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Ω Ercole Ω. Chi era Ercole? Una volta il re degli dei ebbe una relazione d'amore con Alcmena. Quando Era seppe che la donna aspettava un figlio da Zeus.

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1 Ω Ercole Ω

2 Chi era Ercole? Una volta il re degli dei ebbe una relazione d'amore con Alcmena. Quando Era seppe che la donna aspettava un figlio da Zeus giurò che avrebbe reso la vita del bimbo veramente difficile. Era bellissimo e forte, ma la madre, sapendo quanto era terribile l'ira della dea, non ebbe il coraggio di allevarlo e lo abbandonò in mezzo a un campo, dove venne accudito da due contadini. Era, sapendo delle intenzioni di Alcmena, mandò due serpenti a uccidere Ercole, il quale senza alcun timore afferrò i due rettili e li strangolò.

3 Quando fu adulto, il destino volle che Ercole diventasse lo schiavo del crudele re Euristeo il quale, sotto minaccia di morte, gli ordinò di cimentarsi in dodici terribili prove che mai nessuno fino ad allora era stato in grado di superare. Ercole riuscì a superarle tutte, anche se alcune furono piuttosto impegnative.

4 Ed ecco un breve video di “Hercules” delle Disney

5 Le dodici fatiche La lotta con il leone di Nemea In una zona dell'Argòlide, chiamata Nemèa, c'era un leone gigantesco e feroce, che aveva la pelle invulnerabile. Ercole lo affrontò, ma non potendolo colpire con l'arco e la clava, lo cacciò dentro una grotta. Qui, dopo una terribile lotta corpo a corpo, lo soffocò tra le braccia. Con la sua pelle si fece un vestito. 2 - L'idra di Lerna Nel lago di Lerna viveva un grosso drago con nove teste di cui una immortale: soffiando miasmi pestilenziali e divorando uomini e greggi rendeva inabitabile la zona. Ercole l'affrontò impugnando la spada. Ma con grande stupore vide che a ogni testa tagliata ne ricrescevano immediatamente due. Allora ricorse al fuoco: con tronchi infuocati bruciò tutte le teste del drago. Ne rimaneva una, quella immortale: la tagliò netta con un colpo di spada e la seppellì sotto un macigno. 3 - Il cinghiale di Erimanto L'Arcadia aveva perso la sua pace a causa di un cinghiale gigantesco che rovinava tutti i raccolti. Dopo un lungo inseguimento per boschi, crepacci, Ercole sul monte Erimanto catturò la bestia e, caricandosela sulle spalle, la portò a Tirinto. 4 - La cerva del monte Cerinea In Arcadia, sul monte Cerinea, i cacciatori da tempo immemorabile inseguivano una cerva dalle corna d'oro e dai piedi di rame, senza riuscire mai a raggiungerla. Ercole la inseguì, senza mai riposarsi, per un anno intero e quando la raggiunse presso un fiume riuscì a ferirla con una freccia e a catturarla. 5 - Gli uccelli di Stinfalo Sul lago di Stinfalo, in Arcadia, abitavano degli uccelli che avevano le ali, il becco e le penne di bronzo. Si servivano delle loro penne come frecce per uccidere e divorare ogni essere vivente. Ercole ne uccise alcuni. Altri, spaventati dal suono di un sonaglio di bronzo che Ercole continuava ad agitare, preferirono abbandonare il territorio. 6 - Il cinto di Ippolita Per accontentare Admeta, figlia del re Euristeo, che desiderava il ricco cinto d'Ippolita, regina della Amazzoni, Ercole intraprese una guerra contro quel popolo di donne bellicose che vivevano cavalcando nella regione del Mar Nero. Ercole fece una strage, uccidendo anche Ippolita: poté così venire in possesso del cinto.

6 7 La pulizia delle stalle di Augia In Elide c'era un re di nome Augia che teneva nelle sue stalle migliaia di buoi. La pulizia in queste stalle lasciava molto a desiderare e tutta la regione era appestata da un insopportabile odore di letame. Ercole fu incaricato di pulire le stalle in un giorno. Come fare? Ercole deviò il corso del fiume Alfeo e fece passare le acque nelle stalle: la violenta corrente trascinò facilmente via gli strati di letame. 8 - Il toro di Creta In questa impresa il nostro eroe non dovette uccidere nessuno. Il suo compito era quello di catturare vivo un toro che Poseidone, il dio delle acque, aveva regalato all'isola di Creta. Ercole lo inseguì per tutta l'isola e lo catturò trattandolo come un capretto: lo avvolse in una rete, se lo mise sulle spalle e attraversò a nuoto il tratto di mare che separava Creta da Tirinto. 9 - I cavalli di Diomede Diomede, re di Tracia e figlio di Marte, aveva la crudele abitudine di nutrire i suoi possenti cavalli con carne umana. Ogni straniero che capitava nei paraggi finiva nelle mangiatoie di rame dei cavalli. Ercole, prima di tutto, fece divorare lo stesso Diomede dai suoi cavalli, poi attaccò con una lunga fune quei corsieri e li portò a Tirinto I buoi di Gerione Gerione era un mostro con tre teste che abitava nell'isola Eritea situata in mezzo all'oceano: possedeva bellissimi buoi rossi che erano custoditi da un gigante di nome Eurizione e da un cane con due teste che si chiamava Ortro. Di questo gregge doveva impadronirsi Ercole. Giunto nello stretto di Gibilterra, Ercole piantò su ciascuna delle sponde una colonna in segno del suo passaggio (e quei due termini furono chiamati le colonne di Ercole). Approdato nell'isola, l'eroe affrontò e uccise con facilità il gigante Eurizione, il cane con due teste e il mostro Gerione I pomi d'oro In una valle dell'Africa si trovava un meraviglioso giardino abitato dalle Esperidi, figlie della stella della sera. Sugli alberi di quel parco crescevano dei frutti d'oro. Ercole doveva impadronirsi di alcuni di quei frutti, ma non sapeva dove si trovasse questo giardino. Si rivolse a Proteo, un dio marino che aveva la facoltà di trasformarsi e da lui si fece indicare la strada da percorrere per raggiungere il regno delle Esperidi. A guardia di quel giardino c'era però un dragone dalle cento teste, che diede filo da torcere all'eroe. Il drago alla fine fu ucciso ed Ercole poté tornarsene a casa con i pomi d'oro La cattura di Cerbero Fu l'ultima e la più impegnativa fatica perché Ercole doveva entrare nel regno dei morti per catturare Cerbero, un mostro metà cane e metà drago, con tre teste. In questa impresa Ercole si fece aiutare da Ermes e da Atena. Arrivato nel mondo sotterraneo, l'eroe si fece ricevere da Ade, il dio degli inferi, il quale gli diede il permesso di portare con sé Cerbero purché riuscisse a domarlo senza armi. Ercole incatenò il mostro e lo portò a Tirinto, dopo di che la ricondusse di nuovo nell'inferno. La lunga storia di Ercole finisce nell'Olimpo, dove egli visse con gli immortali.

7 LE COLONNE D ’ERCOLE Le Colonne d'Ercole nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo conosciuto. Oltre che un concetto geografico, esprimono anche il concetto di "limite della conoscenza". Geograficamente, visto che la loro esistenza è presunta, vengono collocate in corrispondenza della Rocca di Gibilterra e del Jebel Musa (oppure del Monte Hacho) che sorgono rispettivamente sulla costa europea e quella africana e una volta chiamate Calpe e Abila. Altri le collocano nello Stretto di Messina. Attualmente si considera lo stretto di Gibilterra essere il confine non plus ultra (lett. "non più avanti") scelto da Eracle. Secondo la mitologia l'eroe, in una delle sue dodici fatiche, giunse sui monti Calpe e Abila creduti i limiti estremi del mondo, oltre i quali era vietato il passaggio a tutti i mortali. Separò il monte Ivi in due parti (le due colonne d'Ercole) e incise la scritta non plus ultra.

8 La costellazione D’ercole. La costellazione di Ercole è una grande costellazione dell'emisfero boreale, estremamente lontana e debole, che giace in gran parte lontano dalla Via Lattea, occupando una vasta area di cielo, e che raffigura l'eroe greco Eracle( o Ercole), figlio di Zeus e della fanciulla Alcmena, a cui sono legate, assieme ad altre costellazioni, le mitiche 12 fatiche. Uno di queste fatiche fu quello di uccidere il Leone, come pure la lotta contro l'essere mitologico, rappresentato dalla costellazione dell'Idra, nella quale intervenne pure il granchio, inviato dalla gelosissima moglie di Zeus, Era, in aiuto dell'Idra. Ercole fu venerato come simbolo di coraggio e forza, ma anche di umanità e generosità: era ritenuto protettore degli sport e delle palestre, fu onorato in numerosi santuari sparsi in tutta la Grecia e le sue tante imprese, espressione dell'altruismo e della forza fisica, lo fecero credere il fondatore dei Giochi olimpici e gli dettero un immagine dall’intensa forza morale, oltre che puramente fisica. La caratteristica più notevole di tale costellazione è un quadrilatero di stelle noto come Chiave di volta, posto nella parte occidentale, a nordovest della Corona Boreale. In generale, tutta la parte di cielo compresa fra quest'ultima costellazione e la brillante stella Vega appartiene alla costellazione di Ercole.

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