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Città e gestione territoriale

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Presentazione sul tema: "Città e gestione territoriale"— Transcript della presentazione:

1 Città e gestione territoriale
Prof. Stefano Maggi Corso territorio

2 La città e la viabilità L’urbanistica, intesa come scienza che studia gli agglomerati urbani, si sviluppa a seguito della crescita delle città dopo la rivoluzione industriale e la rivoluzione dei trasporti. Le prime norme alla base della moderna legislazione urbanistica sono le leggi sugli espropri per la moderna viabilità e soprattutto per la costruzione delle ferrovie.

3 Normative urbanistiche
In Italia le prime normative urbanistiche riguardano la classificazione stradale del 1865 (legge n per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia). Nello stesso anno si vota la legge n. 2359, che disciplina le espropriazioni per causa di pubblica utilità. Nella legge sugli espropri vengono introdotte norme per l’ampliamento e risanamento delle città, che interessano i comuni con oltre abitanti.

4 I problemi di igiene Per risolvere i problemi delle città, si interveniva con leggi specifiche. La prima legge fu quella del gennaio 1885, contenente disposizioni per provvedere alla pubblica igiene della città di Napoli. Fu presentata nell’estate del 1884 dopo una grave epidemia di colera, causata dall’altissima densità di popolazione e delle pessime condizioni del sottosuolo e delle fogne Napoli rappresentava una delle peggiori situazioni, ma tali problemi erano vivi anche in molte altre città italiane, con abitazioni malsane, condizioni di promiscuità, miseria e mancanza di igiene, che portavano colera, tubercolosi e altre malattie.

5 I piani di ampliamento I piani riguardarono all’inizio le grandi città: Firenze (piano del 1865), Roma (piani del 1873 e del 1882), Milano (piani d'ampliamento e di ristrutturazione, poi il piano del 1889, il piano del 1912), Torino (numerosi «piani d'ampliamento» nel corso dell'Ottocento, poi il piano regolatore del 1906 e le successive varianti), Genova (numerosi piani d'ampliamento), Napoli (rilevante il «piano di risanamento» del 1885, poi il piano del 1914). I piani furono poi estesi a Bologna, Ancona, Cuneo, Bergamo e numerose altre città grandi e medie.

6 Il territorio nelle campagne
Nelle campagne, il problema era quello di avere una maggiore quantità di terre da coltivare, per la popolazione che stava crescendo a causa della transizione demografica. Per strappare le terre alle paludi e alla vegetazione naturale furono promosse le bonifiche, che nel periodo fascista divennero “bonifiche integrali”.

7 Regio decreto 215/1933 Nuove norme per la bonifica integrale
Art. 1. “Alla bonifica integrale si provvede per scopi di pubblico interesse, mediante opere di bonifica e di miglioramento fondiario. Le opere di bonifica sono quelle che si compiono, in base ad un piano generale di lavori e di attività coordinate, con rilevanti vantaggi igienici, demografici, economici o sociali, in comprensori in cui ricadano laghi, stagni, paludi e terre paludose, o costituiti da terreni montani dissestati nei riguardi idrogeologici e forestali, ovvero da terreni, estensivamente utilizzati per gravi cause d'ordine fisico o sociale, e suscettibili, rimosse queste, di una radicale trasformazione dell'ordinamento produttivo. Le opere di miglioramento fondiario sono quelle che si compiono a vantaggio di uno o più fondi, indipendentemente da un piano generale di bonifica”.

8 La bonifica dell’Agro-Pontino
Tra il 1926 e la fine degli anni Trenta si sviluppa in Italia la grande impresa della bonifica della Pianura Pontina, a sud di Roma. Il regime fascista promuove l'organizzazione ed esecuzione d'un vastissimo programma di trasformazione territoriale. ettari di terreno paludoso vengono bonificati e messi a coltura, mediante un razionale sistema di appoderamento, la realizzazione di km di canali e 900 km di strade, e la costruzione di numerose città. Littoria, oggi Latina, è il nuovo capoluogo di provincia; ad essa si affiancano Pontinia, Sabaudia, Pomezia, Aprilia e una ventina di borghi. Orografia e insediamenti

9 L’Istituto Nazionale di Urbanistica
Nel gennaio del 1930, a conclusione del XII Congresso internazionale della Fédération internationaile pour l'habitation et l'aménagement du territoire (Fihuat), venne fondato l'Inu (Istituto nazionale di urbanistica). I promotori avevano deciso di costituire un istituto di cultura che si proponesse «lo studio dei problemi tecnici, economici e sociali, relativi allo sviluppo dei centri urbani e l'esame delle questioni relative all'organizzazione e al funzionamento dei servizi pubblici di carattere municipale».

10 La legge urbanistica L’Inu fu importante per l’approvazione, nel 1942, della prima legge urbanistica italiana. La Legge urbanistica fu il prodotto di uno scontro aspro tra i difensori a oltranza della proprietà privata e quelli che volevano porre dei limiti ai diritti di utilizzazione fondiaria. La legge stabiliva norme sull’ordinamento statale dei servizi urbanistici, sui piani regolatori comunali, sui piani territoriali di coordinamento, sulla determinazione degli espropri, sull’attività edilizia.

11 Le modifiche LEGGE URBANISTICA STATALE 17 agosto 1942, n. 1150
come modificata ed integrata da: legge 21 dicembre 1955, n. 1354; legge 6 agosto 1967, n. 765; legge 19 novembre 1968, n. 1187; legge 1° giugno 1971, n. 291; legge 22 ottobre 1971, n. 865; legge 28 gennaio 1977, n. 10; d.l. 23 gennaio 1982, n. 9, convertito in legge 25 marzo 1982, n. 94; legge 28 febbraio 1985, n. 47; d.l. 23 aprile 1985, n. 146, convertito in legge 21 giugno 1985, n. 298; legge 24 marzo 1989, n. 122; legge 17 febbraio 1992, n. 179.

12 Restauri e risanamenti
La legislazione urbanistica tendeva a disciplinare le nuove espansioni, e solo con la legge 457 del 1978 si è cominciato a disciplinare gli interventi sulle costruzioni vecchie, con la manutenzione straordinaria, la ristrutturazione, il restauro conservativo. Le leggi sulle tutele riguardavano i monumenti ed eventualmente lo sfondo dei monumenti, ma non facevano riferimento all’ambiente urbano complessivo. La cultura estetica era infatti basata sull’opera in se tessa e non sul contesto complessivo. Occorreva invece considerare lo stretto rapporto fra monumenti e città.

13 Legge urbanistica e vincoli
La legge 17 agosto 1942 n , “legge urbanistica”, emanata in piena guerra mondiale, rappresentò finalmente un tentativo di porre ordine nell’assetto del territorio, sofferente per la confusa giurisdizione e ormai oggetto sempre più di attacchi speculativi nelle città grandi e piccole. Tra l’altro, occorreva tenere conto della legge 1497/1939, secondo la quale, quando si trattava di zone soggette a vincolo (in base all’art. 25 della legge 1° giugno 1939 n. 1497) la facoltà del privato di eseguire costruzioni era soggetta al concorrente potere autorizzativo del Comune e della Soprintendenza.

14 Il ruolo del Ministero Al ministero dei Lavori Pubblici veniva affidato il compito di controllare tutte le attività relative all’organizzazione del territorio. Il piano regolatore generale doveva essere approvato dal Consiglio comunale e poi appunto dal ministero dei Lavori Pubblici. I piani particolareggiati dovevano stabilire le tipologie edilizie e gli indici di fabbricabilità, cioè i volumi delle abitazioni rispetto al terreno in cui venivano costruite. Infine, i piani territoriali di coordinamento e i piani intercomunali dovevano costituire «il livello più ampio dell’azione di pianificazione, dovevano venire incontro a quelle nuove esigenze che andavano valutate a una scala macroterritoriale, visto che l’ambito comunale si era assai spesso dimostrato inadeguato a regolare funzioni o prevedere attrezzature che interessavano più comuni e parti di territorio più ampie».

15 La ricostruzione dopo la guerra
La legge rimase priva del regolamento di esecuzione e di fatto dopo la fine della guerra venne accantonata per l’urgenza della ricostruzione, che doveva peraltro dare lavoro a migliaia di disoccupati. Il piano di ricostruzione, varato in condizioni eccezionali, venne poi applicato per un periodo molto più lungo del necessario. Le esigenze di ripresa economica ebbero decisamente la meglio sulle necessità di tutela e sul bisogno di pianificazione, cedendo del tutto agli interessi immobiliari.

16 Le disfunzioni nel “boom economico”
Nel dopoguerra le città italiane si svilupparono praticamente senza guida per l’assenza di una programmazione economica che prevedesse e guidasse la localizzazione territoriale, e per le carenze operative della legge urbanistica, in gran parte inapplicata ed elusa. Il fallimento dei piani intercomunali e la mancata elaborazione dei piani particolareggiati di esecuzione, impedirono il coordinamento comprensoriale degli insediamenti e l’integrazione razionale fra costruzioni edili e spazio occupato.

17 La speculazione La semplicità con cui di fatto si poteva costruire ovunque diede luogo a numerose situazioni imbarazzanti, tanto che il ministro dei Lavori Pubblici Salvatore Aldisio si esprimeva così al congresso dell’Istituto nazionale di urbanistica del 1952: «è ormai una operazione di chirurgia morale quello che si richiede. Vi sono speculatori che da qualche tempo stanno ingrassando in troppi luoghi senza alcun rischio e merito proprio, operando nel campo dell’edilizia».

18 La corruzione C’era poi il problema della corruzione, come ricordava il ministro Fiorentino Sullo: «Alcuni mesi or sono, per il piano regolatore di Roma, un distinto signore mi chiede udienza per farsi spiegare la procedura, tuttora in corso, di approvazione. Mi confidò la cifra che avrebbe dovuto sborsare perche fosse cambiata la destinazione di zona del suo terreno. Mi chiese come comportarsi, ne volle rivelare il nome di colui che si sarebbe prestato per mutare, con un semplice tratto di matita, al comune di Roma, una destinazione capace di fruttare centinaia di milioni… mi chiesi pero quanti onesti cittadini potrebbero essersi trovati di fronte al terribile dilemma: accettare un ricatto ed avvantaggiarsene o rifiutarlo e non avere armi legali di difesa». F. Sullo, Lo scandalo urbanistico, Firenze, Vallecchi, 1964, pp

19 L’abuso del territorio
Tra le maggiori speculazioni sono da annoverare i casi di Roma e di Napoli, dove si riscontrò una serie di scandali di ampia risonanza, messi in evidenza da giornalisti come Antonio Cederna, e finiti in processi e in dibattiti parlamentari. Negli anni ’60, crollo della diga del Vajont (1963), con la successiva frana di Agrigento, avvenuta nello stesso anno dell’alluvione di Firenze (1966), misero definitivamente in luce l’uso scriteriato del territorio nazionale, soggetto a tanti profitti a scapito della gente comune.

20 I terremoti L’Italia, per le sue condizioni orografiche, è un paese a forte rischio sismico. La normativa in questo campo iniziò dopo terremoto di Messina del dicembre 1908. La legge 21 luglio 1910, n. 579 convertì in legge i regi decreti relativi al terremoto , definendo norme tecniche per l’edificazione di nuove costruzioni e per la riparazione di quelle danneggiate, oltre a definire le aree soggette alla nuova normativa (circa un centinaio di Comuni in Calabria e Sicilia). Le aree aumenteranno nel corso degli anni includendo aree di nuove terremoti fino al 1980. Si è continuato a costruire senza prevedere il pericolo di terremoti fino ai giorni nostri.


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