laspettativa di vita aumenta di cinque anni, i consumi sanitari di un settantacinquenne diventano identici a quelli di un settantenne di ventanni prima); –compressione della morbilità: il numero di anni in cattiva salute si riduce in valore assoluto al crescere della longevità; il numero di anni in buona salute migliora più che proporzionalmente al crescere dellaspettativa di vita. Allo stato attuale non si dispone di dati e informazioni sufficienti ad identificare tra questi lo scenario più probabile. Comunque, lipotesi di espansione della morbilità nella sua versione estrema appare decisamente poco plausibile, e questo porta a rivedere le valutazioni degli effetti dellinvecchiamento basate sulla proiezione nel futuro dei profili attuali di spesa per età.

13 Effetti dellinvecchiamento Le analisi empiriche (soprattutto con riguardo alle spese sanitarie, in particolare ospedaliere, mentre la scarsità dei dati limita le possibilità di analisi sulla LTC) verificano che la distanza dal decesso influenza la spesa sanitaria molto più delletà anagrafica. Il rapporto fra il costo medio pro-capite riferito agli individui deceduti e ai sopravviventi in un determinato periodo di tempo risulta molto elevato, e tende a ridursi al crescere delletà, principalmente a causa della progressiva diminuzione dei death costs fra i più anziani (nel caso della long term care sembra invece emergere un livello di tali costi piuttosto stabile con letà). Questa può essere motivata dalla presenza di patologie letali diverse nelle varie classi detà, da una minore ospedalizzazione e un minor accanimento terapeutico verso i pazienti più anziani, da eventuali forme di razionamento delle prestazioni. Sulla base dei dati relativi a quattro regioni italiane si è stimato che il rapporto fra i costi delle cure ospedaliere sostenute, rispettivamente, da individui nellultimo anno di vita e sopravviventi della stessa età si colloca su livelli intorno a 10 nella classe anni, ed è in calo nelle età successive, fino a valori prossimi a 2 per gli ultra- ottantaquattrenni. Tali risultati sono piuttosto coerenti con quelli trovati per altri Paesi. Trascurare questo aspetto e adottare profili costanti di spesa per età conduce ad incorrere in una fallacia da composizione, delineando uno scenario ingannevole di crescita della spesa per la salute. Infatti, la correlazione fra età e spesa sanitaria risulta in qualche misura inficiata dallelevata correlazione fra età e tassi di mortalità, e si rivela pertanto almeno in parte spuria.

14 Proiezioni della spesa pubblica sanitaria italiana, in % del PIL Ipotesi di base: I costi unitari si muovono in linea con l'andamento del PIL pro capite; lelasticità al reddito della spesa sanitaria è pari a 1 1 Lo scenario di compressione della morbilità non è presente nelle più recenti proiezioni del CPE; quelle del 2006 indicavano un aumento della spesa di 0,3 punti di Pil nel 2050 rispetto al Lelasticità al reddito della spesa sanitaria è supposta convergere da un livello di 1,1 nel 2007 ad 1 a fine periodo. Fonte: Comitato di Politica Economica (2009, 2006)

15 Proiezioni della spesa pubblica italiana per LTC, in % del PIL. Ipotesi di base: I costi unitari si muovono in linea con l'andamento del PIL per lavoratore 1 La quota di individui che riceve assistenza informale si riduce dell'1% ogni anno e l'offerta pubblica aggiuntiva è fornita per metà a domicilio e per metà in centri di cura. Fonte: Comitato di Politica Economica (2009)

16 Quale futuro per sanità e LTC? La letteratura economica ha decisamente ridimensionato le valutazioni dellimportanza del fattore demografico sulla crescita della spesa sanitaria. Alcuni esperti segnalavano da tempo che leccessiva enfasi sulla crescita della spesa dovuta allinvecchiamento serviva a giustificare i passati incrementi, facendoli apparire inevitabili, e a rafforzare la richiesta di maggiori risorse – magari provenienti dai privati e dallintroduzione di un pilastro complementare a capitalizzazione in sanità, possibilmente favorito da agevolazioni fiscali - volte a incrementare i redditi dei fornitori di assistenza sanitaria. Una volta ridimensionate le preoccupazioni legate allesplosione del fattore demografico, lattenzione è stata rivolta ad altre ragioni di crescita della spesa, come laumento del reddito e il progresso tecnico. Tuttavia anche tali fattori tendono a favorire un miglioramento del livello quantitativo e qualitativo delle prestazioni. Inoltre il loro impatto è difficile da valutare ed è ampliato dal fatto che essi interagiscono con il mercato non concorrenziale e atipico della sanità, dove pure si esprimono le aspettative di crescita dellindustria della salute Invece, per la LTC, la maggior parte degli osservatori ritiene auspicabile unestensione dellintervento pubblico. La vera sfida cui ci troviamo di fronte è quella di rendere compatibili una domanda di salute che aumenta con lincremento del benessere (includendo sempre più spesso trattamenti non salvavita, ma volti a migliorare la qualità della vita), la scoperta di tecnologie più efficaci, le aspettative di sviluppo dellindustria della sanità, gli equilibri finanziari. La strada maestra deve essere quella dellappropriatezza e di una corretta valutazione scientifica dellefficacia clinica Tuttavia non si può escludere la possibilità di un cambiamento della struttura dei consumi, per accogliere più servizi di cura e forse meno prodotti di altro tipo. La domanda dei cittadini potrebbe anche essere rivolta ad aumentare lintervento pubblico nei servizi sanitari e alla persona, seguendo una strada già delineata da Baumol e di fatto intrapresa, ad esempio, da alcuni Paesi del Nord Europa, con la fornitura estesa di servizi, soprattutto per i bambini e gli anziani, assicurati attraverso una forte intermediazione pubblica e accrescendo la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

17 Quale futuro per la tutela delle donne anziane? Evidentemente questa ipotesi ci porta a riflettere su come il fenomeno dellinvecchiamento richieda un ripensamento del nostro sistema di welfare anche al fine del superamento della discriminazione di genere nellaccesso ai trattamenti monetari di tipo pensionistico Un tale ripensamento dovrebbe essere considerato insieme alle altre due strategie generalmente proposte per contrastare la riduzione dei tassi di sostituzione del sistema pubblico e continuare a garantire prestazioni pensionistiche adeguate nel futuro, la diffusione della previdenza complementare e il posticipo delletà di pensionamento: –sul primo punto, va osservato che, affinché la previdenza integrativa possa garantire un recupero dei tassi di sostituzione, è necessario che vi sia una adesione piena e continuativa (tralasciando considerazioni sui rendimenti e i rischi associati agli investimenti): le carriere lavorative femminili e i salari ad esse associati rendono meno probabile questa evenienza. Infatti dai dati della Covip (2007) emerge che tra i nuovi aderenti gli iscritti di sesso maschile costituiscono circa il 63%. Inoltre, solo le tradizionali pensioni pubbliche sono quasi perfettamente protette dallinflazione, al contrario di quelle a capitalizzazione individuale, e le conseguenze saranno più gravi per le donne, a causa della più elevata speranza di vita femminile. –il posticipo delletà di pensionamento produrrebbe una maggiore contribuzione e coefficienti di trasformazione più elevati, e il suo effetto sarebbe rafforzato in presenza di coefficienti uniformi. Tuttavia, il successo di questa strategia dipende chiaramente dalla funzionalità del mercato del lavoro e dalla sua capacità di assorbire lavoratori anziani, per di più di genere femminile, ed è messo a rischio dallaumento della pressione sulle donne per il lavoro di cura. La flessibilità nelletà di uscita dal mercato del lavoro per uomini e per donne è una possibile soluzione per superare le differenze di genere nel sistema pensionistico. Se associata ad uno schema incentivante al prolungamento delletà lavorativa, questa misura potrebbe anche rappresentare unefficace risposta alla sfida dellinvecchiamento, a condizione che non solo i lavoratori, ma anche le imprese rispondano a questo incentivo. La flessibilità nelletà di pensionamento potrebbe essere anche una soluzione per superare il problema dei diversi requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, inferiori per le donne.

18 Quale futuro per il welfare? Tornano al centro dellattenzione il mercato del lavoro e la condivisione delle responsabilità nella famiglia e sul mercato tra uomini e donne. A tale proposito gli elementi istituzionali e quelli culturali giocano un ruolo rilevante. Appare importante una revisione dellentità e della distribuzione delle risorse dello Stato sociale tra diverse funzioni, con un maggior rilievo dato a componenti finora marginali. Affrontare il tema del genere nellambito dei sistemi pensionistici richiede di riconoscere linfluenza che sui redditi pensionistici esercitano altre politiche, come la tassazione dei redditi (su base individuale o familiare), la presenza di sussidi per la cura ai figli, le politiche di conciliazione (orari scolastici o flessibilità sugli orari di lavoro per i genitori in presenza di figli piccoli, disponibilità di servizi reali per la cura della persona). Un ambiente istituzionale favorevole è anche essenziale per sostenere i cambiamenti culturali necessari per eliminare le disparità negli esiti economici. Occorre: –scardinare la percezione delle imprese che il costo della fertilità sia esclusivamente femminile e indurle a rispettare i tempi di conciliazione della vita familiare e professionale; –superare la divisione dei ruoli nella famiglia e arrivare a una condivisione del lavoro domestico e sul mercato. Una maggiore presenza femminile ai vertici della politica può contribuire ad aumentare il supporto per politiche di spesa per le famiglie e a promuovere un modello in cui uomini e donne siano ugualmente coinvolti nella vita familiare e lavorativa.


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