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Antropologia Capitolo X La morte: dramma totale o dramma pasquale?

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1 Antropologia Capitolo X La morte: dramma totale o dramma pasquale?

2 Io sono Suo e seguo le sue orme; vado verso la mia piena verità pasquale. Vista la direzione che prendono le cose e la piega degli avvenimenti…vi dico, in piena verità, va tutto bene. La fiamma si è piegata, la luce si è inclinata… Posso morire. Eccomi qui. (Frère Christophe - trappista di Tibhirine)

3 Dove siamo?

4 Tesi fondamentale della Predestinazione: Figli nel Figlio per grazia Momento sistematico I (= strutture della libertà creata) Momento sistematico II (= vicenda storica della libertà creata) Lo Stato Originale La complicità in Adamo: il Peccato Originale La solidarietà positiva in Cristo: la giustificazione Il morire umano Ri-fare il discorso a partire da:

5 Morte è parola dal significato non univoco: Morte clinica Morte cerebrale Morte biologica Morte mistica Morte al peccato Morire nel Signore

6 Voci di uomini di fronte al dramma universale della morte «Quando ci siamo noi non cè la morte, quando cè la morte noi non siamo più. Non è nulla dunque né per i vivi né per i morti perché per quelli non cè, questi non sono più» (Epicuro, Lettera a Meneceo) La morte annulla tutte le possibilità dellesistenza così la morte non ha alcun senso, anzi li distrugge.

7 «si nasce senza motivo e si muore per caso. La morte toglie alluomo la libertà e annienta tutte le possibilità di realizzazione» (J.-P. Sartre, La nausea) «la vita ha la prima parola, ma la morte ha sempre lultima... la vita non ha senso, è assurda, è meglio sopprimerla» (A. Camus) il dramma della morte è una assurda interruzione della temporalità la morte toglie ogni significato alla vita: è il non-senso

8 Nelluomo la morte ha a che fare con la coscienza e la libertà «La differenza che si dà tra la morte delluomo e la corruzione di un essere puramente naturale... la corruzione di un essere puramente naturale è il frutto di una legge di natura, esterna alla nostra vita e passivamente subita...Nelluomo la morte ha a che fare con la coscienza e la libertà: nella coscienza della propria morte si apre lo spazio per una accettazione e per una consapevolezza...di darle senso e perciò di trascenderla» (Hegel, Frammento sullamore) Qui la novità: cè una distanza tra il morire naturale (= un finire biologico) e il morire delluomo (= unesperienza prettamente antropologica)

9 Singolare riflessione di M. Heidegger sul morire: la morte non è solo lultimo momento della vita, ma una modalità fondamentale della persona fin dal suo primo esistere. Da quando è nato, luomo è abbastanza vecchio per morire: la morte ci sovrasta in ogni istante della nostra vita. Di qui la celebre definizione: luomo è un essere per la morte La m. non è un accidente che sopravviene dallesterno, ma essa è una possibilità permanente e intima Non è solo il segno della finitezza originaria dellessere umano, ma anche il segno di unesistenza autentica che prende posizione di fronte alla morte

10 Trasposizione nella tradizione cristiana Lesperienza della morte è indiretta/mediata/in via anticipata: prolixitas mortis (Gregorio Magno – K. Rahner): vivo unanticipazione della mia morte nella morte dellaltro tutte le esperienze che si riferiscono al non esserci più (partenze – distacchi - interruzioni) La possibilità permanente della morte improvvisa: dice che la morte ci è estranea, viene dallesterno, non la poniamo noi, ci si im- pone (= una certa passività non rimediabile che è anticipata nelle esperienze negative subite)

11 Reazioni delluomo contemporaneo al morire una via di fuga di sempre è loblio/la rimozione: gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, hanno deciso per vivere felici, di non pensarci (B. Pascal) il mutamento nel modo di vivere la morte si condensa nella emarginazione sociale della morte, nella sua privatizzazione: dalla morte ad-domesticata (in casa era normale vedere cadaveri) alla morte clandestina/appaltata demitizza/banalizza la morte: la persona è ridotta a un ruolo interscambiabile: la morte è il fatto fisico finale

12 causa Non si muore di mortalità, ma si muore sempre per qualche causa (cf lautopsia) = la decostruzione della mortalità (Bauman) In definitiva: il tabù che ha sostituito quello del sesso la morte è il tabù che ha sostituito quello del sesso (Gorer) pensiero della morte il senso ultimo della vita La congiura del silenzio sullessenziale è un sintomo di angoscia e di smarrimento delluomo moderno. Egli sfugge il pensiero della morte perché gli sfugge il senso ultimo della vita (A. Bonora)

13 Obiettivo : occorre parlare della morte (oggi tornano gli studi) riportare lannuncio cristiano su questo momento inalienabile della vita, che costituisce uno snodo decisivo dellautocomprensione delluomo «parlarne» è una necessità pre-teologica : «perché la vita ha il senso che noi diamo alla morte. Se la morte è per la vita allora possiamo sperare. Ma se la vita deve finire con un naufragio totale, persone e cose, allora la vita stessa non ha senso poiché non ha sbocchi» (R. Latourelle) «Tutte le interpretazioni dellesistenza umana che non tengono conto della morte sono inevitabilmente non esistentive e non credibili» (H. Volk)

14 Sapienza antica e medievale : commentatio mortis Tutta la vita è commentatio mortis (Cicerone) con-fine La morte è laltra faccia della vita, è il con-fine dellesistenza creaturale: Media vita in morte sumus Media morte in vita sumus memoria mortisfinis in alio finis creaturale la memoria mortis: il finis della morte richiama che la vita non ha origine in sé ma in alio (in Dio), richiama allaltro finis iniziale della nascita, per cui luomo è finito, cioè creaturale, dipendente da Dio Da qui le domande: la morte, e poi? la morte, e prima? Non si sa quando verrà la morte, chi verrà: il niente o un nuovo inizio? (Lévinas) con-fine Da qui anche langoscia del vivere: al con-fine con lignoto

15 La riflessione biblica sul morire AT = mwt lazione del morire su 1000 ricorrenze 2/3 = lazione del morire NT = Thanatos ilverbo morire più spesso il verbo morire la Bibbia non è interessata tanto a spiegare il donde e il perché della morte, quanto piuttosto il modo di affrontarla ed il senso del morire. La molteplicità delle differenti prospettive anche nella Bibbia (non solo in cfr con la grecità) riflette: lambiguità lambiguità del morire fasi progressive le fasi progressive della riflessione sulla morte

16 1.Luomo di fronte alla morte: lAT Livello naturale-biologico della morte La morte come compimento naturale della vita = morire vecchio e sazio di giorni (Gn 35,29), al numero completo dei giorni (Es 23,26) è segno di una benedizione di Dio È un costitutivo delluomo (basar + nefesh) è tratto dalla polvere e torna alla polvere, come le bestie (Gn 2,19; Qo 3,19-20) Lassenza di sopravvivenza (unal di là) è compensata da una numerosa posterità (2 Sam 14,17). Poche eccezioni: Enoch e Elia.

17 La morte è una fatalità naturale e non genera un sentimento tragico, piuttosto rassegnazione: noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata in terra che non si può raccogliere (2Sam 14,14) stadio infantile Siamo ancora ad uno stadio infantile (E. Bianchi): la morte non è un nemico da vincere una visione religiosa della vita può convivere con lassenza di una fede nellaldilà

18 La percezione del dramma: la morte cattiva Lo scandalo della morte improvvisa (non naturale) nel bel mezzo dei giorni = la morte prematura (Is 38,10-11; Sal 102,24-25) è la morte cattiva di cui la malattia, la miseria, la solitudine sono degli anticipi (Sal 16) una necessità contro natura = in contrasto il desiderio di vita e lopposizione della morte (il sentimento dellangoscia: Gb 9,25-26; 14,1-12) La conseguenza della morte: il morto torna alla terra, nel regno sotterraneo dei morti (vedi Is 14,9: la visione tripartita del mondo) sheol Lo sheol = soggiorno dei morti, luogo di tenebre e oscurità (Gb 10,21), luogo temuto perché:

19 lantitesi di Dio è lantitesi di Dio: luomo è tagliato fuori da Dio, mentre il vivente vive per lodarlo (Is 38,18); Dio non si ricorda più dei morti (Sal 88,6); il morto perde la sua consistenza ostile alluomo ed è ostile alluomo: refaim i morti dono esseri deboli (refaim), ombre, larve che abitano il luogo della tenebra e delloblio (Sal 88,11-13) vivono un sonno permanente, la loro esistenza è inconsistenza (è nulla) Ciò rendeva penoso il morire e impuro il contatto coi morti (Nm 19,16)

20 La morte come prova e come maledizione enigma: il giusto vive la morte cattiva: muore troppo presto, vive la minaccia della morte la morte è minaccia per il giusto come per lempio il dramma non è pienamente comprensibile se lo si disgiunge dalla conoscenza di Dio e del peccato:

21 Vedi i testi sapienziali: non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per lesistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non cè veleno di morte (Sap. 1,12-14). Sì, Dio ha creato luomo per limmortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono (Sap 2,21-24).

22 Perciò per lAT ci sono due tipi di morte: 1)Una morte naturale, semplicemente fisica 2)Una morte malefica (il veleno di morte) che ha come stravolto la prima in conseguenza del peccato La morte che si sperimenta è la prima (naturale) stravolta dalla seconda (spirituale)!

23 La Speranza nella/di fronte alla morte Israele parte dalla contraddizione tra lesperienza storica della sua vicenda con Jhwh: Dio creatore della vita che si è mostrato come salvatore, riscattatore potente nei confronti del suo popolo e la sorte finale del giusto che Jhwh non può abbandonare si fa strada in Israele lidea che Jhwh ha un rapporto con lo sheol Sal 49: «Dio potrà riscattarmi, mi strapperà dalla mano della morte»

24 il credente è certo della comunione con Dio per il presente prima della morte e per il futuro dopo la morte: non lascerai la mia vita nella fossa, né permetterai che il giusto veda la corruzione (Sal 16) Il rapporto Jhwh – sheol non comporta ancora una visione chiara dellal di là

25 Sarà nellapocalittica (II sec. a.C.) che si inizia ad annunciare il trionfo di Dio sulla morte: libro di Daniele 12,1-2: molti di quelli che dormono nella polvere si risveglieranno: gli uni per la vita eterna, gli altri alla vergogna e allinfamia eterna nel libro dei Maccabei i martiri confessano la certezza della vita eterna: Tu ci strappi dalla vita presente; ma il re del mondo farà risorgere per una vita eterna noi che siamo morti per le sue leggi (2Mac 7,9s)

26 è una credenza tardiva ma molto diffusa: non tanto nella vita ultraterrena come immortalità ma come risurrezione = dono di una vita nuova da parte di Jhwh creatore al culmine della rivelazione AT: il credente muore nella speranza della risurrezione: ciò testimonia della potenza universale di Dio che si estende sino allo sheol e della sua giustizia che non lascia senza retribuzione quelli che sono morti martiri nel nome della loro fede in Jhwh

27 2. Gesù e la morte: la vittoria della vita Dei due versanti dellAT, il NT continua quello della morte come potenza di peccato (una interruzione assurda più che un compimento) Gesù non vive la morte come evento naturale ma la vive come dramma, come rottura di ogni comunicazione dovuta al peccato vedi anche i 3 miracoli di risurrezione (Lazzaro, figlio unico della vedova di Naim, la figlia di Giairo) Nel ministero taumaturgico di Gesù è indissociabile la lotta contro il potere del Maligno (malattie, possessioni, peccato) e contro la Morte (si identificano)

28 la morte è un nemico, non solo per luomo ma anche per Dio: Lultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi (1Cor 15,26) viene ricondotta direttamente non a Dio, bensì al Diabolos: il principe di questo mondo è stato giudicato (Gv 16,11) Gesù lotta con la sua prassi taumaturgica (2/3 dei miracoli) per sconfiggere le manifestazioni anticipate della morte (malattia, sofferenze e le tre risurrezione da morte); i suoi gesti traducono la vicinanza/amore di Dio

29 Ma soprattutto Gesù affronta la morte nel suo stesso dominio: anchegli ne è divenuto partecipe: per ridurre allimpotenza mediante la morte colui che della morte aveva il potere, cioè il diavolo e affrancare quanti per timore della morte durante tutta la vita erano soggetti a schiavitù (Eb 2,14-15)

30 3. La morte personale di Gesù Una morte prevista e violenta: poteva e doveva contare in modo serio sulla eventualità della sua morte violenta (era la sorte dei profeti dellAT) non si è solo passivamente rassegnato a questo destino che gli si presentava davanti ma lo ha attivamente assunto nel suo comportamento (H. Schürmann, Gesù di fronte alla propria morte)

31 Linterpretazione della morte di Gesù a) Mc 12,1-12: la parabola dei vignaioli omicidi lultima lettura pubblica che Gesù fa della sua morte imminente da la chiave di lettura della sua morte: essa non è fatale (unincomprensione con i poteri del tempo) non è sete di morte da parte di Dio ma è necessaria come conseguenza inevitabile dellamore di Dio per la sua vigna (lumanità) e dellamore del Figlio che obbedisce al cuore del Padre (gli è con-corde).

32 b) Ultima cena Senza la cena la Croce è muta: gesto simbo- lico sintetico delle intenzioni della sua vita Gesù interpreta la sua come una morte per (ypér): per voi (Lc 22,19-20) – per molti (Mt 26,28) conclude unalleanza nel sangue (= la vita con- segnata - partecipata ai dodici che rappresentano il resto di Israele; parallelo con alleanza al Sinai) neppure lestremo rifiuto da parte delluomo (il più alto che poteva osare: uccidere il Messia) non muta il progetto damore del Padre, non modifica loriginaria volontà di comunione

33 c) Getsemani latteggiamento di Gesù è complesso e contrastante con quello freddamente sere- no di un Socrate e per niente avvicinabile allatarassia stoica la mancanza di relazioni va in continuo crescendo in questo momento Gesù è triste fino alla morte, profonda- mente turbato (Gv 12,27) è preso dallan- goscia (Mt 26,37; Lc 22,44: agonia) è in tutto simile a noi muore come noi: la nostra angoscia, la nostra paura e le nostre tentazioni davanti alla morte, sono state le sue

34 Linterlocutore di Gesù nella sua morte è il Padre (apparentemente assente) Gli chiede non di esentarlo dallora della morte, ma di restare la sua unica speranza anche in quellora che da enigma diventa mistero di passaggio da questo mondo a lui: E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36)

35 Ebrei: una meditazione biblica sul Getsemani «Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nellignoranza e nellerrore, essendo anchegli rivestito di debolezza; Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia lobbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek» (Eb 5,1-8).

36 d ) Le parole di Gesù morente Le ultime parole di Gesù, pronunciate sulla croce, sono la migliore esegesi della sua morte: 1^ Parola, ai nemici: il perdono (Lc 23,34) 2^, ai peccatori: Oggi sarai con me (Lc 23,39-43) 3^, ai santi: Donna ecco tuo figlio (Gv 19,26-27) 4^ Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mc 15,34) 5^ : Ho sete (Gv 19,28) 6^ : Padre nelle tue mani (Lc 23,46) 7^ : Tutto è compiuto (Gv 19,30). si è raggiunto il telos, la fine e il compimento del progetto: poiché si è attuata la manifesta- zione dellagape divina.

37 e) Lattività soteriologica di Gesù nella sua morte Atti 2,31 previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione. 1Pt 3,18-19 Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione Ap 1,18 Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sulla morte e sugli inferi

38 Commento di Efrem il Siro al descensus Parla La Morte: «Correrò e chiuderò le porte dello Sheol / davanti a questo Morto la cui morte mi ha rapinato. / Chi sentirà ciò si meraviglierà della mia umiliazione, / perché sono stata sconfitta da un Morto venuto da fuori: tutti i morti vogliono uscire, / e lui insiste per entrare. Un farmaco di vita è entrato nello Sheol / e ha riportato i suoi morti indietro alla vita. Chi è colui che ha introdotto per me e nascosto / il fuoco vivente in cui le fredde e scure viscere dello Sheol si fondono?» (Inni di Nisibi, XXXVI, 14).

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40 e) Levento della risurrezione consente la lettura retrospettiva della morte di Gesù come affidamento Il Padre è linterlocutore nella risurrezione del Figlio Atti 13,30 …ma Dio lo risuscitò dai morti Atti 17,31 Dio ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo delluomo chegli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti. Nel cuore della irrelazionalità della morte è nato un nuovo rapporto di Dio con luomo (E. Jüngel) La vicinanza di Dio dentro lo spazio della morte (creato dal peccato) dà forma alla parola amore come vittoria sul dominio del peccato (separazione / aseità)

41 Il morire del cristiano I trattati classici dei fini ultimi = la sorte dei defunti dopo la morte (una cartografia dellal di là) Per influsso delle Filosofie esistenziali (Marcel - Sartre) anche la teologia si è concentrata sul morire cioè sullistante stesso della morte e sul fatto della morte

42 La morte conserva una certa dimensione naturale Evento biologico, connaturale allesistenza di tutti gli esseri viventi Dimensione costitutiva: appartiene alla finitudine delluomo, alla sua condizione finita (il non essere Dio) È la preoccupazione moderna (G. Martelet – T. de Chardin) che ha il pregio di ovviare a una rigida derivazione causale della morte come prodotta direttamente dal PO

43 è affermazione con risvolto positivo: tutti gli uomini devono morire È un dato certo che a lungo andare la vita si consuma È un compimento adeguato al processo vitale consumare questa vita in modo attivo

44 Differenza tra il finire e il morire solo gli umani sono dei mortali, nella misura in cui sono i soli capaci di relazionarsi alla propria morte più rigoroso distinguere tra il mero finire biologico, corporale – proprio di ogni atomo delluniverso, come afferma T. de Chardin – dal morire, esperienza prettamente antropologica, singolare delluomo Il PO non ha dato origine al finire delluomo, ma ne ha determinato la connotazione drammatica ed angosciante. Se la finitudine era e resta in se stessa una di- mensione naturale dellessere vivente, il morire è antropologicamente unesperienza drammatica a motivo del PO

45 La morte come fine dello stato di peregrinazione Il viaggio terreno è un passaggio (status viae - viatoris): tempo di decisioni, contrapposto alla fine, cioè a una fase in cui cessa il tempo delle decisioni nellistante della morte è fissata in eterno la decisione sulla direzione della vita (con o senza Dio) la morte non è solo la fine della vita; essa rende definitiva la vita di fronte a Dio

46 Lesistenza terrena acquista il suo peso: io vivo una volta sola; la libertà è la facoltà del definitivo; le occasioni non tornano a mio piacimento; le decisioni hanno carattere definitivo unicità di questa vita e importanza eterna delle decisioni prese

47 Il Giudizio di Dio sulluomo tiene conto solo della vita terrena: dopo la morte non vi sono altre possibilità di opzione in uno stato non terrestre Eb 9,27: è stabilito per gli uomini di morire una volta sola, dopo di che viene il giudizio La morte come linea di demarcazione oltre la quale la situazione del giusto e dellempio cambiano definitivamente (Lc 16,19-31) Idea confermata da due dottrine magisteriali: retribuzione immediata subito dopo la morte (DS ) e condanna dellapocatastasi origeniana (DS 411)

48 si vede anche il carattere ambivalente della morte: è interruzione biologica: radicale espropriazione di sé stessi ma anche compimento: punto darrivo delluomo come persona spirituale = la pienezza della sua libera realtà spirituale ……………………………………………………………………………………………………………………………………. kairoi Fondamento biblico: i moniti del NT sulla vigilanza, lesortazione a usare con saggezza il tempo, a cogliere i kairoi del Regno (Mc 13,33- 37; Mt 25,13) genere apocalittico genere apocalittico (minaccioso) = rimarca limportanza unica della situazione salvifica di ciascuno, nella quale si è interpellati

49 Due questioni toccano questo aspetto della morte come fine dello stato di pellegrinaggio: 1)Possibilità di ritorno dallaldilà? Il caso di pazienti clinicamente morti che una vol- ta rianimati raccontano le proprie esperienze di soglia tra la morte e il ritorno in vita. Li consideriamo testimoni dellaldilà? 2) La trasmigrazione delle anime, la reincarna- zione. Quale rapporto tra questa teoria e lescatologia cristiana? Seguire: Nocke alle pagine

50 Il cristianesimo non è compatibile con lidea della reincarnazione: relativizza il valore (di termine) della morte è contraria alla visione biblica del tempo e della storia, che pone laccento sulla unicità e irripetibilità dellagire di Dio nella storia è contraria alla concezione dellunità antro- pologica: corpore et anima unus (GS 14) interamente ordinato alla vita immortale/risorta queste teorie postulano unidea di autoreden- zione e autocompimento che contraddice il primato della grazia di Dio (Ef 2,8-9); però dice la necessità-possibilità di una purificazione

51 La morte come salario del peccato (Rm 6,23) come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato (Rm 5,12) -Idea classica: luomo paradisiaco godeva del dono preternaturale della immortalità -Non confondere il dato teologico con linsegna- mento scientifico: non significa che se luomo non avesse peccato avrebbe condotto una vita indefinita sulla terra

52 obiezioni ad una vita terrena in-definita: se i primi uomini e i loro discendenti fossero stati senza morte terrena sarebbero rimaste ben poche possibilità di vita per i loro discen- denti (dove li collochiamo?!) desiderare infinito psicologicamente, poi, sarebbe desiderabile una esistenza terrena senza fine? Lo scar- to tra il desiderare infinito e i suoi compimenti… come potrebbero avere tutto il loro valore i singoli momenti della vita nella prospettiva di una vita che non finisce? in definitiva: la morte naturale è parte delluomo indipendentemente dal peccato

53 linterpretazione tradizionale: senza il peccato la morte corporale o biologica semplicemente non sarebbe esistita qualora si fosse effettuato nella innocenza il transito alla definitività avrebbe comportato non la separazione del corpo dallanima, e cioè il decesso (la morte-rottura), ma la trasposizione nella gloria di tutto luomo, anima e corpo (la morte-trasformazione) senza divisioni la morte sarebbe stata vissuta e prospettata quale evento gioioso e desiderato, anziché, come accade alluomo segnato dal PO, quale fatto angoscioso e temuto

54 Luomo paradisiaco avrebbe potuto sperimentare la morte nella gioia, come un atto estremo di fiduciosa autoeffusione, come una consegna amorosa di sé a Dio, la nascita ad una nuova vita beatificante La tradizione cristiana ritiene che ciò sia accaduto nella dormitio della Vergine Maria che non aveva conosciuto peccato e passò in Dio attraverso la morte Anche 1Cor 15,51: quanti saranno ancora in vita alla Parusia del Signore conosceranno una trasformazione radicale.

55 Dimenticare il reale influsso che il PO ha sulla percezione umana del morire tende a trascurare e a mistificare la figura del male insita nella morte: essa è e resta un male Con linflusso del PO non si vuol intendere che il peccato abbia prodotto qualcosa di nuovo allinterno dellesperienza umana modo più limitatamente, ma molto concretamente, esso ha condizionato il modo di percepire e di vivere lesperienza umana (anche il morire)

56 Il PO non produce la morte, ma il modo tragico di viverla. Non introduce un novum nella vita, bensì una percezione nuova di essa: una percezione distorta e difforme rispetto allintenzione originaria e benevola di Dio. Appunto, peccaminosa. questo è il senso più preciso del dogma di TN che afferma come conseguenza del PO: in deterius commutatum. Luomo non si trova a vivere in condizioni storiche differenti rispetto agli inizi, ma la sua condizione esistenziale è mutata, in peggio.

57 Il cambiamento in peggio circa il morire: il PO è autosoteria, assenza di affidamento, che conduce a percepire questa morte in modo autoreferenziale, nellisolamento, non come il compimento di sé ma come lannichilimento di sé: il veleno del peccato inietta laspetto terrificante della morte, lassurdità di essa: come fallimento dei tentativi estremi di autosalvezza e perdita definitiva di sé stessi.

58 Qui la posizione della teologia moderna: la morte non si comprende come mero dato biologico, ma è determinato dallesperienza della libertà La relazione è col PO: con quella radice di peccato che sta a monte del peccato personale Il PO non ha dato origine al finire delluomo, ma ne ha determinato la connotazione drammatica ed angosciante.

59 La morte come azione il memento mori: il mortificarsi a partire dalla considerazione della propria creaturalità non solo subita dallesterno, va vissuta con un protagonismo attivo (lars moriendi): nel MEvo essa si presentava nelle danze maca- bre e nella visione dei cadaveri (teschi) che face- va pensare alla morte: veniva descritta laccetta- zione del dissolvimento (sei polvere… ritorna polvere) Per questo tema si può leggere E. da Rotterdam, La preparazione alla morte; A.M. de Liguori, apparecchio alla morte E i riferimenti nella Liturgia: per ottenere la gra- zia di una buona morte; particolare cura dei moribondi (accumulo di sacramenti x passaggio)

60 Conferma del dato biblico Gesù è attivo nella sua morte: Un doppio dramma: Le consegne umane e le consegne divine (Balthasar) Consegna del potere religioso Consegna del potere politico Consegna/tradimento degli affetti Consegna di Gesù dal Padre agli uomini Consegna di Gesù nelle mani del Padre Consegna di Gesù morente dello Spirito

61 Gesù passa al Padre: Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13,1) offre e non subisce: Nessuno mi toglie la vita, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla (Gv 10,18) Bonaventura: Gesù è morto più per quello che ha compatito che per quello che ha patito porta a compimento: E dopo aver ricevuto laceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò (Gv 19,30)

62 La dialettica del subire e dellagire Autori contemporanei = K. Rahner: La m. non solo come assalto dallesterno, distruzione, interruzione del filo della vita, disgrazia, evento in cui luomo viene totalmente privato delle sue potenzialità, ma anche come compimento attivo dallinterno, come un attivo condurre se stesso a compimento, proprio mentre viene comprovato il risultato della vita, e come un totale prendere possesso di sé della persona, è un aver realizzato se stessi ed è pienezza della realtà personale attuata liberamente

63 AMBIVALENZA: una dialettica di attività e di passività : un prendere posizione, un decidersi (attività), ma di fronte a un dato esterno (estraneo) alla libertà, che sta lì a limitarla e in questo senso le si impone (passività) Lessere dis-posti (alla morte) è uno scacco alla struttura trascendente (andare avanti/oltre) delluomo e la morte è il momento supremo in cui ogni esistenza è disposta Il dato (in-posto) per eccellenza è la morte così che la libertà è un prendere posizione di fronte alla propria morte. In questo senso la morte è il fine (= compimento) dellesistenza.

64 venir- dispostacreaturalità finita Loggetto più proprio della libertà è precisamente laccettazione o il rifiuto di questo venir- disposta, vale a dire della creaturalità finita (K. Rahner) comese morire o meno È vero che la libertà può porre atti definitivi per contribuire a fissare la propria identità in rapporto a Dio (posso decidere come ma non se morire o meno) La libertà finita è chiamata a disporre di sé proprio nei riguardi/attraverso ciò che del suo essere disposta è la massima espressio- ne: la morte (indipendentemente dal momento puntuale del finire biologico)

65 NB: La morte non è lo scopo da raggiungere visto che è sempre anche la fine che inter- rompe e, di fatto, luomo scientemente pecca- tore muore incompiuto (è la fine delle sue possibilità di redenzione) La morte è la meta che conclude e rende definitivo perciò non è solo ciò verso cui si va, ma ciò in relazione a cui si vive. Per Gesù la passività della morte (patita) di- venta la massima espressione della sua attivi- tà filiale e salvifica: proprio nella morte prende posizione definitiva di fronte alla sua umanità che si riferisce al Padre e alla sua volontà.

66 La morte può, dunque, essere vissuta: passivamente: come subita/im-posta attivamente: affidandosi al Fondamento, al Mistero che assume contorni personali (per Gesù è il Padre) dies natalis = è percepirsi come generati/ chiamati: Colui che chiama allesistenza, chiama alla pienezza dellesistenza vissuta in questa prospettiva, la morte è percepita come dovuta, una restituzione dovuta a chi ti ha posto nellesistenza: nel morire ci restituiamo a Colui al quale apparteniamo.

67 La tesi della decisione finale L. Boros (discepolo di K. Rahner) Alla fine della vita luomo compie il suo primo atto pienamente personale (?) La morte è separazione di corpo/anima = una situazione liminale: lultimo istante dello stato di unione e insieme il primo di quello di separazione Listante della morte coincide con una decisione ultima, non più rivedibile, che riassume la sua intera esistenza e anche la propria posizione pro o contro Dio:

68 luomo si trova immediatamente davanti a Cristo e liberato dalla corporeità che ostacola gli atti del suo spirito (?) Solo ora egli è in grado di prendere la decisione della vita: decidersi senza riserve per la fede Vantaggio: la morte non è solo subita, ma è un atto realmente umano in cui il soggetto prende posizione Ma il morire (la prolexitas mortis che si scontra col pro-gettarsi) è di più della decisività di un istante!

69 Critiche alla teoria di L. Boros: Questa ipotesi non ha fondamento biblico Non si può basare su alcuna esperienza verificabile Si basa sul modello antropologico della separa- zione dellanima dal corpo (oggi problematizzato: tutto luomo muore!) Comporta sul piano etico-esistentivo di svalutare tutte le decisioni prima della morte in favore di questa decisione finale nella morte e togliere serietà alla parabola storica della vita Contraddice linsegnamento della Chiesa sul carattere irrevocabile della morte come sigillo definitivo della nostra vicenda credente-etica

70 Tommasoda Vio Già Tommaso da Vio (cardinal Caietano commenta- tore di Tommaso), giustificava la morte quale mo- mento definitivo, di svolta della vita delluomo: listante della morte è privo di durata temporale lanima può decidersi pro-contro Dio e tale decisione è definitiva. Klee Klee ha riesumato la teologia di Caietano: circa i bambini morti senza battesimo lintenzionalità sottostante è che tutti siano posti nella condizione libera di decidere anche loro sono posti nella possibilità di decidersi pro/contro Dio.

71 Conclusione: Nella teologia recente, ciò che è rimasto, è la visione della morte non come totale passività ma, sul modello di Cristo, come obbedienza del credente in questa prospettiva, la consegna della fede (= conversione che implica il mortificarsi, il far morire le opere della carne, delluomo vecchio) sarebbe una autentica preparazione in senso cristiano al morire/morte.

72 La morte come mistero pasquale La morte di Cristo non ha tolto la necessità di morire e il carattere esistenziale (segnato dal PO) che le è proprio non si propone una visione addolcita della morte: in sé non è diventata buona (cf la morte di alcuni santi fu tragica e dolorosa e in ciò hanno solidarizzato con il comune destino dei figli di Adamo – anche il caso misterioso della morte dolorosa in senso vicario) Gesù non ha stravolto lordine storico, ma dallinterno dellesperienza del male ne ha attuato la sconfitta

73 Con Gesù che muore la morte cambia radical- mente di significato in virtù di Cristo che ne ha fatto latto supremo della propria esistenza terrena Cristo ha cambiato lOccidente in Oriente ( Clemente Alessandrino ) - I moribondi cristiani (e poi le loro salme) venivano rivolti verso Oriente. la morte cessa di essere il segno della poten- za di Satana sul mondo (morte-salario in connessione al PO) per divenire via di accesso alla vita eterna con Dio (morte-transito)

74 1Cor 15, 54-55: La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dovè, o morte, la tua vittoria? Dovè, o morte, il tuo pungiglione? Obiezione: dovè la vittoria se anche i credenti muoiono? vittoria non è eliminazione della morte ma la sua trasformazione preso su di sé lha cambiata di segno Cristo nuovo Adamo (capostipite) è morto per i peccatori (Rm 5,6): ha preso su di sé la morte di tutti e lha cambiata di segno: da espressione di peccato a quella di dedizione assoluta a Dio

75 In questo senso si parla di morte al peccato (Rm 6,10): è distrutto quel tipo di morte che sperimenta il peccatore Laspetto di inimicizia derivante dal peccato (1Cor 16,56 = il pungiglione della morte è il peccato) non sta nella morte in sé ma in un tipo di esperienza della morte Sorella nostra morte corporale (S. Francesco)

76 «Il morire con Cristo» (Rm 6,3-4) «Ormai il cristiano può vivere la morte!» (E. Bianchi) Beati i morti che muoiono nel Signore (Ap 14,13) questa Gesù capostipite del corpo partecipa questa sua morte (affidata alla cura del Padre) a tutti coloro che muoiono in lui, facendoli partecipare anche alla sua risurrezione (Rm 6,5) Partecipazione che avviene nel battesimo (cf Rm 6) ma in modo dialettico (già e non ancora delleschaton)

77 Ambivalenza: a) per coloro che muoiono in Cristo la morte non è veramente morte: -Non separa da Dio (Rm 8,38-39) -Diventa qualcosa di desiderabile (2Cor 5,8; Fil 1,21- 23) Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; daltra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne (Fil 1,21-23)

78 Ignazio di Antiochia (lettera ai cristiani di Roma - in vista del martirio): Permettetemi di diventare pastura delle bestie; è infatti per loro che mi sarà concesso di arrivare a Dio. Io sono il frumento di Dio, e sono macinato dai denti delle bestie per diventare il pane immacolato di Cristo. Accarezzatele piuttosto, affinché siano la mia tomba e non lascino sussistere nulla del mio corpo (!)

79 b) per coloro che muoiono fuori di Cristo: la morte non solo resta quello che era prima di Cristo, ma diventa addirittura condanna che la Ap 20,6 chiama la morte seconda, cioè definitiva = morte-morte e non morte- passaggio senza alcuna pasqua e speranza di risurrezione

80 Ognuno è chiamato a passare (pasqua) attraverso questo dramma estremo, questa ultima prova da parte del male – lestremo tentativo del diabolos di separarci da Dio – uscendone vincitori con Cristo. Per il cristiano il morire con Cristo significa vivere la medesima esperienza pasquale la morte può essere affrontata e vinta: con e come Gesù Cristo: «dallevento della croce in poi la morte ha cambiato il suo significato perché ormai si compie e si attua con il Cristo in una comunione che non può essere mai spezzata... lamore più grande della morte, più forte della morte e degli inferi (Ct 8,6) può farci gridare che nessuno ormai ci separerà dallamore di Cristo» (E. Bianchi, Vivere la morte, 61).

81 «Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita…potrà mai separarci dallamore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rom 8,37-39). Cè un solo cristiano di cui il NT racconta la morte: Stefano; non a caso Stefano muore come Gesù. Per questo il credente cerca di vivere la morte: come Gesù (lideale della predestinazione = cristoformità) Morire nel Signore è il dies natalis: giorno della nascita a una nuova forma di vita, non più insidiata dalla morte; conformazione al corpo glorioso di Cristo

82 La morte è letto nuziale (liturgie orientali): le nozze escatologiche dellAgnello Ciò permette di comprendere perché lAT mantiene laffermazione di una dimensione naturale della morte, unesperienza pacifica: però per i Patriarchi che muoiono sazi di giorni, per i giusti che muoiono nel Signore (libri sapienziali)

83 «La morte del corpo conserverà per noi gli stessi caratteri che comportò per Cristo: conosceremo la medesima angoscia, la medesima paura, il medesimo terrore di sprofondare nellannichilimento dellessere. Tuttavia, dopo la croce, la morte ha cambiato senso, perché la viviamo con il Cristo: questa comunione con Lui e per mezzo di Lui con Dio di cui già in questo mondo abbiamo esperienza, non può essere soppressa da quellatto supremo di amore che ci farà morire nel Signore» (P. Grelot, Dalla morte alla vita, 80)

84 La morte come consegna/offerta di sé Il morire con Cristo (Rm 6,3-4) è uno svolgi- mento attivo della vita terrena che compren- de anche il morire ultimo, alla fine dellesistenza terrena: Paolo porta sempre e ovunque la morte di Cristo nel suo corpo (2Cor 4,10-12) Come vivere la morte in questa vita? E da qui cercare uninterpretazione della morte alla fine Il morire lungo tutta la vita può consistere in una vita di dedizione a Dio e proesistenza per gli uomini (il morire a sé stessi: alla philautia = amore disordinato di un io falso) testimonianze:

85 «Certo lEucaristia è, secondo lespressione, tante volte citata, del martire Ignazio di Antiochia farmaco di immortalità, antidoto per non morire, ma per vivere in Gesù Cristo eternamente (Ad Ef. XX,2); ma altrettanto la Chiesa e il cristiano devono sapere che a un tempo lEucaristia uccide chi vi partecipa. Essa dà la vita, ma attraverso la morte; essa è farmaco di immortalità, non evitando la morte, ma aiutandoci a morire damore per eternizzarci in una vita damore. E ancora Ignazio insegna che nellEucaristia vi è un solo calice per lunità del suo sangue (Filadelfiesi IV,1); col che viene a dire non solo lunità dei fratelli dispersi che essa raduna in santa sinassi, ma attraverso che cosa e come li raduna, cioè facendoli capaci di versare il loro sangue nellunico calice del sangue di Cristo.

86 E questo nostro sangue [...] unito al sangue di Cristo è la nostra adorazione pura al Dio vivente e insieme la nostra offerta migliore non solo per la nostra salvezza, ma per la vita del mondo». (G. Dossetti, La Parola e il silenzio. Discorsi e scritti , [a cura della Piccola Famiglia dellAnnunziata] Dehoniane, Bologna 1997, p. 185).

87 Il vescovo di Orano (Algeria), mons. Pierre Claverie, dopo il mas- sacro dei sette monaci trappisti di Nôtre-Dame de lAtlas, e 40 giorni prima di essere a sua volta assassinato, a quanti gli domandavano perché lui e molti altri cristiani aves-sero deciso di rimanere nella tormentata terra dAlgeria, dichiarava nellomelia tenuta il 23 giugno 1996 a Prouilhe (Francia): «Siamo là a causa di questo Messia crocifisso. A causa di nientaltro e di nessun altro [...]. Non abbiamo alcun potere: restiamo in Algeria come al capezzale di un amico, di un fratello malato, in silenzio, stringendogli la mano, rinfres- candogli la fronte [...]. Come Maria, come Gio- vanni stiamo là, ai piedi della croce su cui Gesù muore, abbandonato dai suoi, schernito dalla folla.

88 Non è forse essenziale per un cristiano essere là, nei luoghi di sofferenza, di abbandono? [...] Per quanto possa sembrare paradossale, la forza, la vitalità, la speranza, la fecondità della Chiesa proviene da lì [...]. Tutto il resto è solo fumo negli occhi, illusione mondana. La Chiesa inganna se stessa e il mondo quando si pone come potenza in mezzo alle altre, come unorganizzazione, seppur umanitaria, o come un movimento evangelico spettacolare. Può brillare, ma non bruciare dellamore di Dio, forte come la morte (cfr. Ct 8,6)».

89 La morte alla fine dellesistenza terrena è la possibilità della definitiva consegna a Dio e il compimento ultimo della fede/amore vissuti durante la vita la libertà che si lascia strutturare nella logica della fede La morte come lautoconsegnarsi a un Tu, lultima radicalizzazione di una offerta di sé attuata durante tutta la vita (Nocke).

90 Una definizione insufficiente di morte: La morte come separazione dellanima dal corpo come dissoluzione del corpo però a) nella prospettiva cristiana tale separazione è solo momentanea, poiché il corpo è creazione di Dio e parteciperà della trasformazione corporea b) nel platonismo il corpo era visto come un carcere, nel cristianesimo è creato ed anche se è fragile non è da abbandonare

91 Schema tradizionale: il corpo si decompone dopo la morte mentre lanima dei giusti è introdotta alla visione di Dio per ricongiungersi alla fine dei tempi per conciliare tre esigenze: il ritorno alla polvere delluomo (Gn 3,19) già ora i defunti sono con Cristo (Paolo) nella risurrezione finale il soggetto risuscitato sarà identico alluomo che è vissuto sulla terra (1Cor 15)

92 NB: Serviva per dire che se lanima non ha più un corpo è luomo che non ha più una storia, non può più fare niente, non può più cambiare in ordine al suo destino ultimo Problemi Problemi : non dice nulla delloriginalità della morte umana che invece concerne tutto a titolo di persona spirituale e corporea (vedi riformati: Barth) pensa alla morte come interruzione della vita ma non come possibilità immanente a tutta lesperienza umana e come approdo alla libertà

93 Per la Bibbia lanima non è una parte delluomo a fianco del corpo, ma il principio vitale considerato nella sua unità e totalità, il suo io, il centro della sua persona perciò la morte, è morte di tutto luomo, non solo del corpo: è lestrema esperienza di inconsistenza, è lessere dominati e rimanda alla condizione creaturale secondo K. Rahner, lanima dopo la morte conosce una prossimità più grande con lunità di questo mondo di cui il corpo non è che una parte (non diventa a-cosmica, ma pancosmica !?)

94 passare per la morte è la condizione necessaria per entrare nel compimento punto di sutura tra antropologia e escatologia

95 passaggio allEscatologia


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