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Lettera ai Filippesi 5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: 6 egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere.

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1 Lettera ai Filippesi 5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: 6 egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, 7 ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, 8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Lettera ai Filippesi 1

2 9 Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, 11 e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!, a gloria di Dio Padre. Lettera ai Filippesi 2

3 Nascita della chiesa di Filippi, la prima chiesa d’Europa. At, 16, 11 e seguenti 11 Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno dopo, verso Neàpoli 12 e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni. 13 Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la parola alle donne là riunite. 14 Ad ascoltare c'era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. 15 Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa». E ci costrinse ad accettare. Lettera ai Filippesi3

4 Filippi era una rinomata città della Macedonia ai confini con la Tracia e doveva il suo nome a Filippo II, padre di Alessandro Magno; al tempo delle guerre civili romane vi affluirono più volte contingenti di veterani in veste di coloni. Dall’imperatore Augusto ebbe il titolo di «Colonia Iulia Augusta Philippensis» e il privilegio dello «ius italicum», cioè esenzione dalle tasse, indipendenza rispetto al governatore della provincia, pieno dominio sui fondi. L’amministrazione della città era modellata su quella di Roma. La popolazione era formata dagli indigeni e soprattutto dai veterani che vi avevano importato propri usi, costumi e linguaggio. Lettera ai Filippesi4

5 I viaggi di Paolo 5Leetera ai Filippesi

6 LE LETTERE DELLA PRIGIONIA Sono quattro scritti: le lettere ai Filippesi, ai Colossesi, agli Efesini e a Filemone. Accomunate dal fatto che l’autore fa riferimento ad una propria situazione di prigionia ma non necessariamente affini e contemporanee. La lettera ai Filippesi si differenzia notevolmente dalle altre tre e gli studiosi la ritengono composta durante la prigionia ad Efeso per ringraziare i Filippesi delle loro premure e confortarli nel loro impegno. Le altre tre lettere sono più affini tra di loro e possono datarsi al tempo della prigionia romana degli anni Il biglietto a Filemone può considerarsi un semplice allegato alla lettera ai Colossesi; mentre quest’ultima è strettamente simile alla lettera agli Efesini. Lettera agli Efesini - Claudio Doglio6

7 La Lettera ai Filippesi è scritta intorno all’anno 50 (Paolo è in prigione ad Efeso) Unica lettera senza toni polemici. Non ha niente di particolare da sollecitare, precisare; Paolo, davanti alla morte che rischiava, rivede la situazione della chiesa di Filippi, la propria vita e quella della comunità alla luce di Cristo con i temi fondamentali della gioia e del sentire il mistero della vita. Lettera ai Filippesi7

8 Diversamente da altre lettere, in cui si preoccupa di correggere ed orientare, questa è una lettera ricca di tante cose spirituali, esperienze spirituali e si confessa con tanta semplicità alla comunità perché anche essa abbia gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù. È estremamente comunicativa e calda, espressiva di quello che ha vissuto questa piccola e povera comunità. (commenti di Silvano Fausti - villapizzone.it/sito/lectio/paolo.html) Lettera ai Filippesi8

9 1,1-2Indirizzo, Mittente e Destinatari 3-11Ringraziamento nella gioia Preghiera: che l’amore cresca 12-26La situazione di Paolo in prigionia Per me vivere e’ Cristo 27-30Forti nella fede 2,1-5 Comunità: avere lo stesso modo di sentire di Cristo 6-11INNO A CRISTO 12-18Agire come Gesu’, Fede e Ascolto 19-24Comunicazioni: Timoteo 25-30Epafrodito Lettera ai Filippesi9

10 3,1- 11Lieti e saldi nel Signore 12-Dinamismo della fede 4l’esempio dell’apostolo 4,2-9Collaborazione e concordia Gioia e pace con tutti 10-20Gratuita’ del Vangelo e Beni 21-23Saluti e benedizione Lettera ai Filippesi10

11 Saluto, Mittente e destinatari 1 Paolo e Timoteo, servi (schiavi) di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: 2 grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. In due versetti molto brevi si ripete tre volte la parola Cristo Gesù; dà una definizione di sé come schiavo di Gesù Cristo, come Cristo si è fatto schiavo così Paolo ritiene di essere schiavo per amore di Cristo Paolo e Timoteo sono i mittenti che hanno fondato la Chiesa di Filippi e si rivolgono ai cristiani chiamandoli santi cioè appartenenti a Dio Lettera ai Filippesi - Silvano Fausti11

12 Il credente è santo non perché è bravo ma perché è in Cristo, in Dio; e in Lui è figlio; Questa comunità dei santi si trova in Filippi; la chiesa è una sola ma si trova in tante parti. la Chiesa è cattolica, è universale ma in concreto si vive la fraternità con la gente con cui ci si ritrova non con altri che non si conosce, si fa fraternità nella casa, nella famiglia, con la gente che incontri ogni giorno. Su questa chiesa, su questi santi Paolo, invoca Grazia e pace (grazia, gioia e pace). Cioè pienezza di ogni bene: Grazia e pace. Doni del Signore Lettera ai Filippesi12

13 1, 3 – 11 preghiera di ringraziamento per l’amore che questa comunità ha invocazione e supplica perché questo amore cresca sempre di più e così cresca anche la vita spirituale della comunità. 3 Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. 4 Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia 5 a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. 6 Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Lettera ai Filippesi13

14 Inizia ringraziando (in greco eucaristein), perché Dio dà ogni bene; l’eucarestia è il momento fondamentale nella vita umana perché tutto ciò che siamo è dono; si ringrazia quando qualcosa ci è dato anche se non è dovuto, quando non è in nostro possesso, quando ci si riconosce figli dell'unico padre, L’eucaristia (ringraziamento) è sempre e per tutti, accompagnata da grande gioia e preghiera; la gioia è il colore della vita cristiana, la caratteristica di questa lettera. La vera ascesi cristiana è quella di conservare la gioia del cuore, essere contenti che Dio ci ama e già ci ha salvati e non preoccuparsi di quello che sta per venire Lettera ai Filippesi14

15 Con questa gioia, segno della presenza di Dio, lui prega: per la partecipazione al vangelo, alla fede e partecipazione al mistero del Signore Gesù, per l’accettazione del suo amore per me che sono figlio e nel suo Figlio reso capace di amare i fratelli. per la partecipazione alla missione di Paolo aiutandolo nel diffondere il Vangelo di Cristo. Paolo è convinto che chi ha iniziato quest'opera buona la porterà a compimento e non ha paura di alcun fallimento: è Dio che inizia è Dio che porta a compimento. Lettera ai Filippesi15

16 7 È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. 8 Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù. E’ giusto ringraziare e avere fiducia, solo il nemico porta alla tristezza e sfiducia. Vi porto nel cuore, ho interesse per voi, come Dio ha interesse per voi. Poi voi siete partecipi della grazia che mi è data (la prigionia è ritenuta una grazia perche rende simile a Cristo, testimone fino in fondo). Lettera ai Filippesi16

17 Dio mi è testimone che io ho nostalgia di voi con la tenerezza di Cristo. Questo desiderio ha la stessa tenerezza di Cristo, come un amore materno. L'amore di Dio, verso i fratelli, non esclude nessuno; è un amore che non dipende dal merito, come quello della madre o del padre per il figlio; così anche quello di Paolo. Ama ogni persona per quello che è senza esclusioni. Lettera ai Filippesi17

18 9 E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, 10 perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11 ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. Prega perché l'amore e la carità aumenti sempre di più; infatti l'amore può solo aumentare altrimenti diminuisce, e se diminuisce e già peccato. Per crescere nell’amore ci vuole la conoscenza di Dio, della Sua Parola; Crescere in ogni genere di discernimento, di sentimento, cioè accogliere con la propria sensibilità la parola che è il dono del il Signore. Questo fa crescere nell'amore senza il quale tutto si riduce legge, norme. Lettera ai Filippesi18

19 Fil. 1, La situazione di Paolo – Per me vivere è Cristo 12 Desidero che sappiate, fratelli, come le mie vicende si siano volte piuttosto per il progresso del Vangelo, 13 al punto che, in tutto il palazzo del pretorio e dovunque, si sa che io sono prigioniero per Cristo. 14 In tal modo la maggior parte dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, ancor più ardiscono annunciare senza timore la Parola. 15 Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. 16 Questi lo fanno per amore, sapendo che io sono stato incaricato della difesa del Vangelo; 17 quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non rette, pensando di accrescere dolore alle mie catene. 18 Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. Lettera ai Filippesi19

20 19 So infatti che questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all'aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Si parla nove volte di Cristo, è un ritornello il cui punto focale è: per me vivere è Cristo. Sotto questa luce vede la sua situazione: si trova in prigione e rischia di essere condannato a morte, alcuni dei suoi compagni lo abbandonano, si sentono liberi dalla sua influenza, … rivalità. Lettera ai Filippesi20

21 Di fronte a questi fatti negativi: la prigione, ostilità e rivalità l’angustia di poter morire, ci dice come mettersi di fronte alle realtà negative. In Cristo, morire è un guadagno, Vivere può essere utile agli altri; Stretto fra queste due cose è certo che la scelta non sta nel cercare ciò che gli conviene di più, ma ciò che è più utile agli altri. Lettera ai Filippesi21

22 21 Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 22 Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. 23 Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; 24 ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. 25 Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede, 26 affinché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo Gesù, con il mio ritorno fra voi. Nella sua situazione (non sono le prigioni di adesso), anziché piangere su se stesso fa un ragionamento a cosa serve? Lettera ai Filippesi22

23 Sono in prigione per Cristo e quindi sono contento, di soffrire per il Vangelo, non mi interessa il bene di me stesso ma quello degli altri. Essere in prigione aiuta la causa di Cristo: i fratelli vedono il suo esempio, il coraggio e la fermezza nella fede. Paolo è indifferente alla sua situazione; nella valutazione deve chiedersi cosa conta veramente nella vita; trova nell’amore di Cristo la sua strada. Bisogna dimenticarsi del proprio io, avere un grande amore. Lettera ai Filippesi23

24 Fil Avere lo stesso modo di sentire di Gesù i primi quattro versetti dipingono la comunità gli altri versetti come la comunità ha sentito Gesù. La comunità è specchio del volto di Cristo, il nostro modo di vivere e di sentire è come il suo. Il principio della nostra vita concreta è la storia di Gesù: quel che lui ha fatto, detto e vissuto. Contempla il volto di Gesù Cristo Per natura l’uomo cerca gloria (peso, consistenza), ha bisogno di essere qualcuno, di contare, di pesare, se no non esiste. Tutto quello che fa è per la gloria, per un peso, una consistenza nei confronti degli altri. Lettera ai Filippesi24

25 Per Paolo il vero peso, la vera identità, la vera consistenza, deve essere la stessa di Gesù Cristo: La strada dell’umiltà, dell’amore, dello spogliarsi, dello svuotarsi e dell’essere disponibile ai fratelli fino alla morte e alla morte di croce, cioè: aver lo stesso modo di sentire che fu in Gesù Cristo. Con Lui bisogna essere ben accordati, non solo come uno strumento musicale accordato, ma anche ben “cordati” nel senso di avere un cuore che ha lo stesso modo di sentire di quello di Cristo; Lettera ai Filippesi25

26 Da qui gli aspetti positivi della Comunità. 1 Se dunque c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche conforto, frutto della carità, se c'è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, 2 rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. consolazione in Cristo. vittoria sulla solitudine; in Cristo non più divisi gli uni dagli altri, con accuse reciproche. L’uomo è relazione; (se è solo è morto). Comunità è non essere più soli: siamo in Cristo, in relazione con Lui e con i fratelli. Lettera ai Filippesi26

27 conforto nell’amore: Insieme: l’altro è il tuo incoraggiamento, è la tua forza, la forza dell’amore; ognuno ha la forza dell’altro. comunione nello Spirito: Lo Spirito è la vita. La comunità dei credenti ha un’unica vita, quella suscitata dallo Spirito che è l’amore tra il Padre e il Figlio. Nella comunione lo Spirito circola come il sangue nello stesso corpo. Se sono in Cristo, per me l’altro è fratello, per me l’altro è coraggio e … non il nemico da cui difendermi, è la mia forza perché realmente abbiamo in comune lo stesso Spirito santo. Lettera ai Filippesi27

28 Comunità: superare aspetti negativi. Allora, il nostro rapportarci non è più con rivalità, invidia, gelosia, discordia, ma diventa rapporto di viscere, di compassione, di tenerezza, di amore e di accettazione, tipicamente materna ed incondizionata. 3 Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. 4 Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri. Se ognuno cerca la sua consistenza (gloria), il proprio io (narciso) questa gloria è vana, cioè vuota. La gloria vera, quella piena è quella di Cristo che svuota se stesso fino alla fine. Lettera ai Filippesi28

29 Dio con noi: ci ha amato e ha dato la sua vita per noi, per Lui la nostra vita vale più della sua. Quando l’altro è al primo posto, non c’è più rivalità e concorrenza. La gloria, la vera realizzazione dell’uomo, non sta nel porsi al primo posto, ma all’ultimo posto, la grandezza dell’amore non è dominare tutti ma è servire tutti; l’amore lascia spazio all’altro, cioè si svuota, mentre l’egoismo riempie ed invade tutto e non c’è più respiro per nessuno e soffoca tutto; l’amore si restringe al minimo e lascia tutto lo spazio all’altro, è accoglienza. Lettera ai Filippesi29

30 Modello della Comunità cristiana: Cristo Gesù. 5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù. Se dovete crescere ed arrivare alla perfezione, cioè avere gli stessi sentimenti di Cristo, allora vi presento davvero com’è Cristo, vi faccio un quadro riassuntivo di tutto il suo commino perché divenga il cammino del credente e, quindi, di ogni uomo. 6 Il quale pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.” Gesù è di natura divina, (in greco è nella forma di Dio) cioè Lui realmente è nella gloria piena, e la gloria piena di Dio, una uguaglianza non rapinata. Lettera ai Filippesi30

31 Adamo invece rapì la sua uguaglianza con Dio, per lui era qualcosa da rapire, da possedere, una cosa non sua. (tentazione “si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male” Gen. 3,5) 7 ma spogliò (svuotò) se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, 8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. La prima caratteristica di Dio amore è che si svuota, qui è detto: “si spogliò”. Spogliarsi è poco, spogliarsi è all’esterno; svuotarsi è all’interno. L’amore cede tutto lo spazio all’altro, accoglie l’altro, non occupa posto, è pura accoglienza. Lettera ai Filippesi31

32 Mentre l’egoismo vuol distinguersi dall’altro, affermarsi sull’altro, la gloria di Dio: prima di tutto si svuota e poi si identifica con l’altro e si trova in tutto simile nell’apparenza e nella realtà ad ogni uomo; ma non basta, si fece più piccolo, si fece tapino. Le caratteristiche dell’amore: svuotarsi, assumere la forma dell’altro, farsi più piccolo e farsi obbediente ( in greco vuol dire “ascoltare stando sotto, sottomesso”). L’itinerario del Figlio di Dio, che è Dio dall’eternità si rivela nella storia come Dio in modo opposto a quello che noi pensavamo essere Dio; e così ci rivela il concetto di gloria : la nostra gloria sarà essere come Dio e Dio è così. Lettera ai Filippesi32

33 Quando Gesù lava i piedi, noi diciamo sempre che Gesù si è degnato di lavare i piedi ai suoi discepoli. Gesù non si è degnato di lavare i piedi, ha manifestato la sua gloria lavando i piedi, la sua dignità; non si è abbassato, non si è umiliato a lavare i piedi, si è esaltato, ha mostrato la vera esaltazione, quella di servire. Allora il vero problema è il baco che abbiamo in testa : il concetto di gloria, dal quale ci guarisce solo la contemplazione del Cristo. Se la comunità ha come norme di comportamento questo modello di gloria, non c’è più la rivalità. Ci può essere un nuovo tipo di rivalità, quella del servizio, della stima dell’altro. Lettera ai Filippesi33

34 9 Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il Nome che è al di sopra di ogni altro nome.” Non è detto: nonostante questo, Dio l’ha esaltato, è detto “per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome”. L’ha esaltato perché la vera altezza è questa, è l’altezza di Dio che è amore, e allora riceve come dono il Nome, il Nome è Dio, il Nome sopra ogni altro nome, proprio per questo è Dio. in questa nuova gloria, la gloria dell’amore,noi conosciamo Dio e conosciamo, quindi, la nostra verità di uomini, Lettera ai Filippesi34

35 10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; 11 e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi. Questo nome, questa persona di Gesù, che ci ha rivelato la gloria di Dio, viene ad essere la critica di ogni idolo: non c’è altro Dio all’infuori di questo, in cielo, sopra il cielo, sulla terra, sotto terra. Qui dobbiamo piegare le nostre ginocchia (tutto noi stessi), davanti all’umiltà di Dio, davanti alla piccolezza estrema di Dio, davanti alla Croce, non davanti al potere, non davanti ai grandi ragionamenti. Lettera ai Filippesi35

36 E ogni lingua confesserà che Signore è Gesù, il Cristo. Signore, il Kyriòs. Dio è questo uomo, non un altro; quel Dio che nessuno aveva mai visto, questo è la gloria di Dio Padre, perché Lui è il Figlio e noi suoi figli, assorbiti ormai nella Trinità. la comunità vivrà quello che pur ha incominciato a vivere, accentuerà questo stile, contemplando – la forza è questa contemplazione - Gesù Cristo che ha compiuto questo tragitto. Lettera ai Filippesi36

37 Fil. 2, L’agire secondo Gesù La fede e l’ascolto: Dalla contemplazione di Cristo : Senso del nostro agire 12 Pertanto, miei cari, come sempre avete obbedito, non solo in mia presenza, ma molto di più nella mia assenza, datevi da fare per la vostra salvezza con timore e tremore. 13 È Dio infatti che agisce in voi rendendovi capaci di volere e operare per la benevolenza. Se avete obbedito, datevi da fare; “obbedire” vuol dire ascoltare la parola, la fede è ascoltare e ricevere la Parola. E ogni ascolto implica l’esecuzione, altrimenti non è ascolto. Lettera ai Filippesi37

38 la grazia è il principio della mia libertà: è perché sono graziato e amato gratuitamente sono libero Non c’è contrapposizione tra fede e opere: se credi nell’amore del Padre per te, ricevuto dal Figlio, vivrai questo amore nella tua vita concreta. E allora farai frutto dello Spirito perché vivi di questo Spirito. La salvezza dipende tutta da Dio che ci ha salvati, ma dipende anche da noi, che possiamo dire “sì o no”, c’è la nostra libertà. La nostra vita cristiana è un dinamismo di ascolto che diventa operativo per la salvezza; e questo “con timore e tremore” è importante, come il nostro sì a Dio. Lettera ai Filippesi38

39 “timore e tremore” : di fronte a questo piccolo segno dell’amore, che non mi fa soggezione, è importante la consapevolezza che si può fallire, perdere la cosa più importante, la nostra salvezza. Avere questo timore e tremore vuol dire essere liberi da ogni paura, cioè situazioni e cose non mi spaventano. non mi condizionano, sono libero di camminare verso la salvezza. 13 È Dio infatti che agisce in voi rendendovi capaci di volere e operare per la benevolenza. L’azione di Dio non si sovrappone alla nostra, ma ci rende capaci di volere operare per la benevolenza. Lettera ai Filippesi39

40 Il rapporto con il mondo. (14 – 16) 14 Fate tutto senza mormorazioni e contestazioni, 15 per essere irreprensibili e ineccepibili, come figli di Dio integerrimi in mezzo ad una generazione e perversa, dovete apparire tra loro come luci nel mondo, 16 portando la parola di vita. Sarete per me un vanto nel giorno di Cristo, perché non ho corso invano né ho faticato invano. Suggerimenti che ci distinguono dal mondo: il primo è fare tutto senza mormorazioni, senza brontolare. La mormorazione non viene mai dallo Spirito di Dio, da Lui non arriva lo spirito di contestazione: è sempre satanica la contestazione. Dio fa vedere il bene e favorisce il bene. Lettera ai Filippesi40

41 Agire come figli di Dio. Dio ci accetta come siamo, e quindi siamo integerrimi, senza macchia, come Lui in mezzo a questo mondo, che invece è depravato e perverso. Il mondo, il cosmo agisce in modo depravato, (la parola greca significa un agire scoglioso, contorto, tutto ricurvo), persegue infiniti fini e non è mai diritto verso l’altro; la depravazione: essere ripiegati su di sé. Chi non è contorto, è limpido, semplice, non è autocentrato, non è perverso, indica il verso e la direzione a tutti, diventa luce per il mondo. Il nostro agire, se è giusto, deve interrogare le persone, diventa luce, senso, vita per loro, non perché portiamo noi stessi, ma perché portiamo la Parola di vita. Lettera ai Filippesi41

42 Il rapporto cristiano-mondo: si definisce in base alla luce e alla Parola di vita; la luce non è antagonista delle tenebre, ma illumina le tenebre. La Parola di vita porta la vita. Non c’è odio per il mondo, perché è perverso e depravato, ma in questo mondo, perverso e depravato, manifestiamo il senso, la luce e la dirittura senza pretendere di essere neanche troppo capiti e approvati. 17 E anche nel caso che debba spendermi come libagione sul sacrificio e servizio sacro della vostra fede, gioisco e ne con-gioisco con tutti voi. 18 Allo stesso modo anche voi gioite e con-gioite con me. Lettera ai Filippesi42

43 Paolo sta per “esser speso in libagione”: come un sacrificio sacro, come un atto di culto; la sua vita è tutta un atto di culto ed è un atto di culto all’utilità della fede dei Filippesi. Questa sua vita tutta spesa a vantaggio degli altri diventa motivo di gioia. La gioia è il segno della presenza di Dio ed è proprio di Dio dar gioia in ogni situazione, anche sulla croce, mentre è proprio del nemico cercare di toglierla in tutti i modi. La vera ascesi spirituale è quella di conservare la gioia in qualunque situazione, che è quello che qui Paolo afferma in modo chiaro ed esorta anche gli altri a condividere questa gioia. Lettera ai Filippesi43

44 Fil. 2, Comunicazioni, notizie, uno spaccato di vita quotidiana. Paolo comunica queste cose in una lettera che viene letta in un'assemblea eucaristica; Comunicare è il presupposto della comunione: chi domina comunica poco; l'unico modo per dominare è non comunicare. Comunicare vuol dire interessarsi, essere dentro; non c'è nulla che non mi interessi dell'altro … noi comunichiamo spesso con la critica con l’osservazione, sottolineando gli aspetti negativi, Paolo comunica creando comunione e non divisione. Lettera ai Filippesi44

45 Di Timoteo, suo collaboratore, fa un elogio, ha stima per lui; e da lui fa il ritratto dell’apostolo. Paolo ha collaboratori, non è facile avere collaboratori, più facile avere sudditi; ma se non si è collabora non si lavora al disegno di Dio. 19 Spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo, per essere anch'io confortato nel ricevere vostre notizie. Paolo spera; ogni decisione è una speranza nel Signore, la si fa se e come piace a Dio, cioè si vive la volontà di Dio nella vita concreta. Non è Dio che deve stare ai miei piani ma il mio piano che deve stare nel Signore, quando e come lui vorrà. Lettera ai Filippesi45

46 20 Infatti, non ho nessuno che condivida come lui i miei sentimenti e prenda sinceramente a cuore ciò che vi riguarda: 21 tutti in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. 22 Voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il Vangelo insieme con me, come un figlio con il padre. L’elogio dice cose ben precise: Ha lo stesso mio modo di sentire, è in sintonia. Si occupa veramente delle cose, le sollecita, ha cura, premura. Manda Timoteo per essere confortato dalle notizie; le buone notizie danno forza, Paolo ci tiene ad avere e a fornire notizie; ci tiene alla comunicazione, presupposto della comunione. Lettera ai Filippesi46

47 Non cerca il proprio interesse, ma quello di Cristo. È schiavo del Vangelo, si è messo al suo servizio. Il mio rapporto con Lui è quello di un padre con il figlio, legato con la stessa vita e lo stesso sangue. 23 Spero quindi di mandarvelo presto, appena avrò visto chiaro nella mia situazione. 24 Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch'io di persona. Paolo spera di mandarlo, così è convinto nel Signore. Questa convinzione che potrebbe anche non realizzarsi, è nel suo cuore. 25 Ho creduto necessario mandarvi Epafrodìto, fratello mio, mio compagno di lavoro e di lotta e vostro inviato per aiutarmi nelle mie necessità. 26 Aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia. Lettera ai Filippesi47

48 Anche per questo collaboratore ha attenzione e stima nonostante il suo fallimento. Ve lo rimando perché aveva una grande nostalgia dei voi tutti, vi vuole bene ed era in ansia per la vostra preoccupazione per lui e la sua malattia. 27 È stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio ha avuto misericordia di lui, e non di lui solo ma anche di me, perché non avessi dolore su dolore. 28 Lo mando quindi con tanta premura, perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. 29 Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui, 30 perché ha sfiorato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per supplire a ciò che mancava al vostro servizio verso di me. Lettera ai Filippesi48

49 Fil. 3,1-11 Il brano è tutto autobiografico, si apre con la esortazione a stare lieti e termina con l’esortazione a stare saldi; sembra un corpo estraneo all’interno della lettera perché è polemico e non si sa perché ci possono essere dei cani, dei cattivi operai. C’è sempre il pericolo di ridurre il Vangelo all’osservanza della legge. Approfitta di questa situazione in cui parla di questi farisei per dire che anche lui era come loro e mostra la sua esperienza, il suo cambiamento fondamentale. Lettera ai Filippesi49

50 1 Per il resto, fratelli miei, siate lieti nel Signore. Scrivere a voi le stesse cose, a me non pesa e a voi dà sicurezza. Gioite nel Signore; Gioia è una parola fondamentale nella lettera ai filippesi, viene ripetuta 13 volte; è l’aspetto fondamentale della vita cristiana; l’uomo è fatto per gioire, per essere contento, non per essere triste; e la gioia è nel Signore e del Signore. Lo scopo della nostra vita che abitare stabilmente nella gioia, la vera ascesi è sorvegliare gli atteggiamenti negativi che ci tolgono la gioia … e sono sempre tanti: siamo limitati, c’è il male, c’è la cattiveria … Lettera ai Filippesi50

51 Se al centro della nostra attenzione c’è il limite, il male, allora mi lascio trascinare nella tristezza; se invece al centro c’è il disegno di Dio, del suo amore misericordioso, allora vivo nella gioia. Chi ama il Signore ha una gioia imperturbabile, una gioia che non toglie le croci … Contraria alla gioia è l’invidia in cui il bene dell’altro ti dà fastidio La gioia è la cosa più insidiata nella vita. Se la togli, non hai più voglia di vivere, tutto ti dà fastidio Occorre sorvegliare il cuore per cogliere l’amore di Dio, la gioia per il bene che è Lui in me … e dissociarsi dai sentimenti negativi che insorgono. Lettera ai Filippesi51

52 2 Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare! Cani è il nome che gli ebrei danno ai pagani; c’è una forma di paganesimo, di idolatria che toglie la gioia; quando si assolutizzano le cose, ti tolgono la gioia; l’unico assoluto è Dio, il resto è relativo. Anche l’osservanza di pratiche come la circoncisione, digiuni, osservanze e doveri derivanti dalla legge, quando sostituiscono il rapporto con Dio … sono idolatria 3 I veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci vantiamo in Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne, Lettera ai Filippesi52

53 L’appartenenza al popolo eletto non dipende dalla circoncisione, ma dal servire Dio nello Spirito, accettare di vivere da figli, sapere che Dio è nostro Padre; gloriarsi in Cristo, non in quello che siamo, non nella nostra religiosità, non nella nostra pretesa perfezione di bravi credenti. (carne = egoismo) 4 sebbene anche in essa io possa confidare. Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: 5 circonciso all'età di otto giorni, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; 6 quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall'osservanza della Legge, irreprensibile. Di sette capacità della carne, valori secondo la mentalità farisaica, Paolo potrebbe vantarsi: potrei contare sulla carne, potrei vantarmi, sentirmi realizzato … Lettera ai Filippesi53

54 7 Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Tutto questo mio vanto non ha senso in Cristo, anzi è una perdita. Il Cristianesimo è una persona Cristo Gesù, senza Lui tutto il resto non ha valore. 8 Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo 9 ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: Spiega perché tutto è una perdita. Lettera ai Filippesi54

55 La sublime conoscenza è superiore ad ogni cosa, Essendo esperienza del suo amore infinito per me, è una conoscenza che mi libera e mi dà la mia identità: appartengo al Signore, come Lui appartiene a me. Ciò che Dio è per natura, è donato a noi per grazia. Paolo non è più centrato su se stesso, ma su Gesù con cui ha una relazione vitale; e la realizzazione di sé. Tutte le altre cose sono spazzatura. Non conta ciò che faccio io per Dio, ma solo quello che fa lui per me. (Una rivoluzione del nostro modo di essere Cristiani). Lettera ai Filippesi55

56 10 perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, 11 nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Il fine della fede è la conoscenza di Lui, il Signore che è il Risorto e il dono dello Spirito. Dalla sua Risurrezione mi viene la forza di affrontare ogni cosa fino alla risurrezione dei morti. La mia vita non è più sotto il dominio della morte ma della Risurrezione. Lettera ai Filippesi56

57 Fil. 3, 12 – 4.1 Autobiografia interiore di Paolo Dalla scoperta di Cristo, il suo cambiamento radicale, un nuovo dinamismo. 12 Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Non si considera perfetto, arrivato. Il nostro cammino non è mai terminato, Dio è infinito e perfetto, non posso mai considerarmi arrivato per tutta la vita e anche oltre. Più conosci Dio e più lo ami. Paolo segue, corre dietro al Signore; è lo scopo della sua vita. Corro per afferrarlo, perché conquistato, innamorato. Lettera ai Filippesi57

58 Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. La mia vita è Cristo. Senza di questo l’essere cristiani, non ha senso, … 13 Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, 14 corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. Ribadisce di non avere ancora afferrato Cristo. Sono proteso verso ciò che mi sta dinanzi. Dimentico ciò mi sta alle spalle, dietro, i malanni, i torti, le cose storte, successi, fallimenti, desideri … Prima al centro ero io, il mio io, ora al centro c’è il Signore e tutto si riferisce a Lui. Lettera ai Filippesi58

59 E’ importante ciò che si mette davanti, ciò che si desidera. Il passato non è più la trappola che mi blocca. La sua vita è protesa verso la meta, scopo (raggiungere il Signore); che dà valore, significato alla sua vita. Davanti agli occhi, al cuore è il premio da meritare, corro verso un premio non proporzionale al merito ma al dono. 15 Tutti noi, che siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. 16 Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo. La perfezione sta nel riconoscere che Lui ci fa perfetti, non noi; siamo persone che devono camminare, che hanno davanti un cammino infinito, un premio che è dono ma anche impegno. Lettera ai Filippesi59

60 17 Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi. A noi abituati ad esempi a basso profilo, invita a guardare all’esempio di Cristo e anche al suo. L’imitazione è la molla di tante azioni, imitare le cose buone anziché criticare per giustificare i nostri difetti. Imparare a vedere il positivo dei fratelli ed imitarli. Guardare all’esempio, al modello. Ognuno deve essere rimodellato dal Signore. 18 Perché molti - ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto - si comportano da nemici della croce di Cristo. Lettera ai Filippesi60

61 19 La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. Forse è il motivo della lettera, quelli che sono nemici della croce di Cristo. Sono quelli che credono di salvarsi con le loro pratiche religiose, che non sanno che la salvezza è un Dio Crocifisso per noi. La loro fine sarà il loro fine, la loro rovina. Il loro Dio è il ventre; invece di adorare Dio, adorano i segni che loro si danno, ciò che fanno. La loro gloria è ciò di cui dovrebbero vergognarsi. Sono rivolti alle cose della terra Lettera ai Filippesi61

62 20 La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, 21 il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Siamo sulla terra, nel mondo, ma non del mondo; la nostra cittadinanza è nei cieli. Abitiamo presso Dio, siamo familiari di Dio; siamo sulla terra ma viviamo da figli di Dio, concittadini dei santi, camminando sulla strada della misericordia, dell’amore. Come i Filippesi sono cittadini romani, anche se lontani da Roma, così anche noi siamo cittadini del cielo, con tutti i diritti e doveri dei figli di Dio; aspettiamo il ritorno del Signore Gesù, che è il fine della storia. Lettera ai Filippesi62

63 Il nostro destino diventare come Cristo risorto. Lui ha il potere di sottomettere tutte le cose, di conformarle al suo corpo glorioso. 4,1 Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi! Diventate saldi nel Signore. Lettera ai Filippesi63

64 Fil. 4,2-9 Versetti 2–3 : la collaborazione e la concordia, tra i compagni nell’evangelizzazione, versetti 4-7 : la gioia e la pace sono il senso profondo della vita cristiana, versetti 8 e 9: una piattaforma comune con tutti gli uomini, una morale umana che deve cercare il credente. Collaboratori. Due donne, Evornia e Sentiche, che sono state compagne di Paolo nell’evangelizzazione aTessalonica e che hanno un ruolo di responsabilità nella comunità, hanno dei problemi, cose che capitavano allora e capitano anche adesso. Lettera ai Filippesi64

65 Raccomandazione alla pace e alla concordia. 2 Raccomando ad Evornia, raccomando anche a Sentiche ad avere lo stesso modo di sentire nel Signore, 3 anzi prego te pure mio sincero compagno di venire loro in aiuto perché esse hanno lavorato con me per il Vangelo insieme con Clemente e gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono scritti nel libro della vita. La raccomandazione è rivolta a Evornia e Sentiche e a un compagno non precisato. La donna è sempre immagine del popolo, della chiesa, della casa, della comunità; hanno un ruolo determinante e avevano anche un ruolo apostolico. Spesso le donne, come gli uomini, non vanno d’accordo. Lettera ai Filippesi65

66 Paolo raccomanda di avere lo stesso modo di sentire nel Signore. La collaborazione è possibile se si ha lo stesso modo di sentire. Noi siamo tutti diversi, abbiamo tutti una sensibilità diversa e ognuno vede la propria. Come nel corpo io sento tutto, benessere e dolore, così all’interno della’unica comunità, c’è un solo Spirito, un unico modo di sentire nel Signore Gesù, c’è lo stesso sentimento del Signore Gesù. Una unione non deve essere basata sul pensare tutti allo stesso modo, o perché c’è uno che plagia gli altri, o perché tutti fanno la stessa cosa. Lettera ai Filippesi66

67 Detto in un’immagine: se l’occhio e il piede sono diversi è essenziale: non si può camminare con gli occhi sotto i piedi. Però senza occhi il piede non cammina perché non sa dove andare. Quindi il diverso modo di sentire che ha il piede e l’occhio è importantissimo che sia d’accordo, perché nell’organismo c’è un unico sentire. Così all’interno della chiesa è giusto, è sacrosanto e doveroso che ci siano le differenze, dove non ci sono differenze, c’è plagio. La differenza è voluta da Dio; se non è luogo di comunione e di un sentire comune più profondo, è luogo di litigio. Lettera ai Filippesi67

68 La differenza è una ricchezza per tutti. Avere lo stesso modo di sentire significa avere lo stesso Spirito Santo. Il dissenso non è mai cristiano. L’occhio non può mai dissentire dal piede se no il piede inciampa. La divisione è opera del divisore, opera di satana. E ciò all’interno di tutti i rapporti, quelli della coppia, della famiglia, della chiesa. È importante, allora, capire che questo modo di sentire nel Signore, che è l’unico Signore di tutti e che dà tutto a tutti, é una ricchezza e permette le differenze che diventano motivo di comunione e di ricchezza reciproca. Lettera ai Filippesi68

69 Collaborare è importante; chi non sa collaborare vuol dire che sta facendo i cavoli suoi, non sta facendo il lavoro di Dio, sta facendo il suo lavoro. Per questo prega il suo compagno, di aiutare le due donne in questo. Aiutare perché si abbia lo stesso modo di sentire, perché si spianino le difficoltà. Fare il contrario di quello che fanno i mormoratori che mettono il dissenso, parlano male l’uno dell’altro, dividono, è l’opera satanica del divisore. Mettere bene, mettere pace, parlare bene l’uno dell’altro: è vero che c’è anche il male, ma il male è trascurabile, se ti fermi sul male ci scanniamo, fermati sul bene e cominciamo ad andare d’accordo. Lettera ai Filippesi69

70 Collaborazione, sinergia, fare lo stesso lavoro: si è in due tirando nella stessa direzione ; una direzione non determinata da noi, ma dallo stesso modo di sentire di Cristo. 4 Gioite nel Signore sempre, ve lo ripeto gioite, “Gioite, lo ripeto gioite”, si capisce che bisogna ripeterlo. La parola gioia (kairo) indica gioia, bellezza, grazia, bontà, gratuità, amore, dono, tutto ciò che l’uomo desidera per la vita. Nella gioia l’uomo può abitare, nella tristezza non può abitare, la tristezza è l’inferno. Ora la gioia è il grande dono di Dio. Lettera ai Filippesi70

71 Situazioni che fanno perdere la gioia. Quando io non sto alla presenza di Dio, ma alla presenza di me stesso, dei miei guai. Quando sto davanti a me, al mio io con i miei limiti, le cose che ho sbagliate, le scocciature che mi danno gli altri. E’ proprio di Dio dare gioia senza motivo, non c’è bisogno di altra causa, se non la sua presenza. Ed è proprio del nemico togliere la gioia Paolo insiste “Lo ripeto, gioite”. Esorta a tenerla e conservarla, perché c’è già nel nostro cuore, è la presenza di Dio, solo che noi non stiamo attenti a questo. Il vero lavoro spirituale è stare attenti al proprio cuore Lettera ai Filippesi71

72 5 la vostra affabilità sia riconosciuta da tutti gli uomini. Il Signore è vicino. Tutti gli uomini, sia i credenti che i non credenti, vedendo la vostra faccia vedono che il Signore è vicino, sono consolati dalla vicinanza del Signore, il Signore è lì dove c’è gioia. La parola affabilità in greco esprime mitezza, non durezza nel giudizio, arrendevolezza, cedevolezza, tipica del giudice che non è severo; Allora, tutti vedendo come agite, non con la norma, ma con affabilità, attenti a tutti, con rispetto e con gioia, tutti vedono che il Signore è vicino, il Regno di Dio è qui. Lettera ai Filippesi72

73 6 Non siate in angustia, ma in ogni occasione, mediante la preghiera e la supplica insieme al ringraziamento, fate conoscere le vostre richieste a Dio. L’angustia, indica l’atteggiamento di uno che sta sempre lì a ricordarsi con assillo i suoi bisogni, i suoi limiti, le sue mancanze … si preoccupa. Da ricordare invece che il Signore è vicino; il nostro ricordo è l’Eucaristia, il Signore è morto e risorto per noi; questo è il motivo della gioia. In ogni occasione: ogni difficoltà è l’occasione, il momento opportuno, buono di pregare, di supplicare, di ringraziare, di far conoscere le nostre richieste a Dio. Lettera ai Filippesi73

74 La preghiera è anche un insieme di coscienza, di sapere, di volere, di chiedere, di ringraziare; e devono esserci tutti, perché se non so, non chiedo e non voglio, e Dio non me lo può dare; se non ringrazio non me lo può dare perché non credo che è Lui me lo da. Gli chiederò lo stesso suo modo di sentire, gli chiederò di venire in aiuto, di saper collaborare, gli chiederò di gioire, gli chiederò l’affabilità, gli chiederò di conoscere che è vicino, gli chiederò di superare le angustie. Lettera ai Filippesi74

75 7 e la pace di Dio che sorpassa ogni immaginazione custodisca i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. Il risultato di questa preghiera è la pace che sorpassa ogni immaginazione e ci custodisce in Gesù. 8 Del resto, fratelli, tutto ciò che è vero, tutto ciò che è nobile, tutto ciò che è giusto, tutto ciò che è puro, tutto ciò che è amabile, tutto ciò che è onorabile, quello che si chiama virtù, quello che merita lode, questo prendete in considerazione. C’è una piattaforma comune per tutti, credenti e non credenti, perché tutti cerchiamo ciò che è vero non ciò che è menzognero, Lettera ai Filippesi75

76 ciò che è nobile, non ciò che è basso, ciò che è giusto non ciò che è ingiusto, ciò che è puro non ciò che è sporco, ciò che è amabile non ciò che è detestabile, ciò che è onorabile non ciò che è spregevole, ciò che è virtù e bene non ciò che è male, ciò che merita lode e non vituperio. C’è una piattaforma comune, il credente vive tutto quello che vivono tutti. La santità cristiana non consiste nel fare altre cose, ma fare quelle cose che tutti vorrebbero fare e poterle finalmente fare perché hai la gioia della vicinanza del Signore. Lettera ai Filippesi76

77 Il Vangelo fa vivere correttamente in modo che tutti apprezzano; ciò che muove questo è proprio la gioia, l’esperienza della grazia. 9 Quello che avete imparato, ricevuto, ascoltato e visto in me, questo mettete in pratica e il Dio della pace sarà con voi. L’etica del comportamento non la si impara sui libri, la si impara dalla viva voce, la si riceve e accoglie quando si è ascoltata, la si è vista in qualcuno. I valori li abbiamo assimilati dagli altri, normalmente dai nostri genitori o da qualche educatore. Quindi è importante davvero il modello e la nostra responsabilità nei confronti dell’altro. Lettera ai Filippesi77

78 Fil. 4,10-23 Gratuità del Vangelo e beni materiali Paolo non accettava mai offerte da nessuno, lavorava con le sue mani, ma dai Filippesi ha ricevuto volentieri un’offerta; non piace a Paolo ricevere offerte perché c’è il pericolo di fraintendere: i beni spirituali non si possono comprare, scambiare con i beni materiali. Si rischia di distruggere il messaggio del Vangelo, pura gratuità. Tuttavia Paolo ha accettato delle offerte con molti distinguo; a lui non interessa l’offerta, ma solo il fatto che è una occasione per dare. Il dare rende simili a Dio che è dono; il vantaggio non è suo ma dei Filippesi. Lettera ai Filippesi78

79 10 Ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l'avevate anche prima, ma non ne avete avuto l'occasione. Paolo ringrazia per il dono ricevuto, e fa capire in che cosa consiste il dono. Se paghi la grazia non è più grazia, dono; l’amore pagato non è più amore ma meretricio; La generosità ha fatto rifiorire i sentimenti: hanno sperimentato la gioia di dare. E’ vero che “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”, ma è anche vero che c’è gioia anche nel ricevere. Lettera ai Filippesi79

80 Come figli riceviamo, se non ricevi nulla sei e nulla hai. Dare e ricevere diventa espressione della partecipazione alla vita trinitaria. Come figli riceviamo, e diventiamo capaci di dare, siamo amati e amiamo sull’esempio di Dio. Se i Filippesi sono capaci di dare, vuol dire che la loro fede è completa, matura: sono cristiani adulti. Ma si può dare per avere un vantaggio, un dominio sull’altro, perché l’altro dipenda da te, e normalmente facciamo così. Così leghi l’altro a te e con due cosette rendi schiava una persona. Il modo spirituale del dare è invece quello del Padre, che dando dà se stesso, compromette se stesso, perde se stesso; non vuole potere sull’altro ma che l’altro sia a se stesso. Lettera ai Filippesi80

81 Rifiorire : si riferisce alla maturità della fede dei Filippesi; il rifiorire, tipico della primavera, dice che è finito l’inverno, è cominciata la vita nuova. Paolo spiega ulteriormente il senso del suo ricevere. ’11 Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. 12 So vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. Quello che mi date non è per me ma per altri, non sono spinto dalla mia necessità. Io stesso provvedo a me stesso, così ho imparato. Anzi … Lettera ai Filippesi81

82 So vivere nella penuria e so vivere nell’abbondanza. Questa è la libertà di Paolo. È il corretto uso e rapporto con le cose, Paolo non è schiavo delle cose. I beni non sono né un demonio né Dio. I beni sono doni di Dio vanno usati nella fraternità per amare Dio e il prossimo. Non devono essere il fine della nostra vita, sono solo dei mezzi per amare meglio Dio e amare i fratelli. Bisogna imparare a saperli usare correttamente: senza demonizzazione e senza divinizzazione. Sono iniziato (allenato educato) a tutto in tutto. Iniziato al mistero della vita, sazietà e fame, abbondanza ed indigenza, Iniziato alla capacità di vivere. Libero dall’idolatria delle cose. Lettera ai Filippesi82

83 13 Tutto posso in colui che mi dà la forza. Paolo non agisce per presunzione, ma in Cristo tutto posso. La forza non è sua. È umile perché riconosce la forza di Dio. Il presuntuoso, senza l’umiltà soccombe alla minima difficoltà o fallimento. L’amore assoluto verso il Signore dà la libertà di agire. Se nella nostra vita non c’è un centro attorno a cui ruotiamo, tutto si disperde. Lettera ai Filippesi83

84 14 Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. 15 Lo sapete anche voi, Filippesi, che all'inizio della predicazione del Vangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere, se non voi soli; 16 e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario. Io non ho bisogno, tuttavia avete fatto bene a partecipare alla mia missione. L’offerta, il sacrificio è partecipazione alla missione, siete solidali. 17 Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto. Paolo insiste su questo aspetto. Lettera ai Filippesi84

85 18 Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio. Ora sono contento di questi doni, profumo gradito a Dio; siete figli di Dio. 19 Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. La ricompensa di questo dono è la crescita nella gloria di Cristo Gesù. Lettera ai Filippesi85

86 20 Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. 21 Salutate ciascuno dei santi in Cristo Gesù. 22 Vi salutano i fratelli che sono con me. Vi salutano tutti i santi, soprattutto quelli della casa di Cesare. Quelli della casa di Cesare, forse i carcerieri. Non sono nemici … La finale della lettera indica che veniva letta nelle assemblee liturgiche. 23 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito. Amen Lettera ai Filippesi86


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