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Quota di over 65 sulla popolazione 2007 - 2050 Tassi di occupazione, 55-64enni 2008, Uomini e Donne fonte: Eurostat LFS.

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Presentazione sul tema: "Quota di over 65 sulla popolazione 2007 - 2050 Tassi di occupazione, 55-64enni 2008, Uomini e Donne fonte: Eurostat LFS."— Transcript della presentazione:

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2 Quota di over 65 sulla popolazione

3 Tassi di occupazione, 55-64enni 2008, Uomini e Donne fonte: Eurostat LFS

4 Età di pensionamento ufficiale ed effettiva 2005

5 Indagine LABOR su strategie imprese riguardo prolungamento Nel 2006 il Laboratorio Revelli ha condotto un’indagine sulle strategie delle imprese riguardo al prolungamento della vita lavorativa presso una quarantina di imprese italiane. Interviste individuali a responsabili della gestione del personale di: – imprese grandi e medie, della manifattura e dei servizi, – società della Pubblica Amministrazione – imprese di Public Utilities Focus group e discussioni con sindacati, associazioni di categoria, esperti e studiosi del tema

6 Obiettivi dell’indagine LABOR  Verificare la sensibilità delle imprese sul tema del prolungamento della vita attiva dei lavoratori.  Far luce sugli aspetti che le imprese percepiscono come più pressanti riguardo la necessità futura di mantenere al lavoro personale ultracinquantenne.  Approfondire se, dove e come il sistema di incentivi, gli investimenti in capitale umano e in formazione, il sistema di relazioni industriali, le regole pensionistiche, ecc. debbano essere riorientati per consentire l’elaborazione di strategie per il prolungamento della vita lavorativa

7 Risultati (percezione delle imprese)  L’obiettivo del prolungamento attivo non è percepito nel suo (futuro) potenziale di rottura con le politiche del presente (e del passato). L'ottica delle imprese è limitata al breve periodo, se non al brevissimo.  Quando le politiche di investimento in risorse umane hanno natura strutturale devono la lungimiranza a fattori organizzativi indotti o dalla piccola dimensione o dal DNA padronale che radica le imprese al territorio e ai suoi abitanti.  In alcuni casi la questione della sopravvivenza stessa dell'impresa, in contesti altamente concorrenziali, giustifica la scarsa attenzione al futuro

8 Qualche esempio emerso dall’indagine di buone prassi nell’age management Progressive riduzioni di orario per gli anziani Partecipazione attiva dei lavoratori in pensione alle iniziative aziendali (visite scolastiche, comunicazione...) Impiego dei lavoratori più anziani nella trasmissione della ‘storia’ dell’azienda (tutorship) Formazione continua, partecipazione a convegni e a corsi fuorisede anche per gli anziani. Motivazione dei lavoratori più anziani attraverso rotazione quinquennale delle mansioni. Utilizzo dei lavoratori anziani in attività dove la ‘fiducia’ data dall’esperienza è una richiesta della clientela (es. vendita di prodotti rivolti alla popolazione anziana)

9 Percorsi dal lavoro dipendente alla pensione Accanto al modello di transizione prevalente “posto fisso – pensione” sono comuni anche storie lavorative molto più frastagliate

10 Pensionato, categoria multidimensionale (alcuni esempi) “Appassionato” –Ha il tempo per coltivare gli interessi Casa-Lavoro-Casa –Rischio depressione, troppo tempo libero, ridefinizione dei rapporti familiari Ex dirigente –Possibili consulenze, indebolimento del ruolo, perdita del potere Ex operaio –Se in buona salute si riposa, se “affezionato” al lavoro soffre come il dirigente, non si sente più utile Con ‘obblighi’ (nipoti, parenti più anziani) –Il tempo libero è nuovamente occupato, difficoltà di programmazione

11 Quota di over 50 impegnata in attività di volontariato (indagine SHARE)

12 Quota di over 50 che riceve assistenza da membri NON appartenenti alla propria famiglia

13 % di nonne che bada ai nipoti almeno settimanalmente % di nonne (>65 anni) che lavora

14 Alcune iniziative Servizio Civile (Ministero della solidarietà sociale) Formazione al pensionamento (Associazione Nestore) Nonni Civici (varie realtà comunali) Consiglio dei Seniores

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16 Conclusioni In Italia si invecchia più che altrove: si vive più a lungo e la natalità è bassa. Affrontare la questione dell’invecchiamento della popolazione è dunque un’urgenza a livello nazionale. Due azioni in particolare si rendono necessarie: 1) prolungare la vita attiva dei lavoratori, ovvero spostare in avanti la data del pensionamento, 2) formare i lavoratori durante tutta la loro carriera, la c.d. lifelong learning.

17 Occorre progettare politiche per la messa in atto degli interventi Coinvolgere gli attori sociali, attraverso richieste e sostegno Le imprese devono comprendere la natura del problema e modificare le strategie occupazionali, (ad es. favorire la prosecuzione del rapporto di lavoro con i più anziani, attraverso miglioramenti nell’ergonomia dell’ambiente di lavoro e contratti più flessibili rispetto all’orario e alle mansioni richieste). Le politiche del lavoro devono supportare il mondo imprenditoriale, con incentivi di natura finanziaria e riduzioni del costo relativo del lavoro E’ necessaria un’azione di formazione all’invecchiamento che parta dallo Stato e che sia in grado di raggiungere l’imprenditoria e i cittadini.

18 Qualcosa è stato fatto: –D.Lgs n.216/2003 – divieto di discriminazione basata sull’età [ma sopesso disattesa da chi fa ricerca e selezione personale]; –legge 133/2008 possibilità di cumulo tra pensione e redditi da lavoro Occasioni perdute: –Emendamento in Finanziaria 2006 “accordo tra generazioni” (vedi prossima slide) –Incentivi all’occupazione di lavoratori anziani in Legge Biagi, perlopiù inutilizzati Esempio UK: –Codice di autodisciplina, campagna di opinione, sito dedicato

19 Giovani e anziani: un accordo tra generazioni  Emendamento in Finanziaria 2006 (quale seguito?): «al fine di promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e ridurre le uscite dal sistema produttivo dei lavoratori anziani, è istituto l'accordo di solidarietà tra generazioni, con il quale, è prevista, su base volontaria, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti che abbiano compiuto i 55 anni, e la correlativa assunzione con contratto di lavoro a tempo parziale per un orario pari a quello ridotto, di giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore a 25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea».

20 Lavoratori e sindacato devono cambiare mentalità : –Non c’e’ evidenza che lavoro degli anziani crei spiazzamento all’occupazione giovanile –E’ importante non generalizzare:è il tipo di lavoro svolto che determina la possibilità di proseguire o meno (Professionals) –L’ultima bollatura non deve rappresentare la soglia dell’inutilità sociale Suggerimenti/proposte: –Banche dati di competenze delle persone in uscita disponibili per attività di volontariato/terzo settore; –Forme di ricompensa non monetaria per partecipazione ad attività di volontariato, –Agevolazioni tipo “imprenditoria femminile” per associazioni professionali di lavoratori anziani (es. dirigenti FIAT, federmanagement)

21 E’ necessario un diverso approccio culturale che favorisca lungo tutto il corso di vita la: Formazione alla pensione e al volontariato Siamo in presenza di un paradosso: Società della Conoscenza MA perdita di “conoscenze”


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