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1 Lezione 12 Un “nuovo paradigma” della ricerca: intensificazione e mutamento delle relazioni università-industria: 1. Cluster biotech 2. Pubblicazioni.

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1 1 Lezione 12 Un “nuovo paradigma” della ricerca: intensificazione e mutamento delle relazioni università-industria: 1. Cluster biotech 2. Pubblicazioni congiunte nel settore biotech Corso di Analisi dei Settori Produttivi

2 2 Il tema Aumentano le collaborazioni di ricerca tra università e industria (contratti di ricerca, ricerche congiunte, scambi di ricercatori, ecc.). Aumentano i brevetti di cui i docenti universitari/le università risultano titolari o inventori. Aumentano le pubblicazioni congiunte università- industria Quali sono i benefici e gli eventuali possibili rischi di questa nuova realtà?

3 3 I dati del fenomeno - I A partire dagli anni ’80 aumentano i brevetti universitari prima negli USA, poi in Europa. Nel 1979 le università americane detengono circa 250 brevetti, il numero raddoppia nel 1984, raddoppia ancora nel 1989, sono circa 2500 nel Aumenta non solo il numero assoluto, ma anche la percentuale dei brevetti universitari rispetto al totale. (Brevetti USPTO: dal 2,79% del triennio al 3,79% del triennio ).

4 4 I dati del fenomeno- II Situazione italiana: il numero dei brevetti concessi dall’EPO e dall’USPTO a università sale costantemente dal 1982 (7) al 1993 (81), per poi declinare (17 nel 2000, 27 nel 2001). La percentuale sul totale (brevetti presso lo USPTO) nell’arco di tempo è dell’1,51%. In Francia la stessa percentuale è pari allo 0,99% (ma è più alto il numero assoluto: 383 contro 246). Ma la titolarità del brevetto non dà un quadro completo del fenomeno: bisogna considerare anche i docenti che figurano tra gli inventori. In tal caso la percentuale nel periodo è del 3,2% (Balconi, Breschi e Lissoni, 2003).

5 5 I dati del fenomeno - III Aumentano le collaborazioni tra università e industria, come indicano le pubblicazioni a firma congiunta. Negli USA la percentuale degli articoli a firma congiunta (università e industria) sale dal 5% del 1981 al 25% del 1994 (Hicks e Hamilton, 1999).

6 6 Cause Diffusa difficile situazione dei bilanci pubblici, da cui una riduzione dei fondi pubblici per la ricerca: dal 1987 al 1999 la in Italia percentuale di spesa pubblica in R&S a scopi civili passa da 0,71 a 0,54, nell’UE a 15 da 0,76 a 0,63. Le università sono dunque spinte a cercare nuove fonti di finanziamento, tra cui le collaborazioni a pagamento con l’industria. Esigenza di un maggiore trasferimento tecnologico tra università e industria (esigenza sentita particolarmente in Europa), da cui gli incentivi a questo scopo. Affermazione di ambiti in cui c’è una distanza ridotta tra ricerca “di base” e “ricerca applicata” (ad es. emergere delle biotecnologie).

7 7 Le caratteristiche fondamentali del “paradigma tradizionale” - I I ruoli di università e industria sono nettamente distinti: l’università effettua la ricerca di base e divulga i risultati tramite pubblicazioni, conferenze, ecc.; l’impresa utilizza questi risultati, liberamente disponibili, per svilupparli, effettuare ricerca applicata e produrre innovazione tecnologica; sull’innovazione c’è il brevetto o il segreto industriale. Questo è il “modello lineare” dell’innovazione: c’è una linea continua tra ricerca di base, applicata e innovazione tecnologica. L’intervento pubblico è necessario sia per l’università sia per l’industria, ma con motivazioni e modalità differenti.

8 8 Le caratteristiche fondamentali del “paradigma tradizionale” - Il La ricerca di base è socialmente utile, perché può produrre sviluppi applicabili; ma i suoi risultati non sono immediatamente utilizzabili in senso produttivo: per arrivare ad un’utilizzazione economica ci vogliono altre risorse e comunque lo sviluppo è incerto. Dunque se il ricercatore non viene supportato da un finanziamento pubblico, non ha né risorse né incentivi per effettuare la ricerca “di base”. Di qui la necessità di un finanziamento pubblico alla ricerca di base.

9 9 Le caratteristiche fondamentali del “paradigma tradizionale” - IlI Anche la ricerca applicata è naturalmente utile da un punto di vista sociale e senza intervento pubblico verrebbe effettuata in misura limitata. Questo perché, in assenza di intervento pubblico, se un’impresa effettua un’innovazione tecnologica, i concorrenti ne vengono ben presto a conoscenza e la imitano: l’impresa innovatrice perde il vantaggio. Dunque ci sono pochi incentivi ad innovare. La conoscenza è un bene pubblico, non appropriabile e non escludibile. Si genera un fallimento di mercato (esternalità) ed è necessario l’intervento pubblico. Di qui la tutela dei diritti di proprietà intellettuale sulle innovazioni tecnologiche, effettuate dalle imprese. Il brevetto garantisce (per un limitato periodo di tempo) l’uso esclusivo del prodotto.

10 10 Il “nuovo paradigma”: giustificazioni teoriche - I Parte della conoscenza è tacita: gran parte della conoscenza si trasmette tramite contatti personali. Per l’impresa non è dunque sufficiente leggere le pubblicazioni universitarie per acquisire le conoscenze necessarie allo sviluppo della ricerca, è necessaria una collaborazione diretta. (La conoscenza non è semplicemente “informazione”). Il “modello lineare” di innovazione è superato. Il percorso tra scienza e tecnologia è ricco di feedback (la ricerca di base trae molti stimoli dalla ricerca applicata, non accade solo il contrario)

11 11 Il “nuovo paradigma”: giustificazioni teoriche - II Perché l’industria sia incentivata a sviluppare un risultato di ricerca universitaria “applicabile” è necessaria una licenza esclusiva: se l’università brevetta la ricerca applicabile e concede la licenza sul brevetto ad una sola impresa, questa è incentivata a sviluppare i risultati; se invece la conoscenza applicabile è pubblica, ciascuna impresa che voglia sviluppare questa conoscenza teme di essere preceduta da una concorrente e quindi non è incentivata a fare questo investimento rischioso. Anche l’industria fa ricerca di base: solo così è possibile sviluppare la capacità di comprendere a fondo e di utilizzare i risultati della ricerca accademica (absorptive capacity: capacità di assorbimento: Cohen-Levinthal, 1989).

12 12 L’intervento pubblico nella nuova realtà – I Legislazione che favorisce la tutela degli IPR (diritti di proprietà intellettuale) sulla ricerca pubblica e la concessione di licenze esclusive a privati (es. Bayh- Dole Act negli USA). In Italia: prima si consente la titolarità del brevetto da parte delle università, poi gli IPR passano direttamente al professore (legge 383/2001), al fine di incentivare la sua attività innovativa. Questa decisione è stata molto criticata: spesso il singolo professore non ha competenze legislative, tempo e risorse da dedicare all’attività di brevettazione. Inoltre questa normativa non è chiarissima: invece per è fondamentale la necessità di una definizione rigorosa dei diritti di proprietà intellettuale, per evitare incertezze nelle relazioni tra università e industria.

13 13 L’intervento pubblico nella nuova realtà – II Cambiamento del peso dei finanziamenti alle università: meno fondi “generali”, più fondi “diretti” (per finalità specifiche, contratti di ricerca, ecc.). Dunque l’università ha più possibilità di essere finanziata se collabora con l’industria (Geuna, 2001). Ruolo nuovo per lo stato: favorire le interazioni tra agenti innovativi, facilitare i network di ricerca e innovazione. Necessità di incentivi e stimoli a superare le differenze di mentalità, culture, modalità di azione differenti tra diverse istituzioni.

14 14 I rischi del “nuovo paradigma” - I Le università sono spinte a brevettare. Ma solo i risultati con immediato valore economico sono brevettabili (non dunque la ricerca “pura” o “di base”), quindi le università sono spinte alla ricerca applicata, spesso in collaborazione con l’industria. C’è dunque il rischio di uno spostamento di energie e risorse dalla ricerca “di base” alla ricerca “applicata”, con possibili conseguenze negative sulla crescita di lungo periodo. Poiché non è possibile brevettare un risultato che è stato in precedenza pubblicato, c’è il rischio che si riducano le pubblicazioni e quindi la libera circolazione dei risultati della ricerca. Questi rischi sono presenti anche se vi è collaborazione con l’industria ma non un brevetto (l’industria è più interessata a collaborare su temi di ricerca applicata – l’industria preferisce limitare la diffusione dei risultati, per non renderli noti ai concorrenti).

15 15 I rischi del “nuovo paradigma” - II Si è molto sottolineata l’importanza dei rapporti diretti università-industria, e l’effettuazione di ricerca più applicata da parte delle università, con possibilità di brevettarla e concederla in licenza alle imprese. Le ricerche empiriche sottolineano però l’importanza delle pubblicazioni di ricerca fondamentale come fonte di conoscenza delle imprese. Sono importanti i rapporti informali, ma non molto importanti i brevetti universitari e le licenze (Cohen, Nelson e Walsh, 2003).

16 16 Letteratura di riferimento - I Letteratura su knowledge disclosure Condivisione della conoscenza (Bhattacharya et al., 1992; D’Aspremont et al., 1998) Open source (Lerner e Tirole, 2002; 2004; Bono e Santarelli, 2005) Corporate publications - Motivazioni che spingono un’impresa privata a pubblicare i risultati della propria ricerca: - Acquisire reputazione (se un’impresa pubblica ricerca di alta qualità segnala il suo valore a ricercatori accademici e industriali, che possono essere spinti a collaborare) (Gittelman, 2005; Muller e Penin, 2006); - Mantenere posizioni di rilievo nei network di ricerca assieme ad istituzioni accademiche (proporsi come impresa leader per future ricerche in collaborazione con enti pubblici di ricerca o con altre imprese) (Gittelman, 2005)

17 17 Letteratura di riferimento - II - Accrescere la “absorptive capacity” (per pubblicare devo far avanzare il livello della mia ricerca e quindi sono più in grado di “assorbire” quella altrui) (Cockburn and Henderson; 1998); - Acquisire vantaggi in termini di costo (i collaboratori universitari accettano compensi più bassi se possono pubblicare) (Stern, 1999); - Innalzare gli standard di conoscenza nelle corse al brevetto (poiché non si possono brevettare risultati già pubblicati, spingere in avanti la frontiera della conoscenza pubblica vuol dire rendere più difficile il brevetto per i concorrenti (Lichtman et al., 2002)

18 18 Letteratura di riferimento Crescente interdipendenza, interazione e collaborazione tra mondo accademico e industria (Arora e Gambardella, 1994; Etzkowitz e Leydesdorf, 1997; Pavitt, 1998; Cohen et al., 2001; OECD, 2002; Hicks, 2002; Murray, 2002). Letteratura sui network di ricerca (David et al., 1996; Malerba, 2006) con particolare riferimento alla natura degli attori interessati e all’aspetto geografico.

19 19 L’industria biotech - I Problemi di definizione (Zucker et al., 1998; Frigero, 2003) Settore science-based e caso straordinario di interazione fra ricerca di base e ricerca applicata (Audretsch e Feldman, 1998; McMillan et al., 2000; Cockburn, 2005) Spesso le imprese nascono da processi di spin-off accademico (Schweitzer et al., 2001) Interessante per il fenomeno delle pubblicazioni di impresa (Hicks, 1995)

20 20 L’industria biotech - II Impiega in Italia dipendenti (+25% nel triennio ) – (Dati Blossom e Assobiotech -163 Imprese) Sta rapidamente assumendo dimensioni economiche ragguardevoli, i dati relativi al comparto corrispondono allo 0,2% del PIL Italiano Le biotecnologie legate alla cura della salute (cosiddetto red biotech) sono il comparto predominante (69% delle aziende, 95% di addetti, 92% del fatturato)

21 21 BIOTECNOLOGIE “The application of science and technology to living organisms, as well as parts, products and models thereof, to alter living or non- living materials for the production of knowledge, goods and services.” (Oecd) DEFINIZIONE:

22 22 “rDNA” (DNA ricombinante) “Mabs” (anticorpi monoclonali) Ingegneria proteica New biotechnologies AMBITO APPLICATIVO REDWHITEGREEN Medicina e cura della salute Enzimi industriali e protezione ambiente Agricoltura e produzione alimentare

23 23 Lo sviluppo delle biotecnologie anni ‘70 USA nascita NBFs (New Biotechnology Firms) PMI che utilizzano le conoscenze rese disponibili dall’ingegneria genetica e: - completano l’intero processo innovativo; - stabiliscono relazioni con grandi imprese, centri di ricerca pubblici e privati e università; - forniscono servizi/prodotti a queste imprese.

24 24 Lo sviluppo delle biotecnologie Europa : in ritardo rispetto (anni ’80) all’America, ad eccezione del Regno Unito. Motivazioni: - deboli relazioni e pochi scambi di conoscenza tra mondo accademico e industriale; mondo accademico e industriale; - netta separazione tra ricerca di base e applicata; - inadeguato sistema dei brevetti; - difficoltà nel reperire risorse finanziarie; - diffidenza delle istituzioni.

25 25

26 26 Lo sviluppo delle biotecnologie Fine anni ’80 fondata la Commissione Nazionale per le biotecnologie. CRISI di tali imprese negli anni ’90 causati da: - Dimensioni piccole; - Poca propensione alla ricerca & sviluppo; - Scandali. Italia : grandi imprese chimiche e farmaceutiche (ENI con Sclavo e Montedison con Farmitalia Carlo Erba). Acquisizione delle imprese da parte di multinazionali straniere. Fine anni ’90: interventi del governo centrale e locale attraverso azioni e programmi mirati per incoraggiare la creazione di nuove imprese biotech.

27 27 Lo sviluppo delle biotecnologie in Italia

28 28 Lo sviluppo delle imprese biotech in Italia Trend di crescita del settore (dati IPI, 2007)

29 29 Cluster biotech U.S.A. Europa Italia Centri di eccellenza = CLUSTER ‘‘a geographical concentration of actors in vertical and horizontal relationships, showing a clear tendency of co-operating and of sharing their competences, all involved in a localised infrastructure of support’’. (Chiaroni-Chiesa, 2006)

30 30 Perché il cluster? L’attività di R&S è basata su conoscenze tacite. Perciò fondamentale è la collaborazione tra ricercatori accademici ed i ricercatori delle imprese di produzione. Per scambiare conoscenze tacite e tecnologia occorre la prossimità geografica. Biotecnologia è un settore science-based

31 31 Cluster: i vantaggi Porter (1998) individua 3 benefici: - Produttività: riduzione costi transazione; - Innovazione: diffusione conoscenze tacite; - Business: informazioni sul mercato potenziale e sulle opportunità offerte da quest’ultimo. Il governo italiano riconosce l’importanza del cluster come fattore di promozione dello sviluppo tecnologico. Linee guida per lo sviluppo delle biotecnologie in Italia 2005 Linee guida per lo sviluppo delle biotecnologie in Italia 2005 Presidenza del Consiglio dei Ministri-Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie. Linee guida per lo sviluppo delle biotecnologie in Italia 2005

32 32 Cluster biotech: I FATTORI CRITICI DI SUCCESSO 1) SCIENTIFICI presenza di centri di ricerca pubblici e privati; trasferimento delle conoscenze e della tecnologia; cultura imprenditoriale; meccanismi di attrazione dei ricercatori. 2) INDUSTRIALI presenza di imprese (chimiche, farmaceutiche, agro-alimentari); attrazione di personale con alte competenze manageriali e commerciali; supporto ai processi di esternalizzazione della ricerca e sviluppo; creazione di spin-off industriali. 3) FINANZIARI disponibilità di capitale; politiche governative di supporto. 4) FATTORI DI CONTESTO contesto legale (sistema dei brevetti); attrattività dell’area; accettazione pubblica delle attività biotech.

33 33 CONTESTOGENERALE MONDOACCADEMICO CONTESTOFINANZIARIO MONDOINDUSTRIALE Nascita START-UP e SPIN-OFF e SPIN-OFF Meccanismi di crescita del Cluster Chiaroni, Chiesa (2006)

34 34 Tipi di cluster TIPOLOGIE DI SVILUPPO CARATTERISTICHELOCALIZZAZIONE SPONTANEO presenza di centri di ricerca pubblici e privati; trasferimento delle conoscenze e della tecnologia; cultura imprenditoriale; contesto legale; disponibilità di capitale. REGNO UNITO (Cluster Cambridge) STATI UNITI (Cluster Bay Area) GUIDATO DA POLITICHE 1) DI RISTRUTTURAZIONE per risolvere le crisi di un settore industriale o di una grande impresa: supporto ai processi di esternalizzazione delle attività di ricerca industriale a terzi, che porta alla creazione di spin-off industriali ; fondi governativi che supportano la creazione di spin-off industriali. SVEZIA (Cluster Uppsala)

35 35 Tipi di cluster GUIDATO DA POLITICHE 2) DI SVILUPPO per incoraggiare il settore biotech: migliorando l’attitudine imprenditoriale; favorendo la creazione di nuove imprese; stabilendo un chiaro e favorevole contesto legale (legislazione sulla ricerca biotech); supportando il trasferimento della tecnologia. FRANCIA (Cluster Marseilles) GERMANIA (Cluster Heidelberg) IBRIDOI cluster di questo tipo non possono essere classificati nelle tipologie viste in precedenza. ITALIA (Cluster Lombardia) STATI UNITI (Cluster San Diego)

36 36 Cluster Bay Area (USA) Sviluppatosi nella zona di San Francisco (area con forte presenza accademica e disponibilità di finanziamenti privati) negli anni ’70. Genetech (Genetic engineering technology) : prima impresa biotech, fondata da Boyer nel 1976, che si occupava di ricerca biomedica producendo insulina attraverso le tecniche di ricombinazione. CLUSTER SPONTANEO Anni ’80: ricerca scientifica si espande nei settori dell’ agro- alimentare e dell’ambiente. Anni ’90: imprese nel settore red raggiungono dimensioni paragonabili alle multinazionali farmaceutiche

37 37 Cluster di Heidelberg (Germania) concorso avente la finalità di risvegliare il settore biotech, realizzato tra il 1996 e il regioni hanno partecipato allo sviluppo di progetti per la promozione delle biotecnologie (finanziati dal governo federale). Regioni vincitrici: - finanziamento speciale per la realizzazione di un cluster (Euro 95 milioni); - accesso preferenziale per il finanziamento federale generale per la biotecnologia (Euro 750 milioni). CLUSTER GUIDATO DA POLITICHE DI SVILUPPO Lo sviluppo di questo cluster dipende da: 1) BioRegio 2) Parco Tecnologico Parco TecnologicoParco Tecnologico

38 38 Cluster di Heidelberg (Germania) fondato nel mq. All’interno vi sono le sedi di 70 imprese e istituti di ricerca Localizzato in più siti all’interno della città di Heidelberg Bioparchi settore red e Umwelt Park settore white. 2) Parco Tecnologico BioPark: Obiettivo principale: garantire un regolare scambio tra università, istituti di ricerca, imprese e parchi scientifici. Ha vinto la “gara BioRegio” nel 1996 inizio di una nuova fase di crescita: ampliamento delle strutture e realizzazione di nuovi progetti 2004: crisi causata da diminuzione dei fondi federali

39 39 Cluster Lombardia La nascita della biotecnologia in Lombardia coincide con lo sviluppo biotech italiano CLUSTER IBRIDO PRINCIPALI AVVENIMENTI: 1992: S. Raffaele Science Park (Milano) 1995: Biopolo 1995: Biopolo

40 40 Cluster Lombardia 1992: S. Raffaele Science ParkScience Park legge n. 46/82: prima politica organica nazionale in favore dei PST. Si prevede la possibilità di finanziare (attraverso il Fondo di Innovazione Tecnologica) la nascita e l’operatività di strutture consortili finalizzate al trasferimento tecnologico.

41 : S. Raffaele Science ParkScience Park mq (8 mila mq di laboratori). all’interno le sedi di ricerca di 7 aziende: Schering-Plough, Bracco, Axxam, Bioxell, Primm,oltre alle compartecipate Molmed eTelbios. Science Park Raf. fornisce ai propri tenants una vasta serie di servizi: 1) gestione dei laboratori e delle facilities; 1) gestione dei laboratori e delle facilities; 2) accesso alle dotazioni tecnologiche; 2) accesso alle dotazioni tecnologiche; 3) consulenza sulla proprietà intellettuale, il tech transfer, etc. 3) consulenza sulla proprietà intellettuale, il tech transfer, etc. Mission: valorizzazione know-how, risorse umane ed infrastrutture del parco scientifico. Cluster Lombardia Fonte:

42 42 1) promozione dei risultati della ricerca, negoziazione e gestione dei contratti di ricerca; 2) gestione/protezione della proprietà intellettuale e dei brevetti; 3) creazione di start up e di joint venture. Alcuni dati: - 23 contratti di cessione di licenza; contratti di ricerca industriale; - 97 gruppi farmaceutici e società biotech in tutto il mondo con cui sono stati stipulati contratti di ricerca (Novartis, Becton dickinson, Astra Zeneca, Serono, Wilex Ag e Sanofi-Aventis). Prossimi sviluppi: primi mesi del 2008 completati i lavori di espansione del parco tecnologico, il progetto "Dibit 2" mq, investimento 140 milioni di €. MolmedTelbiosBio-Flag Tre start up Biotechnology Transfer Centre (BTC) Biotechnology Transfer Centre (BTC)

43 43 Biopolo Le infrastrutture offrono: servizi di supporto iniziative di collaborazione opportunità di crescita futura Consorzio tra imprese farmaceutiche e la facoltà di Biologia, Chimica e Scienze agrarie dell’Università degli Studi di Milano. CLUSTER LOMBARDIA mq di edifici (laboratori, uffici e aree comuni); mq di edifici (laboratori, uffici e aree comuni); mq sono in fase di costruzione mq sono in fase di costruzione. Mission: massimizzare il valore della ricerca; massimizzare il valore della ricerca; trasformare le idee in opportunità di business; trasformare le idee in opportunità di business; supportare le imprese biotech. (www..biopolo.it) supportare le imprese biotech. (www..biopolo.it)

44 44 Fattori critici di successo del cluster Lombardia - Disponibilità finanziarie - Cultura imprenditoriale - Politiche di sostegno (Provincia di Milano, Regione Lombardia) - Vicinanza alle grandi imprese - Presenza di Università - Personale con abilità e competenze Collaborazione per attività di ricerca

45 45 Cluster Bay Area vs. Cluster Lombardia le istituzioni locali hanno sostenuto con fondi lo sviluppo delle imprese biotech. Nessun intervento pubblico a livello finanziario ha contribuito allo sviluppo del cluster Bay Area. Caratteristica fondamentale che si osserva nel cluster Lombardia (anni ’90).

46 46 Cluster Heidelberg vs. Cluster Lombardia Cluster Heidelberg intervento pubblico finalizzato a trasformare il settore inattivo (“dormiente”) delle biotecnologie in un settore competitivo a livello globale stimolando la nascita di nuove imprese, la crescita di quelle esistenti e la fornitura di capitale di rischio. Cluster Lombardia intervento pubblico volto a rispondere efficacemente a problemi specifici. Non c’è un intento strategico nel rafforzamento del settore biotech. Solo nel 2004 Miur e Regione Lombardia firmano un accordo di programma in materia di ricerca nel settore delle biotecnologie: fondi stanziati sono destinati a finanziare il potenziamento della capacità competitiva dell’impresa lombarda (attraverso il sostegno alla integrazione tra Università e industria) e il rafforzamento della cultura dell’innovazione all’interno del sistema industriale lombardo. Art. 3: Quadro Finanziario dell’Accordo Art. 3: Quadro Finanziario dell’Accordo Fondi regionali per le biotecnologie: 18 milioni €. Fondi regionali per le biotecnologie: 18 milioni €. Fondi nazionali: 8 milioni €. Fondi nazionali: 8 milioni €.

47 47 Pubblicazioni scientifiche delle imprese biotech italiane (che siano in cluster oppure no)

48 48 Motivazioni e Finalità della Ricerca Analizzare la crescente interazione e le collaborazioni tra Università e Industria in un’ottica di produzione di innovazione Analisi particolarmente rivolta al settore life-science – salute Pubblicazione scientifica come misura dell’avanzamento delle conoscenze in un determinato settore Analisi delle determinanti della qualità/intensità della ricerca Dati bibliometrici per analizzare le caratteristiche e l’evoluzione dei network di ricerca Studio delle dinamiche di “corporate publishing”

49 49 Il database delle imprese Selezione da un incrocio dei principali database di settore, utilizzando il database DT Biotech (D’Amore e Vittoria, 2006) sul biotech italiano Selezione delle imprese (for-profit firms) attive nel segmento “salute” Individuate 366 imprese for-profit nel settore biotech- salute

50 50 Il database delle pubblicazioni Ricerca delle pubblicazioni effettuate dalle imprese for- profit del settore biotech-salute attraverso il database ISI Web of Knowledge. Individuate 4077 pubblicazioni, dal 1990 al Queste pubblicazioni fanno capo a 149 imprese, su un totale di 366: nel settore biotech-salute 149 imprese su 366 (40.7%) ha effettuato almeno una pubblicazione. Per ogni pubblicazione sono rilevate informazioni su: Anno e mese Citazioni Impact Factor della rivista Autori (numero) e istituzioni di appartenenza (natura e localizzazione)

51 51 Osservazioni generali Il numero di pubblicazioni per anno tende a crescere costantemente, dalle 163 del 1990 alle 401 del 2005.

52 52 Osservazioni generali La distribuzione delle pubblicazioni per impresa è decisamente asimmetrica: le prime 10 imprese contribuiscono per oltre il 50% delle osservazioni. Anche l’analisi “geografica” mostra alcune indicazioni interessanti che potrebbero essere approfondite

53 53 Imprese per regione (%)

54 54 Numero medio di articoli per impresa e per regione

55 55 Numero medio di citazioni per articolo e per regione

56 56 Analisi delle collaborazioni - I Numero dei coautori e delle istituzioni di appartenenza Dei 4077 articoli del database, solo 89 (il 2,2%) sono a firma di un solo autore; negli altri 3987 casi (il 97,8%) gli autori sono almeno due. Il numero medio di autori è 6,88 e tende a crescere nel tempo (da 5,44 nel 1990 a 7,98 nel 2006). In 676 articoli (il 16,6%) gli autori appartengono solo ad un’ impresa biotech. Negli altri 3400 casi (l’83,4%) gli autori appartengono a due o più istituzioni. Il numero medio di istituzioni di appartenenza degli autori è 3,11 e tende a crescere nel tempo (da 2,4 nel 1990 a 3,6 nel 2006).

57 57 Analisi delle collaborazioni – II Natura delle istituzioni di appartenenza degli autori Più frequenti sono le collaborazioni con le università (in 2734 pubblicazioni, pari al 67% degli articoli, c’è l’indirizzo di almeno una università); molto meno frequenti le collaborazioni con ospedali e altri istituti di ricerca (il 29% delle pubblicazioni) e con altre imprese (il 16,7% delle pubblicazioni).

58 58 Analisi delle collaborazioni - III Dimensione geografica delle collaborazioni-I Nel 32% delle pubblicazioni è presente almeno un partner appartenente alla stessa regione dell’impresa. Nel 46,5% delle pubblicazioni è presente almeno un partner nazionale, ma appartenente ad una regione diversa da quella dell’impresa. Nel 31,1% delle pubblicazioni è presente almeno un partner internazionale. Il numero medio di partner internazionali è cresciuto in maniera significativa e pressoché costante dal 1990 al 2003 (tasso di crescita superiore ai partner nazionali)

59 59 Analisi delle collaborazioni – IV Dimensione geografica delle collaborazioni-II Collaborazioni “monodimensionali”: nel 16,1% delle pubblicazioni la collaborazione ha un ambito esclusivamente regionale, nel 26,5% un ambito solo extra-regionale, nel 17,2% solo internazionale: in totale 59,8% degli articoli. Collaborazioni “bidimensionali”: nel 9,8% delle pubblicazioni la collaborazione ha un ambito regionale ed extra-regionale, nel 7,8% è extra-regionale e internazionale, solo nel 3,7% è regionale e internazionale: in totale 21,3% degli articoli. Collaborazioni “tridimensionali”: nel 2,4% delle pubblicazioni la collaborazione è regionale, extra-regionale e internazionale.

60 60 Analisi delle collaborazioni - V

61 61 Analisi delle collaborazioni - VI Fattori determinanti della qualità delle pubblicazioni Variabile dipendente: numero di citazioni ricevute da ciascun articolo Variabili indipendenti: Numero di autori Numero di università regionali, extra-regionali, internazionali Numero di ospedali regionali, extra-regionali, internazionali Numero di imprese regionali, extra-regionali, internazionali Network “tridimensionale” dal punto di vista istituzionale (compresenza università, ospedale, industria) Network “tridimensionale” dal punto di vista geografico (compresenza istituzioni regionali, extra-regionali, internazionali) Dummy temporali Dummy d’impresa Analisi logit binaria (citazioni sopra e sotto la mediana)

62 62 Analisi delle collaborazioni- VII Risultati della stima (riportate solo le variabili significative al 10%) Number of Authors0,064 *** Univ. Regional0,174* Univ. Extra-regional0,116** Univ. International0,266 *** Hosp. Regional- Hosp. Extra-regional- Hosp. International- Firms Regional- Firms Extra-regional- Firms International0,240 *** Instit. mixed networks0,786*** Geogr. mixed networks- Year DummiesIncluded Firm DummiesIncluded Pseudo R2 (Cox & Snell)0,261 Pseudo R2 (Nagelkerke)0,348 Notes: Number of observations = 4077; *Significant at 10 percent level; **Significant at 5 percent level; ***Significant at 1 percent level; Dependent variable = quality of research (citations) = 0 (if cit. 5)

63 63 Analisi delle collaborazioni - VIII Relazioni tra dimensioni d’impresa e pubblicazioni. Le dimensioni d’impresa sono approssimate dal numero di addetti e dal fatturato. Dati AIDA su 286 delle 366 imprese (78,14%) dal 2001 al 2006 (addetti) e dal 1997 al 2006 (vendite). Si osserva l’ottima performance delle piccole (ma non piccolissime) imprese (da 10 a 49 addetti), sia quantitativamente (pubblicano di più delle micro e delle medie imprese) sia soprattutto qualitativamente (pubblicano gli articoli più citati, anche più delle grandi imprese). Le piccole imprese riescono più di altre tipologie di imprese ad attivare collaborazioni internazionali. Si può dunque parlare di piccole imprese innovative, analoghe alla realtà USA?

64 64 Sintesi dei risultati empirici - I Sempre più frequentemente le imprese pubblicano articoli. Quasi sempre, ed in misura crescente, queste pubblicazioni sono frutto di una collaborazione. Tuttavia sono ancora meno della metà le imprese che pubblicano e poche quelle che pubblicano parecchio. Le università sono i partner più comuni, relativamente poche le collaborazioni tra imprese. Sono abbastanza frequenti, e sono crescenti, le collaborazioni internazionali. In particolare, le collaborazioni tra imprese, quando avvengono, sono prevalentemente internazionali. In generale prevale comunque la collaborazione nazionale extra-regionale.

65 65 Sintesi dei risultati empirici - II La presenza tra i coautori di una o più università aumenta la qualità delle pubblicazioni: l’effetto è particolarmente intenso se le università sono estere. La presenza tra i coautori di una o più imprese estere aumenta la qualità delle pubblicazioni. Un articolo effettuato da un network “misto” (compresenza di università, ospedali, imprese) ha più probabilità di essere di elevata qualità: è rilevante lo scambio di “tipologie” di conoscenza diverse. Le piccole imprese (da 10 a 49 addetti) pubblicano più delle medie imprese (da 50 a 249 addetti) e fanno articoli di qualità eccellente (anche più delle medie e delle grandi).

66 66 Brevi considerazioni di policy La propensione alla collaborazione e alla conseguente pubblicazione congiunta, per quanto in crescita, appare concentrata in poche imprese: politiche “di rete” sembrano auspicabili. Appaiono poco frequenti le collaborazioni tra imprese, almeno a livello nazionale: le politiche “di rete” devono agire anche in questo senso. Esiste comunque un buon potenziale su cui puntare: numerose e crescenti collaborazioni internazionali, che generano un’elevata qualità delle pubblicazioni; un’elevata propensione alla pubblicazione e un’alta qualità dei risultati da parte delle piccole imprese; una buona qualità della ricerca a livello locale.


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