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La svolta linguistica nella filosofia del Novecento Todi, 25 gennaio 2013 I Venerdì del Liceo Jacopone Marco Bastianelli.

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1 La svolta linguistica nella filosofia del Novecento Todi, 25 gennaio 2013 I Venerdì del Liceo Jacopone Marco Bastianelli

2 Lespressione è attribuita al filosofo americano Richard Rorty ( ), che a sua volta la fa risalire a Gustav Bergmann ( ) Con filosofia linguistica intendo la concezione secondo cui i problemi filosofici sono problemi che possono essere risolti (o dissolti) o riformando il linguaggio, o ampliando la conoscenza del linguaggio che usiamo Ingl: the Linguistic Turn Ted: die linguistische Wende Spa: el giro lingüístico Fra: le tournant linguistique Ingl: the Linguistic Turn Ted: die linguistische Wende Spa: el giro lingüístico Fra: le tournant linguistique R. Rorty

3 Le parole di Bergmann… R. Rorty, Metaphilosophical Difficulties of Linguistic Philosophy, in Id. (ed.), The Linguistic Turn. Recent Essays in Philosophical Method, Chicago 1967); tr. it. in La svolta linguistica, Milano 1994, pp G. Bergmann, Meaning and Existence, Madison Tutti i filosofi linguistici parlano del mondo parlando di un linguaggio adeguato. Questa è la svolta linguistica…

4 Perché i problemi filosofici possono essere formulati come problemi di linguaggio? Alfred Jules Ayer ( ) Noi non accusiamo il metafisico di tentare limpiego dellintelletto in un campo dove questultimo non può avventurarsi con profitto [cfr. Kant], ma di produrre enunciati che non si conformano alle sole condizioni a cui lenunciato può avere significato A.J. Ayer, Language, Truth and Logic, London 1946(2), p. 35; tr. it. Linguaggio, verità e logica, Milano 1975, p. 12.

5 ALLE ORIGINI… Gottlob Frege Bertrand Russell ANALISI DEL PENSIERO IL PENSIERO SI ESPRIME NEL LINGUAGGIO ANALISI DEL LINGUAGGIO

6 Friedrich Ludwig Gottlob Frege (Wismar, 8 novembre 1848 – Bad Kleinen, 26 luglio 1925)

7 Fondazione logica della matematica Frege fu professore di logica e matematica presso lUniversità tedesca di Jena. Le sue ricerche riguardavano la possibilità di fondare la teoria dei numeri e, di conseguenza, lintero edificio matematico che ne deriva, su rigorose basi logiche. Riteneva di poter condurre a compimento questo progetto, definito in seguito logicista, attraverso lelaborazione di un simbolismo che fosse in grado di esprimere, in modo chiaro e univoco, le relazioni logiche fondamentali che presiedono allespressione del pensiero.

8 Linguaggio-pensiero-realtà Se cerchiamo di esprimere un pensiero sul mondo, possiamo farlo solo attraverso il linguaggio. Ma il linguaggio non sempre è CHIARO Begriffsschrift 1899 Concetto Scrittura Linguaggio in formule del pensiero puro += Il compito della filosofia è spezzare il dominio della parola sullo spirito umano svelando gli inganni che, nellambito delle relazioni concettuali, traggono origine, spesso quasi inevitabilmente, dalluso della lingua e liberare così il pensiero da quanto di difettoso gli proviene soltanto dalla natura dei mezzi linguistici di espressione G. F REGE, Begriffsschrift, eine der arithmetischen nachgebildete Formelsprache des reinen Denkens, Halle 1879; tr. it., in I D., Logica e aritmetica. Saggi scelti, a cura di C. Mangione, Torino 1965, pp

9 Ad esempio… Napolitano è il Presidente della Repubblica Napolitano è calvo Napolitano è x = y C(x)C(x) esistenza proprietà identità Linguaggio ordinario Categoria concettuale Linguaggio in formule

10 Credo di poter rendere nel modo più chiaro il rapporto della mia ideografia con la lingua di tutti i giorni, paragonandolo al rapporto esistente fra il microscopio e locchio. Questultimo, per lestensione della sua applicabilità, ha una grande superiorità nei confronti del microscopio. Considerato però come apparecchio ottico, esso rivela certamente parecchie imperfezioni che di solito passano inosservate solo in conseguenza del suo intimo collegamento con la vita spirituale. Ma, non appena scopi scientifici richiedano precisione nel discernere, locchio si rivela insufficiente. Il microscopio invece è adatto nel modo più perfetto proprio a tali scopi, ma appunto per questo risulta inutilizzabile per tutti gli altri. […] In modo analogo la mia ideografia è uno strumento inventato per determinati intenti scientifici e non si può condannarla se essa non è di alcuna utilità per altri scopi

11 1. La Stella del mattino è un corpo celeste illuminato dal sole 2. La Stella della sera è un corpo celeste illuminato dal sole Consideriamo le due proposizioni che seguono: Senso e significato (1892) G. F REGE, Sinn und Bedeutung, in «Zeitschrift für Philosophie und philosophisce Kritik», 100(1892), pp ; rist. in I D., Kleine Schriften, cit., pp ; tr. it., Senso e significato, in G. F REGE, Senso, funzione e concetto. Scritti filosofici, a cura di C. Penco e E. Picardi, Roma-Bari 2001, pp V. A A.V V., Filosofia del linguaggio, a cura di A. Iacona e E. Paganini, Raffello Cortina, Milano 2003pp

12 Stella del mattino Stella della sera Venere denota Il pensiero dellenunciato la Stella del mattino è un corpo celeste illuminato dal Sole è diverso da quello dellenunciato la Stella della sera è un corpo celeste illuminato dal Sole. Infatti, chi non sapesse che la Stella del mattino è la Stella della sera potrebbe ritenere vero il primo enunciato e falso il secondo.

13 E in quali altre circostanze pensiamo a alle Stelle o a Venere?

14 Senso, denotazione, rappresentazione La denotazione di un nome proprio è loggetto stesso che con esso designiamo; la rappresentazione che ne abbiamo è soggettiva. In mezzo sta il senso, che naturalmente non è più soggettivo come la rappresentazione ma non è neppure loggetto stesso Senza voler con ciò dare una definizione, chiamo pensiero qualcosa per cui possa in generale porsi la questione della verità […]. In base a ciò posso dire: il pensiero è il senso di un enunciato […]. Il pensiero, in sé non sensibile, si riveste dellabito sensibile dellenunciato e diviene così afferrabile da parte nostra. Diciamo che lenunciato esprime un pensiero

15 Pensiero Rappresentazione Denotazione Rappresentazioni Cose 1. Le rappresentazioni non possono venir viste o toccate, né odorate, gustate, o udite. 2. Le rappresentazioni si hanno. Si hanno sensazioni, sentimenti, umori, inclinazioni, desideri. La rappresentazione che uno ha appartiene al contenuto della sua coscienza. Il prato e le rane, il sole che li illumina sono là, non importa se io li guardo o meno. 3. Le rappresentazioni hanno bisogno di un portatore. Al confronto le cose del mondo esterno sono autonome. 4. Ogni rappresentazione ha un solo portatore; non ci sono due persone che abbiano la stessa rappresentazione G. F REGE, Der Gedanke. Eine logische Untersuchung, in «Beiträge zur Philosophie des deutschen Idealismus», 2( ), pp ; tr. it., Il pensiero, in G. Frege, Ricerche logiche, a cura di M. Di Francesco, Milano 1988, pp E i pensieri? Quali caratteristiche hanno?

16 Si vede una cosa, si ha una rappresentazione, si afferra o si pensa un pensiero. Quando si afferra o si pensa un pensiero non lo si produce, ma si entra in una certa relazione con esso, che esisteva già da prima; una relazione che è differente da quella del vedere una cosa o dellavere una rappresentazione. Un terzo regno va riconosciuto. Ciò che vi appartiene concorda da un lato con le rappresentazioni, perché non può venir percepito con i sensi, e daltro lato con le cose, perché non ha bisogno di alcun portatore ai contenuti della cui coscienza appartenere. Così il pensiero che articoliamo nel teorema di Pitagora è vero atemporalmente, vero indipendentemente dal fatto che qualcuno lo ritenga vero. […]. Ed è vero non soltanto a partire dal momento in cui è stato scoperto – così come un pianeta è in un rapporto di azione reciproca con altri pianeti già prima che lo si scopra AB 2 + AC 2 = BC 2 A C B

17 …per questo ci si offre la parola afferrare [ted.: fassen; ingl.: to grasp]. […] Col pensare non produciamo i pensieri, ma li afferriamo. Infatti ciò che ho chiamato pensiero sta nella più stretta connessione con la verità… Fatti! Fatti! Fatti!, invoca lo scienziato quando vuole insistere sulla necessità di una fondazione più sicura della scienza. Ma cosè un fatto? Un fatto è un pensiero che è vero. Lattività scientifica non consiste nel creare quanto piuttosto nello scoprire pensieri veri. Lumanità ha un tesoro comune di pensieri che si tramanda di generazione in generazione G. F REGE, Il pensiero, cit. G. F REGE, Senso e significato, cit.

18 Bertrand Arthur William Russell (Trellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970

19 Seguendo Frege… Senso = Pensiero (= modo di parlare della cosa) Denotazione = Cosa SE ALLORA Il quadrato rotondo La montagna incantata Lattuale re di Francia ? …la proposizione Lattuale re di Francia è calvo non ha senso. Ma HA SENSO, perché la comprendiamo! Il sintagma denotativo Lattuale re di Francia, pur avendo un senso, ammesso che labbia il re di Inghilterra, non ha certo alcuna denotazione, per lo meno in un qualsiasi senso ordinario della parola. Di qui la supposizione che il re di Francia è calvo debba essere un nonsenso: ma non lo è, dato che è semplicemente una proposizione falsa. SINTAGMI DENOTATIVI Che non denotano alcunché

20 Per il principio del terzo escluso, o A è B o A non è B deve essere vera. Pertanto, o lattuale re di Francia è calvo o lattuale re di Francia non è calvo deve essere vera. Se però elencassimo da una parte tutte le cose che sono calve e dallaltra quelle che non lo sono, in nessuna delle due liste troveremmo lattuale re di Francia. Gli hegeliani, che amano le sintesi, ne concluderebbero probabilmente che egli porta la parrucca

21 La soluzione di Alexius Meinong La totalità di ciò che esiste, con inclusione di quanto è esistito o esisterà, è infinitamente piccola se paragonata alla totalità degli oggetti della conoscenza». Per questo, vi è un «pregiudizio nei confronti del reale», per il quale «si considera il non-reale come puro nulla». Ad esempio, gli oggetti ideali (uguaglianza, diversità, ecc.) sussistono ma non esistono. La matematica, in particolare, è una scienza che non riguarda la realtà: lessere a cui essa si riferisce non è mai lesistenza, sebbene non si possa dire che i suoi oggetti, in qualche modo, non sussistano. Alexius von Meinong, Untersuchungen zur Gegenstandstheorie und Psychologie, a cura di A. von Meinong, Leipzig 1904, pp. 1-50; tr. it. a cura di E. Coccia, Sulla teoria delloggetto, Quodlibet, Macerata Un qualsiasi non-ente deve esser in grado di costituire loggetto per lo meno per i giudizi che colgono questo non-essere […]. Per sapere che non cè alcun quadrato rotondo devo esprimere un giudizio sul quadrato rotondo […]. Chi ama espressioni paradossali potrebbe ben dire: ci sono oggetti per i quali vale che siffatti oggetti non ci sono Ogni oggetto è in qualche modo già anticipatamente dato alla nostra decisione circa il suo essere o il non-essere, in una maniera che non pregiudichi anche il suo non-essere. Loggetto in quanto tale, senza tener conto delle particolarità occasionali o dellapposizione (sempre/data) delloggettivo – si potrebbe dire forse il puro oggetto – sta al di là dellessere e del non essere. [Esso] è per natura fuoriessente.

22 La teoria di Meinong considera ogni sintagma denotativo grammaticalmente corretto come segno di un oggetto. Così, lattuale re di Francia, il quadrato rotondo, ecc. sono ritenuti autentici oggetti. Si ammette che oggetti simili non sussistono, ma li si considera pur sempre oggetti. Questo punto di vista è già di per sé poco convincente, ma lobiezione principale, nei suoi confronti è che questi oggetti sono senzaltro tali da violare il principio di contraddizione. Per esempio, si afferma che lattuale re di Francia esistente esiste, e anche che non esiste; che il quadrato rotondo è rotondo, e anche che non è rotondo, e via dicendo. Ma tutto ciò non è ammissibile, e se si scopre che una qualsiasi teoria evita simili conclusioni, essa è certamente preferibile LOBIEZIONE DI RUSSELL…

23 Pertanto… Lattuale re di Francia è calvo FREGE:MEINONG: NON HA SENSO, perché lattuale re di Francia non ha denotazione E falsa, ma lattuale re di Francia è un oggetto sussistente non-esistente RUSSELL: HA SENSO ed è FALSA TEORIA DELLE DESCRIZIONI DEFINITE 1905

24 Esiste uno e un solo x che è attualmente re di Francia e x è calvo B. R USSELL, On Denoting, in «Mind», 14(1905), pp ; tr. it. di A. Bonomi, Sulla denotazione, in A. Bonomi (a cura di), La struttura logica del linguaggio, Bompiani, Milano 1973, pp TEORIA DELLE DESCRIZIONI DEFINITE 1905 Lattuale re di Francia è calvo =

25 Lintero regno delle non entità quali il quadrato rotondo il numero primo pari diverso da 2, Apollo, Amleto, ecc. costituisce ora un problema risolvibile in modo soddisfacente. Si tratta di sintagmi denotativi che non denotano alcunché. […] il quadrato rotondo è rotondo significa cè una e una sola entità x che è rotonda e quadrata, e questa entità è rotonda, che è una proposizione falsa e non vera, come sostiene Meinong. […] La nostra teoria della denotazione ci consente invece di affermare che non ci sono individui irreali.

26 sintagmi denotativi come lattuale re di Francia, il quadrato rotondo, la montagna incantata non sono nomi ma DESCRIZIONI Possono essere scomposti (analisi) nei loro elementi costituenti MA FINO A CHE PUNTO SI SPINGE LANALISI? FACCIAMO IL PUNTO: CONOSCENZA DIRETTA E CONOSCENZA PER DESCRIZIONE

27 Dico che ho familiarità (I am acquainted) con un oggetto, quando ho una relazione cognitiva diretta con quelloggetto, cioè quando sono direttamente consapevole delloggetto stesso. Quando parlo di una relazione cognitiva, non intendo quella sorta di relazione che costituisce un giudizio, ma quella che costituisce una presentazione (presentation) Il principio epistemologico fondamentale nellanalisi di proposizioni che contengono descrizioni è questo: Ogni proposizione che siamo in grado di comprendere deve essere interamente composta di costituenti con i quali abbiamo conoscenza diretta B. R USSELL, Knowledge by Acquaintance and Knowledge by Description, in «Proceedings of the Aristotelian Society», 11( ), pp ; rist. in B. R USSELL, Mysticism and Logic (1918), pp ; B. R USSELL, The Philosophy of Logical Atomism, 1918 (ora in B. R USSELL, Logic and Knowledge, a cura di R.C. Marsh, Allen & Unwin, London 1956, pp ). DESCRIZIONI DEFINITE E ATOMISMO LOGICO

28 Ludwig Josef Johann Wittgenstein (Vienna, 26 aprile 1889 – Cambridge, 29 aprile 1951)

29 L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus 1921 La formulazione dei problemi filosofici si fonda sul fraintendimento della logica del nostro linguaggio Il libro vuole dunque tracciare al pensiero un limite, o piuttosto – non al pensiero stesso, ma allespressione dei pensieri: Ché, per tracciare un limite al pensiero, noi dovremmo poter pensare ambo i lati di questo limite (dovremmo, dunque, poter pensare quel che pensare non si può). Il limite non potrà, dunque, venire tracciato che nel linguaggio, e ciò che è oltre il limite non sarà che nonsenso.

30 Wittgenstein: linguaggio e mondo 1.1 Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose. 2 Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose La totalità degli stati di cose sussistenti è il mondo. L. W ITTGENSTEIN, Tractatus logico-philosophicus, Kegan Paul, London 1922; tr. it. a cura di A.G. Conte, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni , Einaudi, Torino

31 Picture theory of language 2.1 Noi ci facciamo immagini dei fatti Ciò che ogni immagine […] deve avere in comune con la realtà, per poterla raffigurare – correttamente o falsamente –, è la forma logica, ossia la forma della realtà Noi non possiamo pensare nulla dillogico, poiché altrimenti dovremmo pensare illogicamente.

32 Pensiero e linguaggio 3.1 Nella proposizione il pensiero sesprime in modo percepibile mediante i sensi. 3.2 Nella proposizione il pensiero può essere espresso così che agli oggetti del pensiero corrispondano elementi del segno proposizionale Comprendere una proposizione è sapere che cosa accade se essa è vera. (Dunque, una proposizione la si può comprendere senza sapere se essa sia vera. Una proposizione la si comprende se si comprendono le sue parti costitutive). 5 La proposizione è una funzione di verità delle proposizioni elementari. (La proposizione elementare è una funzione di verità di se stessa).

33 Oltre il linguaggio ordinario […] Il linguaggio traveste il pensiero. Lo traveste in modo tale che dalla forma esteriore dellabito non si può inferire la forma del pensiero rivestito; perché la forma esteriore dellabito è formata a ben altri fini che al fine di far riconoscere la forma del corpo.

34 Simbolismo adeguato Nel linguaggio comune avviene molto di frequente che la stessa parola designi in modo differente – dunque appartenga a simboli differenti -, o che due parole, che designano in modo differente, esteriormente siano applicate nella proposizione allo stesso modo. Così la parola è appare quale copula, quale segno deguaglianza e quale espressione dellesistenza; esistere, quale verbo intransitivo, come andare; identico, quale aggettivo; noi parliamo di qualcosa, ma anche del fatto che qualcosa avviene. (Nella proposizione Franco è franco – ove la prima parola è un nome di persona; lultima è un aggettivo – queste parole non hanno semplicemente significato differente, ma sono simboli differenti) È così che facilmente nascono le confusioni più fondamentali (delle quali la filosofia tutta è piena) Per evitare questi errori dobbiamo impiegare un linguaggio segnico, il quale li escluda non impiegando, in simboli differenti, lo stesso segno, e non impiegando, apparentemente nello stesso modo, segni che designano in modo differente. Un linguaggio segnico, dunque, il quale si conformi alla grammatica logica – alla sintassi logica. […]

35 Insensatezza della filosofia tradizionale Le proposizioni e le domande che si sono scritte su cose filosofiche sono per la maggior parte non false, ma insensate. Perciò a domande di questa specie noi non possiamo rispondere, ma possiamo solo constatare la loro insensatezza (unsinnigkeit). Le domande e le proposizioni dei filosofi si fondano per la maggior parte sul fatto che noi non comprendiamo la nostra logica del linguaggio. (Esse sono come la domanda, se il bene sia più o meno identico del bello). Né meraviglia che i problemi più profondi propriamente non siano problemi.

36 Il ruolo della filosofia 4.11 La totalità delle proposizioni vere è la scienza naturale tutta (o la totalità delle scienze naturali) Lo scopo della filosofia è il rischiaramento logico dei pensieri. La filosofia è non una dottrina, ma unattività La filosofia delimita il campo disputabile della scienza naturale.

37 Il senso oltre i fatti La filosofia deve delimitare il pensabile e, con ciò, limpensabile Essa significherà lindicibile rappresentando chiaramente il dicibile Il senso del mondo devessere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tutto avviene come avviene; non vè in esso alcun valore – né, se vi fosse, avrebbe un valore. Se un valore che abbia valore vè, esso devesser fuori dogni avvenire ed esser-così. Infatti, ogni avvenire ed essere-così è accidentale. Ciò che li rende non-accidentali non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Devessere fuori del mondo I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non alla risoluzione Non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso è.

38 6.5 Duna risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda. Lenigma non vè. Se una domanda può porsi, può anche avere una risposta Noi sentiamo che, persino nellipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati. Certo, allora non resta più domanda; e appunto questa è la risposta La risoluzione del problema della vita si scorge allo sparire di esso […]. Domande senza risposta?

39 Filosofia, scienza e silenzio 6.53 Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: Nulla dire se non ciò che può dirsi; dunque, proposizioni della scienza naturale – dunque, qualcosa che con la filosofia nulla ha a che fare -, e poi, ogni volta che un altro voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue proposizioni, egli non ha dato significato alcuno. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per laltro – egli non avrebbe la sensazione che noi gli insegniamo filosofia -, eppure esso sarebbe lunico metodo rigorosamente corretto Le mie proposizioni illuminano così: Colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se è asceso per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo essere asceso su essa). Egli deve trascendere queste proposizioni; è allora che egli vede rettamente il mondo. 7. Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

40 L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche 1953 Quando i filosofi usano una parola – sapere, essere, oggetto, io, proposizione, nome – e tentano di cogliere lessenza della cosa, ci si deve sempre chiedere: Questa parola viene mai effettivamente usata così nel linguaggio, nel quale ha la sua patria? Noi riportiamo le parole dal loro impiego metafisico, indietro al loro impiego quotidiano. L. Wittgenstein nel 1890

41 Limmagine pittografica del linguaggio «1. Agostino, Confessioni, I, 8: «Quando [gli adulti] nominavano qualche oggetto, e, proferendo quella voce, facevano un gesto verso qualcosa, li osservavo, e ritenevo che la cosa si chiamasse con il nome che proferivano quando volevano indicarla. Che intendessero ciò era reso manifesto dai gesti del corpo, linguaggio naturale di ogni gente: dallespressione del volto e dal cenno degli occhi, dalle movenze del corpo e dallaccento della voce, che indica le emozioni che proviamo quando ricerchiamo, possediamo, rigettiamo o fuggiamo le cose. Così, udendo spesso le stesse parole ricorrere al posto appropriato, in proposizioni differenti, mi rendevo conto, a poco a poco, di quali cose esse fossero i segni, e, avendo insegnato alla lingua a pronunziarle, esprimevo ormai con esse la mia volontà». «In queste parole troviamo, così mi sembra, una determinata immagine della natura del linguaggio umano. E precisamente questa: Le parole del linguaggio denominano oggetti – le proposizioni sono connessioni di tali denominazioni. – In questimmagine del linguaggio troviamo le radici dellidea: Ogni parola ha un significato. Questo significato è associato alla parola. È loggetto per il quale la parola sta. L. W ITTGENSTEIN, Philosophische Untersuchungen, Basil Blackwell, Oxford 1953; tr. it. di R. Piovesan e M. Trinchero, Einaudi, Torino 1967.

42 Significato e uso «[GL1] Pensa ora a questimpiego del linguaggio: Mando uno a far la spesa. Gli do un biglietto su cui stanno i segni: cinque mele rosse. Quello porta il biglietto al fruttivendolo; questi apre il cassetto su cui cè il segno mele; quindi cerca in una tabella la parola rosso e trova, in corrispondenza ad essa, un campione di colore; poi recita la successione dei numeri cardinali – supponiamo che la sappia a memoria – fino alla parola cinque e ad ogni numero tira fuori dal cassetto una mela che ha il colore del campione. – Così, o pressappoco così, si opera con le parole».

43 «Ma come fa a sapere dove e come deve cercare la parola rosso, e che cosa deve fare con la parola cinque? – Bene, suppongo che agisca nel modo che ho descritto. A un certo punto le spiegazioni hanno termine. – Ma che cosè il significato della parola cinque? – Qui non si faceva parola di un tale significato; ma solo del modo in cui si usa la parola cinque».

44 Significato e gioco «3. Agostino descrive, potremmo dire, un sistema di comunicazione; solo che non tutto ciò che chiamiamo linguaggio è questo sistema. […] È come se uno desse a qualcun altro questa definizione: Il gioco consiste nel muovere cose su una superficie, secondo certe regole… – e noi gli rispondessimo: Sembra che tu pensi ai giochi fatti sulla scacchiera; ma questi non sono tutti i giochi. Puoi rendere corretta la tua definizione restringendola espressamente a questi giochi».

45 I giochi linguistici «7. […] Possiamo anche immaginare che lintero processo delluso delle parole, descritto nel §2, sia uno di quei giochi mediante i quali i bambini apprendono la loro lingua materna. Li chiamerò giochi linguistici [Sprachspiele; language games] […] Inoltre chiamerò gioco linguistico anche tutto linsieme costituito dal linguaggio e dallattività di cui è intessuto».

46 Filosofia e uso del linguaggio «11. Pensa agli strumenti che si trovano in una cassetta di utensili: cè un martello, una tenaglia, una sega, un cacciavite, un metro, un pentolino per la colla, la colla, chiodi e viti. – Quanto differenti sono le funzioni di questi oggetti, tanto differenti sono le funzioni delle parole. (E ci sono somiglianze qui e là).

47 Giochi linguistici e forme di vita «19. […] immaginare un linguaggio significa immaginare una forma di vita». Qui la parola gioco linguistico è destinata a mettere in evidenza il fatto che il parlare un linguaggio fa parte di unattività, o di una forma di vita. […] - È interessante confrontare la molteplicità degli strumenti del linguaggio e dei loro modi dimpiego, la molteplicità dei tipi di parole e proposizioni, con quello che sulla struttura del linguaggio hanno detto i logici. (E anche lautore del Tractatus logico-philosophicus)».

48 Significato come uso «43. Per una grande classe di casi – anche se non per tutti i casi – in cui ce ne serviamo, la parola significato si può definire così: Il significato di una parola è il suo uso nel linguaggio.

49 Non cè unessenza del gioco, ma somiglianze di famiglia «67. Non posso caratterizzare queste somiglianze meglio che con lespressione somiglianze di famiglia; infatti le varie somiglianze che sussistono tra i membri di una famiglia si sovrappongono e sincrociano allo stesso modo: corporatura, tratti del volto, colore degli occhi, modo di camminare, temperamento, ecc. ecc. – E dirò: i giochi formano una famiglia […] così come, nel tessere un filo, intrecciamo fibra con fibra. E la robustezza del filo non è data dal fatto che una fibra corre per tutta la sua lunghezza, ma dal sovrapporsi di molte fibre luna allaltra.

50 I ghiacci della metafisica e il terreno scabro del linguaggio ordinario «107. Quanto più rigorosamente consideriamo il linguaggio effettivo, tanto più forte diventa il conflitto tra esso e le nostre esigenze. (La purezza cristallina della logica non mi si era affatto data come un risultato; era unesigenza). […] Siamo finiti su una lastra di ghiaccio dove manca lattrito e perciò le condizioni sono in certo senso ideali, ma appunto per questo non possiamo muoverci. Vogliamo camminare; dunque abbiamo bisogno dellattrito. Torniamo sul terreno scabro!».

51 Filosofia come terapia «119. I risultati della filosofia sono la scoperta di un qualche schietto non-senso e di bernoccoli che lintelletto si è fatto cozzando contro i limiti del linguaggio. Essi, i bernoccoli, ci fanno comprendere il valore di quella scoperta».

52 «La filosofia si limita, appunto, a metterci tutto davanti, e non spiega e non deduce nulla. – Poiché tutto è lì in mostra, non cè neanche nulla da spiegare. Ciò che è nascosto non ci interessa». «133. Non vogliamo affatto raffinare o perfezionare in modo inaudito il sistema di regole per limpiego delle nostre parole. La vera scoperta è quella che mi rende capace di smettere di filosofare quando voglio. – Quella che mette a riposo la filosofia, così che essa non è più tormentata da questioni che mettono in questione la filosofia stessa. […] Non cè un metodo della filosofia, ma ci sono metodi; per così dire, differenti terapie».

53 Ricapitolando: Se i problemi filosofici sono problemi di linguaggio… Linguaggio ideale Linguaggio ordinario … allora, a quali condizioni un enunciato ha significato? Forma logica del linguaggio (Frege, Russell, Wittgenstein Tractatatus logico-philosophicus 1921) Linguaggio privilegiato della scienza (Neopositivismo logico – Carnap/Ayer) Wittgenstein (Ricerche Filosofiche 1953) Common Language Philosophy (Filosofia analitica del linguaggio ordinario – Oxford-Cambridge Philosophy)

54 Appendici

55 1. Venticinque anni dopo… Quel che più mi colpisce del mio saggio del 1965 è quanto seriamente prendessi il fenomeno della svolta linguistica, quanto mi sembrasse prodigioso. […] Oggi mi sembra che essa sia stata poco più che una tempesta in un bicchier dacqua accademico. Le controversie che discutevo con tanta convinzione nel 1965 […] ora sembrano decisamente roba vecchia.

56 Se cè mai stata una qualche verità nello slogan i problemi della filosofia sono problemi di linguaggio, è stata che i problemi particolari relativi alla rappresentazione discussi dai filosofi erano pseudo-problemi, creati da una cattiva descrizione della conoscenza umana. Così, nella misura in cui la svolta linguistica ha dato un contributo specifico alla filosofia, penso che esso sia stato […] di aver favorito il passaggio dal discettare sullesperienza come medium di rappresentazione a parlare del linguaggio come tale medium: un passaggio che si è rivelato poi propizio allaccantonamento della nozione stessa di rappresentazione. R. Rorty, Venticinque anni dopo, tr. it. in La svolta linguistica, Milano 1994, pp

57 2. Logicismo = la matematica fondata su basi logiche Professore a Cambridge (Inghilterra), come Frege ritiene che la logica formale possa costituire il fondamento rigoroso dellintera matematica. Sulla base delle ricerche del logico italiano Giuseppe Peano, elaborò tale progetto indipendentemente da Frege. La struttura grammaticale del linguaggio è adatta ad una gran varietà di usi. Così, essa non possiede alcuna univoca semplicità nel rappresentare i pochi semplici, sebbene altamente astratti, processi e idee che sorgono nelle catene deduttive di ragionamento impiegate […]. La proposizione una balena è grande rappresenta il linguaggio al meglio, dando espressione perspicua ad un fatto complicato; mentre lanalisi di uno è un numero conduce, nel linguaggio, ad una intollerabile prolissità. B. R USSELL - A.N. W HITHEAD, Introduzione ai Principia Mathematica, tr. it. a cura di P. Parrini, La nuova Italia, Firenze 1977, p. 17

58 Logica e aritmetica: i numeri come classi… Definizione di numero cardinale a partire dalla nozione logico-insiemistica di classi coestensive: – il numero 1 è definito come la classe delle classi che hanno un solo elemento; il numero 2 come la classe delle classi che hanno due elementi, e così via. DEFINIZIONE: Una classe, in generale, è linsieme costituito da tutti gli elementi che godono di una certa proprietà. La classe dei numeri primi, ad esempio, è linsieme di tutti i numeri che sono divisibili soltanto per se stessi e per lunità.

59 Ma ne deriva un paradosso… È ovvio che la classe di tutti i leoni non è un leone; tuttavia, la classe di tutte le classi è ancora una classe. Allora: C sia la classe di tutte le classi che hanno la proprietà di non essere membri di se stesse. Alla classe C, naturalmente, apparterrà la classe dei leoni. Ma cosa accade con la classe C medesima? Se C appartiene a se stessa, allora C è una classe che è membro di se stessa e, di conseguenza, C non può appartenere a C. Se invece C non appartiene a se stessa, allora, in base alla proprietà che la definisce, C dovrebbe appartenere a se stessa. - Contraddizione: largomento si può portare allinfinito, incorrendo nella fallacia del circolo vizioso

60 3. Limiti e possibilità della conoscenza umana Le condizioni della possibilità dellesperienza in generale sono a un tempo le condizioni della possibilità degli oggetti dellesperienza, ed hanno perciò valore oggettivo in un giudizio sintetico a priori. Immanuel Kant ( ) I. Kant, Critica della ragion pura, tr. it. a cura di G. Gentile e G. Lombardo-Radice, riveduta da V. Mathieu, Roma- Bari 1995(8).

61 Bibliografia

62 Introduzioni alla filosofia analitica F. DAgostini, Analitici e continentali. Guida alla filosofia degli ultimi trentanni, Raffaello Cortina, Milano 1997, in part. pp F. DAgostini – N. Vassallo, Storia della filosofia analitica, Einaudi, Torino E.H. Reck (ed.), From Frege to Wittgenstein: Perspectives on Early Analytic Philosophy, Oxford University Press, Oxford-New York M. Santambrogio (a cura di), Introduzione alla filosofia analitica del linguaggio, Laterza, Roma-Bari M. Dummett, Origins of Analytical Philosophy, in «Lingua e stile», 23(1988), n. 1, pp e n. 2, pp ; poi tr. ted. di J. Schulte, Ursprünge der analythischen Philosophie, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1988; tr. it. di E. Picardi, Alle origini della filosofia analitica, Il Mulino, Bologna 1990; infine Origini della filosofia analitica, Einaudi, Torino H.-J. Glock, What is Analytic Philosophy?, Cambridge University Press, Cambridge A. Newen, Analytische Philosophie zur Einführung, Junius Verlag, Hamburg 2005; tr. it. Di V. Zini e P. Scaltriti, Filosofia analitica. Unintroduzione, Einaudi, Torino 2010.


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