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La storia e la letteratura ci possono insegnare... IV CLST.

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Presentazione sul tema: "La storia e la letteratura ci possono insegnare... IV CLST."— Transcript della presentazione:

1 La storia e la letteratura ci possono insegnare... IV CLST

2 LO SVILUPPO SOSTENIBILE (TAPPE) LA CITTA’ ROMANA L’ECOLOGIA MEDIEVALE LA II° RIVOLUZIONE INDUSTRIALE LA CITTA’ SOSTENIBILE OGGI LA NUVOLA DI SMOG (Calvino) LA DENUNCIA DI PARINI UN’UMANITA ’ SOSTENIBILE

3 Lo sviluppo sostenibile -L’evoluzione di un nuovo atteggiamento verso il Pianeta- Il dibattito sulla questione ambientale, nato tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso con la formazione delle prime Associazioni ambientaliste, ebbe come nodo centrale il rapporto tra economia e ambiente, nella sempre più evidente necessità di preservare la qualità del patrimonio naturale e nella consapevolezza che, essendo le risorse del pianeta tendenzialmente esauribili, dovessero essere rivisti ed equilibrati i modelli di sviluppo.

4  Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere unadefinitiva condizione di armonia, è piuttosto unprocesso di cambiamento tale per cui losfruttamento delle risorse, la direzione degliinvestimenti, lo sviluppo tecnologico e icambiamenti istituzionali siano coerenti con ibisogni futuri oltre che con gli attuali

5 LE PRINCIPALI TAPPE DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE DA COPENAGHEN A DURBAN – STOCCOLMA 1972 (conferenza ONU sull’ambiente umano) IUCN 1980 (strategia mondiale per la conservazione ) COMMISSIONE MONDIALE SU SVILUPPO E AMBIENTE 1983 RAPPORTO BRUNDTLAND 1987 ( In seguito viene emanato il Protocollo di Kyoto) RIO DE JANEIRO 1992 conferenza su sviluppo e ambiente ITALIA 1993 AALBORG 1994 LISBONA 1996 HANNOVER 2000 UNIONE EUROPEA 2001 JOHANNESBURG 2002 DURBAN 2011

6 Le tematiche dei congressi sull’ambiente DAI CONGRESSI SULL’AMBIENTE INDETTI DALLL ‘O.N.U. SONO EMERSI LE SEGUENTI PROBLEMATICHE : Il diritto allo sviluppo per un equo soddisfacimento dei bisogni presenti e futuri Tutela ambientale non separata ma parte integrante del processo di sviluppo La partecipazione dei cittadini, a vari livelli, per affrontare i problemi ambientali I cambiamenti climatici Natura e biodiversità Ambiente e salute La perseveranza di tali temi e la tutela di essi è affidata all’UNESCO

7 Aalborg 1994: la svolta verso la città sostenibile Nel 1994 ad Aalborg si tiene la prima Conferenza Europea sulle Città Sostenibili, dove viene approvata la Carta di Aalborg, carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile : un impegno delle città e regioni europee ad attuare l’Agenda 21 a livello locale e ad elaborare piani d’azione a lungo termine per uno sviluppo durevole e sostenibile, nonché ad avviare la campagna per uno sviluppo durevole e sostenibile delle città europee

8 Le città di oggi presentano problematiche legate sia alla società che all’economia come ad esempio il traffico, l’inquinamento e l’energia. Riguardo al traffico, la città sostenibile decide di potenziare i servizi pubblici, di convincere la gente ad usare le biciclette predisponendo apposite piste ciclabili,chiudere al traffico i centri storici. Riguardo all’ inquinamento, è significativo ricordare che un abitante (europeo o americano) produce in media 2 Kg di immondizia al giorno. Una città medio-piccola (400 mila abitanti) produce ogni giorno 640 tonnellate di rifiuti. Specialmente nelle città contemporanee, la forte domanda di energia può trovare risposta nella diffusione della cultura del risparmio energetico e nella diffusione di tecnologie pulite.

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10 Dall’antichità, la convivenza di migliaia di persone all’interno di una città presentò un insieme di problemi. Problemi logistici Problemi che non esistevano nelle campagne! Problemi di sicurezza Problemi di igiene

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12  Già ai tempi dell’antica Roma iniziarono a presentarsi seri problemi di inquinamento legati allo sviluppo delle città e ai materiali utilizzati per le opere di urbanizzazione.  La grande crescita delle città portò alla estrazione di vari materiali la cui lavorazione iniziò a produrre inquinamento atmosferico, idrico e geologico: polveri della lavorazione del marmo, estrazione e impiego del piombo per vari usi.  Per controllare e contrastare questi emergenti problemi, si vide la necessità di istituire la figura di magistrati chiamati aediles il cui compito consisteva nell'approvvigionamento della città, nel controllo delle strade, nella prevenzione dei frequentissimi incendi e nella gestione degli acquedotti.

13  I loro compiti comprendevano principalmente tre aree di competenza: la prima era la cura urbis: la gestione delle strade cittadine, dei bagni pubblici e degli edifici; la seconda era la cura annonae: la gestione dei mercati, e infine la terza non era altro che la cura ludorum: la gestione dei giochi pubblici e circensi.  La loro figura può essere associata all’attuale Assessorato alle Politiche Territoriali e Ambiente, Parchi e Riserve Naturali, Ciclo Integrato delle Acque, che sovrintende e pianifica la programmazione delle Politiche Territoriali, elabora e promuove gli indirizzi strategici, le azioni, gli strumenti per lo “sviluppo sostenibile”.  L’azione svolta in ambito ambientale è mirata a monitorare il territorio, per offrire gli strumenti idonei a tenere sotto controllo i livelli di inquinamento, ambientale, atmosferico, acustico, elettromagnetico e luminoso, e a predisporre il risanamento e le bonifiche dei siti inquinati, al fine di garantire la certificazione della qualità ambientale.

14 Le città e l’igiene pubblica

15 Nelle città dell’alto Medioevo, poco popolate e prive d’importanti attività produttive, l’igiene pubblica era considerata un problema minore, che veniva in gran parte delegato all’iniziativa e alla cura dei singoli cittadini. La crescita economica del tardo Medioevo sollecitò invece il diretto intervento delle autorità locali: nel corso del ’200, prima in Italia e poi nel resto d’Europa, furono emanati provvedimenti che miravano a porre sotto pubblico controllo le condizioni ambientali delle città e a regolare i criteri di base dell’igiene pubblica. Si proibì, con la minaccia di multe e di scudisciate, di far circolare liberamente animali come le capre, i maiali e le oche, che pascolavano in mezzo ai rifiuti; di abbandonare all’aperto carogne o visceri di animali macellati; di far essiccare lungo le strade le pelli degli animali scuoiati; di fare i propri bisogni nei vicoli; di ammassare letame in prossimità delle chiese e degli edifici pubblici. Si stabilì inoltre che le forche alle quali i cadaveri dei criminali giustiziati venivano lasciati appesi per lungo tempo fossero dislocate in luoghi poco frequentati. Agli abitanti dei vari quartieri fu imposto di tenere puliti e agibili i portici, i canali e le strade.

16 Un problema particolarmente grave era lo smaltimento dei liquami. Poiché le case comuni erano prive di gabinetti, l’antica pratica di gettare i liquami dalle finestre non poteva essere eliminata da un giorno all’altro. Si cercò almeno di limitarla. In alcune città toscane, per esempio, si stabilì che i «lanci» potessero avvenire soltanto dopo il suono della campana serale, e che dovessero essere preceduti da un grido di avvertimento, in modo che i passanti prendessero le debite precauzioni. Si provvide inoltre all’ampliamento della rete fognaria, alla costruzione di nuove cloache e allo scavo di pozzi neri collegati ai vari edifici. Ma queste opere procedevano lentamente per i loro alti costi e per la difficoltà d’intervenire in zone già densamente abitate.

17 La scarsità d’acqua era un grave ostacolo alla pulizia dei centri urbani. Nelle città che non pativano questa mancanza, le strade erano lavate periodicamente grazie a un sistema sbrigativo ma efficace: con un sistema di sbarramenti e di paratie (pareti provvisorie costituite da elementi in legno), l’acqua dei fiumi o dei canali veniva convogliata in modo da creare una piccola ondata di piena che spazzava le strade trascinando via i rifiuti. La consuetudine di lastricare le strade e le piazze principali, allo scopo di eliminare il fango e la polvere, e di facilitare la pulizia, fu introdotta in Italia, prima che nel resto d’Europa, soltanto a partire dal XIII secolo..

18 Ma la battaglia per l’igiene fu lunga e difficile, e avrebbe impiegato vari secoli. L’impegno delle autorità cittadine si scontrava anzitutto con difficoltà oggettive, quali la mancanza di acqua, di fogne o di un regolare servizio pubblico di nettezza urbana. Si scontrava anche con le esigenze vitali della popolazione: l’allevamento di animali come i polli, le capre e i maiali, era sì altamente inquinante, ma forniva alla popolazione una fonte di sostentamento che non era possibile sostituire. Anche alcune attività artigianali erano inquinanti, ma esse si svolgevano spesso presso le abitazioni private, e non c’erano le condizioni né sociali né economiche per concentrarle in appositi quartieri. Ma anche la mentalità della gente rappresentava un ostacolo serio, perché l’igiene è soprattutto un fatto culturale, che non si apprende da un giorno all’altro

19 G.PARINI

20 Ode illuministica scritta da Giuseppe Parini ( ), nella quale critica l’inquinamento (dovuto specialmente alle risaie). Non fu l’unica ode illuministica, scrisse anche :  - L’educazione  - Il bisogno  - L’innesto del vaiolo  - L’evirazione

21  POESIA  1 Oh beato terreno Del vago E UPILI mio, Ecco al fin nel tuo seno M’accogli; e del natìo Aere mi circondi; 5 E il petto avido inondi. 2 Già nel polmon capace Urta sè stesso e scende Quest’etere vivace, Che gli egri spirti accende, E le forze rintegra, E l’animo rallegra. 3 Però ch’austro scortese Quì suoi vapor non mena: E guarda il bel paese Alta di monti schiena, Cui sormontar non vale Borea con rigid’ ale. 4 Nè quì giaccion paludi, Che dall’impuro letto Mandino a i capi ignudi Nuvol di morbi infetto: E il meriggio a’ bei colli Asciuga i dorsi molli. 5 Pera colui che primo A le triste ozïose Acque e al fetido limo La mia cittade espose; E per lucro ebbe a vile La salute civile. 6 Certo colui del fiume Di Stige ora s’impaccia Tra l’orribil bitume, Onde alzando la faccia Bestemmia il fango e l’acque, Che radunar gli piacque. 7 Mira dipinti in viso Di mortali pallori Entro al mal nato riso I languenti cultori; E trema o cittadino, Che a te il soffri vicino. 8 Io de’ miei colli ameni Nel bel clima innocente Passerò i dì sereni Tra la beata gente, Che di fatiche onusta È vegeta e robusta. 9 Quì con la mente sgombra, Di pure linfe asterso, Sotto ad una fresc’ ombra Celebrerò col verso I villan vispi e sciolti Sparsi per li ricolti; 10 E i membri non mai stanchi Dietro al crescente pane; E i baldanzosi fianchi De le ardite villane; E il bel volto giocondo Fra il bruno e il rubicondo,  11 Dicendo: Oh fortunate Genti, che in dolci tempre Quest’aura respirate Rotta e purgata sempre Da venti fuggitivi E da limpidi rivi. 12 Ben larga ancor natura Fu a la città superba Di cielo e d’aria pura: Ma chi i bei doni or serba Fra il lusso e l’avarizia E la stolta pigrizia? 13 Ahi non bastò che intorno Putridi stagni avesse; Anzi a turbarne il giorno Sotto a le mura stesse Trasse gli scelerati Rivi a marcir su i prati 14 E la comun salute Sagrificossi al pasto D’ambizïose mute, Che poi con crudo fasto Calchin per l’ampie strade Il popolo che cade. 15 A voi il timo e il croco E la menta selvaggia L’aere per ogni loco De’ varj atomi irraggia, Che con soavi e cari Sensi pungon le nari. 16 Ma al piè de’ gran palagi Là il fimo alto fermenta; E di sali malvagi Ammorba l’aria lenta, Che a stagnar si rimase Tra le sublimi case. 17 Quivi i lari plebei Da le spregiate crete D’umor fracidi e rei Versan fonti indiscrete; Onde il vapor s’aggira; E col fiato s’inspira. 18 Spenti animai, ridotti Per le frequenti vie, De gli aliti corrotti Empion l’estivo die: Spettacolo deforme Del cittadin su l’orme! 19 Nè a pena cadde il sole Che vaganti latrine Con spalancate gole Lustran ogni confine De la città, che desta Beve l’aura molesta. 20 Gridan le leggi è vero; E Temi bieco guata: Ma sol di sè pensiero Ha l’inerzia privata. Stolto! E mirar non vuoi Ne’ comun danni i tuoi? 21 Ma dove ahi corro e vago Lontano da le belle Colline e dal bel lago E dalle villanelle, A cui sì vivo e schietto Aere ondeggiar fa il petto? 22 Va per negletta via Ognor l’util cercando La calda fantasìa, Che sol felice è quando L’utile unir può al vanto Di lusinghevol canto.

22 «…Certo colui del fiume Di Stige ora s’impaccia Tra l’orribil bitume, Onde alzando la faccia…» (vv.31-34): «…Certo colui del fiume Di Stige ora s’impaccia Tra l’orribil bitume, Onde alzando la faccia…» (vv.31-34): Preoccupazione per la salute dei contadini

23 «…Fra il lusso e l’avarizia E la stolta pigrizia? Ahi non bastò che intorno…» (vv.71-73) I beni della natura non vengono considerati

24 «…Anzi a turbarne il giorno Sotto a le mura stesse Trasse gli scelerati Rivi a marcir su i prati…» (vv.75-78) I cittadini portano acqua nociva per un bene economico

25 «…Gridan le leggi è vero; E Temi bieco guata…» (vv ) Le leggi della natura vengono ignorate

26 «…Ma sol di sè pensiero Ha l’inerzia privata. Stolto! E mirar non vuoi Ne’ comun danni i tuoi?...» (vv ) Critica i cittadini perché egoisticamente causano l’inquinamento

27  CAMPAGNA caratterizzata dalla presenza di laghi, colline e campi. Qui l’aria e le acque non sono inquinate e di conseguenza anche i raccolti risultano essere più sani di quelli in città. Gli abitanti, sono semplici contadini, che, pur dovendo sopportare le fatiche del lavoro quotidiano nei campi, sono felici anche nella semplicità e nella povertà.  CITTA’ In primo luogo, la città (e in particolare Milano) è vista come un posto sporco, ammorbato dai fetori dei fanghi puzzolenti che provengono dai campi circostanti, dai rifiuti umani rovesciati sulle vie e dagli animali abbandonati nelle strade. Parini sottolinea anche il fatto che l’uomo stesso è causa dell’inquinamento della città, poichè mette al primo posto i propri interessi.

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30 La rivoluzione industriale comportò un generale stravolgimento delle strutture sociali dell'epoca, attraverso una impressionante accelerazione di mutamenti che portò nel giro di pochi decenni alla trasformazione radicale delle abitudini di vita, dei rapporti fra le classi sociali, e anche dell'aspetto delle città, soprattutto le più grandi Anche i rapporti fra le classi sociali furono profondamente modificati: l'aristocrazia, già messa in crisi dalla Rivoluzione francese, perse definitivamente, con la Rivoluzione industriale, il suo primato, a favore della borghesia produttiva.

31 Prevalentemente nei centri urbani, specie se industriali, si avvertirono maggiormente i mutamenti sociali, con la repentina crescita di grandi sobborghi a ridosso delle città, nei quali si ammassava il sottoproletariato che dalle campagne cercava lavoro nelle fabbriche cittadine. Si trattava per lo più di quartieri malsani e malfamati, in cui le condizioni di vita per decenni rimasero spesso al limite della vivibilità.

32 AUMENTO PRODUZIONE DEI BENI CONDIZIONI DI LAVORO DIFFICILI ABBASSAMENTO DEI SALARI CRISI DEL LAVORO ARTIGIANALE DIVISIONE DEL LAVORO DA AGRICOLTORI AD OPERAI SFRUTTAMENTO DONNE E BAMBINI

33 DA A

34 Nonostante gli effetti negativi sul proletariato urbano, dovuti alle iniziali condizioni di sfruttamento economico e di urbanizzazione incontrollata, la rivoluzione industriale a lungo andare ha permesso di elevare le condizioni di benessere di una sempre più vasta percentuale della popolazione, conducendo già dalla fine del XIX secolo ad un generale miglioramento delle condizioni sanitarie, un sensibile prolungamento della vita media degli individui, un estendersi della alfabetizzazione, la disponibilità per un maggior numero di persone di beni e servizi che in altre epoche erano totalmente preclusi alle classi più povere.

35 Macchina Vapore Ferrovie Energia Elettrica Telefono e Telegraf o Illuminazione a gas Dinamite Automobile

36 La situazione si è protratta fino a tempi più recenti e ha dato spunto ad una vasta letteratura politica sociologica, ma anche narrativa. In Francia, ad esempio, fu Émile Zola a denunciare attraverso i suoi romanzi le miserevoli condizioni delle classi più umili nella Parigi dell'epoca, o ad esempio dei minatori, nel romanzo "Germinal". Prima ancora, in Gran Bretagna, Charles Dickens aveva più volte ritratto nei suoi romanzi una umanità disperata e incattivita dagli spietati meccanismi produttivi imposti dalla rivoluzione industriale.

37 Nella seconda metà dell’800 viene data nell’arte grande rilevanza alla raffigurazione dell’uomo contemporaneo mentre lavora: gli ambienti sono prevalentemente quello urbano, industriale come nel celebre Laminatoio di Adolf Menzel ( ),e quello agricolo, come nei dipinti del grande pittore francese Jean-françois Millet ( ).In molti dipinti dell’epoca troviamo, inoltre, la documentazione delle trasformazioni che l’industria impone al paesaggio naturale.

38 Adolf Menzel,Laminatoio, 1875 Jean-François Millet,Le spigolatrici,1857

39 Italo Calvino >

40  Il racconto risale al  Lo scrittore aveva 35 anni ed aveva appena superato una crisi di carattere ideologico, staccandosi dal partito comunista.

41  L’eroe di questa novella è un giornalista che,schiacciato da un’esistenza qualsiasi,parte alla volta di una grande metropoli alla ricerca di un destino che lo faccia sentire vivo. Il giornalista viene assunto come redattore di un’importante testata dal nome simbolico «La Purificazione». Questo giornale,di proprietà dell’ingegnere- imprenditore Cordà,è l’organo di una società ammalata. Il direttore infatti è anche il presidente dell’impresa che,più di tutte inquina la città.  L’atmosfera è letteralmente e figurativamente inquinata :ovunque la nuvola di smog fa sentire la sua presenza pesante. La nuvola di smog che uccide le belle mattine di primavera,diventa così uno scherzo di fronte all’atmosfera da fine del mondo che pervade la città.  Gli abitanti si adattano perfettamente al paesaggio assurdo, ripetitivo, burbero; e il giornalista, giuntovi per trovare la vita, il palpabile, trova invece un’esistenza divisa tra la redazione, la birreria e la sua stanza. Niente di più.  La novella termina con la speranza del protagonista(il giornalista va in campagna e vive con serenità momenti come quelli del bucato);e l’incubo di un mondo senza possibilità di salvezza.

42  ‘ ’Lo smog! _Gridai a Claudia_ Vedi quella? E’ una nuvola di smog! Ma lei,senza ascoltarmi,era presa da qualcosa che aveva visto volare,uno stormo di uccelli,e io restavo lì affacciato a guardare per la prima volta dal di fuori la nuvola che mi circondava in ogni ora,la nuvola che abitavo e che mi abitava,e sapevo che di tutto il mondo variegato che m’era intorno solo quello m’importava.’’

43  L’editore del giornale possiede varie imprese sparse in tutto il mondo, ma la presidenza — semplicemente onorifica — dell’ E.P.A.U.C.I. (Ente per la Purificazione dell’Atmosfera Urbana dei Centri Industriali) è quella che lo gratifica di più, perché, secondo lui, rappresenta una battaglia per un fine ideale. Grottesco il fatto che proprio la sua impresa sia la più grande generatrice di smog dell'intera città!, ma «I santi non cambierebbero il loro modo di vivere se sapessero che il Paradiso non esiste?»  La natura non ha mai prodotto catastrofi così grandi come quelle create dall’indifferenza dell'uomo infatti gli si ritorce contro nel modo più grave possibile.

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45  Mi immergo nell’ acqua blu scura,  dipingo di rosso il cielo che mi circonda  e lascio intraveder,all’occhio di chi se ne cura,  quel giallo tossico che attorno gronda.   “Fratello sole, guarda la mia foce  colma di fango in un giaciglio salato;  filtrami,epurami,detergi questa voce  o prosciuga il mio pianto che ormai è malato”.   “Spera che il tuo grido venga ascoltato  Da chi pretende di studiar le stelle  Ma non si cura di questo mondo abitato”.   Le nostre città son fatte di celle  Melma nera or c’è nel nostro fiato:  Ma per noi oggi e per l’altrui doman la nostr’anima è ribelle!


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