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Il libro di Daniele Parrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano.

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Presentazione sul tema: "Il libro di Daniele Parrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano."— Transcript della presentazione:

1 Il libro di Daniele Parrocchia Santa Maria della Consolazione don Alfonso Capuano

2 L’opera L'opera si presenta come uno scritto su Daniele e compagni deportati in Babilonia da Nabucodonosor nel 605, ma già all'epoca di Origene ci si accorse che la narrazione non era da intendere così piattamente. Molte sono le difficoltà storiche: le date del libro non concordano tra loro e neppure con quella parte di storia che noi conosciamo. Si ha la netta impressione che anche l'inizio del libro sia esente da qualsiasi preoccupazione storica; Baldassar (c. 4) non fu figlio di Nabucodonosor ma di Nabonide e non ebbe mai il titolo di "re"; Dario il Medo è ignoto a tutta la storia. La critica moderna e contemporanea non è d'accordo sulla data di composizione e sull'unità o meno d'autore. Acquista sempre più sostenitori l'opinione secondo la quale, sebbene la data di composizione sia da porre all'inizio del movimento maccabaico, è molto probabile che il materiale sia assai più antico.

3 L’autore L'autore, dunque, scrisse in un periodo relativamente recente rispetto all'epoca nella quale volle inquadrare i propri personaggi, e il suo intento non era storico: non intendeva tramandare eventi del passato, nonostante l'apparente accuratezza di alcuni dati cronologici. Per questo la distinzione tra i dati storici (che in realtà sono sempre contestabili e restano molto dubbi) e quelli fittizi non apporta alcun giovamento all’interpretazione dei singoli racconti che, invece, devono essere valutati nella cornice voluta dall'autore non distogliendo lo sguardo dallo scopo dell'opera e dal periodo concreto di composizione.

4 L’autore La genesi del libro con molta probabilità si può oggi configurare come segue. Un ebreo, per noi rimasto anonimo, aveva due principali gruppi di materiale con i quali formò il nostro libro, poco dopo l'anno 167. Una parte di questo materiale parlava delle fortune di Daniele e dei suoi tre compagni alle corti babilonese, meda e persiana, nonché del dono di Daniele d'interpretare i sogni, tutti riguardanti la fine della prigionia e del mondo pagano. L’altra parte del materiale conteneva rapporti aventi l'aspetto di anticipazioni di accadimenti futuri, che risultarono essere poi genuine profezie, per le quali l'autore si servì di elementi mitologici nonché di espressioni e ripensamenti storici anticotestamentari.

5 La struttura Ne risultarono due serie parallele: nella prima l'autore-compilatore narra le vicende di Daniele e compagni sotto Nabucodonosor; nella seconda (alla quale si collega il sogno di Nabucodonosor, c. 2) narra le visioni avute da Daniele sotto Baldassar, Dario e Ciro. Nei cc. 1-6 è sottolineato come l'adesione alla fede dei padri è da Dio ricompensata con la salvezza; in questi primi capitoli non traspare alcuna diretta allusione al preciso pericolo dell'epoca, Antioco Epifane IV, mentre nei cc i riferimenti sono espliciti ed è chiaramente indicata la fine imminente.

6 Se le linee fondamentali di questa ricostruzione sono giuste, i cc costituiscono un'opera unitaria, compilata secondo un piano prestabilito da un solo autore in base a materiale molto antico. Procedimenti letterari e pensiero sono uguali nelle due parti, e non v'è alcun argomento valido che sia contrario alla composizione del libro all'epoca di Antioco IV Epifane. II libro termina con una celebre appendice in lingua greca, che è quindi deuterocanonica (non si legge cioè nella Bibbia ebraica) come gli inni del c. 3. Si tratta di narrazioni nelle quali il profeta Daniele entra come protagonista.

7 La struttura del Libro di Daniele DANIELE PARTE PRIMA La vita di Daniele Daniele e i suoi compagni La statua dai piedi d’argilla La fornace ardente Il grande albero tagliato Mené, tekél, perés La fossa dei leoni PARTE SECONDA Le visioni di Daniele Le quattro bestie L’ariete e il capro Le settanta settimane La resurrezione APPENDICE Racconti vari Susanna Il dio Bel Il drago

8 Il messaggio del Libro di Daniele DANIELE PARTE PRIMA La vita di Daniele Il digiuno Il Regno di Dio La fede incrollabile La superbia viene punita L’empietà viene punita La fedeltà salva PARTE SECONDA Le visioni di Daniele Verrà il giudizio Il martirio La nuova era - Alleanza La resurrezione APPENDICE Racconti vari La verità alla luce L’idolatria porta morte Dio Onnipotente

9 Passato (cc. 1-6) Il digiuno Il Regno di Dio L’empietà viene punita La fede incrollabile La fedeltà salvaLa superbia viene punita Dio che guida la storia salva il fedele punisce l’empio

10 Futuro (cc. 7-12) il martirioverrà il giudizio la nuova era ed Alleanzala resurrezione Dopo e con inizierà

11 Presente In ambedue le parti lo scopo principale dell'autore è di consolare e confortare se stesso e i contemporanei nel grave pericolo che correvano la loro fede e tutto il giudaismo sotto la persecuzione di Antioco IV Epifane ( ).

12 Il messaggio L'autore non fu promotore dell'insurrezione maccabaica, e se vi ha portato un contributo fu contro la sua volontà. L'atteggiamento tenuto da Daniele non fu la lotta armata, ma l'attesa piena di fiducia, la pazienza spinta fino al martirio. È ai martiri, ''testimoni'' del suo sovrano dominio sulla storia, che Dio riserva la risurrezione. La rivolta dei Maccabei fu soltanto un momento transitorio (11,33-34). L'eliminazione dell'oppressore e del male l'autore l’attende unicamente da un miracolo di Dio, senza alcun intervento umano (2,44-45; 8,25). L'autore perciò non va ricercato tra gli eroi dell'indipendenza, bensì tra i pii (hasîdîm) che sostennero il movimento maccabaico fino alla pace di Lisia (nell'anno 153) e poi lasciarono che gli Asmonei conquistassero, senza di loro, l'indipendenza della nazione.

13 Il libro di Daniele, cosi come ci è giunto, ha notevolissime particolarità che lo distinguono da tutti gli altri libri profetici. L'esposizione letteraria ha i pregi della chiarezza e della semplicità che troviamo nelle migliori pagine narrative della Bibbia. Ma c'è qualcosa di molto più importante: Dn segna la fine del profetismo e l'atto di nascita dell'apocalittica, un genere al quale appartengono numerose opere giudaiche non ispirate, composte tra il III secolo a.C. e il II d.C., aventi lo scopo di preparare da vicino il rinnovamento del mondo di cui profezie antiche e tradizioni popolari avevano diffuso l'attesa.

14 œscaton – œscata Profezia – Apocalittica Fiducia – Paura Speranza – Prove

15 Il messaggio Tali opere, quindi, presentano un quadro del passato in cui la storia appare sviluppo di un disegno divino, e un quadro dell'avvenire nel quale si afferma soprattutto l'intervento di Dio per stabilire la giustizia. Questi libri dovevano essere riservati a circoli di iniziati: anche Dn, come d'altronde Ez, appartiene in certa misura a questo genere di libri. Dn vede tutte le cose della terra svolgersi sotto la direzione di fili che scendono dall'alto; la salvezza che annunzia deve compiersi, sulla terra, tra gli uomini rinnovati nella fede.

16 ln questo annunzio di rinnovamento dell'umanità è situato il centro del pensiero e del significato religioso di Dn. In Dn divengono mezzo rivelatorio ordinario gli atteggiamenti escatologici che si scorgono già in Is (7,l6; cc ), in Ger (28,16s) e specialmente in Ez, qua e là anche in Gl e Zc. Perciò di lui si nutre la posteriore escatologia giudaica, le lettere di s. Paolo ai Tessalonicesi, l’Apocalisse di s. Giovanni e in seguito tutta l'escatologia cristiana.

17 Le preoccupazioni ideologiche e culturali che determinarono un tale interesse si riscontrano in Oriente negli ultimi secoli precristiani dalla Persia all'Egitto, ma, per la verità, in Dn tali preoccupazioni sono spiegabili come sviluppo interno della precedente cultura giudaico-biblica, sollecitata dall'evoluzione della storia; in Dn tutto resta giudaico.

18 La puntigliosa osservanza della legge sui cibi (1,8ss), il valore della preghiera (in contrasto con le arti magiche, 2,17ss), le elemosine e le opere buone (4,24), i tre tempi della preghiera giornaliera in direzione di Gerusalemme (6,11), la preghiera lungo un corso d'acqua (8,2), la preparazione a una divina rivelazione per mezzo della mortificazione (10,3), i tipi di "benedizioni" divenuti poi così comuni nella pietà giudaica (2,20ss; 3,33ss; 4,31ss; 6,27s), la lunga preghiera nello stile che caratterizzerà poi le preghiere sinagogali (c. 9) e la successione continua - nella seconda parte - tra preghiera e rivelazione, infine l'intervento continuato di un angelo "interprete" che divenne, in seguito, personaggio ordinario nell'apocalittica.

19 Dn è anche il risultato di speculazioni e di passione religiosa in cerca di una spiegazione della vita che parte dai presupposti della rivelazione precedente. In questa direzione è prezioso il testo che rivela lo studio in tal senso: «lo Daniele cercavo di capire nei libri... » (9,2); di qui il tratto caratteristico dell'apocalittica che concentra la sua attenzione nello sforzo di capire il mondo nascosto dell'aldilà e dell'avvenire, e la distinzione tra questo mondo e l'altro, due nozioni che assommano i concetti del "regno del mondo" e del "regno di Dio" in reciproca opposizione.

20 Da tali approfondimenti Dn denunzia il fatto che la salvezza non la si può raggiungere; neanche il "popolo di Dio" la può raggiungere con la fede e neppure con il martirio, ma soltanto Dio la può dare. Ecco allora il contesto del pensiero profondo: il campo d'azione di Dio è al di là dei confini di questo mondo, al di là dei confini della vita di un singolo individuo, nelle generazioni e nei secoli futuri.

21 L'attesa della fine è presente in tutto il libro, ma il compimento sarà realizzato in un lasso di tempo che abbraccia tutta la durata dell'umanità, sicché i momenti della storia umana diventano i momenti di un disegno divino sul piano eterno; passato, presente e futuro diventano una profezia perché Dn vede tutto nella luce di Dio. In questa visione temporale ed extratemporale l'autore manifesta il senso profondo che ha della storia e da questo preciso contesto derivano i due versetti sulla risurrezione dei morti (12,2-3).

22 Figlio dell’uomo Un'espressione di Dn si allaccia singolarmente al NT: "Figlio dell'uomo". Si legge anche altrove nell'AT (cf. Sal 8,5) e spessissimo in Ez, ove equivale a "uomo". In Dn il senso è diverso. Per presentare concretamente la successione dei regni terrestri che crolleranno cedendo il posto al regno di Dio, il profeta tratteggia le quattro bestie che emergono dal mare e vengono private della loro potenza non appena compaiono davanti al tribunale di Dio (raffigurato come un vegliardo, "un Antico di giorni"): giunge allora, sulle nubi del cielo. come un "Figlio d'uomo" (7,13), che avanza fino al tribunale di Dio dal quale riceve la regalità universale. Siccome sono i "santi" dell'Altissimo che avranno il regno (7, ). è verosimile che il “Figlio d'uomo” rappresenti proprio questo popolo di santi.

23 Come è dei capi degli altri popoli, così anche del “Figlio d'uomo” non si può escludere che sia rappresentante, perché capo, del popolo santo al quale sarà dato il regno eterno, partecipazione del regno di Dio. Le qualità che qui si leggono del “Figlio d'uomo” sorpassano quelle del messia, figlio di Davide, giacché tutto il contesto lo pone in rapporto con il divino e accentua la sua trascendenza. La tradizione apocalittica ebraica e cristiana prese questa figura (non quella di Ez) del Figlio dell'uomo e la interpretò in modo strettamente individuale.

24 Così, ad es., nel Libro di Enoch (nelle cosiddette "Parabole") e nel IV Libro di Esdra (e qui i testi tradiscono senza alcun dubbio una mano ebreo- cristiana); tracce di questa tradizione si scorgono anche nella letteratura rabbinica. A questa figura si riallaccia appunto l'espressione, apparentemente singolare, con la quale Gesù soleva designare se stesso, soprattutto in contesti della passione, e con essa si identificò nel momento solenne nel quale rispose al sommo sacerdote: «...Vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra...» (Mt 26,64).


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