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« LA RESISTENZA NON E’ UN PARTITO, NON DEVE ESSERLO. E’ INCONTRO, COLLOQUIO, CONTATTO, OCCASIONE DI INTESA E DI RISPETTO; IMPEGNO RELIGIOSO DI SINCERITA’

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Presentazione sul tema: "« LA RESISTENZA NON E’ UN PARTITO, NON DEVE ESSERLO. E’ INCONTRO, COLLOQUIO, CONTATTO, OCCASIONE DI INTESA E DI RISPETTO; IMPEGNO RELIGIOSO DI SINCERITA’"— Transcript della presentazione:

1 « LA RESISTENZA NON E’ UN PARTITO, NON DEVE ESSERLO. E’ INCONTRO, COLLOQUIO, CONTATTO, OCCASIONE DI INTESA E DI RISPETTO; IMPEGNO RELIGIOSO DI SINCERITA’ E DI DIGNITA’ UMANA FURONO I SUOI CARATTERI DISTINTIVI» Piero Calamandrei

2 La Resistenza fu un movimento armato di liberazione che si sviluppò nella II° Guerra Mondiale in tutti i Paesi europei occupati dai nazisti. La motivazione principale fu la volontà di resistere, di tenere duro, di non cedere all’ invasore. Nacque come reazione immediata e prese questo nome in Francia. In Europa si doveva combattere contro il nazismo che lasciava dietro di sé non solo le rovine di una guerra, ma anche gli orrori di crimini peggiori come la deportazione e lo sterminio di migliaia di persone. In Italia, invece, si doveva combattere oltre che contro i nazisti che avevano occupato l’Italia, anche contro i fascisti e il loro esercito.

3 Si può dire che la Resistenza italiana è cominciata nel periodo precedente alla guerra. Quando il Fascismo salì al potere e soprattutto dopo l’uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti, ci fu un tentativo di creare una sorta di organizzazione clandestina che non fu però in grado di attaccare il regime, si limitava per lo più a divulgare le sue ideologie senza tuttavia riuscire a trasmetterle alla massa ne a influire sull’opinione pubblica.

4 Ma quando l’8 settembre 1943 venne firmato a Cassibile l’armistizio e il maresciallo Badoglio fuggì col Re, i ministri e i generali al sud, lasciando l’esercito senza ordini e il paese nelle mani dei nazisti, queste forze uscirono dalla clandestinità e organizzarono una vera lotta politico-militare.

5 Il 9 settembre a Roma si riunirono sei esponenti dei partiti antifascisti e costituirono il Comitato di Liberazione Italiana (CLN). I sei esponenti erano: Pietro Nenni (Partito Socialista di Unità Proletaria),Giorgio Amendola (Partito Comunista Italiano), Ugo La Malfa (Partito d’Azione),Alcide de Gasperi (Partito Democratico-Cristiano), Meuccio Ruini (Partito della Democrazia del Lavoro) eAlessandro Casati (Partito Liberale Italiano) Nenni, il 12 settembre, si recò a Milano dove venne costituito un altro Comitato: il Comitato Nazionale Alta Italia (CNLAI) che coordinerà la guerra partigiana al nord. Nascono i battaglioni, le brigate, le divisioni che operavano in montagna e in campagna, si formarono i Gruppi di Azione Partigiana (GAP) e le Squadre Armate Partigiane (SAP).

6 I primi raggruppamenti nacquero nella Prealpi e nel Preappennino. All’inizio questi uomini vennero chiamati «ribelli», poi «patrioti», alla fine «partigiani». Erano una minoranza che aveva l’appoggio della popolazione: c’erano i garibaldini (comunisti) con il fazzoletto rosso, i giellisti (Gruppo di Azione e Liberazione), le Fiamme Verdi (cattolici) con il fazzoletto verde, gli autonomi e i monarchici con il fazzoletto azzurro. Costituirono un movimento nato dal nulla che rifiutava la guerra, gli orrori del Nazismo e del Fascismo, le forze conservatrici raccolte intorno al Re e al suo esercito, e che nel momento della sua nascita non venne riconosciuto dagli alleati Anglo-Americani. Fu una guerra clandestina fatta da gente che doveva sempre nascondersi, spostarsi di continuo, tra agguati ed imboscate. Si combatteva sui monti, in città, in pianura, lungo e nei fiumi, nelle fabbriche, nelle case… praticamente ovunque. Per quasi due anni, questi uomini e donne sfidarono la fame, il clima inclemente, l’incomprensione della gente provata dalla fame e costretta a subire incendi, repressioni, decimazioni e deportazioni. Affrontarono i tedeschi e i fascisti, il carcere, torture, fucilazioni, rastrellamenti, retate, spie e traditori.

7 I tedeschi avevano un esercito potente e spietato, il sostegno alleato non era sufficiente, ma nonostante tutto ciò il movimento continuò a crescere e superata la fase iniziale si consolidò e si organizzò. Alle azioni partigiane i tedeschi risposero con repressioni sempre più feroci che sfociarono in massacri come quello delle Fosse Ardeatine, in cui vennero uccisi 335 italiani in risposta all’uccisione in un’azione di guerra, di 32 tedeschi; o quello di Marzabotto, un intero paese distrutto, 1832 persone trucidate, massacrate e bruciate vive (tra cui vecchi, donne e bambini) solo perché avevano dato ospitalità ai ribelli. I reparti partigiani riuscirono progressivamente a liberare l’intera fascia alpina e le regioni collinari e costituirono 15 zone libere, mentre al sud gli alleati avanzavano lentamente. Alla fine del ‘44 i tentativi alleati di superare le difese tedesche e irrompere nella pianura Padana ebbero termine con un insuccesso provocando un prolungamento della guerra e aggravando la situazione dei partigiani. I tedeschi approfittarono della situazione e passarono all’offensiva rioccupando le zone libere.

8 Molte formazioni partigiane si sciolsero o si dispersero, ma nonostante ciò la Resistenza riuscì a superare anche il secondo inverno e nella primavera del ‘45 i centomila della montagna rovesciarono la situazione e con l’aiuto degli alleati riuscirono a liberare l’Italia.

9 Due figure importanti della Resistenza furono il Partigiano e la Staffetta. Il Partigiano era colui che nonostante sapeva di poter essere arrestato, torturato e deportato continuava a combattere per una società più libera, più giusta e più bella. Usava «nomi di battaglia», aveva documenti falsi, usava cifrari e parole d’ordine e cercava di non farsi riconoscere, di non coinvolgere amici e parenti per non esporli, perché sapeva che i tedeschi per ottenere informazioni li avrebbero torturati e percossi. Erano uomini che avevano preso coscienza della situazione e combattevano per migliorarla, ma… erano pur sempre uomini… non erano votati a diventare eroi e come tutti avevano debolezze e commettevano errori e possono esserci stati dei casi di opportunismo e di viltà, ma questo non deve mettere in discussione il valore dell’intero movimento. La Staffetta era generalmente una donna o una ragazza che destando meno sospetti poteva muoversi più liberamente. Teneva i collegamenti, portava ordini facendo chilometri e chilometri con ogni tempo e in ogni stagione. Nascondeva il partigiano, lo aiutava nella fuga, lo precedeva ai posti di blocco, procurava cibo, abiti, armi, radio…, lavava, cuciva, faceva da mangiare e si improvvisava infermiera. E come il partigiano affrontava l’esilio, la fame, la deportazione e la fucilazione. Lo faceva per amicizia e solidarietà.

10 FIAMME VERDI L’ origine della resistenza camuna inizia nell’ autunno del 1943 quando pochi coraggiosi iniziarono a nascondere e a inviare in Svizzera i prigionieri fuggiti dai campi di concentramento, e insieme ai perseguitati politici e a soldati allo sbando, si riuniscono in gruppi sui monti della Valle Camonica. Sopra Bienno, nella Valle del Grigna, Luigi Ercoli e Costantino Coccoli cercano di organizzare uno di questi gruppi, cosi si recano da don Carlo Comensoli che, il 18 ottobre 1943, invia Ercoli a Brescia dai Padri della Pace, per ricevere direttive e consigli. Il 23 ottobre Ercoli torna in valle con la notizia che da Brescia arriverà un ufficiale mandato dal C.L.N. per assumere il comando del movimento dei ribelli. All’inizio di novembre di quell’anno a Brescia, Gastone Franceschetti crea il movimento di resistenza armata «Fiamme Verdi» subito approvato dal C.L.N. che il 5 novembre manda a Cividate il tenente Romolo Ragnoli con il compito di organizzare le bande che si erano già formate o si stavano formando e di assumerne il comando. Nasce così in Valle Camonica la Divisione Fiamme Verdi « Tito Speri» e la sua sede di comando viene stabilita nella canonica di Cividate. Il 26 maggio 1944 dalle ore 1 alle ore 2,30 avveniva il primo lancio alleato a Malga Campelli nella zona della Concarena. I ribelli erano suddivisi in 15 gruppi sparsi sulle montagne e già avevano fatto notare, in varie occasioni,la loro presenza.

11 Un quadro generale della brigata «Tito Speri» delle fiamme Verdi nel giugno del ‘44 è dato nel seguente specchio: Comandante generale: Romolo Ragnoli Vice Comandante: Lionello Levi Sandri Commissario politico: Angelo Cemmi Ispettore Generale: Enzo Petrini Settore Muffetto: Gr. Monte Corniolo C1 G. Mazzon (Silvio) Settore Muffetto: Gr. Monte Fra C2 G. Bettoni (Orlando) Settore Bazena: Gr. S. Glisente C3 Luigi Levi S. (Libero) Settore Bazena : Gr. Monte Fles C4 G. Bonfadini (Pino) Settore Pizzo Badile: Gr. M. Alta Guardia C5 F. Piccinelli (Dario) Settore Pizzo Badile: Gr. Monte Bus C6 G. Mazzoli (Viviano) Settore Pizzo Badile: Gr. Monte Stabio C7 G. Guaini (Giorgio) Settore Concarena: Gr.Corno del Dente C8 G. Cappellini Settore Concarena: Gr. M. Venerocolo C9 E. Grassi Settore Baitone: Gr. M.C. Camoscio C10 A. Gulberti (Reno) Settore Aprica : Gr. Mortirolo C11 A. Guizzardi Settore Aprica : Gr. Castel Piccolo C12 A. Schivardi (Tonino) Settore Aprica : Gr. Alpe di Trivigno C13 C. Tognoli (Tino) Settore Muffetto: Gr. Bassinale C14 F. Ceriani (Paolo) Settore Aprica : Gr. Piz Tri C15 P. Pasotti

12 Nella primavera del ‘44 parecchi ragazzi erano distribuiti nelle bande armate, altri in paese facevano le staffette, i rifornitori o gli informatori. Altri ancora preparavano i viveri e li trasportavano in montagna. L’armamento delle bande era scarso e l’arma più comune era il fucile italiano mod. 38 Nei Gruppi di Bienno c’erano: Tino (Martino Savoldelli, ‘23) Mòssa (Bortolo Bigatti, ‘25) Tomàs dei Magher (Tomaso Bigatti, ‘22) Gioàn (Giovanni Nodari, ’21) Ghègo (Francesco Nodari, ’25) Mario ( G.Maria Dellanoce, ‘24) Cico (Giovanni Speziari, ‘25) Vittorino (V. Ragazzi, 26) Tani (Vitale Bonettini, ‘26)

13 L’abilità e il coraggio di chi la guidò, la sua organizzazione logistica, di propaganda, di controspionaggio, di assistenza medica, morale e religiosa, di vettovagliamento e di collegamento tra le sue 6 Brigate e i suoi 25 Gruppi, le fece raggiungere l’ammirazione e l’approvazione dei capi militari italiani e alleati. Uno dei più importanti personaggi è Luigi Ercoli, il cui nome è presente tra i fondatori e i primi componenti del comando della « Tito Speri». Fu grazie a lui che in Valle arrivò Romolo Ragnoni. Diede vita al Gruppo di Bienno; fondò e assistì altri gruppi in Valle e fuori. Nato a Bienno il 24 settembre 1919, morì nel campo di concentramento di Mauthausen il 15 gennaio1945. SI PUO’ ANCHE IMMOLARSI PER IDDIO! MA CHE L’ITALIA SIA VIVA E SIA LIBERA! (…dal carcere)

14 NOI ABBIAMO INTERVISTATO LA BISNONNA DEL NOSTRO AMICO SPAGNOLI ANTONIETTA MORANDINI Avevo l’ età di 20 anni quando iniziò la guerra e i ribelli si nascondevano sulle montagne. Io facevo parte dei ribelli che la sera venivano a dormire nel nostro fienile. Un giorno incontrai un ribelle che mi diede la sua pistola da portare in casa mia per difendermi. In casa eravamo io e le mie sorelle da sole. I tedeschi venivano in casa a prendere i nostri padri per portarli nel campo sportivo e tenerli in ostaggio. Ricordo quando mio fratello per non essere catturato dai tedeschi si nascondeva nella mangiatoia delle mucche. I ribelli di notte “ raccoglievano” viveri nelle cantine delle famiglie ricche Mio marito diede 7 mucche e 1 un mulo ai ribelli,cosa che era considerata legge. Lui andò in guerra a 18 anni in Jugoslavia per 36 mesi senza spedire neanche una lettera o cartolina cosa che lo faceva credere morto. Tornato a casa impaurito la notte sparava dappertutto. Alla mia mamma hanno rubato la fede e tutto ciò che aveva di prezioso. Alla fine di questa testimonianza la sua ultima frase è : « PREGE’ OL HIGNIUR CHE LA GUERA’ LA NIEH PIO’!!!»

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16 E’ importante ricordare cio’ che e’ stato e non dimenticare il sacrificio di giovani vite. La guerra e’ distruzione e odio, i partigiani ci hanno dimostrato di combattere per la patria senza mai mollare!!!! Grazie nonno per questa lezione di vita!!!

17 R esistere agli attacchi ssere uomini liberi ostengono grandi ideali come libertà e giustizia deali precisi senza cambiarli enza paura edeschi sconfitti ssere coraggiosi per combattere ascondersi per le montagne one di guerra iutare per liberare l’Italia E S I S T E N Z A

18 IERI, L’ Alpino è stato eroe di innumerevoli, dure battaglie, pronto al sacrificio della propria vita per difendere la patria…. OGGI, L’ Alpino è un cittadino sempre in prima linea, nelle emergenze e nelle catastrofi nazionali ed internazionali, disponibile ad aiutare chi ne ha bisogno, senza guardare alla razza o alla religione. DOMANI, L’alpino sarà un uomo sempre presente nelle vicende del paese alla ricerca di una pace duratura…

19 O BELLA CIAO Una mattina mi son svegliato O bella ciao, bella ciao Bella ciao, ciao, ciao… Una mattina mi son svegliato Ed ho trovato l’invasor. O partigiano, portami via O bella ciao, bella ciao, Bella ciao, ciao, ciao… O partigiano portami via Che mi sento di morir. E se io muoio da partigiano, O bella ciao, bella ciao, Bella ciao, ciao, ciao… E se io muoio da partigiano Tu mi devi seppellir. Mi seppellisci sulla montagna, O bella ciao, bella ciao, Bella ciao, ciao, ciao… Mi seppellisci sulla montagna Sotto l’ombra d’un bel fior. Tutte le genti che passeranno O bella ciao, bella ciao, Bella ciao, ciao, ciao… Tutte le genti che passeranno Ti diranno :« Che bel fior!» E’ questo il fiore del partigiano, O bella ciao, bella ciao, Bella ciao, ciao, ciao… E’ questo il fiore del partigiano Morto per la libertà!

20 LA PREGHIERA DEL RIBELLE Signore che drizzasti la tua croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione. Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi: Alita nel nostro proposito, Tendi la nostra volontà. Moltiplica le nostre forze, Vestici della tua armatura. Noi ti preghiamo, Signore. Tu che fosti respinto, tradito, vituperato, perseguitato, crocefisso, nell’ora delle tenebre, quanto più s’incupisce e s’addensa l’avversario, facci limpidi e diritti. Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. Se cadremo, fa che il nostro sangue si unisca al tuo innocente e a quello dei nostri morti a crescere al mondo giustizia e carità. Tu che dicesti: «Io sono la resurrezione e la vita» rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia tu sulle nostre famiglie. Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni noi ti preghiamo: sia in noi la pace che tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore. (Teresio Olivelli)

21 Mattia Salvetti Fabio Franzoni Alessandro Cemmi Matteo Spagnoli


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