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Liceo Scientifico G. Aselli Anno scolastico 2010/2011 Classe 2°F Storia/Educazione Civica Percorso sul dialogo interreligioso: Segni per incontrarsi Progetto.

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1 Liceo Scientifico G. Aselli Anno scolastico 2010/2011 Classe 2°F Storia/Educazione Civica Percorso sul dialogo interreligioso: Segni per incontrarsi Progetto promosso da: Comune di Cremona – Assessorato ai Diritti di Cittadinanza – Centro Interculturale Mondinsieme – Tavolo Interreligioso di Cremona

2 Flussi migratori ieri/oggi

3 Quando ad emigrare erano gli italiani DA DOVE SI PARTIVA DA DOVE SI PARTIVA IERIOGGI Al giorno doggi gli italiani emigrati allestero sono Ogni anno ne emigrano circa DOVE SI VA: Francia, Inghilterra, parte dellest Europa (55%); America (39,3%); Oceania (3,2%); Africa (1,3%); Asia (0,9%). Fonti: AIRE e MAE

4 Italia: Paese di immigrazione Italiani residenti in Italia: Stranieri residenti in Italia: Ipotesi sulla presenza di irregolari in Italia: / Paesi di provenienza: 1. Romania 2. Albania 3. Marocco 4. Cina 5. Ucraina

5 Gli stranieri incidono sul PIL italiano per l11%. Nel rapporto tra contributi versati dagli stranieri (tassazione e contributi pensionistici; costo dei permessi di soggiorno) e spesa dello Stato per assistenza ed integrazione, lo Stato guadagna circa un miliardo di euro. La popolazione italiana media è ANZIANA, mentre quella di provenienza straniera è GIOVANE. Le professioni maggiormente svolte sono: 55,9% SERVIZI (settore terziario, alberghi, assistenza anziani), 31,9% INDUSTRIA (edilizia, metallurgia), 8,7% AGRICOLTURA. La Lombardia vede sul proprio territorio un maggior numero di stranieri rispetto alle altre regioni. Il 24,4% di studenti stranieri frequenta scuole in Lombardia. Nella provincia di Cremona gli stranieri sono (totale abitanti: ).

6 Tavolo Interreligioso di Cremona Il Tavolo interreligioso di Cremona è nato nel 2006 su impulso di alcuni soggetti che facevano parte del Centro interculturale Mondinsieme. La loro attività ha la finalità di favorire valori come: il diritto allespressione della propria religione, ad avere un proprio luogo di culto, alla conoscenza dei contenuti e delle tradizioni di ogni espressione religiosa, allincontro interreligioso di dialogo e di fraternità. Le chiese che fanno parte del Tavolo Interreligioso sono: Comunità Buddista Soka Gakkai, Comunità Cristiana Avventista del 7° giorno, Comunità Cristiana Cattolica, Comunità Cristiana Ortodossa, Comunità Evangelica Metodista Valdese, Comunità Islamica, Comunità Sikh.

7 Seguiranno alcune immagini a confronto tra lemigrazione italiana del 900 e limmigrazione contemporanea nel nostro Paese.

8 Il perché dellemigrazione

9 Divieto daccesso agli stranieri!

10 Manifestazioni per i propri diritti

11 Mass media e immigrazione, un rapporto difficile Clandestino Extracomunitario Vu cumprà Nomade Campi nomadi Zingari Irregolare, rifugiato, richiedente asilo, senza documenti Non comunitario (per le nazionalità non UE) Ambulante, venditore Rom/sinti Campi rom/ campi sinti Rom/sinti PAROLE DA METTERE AL BANDOALTERNATIVE

12 Sondaggio lanciato dal quotidiano La Stampa – 13/05/2009 Il governo ha deciso di respingere i migranti clandestini prima ancora che arrivino in Italia. Siete daccordo? Il governo, nonostante le obiezioni dellOnu, ha deciso di respingere i migranti in Libia, prima che le loro imbarcazioni arrivino in Italia e senza verificare che abbiano i titoli per richiedere il diritto dasilo. Siete daccordo? Abbiamo provato a rispondere in classe alla prima domanda. Abbiamo poi riformulato la domanda e constatato che lesito della risposta risultava nettamente diverso. La causa era da ricercarsi nelleffetto della formulazione numero 1, con luso della parola clandestini (Dal libro: PAROLE SPORCHE – Lorenzo Guadagnucci, giornalisti contro il razzismo)

13 Oggi ci fa paura ciò che eravamo noi stessi fino a qualche decennio fa. Gian Antonio Stella Il Viaggio Più Lungo - LOdissea Dei Migranti Italiani LOrda – Quando Gli Albanesi Eravamo Noi

14 LEsule NEMAT MIRZAZADEH Poeta esule iraniano Abbiamo riportato il testo di questa poesia con laugurio che gli stranieri vengano visti da tutti noi con lo sguardo di chi non pretende di giudicare anche ciò che non conosce...."Ascolta questo e niente altro..." Così non guardarmi come un intruso. Così non umiliarmi con il tuo sguardo. Che cosa dunque credi? Tu niente sai di me. Né da dove vengo...né perché mi trovo nella tua patria. La via che ho percorso non l'ho percorsa certo per mia scelta. Non posso pensare che, ospite indesiderato, mi sia accostato alla tua mensa per il profumo di un pezzo di pane. In verità io non provai attrazione per la tua terra; neanche il diluvio potrebbe sradicarmi dalla mia. Prova allora ad immaginare che cosa sia successo, perché, contro la mia volontà, io approdassi alla tua terra. Suppongo che tu non mi conosca. Ebbene considerami un ospite di passaggio,

15 che neanche un attimo più del necessario desidera trattenersi nella tua casa, che in nulla, proprio nulla, vuole attendere al tuo privato. A fronte di tutte le tue aspirazioni, neanche una manciata di paglia io pongo sul piatto della bilancia. Come fai, dunque a giudicarmi? Anche per me esiste una patria che ho amato più della mia vita. Per anni ho sopportato croci lungo il cammino nella speranza di migliorarla. Solo le ondate dell'imprevisto e della sventura mi hanno gettato sulla tua spiaggia. Ma, ovunque mi trovo, nel mio petto non sussiste altro che la mia patria. Che cosa mai posso dirti perché tu sappia chi sono? Dei miei avi tutto ignori. Quanti canti immortali per lunghi secoli essi hanno effuso sotto la cupola azzurra del cielo? Quante immagini hanno impresso nella memoria dell'universo? Ma tutto ciò ti interessa davvero?

16 Questa storia- mi fai capire- Non ha niente a che vedere con la tua. Quand'è così, allora, non chiedere più di me. Lasciami nella mia solitudine con la mia sofferenza. Sappi solo che anche per me esiste una patria e che conto i giorni nell'attesa che la via torni a spianarsi verso di essa. Ascolta questo e niente altro: che al mio paese l'ospite é caro quanto la propria anima. Nemat Mirzazadeh poeta esule iraniano

17 Noi e le parole dell Islam Incontri tra la civiltà arabo- islamica e la civiltà europea Il fondamento della religione islamica: i 5 pilastri Il vocabolario minimo per iniziare la conoscenza dellIslam Le parole da utilizzare in maniera corretta sull Islam

18 Incontri tra la civiltà arabo-islamiIca e la civiltà europea Già nellantichità, precisamente a partire dall VIII secolo d.C. la civiltà europea cominciò ad entrare in contatto con la civiltà araba e con l Islam. Infatti già nel 732 Carlo Martello, re dei Franchi, affrontò a Poitiers la presenza araba in Europa. Successivamente nel 778 Carlo Magno venne chiamato dall emiro di Saragozza per fronteggiare il sovrano omayyade di Cordova in situazione di conflitto. L evento storico della battaglia di Roncisvalle - lattacco della retroguardia dellesercito franco da parte dei predoni baschi- venne poi interpretato in chiave di conflitto religioso nell Età delle Crociate, dando origine alla Canzone di gesta: Chanson de Roland(sec. XI ). Tale componimento veniva cantato lungo le vie dei pellegrinaggi dalla Francia verso il santuario di Santiago de Compostela. Inoltre con lorientamento dei commerci e la nascita delle Repubbliche marinare i contatti aumentarono e si intensificarono. Nelle Crociate, viste come scontro tra due religioni, quella orientale islamica e quella occidentale cristiana, si riuscirono ad infittire i rapporti tra i due mondi, benchè fossero vere e proprie guerre di conquista dove si mirava ad arricchirsi.

19 Incontri tra la civiltà arabo-islamica e la civiltà europea Nonostante ciò l appartenenza a schieramenti ostili non impedì di concludere scambi commerciali e buoni affari. Grazie a questo si moltiplicarono i rapporti culturali con la civiltà arabo-islamica. Questi numerosi contatti consentirono la diffusione di conoscenze scientifiche, tecniche, filosofiche, mediche di origine islamica considerate le più avanzate fino al Rinascimento (Avicenna - Ibn Sina e Averroè - Ibn Rushd). Grazie alla presenza in Sicilia e in Spagna di esponenti della cultura araba e persiana si riscoprì il valore della filosofia (cfr. studi e traduzioni di opere aristoteliche e letteratura greco-ellenistica. Altro importante contributo degli arabi che persiste fino ai giorni nostri è la decifrazione da alcuni testi sanscriti (civiltà indiana) della numerazione che sostituì quella latina, diffondendo il più comodo utilizzo di quelli che ancora noi chiamiamo numeri arabi. Linfluenza della civiltà araba è riscontrabile nellarchitettura in città come, ad esempio, Palermo e Venezia, dove si possono vedere archi ad ogiva, mihrab, cupole, bassorilievi e mosaici riproducenti immagini orientali.

20 Venezia e l'Islam In principio fu Bisanzio. Con i suoi sontuosi ori, gli scintillanti smalti, le fulgide gemme, lo splendore di corte ad illuminare schemi e forme dell'arte veneziana, nei primi secoli del Medioevo. Poi - fra il XII ed il XIV secolo - giunsero gli Arabi, e offrirono nuove fonti d'ispirazione e modelli per le creazioni d'arte. Comunque, Oriente. E i palazzi lagunari s'adornarono di tappeti policromi, di levigata seta, broccati luminosi e soffici velluti, divenendo magnifici emblemi della crescente potenza veneziana. Mentre i rapporti commerciali con l'"altra sponda" del Mediterraneo s'infittivano, generando legami privilegiati con le grandi dinastie musulmane - gli Ayyoubides, i Mamelucchi e gli Ottomani - e i saperi e le tecniche orientali venivano tradotti in piazza San Marco. A sua volta, la Repubblica veneta, a partire dal XVI secolo, esportava lussuosi oggetti con decorazioni islamiche in direzione delle grande capitali del Levante. La mostra racconta proprio la storia delle relazioni commerciali tra Venezia ed il mondo arabo-musulmano, nell'intento di evidenziare gli scambi culturali da essi derivati, poco conosciuti e spesso sottovalutati

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22 GLI ARABISMI NELLITALIANO Che la lingua araba, dal Medio Evo fino ai giorni nostri, abbia svolto un rilevante influsso sullitaliano così come su molte altre lingue neolatine (in particolare spagnolo e portoghese), è fatto ben noto. Il risultato concreto, evidente a tutti, di questa influenza lunga di secoli si ha nei cosiddetti prestiti arabi in italiano, cioè in quelle parole entrate a fare parte integrante del vocabolario dellitaliano, ma per le quali gli studiosi hanno rintracciato unorigine araba. Se cerchiamo di definire brevemente, guardando ad una dimensione storica più ampia, i motivi che hanno portato alla penetrazione di parole arabe in italiano standard e nei vari dialetti, possiamo delimitare almeno quattro diverse cause, distinte ma collegate tra loro. Il primo e più evidente, ma non necessariamente più importante, motore dellafflusso di arabismi in italiano deve essere individuato nel fatto che, dallottavo alla fine del quindicesimo secolo, delle compagini statuali arabo-islamiche (e berbero-islamiche) governarono, con unestensione territoriale mutevole, la penisola iberica e, per il periodo dall827 al 1091, anche la Sicilia. Ovviamente, in quei territori di lingua romanza che si erano trovati sotto il governo diretto degli arabi, linfluenza della lingua araba dovette essere di necessità molto profonda.

23 e del lasso cronologico in cui esercitarono un loro dominio effettivo in regioni a prevalente cultura latina, i differenti stati arabi hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nellintreccio delle reti commerciali che hanno legato le sponde del Mediterraneo durante il medioevo e fino allera moderna. Perciò, anche i contatti tra i mercanti arabi ed italiani hanno favorito la diffusione nella nostra lingua di numerosi elementi lessicali presi a prestito dallarabo. Accanto ai rapporti espressamente mercantili, anche le varie Crociate, la cui organizzazione e realizzazione fu, come tutti ben sanno, il risultato di un complesso di fattori tra i quali, oltre a quelli militari e religiosi, non mancavano quelli economici e commerciali, hanno probabilmente contribuito in maniera non secondaria allarrivo di termini arabi in Occidente. Infine, oltre a queste tre vie di trasmissione dei prestiti che possiamo considerare dirette, è necessario menzionare il fatto che un buon numero di parole di origine araba è penetrato in italiano in maniera per così dire indiretta e mediata, attraverso le traduzioni in latino, o, meno spesso, in un qualche volgare italiano, di un gran numero testi filosofici, astronomici, matematici e tecnico-scientifici redatti originariamente in arabo.In secondo luogo, però, bisogna ricordare che, al di là dello spazio geografico

24 Termini botanici: Albicocco. Dal vocabolo arabo collettivo al-barqu¯q, con variante fonetica (birqu¯q), che significa prugne, susine. Arancio. Dallarabo na¯rangÍ, vocabolo di origine persiana. In italiano la parola ha subito la caduta della n- ritenuta parte dellart. (*un narancio > un arancio; la forma narancio è attestata nell'Ariosto e in alcuni dialetti, ad es. a Venezia troviamo naranza). Carciofo. Dal vocabolo arabo di senso collettivo hursÍu¯f. Limone. Dallarabo e persiano limun, a sua volta derivato probabilmente da una lingua orientale. Arrivò in Occidente insieme al frutto, durante le Crociate. Marzapane. Contemporaneamente ed indipendentemente due studiosi, R. Cardona e G.B. Pellegrini, hanno esattamente individuato nel nome della città indiana di Martaban il punto di partenza della dibattuta storia del termine: larabo martaban designò, dapprima, un tipo particolare di vaso di porcellana, proveniente da quella città (cfr. massapanus nel latino medievale della Curia romana, 1337, e marzapani che, con varianti, sincontra in inventari siciliani del 1487 e 1490: Lingua Nostra XV, 1954, 72, poi la confettura di zucchero e spezie, che quello solitamente conteneva (martabana in una lettera da Aleppo, scritta nel 1574 da un mercante veneziano e citata da G.B. Pellegrini). Zafferano. Voce entrata in italiano dallarabo zafaran, forse con un tramite veneziano.

25 Termini commerciali Dogana. Dallarabo diwan(a), libro dove si segnavano le merci in transito. Facchino. La voce è stata a lungo ritenuta di origine francese. Più persuasiva la soluzione proposta da Pellegrini che fa risalire il termine alla parola araba faqª°h, in origine giureconsulto, teologo, passata poi ad indicare il legale chiamato a dirimere questioni relative alla dogana (accezione questa chiaramente attestata nello Zibaldone da Canal: "tuti quelli che porta ollio in Tonisto [= Tunisi] si lo convien desvasselar e farllo metere in çare e non se può far se lli fachini del fontego de l'oio non è susso per vederllo inçarar"). La degradazione semantica da ufficiale di dogana a portatore di pesi sarebbe avvenuta nei secoli XIV-XV, quando, in seguito alla grave crisi economica del mondo arabo-islamico, gli antichi funzionari furono costretti a dedicarsi al piccolo commercio di stoffe (e effettivamente in un testo latino medievale del Cadore del XVI secolo e in un documento latino medievale di Venezia del 1458 la parola fachinus sembra indicare un mercante), che essi stessi trasportavano di piazza in piazza sulle proprie spalle. Fondaco. Dallarabo funduq, alloggiamento per mercanti, a sua volta derivato dal sostantivo gr. pandochêion, locanda. Magazzino. Dalla parola araba di forma plurale makhāzin, depositi. Ragazzo. E una voce sulla cui origine si è molto discusso. Tra le molte proposte avanzate, oggi generalmente accettata dagli studiosi è la provenienza araba del vocabolo che deriverebbe dalla parola raqqa¯sò. Raqqa¯sò, nel Magreb, significa corriere che porta le lettere, messaggero (dal secolo XIII) ed è un termine molto probabilmente penetrato dalla Sicilia in Italia (o attraverso la terminologia della dogana). Da notare che alcune testimonianze latine ( ragaceni, 1408, a Cividale; ragazzini, 1492 a Faenza) non rappresentano un diminutivo, ma il regolare plurale arabo di raqqa¯sò, cioè raqqa¯sòª°n. Sensale. Dallarabo simsa¯r, mediatore, derivato a sua volta dal persiano saps

26 Termini scientifici: Cifra. Come per la parola zero lorigine è da ritrovare nellarabo sòifr, propriamente aggettivo col significato di vuoto (cioè assenza di unità). Anche cifra, infatti, indicava originariamente lo zero e ancora nel 1740 il matematico Guido Grandi oppone cifra (cioè zero) a unità. Nadir. Dallarabo nazir, (punto) opposto (allo zenit) X, segno per indicare lincognita. In ultima analisi deriva dalla parola araba sÍay, cosa, la cui lettera iniziale sÍ (da pronunciarsi sh, fricativa palatale sorda) era usata come abbreviazione per indicare lincognita nei testi arabi di algebra. In spagnolo antico (come ancor oggi in portoghese) il suono sh era scritto con la lettera x e quindi anche la sÍ dellincognita divenne x. L. Fibonacci nel suo Liber Abbaci seguì questo uso grafico e lo diffuse definitivamente. Zenit. Il termine deriva dallarabo samt al-ruus, direzione delle teste. La parola indica il punto in cui la verticale che passa per un punto di osservazione incontra la sfera celeste. Zero. Letimologia è dallarabo sòifr, vuoto, calco sullaggettivo sanscrito s¢u¯nyá, vuoto, che i matematici indiani, e sul loro esempio poi gli Arabi che trasmisero la parola, col nuovo significato, in Occidente, usavano per indicare lo zero. Leonardo Fibonacci latinizzò tale voce in zephirum, che poi, nelle fonti italiane, diventò zefiro, zefro e quindi zero (documentato dal 1491). Un adattamento della parola araba più vicino alloriginale è quello dello spagnolo cifra, italiano cifra (francese chiffre, tedesco Ziffer) col valore di segno numerico. Algebra. E voce introdotta in Occidente da Leonardo Fibonacci col celebre Liber Abbaci (1202) e risale allarabo ilm al-gÍabr wa al-muqa¯bala, scienza delle riduzioni e comparazione (opposizione). Algoritmo. Il termine, che come nome comune indica un procedimento di calcolo, deriva dal nome proprio del matematico al-Khwarizmi, che a sua volta significa nativo del Kwarizm, regione dellAsia centrale.

27 Termini militari: Aguzzino. Dallarabo al-wazīr, originariamente significante ministro, con degradazione semantica. Alfiere. Sia nel senso di "portabandiera" che nel senso, da esso derivato di "pezzo del gioco degli scacchi movibile in senso diagonale lungo le caselle di uno stesso colore". Letimo è nello spagnolo alférez, che a sua volta viene, in ultima analisi, dal vocabolo arabo al-fīl "elefante" (entrati in arabo dal persiano pīl). Ammiraglio. La voce ammiraglio trae origine dallarabo amª°r (comandante, principe, governatore) passato attraverso il greco amerâs (già in Eginardo, Vita Caroli); sulla specializzazione marinaresca della parola, già Michele Amari affermò che sarebbe avvenuta in Sicilia, alla corte dei Normanni (di qui passata alle altre marine europee). Ascaro. Soldato indigeno delle vecchie truppe coloniali europee, specialmente quelle italiane in Eritrea e Somalia direttamente dallarabo askarī "soldato", su cui è stato ricostruito il singolare maschile italiano ascaro. Assassino. Deriva dalla parola araba hashishiyya o anche hashshashiyya, che significa letteralmente fumatore di hashish. Il termine fu usato per indicare gli adepti del gruppo ismailita dei Nizariti di Alamut in Persia, che seguivano con obbedienza cieca il loro capo noto come "il Veglio della Montagna". Gli aderenti alla setta avevano costituito una sorta di organizzazione terroristica ante litteram, per realizzare azioni violente e assassini politici in vari paesi del Vicino Oriente. Si dice che, prima di andare a compiere simili imprese, i membri del gruppo si inebriassero, fumando cospicue quantità di hashish: da qui la denominazione, dalla connotazione denigratoria, di hashishiyya che fu loro attribuita. Luso del termine è stato poi esteso ad indicare lomicida, senza particolari attributi. Cassero. Il termine, che indica la parte più elevata e munita di un castello, si riconnette allarabo qasòr, castello, che deriva dal greco bizantino kástron, a sua volta proveniente dal latino castrum, castello, fortezza.

28 Termini di uso comune: Baldacchino. Dallarabo bagdādī, aggettivo con il senso di "di Bagdad", che già in Levante significava tanto una "stoffa preziosa di Bagdad" quanto "ornamento a forma di cupola, che sovrasta qualche cosa". Caraffa. Dallarabo magrebino garrafa "vaso cilindrico di terra cotta con una o due orecchie": forse cè stata contaminazione con unaltra parola araba, qaraba, "bottiglia di vetro a grosso ventre". Giara. Parola forse entrata in italiano tramite lo spagnolo jarra o, meglio considerata la cronologia, direttamente dalla sua origine, larabo ğarra. materasso. Dallarabo matrah dalla rad. taraha "gettare", cioè "luogo dove si getta qualcosa", ad esempio un "tappeto sul quale coricarsi". La parola compare quasi contemporaneamente in Italia, Francia, Germania e Inghilterra, ma lipotesi più probabile e che il punto primo di diffusione, necessariamente meridionale, sia stato lItalia. Tazza. Dalla parola araba tāsa, giunta in tutto loccidente verosimilment dai porti del Levante. Zerbino. G. B. Pellegrini ha per primo riconosciuto lorigine ultima della parola nella voce araba zirbiyy "tappeto, cuscino", trasmessa allitaliano standard probabilmente attraverso litaliano regionale ligure.

29 Caffet(t)ano. Termine derivato direttamente dallarabo quftān. Cremisi. Nelle sue vare accezioni ha la sua origine nellaggettivo arabo qirmizī "del colore della cocciniglia", derivato dal vocabolo qirmiz "specie di cocciniglia" (a sua volta dal persiano kirm "verme"), Gabbana. Parola derivata dal vocabolo arabo qabā "tunica da uomo dalle maniche lunghe", entrato simultaneamente in Italia e in Spagna. Giubba. Voce che ha la sua origine direttamente nella parola araba ğubba "sottoveste di cotone" di vasta diffusione romanza, ma soprattutto italiana. Ricamare. Dallarabo raqama, raqqama "ricamare, tessere una stoffa", al quale restano fedeli molte varianti antiche e dialettali con rac- iniziale. Le corrispondenti forme francesi e spagnole sono state introdotte dallItalia, che deve considerarsi il centro europeo di diffusione del ricamo, incrementata a Palermo intorno al Mille. Scarlatto. Voce di origine persiano-araba saqirlat "abito tinto di rosso con cocciniglia", a sua volta formato sul greco dal bizantino sigillátos, ricalcato sul latino (textum) sigillatum.

30 Bizzeffe. Nella locuzione avverbiale a bizzeffe nel senso di "in grande quantità, a iosa"; direttamente dallarabo magrebino bizzaf, "molto, in abbondanza". Garbo. Lipotesi più accreditata, anche se non lunica, è di una derivazione dallarabo qalib modello, che spiegherebbe tanto le accez. più ant. (forma (dei pezzi di costruzione) di una nave, attestata tardivamente – 1602, B. Crescenzio – nei testi it., ma molto prima in quelli dial. – come il gen. ga(r)ibu nel sec. XIII: E. G. Parodi in AGI XVI, , 141 –, tenuti dal Diz. mar. stranamente separati con doppia e diversa etim.), quanto le forme dial., come il calabr. gálipu (C. Salvioni in SR VI, 1909, 19). Meschino. Direttamente dallarabo miskīn (forse a sua volta di lontana ascendenza accadica) "povero, misero", documentato in Spagna nel secolo X, in Francia nel successivo. Scacco. Con ogni verosimiglianza il gioco ha avuto una storia simile a quella delle cifre "arabe": come questultime anchesso è passato dallIndia alla Persia e quindi nel mondo islamico, giungendo fino agli arabi di Spagna. La parola araba per scacchi è, infatti, di chiara origine indiana (shatranğ o shitranğ, proveniente etimologicamente dal sanscrito čaturanga "formato da quattro membra", cioè i quattro pezzi del gioco). Essa è testimoniata ancora nelle lingue iberiche: lantico portoghese acedrenche e il moderno xadrez, lo spagnolo ajedrez. Nelle altre lingue europee il nome del gioco è stato ricreato dalla formula mista arabo-persiana che segna la conclusione del gioco: shāh māt, cioè "il re è morto, scacco matto". Zecca. Direttamente dallarabo sikka "moneta, conio" e dār al-sikka "zecca", lett. "casa della moneta". Zecchino ne è laggettivo "(ducato nuovo) di zecca", e sostituì il vocabolo ducato, che designò una moneta aurea ideale.

31 Il fondamento della religione islamica: i 5 pilastri 1.La professione di fede (shahada) : Non vi è altro Dio che Allah. Muhammad è l inviato di Allah. 2.La preghiera (salat) si svolge 5 volte al giorno: mattino, mezzogiorno metà pomeriggio, tramonto e un ora e mezza dopo il tramonto. Nei venerdì, la preghiera congregazionale si tiene a mezzogiorno, ed è ritenuta obbligatoria per gli uomini e facoltativa per le donne. Un musulmano può pregare praticamente ovunque, anche sul lavoro o a scuola. È raccomandato però che si metta una stuoia pulita a terra dove pregare e di rivolgersi in direzione della Mecca durante la preghiera.

32 Il fondamento della religione islamica: i 5 pilastri 3.Lelemosina legale (zakat) originariamente era un prelievo sui beni superflui di ciascuno e serve appunto a rendere lecita e fruibile la propria ricchezza materiale. A ciò si provvede col pagamento di una quota-parte dei propri guadagni (calcolando un minimo esente che può variare a seconda dei luoghi e dei tempi) che va, in forma di solidale aiuto, alle categorie più svantaggiate della società islamica - specialmente i poveri, gli orfani e le vedove - ma che potrà essere destinata a diversi scopi pii (quali ad esempio il sostentamento della comunità musulmana, gli aiuti per i viandanti pellegrini o l'espressione pubblica della propria fede).

33 Il fondamento della religione islamica: i 5 pilastri 4.L'osservanza del Sawm (digiuno) include l'astinenza dal mangiare, dal bere, dal fumare, dal profumarsi e dai rapporti sessuali. Il digiuno è ordinato dal Corano durante tutto l'arco del dì, fino al calar del sole, per i 29 o 30 giorni del mese lunare di Ramadan. Durante il mese lunare di Ramadan i musulmani trascorrono più tempo in preghiera o ascoltando ogni giorno una parte ( hizb, pl. ahzàb ) del Corano letto da lettori specializzati in moschea o in luoghi allestiti allo scopo. Il Sawm mira a disciplinarsi, rafforzando le virtù della pazienza ( sabr ) e dell'autocontrollo, e del fare anche capire e provare su di sé le difficoltà che provano coloro che a volte non hanno di che da mangiare.

34 Il fondamento della religione islamica: i 5 pilastri 5. Il pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita è obbligatoria per tutti quelli che siano in grado di affrontarlo, economicamente e fisicamente, e circa due milioni di persone gli recano ogni anno. Il pellegrino indossa una tenuta distintiva composta da due pezze di stoffa non cucite per lo più di colore bianco che non mostrino differenze di classe sociale e di cultura, perché tutti sono uguali davanti a Dio.

35 Il vocabolario minimo per iniziare la conoscenza dellIslam Allah – Dio Ayatollah – guida sapiente Burqa – abito femminile che copre tutto Chador – velo femminile Hadith – detto parola Hajji - il pellegrinaggio Harum – sala della preghiera Higra – egira Kaba – tempio Kalam Allah - parola di Dio Imam – dirigente della preghiera Iman – fede, credere

36 Il vocabolario minimo per iniziare la conoscenza dellIslam Ihsan – bontà, rettitudine, generosità Islam – sottomissione a Dio Jihad ( ǧ ihād جهاد ) è una parola araba che deriva dalla radice che significa "esercitare il massimo sforzo" o "combattere". La parola connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra santa. In quanto termine istituzionale si raccomanda di conservare il genere maschile, originario arabo (lo jihād), anche alla luce del suo primario significato letterale di "sforzo" o "impegno". Nella comunicazione dei mass-media oggi questa parola viene erroneamente utilizzata solo come sinonimo di guerra santa per sottolineare la contrapposizione tra noi( cultura occidentale) e loro (cultura araba) ǧ ihād ǧ -h-dguerra santa Madrassa – scuola coranica Mihrab indica la direzione verso La Mecca Muslim – sottomesso Nabi – profeta Niqab – abito femminile con liberi solo gli occhi Qadr – destino Quibla – direzione verso la Kaba Quran – leggere recitare (Corano)

37 Il vocabolario minimo per iniziare la conoscenza dellIslam Ramadan – mese sacro del digiuno Rasul – inviato Sadaqah – elemosina Sajjada – tappeto per la preghiera Salat – preghiera rituale Shahadah – professione di fede Sharia – legge Sura – parte capitolo Umma – comunità Zacat – la decima legale

38 Le parole da utilizzare in maniera corretta sull Islam E meglio sempre dire musulmani e non maomettani. E meglio usare il nome Mohammad invece che Maometto. Parlando delle persone è bene usare la parola musulmani e non islamici, aggettivo, invece, che si può applicare allarte, alla legge, alla cultura, etc.. Parlando della religione, è meglio dire Islam e non Islamismo, termine che tende ad indicare ideologie politiche e movimenti radicali. E preferibile usare: paesi a maggioranza musulmana invece che paese islamici. In tutti i paesi, infatti, esistono minoranze che non appartengono all Islam.

39 Le parole da utilizzare in maniera corretta sull Islam Non identificare arabi con musulmani perché esistono arabi cristiani, non credenti e altro. Gli arabi costituiscono solo il 20% dei musulmani nel mondo. Così pure non tutti i musulmani sono arabi, infatti, ve ne sono di diversa nazionalità. E purtroppo comune porre in contrapposizione islam e occidente. Le due realtà non sono parallele e contrapposte. L espressione è frutto di una riduzione ideologica.

40 Moschea di Omar Interno di una Moschea

41 Esiti di interviste natalizie Durante le vacanze di Natale, abbiamo intervistato parenti ed amici, proponendo loro la seguente domanda: Che cosa associa nella sua mente alla parola Islam… senza riflettere troppo ? Abbiamo raccolto e catalogato le risposte (totale 60) distinguendo tra adulti e nostri coetanei. Le risposte più frequenti hanno messo in evidenza i seguenti temi : o La condizione della donna e il problema del velo o La profonda religiosità dei credenti in Allah o Il terrorismo e la paura della guerra contro lOccidente o La confusione tra l Islam e la civiltà araba o Lidentificazione del termine islamico con persona proveniente dall Africa o Il ricordo dell 11 settembre e il fanatismo violento o La rigidità di regole di vita insieme all ammirazione per il rispetto del digiuno durante il mese del Ramadam o La poligamia e lidea di arretratezza culturale o I profumi delle spezie

42 Diario di un incontro: primo intervento Mercoledì 16 febbraio 2011

43 Abbiamo ospitato nella nostra classe due rappresentanti del Tavolo Interreligioso di Cremona, Don Mario Aldighieri e Jahlila Ben Lechehab, e abbiamo posto loro alcune domande. Nel lavoro di gruppo abbiamo sintetizzato le risposte che ciascuno di noi aveva registrato, riportando entrambe le voci degli intervistati.

44 1)Quali sono, secondo la sua esperienza, gli aspetti di maggiore vicinanza culturale fra gli appartenenti alla sua religione e i cattolici italiani? Quali sono, secondo la sua esperienza, gli aspetti di maggiore vicinanza culturale fra gli appartenenti alla sua religione cattolica e ai fedeli della religione islamica in Italia? Ogni persona ha appreso i contenuti della propria religione, usando le categorie della propria cultura. Infatti entrambe le religioni sono monoteiste, dio è uno solo ma viene chiamato in modo diverso ed entrambe le religioni ammettono la presenza degli angeli, la salvezza, il Paradiso e lInferno. Le differenze stanno principalmente nel giorno sacro che per i mussulmani è il venerdì, mentre per i cristiani è la domenica; altre differenze sono il libro sacro che per i cristiani è la Bibbia e per i mussulmani è il Corano e linterpretazione della figura di Gesù Cristo: per i cristiani è il Figlio di Dio, per la religione islamica si tratta di un grande profeta. Domande e Risposte

45 2)Fra i suoi amici ci sono persone di fedi religiose diverse dalla sua? Quali aspetti apprezza maggiormente nel loro modo di vivere la religione? Gli elementi del Cristianesimo più apprezzati da Jahlila sono : amare il prossimo e la costanza nella preghiera. Essa inoltre ha fatto notare come persone di culture diverse possano andare daccordo, infatti al nostro quesito ha risposto dicendo che in realtà è quasi più a contatto con persone di religione e cultura diversa che con persone appartenenti alla propria religione. 3) La sua comunità religiosa ha avuto difficoltà a trovare un luogo di culto sul territorio di Cremona? I mussulmani hanno fatto fatica a trovare un luogo di culto perché spesso, gli italiani mostrano diffidenza nellaffittare i propri appartamenti a persone di fede islamica, in quanto li ritengono troppo pericolosi. Fortunatamente a Cremona (come in altre città) si è riusciti ad avere un centro culturale dove professare la propria fede, anche se esso non è riconosciuto dallo Stato come moschea e ha assunto la denominazione di Centro culturale islamico.

46 4/5) Ha mai vissuto personalmente o sei venuta a conoscenza di persone che hanno subito discriminazioni in quanto persona appartenente alla sua religione? Se si, dove? In che forma? Quando? Personalmente Jahlila non è mai stata oggetto di particolari discriminazioni di tipo razziale a causa della propria religione, ma conosce persone che ne hanno ricevute. Ci ha proposto lesempio di una ragazza: superato lesame della patente, non le è stato accettato in quanto possedeva il velo (non il burqa, ma il velo normale). Secondo lesaminatore essa doveva toglierselo nel corso dellesame, perché non permetteva il suo riconoscimento. Un altro esempio che ci ha proposto è stato una sua esperienza personale: essa non è stata accettata ad un concorso per un lavoro che consisteva nella traduzione della lingua araba. Non venne accettata sempre perché portava il velo sul capo. 6) Che cosa dice la sua religione delle altre religioni e del dialogo interreligioso? Le religioni devono dialogare tra di loro e non basarsi su pregiudizi perché bisogna prima conoscere persone di religione e cultura differente per giudicare. Anche la TV alimenta i pregiudizi nei confronti delle altre religioni: per esempio se a sbagliare è un mussulmano, attribuiamo quellerrore alla religione, anziché al singolo individuo; al contrario se sbaglia un cristiano ciò non accade.

47 7) Nelle nostre intervista è emersa con frequenza lassociazione mentale islam = terrorismo, sottomissione della donna alluomo e la questione del velo / burka? Ci sono moltissime discriminazioni per il velo, sia per le ragazze a scuola che per le donne nel mondo del lavoro e toglierlo sarebbe un grandissimo disonore per le ragazze o donne che lo indossano. l'associazione islam = terrorismo nasce da dei pregiudizi dei mass media, perché fa comodo alle classi agiate. Se il terrorista che compie delitti è uno solo non bisogna dare colpa allintero islam e per questo motivo non bisogna far diventare l'islam il capro espiatorio! se sbaglia una persona va incolpata per quello che ha commesso quella persona, non va incolpato tutto lislam. per quanto riguarda la sottomissione della donna solo oggi si stanno acquisendo più diritti e in un prossimo futuro la donna non sarà più sottomessa ma sarà riconosciuta libera.

48 Questa esperienza secondo noi è stata molto educativa, in quanto non capita spesso di discutere con persone di religione e cultura differente dalla nostra. Inoltre conversando con loro abbiamo trovato non solo differenze,ma anche questioni che ci accomunano. Abbiamo capito grazie a questa esperienza che non bisogna basarsi su pregiudizi per capire il carattere di una persona, in quanto sono il più delle volte sbagliati e superficiali. Impressioni e commento sullesperienza


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