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ECONOMIA POLITICA Nicola Giocoli Dipartimento di Giurisprudenza Università di Pisa Homepage :

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Presentazione sul tema: "ECONOMIA POLITICA Nicola Giocoli Dipartimento di Giurisprudenza Università di Pisa Homepage :"— Transcript della presentazione:

1 ECONOMIA POLITICA Nicola Giocoli Dipartimento di Giurisprudenza Università di Pisa Homepage :

2 Materiale didattico n Testo: per le parti di microeconomia e macroeconomia: äMarchionatti R. e Mornati F., Principi di Economia Politica, 2° edizione, Giappichelli, Torino, Per la parte di approfondimenti di microeconomia: äGiocoli N., Impresa, concorrenza, regole. Elementi per unanalisi eco nomica, Giappichelli, Torino, n Slides proiettate a lezione: Acquistabili c/o Centro Stampa Il Prato, via C. del Prete, oppure Scaricabili dalla pagina web del corso Lindirizzo diretto è: Web personale_file/EP-FI dispense/Dispense EP-FI.htm In alternativa, cercare su Google (basic search): Giocoli dispense Firenze

3 Modalità di svolgimento dellesame n Lesame si svolgerà in forma orale (grafici inclusi!). n E possibile sostenere lesame in due tappe (di cui una in forma scritta) a condizione che … 1.Sostengano la prima parte dellesame (microeconomia, scritto) a dicembre Sostengano il resto dellesame (macroeconomia & approfondimenti di micro) OBBLIGATORIAMENTE entro la sessione estiva (cioè entro settembre 2013). n Si consiglia caldamente a chi decide di dividere lesame di sostenere la seconda parte entro la sessione invernale (cioè entro febbraio 2013). n Ripeto: dopo lappello di settembre 2013 la prova di microeconomia NON sarà più considerata valida.

4 Come si studia economia: quattro consigli n Impadronirsi rapidamente e completamente dei concetti base. äCosto opportunità, incentivo, equilibrio, efficienza, regola marginalista, benessere sociale, fallimento del mercato, ecc. ecc. äSenza di questi, non si va da nessuna parte! n Economia ha un linguaggio diverso dal diritto. äRipetere, specie da soli, non basta se non usate il linguaggio corretto. äCercate qualcuno con cui ripetere e siate molto severi luno con laltro! n Le formule sono poche, ma i grafici cartesiani sono tanti. äEconomia si studia (almeno per un 50%…) con foglio bianco e matita e provando a ricostruire ed interpretare i grafici: se lo sapete fare, siete a posto! äMa ricordate: non è un esame di educazione artistica, per cui non conta fare grafici belli, bensì grafici corretti! n La macro è un tutto unico. äOvvero: se potete FORSE cavarvela studiando solo parte della micro e confidando nella buona (anzi, buonissima …) sorte, non avete speranza con la macro, dove tutti gli argomenti sono strettamente collegati ed i buchi nella preparazione il prof li scopre subito!

5 INTRODUZIONE ALLECONOMIA: SCELTE, MERCATO, REGOLE Marchionatti/Mornati, Parte II.A, Cap.1

6 Il problema economico n Il problema economico fondamentale è la scarsità. n Con tale termine si intende che il fatto che le risorse a disposizione non sono mai sufficienti a soddisfare tutti i bisogni e i desideri degli agenti economici (= individui, imprese, collettività, nazioni). n Lesistenza del problema della scarsità implica lesigenza di operare delle scelte. n Tutte le scelte, di qualsiasi tipo di agente, dipendono dagli incentivi. äIncentivo: motivazione misurabile per la scelta di un agente. n Leconomia è dunque la scienza che si occupa… 1.di studiare le scelte degli agenti economici riguardo alla gestione delle risorse scarse. 2.di studiare le regole e/o le istituzioni che, agendo sugli incentivi, possono rendere migliori tali scelte.

7 Due definizioni di economia n Definizione di Robbins (1932): leconomia è la scienza che studia le decisioni di allocazione di mezzi scarsi per lottenimento di fini alternativi. Quindi: oggetto di studio sono le scelte in condizioni di scarsità. n Definizione di Marshall (1885): leconomia è linsieme degli strumenti per analizzare gli incentivi alle scelte degli agenti. Quindi: oggetto di studio sono le sole motivazioni misurabili (p.e. in denaro) degli agenti economici. n In entrambi i casi, lipotesi cruciale è che gli agenti agiscano mossi esclusivamente dal proprio interesse individuale o self-interest. N.b.: in realtà la definizione di Robbins è più ampia e ammette anche la possibilità fini altruistici. n Questo non significa che gli economisti pensino che gli agenti siano soltanto egoisti, ma semplicemente che questo è laspetto del comportamento umano che intendono studiare.

8 Lionel C. Robbins ( ) Alfred Marshall ( )

9 Il mercato n Listituzione principale dove ha luogo linterazione economica degli agenti egoisti è il mercato. n Il corso mira, tra le altre cose, a dimostrare le seguenti due affermazioni: 1.Il mercato non è un gioco a somma zero, cioè un meccanismo che favorisce un partecipante a danno dellaltro, ma anzi è un gioco a somma positiva, cioè un meccanismo che favorisce (pur se in misura diversa) tutti i partecipanti. 2.Il funzionamento del mercato, come quello di tutte le istituzioni sociali, necessita di regole (= non esiste un mercato senza regole). Il diritto (non necessariamente in senso formale) è la fonte principale di tali regole. Quindi è evidente linteresse dei giuristi (o aspiranti tali!) nello studio delleconomia politica

10 Gli economisti studiano... n … Le scelte individuali: come i singoli agenti economici prendono le decisioni mossi dal proprio self interest. n … Linterazione tra gli agenti: come gli agenti interagiscono tra loro sul mercato. n … Il sistema economico: il funzionamento di uneconomia vista nel suo complesso. n I primi due temi fanno parte della microeconomia, il terzo è loggetto della macroeconomia. n In altre parole... äLa microeconomia analizza il comportamento degli agenti economici (individui, imprese, nazioni, collettività) ed il funzionamento dei singoli mercati. äLa macroeconomia considera leconomia da un punto di vista complessivo, cioè come un sistema (p.e. si occupa della ricchezza nazionale, della crescita, dellinflazione, della disoccupazione).

11 Cinque parole chiave n Costo opportunità n Efficienza n Equilibrio n Incentivo n Razionalità n Questi concetti sono la chiave per comprendere gran parte della teoria economica. ä Ovvero: tutte le volte che avete un dubbio a comprendere un ragionamento economico, applicate uno o più di questi concetti ed avrete la risposta!

12 Definizioni di equilibrio n Le variabili di un modello possono essere endogene o esogene. Sono variabili endogene quelle i cui valori sono determinati allinterno del modello. Sono variabili esogene quelle i cui valori dipendono da elementi non considerati nel modello. n Definizione generale di equilibrio: stato indefinitamente persistente di un sistema, ovvero: un equilibrio è una situazione nella quale è assente qualsiasi tendenza endogena al cambiamento. n Un equilibrio soggettivo si ha quando un agente economico raggiunge il massimo benessere, compatibilmente con le condizioni (i vincoli) a cui è soggetta la sua scelta. n Un equilibrio oggettivo (o equilibrio di mercato) si ha quando linterazione tra gli agenti presenti in un mercato come compratori e venditori è tale per cui tutti realizzano i propri piani individuali (= chi vuole comprare, compra; chi vuole vendere, vende). n Si distingue anche tra equilibrio parziale, ovvero un equilibrio relativo ad un singolo mercato, ed equilibrio generale, ovvero una situazione in cui tutti i mercati - e quindi tutti gli agenti che in essi operano – si trovano simultaneamente in equilibrio.

13 La scelta come trade-off n A causa del problema della scarsità, per ottenere una cosa si deve sempre rinunciare a qualcosaltro (c.d. trade-off). ä Esempio banale: cibo vs. vestiario äEsempio meno banale: studio vs. lavoro äEsempio sofisticato: efficienza vs. equità n Efficienza significa che la società ottiene il massimo possibile dalle proprie risorse scarse ( vedi definizioni). n Equità significa che i benefici che derivano dalle risorse di una società vengono distribuiti in modo giusto. äN.b.: il criterio di giustizia è lasciato alla libera scelta delle diverse società e non discende dalla teoria economica. n Purtroppo non è in generale possibile ottenere sia lefficienza che lequità (la torta e le fette). Anche qui esiste un trade-off, che risulta particolarmente rilevante nelle scelte del c.d. policy-maker, cioè lautorità di politica economica.

14 Il costo opportunità n Qualsiasi scelta richiede il confronto tra i costi e i benefici delle possibili alternative. n Costo opportunità: ciò a cui si deve rinunciare ogni volta che si sceglie una determinata alternativa. n E un altro dei concetti centrali della teoria economica. n Esempio: qual è il costo opportunità di frequentare lUniversità? Le tasse universitarie + le altre spese (libri, affitto, ecc.) + il mancato stipendio n Ipotizziamo per semplicità che le tasse universitarie e le altre spese siano pari a zero. Questo non vuol dire affatto che frequentare lUniversità non costi nulla.

15 Guadagni Anni P U Diplomati Laureati wdwd wLwL Quanto costa studiare alluniversità (tasse e spese a parte…)? W L = stipendio da laureato; W d = stipendio da diplomato; U = durata corso universitario; P = anno della pensione

16 Efficienza: due definizioni n Lefficienza è uno dei concetti centrali della teoria economica. n Il problema dellefficienza è strettamente correlato con quello della scarsità e quindi riguarda tutti gli agenti economici (individui, imprese, nazioni, collettività). n Efficienza significa infatti … ä...ottenere il massimo beneficio (prodotto, benessere) dalle risorse date... ä…oppure: utilizzare il minimo ammontare di risorse per ottenere un dato livello di beneficio (prodotto, benessere). n In termini matematici, essere efficienti significa risolvere un problema di massimizzazione vincolata: ämax beneficio, sotto il vincolo delle risorse date, oppure: ämin utilizzo risorse, sotto il vincolo di un dato beneficio. n Le regole del mercato sono volte proprio a consentire il raggiungimento di condizioni di efficienza. Questo è quindi uno dei campi dazione principali del policy-maker.

17 La frontiera delle possibilità di produzione n Definizione: la frontiera delle possibilità di produzione (FPP) è un grafico che mostra le diverse combinazioni di beni che un sistema economico (individuo, impresa, nazione) può produrre dati i fattori di produzione e la tecnologia disponibili. äOutput: beni o servizi ottenuti da un processo produttivo äInput: beni o servizi utilizzati in un processo produttivo n E un modello ultra-stilizzato del funzionamento di uneconomia. Lattenzione è solo sulla produzione, senza che esista alcun mercato. n Con la FPP possiamo rappresentare concetti quali lefficienza, il costo opportunità o la crescita economica.

18 La frontiera delle possibilità di produzione 3,000 2,000 A Automobili 70001,000 Computer 4,000 B C FPP: le diverse combinazioni di output che un sistema economico può produrre dati gi input e la tecnologia disponibili

19 FPP: una generalizzazione Cibo 0 Tutti gli altri beni tranne il cibo La FPP può essere costruita per qualsiasi coppia di beni o servizi

20 Efficienza, inefficienza, impossibilità 3,000 1,000 2,000 2,200 A B C Automobili ,000 Computer D E F

21 Efficienza paretiana n Criterio paretiano di efficienza: formulato da Vilfredo Pareto nel 1906, è il più semplice ed indiscutibile criterio di efficienza. Applicato alla FPP, si può enunciare come segue. n Data unallocazione iniziale delle risorse, la si può modificare solo se è possibile redistribuire le risorse in modo da incrementare la produzione di almeno un bene senza ridurre la produzione di alcun altro bene. n Se questo è possibile, la nuova allocazione delle risorse si dice essere superiore, cioè più efficiente, in senso paretiano rispetto a quella di partenza. n Il criterio paretiano è alla base della nostra tecnica dellangolo retto. n Unallocazione delle risorse tale che ogni possibile variazione volta ad aumentare la produzione di un bene riduce la produzione di almeno un altro bene è detta ottimo paretiano. Gli ottimi paretiani sono tutte allocazioni efficienti, cioè non ulteriormente migliorabili in base al criterio paretiano. n Tutti i punti interni alla FPP sono migliorabili in senso paretiano (e quindi inefficienti). Tutti i punti sulla FPP sono ottimi paretiani (e quindi efficienti).

22 Crescita economica: caso 1 3,000 2,000 2,100 A Automobili ,000 Computer 4,000 B

23 Crescita economica: caso 2 3,000 2,000 2,40 0 A Automobili ,000 Computers 4,000 E

24 La convessità della FPP 3,000 1 A B C Automobili Computer D La FPP è una curva con pendenza crescente al crescere dellascissa. Ovvero: al crescere dellascissa, unidentica variazione nellascissa produce una variazione via via maggiore nellordinata. Intuizione: per ottenere ununità in più del bene in ascissa devo rinunciare a produrre un po del bene in ordinata; tale rinuncia è più costosa quanto meno ho di tale bene e quanto più ho già del bene in ascissa.

25 La razionalità in economia n Hp: gli agenti economici sono razionali. n Tale ipotesi è assolutamente centrale in tutta la teoria economica, ma … cosa significa essere razionali? n In generale, essere razionali significa soltanto scegliere in base ad un criterio. E lesistenza di un criterio ed il fatto di seguirlo coerentemente che rende gli agenti razionali. äQuindi: razionalità = coerenza nel seguire un criterio n Il criterio può essere uno qualsiasi, ma in economia si adotta (quasi) sempre il criterio di massimizzazione della soddisfazione (benessere, utilità, beneficio netto): un agente è razionale quando le sue decisioni massimizzano la sua soddisfazione. äQuindi: in economia, vale razionalità = massimizzazione äPiù avanti incontreremo un criterio più sofisticato, ma anche più specifico e quindi di maggiore applicabilità, basato sulle preferenze degli agenti. n Dal 1870 in poi, il criterio di razionalità in economia è stato formalizzato come criterio di scelta al margine (approccio marginalista: p.e. W.S. Jevons).

26 Razionalità come scelta al margine n Variazioni marginali: piccoli cambiamenti incrementali rispetto ad una data quantità o dato un piano dazione. n Gli agenti razionali prendono le decisioni confrontando i costi ed i benefici indotti da una variazione marginale (è il c.d. ragionamento al margine o regola marginalista). äIl concetto di margine deriva dalla matematica (= piccolo incremento di una variabile), ma qui ci interessa la sua interpretazione economica, che muta a seconda dei casi (vedi esempi). n Criterio di scelta razionale: compio una certa azione se e solo se BM > CM BM = beneficio marginale azione; CM = costo marginale azione n Esempi (oltre al solito paradosso acqua – diamanti): äSono un neo-laureato. Mi conviene studiare un anno in più (Master)? [Ovvero: il beneficio economico che ottengo da tale istruzione supplementare è superiore al suo costo?] äSono un ristoratore. Mi conviene prolungare di unora il mio orario di apertura? äGestisco una compagnia aerea. Mi conviene aggiungere un volo supplementare su una certa rotta?

27 Guadagni Anni PU Diplomati Laureati wdwd wLwL La regola marginalista: vale la pena studiare un anno in più? Master M (= U+1) wMwM W M = stipendio da master; M = conseguimento del master

28 Analisi positiva e normativa n Gli economisti, come tutti gli scienziati sociali, possono formulare due tipi di affermazioni. äSpesso però si dimenticano di specificare a quale tipo appartenga ciò che stanno affermando. n Affermazioni positive: affermazioni che descrivono il mondo così come è. äIn tal caso leconomista svolge unanalisi descrittiva. n Affermazioni normative: affermazioni relative al mondo come dovrebbe essere. äIn tal caso leconomista svolge unanalisi prescrittiva. n Esempio: > äE unaffermazione descrittiva o prescrittiva? äLa risposta è … dipende! äOvvero: posso affermare che voi siete in questaula perché avete ragionato (magari inconsapevolmente) come nei lucidi precedenti, oppure posso affermare che, qualsiasi sia il motivo che vi ha spinto qui, avreste dovuto ragionare così per potervi definire razionali.

29 Gli individui rispondono agli incentivi n Possiamo ora dare una definizione più precisa di incentivo. n Chiamiamo incentivo qualsiasi incremento del beneficio marginale o riduzione del costo marginale di una scelta. n Chiamiamo disincentivo qualsiasi riduzione del beneficio marginale o incremento del costo marginale di una scelta. n Ogni variazione dei costi e/o dei benefici marginali inducono una reazione razionale degli agenti economici. n Quindi agendo sugli incentivi (cioè su BM e CM) il policy-maker può indurre gli agenti ad adottare o modificare un certo comportamento. La scelta individuale rimane libera, ma il policy-maker può riuscire ad orientarla nel senso desiderato per finalità collettive. n Da un punto di vista economico le regole e le istituzioni non sono altro che meccanismi (a volte molto sofisticati) di incentivo e disincentivo.

30 Guadagni Anni PU Diplomati Laureati wdwd wLwL Come incentivare la formazione? wuwu W u = stipendio per gli studenti universitari

31 Perché scambiare? n Lo scambio di mercato consente agli agenti economici di incrementare il loro benessere attraverso la specializzazione. n Principio dei vantaggi dello scambio: lo scambio di mercato genera maggiore benessere per tutti i partecipanti. Dal punto di vista giuridico è un principio ovvio, perché, essendo lo scambio volontario, chi ne ricavasse un danno non vi parteciperebbe! Dal punto di vista economico il principio è meno ovvio (vedi: mercato come gioco a somma zero), ma è possibile dimostrarne formalmente la generale validità. n Principio di specializzazione: lo scambio di mercato consente agli agenti di specializzarsi nellattività che sanno svolgere meglio. E una versione più generale del noto principio della divisione del lavoro formulato da Adam Smith nel 1776.

32 n Esistono due modi per soddisfare i bisogni di consumo: äScelta autarchica (auto-sufficienza): si consuma solo ciò che si produce. äScelta della specializzazione e scambio (interdipendenza): si consuma ciò che si ottiene in cambio di ciò che si è prodotto. n Perché gli agenti economici (individui, imprese, nazioni, ecc.) scelgono (quasi) sempre la seconda opzione? n Perché specializzandosi in ciò che sanno fare meglio e scambiando con gli altri agenti riescono a migliorare il proprio benessere. n Pertanto per incrementare il benessere occorre passare attraverso lo scambio, e quindi il mercato. n La storia ha dato ampia conferma di questo principio. Qui lo dimostreremo mediante un semplice esempio.

33 Scambiare conviene! n Esempio: un contadino ed un allevatore, ciascuno con 40 ore di lavoro a disposizione per produrre carne e/o patate. n I relativi costi di produzione sono riportati nella seguente tabella. n Ciascuno dei due agenti potrebbe produrre da solo carne e patate (scelta autarchica). Ma entrambi possono ottenere di più. n Infatti uno scambio di questo tipo … 1.Il contadino usa tutte le 40 ore di lavoro per produrre solo patate (4 kg). 2.Lallevatore produce invece sia patate (2 kg) che carne (24 kg). 3.Il contadino cede allallevatore 1 kg di patate in cambio di 3 kg di carne. n … è tale da consentire ad entrambi di avere una quantità di carne e patate che da soli non potrebbero mai raggiungere date le risorse (ore di lavoro) a disposizione provare per credere! n Quindi lo scambio migliora il benessere di entrambi.

34 Costo di produzione di 1 kg di:

35 Patate 0 Carne Patate (chili)4 0 Carne (chili) FPP contadino FPP allevatore FPP = frontiera delle possibilità di produzione. Rappresenta le combinazioni di beni producibili con le risorse a disposizione.

36 Patate Carne Patate 4 Carne FPP contadino FPP allevatore A = scelta autarchica S = specializzazione e scambio C = consumo post-scambio A S C S A C C è migliore di A per entrambi

37 Da cosa dipende la specializzazione n Intuitivamente, la specializzazione dipende dalle differenze nei costi di produzione. n Ma ci sono due modi di misurare tali differenze: Il costo di produzione in senso stretto, cioè la quantità di input (p.e. ore di lavoro) necessaria per produrre ununità di output (p.e. 1 Kg di patate) Il costo opportunità, cioè la quantità di un bene (p.e. carne) a cui si deve rinunciare per produrre una unità in più di un altro bene (p.e. 1 Kg di patate). n I due modi identificano due possibili criteri alla base dello scambio: Il criterio del vantaggio assoluto Il criterio del vantaggio comparato

38 Criterio del vantaggio assoluto n Confronta la produttività di un agente economico (individuo, impresa, nazione) con quella di un altro. n Produttività (definizione informale): quantità di input necessaria per produrre ununità di output. n Il produttore che richiede una minore quantità di input per produrre ununita di un certo bene gode di un vantaggio assoluto nella produzione di quel bene. n Egli dovrebbe quindi specializzarsi nel produrre quel bene äE il criterio formulato da Adam Smith (1776) n Problema: il criterio non è esaustivo. Cosa succede infatti nel caso un produttore goda del vantaggio assoluto su entrambi (o su tutti) i beni? Come può aversi lo scambio in tale circostanza? äP.e. è difficile che un PVS abbia un vantaggio assoluto su un qualsiasi bene rispetto allItalia o agli USA; eppure lo scambio avviene lo stesso. Perché?

39 Criterio del vantaggio comparato n Mette a confronto i produttori di un certo bene in base ai rispettivi costi opportunità, ovvero in base a quanto costa, in termini di rinuncia ad un altro bene, produrre ununità in più del bene in questione. n Il produttore che ha il minore costo opportunità nella produzione di un certo bene gode di un vantaggio comparato nella produzione di quel bene. n Egli dovrebbe quindi specializzarsi nel produrre quel bene e scambiarlo con laltro bene. äE il criterio formulato da David Ricardo (1817) n Dato che non è logicamente possibile godere del vantaggio comparato su entrambi (o su tutti) i beni, questo criterio è esaustivo e risolve il problema precedente.

40 Costo di produzione di 1 kg di:

41 Costo opportunità di 1 kg di:

42 n Chi ha il vantaggio assoluto? äLallevatore sia per le patate che per la carne, perché necessita di meno tempo per produrre ununità di entrambi i beni. n Chi ha il vantaggio comparato? äLallevatore per la carne, perché il suo costo opportunità è minore, e quindi il contadino per le patate. n La specializzazione e lo scambio avvengono in base al criterio del vantaggio comparato. Ciò garantisce che lo scambio rechi mutuo beneficio a tutti i partecipanti. n Il criterio del vantaggio comparato, cioè del confronto tra i rispettivi costi opportunità, è il principio che regola lo scambio di mercato a qualsiasi livello. Pertanto, le differenze nei costi opportunità stanno a fondamento della decisione di specializzarsi nella produzione di uno o più beni. n Uno scambio svolto in base al criterio del vantaggio comparato aumenta il benessere di tutti i partecipanti. Quindi, ogni volta che due produttori hanno costi opportunità diversi, ciascuno di essi trarrà beneficio da uno scambio condotto in base al vantaggio comparato. n Questo significa che anche chi ha uno svantaggio assoluto su tutti i beni (p.e. i PVS) può comunque beneficiare dallo scambio, a patto di specializzarsi nelle attività su cui gode di un vantaggio comparato.

43 La ragione di scambio n A che prezzo avviene lo scambio? n Definizione: la ragione di scambio (RdS) è la quantità di un certo bene necessaria per ottenere in cambio una unità di un altro bene. äN.b.: RdS non è un vero prezzo, perché non è espressa in moneta. n Qualsiasi RdS compresa tra i costi opportunità dei due agenti va bene per lo scambio, cioè è tale che entrambi gli agenti beneficino dallo scambio. Quindi il criterio del vantaggio comparato lascia la RdS indeterminata. n Nellesempio, dato che i costi opportunità di 1kg di patate sono (in Kg di carne) ½ per il contadino, 8 per lallevatore, qualsiasi RdS compresa tra ½ e 8 va bene per lo scambio (p.e. 3 kg di carne in cambio di 1 kg di patate), ma … n … ma più la RdS è vicina ad uno degli estremi dellintervallo e più sbilanciati a favore di uno degli agenti saranno i vantaggi dello scambio il criterio del vantaggio comparato non garantisce lequità dello scambio, cioè un riparto equo dei relativi benefici.

44 Mercato ed efficienza n Una economia di mercato è definita come un sistema in cui gli agenti economici (famiglie ed imprese) decidono liberamente cosa comprare, per chi lavorare, cosa produrre e chi assumere. n Principio della mano invisibile: linterazione sul libero mercato degli agenti economici, ciascuno mosso soltanto dal proprio self- interest, determina il massimo benessere possibile per lintera collettività (Adam Smith, 1776). n Il meccanismo attraverso cui agisce la mano invisibile è il sistema dei prezzi che si formano sul libero mercato. n Il principio è uno dei cardini del pensiero liberale. Esso dimostra che non vi è contrasto tra perseguimento dellinteresse individuale e raggiungimento del benessere collettivo, ma anzi che in uneconomia di mercato il primo è condizione necessaria e sufficiente per il secondo.

45 > (Adam Smith, La Ricchezza delle Nazioni, Libro IV, Cap.2)

46 Perché leconomia di mercato? n Definizione alternativa di economia di mercato: sistema in cui le risorse sono allocate mediante le decisioni decentralizzate degli agenti economici guidati dal proprio self interest. n Si contrappone alleconomia pianificata: sistema dove le risorse sono allocate seguendo un piano elaborato da un decisore centralizzato (pianificatore) per conseguire un fine collettivo. n Come spiegare la superiorità delleconomia di mercato? La mano invisibile di Smith: il perseguimento dellinteresse individuale conduce attraverso il meccanismo di mercato al massimo benessere sociale senza che gli individui ne siano consapevoli. n A questa spiegazione tradizionale si aggiunge il problema informativo di Hayek/Mises: anche se fosse in teoria possibile per il decisore centrale elaborare un piano per lintera economia, tale piano non riuscirebbe a massimizzare il benessere sociale perché il pianificatore non potrebbe mai avere tutte le informazioni necessarie, dato che queste ultime sono in possesso dei singoli agenti (gli unici che conoscono davvero il proprio interesse) e possono essere rivelate solo attraverso il comportamento di scambio sul libero mercato. n In breve, Hayek & Mises spiegano perché la pianificazione fallisce, mentre Smith spiega perché il libero mercato ha successo.

47 Adam Smith ( ) F.A. von Hayek ( ) L. von Mises ( )

48 Fallimenti del mercato ed intervento pubblico n Fallimento del mercato: situazione in cui il libero mercato non riesce ad allocare le risorse in modo efficiente e quindi fallisce (to fail = non riuscire a) nel suo compito di massimizzare il benessere sociale. n Le tre cause di fallimento del mercato: 1.Esternalità, ovvero quando le azioni di uno o più agenti economici influenzano in positivo o in negativo il benessere di altri soggetti non coinvolti (p.e. limpresa che inquina); 2.Potere di mercato, ovvero quando un singolo agente ha la capacità di influenzare in modo significativo landamento del mercato (p.e. un monopolista); 3.Informazione asimmetrica, ovvero quando i partecipanti allo scambio hanno informazioni differenti (p.e. compratore e venditore di unauto usata; le parti in qualsiasi contratto). n La presenza di ciascuno di questi fenomeni – tutti di manifesta rilevanza per il diritto – fa sì che il mercato determini un risultato non ottimale. n Pertanto, in presenza di un fallimento del mercato, il policy-maker può intervenire con regole ed istituzioni non di mercato per migliorare il risultato dellinterazione tra gli agenti, avvicinando così lesito efficiente. n Non sempre però il policy-maker riesce nel suo intento (c.d. fallimento dello Stato): si scontra infatti con il problema informativo di Hayek/Mises. La realtà è quindi quella di due diversi fallimenti e di scelta del male minore.


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