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MAMMAMARGHERITA LA MADRE DI DON BOSCO. E’ in questa casa dei Becchi che Giovanni Bosco imparò a vivere. “Qui mia madre mi insegnò cose che furono fondamentali.

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1 MAMMAMARGHERITA LA MADRE DI DON BOSCO

2 E’ in questa casa dei Becchi che Giovanni Bosco imparò a vivere. “Qui mia madre mi insegnò cose che furono fondamentali per me”

3 All’età di due anni persi mio padre, Francesco, e mia madre, Margherita, si assunse il compito non facile di allevare i suoi tre figli (io, Giuseppe ed Antonio).

4 La preoccupazione maggiore della madre fu di istruire i figli nella religione, renderli obbedienti ed occuparli con cose compatibili con la loro età.

5 “Guarda che temporale: come è potente Dio. Non offendiamolo mai con il peccato e Lui saprà aiutarci in tutto”.

6 “Come sono belli questi fiori. Se Dio pensa a loro, non penserà anche a noi?”

7 “Guarda quante stelle! Dio le ha create per noi. Come ci ama!”

8 Mia madre ci insegnava a vedere Dio nel povero. “Mamma, posso portare questa pagnotta a Maddalena? E’ più povera di noi”.

9 Andando al paese incontrammo alcuni che si battevano. “Vieni, Giovannino, prega Dio perché non abbia a diventare come loro”.

10 Rientrando a casa, le dissi: “Mamma, come vorrei diventare prete per aiutare tanti giovani. Così non diventerebbero tanto cattivi”.

11 Mamma Margherità mi educò a comportarmi lealmente e coraggiosamente. Ma un giorno ne combinai una... “Alzati, prendila, ancora un poco”.

12 “Oh! Ho rotto la bottiglia dell’olio”. Tutti i tentativi di asciugare la macchia d’olio furono inutili.

13 “Quanto ne soffrirà la mamma! Con tante difficoltà economiche ho combinato questo”. Presi una verga e cominciai a prepararla.

14 Le andai incontro mentre tornava dal mercato. “Mamma, è per usarla sulla mia schiena”. E le raccontati con sincerità l’accaduto. Ella mi perdonò.

15 Io ero più abile nei giochi e nelle abilità circensi dei miei amici, ma molte volte ritornavo a casa con la testa “rotta”.

16 E la mamma: “Possibile?! Tutti i giorni ne combini una. Da oggi in poi ti proibisco di frequentare questi compagni”.

17 “Mamma, permettimi di incontrarli. Quando sono con loro si comportano meglio e non dicono parolacce”. E mia madre accondiscendeva.

18 Capii però che non era sufficiente divertire i mie amici: dovevo partecipare alle attività della parrocchia per crescere sempre meglio e istruirmi.

19 E così, mosso dal desiderio di imparare, decisi di partecipare ad una missione popolare che si stava tenendo nel paese vicino.

20 Un giorno incontrai don Calosso che vedendo la mia capacità di capire e ripetere le prediche volle parlare con mia madre.

21 “Margherita, suo figlio ha una memoria prodigiosa. Deve studiare. Lo mandi a casa mia: comincerò a dargli lezioni private”.

22 Mio fratello maggiore, Antonio, nato dal primo matrimonio di mio padre, pose parecchi ostacoli ai miei studi. “Guarda me, sono forte e grosso e non ho mai letto un libro”.

23 Offeso e preso dall’ira risposi: “Certo. Ma anche il nostro asino è più robusto di te senza essere mai andato a scuola”.

24 Solamente le mie buone gambe mi salvarono da un sacco di botte... Mia madre era molto addolorata per questa situazione e ne soffriva.

25 Saputa la cosa, don Calosso mi invitò ad andare a stare con lui. Ma questa soluzione durò poco tempo, perché il sacerdote morì all’improvviso. Dovetti così tornare a casa.

26 Un giorno accadde il peggio. “Ehi, signorino, lascia stare i libri e vieni a lavorare con me”.

27 Inutilmente mia madre tentò di parlargli. “Farò io il lavoro di Giovanni”. Ma Antonio non ne volle sapere.

28 Allora mia madre mi cercò una casa dove potessi andare. “Coraggio. La Provvidenza di Dio sarà con te”.

29 La separazione fu dolorosa. “Ciao, Giovanni, comportati sempre da bravo ragazzo e sii devoto della Madonna. Confida in lei”.

30 Trovai accoglienza in una fattoria della famiglia Moglia, presso cui lavorai ricevendo un po’ di aiuto economico.

31 Quando suonava mezzogiorno mi ricordavo delle parole di mia madre e dovunque mi trovavo recitavo l’Angelus.

32 Un giorno mio zio mi propose di riprendere gli studi. Immaginate la mia gioia nell’accettare questa proposta, nel tornare a casa e riabbracciare mia madre.

33 Per studiare dovevo percorrere ogni giorno 16 km a piedi. E molte volte con la pioggia, la neve e il vento.

34 “Vai a dormire, Giovannino, è tardi. Se continui così ti ammalerai”. “Ancora un pochino, mamma, devo finire”.

35 Ebbi quindi la fortuna di trovare una famiglia che mi ospitò. Quando mia madre veniva con qualche cosa per pagare la pensione, i proprietari non volevano accettare nessuna ricompensa a motivo della mia buona condotta.

36 In seguito continuai gli studi nella città di Chieri in vista di entrare in seminario. La Provvidenza protesse sempre la mia famiglia nonostante le difficoltà.

37 Lasciai quindi la mia casa per frequentare le scuole di secondo grado. Per mantenermi dovetti apprendere molti mestieri.

38 Mi feci molti amici. Con loro fondai la “Società dell’allegria” con lo scopo di riunire tutti i ragazzi buoni.

39 “Giovanni, segui la tua vocazione. Ma ricordati che se per caso diventerai un prete ricco, non verrò più a farti visita”.

40 Dopo tante difficoltà e studi, a 26 anni, fui ordinato sacerdote. Fu un giorno di paradiso per mia madre ricevere Gesù dalle mani del figlio.

41 La sera, dopo i festeggiamenti, mia madre mi disse: “Ricordati, Giovanni, che cominciare a dire messa significa cominciare a soffrire”.

42 All’inizio del mio ministero sacerdotale feci di nuovo quel sogno dei 9 anni: “Questo è il tuo campo in cui devi lavorare”. Aspettavo così l’occasione per cominciare.

43 Fu l’otto dicembre di quello stesso anno che incontrai il primo giovane povero ed abbandonato nella sagrestia di una chiesa di Torino: Bartolomeo Garelli. Cominciò così l’Oratorio.

44 L’Oratorio divenne “casa di accoglienza, parrocchia che evangelizza, scuola che prepara alla vita e cortile in cui ci si incontra con gli amici e ci si diverte”.

45 Spossato per il grande lavoro con i miei ragazzi pensai di tornare a casa da mia madre. “Porta tua madre con te”, mi disse un parroco. E mia madre accettò.

46 “Questa è la nostra nuova casa”. Per mia madre cominciava un periodo di dieci anni di lavoro con me per i miei ragazzi.

47 “E’ ben chiaro che Mamma Margherita non si limitava ad essere la cuoca e la lavandaia: i ragazzi la trattavano con grande confidenza ed affetto di orfani che si sentivano amati” (Don Pascual Chávez)

48 Molti giovani non avevano una casa in cui abitare, né una famiglia che li ospitasse. Così cominciai ad accoglierli all’Oratorio.

49 All’inizio gli ospiti fuggivano con le lenzuola della camera e con tutto quello che potevano portar via.

50 Tentai varie volte di accogliere dei ragazzi, ma sempre con lo stesso risultato. Insieme a mia madre non sapevamo come fare.

51 Finché non giunse il momento voluto da Dio. Dopo aver preparato la cena per un ragazzo, sapendo che non aveva un posto dove andare a dormire...

52 “Questa notte dormirai qui. Ma non fare come gli altri che scappano portando via tutto. Domani Dio provvederà... E prima di dormire preghiamo insieme”.

53 Così furono accolti nell’Oratorio i due primi orfani abbandonati: nel 1849 furono 15, nel 1854 furono circa 100.

54 Un giorno la pazienza di mamma Margherita giunse al termine. Il suo piccolo orto, coltivato con tanto sforzo e amore, era stato completamente distrutto.

55 “Non ce la faccio più. Tutti i giorni me ne combinano una... Lasciami partire, lasciami tornare alla mia terra per terminare tranquillamente i miei giorni”.

56 Amorevolmente fissai mia madre negli occhi. Quindi i miei occhi si posero sul Crocifisso: “Hai ragione”, mi disse, “hai ragione”.

57 “Da quel momento non le uscì più dalla bocca una parola di lamento”. (Memorie Biografiche)

58 La vita di mamma Margherita si identifica con la mia e con la fondazione dell’opera salessiana.

59 Quante volte per essere sicuro che i miei scritti fossero capiti dal popolo, li leggevo a mia madre prima di darli alle stampe.

60 I consigli di mia madre mi aiutarono e mi difesero dai molti attacchi dei miei nemici. Mi metteva in guardia, inoltre...

61 ci fu anche un cane che, postosi di fronte alla porta di casa, mi impedì di uscire. In seguito venni a sapere che qualcuno aveva attentato alla mia vita.

62 Il cane ricevette le feste di mia madre... Lo incontrai molte volte senza che nessuno sapesse da dove venisse quel “grigio”.

63 Una delle belle tradizioni, che mia madre aveva, era quella di cuocere le castagne, in autunno, per distribuirle ai giovani.

64 Una volta i calcoli furono sbagliati: quando cominciai a distribuirle notai che non ce n’era per tutti. Che fare? Continuai tranquillamente la distribuzione e nessuno restò senza.

65 Tutti gli anni facevamo una lunga passeggiata con tutti i ragazzi, a piedi, fino a casa mia: era una festa per noi e per i paesi per i quali passavamo.

66 Fu durante una di queste passeggiate che mi fu presentato un adolescente di 12 anni di nome Domenico Savio, un ragazzo di rara intelligenza e di profonda spiritualità.

67 “Che vuoi fare nella vita?”. “Se Dio mi concede la grazia vorrei diventare prete. Lei sarà l’artefice e il Signore il costruttore”.

68 Un anno scoppiò una terribile epidemia di colera che portò molti alla morte. Tutti i ragazzi dell’Oratorio si dichiararono disposti a visitare gli infermi.

69 Mamma Margherita mise a disposizione lenzuola, indumenti e tovaglie dell’altare oltre che la roba che le apparteneva ed aveva portato da casa.

70 “Una così lunga presenza femminile e materna è un fatto unico nella storia dei fondatori delle congregazioni educative” (don Pascual Chávez)

71 Possiamo dire che “la Congregazione salesiana fu cullata fra le braccia di mamma Margherita” (Teresio Bosco)

72 “Dio sa quanto ti amai, ma da lassù ti sarò di maggior aiuto. Ho fatto tutto quello che potevo... Di’ ai ragazzi che ho lavorato per loro come una madre”. (Memorie Biografiche)

73 Mamma Margherita visse povera e morì povera. Sepolta in una tomba comune, non ebbe mai il nome scritto sulla lapide, ma il suo nome è scritto in ciascuno di noi.

74 “Celebrando i 150 anni dalla morte di Mamma Margherita, mamma della famiglia educativa creata da don Bosco, ho pensato di invitare la Famiglia Salesiana a rinnovare l’impegno in favore della famiglia, culla della vita e della prima umanizzazione” (Don Pascual Chávez, Strenna 2006)

75 Disegni: G. Grilli (Torino 1961) Montaggio: Don Luiz De Liberali (Recife 2006)


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