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Famiglia e stratificazione sociale La stratificazione sociale è il sistema delle disuguaglianze strutturali di una società nei suoi due aspetti principali:

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Presentazione sul tema: "Famiglia e stratificazione sociale La stratificazione sociale è il sistema delle disuguaglianze strutturali di una società nei suoi due aspetti principali:"— Transcript della presentazione:

1 Famiglia e stratificazione sociale La stratificazione sociale è il sistema delle disuguaglianze strutturali di una società nei suoi due aspetti principali: quello distributivo (risorse materiali) e quello relazionale (rapporti di potere tra individui o gruppi). Strato è un insieme di individui (o di famiglie) che godono della stessa quantità di risorse (ricchezza, prestigio) o che occupano la stessa posizione nei rapporti di potere (caste, ceti, classi, genere, età, etnia).

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9 La famiglia nella stratificazione sociale Appartenere ad una famiglia piuttosto che ad un’altra significa avere il destino abbastanza segnato perché l’origine della famiglia è ciò che permette la possibilità o meno di accedere a determinate risorse non solo economiche, ma anche culturali.

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12 Collocazione del capofamiglia (maschio) nella stratificazione occupazionale: Capo famiglia Ceto medio urbanooperaiorurale

13 Capofamiglia

14 Questo è un modello elementare che considera solo il capofamiglia. Oggi non è più esauriente perché la donna ha un diverso status.

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16 Barbagli Famiglie cross- class: media tra le due classi di appartenenza individuali tra marito e moglie.

17 Schizzerotto Posizione sociale dominante: assumere classe di chi sta più in alto.

18 Famiglia e stratificazione Essere inseriti in uno strati significa essere socializzati in un determinato modo. Operai insegnano obbedienza e solidarietà. Professionisti insegnano autonomia e individualismo.

19 Appartenenza di classe ha effetti sulla struttura della personalità e sul rendimento e successo scolastico.

20 Famiglia e stratificazione Istruzione-mobilità sociale: ma l’istruzione da sola non riesce a rendere meno forti le disuguaglianze di provenienza familiare. Mobilità è affidata al controllo della famiglia attraverso la trasmissione non solo di risorse economiche ma di un vero e proprio capitale culturale.

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22 Eredità intergenerazionale della disuguaglianze L’origine di classe familiare, e le disuguaglianze di classe di partenza, segnano le possibilità di mobilità degli individui. Per esempio in Italia dopo la seconda guerra grande mobilità sociale. Ma la mobilità relativa è più lenta. Competenze e motivazioni cognitive dei bambini e il loro futuro sono fortemente influenzati dall’istruzione dei genitori, dal capitale culturale più che dal reddito.

23 Economia della famiglia La famiglia è la fonte principale di redistribuzione sia di cura sia di reddito. Oggi solo agli anziani è garantita la pensione come fonte autonoma fuori dalle cure della famiglia. Alcuni paesi europei la prevedono anche per i giovani. Il reddito da lavoro dipende dal suo valore d’acquisto. Ma anche da quanti devono vivere con quel reddito, in quanti lo devono dividere.

24 Economia della famiglia Tenore di vita, redistribuzione e combinazione dei redditi: spesso i redditi da soli sono insufficienti, insieme diventano sufficienti. Oppure si provvede ad una combinazione di reddito formale e di reddito informale.

25 Famiglia come unità di consumo. La famiglia è un attore sul mercato di beni e servizi. La famiglia come protagonista della società dei consumi. Consumi che implicano scelte per cui si creano gerarchie di bisogni

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27 Famiglia come unità di consumo. Queste gerarchie producono disuguaglianze sia tra diverse famiglie, sia tra membri della stessa famiglia (per es. vacanze). Oppure acquisto elettrodomestici.

28 Consumi familiari Come cambia a spesa alimentare: Anni ’50: 50% cibo Anni ’80: 30% e nel sud 37% 2005: 20% nord, 30,9% sud

29 Oggi maggiori consumatori individuali: ogni membro ha i suoi bisogni da soddisfare diversi.

30 Famiglia e povertà Povertà: è la condizione di singole persone o collettività umane nel loro complesso che si trovano a avere, per ragioni di ordine economico, un limitato (o del tutto mancante in condizioni di miseria) accesso a beni essenziali e primari ovvero a beni e servizi sociali d’importanza vitale.

31 Famiglia e povertà La famiglia compone e ridistribuisce le risorse. Può proteggere dalla povertà oppure rendere i membri più vulnerabili ad essi. Redditi a rischio: tempo determinato, stagionali, bassi salari, disoccupazione. Giovani e donne che hanno lavori non stabili, oppure giovani che perdono il lavoro o uomini/donne dopo la separazione.

32 Famiglia e povertà Lavoratori poveri ma che sommando il loro reddito a quello familiare riescono ad ottenere un tenore di vita superiore. Al contrario un reddito alto per una sola persona o due potrebbe diventare insufficiente se ci sono molti membri. Rischio anziani, famiglie monogenitore (rottura reddito familiare), famiglie numerose (non ci sono risorse aggiuntive da parte dei servizi),emigrati, minori fino a sedici anni.

33 Paesi nordici basso grado di povertà persone sole emigrati.

34 Paesi anglosassoni Medio grado adulti soli madri sole e loro figli.

35 Italia Medio grado anziani famiglie numerose

36 Famiglia e povertà Chi nasce in una famiglia povera ha più possibilità di vedere il proprio destino segnato dalla mancanza di determinate opportunità Perché: l’origine sociale familiare (a chi appartieni) quindi la parentela media l’accesso alle risorse e quindi segna il destino.

37 Famiglia e lavoro Lavoro: serve a trasformare le risorse in cibo, attrezzature e altri beni (produzione).

38 Famiglia e lavoro Modo di produzione domestico (famiglia si autosostegno);

39 Famiglia e lavoro Società industriali (si lavora per altri).

40 Famiglia e lavoro Perché la gente lavora?  Perché deve vivere. Se nessun adulto lavorasse sarebbe il caos. Ma perché si lavora più del dovuto?  Profitto; ma non è un elemento universale perché è presente nelle economie monetarie ma non in quelle di sussistenza.

41 Famiglia e lavoro Ma perché si lavora più del dovuto?  Perché in famiglie si è pochi a poter lavorare e molti da dover essere sostenuti.  Si desidera uno stile di vita più elevato.  Per uno scopo: lavoro piacevole, rispetto per gli altri.

42 Tutte le società hanno un qualche tipo di divisione del lavoro (donne/ uomini, adulti/bambini) del lavoro

43 Divisione del lavoro Uno dei primi fattori di cambiamento fu lo studio della condizione femminile negli anni '70:  Le donne nel mercato del lavoro;  Il lavoro domestico.  Da questo per vedere come uomini e donne si organizzano per tenere insieme una famiglia.

44 Divisione del lavoro Anni '70:  Uomini giovani adulti sul mercato;  Donne giovani adulte a casa. Le donne stavano in casa di più in presenza di figli piccoli anche per la mancanza di servizi (asili, mense). USA: part-time, donne con due ruoli o due lavori.

45 Divisione del lavoro Lavoro domestico: donne Lavoro per autoconsumo: anziani. Lavoro nero e per il mercato uomini

46 Divisione del lavoro Negli ultimi decenni le donne hanno investito in istruzione ed è aumentata la loro partecipazione al mercato del lavoro. In Italia il lavoro cala tra gli anni ‘60 e ‘70 e aumenta alla fine degli anni ‘70.

47 Domanda di lavoro sale l'occupazione femminile. sul terziario aumenta la domanda cala quella dell'industria

48 Offerta di lavoro: decisioni prese in famiglia condizionate dal CONTESTO SOCIOISTITUZIONALE welfare politiche di sostegno alle madri che lavorano modelli culturali.

49 Caratteristiche del lavoro I figli piccoli condizionano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Paradossalmente però accade:

50 maggiore instabilità coniugale che maggiore scolarizzazione maggiore numero di madri con figli piccoli che devono lavorare.

51 Caratteristiche del lavoro delle donne Donne con alta/bassa istruzione. Donne con/senza figli. Part-time Lavoro delle donne contro la povertà. Doppia presenza

52 Lavoro delle donne e domanda di servizi: quindi altro lavoro per altre donne che lavorano. nei servizi Insegnanti, pubblica amministrazione…. Altre: Servizi di cura: badanti, baby sitter; Lavanderie; Ristorazione;

53 Divisione sessuale del lavoro Donne: devono anche per il mercato. Uomini: non possono per il domestico. Entrambi: possono nelle famiglie mono o quando entrambi sono in carriera.

54 Divisione sessuale del lavoro Male breadwinner: è in crisi perché le donne portano anch'esse reddito, ma gli uomini non supportano nel lavoro domestico. Anche in Italia le coppie a doppia partecipazione non sono il modello prevalente anche se tende ad aumentare. Europa: Dual earner one and a half earner

55 Italia: due percettori di reddito 55% nord-est 52% nord-ovest 47,8% centro 28,3% sud Donna lavoratrice: Ok Padre domestico: ko. Orari e remunerazioni differenti

56 Lavoro domestico familiare Nulla può essere consumato se prima non viene trasformato e di questo si occupa la madre.

57 Lavoro domestico familiare Maggior possesso di elettrodomestici= diverso standard: si lava di più, si stira di più...

58 Lavoro domestico familiare Casalinga: simbolo del benessere del marito; portatrice di reddito indiretto.

59 Lavoro familiare Lavoro di cura Lavoro domestico Lavoro di consumo Lavoro di rapporto. Lavoro familiare come un non detto, un a- priori che tocca alle donne nel matrimonio

60 Lavoro familiare Le madri lavorano per tre volte rispetto ai padri.

61 Se l'orario del lavoro domestico diminuisce è perché si fanno meno cosa: meno pasti (ristorante), meno pulizie, meno figli.

62 Lavoro familiare Ma se i figli ci sono aumentano sia il lavoro di cura sia quello domestico per le donne.


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