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Bisogni Educativi Speciali Normativa di riferimento DPP. 8 maggio 2008, n. 17-124/ Regolamento per favorire l’integrazione e l’inclusione degli studenti.

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Presentazione sul tema: "Bisogni Educativi Speciali Normativa di riferimento DPP. 8 maggio 2008, n. 17-124/ Regolamento per favorire l’integrazione e l’inclusione degli studenti."— Transcript della presentazione:

1 Bisogni Educativi Speciali Normativa di riferimento DPP. 8 maggio 2008, n / Regolamento per favorire l’integrazione e l’inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali Legge 8 ottobre 2010, n. 170 Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico Decreto ministeriale luglio 2011, n “..” Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” Circolare Ministeriale n.8 del 6 marzo 2013 “indicazioni operative” Nota prot.1551 del 27 giugno 2013 “Piano Annuale per l’INCLUSIVITA” Nota prot del 22 novembre 2013 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali. A.S. 2013/2014.” Chiarimenti. art. 34 Costituzione Italiana “La scuola è aperta a tutti” Legge 53/2003 “ Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione ” Legge 104 del 92 prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

2 prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli La Direttiva “del 27 dicembre 2012” precisa il significato di BES “ Ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”…………….. “L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”…… ……….. “ Va quindi potenziata la Cultura dell’inclusione, e ciò anche mediante un approfondimento delle relative competenze degli insegnanti curriculari, finalizzata ad una più stretta interazione tra tutte le componenti della comunità educante” 07/11/2014

3 Le finalità di tanta attenzione della normativa Adottare l’inclusione come asse portante delle nostre scuole. Contrastare la medicalizzazione progressiva. Ampliare la presa in carico degli alunni con difficoltà (ampliamento spaziale e istituzionale) Privilegiare l’iniziativa del territorio (scuole autonome, CTI, CTS, GLIR, Presidi ASL, Servizi comunali, GPA, Privato sociale, Associazioni disabili…) Puntare sulla didattica inclusiva “ordinaria”. Appropriarsi di tecnologie facilitanti e liberanti. Formare i docenti (TUTTI) Prevenire problematiche quali disagio, insuccesso, dispersione prestando molta attenzione ai BES che riguardano quei bisogni speciali che con interventi tempestivi e temporanei possono essere risolti ma se trascurati possono poi produrre danni irreparabili Tante resistenze perché I Docenti si sentono sovraccaricati ed abbandonati Incapacità di formare, motivare e coinvolgere adeguatamente tutti i Docenti. Carenza di governance territoriale. Finanziamenti con contagocce e discontinui. Resistenze diffuse nei confronti dei principi ispiratori della Direttiva Bes Resistenze in malafede (falso problema) “ L’invenzione dei Bes serve per preparare i tagli dei docenti di sostegno” Resistenze in buonafede (vero problema) “L’invenzione di Bes fa abbassare l’asticella nei confronti degli alunni che comportano maggiore impegno da parte dei docenti” La paura di non farcela “E’ possibile garantire gli esiti formativi e un elevato livello di inclusione?” prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

4 Occuparsi dei Bisogni Educativi Speciali non deve essere finalizzato a dare delle etichette negative, ad escludere, a ghettizzare, ma deve essere finalizzato a valorizzare a creare una relazione positiva con il gruppo classe, con la scuola, con il piacere dell’apprendimento. prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli Individuare i BES non significa assegnare delle etichette per sempre Come diceva Don Milani “Va da se che il tornitore si sforza di lavorare sul pezzo non riuscito affinché diventi come gli altri pezzi.” IL Consiglio di Classe si coordina con il GLI IL Consiglio di Classe predispone un Piano didattico personalizzat o. Il Consiglio di classe dopo 2/3 mesi verifica e valuta l’efficacia degli interventi programmati di conseguenza il Consiglio di Classe termina, prosegue o modifica e/o amplia la tipologia di interventi. Il consiglio di classe individua e segnala allievi on BES Intervento concluso con successo Intervento non concluso PO Piano di Inclusione POF GLI 07/11/2014

5 Occuparsi dei BES non significa abbassare i livelli La scuola deve aprire alla realtà ma partendo dalla realtà stessa, non ignorandola e soprattutto non ignorando la realtà dei ragazzi. Lo studio dei BES ci aiuta a tenere conto della realtà dei ragazzi e quindi a costruire dei percorsi per farli crescere e non per mortificarli o per reprimerli come qualche volta avviene. La scuola deve attraverso i BES valorizzare i talenti speciali di ogni studente. I BES riguardano quei bisogni speciali che con interventi tempestivi e temporanei possono essere soddisfatti ma se trascurati possono poi produrre problematiche irreparabili quali disagio, insuccesso, dispersione. Le metodologie e le strategie didattiche devono essere volte a: ridurre al minimo i modi tradizionali “di fare scuola” (lezione frontale,completamento di schede che richiedono ripetizione di nozioni o applicazioni di regole memorizzate, successione di spiegazione-studio interrogazioni …) sfruttare i punti di forza di ciascun alunno, adattando i compiti agli stili di apprendimento degli studenti e dando varietà e opzioni nei materiali e nelle strategie d’insegnamento utilizzare mediatori didattici diversificati (mappe, schemi, immagini) collegare l’apprendimento alle esperienze e alle conoscenze pregresse degli studenti favorire l’utilizzazione immediata e sistematica delle conoscenze e abilità, mediante attività di tipo laboratoriale sollecitare la rappresentazione di idee sotto forma di mappe da utilizzare come facilitatori procedurali nella produzione di un compito far leva sulla motivazione ad apprendere prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

6 Gli alunni con BES costituiscono un grande insieme con tanti sottoinsiemi prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli Alunni con Bes = area della classe a rischio insuccesso e dispersione Alunni con Deficit (L.104) Alunni con disturbi evolutivi specifici Alunni con DSA Alunni di altra madre lingua (diversa cultura, diversa lingua) Alunni in svantaggio socioculturale A(L.170) alunni con problematiche personali Alunni con problematiche relazionali. Alunni con problematiche familiari Allievi con problemi fisici 07/11/2014

7 Per un alunno con BES i normali bisogni educativi (bisogno d sviluppare competenze bisogno di appartenenza, di identità, di valorizzazione, di accettazione ecc.) si ‘arricchiscono’ di qualcosa di ‘speciale’ per cui l’alunno necessita di approcci educativi, didattici e psicologi individualizzati e personalizzati. Ostacoli presenti nei «FATTORI CONTESTUALI AMBIENTALI» difficoltà nelle «ATTIVITA’ PERSONALI» cioè scarse capacità Ostacoli presenti nei «FATTORI CONTESTUALI PERSONALI» Ostacoli nella «PARTECIPAZIONE SOCIALE» «CONDIZIONI FISICHE» difficili «STRUTTURE CORPOREE - FUNZIONI CORPOREE» prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

8 C.M. n.8 del 6 Marzo 2013 GLI-PAI-Compiti dei Consigli di classe-PDP Prefigura: Il compito doveroso dei consigli di classe è indicare in quali altri casi sia opportuna e necessaria l’adozione di una personalizzazione della didattica ed eventualmente di misure compensative o dispensative, nella prospettiva di una presa in carico globale ed inclusiva di tutti gli alunni Prefigura: Strumento privilegiato è il percorso individualizzato e personalizzato, redatto in un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha lo sopo di definire monitorare e documentare, secondo un’elaborazione collegiale, corresponsabile e partecipata, le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti. Prefigura: L’attivazione del Gruppo di lavoro e di studio d’Istituto (GLHI) che assume la denominazione di Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI), con il preciso compito di elaborare una proposta di Piano Annuale per l’Inclusione (PAI) riferito a tutti gli alunni con BES. L’inserimento nel POF della scuola di un concreto impegno programmatico per l’inclusione. prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

9 In base ad una diagnosi Decisione del C.d.C. o da team di Docenti partendo dalle informazioni fornite dalla famiglia attraverso una diagnosi o altra documentazione clinica. La scuola può accettare qualsiasi diagnosi (anche emessa da privati) riservandosi però di valutare l’effettiva ricaduta sui bisogni educativi. Su decisione della scuola (senza diagnosi) La scuola si attiva autonomamente, con decisione del C.d.C. o di un team di Docenti partendo dai Bisogni Educativi emersi e dalla necessità di formalizzare un percorso personalizzato. Individuazione alunno con BES C. M. n. 8 del 6/3/2013 prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

10 Rapporti con la Famiglia C. M. n. 8 del 6/3/2013 In base ad una diagnosi Chiedere espressamente alla famiglia (anche se può essere considerata implicita nella consegna della Diagnosi) l’autorizzazione a trattare le informazioni sensibili. Su decisione autonoma della scuola (senza diagnosi) Attenersi a criteri pedagogici e didattici (non clinici) e motivare dettagliatamente le decisioni. Alunno individuato come BES In entrambi i casi La famiglia firma il PDP prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

11 Azioni a livello di singola scuola C. M. n. 8 del 6/3/2013 1) Istituzione del G.L.I. Il Gruppo di Lavoro previsto dalla L.104 art.15 c.2 in ogni istituto scolastico (comunemente chiamato GLH) assume la denominazione di Gruppo di lavoro per l’inclusione (in sigla G.L.I.) e i suoi compiti si estendono alle problematiche relative a tutti i BES. 2) Il POF e l’inclusione Nel P.O.F. della scuola occorre che trovino esplicitazione: un concreto impegno programmatico per l’inclusione; criteri e procedure di utilizzo funzionale delle risorse professionali presenti; l’impegno a partecipare ad azioni di formazione concordate a livello territoriale. 3) La rilevazione, il monitoraggio e la valutazione del grado di inclusività della scuola GLI Non abbiamo istituito formalmente da poco il GLI ma di fatto le Docenti funzioni strumentali area 3, la Docente referente del GLH per tutto lo scorso anno hanno costituito un team di lavoro avvalendosi anche della collaborazione dei Tutor di Classe e della Docente che abitualmente si occupa di allievi di altra madre lingua. I compiti di questo team sono stati appunto di individuare gli allievi con bisogni educativi speciali ed individuare le strategie opportune attivandole anche con il supporto delle strutture e degli specialisti territoriali. IL POF Il nostro POF da sempre prevede una grossa sezione intitolata “Piano contro la Dispersione” che di fatto è un “Piano per l’Inclusione” Valutazione Il punto più critico di tutto il nostro lavoro è stato quello di passare dall’analisi dei Bisogni Educativi Speciali alla realizzazione di piani di intervento speciali temporanei. In alcuni casi ci siamo riusciti anche con buoni risultati ed in altri no. La verità è che senza formare e motivare adeguatamente tutti i Docenti della scuola si perde l’efficacia di qualsiasi intervento. A che punto siamo all’ITI A. Volta prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

12 Azioni a livello territoriale C. M. n. 8 del 6/3/2013 a) I C.T.S. La direttiva affida un ruolo fondamentale ai CTS - Centri Territoriali di Supporto, quale interfaccia fra l’Amministrazione e le scuole, e tra le scuole stesse nonché quale rete di supporto al processo di integrazione, allo sviluppo professionale dei docenti e alla diffusione delle migliori pratiche. b) I C.T.I. La circolare sostiene la creazione di nuovi CTI (Centri Territoriali per l’Inclusione) individuati a livello di rete territoriale anche per creare i presupposti per l’attuazione dell’art. 50 del DL , n°5 (organico di sostegno su reti di scuole). Essi dovranno collegarsi o riassorbire i preesistenti Centri Territoriali per l’integrazione. Centri territoriali per l’inclusione Il nostro CTI è la scuola COLLETTA con la quale tra breve pensiamo di organizzare delle attività sul territorio. Il CTS non ci è stato comunicato Il GPA come centro territoriale di servizi Abbiamo da anni un referente presso il GPA (Gruppo Programma Adolescenti della quarta municipalità) quindi usufruiamo delle risorse territoriali di ASL (salute mentale, Sert, materno infantile, medicina di riabilitazione …), comune( servizi sociali San Lorenzo Vicaria e Poggioreale zona industriale. Da anni lavoriamo con centri territoriali per l’integrazione tipo “Dedalus- centro interculturale Nanà”, “Intervita- Opera Don Calabria” Progetto AIDA (Accoglienza Inclusione Didattica Aggregazione con finanziamenti art.7. ). Si tratta di un progetto sperimentale, attualmente in corso, finalizzato appunto all’inclusione partendo dall’analisi dei bisogni del contesto e con il coinvolgimento di 3 centri territoriali per l’integrazione e l’inclusione. A che punto siamo al Volta prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

13 Dall’integrazione all’inclusione non solo per i BES prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

14 GLI Il GLI dovrà: Trattare le questioni relative a tutti gli alunni con BES certificati e non. Programmare un utilizzo funzionale delle risorse presenti nella scuola (laboratori,strumenti, risorse umane..) per la realizzazione di un progetto di inclusione condiviso con docenti, le famiglie e i servizi socio sanitari. Coordinarsi con i vari Consigli di classe per stendere un piano di intervento per gli alunni con BES non certificati o certificabili. Il GLI incontrerà, periodicamente, i tutor/coordinatori delle classi con alunni con BES per una verifica e valutazione su quanto fatto e sui risultati degli interventi relativi agli alunni con disabilità/ con DSA/ con altri bisogni speciali. Gruppo allargato che non comprenderà solo i docenti di sostegno, ma anche funzioni strumentali, tutor/coordinatori di classe, docenti disciplinari, assistenti educativi – culturali prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

15 Il Consiglio di classe ha un ruolo fondamentale Compiti dei Consigli di classe: Individuare gli alunni con BES nell’area dello svantaggio socio- economico, linguistico, culturale. Predisporre un piano didattico personalizzato. Il Consiglio di classe verifica e valuta l’efficacia degli interventi programmati e di conseguenza prosegue o modifica e/o amplia la tipologia di interventi. Come predisporre un PDP ? Il consiglio di classe, individuati gli alunni con BES, collegialmente : individua carenze/problemi/bisogni educativi dell’alunno programma gli interventi/attività/laboratori Ogni docente si impegna per quanto riguarda la sua area disciplinare e per quanto riguarda gli obiettivi trasversali a “attivare” quanto programmato e nei tempi previsti. prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli07/11/2014

16 Il Consiglio di Classe ha un ruolo centrale e fondamentale prof.ssa Rachele Di Palo per I.T.I. A.Volta Napoli Nota: (ADHD, acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder Alunni con BES secondo la Nota Ministeriale del 22 novembre /11/2014


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