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A.a 2013-1014 Laurea magistrale in Scienze filosofiche Georges Sorel Riflessioni sulla violenza 1908 Seminario a cura del dottor Francesco Cerrato per.

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1 A.a Laurea magistrale in Scienze filosofiche Georges Sorel Riflessioni sulla violenza 1908 Seminario a cura del dottor Francesco Cerrato per i corsi di Storia della filosofia (Prof. A. Burgio) e Filosofia del diritto (Prof. M)

2 Il potere statale centralizzato, con i suoi organi onnipresenti: esercito permanente, polizia, burocrazia, clero e magistratura, organi foggiati secondo un piano di divisione sistematica e gerarchica del lavoro, data all’epoca della monarchia assoluta, quando serviva alla società borghese nascente come arma possente nelle sue lotte contro il feudalesimo. K. Marx, La guerra civile in Francia, III

3 Il gigantesco colpo di scopa della rivoluzione francese del XVIII secolo travolse tutti questi resti dei tempi andati, sbarazzando così al tempo stesso il sostrato sociale degli ultimi ostacoli che si opponevano alla sovrastruttura dell’edificio dello Stato moderno. K. Marx, La guerra civile in Francia, III

4 Via via che il progresso dell’industria moderna sviluppava, allargava, intensificava l’antagonismo di classe tra il Capitale e il Lavoro, il potere statale assumeva sempre più il carattere di un potere pubblico organizzato ai fini dell’asservimento sociale, di un apparato del dominio di classe. K. Marx, La guerra civile in Francia, III

5 L’antitesi diretta dell’Impero fu la Comune. Il grido di “Repubblica sociale” con cui la rivoluzione di Febbraio era stata proclamata dal proletariato di Parigi, altro non esprimeva che la vaga aspirazione a una Repubblica che non soltanto doveva abolire la forma monarchica del dominio di classe, ma il dominio di classe stesso. La comune fu la forma positiva di questa Repubblica. K. Marx, La guerra civile in Francia III

6 Dopo la Pentecoste del 1871, non può più esservi pace, ne tregua accettabile tra gli operai di Francia e coloro che si appropriano il prodotto del loro lavoro. Il pugno di ferro di una soldataglia mercenaria potrà tenere per un momento le due classi sotto una comune oppressione. Ma la lotta riprenderà senza sosta, con una ampiezza sempre crescente, e non possono sussistere dubbi quanto al vincitore finale – il ristretto numero degli accaparratori o l’immensa maggioranza lavoratrice. E la classe operaia francese è solo l’avanguardia del proletariato moderno. K. Marx, La guerra civile in Francia, III

7 Ma l'intero programma, nonostante tutta la fanfara democratica, è continuamente ammorbato dallo spirito di fede servile nello Stato, proprio della sètta lassalliana, o, ciò che non è meglio, dalla fede democratica nei miracoli, o è piuttosto un compromesso tra queste due specie di fede nei miracoli, entrambe ugualmente lontane dal socialismo. K. Marx, Critica del programma di Gotha (1875)

8 Il numero dei possidenti aumenta... in senso assoluto e in senso relativo Se le attività e le prospettive della socialdemocrazia dipendessero dalla diminuzione del numero dei possidenti essa potrebbe veramente andarsene a dormire... Le prospettive del socialismo dipendono non dalla recessione, ma dall’incremento della ricchezza sociale, Il socialismo è già sopravvissuto a molte superstizioni: sopravviverà anche a quella che sostiene che il suo futuro dipenda dalla concentrazione del possesso. E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia, Laterza, Bari, 1968, pago 91.

9 La socialdemocrazia non vuole distruggere questa società o proletarizzare l’intera massa dei suoi membri; essa anzi opera incessantemente per elevare il lavoratore dalla condizione sociale di proletario a quella di cittadino. E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia, Laterza, Bari, 1968, pag. 187.

10 La novità di Marx consiste nell’aver indicato un meccanismo sociale di trasformazione; ma non poteva racchiudere il mondo in un meccanismo eterno. L’originalità di Marx di ordine formale; egli ha visto i fatti in modo più o meno giusto, e ciò poco importa: i suoi successori, vedendoli meglio, possono operare secondo un contro-meccanismo costruito seguendo le sue indicazioni generali (lotta di classe). Ma bisogna interpretare questa lotta; bisogna scorgervi soprattutto una lotta per il diritto e non una lotta per la pancia”. Lettera di Sorel a Uberto Lagardelle

11 Georges Sorel Riflessioni sulla violenza 1908

12 Io non sono né professore, né volgarizzatore, né aspirante capo- partito; sono un autodidatta che presenta a qualche lettore i quaderni che hanno servito alla mia personale istruzione. Ed è perciò che le regole dell’arte non mi hanno mai interessato. Introduzione, p. 85

13 Le mie Riflessioni sulla violenza hanno causato il risentimento di molti per la concezione pessimistica su cui questo studio complessivamente si riposa. Intro., p. 89

14 I successi immensi ottenuti dalla civiltà materiale hanno fatto credere che la felicità scaturirà da sola, in tutto il mondo in un avvenire assai vicino. Int ro, p. 90 Il pessimismo considera le condizioni sociali come formanti un sistema tenuto insieme da leggi ferree, di cui bisogna subire la necessità quale è data in blocco, e la cui scomparsa non sarebbe possibile se non in seguito a una catastrofe che lo inghiotta tutto intero. Intro., p. 93

15 La mia ambizione è di poter qualche volta risvegliare delle vocazioni. C’è probabilmente nell’anima di ogni uomo un fuoco metafisico che riposa nascosto sotto la cenere e che tanto più minaccia di estinguersi quanto più lo spirito ha ciecamente ricevuto una dose maggiore di dottrine bell’è fatte; l’evocatore è colui che rimuove le ceneri e fa sprigionare le fiamme. Intro, p. 88

16 Voi sapete bene quanto sia utile aver sentito Bergson a ben conoscere le tendenze della sua dottrina e a ben intendere i suoi libri; quando si ha l’abitudine di seguire i suoi corsi, ci si familiarizza con l’ordine dei suoi pensieri e più facilmente ci si raccapezza in mezzo alle novità della sua filosofia. Intro, p. 86

17 Bergson, al contrario, ci invita a occuparci del di dentro e ciò che avviene durante il movimento creatore: «Vi sarebbero», egli dice «due Io diversi, di cui l’uno sarebbe come la proiezione esteriore dell’altro, la sua rappresentazione spaziale e per così dire sociale. >>>

18 Noi ci impossessiamo del primo mediante una approfondita riflessione, che ci permette di cogliere i nostri stati interni come esseri viventi, in continua via di formazione, come stati refrattari ad una misura… Ma i momenti in cui rinasciamo noi stessi sono rari, ed è perciò che raramente noi siamo liberi. Per la più parte del tempo viviamo esternamente a noi stessi; del nostro Io non percepiamo che il suo più sbiadito fantasma…Noi viviamo per il mondo esteriore più che per noi, parliamo più di quanto non pensiamo; noi siamo oggetto d’azione più di quanto non agiamo noi stessi. Agire liberamente è riprendere possesso di sé, è porsi di nuovo nella pura durata». Intro., p. 111.

19 Oggi i socialisti parlamentari non pensano più a l’insurrezione; se talvolta ne parlano è per darsi un’aria d’importanza; essi insegnano che la scheda elettorale ha sostituito il fucile; ma il modo di conquista del potere può essere cambiato senza che i sentimenti siano modificati. […] il socialismo si rivolge a tutti gli scontenti senza preoccuparsi di sapere quale posto essi occupino nel mondo della produzione. I, 1. pp

20 Si tratterebbe di creare la pace sociale per vie legislative, mostrando ai poveri che niente sta tanto a cuore al governo quanto il miglioramento della loro sorte, e imponendo i sacrifici necessari a coloro che possiedono fortune giudicate troppo estese per l’armonia delle classi. […] La società capitalista è talmente ricca e l’avvenire le appare in una luce di tanto ottimismo, che essa sopporta oneri spaventosi senza lamentarsi troppo. I, 1. pp

21 L’affare Dreyfus ha mostrato che la borghesia illuminata era in uno strano stato mentale: persone che per molto tempo e rumorosamente avevano servito il partito conservatore, si sono messe a svolgere una campagna a fianco degli anarchici, hanno preso parte ad attacchi violenti contro l’esercito e si sono persino definitivamente iscritte al partito socialista; d’altra parte, giornali che fanno professione di difendere gli istituti tradizionali, trascinavano nel fango i magistrati della Corte di cassazione. Questo strano episodio della nostra storia contemporanea ha messo in evidenza lo stato di disarticolazione delle classi. II, 1. pp

22 Sulla degenerazione della economia capitalista si innesta l’ideologia di una classe borghese timorata, umanitaria, che pretende di svincolare il suo pensiero dalle condizioni della sua esistenza; la razza dei capi audaci che avevano fatto la grandezza dell’industria moderna sparisce per fare posto ad una aristocrazia estremamente controllata, che chiede di vivere in pace. Questa degenerazione cola di gioia i nostri socialisti parlamentari. II, 1. pp

23 La loro potenza è enorme (dei socialisti parlamentari ndr ) in presenza di una borghesia divenuta a poco a poco tanto idiota quanto la nobiltà del secolo XVIII. Se l’abbruttimento dell’alta borghesia continua a progredire in maniera regolare al passo che ha assunto da qualche anno, i nostri socialisti ufficiali possono ragionevolmente sperare di raggiungere il fine dei loro sogni e dormire in palazzi sontuosi. II, 2. pp. 165

24 Secondo Marx, il socialismo è condotto, in ragione delle leggi intime della sua natura, in una via che conduce il mondo attuale alle porte del mondo futuro, con il rigore estremo che comporta una evoluzione della vita organica. Questo movimento comprende una lunga costruzione capitalista e finisce con una rapida distruzione che è opera del proletariato. Il capitalismo crea: l’eredità che sarà ricevuta dal socialismo che sopprimerà il regime attuale e i mezzi per produrre tale distruzione; al tempo stesso che si opera questa distruzione, si opera anche la conservazione dei risultati raggiunti nella produzione. II, 2. pp. 167

25 Il capitalismo produce modi nuovi di lavorare; getta la classe operaia nelle sue organizzazioni di rivolta con la compressione che esercita sul salario; riduce la propria base politica con la concorrenza, che costantemente elimina dei capi d’industria. II, 2. pp. 167

26 La critica del progresso Non vi è nessun procedimento che ci permetta di prevedere l’avvenire in modo scientifico, o di discutere della superiorità che certe ipotesi possono avere rispetto a certe altre; troppi esempi memorabili ci dimostrano che i più grandi uomini hanno commesso errori fantastici per essersi voluti, in modo analogo rendere padroni di avvenimenti futuri, anche dei più prossimi. IV, 1, p. 215.

27 Critica di Marx Che Marx si sia spesso illuso credendo di veder giungere il giorno della rivoluzione, ognuno lo sa; ma io mi domando se, nel corso degli ultimi trent’anni di sua vita, egli abbia avuto l’idea esatta della grande trasformazione che il mondo ha subito nel >>>

28 Dal punto di vista economico il mondo è mutato come dal punto di vista ideologico. Gli affari non si trattano più come in passato e i potentati del capitale, che pretendevano di regolare l’industria e di scartare tutte le operazioni che non convenivano alla loro routine, hanno finito per non governar più nulla; il capitalismo è divenuto molto più malleabile e più intelligente che avanti il 1848; dovunque sorgono istituzioni di miglioramento per gli operai e gli umili gregari delle più misere classi sociali; gli antichi e indegni mezzi di sfruttamento della carne umana sono condannati più dai nuovi costumi, più umanitari, che dalle leggi stesse. Osservazioni intorno alla concezione materialistica della storia (1898)

29 La ripresa di Tocqueville Le ricerche di Tocqueville ci permettono di studiare la Rivoluzione francese da questo punto di vista. Quando egli, mezzo secolo fa, mostrò ai suoi contemporanei che la Rivoluzione era stata molto più conservatrice di quanton non si fosse detto sino allora, ciò creò grande sorpresa. Fece vedere che le istituzioni più caratteristiche della Francia moderna risalgono all’Ancien Régime (centralizzazione, estrema regolamentazione, tutela amministrativa dei comuni, interdizione ai tribunali di giudicare i funzionari); II, 3, p. 175

30 Lo sciopero e la lotta di classe Lo sciopero introduce una chiarezza nuova; esso separa, meglio che non le circostanze quotidiane della vita, gli interessi e i modi di pensare dei due gruppi di salariati; diventa allora chiaro che il gruppo amministrativo avrebbe una tendenza naturale a costituire una ristretta aristocrazia; è per costoro che il socialismo di Stato sarebbe vantaggioso perché essi guadagnerebbero un gradino nella gerarchia sociale. IV, 2, p

31 Ma tutti i contrasti acquistano un carattere di straordinaria chiarezza quando si suppone che i conflitti si ingrossino sino al punto di uno sciopero generale; allora tutti gli elementi della struttura economico-giuridica, in quanto la si consideri dal punto di vista della lotta di classe, sono portati alla loro perfezione; allora sì, la società è divisa in due campi, e soltanto in due, su di un campo di battaglia. IV, 2, p. 226

32 Lo sciopero contro la prospettiva riformistica Lo sciopero generale elimina tutte le conseguenze ideologiche di ogni possibile politica sociale; i suoi partigiani considerano le riforme, anche le più popolari, come di carattere borghese; niente può attenuare per essi il contrasto fondamentale della lotta di classe. Più la politica delle riforme sociali acquisterà preponderanza, più il socialismo sentirà il bisogno di opporre alla prospettiva di progresso che essa si sforza di realizzare, la prospettiva di catastrofe totale che è data in modo davvero perfetto dallo sciopero generale. IV, 2, p. 229

33 Con lo sciopero generale, tutte quelle belle cose vanno in fumo; la rivoluzione appare come una pura e semplice rivolta, senza che ai sociologi, alle persone di mondo amiche delle riforme sociali, agli intellettuali che si dedicano alla professione di pensare per il proletariato, venga lasciato posto alcuno. IV, 2, p. 233

34 Lo sciopero generale come mito Per produrre in modo certo tali risultati il linguaggio non potrebbe bastare; bisogna fare appello a degli insiemi di immagini capaci di evocare in blocco e per mezzo della sola intuizione, prima di ogni analisi ponderata, la massa dei sentimenti che corrispondono alle diverse manifestazioni della guerra intrapresa dal socialismo contro la società moderna. I sindacalisti risolvono tale problema in modo perfetto concentrando tutto il socialismo nel dramma dello sciopero generale ; in tal modo non vi è più posto alcuno per la conciliazione degli opposti negli artifici verbali dei sapienti ufficiali; tutto è chiaramente esposto in modo che non vi possa essere che una sola interpretazione possibile del socialismo. IV, 1, p. 213.

35 Bisogna giudicare i miti come mezzi per agire sul presente; ogni discussione sul modo di applicarli materialmente sul corso della storia è priva di senso. E’ l’insieme del mito quello solo che conta; le sue parti non offrono interesse che per il rilievo che danno all’idea che è contenuta nella sua costruzione. IV, 1, p. 218.

36 Lo sciopero contro la critica dell’utopia Gli operai che interrompono il lavoro non si presentano ai padroni con progetti di miglioramento della organizzazione del lavoro né con l’offerta della loro collaborazione per una migliore gestione degli affari; in altri termini, l’utopia non ha posto alcuno nei conflitti economici. IV, 2, p. 232

37 Grazie ad essi sappiamo che lo sciopero generale è proprio ciò che ho detto: il mito nel quale si racchiude tutto intero il socialismo, cioè a dire una organizzazione di immagini capaci di evocare istintivamente tutti i sentimenti che corrispondono alle diverse manifestazioni della guerra intrapresa dal socialismo contro la società moderna. IV, 1, p. 219.

38 Gli scioperi hanno fatto nascere nel proletariato i sentimenti più nobili, più profondi e più stimolanti all’azione che esso possiede; lo sciopero generale li raggruppa tutti in un quadro di insieme e, con il loro raccostamento, dona a ciascuno di essi la sua massima intensità; facendo appello ai ricordi assai scottanti dei conflitti particolari, esso colora di luce intensa tutti i particolari della composizione che si presenta alla coscienza. Otteniamo in tal modo quella intuizione del socialismo che il linguaggio non è in grado di rendere in maniera chiara e otteniamo ciò in un insieme che è percepito all’istante. IV, 1, p. 220.

39 Il cattolicesimo, nel XX secolo, ha ripreso straordinario vigore, non avendo voluto abbandonare niente. Esso ha rafforzato anche i suoi misteri e, ciò che è curioso, sta guadagnando terreno negli ambienti colti, che si ridono del razionalismo una volta di moda nelle università IV, 3, p. 239

40 Lo sciopero proletario vs lo sciopero generale politico Abbiamo visto che lo sciopero generale sindacalista è una costruzione che racchiude tutto il socialismo proletario; non soltanto vi si trovano tutti i suoi elementi reali, ma di più essi sono raggruppati nello stesso modo che nelle lotte sociali, e i loro movimenti sono esattamente quelli che corrispondono alla loro essenza. V,2, p. 258

41 Violenza La violenza proletaria, esercitata come una manifestazione pura e semplice del sentimento della lotta di classe, appare come una cosa bella e assai eroica; è al servizio degli interessi fondamentali della civiltà; non è forse il metodo più appropriato per ottenere vantaggi materiali ma può salvare il mondo dalla barbarie Intro

42 Forza vs Violenza Io sono del parere che sarebbe tanto di guadagnato adottare una terminologia che non desse luogo a nessuna ambiguità, e che bisognerebbe riservare il termine violenza per la seconda accezione; diremo dunque che la forza ha per oggetto di imporre la organizzazione di un certo ordine sociale nel quale governa una minoranza, mentre la violenza tende alla distruzione di questo ordine. La borghesia ha fatto uso della forza sino agli inizi dei tempi moderni, mentre il proletariato reagisce adesso con la violenza contro di essa e contro lo Stato. V, 4, pp

43 Il ruolo dello Stato e Accumulazione originaria Avendo lo Stato già altre volte assunto una importanza di prim’ordine nelle rivoluzioni che posero fine all’antica economia, è ancora lo Stato che dovrà porre fine al capitalismo. I lavoratori devono pertanto sacrificare tutto ad un solo fine: condurre al potere degli uomini che gli promettano solennemente di rovinare il capitalismo a vantaggio del popolo. V, 4, p. 283.

44 Nietzsche Credo che se Nietzsche non fosse tanto dominato dai suoi ricordi di professore di filologia, si sarebbe accorto che il dominatore esiste ancora sotto ai nostri occhi, e che è costui che, nel momento attuale, fa la strordinaria grandezza degli Stati Uniti; egli sarebbe stato colpito dalle insolite analogie che esistono tra lo Yankee, pronto a qualsiasi attività, e l’antico marinaio greco, pirata, colono, o mercante; soprattutto egli avrebbe stabilito un parallelo tra gli antichi eroi e l’uomo che si lancia alla conquista del Far West. VII,3, p. 351.

45 Si accusano i partigiani dello sciopero generale di avere delle tendenze anarchiche; in effetti si osserva che gli anarchici da qualche anno sono entrati in gran numero nei sindacati e che hanno lavorato molto per sviluppare delle tendenze favorevoli allo sciopero generale. Questo movimento si spiega da sé, non appena ci si riferisca alle spiegazioni precedenti ; poiché lo sciopero generale esattamente come le guerre della Libertà, è la manifestazione più clamorosa della forza individualista all’interno delle masse ribelli. VII, 4, p. 363.

46 L’esperienza mostra che l’ordinamento dell’officina capitalista è assai superiore a quello della polizia, sicché non risulta in modo troppo chiaro come si potrebbe perfezionare la disciplina capitalistica mediante i procedimenti di cui dispone la democrazia. VII, 4, p. 360

47 Il produttore libero in una officina altamente progredita non deve mai misurare secondo un metro esterno gli sforzi che esso compie; trova mediocri tutti i modelli che gli vengono presentati e vuole superare tutto ciò che è stato fatto prima di lui. La produzione quindi ha la sicurezza di migliorare sempre in qualità e in quantità; in una officina di questo tipo viene realizzata l’idea del progresso infinito. VII, 5, pp

48 Questo sforzo verso il meglio che si manifesta a dispetto dell’assenza di ogni ricompensa personale, immediata e proporzionata, costituisce la virtù segreta che assicura nel mondo la continuità del progresso. Che accadrebbe dell’industria moderna se non si trovassero inventori altro che per cose destinate a procurar loro una remunerazione quasi certa ? VII, 5, pp. 370.

49 Le spiegazioni precedenti hanno mostrato che l’idea dello sciopero generale, ravvivata costantemente dai sentimenti che provoca la violenza proletaria, produce uno stato d’animo affatto epico, e, nello stesso tempo, tiene tese tutte le forze dell’anima verso condizioni che permettono di realizzare una officina liberamente funzionante e prodigiosamente progressiva; abbiamo in tal modo riconosciuto che vi sono affinità grandissime tra i sentimenti di sciopero generale e quelli necessari a provocare un progresso continuo nella produzione. Abbiamo quindi il diritto di affermare che il mondo moderno possiede il motore primo, che può assicurare la morale dei produttori. VII, 5, pp. 373.


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