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Popolazione, ambiente e paesaggio. Basi per l’indagine geografica applicata al turismo Simone Bozzato 29 novembre 2012.

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Presentazione sul tema: "Popolazione, ambiente e paesaggio. Basi per l’indagine geografica applicata al turismo Simone Bozzato 29 novembre 2012."— Transcript della presentazione:

1 Popolazione, ambiente e paesaggio. Basi per l’indagine geografica applicata al turismo Simone Bozzato 29 novembre 2012

2 POPOLAZIONE

3 Demografia Primo momento in cui ci si pone il problema della pressione demografica è verificabile nella rivoluzione industriale, fine del ‘700 Primo momento in cui la popolazione mondiale veniva considerata

4 Uno dei precursori degli studi sulla demografia fu Malthus che mirò le sue ricerche sull’aumento della popolazione mondiale in relazione alla capacità dell’uomo di produrre risorse Malthus fu involontariamente un precursore poiché, nel momento in cui scrisse in riferimento ai problemi connessi ai limiti dello sviluppo, non aveva gli attuali termini di riferimento. Malthus precursore delle esigenze demografiche

5 Malthus scrisse il “Saggio sul principio di popolazione” del 1798 Nel saggio mise in relazione l’aumento della popolazione mondiale, che nel momento in cui scrisse si avviava al miliardo, con la disponibilità di risorse alimentari di cui la Terra era capace Malthus precursore delle esigenze demografiche

6 Demografia In tale direzione mise in risalto che la popolazione tendeva ad aumentare in progressione geometrica mentre le risorse alimentari aumentavano in progressione aritmetica La prospettiva imponeva attenzione e manifestava la necessità di andare incontro ad una crisi

7 Demografia Malthus, risolse il problema constatando che, ad un momento di popolazione e di pressione sulle risorse alimentari, non casualmente, corrispondeva un momento di stress. Tale processo spesso coincide con epidemie di rilevante importanza. Basti pensare alla peste.

8 Demografia Analizzato sotto il profilo geografico significa dunque che i limiti della crescita della popolazione mondiale sono correlabili al limite dello spazio geografico

9 Anni 70 Tutto questo negli anni 70 torna d’attualità “I limiti dello sviluppo” pubblicato dal MIT Il saggio mette in relazione la necessità di mettere in relazione l’esplosione demografica, con la produzione di risorse tanto alimentari, quanto energetiche e minerali Il saggio sosteneva dunque che nel XXI secolo il mondo sarebbe andato incontro ad un momento di sostanziale crisi La soluzione poteva essere individuata da politiche di controllo delle nascite e da una gestione centralizzata di questo problema

10 L’idea del controllo delle nascite ebbe forti contrapposizioni in particolare per questioni di tipo culturali-religiose Sia la chiesa cattolica che il mondo islamico si opposero fermamente Demografia

11 Crescita della popolazione I momento di misurazione della popolazione si ebbe IV sec. A.c. si stimano ml di abitanti Intorno all’anno 0 si presume fosse di circa 250 ml Intorno al circa 400 ml Fine del 1700 circa 1 miliardo In altri 120 anni la popolazione raddoppiò e arrivò a 2 miliardi Metà anni ’50 siamo a 3 miliardi 4 miliardi all’inizio degli anni ’70 Il 5 all’arrivo degli anno ’80 Il sesto alla fine del secolo

12 La situazione odierna È opinione condivisa che la popolazione mondiale sia allo stadio di massima crescita Alla metà degli anni ‘50 i tassi di crescita facevano pensare che si sarebbe giunti nel attorno alla metà del secolo saremmo arrivati a miliardi Le stime sono poi state riviste a ribasso, oggi si parla di circa 9 miliardi di ps.

13 Distribuzione della popolazione Immagine pg. 131

14 Distribuzione geografica della popolazione Si distingue in movimento naturale e migratorio: -Naturale si misura analizzando l’andamento delle nascite e dei decessi -Migratorio distribuzione dei flussi migratori, delineato dallo spostamento territoriale della popolazione

15 La direzione individuata La prospettiva è quella di una metà del nostro secolo in cui la dimensione del cambiamento sarà radicale. Nel saldo naturale il processo di miglioramento delle condizioni sanitarie che combattono profondamente la mortalità, il controllo della mortalità infantile porterà ad un cambiamento radicale

16 AMBIENTE

17 Rapporto tra pop. e natura Pressione umana Rapporto tra: -Popolazione -Natura Non più distribuzione sulla sup. terrestre della popolazione, ma presenza delle diverse tipologie di risorsa e della loro disponibilità

18 Risorsa Vallega: risorsa è ogni genere di bene, capacità e atteggiamento utile a soddisfare un bisogno. Se cambia il tipo di territorializzazione, se si passa, ad esempio, da una tipologia di sfruttamento del suolo rurale a uno industriale, mutano le risorse naturali e umane utilizzabili La risorsa muta al cambiamento di ideologia

19 Risorse Se si opera in ambito di sviluppo economico l’idea di risorsa prevale è naturalmente quella di crescita di ricchezza e di occupazione, la variante uomo assume rilievo schiacciante anche relativamente agli aspetti naturali Tanto più se lo si assume in un clima strutturalista o funzionalista

20 Risorse Se lo si assume in clima sistemico e organizzando il processo sullo sviluppo sostenibile i parametri risultano essere differenti Risorse culturali, ambientali, tangibili e intangibili

21 Risorse valutabili nello sviluppo sostenibile Culturali Ambientali Umane Milieu: il complesso delle condizioni che determinano la capacità reattiva di una comunità umana di fronte a opportunità e vincoli provenienti dall’esterno

22 Come accennato uno dei precursori degli studi sulla demografia fu malthus, che mirò le sue ricerche sull’aumento della popolazione mondiale e la capacità dell’uomo di produrre risorse. Queste tematiche sono risultate essere centrali per un lungo periodo e sono tornate di assoluta attualità negli anni 70. Ma gli anni 70 sono stati definiti come spartiacque. Anni in cui, a seguito delle due conferenze tenutesi in Svezia, i concetti espressi sono stati stati ripresi per poi divenire centrali negli anni 90. Agli albori dello Sviluppo sostenibile

23 Gia’ nel 1972 il libro del MIT - Massachussetts Institute of Tecnology – intitolato “I limiti dello sviluppo” – teorizzò che andavano controllate le risorse naturali e la crescita demografica perche’ i 2 fattori se continuavano ad avere quell’andamento, rischiavano di raggiungere un momento di crisi su scala globale. Il MIT teorizzò, in sostanza, che il percorso dovesse essere governato sia sotto il profilo della popolazione, sia sotto il profilo dello sfruttamento delle risorse. Si cominciò per la prima volta a valutare l’esigenza di distinguere tra risorse rinnovabili e non (scossone culturale) Agli albori dello Sviluppo sostenibile

24 Agli albori dello Sviluppo Sostenibile Anni 80 il geografo si e’ dovuto confrontare con delle nuove realta’ Rapportare le manifestazioni territoriali dell’economia con la qualita’ della vita Evoluzione di questo processo (dopo le conferenze delle nazioni unite sull’ambiente umano) ha portato all’enunciazione del concetto di sviluppo sostenibile. Il fattore meramente economico rapportato al fattore della sostenibilita’

25 Conferenza anni ‘90 La dichiarazione di Rio 1992 accolse le indicazioni -ogni essere umano ha il diritto di vivere in un ambiente adatto alla sua salute e al suo benessere (art.1) -i vari stati sono tenuti a preservare e usare l’ambiente e le risorse naturali a vantaggio delle generazioni presenti e future (art.2)

26 Conferenza anni ‘90 principi -miglioramento della qualita’ della vita -essenzialita’ della democrazia -tutela e valorizzazione della donna veniva quindi ancora una volta proposta una svolta che privilegiava gli aspetti etici, la dignita’ della vita, gli elementi sociali Il passaggio è stato quello di intraprendere la via del monitoraggio delle risorse in rapporto alla popolazione, con la finalità di riequilibrare la situazione

27 Base ideologica dello Sviluppo Sostenibile Venne realizzata nel 1992, con la conferenza di Rio che è incentrata su tre obiettivi: Integrita’ dell’ecosistema Efficienza economica Equita’ sociale

28 Base ideologica dello Sviluppo Sostenibile Venne realizzata nel 1992, con la conferenza di Rio che è incentrata su tre obiettivi: Integrita’ dell’ecosistema Efficienza economica Equita’ sociale

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30 Le Conferenze del Il summit mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2002 (Johannesburg) ha riconfermato questi tre fattori come punto di riferimento politico da perseguire. In tal senso l’ecosistema è un complesso dinamico formato da comunita’ vegetali, animali, microrganismi che, tra loro, interagiscono -È quindi un sistema poiché gli elementi che lo compongono sono tra loro legati -È composto da elementi organici ed inorganici -Possiede una propria organizzazione -Evolve -Per preservare questo sistema bisogna raggiungere una situazione in cui la pressione umana preservi questo stato di cose, bisogna quindi raggiungere l’efficienza economica

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32 PAESAGGIO

33 Paesaggio distinto in due tappe: naturale e antropizzato Paesaggio naturale quale conoscenza circoscritta ad una gamma di elementi fisici Paesaggio antropizzato o antropogeografico o geografico, in cui gli elementi considerati sono molteplici ed estesi alla presenza umana Bipartizione particolarmente discussa perché la presenza della natura viene ricondotta alla presenza dell’uomo, esiste una natura poiché c’è l’uomo e perché non esistono paesaggi non “alterati” dalla presenza dell’uomo

34 Le convenzioni Convenzione sulla proprietà intellettuale Convenzione sulla protezione della proprietà culturale in caso di conflitto armato -Convenzione sulle misure per interdire e impedire l’importazione, l’esportazione e il trasferimento illeciti di proprietà di beni culturali -Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale dell’umanità Convenzione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile Convenzione sulla protezione dell’eredità culturale sottomarina

35 Le convenzioni Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale naturale e culturale (1972) Patrimonio mondiale (World Heritage) -Lista di luoghi conservati e trasmessi alle generazioni future -544 culturali -144 naturali -23 “misti” 711 siti Diversità di problemi dal 72 ad oggi (conflitti bellici-turismo di massa) Dal 1994 estesa ad Africa, Pacifico, Paesi arabi in questa misura si è raggiunto il mandato vero di tutelare le diversità, trasformando il mandato originario ed estendendolo agli itinerari culturali, all’archeologia industriale, agli ambienti desertici ….

36 La finalità di “difendere” e quindi tutelare viene estesa dall’ambito biologico “diversità biologica” nell’accezione di individuare e definire i criteri di identità In tale misura natura e cultura si trovano in disegni paralleli e l’UNESCO estende il concetto di diversità e di tutela dell’identità anche agli aspetti culturali. “diversità Ecologica” - “diversità Culturale”

37 Negli anni ’70 la visione dualistica tra cultura e natura ha portato ad una convenzione che non tenesse conto di questo, natura e cultura viste in modo distinto La politica dell’UNESCO è andata evolvendo partendo proprio da una constatazione di tipo possibilista. L’incontro di fattori naturali e di fattori culturali porta alla creazione di tante )una galassia) di realtà uniche

38 Idea di diversità che riconduce direttamente allo strutturalismo, che mira a costruire dei modelli per analizzare queste differenziazioni che per la geografia umana divengono “differenziazioni territoriali”, creare strumenti per analizzare tali fenomeni Idea di identità riconduce come detto al possibilismo: incontro di cultura e natura crea individualità, peculiarità. Le singole aree divengono prodotti unici. L’oggetto non è lo spazio bensì il luogo Lo scopo non è l’individuazione dell’ordine, ma si vuole individuare il carattere di eccezionalità dei singoli luoghi. E l’identità dei singoli luoghi va salvaguardata, ciascuna cultura va salvaguardata La geografia indaga, esplora i luoghi cercando di individuare l’identità degli stessi

39 Cultura tangibile e intangibile -La Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale naturale e culturale affronta le questioni inerenti alla cultura tangibile -Cultura intangibile rimane un problema aperto che entra nei meandri della disciplina come scienza Lingua o la scienza dei segni

40 paesaggio Negli anni ‘90 la convenzione inserisce quale elemento meritevole di tutela il paesaggio, con particolare riferimento al paesaggio culturale Viene inserito poiché viene riferito alla categoria dei beni materiali, è oggetto di tutela come un manufatto o come combinazione di manufatti e natura Ma in questa misura i paesaggi sono elementi di tutela poiché “portatori” di eredità culturale Ma comunque è un momento di particolare rilevanza il paesaggio viene visto in una visione olistica, quale elemento di sintesi tra natura e cultura

41 Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale naturale e culturale Definire i criteri per tutelare i paesaggi (anni ‘90) La direzione intrapresa è appunto quella, anche in questo caso, di tutelare, ma, allo stesso tempo, dare vita ad un repertorio di paesaggi

42 Europa Convenzione europea sul paesaggio Riprendendo quanto già detto gli elementi distintivi sono la piena condivisione intorno al tema del “soggetto” La percezione della popolazione del paesaggio nel quale è inserito e vive Da qui tutela dei sistemi locali, dei localismi…. Paesaggio è il frutto dell’interazione tra le “comunità” e la natura Natura uomo sullo stesso piano Non vi è forte concentrazione sugli aspetti culturali

43 Italia Riforma del titolo V Assegna alle regioni la gestione dei temi inerenti al governo del territorio e alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali Allo stato, in via esclusiva, la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali In tale misura il territorio e il paesaggio sono visti in modo separato Riassumendo gestione e valorizzazione alle regioni e tutela allo stato: esigenza di ordine

44 il Codice dei beni culturali e del paesaggio D.L. 42 del 22 genn D.L. 157 del 24 marzo 2006 D.L. 63 del 26 marzo 2008 Il tutto frutto di una attenzione sempre maggiore per la tutela del paesaggio e frutto anche di quanto la corte costituzionale in diversa misura ha imposto in sentenze che danno valore al paesaggio sugli aspetti di pianificazione territoriale «paesaggio quale aspetto del territorio compenetrato di contenuti essenziali e concreti a carattare ambientale e culturale, e quale valore primario ed assoluto» di competenza esclusiva dello stato.

45 Nella progressione dei 3 decreti la sostanza della tutela del paesaggio viene migliorata e resa più idonea I beni individuati come paesaggistici sono: Gli immobili, le aree costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio e gli altri beni individuati dalla legge quali testimonianza di valore di civiltà Le differenze più esemplificative tra i 3 decreti sono proprio in merito al termine paesaggio (‘04 patrimonio culturale) (‘06 beni paesaggistici) (’08 paesaggio)

46 Le regioni e lo stato assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato a tal fine sottopongono a normativa d’uso il territorio attraverso i “piani paesaggistici” I piani paesaggistici operano per delineare le trasformazioni compatibili con il paesaggio non si risolve del tutto il groviglio legislativo e le sovrapposizioni tra stato e regioni, o meglio lo si risolve con una collaborazione su piani analoghi Il punto vero sta nel sottolineare fermamente che gli interventi edilizi o altro non devono inficiare gli elementi costitutivi e le morfologie degli elementi sottoposti a tutela

47 In sostanza Restituisce allo stato potere prioritario pur non risolvendo la dicotomia Entra nel merito degli aspetti di tutela e valorizzazione distinguendo paesaggi diversi, delineando i principi di tutela e salvaguardia delle diverse forme di paesaggio Introducendo nella conferenze regionali le associazioni ambientaliste

48 La Val d’Orcia Basi per l’indagine geografica applicata al turismo

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50 IL PAESAGGIO DELLA VAL D’ORCIA QUALE SINTESI DI UN PERCORSO TURISTICO DI COMPIUTO SUCCESSO Il fenomeno turistico compiuto che vive e convive con altre realtà turistiche annesse della Val d’Orcia è un segnale molto chiaro di come una corretta integrazione tra forme di gestione pubbliche e private e una organica conoscenza dei paesaggi di appartenenza possa essere valore turistico di portata internazionale. La Val d’Orcia intorno al tema del paesaggio ha costruito un marchio turistico di fortissimo impatto e lo ha fatto partendo dall’assunto che la portata del messaggio turistico fosse veicolata attraverso immagini che fossero immediatamente percepibili come sintesi di un ambito geografico di qualità ambientale, culturale e ricco di significati. Scelta quest’ultima che solo attraverso il paesaggio poteva essere immediatamente percepita. La Valle ha messo in atto, o per meglio dire, ha avuto la capacità di creare le condizioni affinché si creasse un movimento di interessi che partisse dalla constatazione che il vero valore aggiunto di questo contesto non stata tanto nella bellezza dei centri medioevali di Pienza e di Montalcino, o nelle note crete senesi, o ancora della bellezza delle colline, ma in una logica di comune interesse ha dato vita a forme di concertazione che nel breve volgere hanno portato alla conservazione di quanto presente, attraverso la creazione di un Parco, naturale, artistico e culturale, e dal 2004, ad entrare in via definitiva e con dirompente impatto internazionale nei circuiti di valorizzazione turistica, è stato riconosciuto Patrimonio mondiale dell'Umanità dall’Unesco.2004Patrimonio mondiale dell'Umanità

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52 Il vero interesse di questa intuizione è dunque la capacità di mantenere i diversi ambiti istituzionali ben distinti, a tutti coinvolti nelle specifiche articolazioni istituzionali, di far nascere e non far tramontare dal senso civico dei cittadini quel massaggio di tutela e perché no, anche di vantaggio economico che necessita in operazioni di tale portata. Associare dunque la qualità della vita, alla fruibilità, il vantaggio competitivo rispetto ad altri centri a loro volta ricchi di risorse ma meno organizzati alla sensibilità per lo sviluppo sostenibile di quest’area. Sarebbe riduttivo pensare che tutto questo sia da attribuire al fortunato caso di nascere e vivere in un contesto che naturalmente ha avuto in dono una tale armonie di forme e di pregi ambientali che oggi, con una buona capacità amministrativa e organizzazione logistica non possono che creare vantaggi turistici. Se è evidente che un tale contesto di bellezze è frutto di una natura sicuramente non avversa, non deve essere così immediato il sillogismo rispetto alla capacità di farne fenomeno turistico.

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54 «la Val d’Orcia è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo Rinascimentale per rispecchiare gli ideali di buon governo e per creare un'immagine esteticamente gradevole.» (criterio IV) «il paesaggio della Val d'Orcia è stato celebrato dai pittori della Scuola Senese, fiorita durante il Rinascimento. Le immagini della Val d'Orcia ed in particolar modo le riproduzioni dei suoi paesaggi, in cui si raffigura la gente vivere in armonia con la natura, sono diventate icone del Rinascimento ed hanno profondamente influenzato il modo di pensare il paesaggio negli anni futuri» (criterio VI)

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