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CRITICA DELLA RAGION PRATICA: che cosa devo fare? Le opere di Kant dedicate alla morale sono due: Fondazione della metafisica (1785)… e Critica della ragion.

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1 CRITICA DELLA RAGION PRATICA: che cosa devo fare? Le opere di Kant dedicate alla morale sono due: Fondazione della metafisica (1785)… e Critica della ragion pratica (1787). Le opere di Kant dedicate alla morale sono due: Fondazione della metafisica (1785)… e Critica della ragion pratica (1787). La ragione non serve solo a dirigere la conoscenza, ma anche l’azione, accanto all’uso teoretico ne abbiamo anche uno pratico (l’azione). La ragione non serve solo a dirigere la conoscenza, ma anche l’azione, accanto all’uso teoretico ne abbiamo anche uno pratico (l’azione). Nella Critica della ragion pura Kant ha criticato le pretese della ragion pura di trascendere l’esperienza, nella Critica della ragion pratica di restare sempre e solo legata all’esperienza. Nella Critica della ragion pura Kant ha criticato le pretese della ragion pura di trascendere l’esperienza, nella Critica della ragion pratica di restare sempre e solo legata all’esperienza.

2 CRITICA DELLA RAGION PRATICA : che cosa devo fare? Kant vuole fondare una nuova filosofia pratica. Nella Critica della ragion pura ha criticato il tentativo della ragione di andare oltre i dati dell’esperienza sensibile. Nella Critica della ragion pratica, critica le pretese della ragione di restare ancorata all’esperienza sensibile. Che cos’è la ragione pratica? Se la ragione è la facoltà di trascendere l’ambito dell’esperienza sensibile, la ragione pratica sarà la capacità di scegliere il proprio agire indipendentemente da ragioni determinanti sensibili. Cioè da tutti quelli impulsi sensibili di vario carattere: bisogni di qualsiasi genere (diventare ricchi-famosi- apprezzati per le nostre qualità), sessuali, passioni, sensazioni di piacere o di dispiacere, interessi di tipo personale.

3 ORIGINE DELLA MORALITA’ La filosofia morale kantiana è radicata nell’illuminismo e non può accettare l’idea che la morale possa essere fondata su qualche autorità religiosa o politica.Si pone in contrasto con tutte quelle etiche del 700 che erano influenzate dal catechismo cattolico o protestante, ma anche da qualunque elemento empirico, cioè legato a impulsi sensibili. Nonostante questo affonda le sue origini nel cristianesimo, vagliato attraverso l’analisi razionale. Infatti Kant nella prefazione alla II edizione alla Critica della Ragion pura scrive “Ho dovuto sopprimere il sapere per far posto alla fede”Ma è una fede razionale che trova espressione nelle sue opere morali più rappresentative: Fondazione e Critica della ragion pratica. Per Kant: se un principio morale deve valere per ogni uomo, deve avere i caratteri dell’universalità e della necessità, perciò dev’essere a priori cioè il fondamento dei principi morali, dev’essere indipendente dall’esperienza. Kant critica tutte quelle posizioni che non danno luogo a una morale universale e necessaria.

4 Infatti prima di Kant l’origine della moralità è stata cercata: nel sentimento (Hutcheson), ma per Kant il sentimento morale è troppo soggettivo; nel piacere (Epicuro), ma questo impulso è troppo personale; nell’autorità religiosa Crusius), non va bene, perché sarebbe una morale eteronoma (trovata all'esterno dell'uomo) e valida solo per chi accetta l’autorità religiosa. Dove dobbiamo cercare l’origine dell’azione morale? NELLA RAGIONE? SI PERCHE’ PERMETTE una morale universale, necessaria, autonoma. La ragione infatti ci indica ciò che è doveroso (morale razionale). Dunque non si può cercare l’origine dell’ eticità all’infuori del soggetto stesso. Per Kant noi dobbiamo guardare dentro di noi per ascoltare ciò che la ragion pratica ci comanda! La legge morale ha il carattere d’un’imperativo che comanda categoricamente.

5 La legge morale deve avere il carattere del dovere deve avere un fondamento oggettivo e diviene possibile per opera del soggetto stesso. La legge morale dev’essere autonoma, perciò non può derivare dall’esperienza, ma dev’essere cercata nel soggetto stesso; La legge morale ci vincola in modo incondizionato: perciò dev’essere a priori (indipendente dall’esperienza), deve scaturire dalla ragione libera e universale. La legge morale può essere ricercata solo nell’autolegislazione della volontà. Poiché autonomia significa libertà, la parola chiave per capire il nuovo concetto di eticità è la libertà.

6 Kant si oppone anche nella filosofia pratica: al relativismo, al dogmatismo e allo scetticismo. Dunque non può accettare il punto di vista di Aristotele che la associava alla ricerca della felicità, infatti questa dipende da una molteplicità di fattori e in loro assenza non si potrebbe realizzare la legge morale. Kant riconduce la moralità alla volontà libera da ogni causalità. L’uomo deve scoprire al suo interno una legge morale, proprio perché possiede questa dimensione della libertà che è il presupposto della legge morale. Gli animali sono determinati solo dall’istinto, ma l’uomo ha una natura ambivalente, perché da un lato è legato al mondo fenomenico, ma anche al mondo noumenico dei fini e della libertà.

7 Il debito con Rousseau Kant critica le concezioni morali dei sentimentalisti inglesi che poi abbandonò insoddisfatto perché il loro metodo d'indagine si riduceva a una semplice analisi psicologica ma è profondamente influenzato dalla concezione morale di Roussea che basava la morale sul sentimento, ma Kant capì che il sentimento di cui parlava Rousseau era differente dalle posizioni dei sentimentalisti inglesi, perché lo intendeva come il sentimento della dignità umana. L'uomo è degno di essere considerato un uomo è il senso morale. Kant afferma che la morale è irriducibile al sentimento ed è indipendente dalla scienza, infatti, il primo è qualcosa di debole e incostante su cui non si può fare affidamento, mentre la scienza per essere tale ha bisogno della ragione teoretica che non può giustificare la dimensione dell'uomo che è un essere che appartiene a due mondi: in quanto dotato di sensi appartiene a quello naturale, ma in quanto può prendere decisioni indipendenti dal mondo naturale appartiene l'uomo appartiene al mondo "intellegibile" dei fini e della libertà.

8 Il dovere La morale si deve basare su qualcosa di assolutamente certo e saldo : il dovere. Ogni uomo infatti sente in modo sicuro e consapevole la morale come un dovere. La morale quindi è un fatto di ragione. Ogni essere razionale ha la morale, sente la necessità, il dovere di scegliere. Dovere quindi che non ha niente a che fare con gli schemi della causalità del mondo materiale, meccanicistico e deterministico. Il dovere riguarda solo la morale. Infatti se devo aiutare qualcuno la ragione teoretica non mi serve, ma in me si pone Il problema della scelta, prendere una decisione in campo morale significa scegliere. La scelta, quindi, è assolutamente libera Ma se la morale è dovere, quindi obbligatorietà come potrà questa conciliarsi con l'assolutà libertà formale della scelta? La risposta è nel concetto di autonomia. La morale dell'essere razionale è cioè tale che egli deve obbedire ad un comando (obbligatorietà) che egli stesso si è liberamente dato (libertà), conformemente alla sua stessa natura razionale. L'uomo che decide in obbedienza al dovere morale di compiere una determinata azione sa che per quanto la sua decisione possa essere spiegata naturalisticamente, magari con motivazioni psicologiche, la vera sostanza della sua morale non risiede in questa concatenazione causale ma in una libertà che coincide con l'essenza razionale del suo essere.

9 POSTULATI Appare chiaro che la ragione pratica per poter dimostrare che sia possibile l’azione morale deve poter ammettere due presupposti che la ragione teoretica aveva scartato come indimostrabili: l’io come libertà e immortalità e l’esistenza di Dio. Infatti l’azione umana deve essere svincolata da tutte le inclinazioni sensibili e guidare la condotta in modo sicuro. Se infatti l’uomo agisce solo in virtù delle sue inclinazioni naturali l’azione morale sarebbe una chimera. Perciò la libertà è una condizione necessaria Se una legge morale esiste dev’essere incondizionata: deve presupporre la libertà e la necessità, cioè la validità universale della legge. L’esistenza di Dio come Sommo bene.

10 IMPERATIVI IPOTETICI E CATEGORICI Kant distingue fra massime e imperativi. La massima è una prescrizione di carattere soggettivo: è valida per il soggetto “se mi fanno un torto mi vendico”. L’imperativo è una prescrizione di carattere oggettivo… che è valida per tutti. Gli imperativi possono essere ipotetici o categorici. Ipotetici: se vuoi ottenere x devi fare y, se vuoi essere promosso devi studiare. Ma la legge morale deve ordinare in modo incondizionato perciò non può risiedere negli imperativi ipotetici.

11 Imperativo categorico Ordina in modo incondizionato, cioè a prescindere da qualsiasi scopo, ha la forma del Tu devi È un comando che vale in modo perentorio per tutte le persone e per tutte le cicostanze. Nella Critica della ragion pratica viene presentato in quest’unica forma “ agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere come principio di una legislazione universale”.

12 Caratteri della legge morale Formalità: non ci dice ciò che dobbiamo fare, ma come dobbiamo fare ciò che facciamo. Ama la patria: è valido se la patria non è una dittatura. Anti-utilitaristico: non si può agire in vista di una fine o di un utile. Autonomia: l’uomo si fa la norma da se stesso Dovere per il dovere: attuare la legge della ragione per il rispetto di essa.


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