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TITOLO DELLO STRUMENTO DIDATTICO I CARE Imparare, Comunicare, Agire… in una Rete Educativa! Piano nazionale di formazione per lintegrazione degli alunni.

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1 TITOLO DELLO STRUMENTO DIDATTICO I CARE Imparare, Comunicare, Agire… in una Rete Educativa! Piano nazionale di formazione per lintegrazione degli alunni disabili Anni scolastici:

2 BREVE DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO DIDATTICO Lo strumento didattico proposto rappresenta la realizzazione pratica del progetto I CARE. Si tratta di un progetto ministeriale che, nellarco di un biennio (dal 2007 al 2009), ha inteso promuovere e incoraggiare, attraverso la metodologia della ricerca e ladozione di strategie didattiche ed organizzative particolarmente innovative, unidea di scuola intesa come comunità inclusiva, aperta allaccoglienza, al riconoscimento e alla valorizzazione delle capacità e delle competenze di ciascuno, con particolare riferimento ai temi della disabilità e del disagio giovanile. Lespressione I CARE è stata utilizzata per la prima volta da don Lorenzo Milani. Tradotta dalla lingua inglese essa significa, letteralmente, mi sta a cuore, mi interessa…, ed era affissa su un cartello posto allingresso della scuola di Barbiana. Esprimeva, in modo estremamente sintetico, lideologia dello stesso don Milani, per il quale listruzione e la formazione non erano solamente prerogative esclusive delle classi colte, ma dovevano divenire anche pratiche educative accessibili alle popolazioni meno abbienti, in modo da superare la piaga dilagante dellanalfabetismo e, in senso più ideologico, la sopraffazione sociale cui esse erano soggette.

3 Lespressione I CARE indicava, inoltre, il tentativo di don Milani di porre attenzione al disagio giovanile (fra cui anche labbandono scolastico) e alle diverse forme di difficoltà e/o disabilità (relazionali, comportamentali, cognitive) dei bambini/ragazzi con i quali entrava in contatto. Sulla base di tali premesse, il Ministero della Pubblica Istruzione ha inteso fornire alle istituzioni scolastiche interessate allapplicazione del progetto in questione alcune linee-guida per affrontare in modo corretto, coerente ed efficace le problematiche ora esposte. Tali indicazioni suggeriscono quindi agli Istituti interessati precise ipotesi esplicative per dare seguito alla presente iniziativa.

4 Le guide ministeriali suggeriscono, in modo particolare, di ripensare la propria azione educativa ad ampio raggio, coinvolgendo in primo luogo la famiglia e, in secondo luogo, la stessa comunità sociale nella quale listituzione scolastica esplica il proprio intervento formativo. Occorre inoltre sottolineare che ad ogni istituzione scolastica viene lasciata la possibilità di individuare e promuovere diverse tipologie di interventi sulla base delle differenti realtà educative e territoriali di riferimento, fermo restando la priorità nella scelta di azioni calibrate a risolvere specifiche urgenze di formazione. La consueta modalità di pianificazione progettuale presente nellIstituto di Colmurano, che si è caratterizzato come referente per le istituzioni scolastiche di San Ginesio e di Recanati, ha trovato nellapplicazione della pratica della peer education un elemento di novità e di innovazione didattica. Per la prima volta, la peer education (la cui applicazione è stata eseguita dalle figure di esperti intervenute) è entrata a far parte del tradizionale assetto metodologico dellistituto, ed ha impegnato tutti i docenti (da quelli di sostegno a quelli delle sezioni/classi) ad una stretta collaborazione con gli esperti intervenuti.

5 SEZIONI/CLASSI COINVOLTE - bambini di 5 anni (scuola dellinfanzia) - bambini di classe prima (scuola primaria) - ragazzi di classe prima (secondaria di primo grado) PLESSI SCOLASTICI INTERESSATI -Plessi di scuola dellinfanzia e di scuola primaria di Colmurano -Plessi di scuola dellinfanzia e di scuola primaria di Loro Piceno -Plessi di scuola dellinfanzia e di scuola primaria di San Ginesio -Plesso di scuola secondaria di primo grado di Recanati

6 PRESUPPOSTI PER LA REALIZZAZIONE Gli Istituti comprensivi che hanno realizzato il progetto I CARE si caratterizzano per una serie di elementi che, ai fini della realizzazione delle diverse attività, hanno rivestito (e rivestono) un ruolo di fondamentale importanza: - clima di collaborazione particolarmente proficuo; - tradizione consolidata nellideazione e realizzazione di attività progettuali; - sensibile attenzione nei confronti delle situazioni di disagio vissute dai bambini; - apertura ad agenzie formative e/o enti del territorio; - cultura dellinnovazione didattica e della formazione professionale; - continua lettura, ad ogni livello di attività, del contesto di riferimento e riadattamento delle pratiche didattiche sulla base delle esigenze e dei bisogni educativi emergenti in quel particolare frangente.

7 OBIETTIVI MINISTERIALI 1.Valorizzare le esperienze favorendo il passaggio dalle buone esperienze alle buone prassi utilizzabili e trasferibili in altri contesti; 2.Realizzare un modello di formazione attraverso la modalità della ricerca in ordine alla progettazione, allorganizzazione dei contesti, alle strategie didattiche, allo sviluppo di modalità di interdipendenza e collaborazione tra soggetti diversi; 3.Sostenere modelli formativi che sappiano collegare il mondo della scuola agli altri aspetti della vita adulta nella prospettiva di una reale evoluzione dal Piano Educativo Individualizzato al Progetto di vita attraverso intese e collaborazioni con le Istituzioni e gli Enti locali; 4. Consolidare a livello territoriale la rete di supporto alle politiche dellinclusione.

8 Fermo restando gli obiettivi suggeriti dalle indicazioni ministeriali, il confronto fra docenti, esperti e dirigente scolastico ha portato alla stesura del seguente elenco di obiettivi educativi, individuati come prioritari e irrinunciabili per tutti i vari livelli di istruzione: 1.Promuovere lo sviluppo della persona umana nella sua dimensione culturale, affettiva, etica e civica; 2.mirare all'integrazione di alunni diversamente abili, con interventi volti a valorizzare e far crescere specifiche potenzialità; 3.utilizzare le molteplici risorse professionali presenti territorio, per organizzare una ricca e articolata proposta formativa; 4.agevolare l'inserimento degli alunni stranieri con progetti di recupero personalizzati, garantendo l'integrazione tra culture diverse; 5.elevare lo spirito unitario dellIstituto Comprensivo, il senso di appartenenza ad una comune identità culturale e progettuale, perfezionando le modalità comunicative tra i vari plessi; 6.potenziare la comunicazione e la collaborazione tra docenti e ATA in relazione alla realizzazione delle attività previste dal POF; 7.monitorare e valutare il processo di insegnamento/apprendimento, attraverso lidentificazione di standard organizzativi, didattici e lindividuazione di nuovi modelli per la certificazione delle competenze; 8.migliorare la consapevolezza del valore professionale dei processi autovalutativi della qualità del servizio scolastico erogato; 9.rendersi disponibili a rivedere le proprie azioni didattiche, confrontandosi con i colleghi ed ascoltando il punto di vista dei genitori.

9 Sul piano prettamente professionale, gli obiettivi formativi individuati sono risultati i seguenti: 1. Stimolare una riflessione sull'esperienza professionale degli insegnanti; 2. Favorire la costruzione di un percorso di auto - valutazione degli insegnanti; 3. Individuare, attraverso la propria auto - valutazione ed i feed-back ricevuti dai colleghi, i propri punti di forza e i propri punti di debolezza rispetto alle diverse competenze, aumentandone la consapevolezza e la possibilità di intraprendere dei percorsi formativi; 4. Progettazione di percorsi individuali psico - educativi, condivisi dalle famiglie.

10 Per quanto riguarda la didattica, gli obiettivi (relativi allaspetto musicale) sono stati i seguenti: generare attenzione dascolto (suono/silenzio-movimento/arresto) per migliorare larticolazione e la coordinazione linguistica e psicomotoria del bambino/ragazzo; stimolare la creatività del bambino/ragazzo con una proposta sonora motoria, grafico-pittorico, linguistico e musicale attraverso il gioco collettivo; realizzazione di una piccola performance coreografico - musicale mediante lesecuzione di canzoni non solo da cantare ma anche da suonare, accompagnandosi con diversi strumenti musicali.

11 FASI DI REALIZZAZIONE 1. LAVORO PRELIMINARE 2. ESECUZIONE PRATICA 3. RIFLESSIONE GENERALE 4. DOCUMENTAZIONE

12 1.LAVORO PRELIMINARE (settembre 2007 – marzo 2008) Il lavoro preliminare alla realizzazione del progetto può essere brevemente riassunto nel modo che segue: 1.costituzione del gruppo di lavoro: il dirigente scolastico convoca un gruppo di insegnanti, affidando a ciascuno di essi precisi incarichi, con lo scopo di avviare la sperimentazione didattica; 2.rilevazione delle situazioni maggiormente a rischio e contatto con esperti del settore; 3.incontri di formazione per docenti e famiglie (per un totale di 2 incontri); 4.stesura di una prima bozza di progettazione, poi rivista e modificata con laiuto della psicoterapeuta e della musicoterapista, figure esperte coinvolte nel progetto; 5.stesura della progettazione definitiva.

13 2. ESECUZIONE PRATICA (aprile 2008 – aprile 2009) 1. incontri di confronto e di discussione fra i vari insegnanti (ciascuno nel proprio ordine di scuola) per la definizione di una prima bozza di realizzazione pratica 2. incontri con gli esperti esterni individuati per la definizione del percorso di ricerca-azione (3 incontri); 3. stesura di un preciso calendario di attuazione; 4. ricerca materiali e strumenti didattici; 5. realizzazione pratica insieme ai bambini/ragazzi (10 incontri per plesso in tutte le sedi scolastiche coinvolte)..

14 2. ESECUZIONE PRATICA Esempio di attività di peer education ( N.B: la descrizione completa di tutte le attività realizzate viene effettuata nello specifico percorso ipertestuale al quale si può accedere mediante link) La lezione inizia con l'ascolto di alcune musiche che evocano particolari suoni attinenti l'ambiente del mare; ai bambini è stata data la possibilità di muoversi liberamente nello spazio della palestra seguendo un proprio percorso motorio sulla base delle sensazioni e degli stati d'animo suscitati dalla musica ascoltata. Il peer educator controlla che tutti i bambini eseguano correttamente il compito, fornisce consigli e aiuti, partecipa lui stesso al lavoro in gruppo. Dopo essersi assicurate che tutti avessero compreso il compito da svolgere, le esperte hanno chiesto ai bambini di chiudere gli occhi e di pensare al mare, ai suoi rumori, alle onde che battono sulla spiaggia, al sapore dell'acqua ecc. Ogni bambino ha immaginato di essere un animale del mare e lo ha rappresentato a proprio piacimento su un foglio bianco. Ogni alunno è stato lasciato libero di scegliere la modalità che meglio esprime la propria fantasia, anche attribuendo un nome all'animale disegnato. Alcuni bambini hanno creato dei disegni piuttosto elaborati e particolareggiati che mettono in risalto la ricchezza dell'ambiente del mare da loro amato e conosciuto di persona.

15 3. RIFLESSIONE GENERALE n occasione dell'ultimo incontro effettuato il 29 maggio 2009 presso la sede della Direzione dell'Istituto comprensivo di Colmurano, il gruppo di lavoro ha effettuato una riflessione collettiva su tutto il percorso svolto, cercando di rilevare e far emergere i punti di forza che hanno dato valore e significato agli interventi effettuati, ma anche le difficoltà incontrate e gli elementi che hanno contribuito a condizionare l'iter di lavoro con ricadute negative su tutto l'andamento generale del progetto. Per quanto riguarda i punti di forza, occorre innanzitutto sottolineare che il progetto "I CARE" è stato organizzato in maniera innovativa attraverso un continuo lavoro di ricerca-azione che ha portato, soprattutto grazie ai suggerimenti della Dirigente dott.ssa Salvucci Luciana, alla progettazione e alla realizzazione di attività mediante la tecnica della Peer Education. Un ulteriore elemento che ha contribuito ad attribuire al progetto un valore altamente formativo ed educativo va ricondotto alla scelta di proporre ai bambini attività centrate sulla psicomotricità, sulla musica, sul lavoro di gruppo; attività, occorre sottolineare, che hanno indubbiamente coinvolto emotivamente i bambini (sia quelli frequentanti la scuola dell'infanzia, sia quelli più grandi della scuola secondaria di primo grado), portandoli gradualmente ad acquisire sicurezza nei movimenti e "coraggio" nel mettersi in gioco di fronte a un nuovo compito.

16 Il lavoro in gruppo ha inoltre consolidato il senso di appartenenza individuale e ha aiutato molti bambini a superare il senso di smarrimento dovuto alla novità del percorso proposto rispetto al tradizionale processo di insegnamento-.apprendimento. Il progetto ha apportato importanti contributi allo stile organizzativo e gestionale degli Istituti coinvolti, ed ha inoltre favorito il dialogo e il passaggio di informazioni fra insegnanti, fra Dirigenti e referenti, fra insegnanti ed esperti esterni. Il coinvolgimento delle famiglie, anche se non realizzato in maniera pienamente soddisfacente, ha contribuito ad accrescere la cultura della collaborazione e del confronto reciproco fra le varie parti coinvolte nei processo di formazione. I punti di debolezza del progetto sono apparsi evidenti già nel corso dei primi incontri con gli esperti esterni: nonostante vari tentativi, solamente in pochi casi è stato possibile raggiungere un soddisfacente miglioramento delle condizioni di realizzazione del progetto stesso.

17 Tali punti di debolezza possono invece essere riassunti nel modo che segue: - per una gestione più efficace e rilassata dei tempi, sarebbe stato necessario consentire la prosecuzione delle attività didattiche con i bambini fino al termine dell'anno scolastico Tali attività si sono invece interrotte nel mese di marzo 2009, impedendo così un possibile approfondimento delle tematiche affrontate, tra l'altro richiesto dagli stessi bambini, che hanno apprezzato il lavoro realizzato e condiviso con i compagni riflessioni, stati d'animo e sentimenti, sia negativi che positivi, in ordine al tema della diversità; - l'eccessiva distanza fra i tre Istituti coinvolti ha contribuito ad aggravare le difficoltà relative agli spostamenti degli esperti esterni, che sono stati in qualche modo "costretti" ad un dispendio di tempo che invece poteva essere impiegato in modo più fruttuoso per organizzare e gestire altri momenti del progetto pure importanti e significativi;

18 - ad eccezione dell'Istituto comprensivo di Colmurano, che ha previsto un coordinatore per la realizzazione di tutto il percorso, sono venute a mancare, negli altri ordini di scuola, delle precise figure di riferimento per la gestione dei vari compiti organizzativi e per promuovere la continuità del lavoro. In mancanza di un confronto costante, si sono riscontrate una serie di difficoltà, ad esempio nella gestione delle autorizzazioni per la pubblicazione online dei materiali fotografici e dei disegni realizzati dai bambini, con la conseguenza che l'ipertesto finale, costruito allo scopo di documentare e descrivere l'esperienza compiuta, non ha potuto contenere i prodotti didattici delle scuole di San Ginesio e di Recanati. Ciò svilisce in parte l'efficacia della stessa documentazione; - la collaborazione con i servizi del territorio è stata costruita in modo responsabile e persistente, ma in maniera piuttosto sommaria: da parte delle associazioni non è stata compresa l'importanza di una stretta collaborazione con l'istituzione scolastica stessa, per una sorta di pregiudizio secondo il quale il proprio ruolo viene percepito come marginale e poco significativo per la piena integrazione dei bambini con difficoltà nel tessuto sociale di appartenenza;

19 -la formazione teorica di insegnanti, pur essendo stata compiuta nell'anno scolastico nell'arco di due incontri, non è stata approfondita in maniera significativa, sia per quanto riguarda l'informazione e la spiegazione dei vari passaggi del progetto alle famiglie, sia per quanto riguarda gli aspetti prevalentemente scientifici relativi alla tecnica della Peer Education: gli insegnanti, in maniera individuale e in occasione della presenza degli esperti a scuola, hanno potuto comprendere, attraverso l'osservazione diretta e l'agire sul campo, le caratteristiche essenziali e gli aspetti peculiari della Peer Education. Una conoscenza pregressa di tale strategia didattica acquisita attraverso corso di formazione, avrebbe senza dubbio consentito agli esperti di contare su un aiuto costante e competente durante la realizzazione pratica con i bambini/ragazzi. Il più delle volte, comunque, la presenza dei docenti è servita a gestire la vivacità delle sezioni/classi, a scattare fotografie, a pianificare i tempi per gli esperti rispetto a quelli della giornata scolastica quotidiana, a raccogliere materiali e informazioni, a fornire alle famiglie informazioni sul progetto ponendosi quindi come mediatori fra l'Istituzione scolastica e i genitori.

20 4. DOCUMENTAZIONE L insegnante di sostegno Giuseppina Fattori e la psicoterapeuta Sonia Del Savio hanno svolto in modo congiunto, senza frammentazione di ruoli, sia la selezione dei materiali sia la stesura dei testi. Il mini-sito non vuole proporsi come elemento professionale di alto livello, ma come semplice sistema di lettura reticolare dei vari argomenti trattati: azioni didattiche, matrici teoriche, risultai attesi e conseguiti, ecc.

21 AUTORI Dott.ssa SALVUCCI LUCIANA (Dirigente scolastico) Dott.ssa DEL SAVIO SONIA (psicoterapeuta) Dott.ssa MUZI TIZIANA (musicoterapista) FATTORI GIUSEPPINA (insegnante di sostegno – scuola dellinfanzia) DIAMANTI PAOLA (insegnante di sostegno – scuola primaria) FERRANTI WALTER (referente progetto)


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