La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Operatore Socio Sanitario Relatore R.M. Buffoli. MEDICAZIONI Una medicazione si definisce complessa quando: Una medicazione si definisce complessa quando:

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Operatore Socio Sanitario Relatore R.M. Buffoli. MEDICAZIONI Una medicazione si definisce complessa quando: Una medicazione si definisce complessa quando:"— Transcript della presentazione:

1 Operatore Socio Sanitario Relatore R.M. Buffoli

2 MEDICAZIONI Una medicazione si definisce complessa quando: Una medicazione si definisce complessa quando: c’è almeno un drenaggio c’è almeno un drenaggio

3 MEDICAZIONE

4 Segni cardinali di infiammazione acuta Rubor: arrossamento dovuto all'aumento di sangue nell’area Rubor: arrossamento dovuto all'aumento di sangue nell’areasangue Tumor: rigonfiamento dovuto all'edema Tumor: rigonfiamento dovuto all'edemaedema Calor: aumento della temperatura in seguito all'ipertermia e ad un aumento del metabolismo cellulare Calor: aumento della temperatura in seguito all'ipertermia e ad un aumento del metabolismo cellulare Dolor: dolore per alterazioni biochimiche locali Dolor: dolore per alterazioni biochimiche locali Functio laesa: inibizione della funzionalità dell'area colpita (specie se si tratta di un'articolazione) a causa del dolore e degli squilibri indotti dai meccanismi facilitatori dell'infiammazione (es. edema) sull'integrità delle strutture infiammate. Functio laesa: inibizione della funzionalità dell'area colpita (specie se si tratta di un'articolazione) a causa del dolore e degli squilibri indotti dai meccanismi facilitatori dell'infiammazione (es. edema) sull'integrità delle strutture infiammate.

5 BENDAGGI

6

7 REGOLE FONDAMENTALI

8 USTIONE L'ustione è una lesione dei tessuti tegumentari causata dall'esposizione del tessuto stesso a fonti termiche, a sostanze chimiche (causticazione), a sorgenti elettriche o a radiazioni. Le ustioni che interessano solo la pelle superficiale sono conosciute come ustioni superficiali o di primo grado. Quando il danno penetra in alcuni degli strati sottostanti, ci si trova nel caso di un'ustione a spessore parziale o di secondo grado. Se coinvolge tutti gli strati della pelle, essa si classifica come ustione di tutto lo spessore o di terzo grado. Una ustione di quarto grado comporta inoltre lesioni ai tessuti più profondi, come muscoli o ossa lesionetegumentarielettricheradiazionimuscoliossalesionetegumentarielettricheradiazionimuscoliossa

9 TRATTAMENTO Il trattamento dei casi più gravi inizia con la valutazione e la stabilizzazione delle vie aeree, della respirazione e della circolazione dell'infortunato. Se si sospetta un danno da inalazione potrebbe rendersi necessaria l'intubazione del paziente. A ciò segue la cura della bruciatura stessa. Le persone con ustioni estese possono essere avvolte in lenzuola sterili fino all'arrivo in un centro ospedaliero specializzato nel trattamento. Le ustioni sono a rischio di infezione e perciò viene somministrato un richiamo di antitetanica se un individuo non è stato vaccinato entro gli ultimi cinque anni. intubazioneantitetanicaintubazioneantitetanica

10 LESIONI DA PRESSIONE La lesione da pressione (o ulcera da decubito) è una lesione tissutale, con evoluzione necrotica, che interessa l’epidermide, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, la muscolatura e le ossa. Piuttosto comunemente è detta anche "piaga". necroticaepidermidederma muscolaturaossanecroticaepidermidederma muscolaturaossa

11 Stadio-Descrizione-Terapia I:eritema fisso (che non scompare alla digito-compressione) della cute integra; altri segni indicativi dell'imminente insorgenza della lesione possono essere lo scolorimento cutaneo, il calore o l'indurimento. eritema fissodigito-compressioneeritema fissodigito-compressione

12 Stadio II:ferita a spessore parziale che coinvolge l'epidermide e/o il derma. La lesione è superficiale e clinicamente si presenta come una abrasione, una vescicola o una lieve cavità; epidermide dermaepidermide derma

13 Stadio III:ferita a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo che si può estendere fino alla sottostante fascia muscolare senza però attraversarla; la lesione si presenta clinicamente come una cavità profonda che può sottominare o meno il tessuto contiguo. necrosi

14 Stadio IV:ferita a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti, necrosi e danno ai muscoli, ossa e strutture di supporto (tendini, capsule articolari). La presenza di sottominature del tessuto e di tratti cavitari può essere associata a lesioni da decubito di stadio 4. necrositendinicapsule articolarinecrositendinicapsule articolari

15 Causa delle lesioni da decubito Le principali cause locale che dà origine alla lesione è la prolungata pressione. La sofferenza dei tessuti si manifesta quando le forze che agiscono su un punto della cute, superano la pressione del sangue presente nei capillari arteriolari e venosi.

16 Se la compressione persiste nel tempo questa produce nelle cellule anossia e acidosi con conseguente morte cellulare. Oltre alla pressione del corpo, possono contribuire alla formazione di lesioni cutanee anche le forze di taglio e di frizione.

17 Le prime (taglio), per esempio, sono quelle che agiscono sulla persona allettata in posizione seduta e che progressivamente scivola verso il fondo del letto determinando lo scorrimento degli strati profondi (muscoli, tendini ecc.. ), sul tessuto cutaneo e sottocutaneo.

18 Le forze di frizione sono quelle che agiscono direttamente sullo strato più esterno della cute asportandone una parte e rendendo la cute più sottile e vulnerabile all'effetto negativo della pressione. L'esempio di forza di frizione è quella esercitata dalla superficie delle lenzuola sullo strato esterno dell'epidermide quando l'ammalato viene “trascinato” per gli spostamenti nel letto

19 Il rischio di sviluppare la lesione da decubito aumenta se alle forze di pressione, taglio e frizione si associano fattori generali quali le cattive condizioni di salute, l'immobilità e/o l'incontinenza, le malattie croniche in particolare la malattia diabetica, le vasculopatie e la malnutrizione.

20 La malnutrizione è un fattore di rischio estremamente importante nello sviluppo di lesioni da pressione. La compromissione dello stato nutrizionale, soprattutto se comporta calo ponderale, con conseguente riduzione del pannicolo adiposo e diminuzione delle proteine circolanti, aumenta la suscettibilità dei tessuti al danno da pressione.

21 Un altro importante fattore di rischio è rappresentato dall'invecchiamento. I soggetti anziani sono particolarmente esposti allo sviluppo di lesioni. L'invecchiamento infatti è caratterizzato da riduzione dell'elasticità della cute e della sua vitalità con riduzione del tessuto sottocutaneo, atrofia muscolare e maggiore fragilità capillare.

22 Prevenzione Educazione e addestramento La valutazione del rischio La mobilizzazione L’alimentazione L’igiene personale Il letto e la biancheria L’incontinenza

23 1. EDUCAZIONE E ADDESTRAMENTO La prevenzione e la cura delle lesioni da pressione saranno tanto più efficaci quanto più il malato e la famiglia saranno attivamente e consapevolmente coinvolti in tale processo. In presenza di lesioni è altrettanto fondamentale un approccio corretto ed adeguato all'alimentazione, alle cure igieniche, alla mobilizzazione.

24 Inoltre, l'addestramento dei familiari rispetto al trattamento delle lesioni, sempre con la supervisione dell'Infermiere, in applicazione di un piano personalizzato predefinito, ha la finalità di aumentare, ove possibile, la capacità di autonomia della famiglia con conseguente garanzia di continuità e globalità del trattamento.

25 Risulterà fondamentale per la qualità di vita futura dell'utente, illustrare i fattori che favoriscono l'insorgenza di lesioni e le misure ed i comportamenti che ne favoriscono il miglioramento e la guarigione.

26 L'intervento educativo dovrebbe seguire alcuni principi fondamentali: L'intervento educativo dovrebbe seguire alcuni principi fondamentali: Chiarezza e concisione per essere comprensibili; Rispettare il tempo altrui; Far esprimere le opinioni; Dire le cose più importanti; Suddividere la spiegazione delle procedure in semplici e piccoli passaggi.

27 Quindi: Si spieghi lo scopo degli interventi preventivi e curativi; Si diano spiegazioni in merito al materiale da utilizzare;

28 Si spieghi come prevenire le complicanze, come riconoscere i segni ed i sintomi; Si insegni a praticare i trattamenti necessari attraverso un addestramento graduale e personalizzato; Si verifichi che siano stati compresi i concetti principali e che siano state apprese le"tecniche"insegnate.

29 2. LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO La valutazione del rischio di poter sviluppare lesioni da pressione è l'elemento di base per la pianificazione dell'assistenza orientata principalmente alla prevenzione.

30 La misurazione del rischio fornisce inoltre informazioni che aiutano l'equipe curante e la famiglia a dimensionare correttamente i tempi assistenziali da garantire al malato, necessari per prevenire l'insorgenza delle lesioni da decubito.

31 La valutazione iniziale del rischio permette di procedere successivamente al monitoraggio e alla rivalutazione periodica; in tal modo, risulta possibile verificare l'efficacia degli interventi posti in essere dal piano assistenziale

32 Quindi: Valutare il rischio di sviluppare lesioni in tutti i malati che non sono in grado di muoversi autonomamente, allettati o costretti in carrozzina.

33 Valutare altri fattori che, se presenti, aumentano il rischio quali: l'incontinenza, l'immobilità, la malnutrizione, la situazione dello stato mentale.

34 Tutti i malati che presentano uno o più fattori di rischio devono quindi essere valutati al momento della presa in carico e nel corso delle verifiche periodiche. INDICE DI NORTON (VEDI TABELLA IN WORD)

35 SCALA A PUNTEGGIO DI NORTON INDICATORIVARIABILI CONDIZIONI GENERALI BUONEDISCRETESCADENTIGRAVI STATO MENTALE LUCIDOAPATICOCOMA APALLICO COMA MOBILITA' AUTONOMAPOCO LIMITATA MOLTO LIMITATA IMMOBILITA' INCONTINENZA FECALE ASSENTEOCCASIONALECONTROLLATA DA FARMACI CONTINUA punteggio indicatore432 1 Punteggio finaleRISCHIO ASSENTE: da 16 a 15 RISCHIO LIEVE: da 14 a 12 RISCHIO ELEVATO: uguale o inferiore a 11

36 COMA APALLICO Lo stato vegetativo è una condizione di possibile evoluzione del coma caratterizzata dalla ripresa della veglia, senza contenuto di coscienza e consapevolezza di sé e dell'ambiente circostante. coma coscienza Lo stato vegetativo viene definito persistente (stato vegetativo persistente, SVP) - in inglese Persistent Vegetative State (PVS) - se protratto nel tempo e permanente quando si presume che sia irreversibile. Esistono oggi tuttavia ancora molte controversie sia da un punto di vista medico che legale sul fatto che questa condizione sia irreversibile o meno. Questa condizione viene anche definita con altri termini, che stanno cadendo in disuso, quali stato di non consapevolezza post traumatica, sindrome apallica oppure coma vigile

37 Agire sui fattori di rischio RIDURRE LE FORZE DI TAGLIO E FRIZIONE  evitare che nel corso degli spostamenti attivi e passivi la cute sfreghi contro le lenzuola o altre superfici, con la possibilità di microlesioni dello strato di cute più superficiale.

38 RIDURRE LA DURATA E L'INTENSITÀ DELLA PRESSIONE CUTANEA IN PARTICOLARE SULLE PROMINENZE OSSEE E NELLE SEDI ELETTIVE DI LESIONE  cambi di posizione che favoriscono la vascolarizzazione e l‘ossigenazione dei tessuti.

39 La frequenza per il cambio posturale dei soggetti a rischio non deve mai superare le due ore, e che in caso di arrossamento cutaneo, l'infermiere decide tempi più brevi per i cambi di posizione

40 3 LA MOBILIZZAIONE Il movimento è considerato la prima difesa dell'organismo contro i danni da compressione: al paziente valutato a rischio deve essere applicato un piano personalizzato di cambio posturale per alternare le zone sottoposte a pressione e per evitare l'ostruzione del microcircolo e quindi l'ischemia e la necrosi.

41 E' consigliata la rotazione periodica delle posture ogni due ore: viene indicato questo intervallo perché studi effettuati hanno dimostrato che è il periodo di tempo medio necessario perché si instauri sofferenza cutanea con danni maggiori al microcircolo;

42 in realtà ciò può avvenire ad intervalli di tempo maggiori o minori, per le diverse caratteristiche generali e locali del singolo soggetto. Si potrà pertanto verificare la necessità di programmare cambi posturali più frequenti.

43 CONSIGLI PER LA MOBILIZZAZIONE DELLA PERSONA A RISCHIO DI LESIONI DA PRESSIONE CONSIGLI PER LA MOBILIZZAZIONE DELLA PERSONA A RISCHIO DI LESIONI DA PRESSIONE Ad ogni individuo considerato a rischio, quando allettato, deve essere posizionato un dispositivo che riduca la pressione ( materassi ad aria statica, ad aria circolante, gel, ad acqua).

44 La persona allettata a rischio di lesioni quando viene spostata deve essere sollevata mediante dispositivi e non trascinata per evitare che si crei attrito.

45 Durante lo spostamento o la rotazione della persona a rischio per evitare di muovere in modo brusco gli arti ed il collo per evitare contratture e traumi.

46 Ridurre al minimo i tempo di contatto o meglio evitare completamente il contatto con questa zona.

47 Mantenere la testata del letto al più basso grado di elevazione compatibile con le condizioni cliniche, e ridurre al minimo il numero di cuscini per sollevare la testa; è consigliabile non usarne più di due per evitare che si verifichi scivolamento del corpo verso il basso.

48 Nel caso fosse presente una plegia degli arti, sostenere l'arto superiore posizionando un cuscino sotto la spalla ed il braccio interessati; per l'arto inferiore posizionare un cuscino sotto anca e gamba.

49 Occorre posizionare un cuscino o un supporto in fondo al letto unitamente ad un archetto per evitare posture viziate dei piedi (equinismo) ed atteggiamenti scorretti degli arti inferiori, nonché lesioni alle dita e al dorso del piede dovuto al peso di coperte e di lenzuola.

50 Quando viene utilizzato il decubito laterale si dovrà: sistemare il letto in posizione piana; evitare il decubito laterale ad angolo retto sul trocantere; far assumere una postura obliqua di 30°/40° al malato;

51 mettere un cuscino sotto al capo; distendere la gamba che appoggia direttamente sul materasso; il braccio corrispondente alla gamba, sarà flesso con il palmo della mano rivolto verso l'alto;

52 flettere leggermente la gamba controlaterale e farla appoggiare su un piccolo cuscino; flettere il braccio corrispondente e far appoggiare il palmo della mano su un piccolo cuscino; alcuni supporti (es. cuscini o prodotti schiumosi) possono essere impiegati per la protezione delle prominenze ossee.

53 4 L’ALIMENTAZIONE Fra i fattori generali favorenti l'insorgenza delle lesioni da pressione, si ricordano: cachessia; dispepsia; sindrome da malassorbimento; disidratazione; malnutrizione(iponutrizione, ipovitaminosi, ipoprotidemia); anemia; depressione;

54 L'apporto equilibrato di calorie, proteine e oligoelementi è di notevole importanza sia per la prevenzione che per la cura delle lesioni da pressione. Infatti nella maggior parte dei casi l'adeguato apporto alimentare favorisce ed accelera la guarigione della lesione e rende possibile un miglioramento delle condizioni generali.

55 L'equilibrio idro-alimentare deve garantire il raggiungimento e mantenimento del peso "ideale" del malato, con un quadro positivo del bilancio azotato e valori normali dell'albuminemia.

56 Fondamentale è pertanto la correzione tempestiva delle carenze alimentari, fornendo: Fondamentale è pertanto la correzione tempestiva delle carenze alimentari, fornendo: una sufficiente quantità di liquidi: una sufficiente quantità di liquidi: un adeguato apporto proteico e in particolare di aminoacidi essenziali; un adeguato apporto proteico e in particolare di aminoacidi essenziali; un adeguato apporto di carboidrati; un adeguato apporto di carboidrati; un adeguato apporto di grassi (soprattutto di acidi grassi essenziali); un adeguato apporto di grassi (soprattutto di acidi grassi essenziali); un adeguato apporto di Vitamine C, A, K e complesso B; un adeguato apporto di Vitamine C, A, K e complesso B; un adeguato apporto di sali minerali e oligoelementi (Zinco). un adeguato apporto di sali minerali e oligoelementi (Zinco).

57 Verificare sempre che l'utente assuma pasti variati e porzioni adeguate, in caso contrario è necessario il coinvolgimento del Medico e/o del Dietista oppure il ricorso ai servizi di dietologia e nutrizione clinica presenti sul territorio.

58 5. L’IGIENE PERSONALE La cute se integra, ben idratata e pulita, resiste maggiormente alla colonizzazione batterica e alla forza esercitata dalla pressione sul microcircolo. E' importante considerare che le persone anziane presentano spesso limitazioni funzionali che riducono le possibilità di svolgimento degli atti normali della vita quotidiana quali l'igiene personale; nell'anziano inoltre la cute è fragile per la riduzione del film idrolipidico che rappresenta la principale barriera contro gli agenti fisici e chimici.

59 Gli obiettivi generali per l'infermiere ed i famigliari saranno: Gli obiettivi generali per l'infermiere ed i famigliari saranno: mantenere la pulizia e l'integrità della cute; mantenere l'elasticità della cute; prevenire e/o ridurre le macerazioni

60 SCELTA DEI PRODOTTI E' bene usare e/o consigliare: E' bene usare e/o consigliare: acqua tiepida (prova del gomito); saponi e shampoo idonei (di Marsiglia, neutri, acidi, o la linea dei non saponi); asciugamani, teli da bagno di spugna o di cotone morbidi e puliti; prodotti idratanti per la cute. Ricordare di asciugare la cute tamponando leggermente ed eseguire eventuali massaggi in forma lieve e con prodotti idratanti (per mantenere il più possibile elastica l'epidermide).

61 CURA DELLA CUTE Evitare/ridurre la macerazione della cute da umidità. Nel malato incontinente è necessario ridurre al minimo il contatto cutaneo con feci o urine, per cui è opportuno pulire la cute e asciugarla ogni volta che il malato si bagna. Possono essere di aiuto dispositivi monouso o materiali che assorbono l'umidità e lasciano traspirare la cute.

62 Mantenere la cute elastica. La cute, soprattutto del malato anziano, necessita di essere idratata e mantenuta morbida ed elastica

63 Soprattutto nei punti dove si osserva una particolare secchezza (arti inferiori e superiori) è opportuno applicare sulla cute pulita ed asciutta, senza mai eccedere nella quantità, un leggero strato di crema emolliente/protettiva che potrà essere a base di lanolina o derivati dall'avena oppure olio di borragine o di mandorle, acidi grassi essenziali.

64 L'assorbimento è favorito da una leggera frizione circolare. Da evitare qualsiasi forma di massaggio con sostanze chimiche di natura alcolica.

65 6. IL LETTO E LA BIANCHERIA 7. L’INCONTINENZA Per l'azione macerante ed irritante di urina e feci, l'incontinenza richiede moltissima attenzione da parte del personale infermieristico e della famiglia: controllare frequentemente il soggetto incontinente (al fine di evitare il prolungato contatto con feci e urine);

66 eseguire accurate cure igieniche con acqua tiepida e saponi idonei, evitare l'uso di strumenti e manovre abrasive; asciugare bene la sede; controllare l'integrità della cute: idratare (meglio se con prodotti riassorbibili); evitare i prodotti alcolici, poiché irritanti;

67 applicare prodotti barriera, esempio: spray al silicone (vedi indicazioni successive); avvalersi di presidi per l'incontinenza: proteggere il letto con traverse salvamaterasso, se l'incontinenza è grave o doppia, (possibilmente non cerate);

68 ELEMENTI DI PRIMO SOCCORSO IL PRIMO SOCCORSO: è l’aiuto che si da alla persona coinvolta in un incidente o colpita da un malore in attesa dell’intervento da parte di persona qualificato.

69 L’intervento di primo soccorso deve essere finalizzato a: mantenere le funzioni vitalimantenere le funzioni vitali prevenire eventuali peggioramenti della situazioneprevenire eventuali peggioramenti della situazione migliorare, se possibile, le condizioni della persona infortunatamigliorare, se possibile, le condizioni della persona infortunata

70 Prestare primo soccorso non significa sostituirsi al medico o all’infermiera. Prima di effettuare qualsiasi intervento si deve assicurare la zona dell’accaduto (tutela dell’infortunato e tutela del soccorritore)

71 ESAME DELL’INFORTUNATO Pervietà delle vie aeree Funzione respiratoria: movimento della gabbia toracica; Funzione cardiocircolatoria: polso; Stato di coscienza: risposta agli stimoli verbali.

72 ALLARME E CHIAMATA:numero degli infortunati ALL’INFORTUNATO: non devono mai essere somministrati farmaci, alimenti e liquidi AI SOCCORITORI QUALIFICATI comunicare: la dinamica dell’accaduto, i sintomi lamentati dall’infortunato, i segni rilevati e gli interventi effettuati.

73 La minzione (dal latino tardo minctio, e da mingere) è l'insieme degli atti fisiologici, volontari e involontari, che determinano l'espulsione dell'urina raccolta nella vescica, attraverso l'uretra.urinavescicauretra

74 In base allo svuotamento/controllo: Disuria minzione dolorosa Disuria Enuresi involontario rilascio d'urine nei vestiti Enuresi Incontinenza urinaria incapacità di trattenere l'urina nella vescica Incontinenza urinaria Iscuria paradossa emissione di microgocce Iscuria paradossa Pollachiuria bisogno impellente e continuo di dover urinare Pollachiuria Ritenzione urinaria incapacità di vuotare completamente la vescica Ritenzione urinaria

75 Stranguria minzione lenta e dolorosa Stranguria Oliguria minzione al di sotto dei 400 ml/die (24h) Oliguria Anuria minzione al di sotto dei 250 ml/die (24h) Anuria Ematuria - micro e macro. Sangue nelle urine. Ematuria Nicturia Minzione notturna. Nicturia Piouria da Pio- pus. Urine contenenti pus. Piouria Poliuria Minzione al di sopra della quantità normale. generalmente > di 2000 ml/24h Poliuria

76 L'urinocoltura o urocoltura è un esame che valuta la presenza o meno di microrganismi nell'urina. Procedura: Nell'urinocoltura si effettua un prelievo dell'urina, con procedura sterile; solitamente sono necessari 5 ml inseriti in una provetta. Prelievo: Si preleva il "mitto intermedio" ovvero non la prima minzione (getto di urina), poiché nella prima vi può essere contaminazione da batteri commensali dell'uretra.

77 FECI Esami visivi: Le feci possono essere analizzate visivamente, per determinare alcune condizioni fisiologiche, in tal ambito è stata sviluppata la "Bristol stool scale" per la consistenza delle stesse e i problemi dell'alvo, mentre il colore delle feci può indicare problemi ad alcuni organi interni, come nel caso delle feci acoliche o delle rettorragie, in altri casi le colorazioni sono dovute all'età dell'individuo, come il meconio, che viene espulso nei primi giorni di vita, in altri casi il colore può essere influenzato dai farmaci, come il ferro preso per via orale che può dare la colorazione nera, un'altra causa delle alterazioni delle feci può data dalle malattie, come nel caso del colera che può portare a feci iper- acoliche.Bristol stool scalealvo rettorragiemeconiocolera

78 La coprocoltura è un esame microbiologico svolto sulle feci. Viene eseguita mediante la raccolta di un campione di feci o tramite un tampone rettale, che però dà risultati poco soddisfacenti, oppure prelevando tramite il cucchiaino del tappo provetta un campione di feci espulse microbiologicofeci

79 Raccolta del campione Un campione di feci viene raccolto in un contenitore pulito (es. vaso da notte) al fine di evitare la contaminazione con le urine ed altro materiale (ad esempio carta igienica o sapone). È bene sforzarsi di urinare prima della raccolta del campione, proprio per evitare una contaminazione accidentale. Una volta avvenuta la defecazione, le feci vanno raccolte con l'ausilio di una spatolina od altro elemento idoneo, e depositate nell'apposito recipiente (in genere fornito dal laboratorio od acquistato in farmacia) riempiendolo fino circa a metà. Il paziente deve essere istruito a prelevare i campioni in diversi punti delle feci, in particolare in corrispondenza di eventuali tracce di muco, sangue o pus.urinecontaminazione defecazionelaboratoriofarmaciafecimucosanguepus

80 Proprio questi campioni avranno infatti maggiore probabilità di risultare positivi nella ricerca dei patogeni. A seconda di quale tipo di patogeno si ricerca con il test, si potrebbe necessitare della raccolta di un solo campione di feci, oppure potrebbe essere necessario diversi campioni di feci distribuiti in un periodo di più giorni. Nei giorni precedenti la coprocoltura è bene non ricorrere a lassativi, purghe, clismi o supposte per evacuare. Sarà a discrezione del medico, che valuterà caso per caso, proporre la sospensione di una eventuale terapia antibiotica. Dopo la raccolta il contenitore deve essere reso identificabile (nome, cognome, data ed ora di raccolta), chiuso con cura e portato prima possibile al laboratorio di analisi. Se questo non è possibile deve essere conservato in frigorifero per non più di 24 ore al fine di non alterare le indagini di laboratorio. Negli infanti può essere necessario raccogliere il campione di feci ricorrendo ad un tampone rettale. Durante l'intera procedura si debbono indossare guanti monouso, Terminate le operazioni, anche se si sono usati i guanti, è bene ricorrere ad un accurato lavaggio delle mani.patogenilassativipurghesupposte laboratorio di analisiinfantiguanti monouso

81 Il sangue occulto è la presenza di sangue non visibile ad occhio nudo all'interno delle feci; si differenzia quindi dal sangue rosso vivo che, ad esempio, si può trovare sulla carta igienica in caso di emorroidi o ragadi anali. Con il test per il sangue occulto fecale (SOF) si ricerca la presenza di sangue non macroscopicamente evidente nelle feci.emorroidiragadi anali

82 VOMITO Il vomito (detto anche emesi) è l'espulsione rapida attraverso la bocca di materiale gastrointestinale, provocata dalla rapida contrazione involontaria dei muscoli dell'addome, associata ad un'apertura del cardias in seguito ad un'onda antiperistaltica che parte dal digiuno. Il materiale emesso può essere alimentare o non alimentare. boccacardiasantiperistalticadigiuno Il vomito si differenzia dal rigurgito perché quest'ultimo è una risalita del contenuto gastrico nella bocca che avviene senza la contrattura dei muscoli dell'addome. Solitamente il vomito è preceduto da nausea e conati; il conato è un tentativo infruttuoso di vomitare poiché compiuto a glottide chiusa impedendo il passaggio del materiale dall'esofago alla bocca. Nausea, conati e vomito sono pressoché costantemente accompagnati da ipersalivazione.nauseaglottideesofagoipersalivazione

83 Vomito alimentare: se vengono rigettati alimenti anche a distanza dai pasti Vomito acquoso: se è acido, con poca mucina, e sono presenti succhi gastrici mucinasucchi gastrici Vomito mucoso: se è anacido, ricco di mucina, e sono presenti succhi gastricisucchi gastrici Vomito biliare: se si presenta emissione di bile ed ha un caratteristico colore verde scuro bile

84 Vomito fecaloide nel caso abbia un colore marrone scuro ed un tipico odore di feci, dovuti a stasi prolungata nell'intestino (nel caso, ad esempio, di occlusione intestinale), per cui la flora batterica prolifera indefinitamentefeciocclusione intestinaleflora batterica Vomito emorragico o Ematemesi: se è presente sangue rosso vivoEmatemesi Vomito caffeano, se è presente sangue digerito con un tipico colore nerastro ("a posa o fondo di caffé").

85 ESPETTORATO La comparsa di espettorato indica un'abnorme produzione di secreto, che, di norma, viene emesso senza tosse, se proviene dal naso o dalla faringe, con la tosse (espettorato o escreato) dalla mucosa bronchiale.faringe

86 L'espettorato può assumere caratteristiche diverse: sieroso, con elevate concentrazioni di albumina;albumina mucoso: composto di muco, ha colore biancastro, aspetto perlaceo, non va a fondo nell'acqua; vischioso: appiccicaticcio; mucopurulento: bianco-giallastro, va a fondo nell'acqua (bronchite, broncopolmonite, bronchiectasia);bronchitebroncopolmonitebronchiectasia emorragico: contiene del sangue (in caso di bronchite, polmonite, ascesso polmonare, infarto polmonare, tubercolosi, neoplasia bronchiale, stenosi mitralica);sangue polmoniteascesso polmonareinfarto polmonaretubercolosi neoplasiastenosi mitralica ematico gelatinoso ("a gelatina di lampone") si ha nel cancro broncogeno e si può avere anche nella polmonite da Klebsiella pneumoniae,Klebsiella pneumoniae rugginoso ("a succo di prugna"): purulento contenente pigmento ematico modificato; è tipico della polmonite pneumococcica;

87 schiumoso: secrezione tenue, sierosa, aereata, spesso di colore roseo per presenza di emoglobina; è tipico dell'edema polmonare acuto;emoglobinaedema polmonare acuto purulento: è di colore grigio sporco o giallo verdastro; depositandosi si separa tipicamente in tre strati: mucoso in alto, sieroso intermedio, pus in fondo. In piccole quantità si ha nella risoluzione della bronchite acuta, nella polmonite, nei processi tubercolari aperti; in grande quantità si ha nell'ascesso polmonare e nelle bronchiettasie infette. Per differenziare le due condizioni serve la ricerca nell'espettorato delle fibre elastiche, che sono presenti nell'ascesso e assenti nelle bronchiectasie. L'essudato purulento non equivale necessariamente ad infezione dell'albero bronchiale.ascessobronchiettasie fetido: gangrene polmonari e bronchiectasie infette da germi anaerobi. fibrinoso: presenza di stampi di fibrina.fibrina

88 Alimentazione al paziente totalmente dipendente. Qual è il ruolo dell’OSS? Si organizza il servizio in modo che ogni malato venga tempestivamente aiutato e alimentato perché il cibo deve essere caldo ed appropriato. La persona assegnata a questo compito, deve:

89 Lavarsi le mani, Porsi da un lato del paziente e sedersi e impiegare il tempo necessario, magari conversando col malato.

90 Non mostrare fretta, non guardare l’ora, e fare in modo di poter disporre di 1 cucchiaio di media grandezza per dare cibi liquidi o semiliquidi al fine di evitare di sporcare la bocca e il naso del malato;

91 Spezzare il cibo in piccoli pezzi e porli nella parte anteriore della bocca per non stimolare il vomito; se il paziente è privo di dentiera dare omogeneizzati, carne macinata.

92 Far bere ogni tanto ponendo una mano sotto la testa del malato e sollevargliela, se possibile utilizzare la cannuccia.

93 Asciugare frequentemente la bocca tamponando, affinché assuma il cibo; è importante controllare che ogni malato assuma la dieta prescritta. Paziente allettato Per quanto riguarda i pazienti allettati e parzialmente collaboranti è importante che a tutti i malati siano state lavate le mani e poi porgiamo il vassoio

94 Il paziente AnzianoIl paziente Anziano: le cadute Il paziente Anziano La caduta è la perdita di equilibrio senza perdita di coscienza. Le persone più a rischio sono le persone anziane. Gli effetti delle cadute per l’anziano sono, oltre alla disabilità fisica, l’immobilizzazione e l’isolamento sociale.

95 Fattori di rischio: età maggiore a 70 anni, delirio, demenza, depressione, agitazione, aggressività, incontinenza, ospedalizzazione, cadute precedenti, debolezza, vista debole, ipotensione, disturbi di deambulazione, farmaci.

96 In ospedale, e nelle strutture che accolgono gli anziani, si devono facilitare gli spostamenti e si devono rendere sicuri i movimenti (es. materiali antiscivolo, calzature comode antiscivolo ecc).

97 Contenzione fisica: viene usata nei pazienti a forte rischio di cadute e con deterioramento psichico. Si fa nei casi strettamente necessari. La contenzione aumenta il tempo che l’infermiere o l’OSS devono dedicare al paziente. Questo strumento deve essere usato il meno possibile perché l’obiettivo deve essere la promozione delle capacità autonome della persona.

98 La tecnologia sta studiando strumenti diversi da usare al posto della contenzione come ad esempio i braccialetti di riconoscimento da mettere ai malati di Alzheimer o i distributori a tempo dei farmaci.

99 Scala di Conley Prima rilevazione del rischio di caduta A tutti i pazienti (adulti) ricoverati in regime ordinario* nella tipologia di D.H., DS, MAC, BOCA (prossimamente nominate BIC) dove ritenuto necessario dai Responsabili di U.O. entro le prime 24 ore dal momento dell’accettazione nelle U.O. sarà eseguita la valutazione del rischio di caduta attraverso la compilazione della scala di Conley. del rischio di caduta durante la degenza Rilevazioni periodiche del rischio di caduta durante la degenza La rivalutazione sarà effettuata: - ogni 72 ore a tutti i pazienti che nella prima rilevazione dimostrino un punteggio ≥ a 2 della scala di Conley o che risultino a rischio per farmaci assunti/patologie presenti - nel momento in cui il paziente (anche non a rischio nella prima valutazione) presenta una modifica del suo stato di salute.

100 IL BISOGNO DI ELIMINAZIONE. IL CATETERISMO VESCICALE l’OSS opera, coopera o collabora? Fase informativa: sulla persona (uomo, donna, bambino; grado di collaborazione; condizioni generali; …), sull’ambiente (confort), sul materiale.

101 Fase di preparazione del materiale. Telino sterile monouso, catetere vescicale (richiesto dall’infermiere), sacca per catetere, siringa da 10 ml, soluzione fisiologica, anestetico locale, antisettico, garze sterili, guanti monouso, contenitore aghi e taglienti, occorrente per effettuare eventuale igiene perineale.

102 Fase esecutiva. Lavarsi le mani; garantire la privacy (allontanare i familiari dalla stanza); informare il paziente su ciò che verrà fatto; si predispone il materiale su un piano rigido in prossimità del letto del paziente; si lavano le mani e si indossano i guanti; si effettua un’igiene perineale senza asciugare;

103 si passa l’antisettico con uso anche delle garze sterili; si prepara il campo sterile per l’infermiera; si prepara la siringa con soluzione fisiologica da 10 cc; si passa all’infermiera il catetere e poi l’anestetico locale (luan o altro) ;

104 una volta posizionato il catetere si passa la siringa (per riempire il palloncino  se catetere a permanenza); si raccorda il catetere alla sacca di raccolta urine e si fissa il “tubicino” al letto o alla gamba del paziente per evitare trazioni e traumatismi alla cute; si riposiziona il malato;si pulisce, si raccoglie e si smaltisce il materiale utilizzato (corretta eliminazione dei rifiuti); si tolgono i quanti e ci si lava le mani.

105 Fase valutativa. Si ripercorrono le varie fasi della procedura per vedere se è stato fatto tutto correttamente.

106 IL BISOGNO DI RIPOSO E SONNO I fattori che influenzano la soddisfazione del bisogno di riposo e sonno sono fisiologici, psicologici e iatrogeni. Fattori fisiologici  l’età (i neonati dormono circa 16 ore al giorno, la persona anziana 6-7 ore); le abitudini personali; i disturbi fisici (la persona può essere disturbata dal dolore); i disturbi psichici e i farmaci.

107 Fattori psicologici  lo stato emotivo e la privacy (dividere la stanza di degenza con persone non conosciute e con abitudini diversificate). Fattori iatrogeni  il rumore; l’illuminazione; la temperatura.

108 L’aiuto nella soddisfazione del bisogno di riposo e sonno Collaborare con il personale infermieristico agendo sia sull’ambiente sia sull’utente: sull’ambiente azioni mirate al controllo del rumore, dell’illuminazione e della temperatura; sull’utente  il posizionamento; il ricambio della biancheria; l’assunzione di bevande rilassanti; escludere dal pasto serale cibi difficilmente digeribili.

109 IGIENE AMBIENTALE E COMFORT ALBERGHIERO Il microclima è il clima di un ambiente confinante. Esso è condizionato dalle caratteristiche: fisiche (temperatura tra i 18 e i 20 °C, umidità relativa tra il 20 e il 70%, velocità dell’aria); chimiche e microbiologiche (polveri, microrganismi) dell’ambiente in cui l’uomo si trova. Il calore prodotto dall’uomo viene scambiato, attraverso specifici meccanismi, con l’ambiente esterno che alterano il microclima.

110 Costantemente è necessario controllare il microclima, verificando: L’illuminazione; La ventilazione; Il riscaldamento; Il condizionamento.

111 Nell’assunzione dei farmaci (terapia per os), l’OSS opera, coopera, collabora? Qual è il ruolo dell’OSS? Collabora in quanto svolge attività su precisa indicazione dei professionisti. –Giusto farmaco –Giusto dose –Giusto paziente –Giusta via di somministrazione –Giusta ora –Giusta registrazione

112 RIFIUTI OSPEDALIERI  La gestione dei rifiuti in ospedale viene normata dal DPR 254/2003 (G.U. 211/2003), indirizzato principalmente alle Strutture Sanitarie, che rappresenta il Regolamento attuativo del Decreto Legislativo 22/1997.  Questo decreto recepisce l’articolo 24 della legge 31 luglio 2002, n. 179; la vecchia normativa al riguardo è stata abrogata.

113 Rifiuti sanitari possono essere classificati come: -i rifiuti sanitari non pericolosi -i rifiuti sanitari assimilati ai rifiuti urbani; -i rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo; -i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo; - i rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento

114 Rifiuti sanitari non pericolosi  Sono i rifiuti costituiti da materiale metallico non ingombrante, da materiale metallico ingombrante, vetro per farmaci e soluzioni privi di deflussori e aghi, gessi ortopedici.  Tali rifiuti denunciabili con il codice CER e, per gli oggetti da taglio, con il codice CER , qualora non presentino condizioni di pericolosità da un punto di vista infettivo, devono essere recuperati.  Sono inoltre rifiuti sanitari non pericolosi le parti anatomiche ed organi incluse le sacche per il plasma e le sostanze per la conservazione del sangue (codice CER ).  Appartengono a questa categoria ancora i farmaci scaduti (codice CER ) ed i rifiuti provenienti dai laboratori dei servizi sanitari che non presentano caratteristiche di pericolosità.

115 Rifiuti sanitari assimilati ai rifiuti urbani  I seguenti rifiuti sanitari, qualora non rientrino tra quelli classificati come pericolosi, sono assoggettati al regime giuridico e alle modalità di gestione dei rifiuti urbani:  1) i rifiuti derivanti dalla preparazione dei pasti provenienti dalle cucine delle strutture sanitarie;2) i rifiuti derivanti dall'attività di ristorazione e i residui dei pasti provenienti dai reparti di degenza delle strutture sanitarie, esclusi quelli che provengono da pazienti affetti da malattie infettive per i quali sia ravvisata clinicamente, dal medico che li ha in cura, una patologia trasmissibile attraverso tali residui;

116  3) vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi in genere, materiali ingombranti da conferire negli ordinari circuiti di raccolta differenziata, nonché altri rifiuti non pericolosi che per qualità e per quantità siano assimilati agli urbani ai sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;4) la spazzatura;5) indumenti e lenzuola monouso e quelli di cui il detentore intende disfarsi;6) i rifiuti provenienti da attività di giardinaggio effettuata nell'ambito delle strutture sanitarie;7) i gessi ortopedici e le bende, gli assorbenti igienici anche contaminati da sangue esclusi quelli dei degenti infettivi, i pannolini pediatrici e i pannoloni, i contenitori e le sacche utilizzate per le urine (se non considerati rifiuti pericolosi).

117 I rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo In ambito sanitario è possibile ricomprendere in questa categoria, tra gli altri, i seguenti rifiuti: liquidi di sviluppo e di fissaggio derivanti dall’uso di apparecchiature radiologiche, per i quali è consentito il recupero attraverso ditte autorizzate. Tali rifiuti attualmente sono quantitativamente in netta diminuzione a fronte della crescente digitalizzazione delle immagini; liquidi e sostanze chimiche di scarto derivanti da attività di laboratorio (es *); sostanze contenenti mercurio (060404*) quali termometri o sfigmomanometri rotti; oli o altre sostanze pericolose provenienti da officine o manutenzioni interne alla struttura sanitaria.

118 Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo: 1) tutti i rifiuti che provengono da ambienti di isolamento infettivo nei quali sussiste un rischio di trasmissione biologica aerea, nonché da ambienti ove soggiornano pazienti in isolamento infettivo affetti da patologie causate da agenti biologici di gruppo 4, di cui all'allegato XI del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni; 2) i rifiuti che presentano almeno una delle seguenti caratteristiche: a) provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto dei pazienti isolati; b) siano contaminati da: sangue o altri liquidi biologici che contengono sangue in quantità tale da renderlo visibile; feci o urine, nel caso in cui sia ravvisata clinicamente dal medico che ha in cura il paziente una patologia trasmissibile attraverso tali escreti; liquido seminale, secrezioni vaginali, liquido cerebro-spinale, liquido sinoviale, liquido pleurico, liquido peritoneale, liquido pericardico o liquido amniotico;

119 3) i rifiuti provenienti da attività veterinaria, che: a) siano contaminati da agenti patogeni per l'uomo o per gli animali;b) siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto per il quale sia ravvisato, dal medico veterinario competente, un rischio di patologia trasmissibile attraverso tali liquidi. Questi rifiuti sanitari sono individuati dalle voci * e * del Catalogo Europeo dei Rifiuti

120 Rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi di smaltimento  Animali da esperimento, organi e parti anatomiche non riconoscibili;  farmaci scaduti o inutilizzabili;  Sostanze stupefacenti e altre sostanze psicotrope;

121 DOMANDE APERTE 1.Chi è l’Operatore Socio Sanitario (OSS)? …………………………..

122 1.Chi è l’Operatore Socio Sanitario (OSS)? …………………………..: L’ OSS è un operatore di interesse sanitario che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona in un contesto sia sociale sia sanitario e favorisce il benessere e l’autonomia della persona.

123 2. Negli ambiti delle attività e delle competenze individuate, l’OSS (definisci e individua una situazione/attività assistenziale) Opera ……………………………………………… Coopera …………………………...………………… Collabora con l’infermiere/Ostetrica ………………………………………………

124 2 Negli ambiti delle attività e delle competenze individuate, l’OSS (definisci e individua una situazione/attività assistenziale) ………………………………………….. Opera in quanto agisce in autonomia rispetto a precisi e circoscritti interventi; Coopera in quanto svolge solo parte delle attività alle quali concorre con altri professionisti (l’infermiere); Collabora in quanto svolge attività su precisa indicazione dei professionisti


Scaricare ppt "Operatore Socio Sanitario Relatore R.M. Buffoli. MEDICAZIONI Una medicazione si definisce complessa quando: Una medicazione si definisce complessa quando:"

Presentazioni simili


Annunci Google