La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La questione della lingua nella letteratura italiana da Dante a Manzoni 2. Dante e il Trecento.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "La questione della lingua nella letteratura italiana da Dante a Manzoni 2. Dante e il Trecento."— Transcript della presentazione:

1 La questione della lingua nella letteratura italiana da Dante a Manzoni 2. Dante e il Trecento

2 Dante Alighieri ( ) nel canto XXVI del Paradiso – Adamo, primo uomo Opera naturale è ch’uom favella; ma così o così, natura lascia poi fare a voi, secondo che v’abbella [...] l’uso de’ mortali è come fronda in ramo, che sen va e altra vene.

3 La filologia umanistica il mutamento naturale della lingua i vari stati diacronici di un idioma Petrarca:  l’edizione critica di Livio  lo smascheramento del Privilegium maius a faecibus ad fontes

4 De vulgari eloquentia un frammento di due libri da Jacopo Corbinelli a Parigi Cum neminem ante nos de vulgaris eloquentie doctrina quiequam inveniamus tractasse, atque talem scilicet eloquentiam penitus omnibus necessariam videamus... il volgare = la lingua naturale la grammatica = la lingua artificiale la traduzione di Giangiorgio Trissino del 1529

5 Lingua naturale e lingua artificiale Dicω, che ’l parlar vωlgare chiamω quellω, nel quale i fanciulli sωnω assuefatti da gli assistεnti, quandω primiεramente cωmincianω a distinguere le vωci; o verω cωme più briεvemente si pùo dire, il vωlgar parlare affermω εssere quellω, il quale sεnz’altra rεgωla imitandω la Balia s’apprende. Ecci anchωra un altrω secωndo parlare, il quale i Rωmani chiamanω Grammatica; ε questω secωndariω hannω parimente’ i Grεci, εt altri, ma nωn tutti; perciò, che pochi a l’habitω di essω pervεngωnω; Cωnciò sia, che senωn per spaziω di tεmpω, εt assiduità di studiω si pωnnω prεndere le rεgωle, ε la dωttrina di lui. Di questi dui parlari adunque il vωlgare è più nobile, sì perché fu il primω, che fωsse da l’humana generaziωne uςatω, sì εziandiω perché di essω tuttω ’l mωndω ragiωna; avegna, che in diversi vωcabωli, ε diverse prωlazioni sia divisω; sì anchωra per εssere naturale a nωi, εssendω quell’altrω artificiale. E di questω più nobile è la nostra intenziωne di trattare.

6 Il volgare italico il latino – artificiale e meno nobile il volgare – più nobile, perché più antico, e naturale l’origine del linguaggio la costruzione della torre di Babele tre gruppi predominanti: la lingua d’oc la lingua d’oïl la lingua del sì 14 dialetti principali

7 L’illustre loquela dell’Italia Essεndω il vωlgare Italianω per mωlte variεtà dissωnante, investighiamω la più bεlla, εt illustre lωquεla di Italia; εt acciò che a la nostra investigazione pωssiamω havere un picciωlω calle, gettiamω prima fuori de la selva lj’ arbωri attraversati, ε le spine. I Sardi anchωra, i quali nωn sωnω d’Italia, ma a la Italia accωmpagnati, gettiam via; perché questi sωli ci paiωnω εssere sεnza propriω vωlgare, εt imitanω la Grammatica cωme fannω le Simie lj huomini; perché dicωnω, Domus nova, εt dominus meus.

8 Il dialetto toscano il siciliano in poesia una lingua municipale Cino da Pistoia, Guido Cavalcanti, e Dante Bologna, centro storico del notariato Dωpω questi vegniamω a li Tωscani, i quali per la lωrω pazia insensati, pare, che arrωgantemente s’attribuiscanω il titωlω sωl vulgare Illustre; εt in questω nωn sωlamente la ωpiniωne de i plebεi impazisse, ma ritruovω mωlti huomini famωςi haverla havuta. nessun dialetto migliore degli altri il denominatore comune di tutti i mezzi d’espressione regionali

9 Il compromesso linguistico Dapoi che havemω cercatω per tutti i salti, ε pascωli d’Italia, ε nωn havemω quella Panthera, che cerchiamω, trωvatω; per pωtere essa mεljω trωvare, cωn più ragiωne investighiamωla; [...] si può diςcεrnere il vωlgare, che disωpra cercavamω, εssere quellω, che in ciascuna città appare, ε che in niuna ripoςa. i quattro aggettivi: illustre cardinale aulico curiale un trattato di retorica e di poetica i modelli del provenzale Bertrand del Born nelle armi Arnaut Daniel nell’amore Giraut de Borneil nella virtù

10 I modelli provenzali O frate, disse, questi [Arnaud] ch’io ti cerno col dito, e additò, un spirto innanzi, fu miglior fabbro del parlar materno. Versi d’amore e prose di romanzi soverchiò tutti; e lascia dir li stolti che quel di Lemosì [Gérard] credon ch’avanzi. le capacità espressive del latino uno stile alto e sublime per gli eventi tragici un volgare mezzano per la letteratura comica un volgare umile per le creazioni elegiache

11 Convivio opera in volgare composta di rime e di un commento 14 trattati progettati i primi quattro compiuti nel 1307 il latino più nobile, perché stabile [...] lo latino è perpetuo e non corruttibile, e lo volgare è non stabile e corruttibile. più regolarizzato, perché artificiale [...] lo volgare seguita uso, lo latino arte. troppo nobile per versi in volgare troppo artificiale per i sentimenti il latino [...] non sa s’è cane o lupo o becco.

12 La familiarità e la bontà propria la difesa personale del volgare i vili traditori della lingua comune A perpetuale infamia e depressione de li malvagi uomini d’Italia, che commendano lo volgare altrui e lo loro proprio dispregiano, dico che la loro mossa viene da cinque abominevoli cagioni. La prima è cechitade di discrezione; la seconda, maliziata escusazione; la terza, cupidità di vanagloria; la quarta, argomento d’invidia; la quinta e ultima, viltà d’animo, cioè pusillanimità. E ciascuna di queste retadi ha sì grande setta che pochi sono quelli che siano da esse liberi.

13 La necessità del volgare lo strumento della nuova cultura una nobile missione civile Questo sarà quello pane orzato del quale si satolleranno migliaia, e a me ne soperchieranno le sporte piene. Questo sarà luce nuova, sole nuovo, lo quale surgerà là dove l’usato tramonterà, e darà lume a coloro che sono in tenebre e in oscuritade, per lo usato sole che a loro non luce. qui in tenebris et in umbra mortis sedent l’emancipazione dell’uomo attraverso la forza della parola

14 Vita Nuova a Ecloga: ovis gratissima ubera... lactis abundans E lo primo che cominciò a dire sì come poeta volgare, si mosse però che volle fare intendere le sue parole a donna, a la quale era malagevole d’intendere i versi latini. una ricerca teorica e personale della lingua degli italiani una continua sperimentazione di variazioni stilistiche il multilinguismo del poeta

15 La Divina Commedia registri sociali varietà diacroniche e regionali invenzioni melodiose (la lingua di Nembrot) deformazioni di idiomi stranieri latinismi liturgici e scolastici dialetto regionale dolce favellar natio

16 Le prime produzioni letterarie le varianti linguistiche la scuola siciliana la poesia umbra quella toscana i romanzi dell’Italia settentrionale un prototipo della lingua cortigiana francesismi: se Dio m’aide – aiuta un clero visaggio – viso luminoso le garzette – fanciulle provenzalismi: pascore – primavera risbaldire – rallegrarsi

17 Le particolarità locali Antonio da Ferrara ( ) una grammatica vernacolare le more quando è ben morate – sono ben mature tratti fonetici della zona d’origine valise – valigie zoiosi – gioiosi Francesco di Vannozzo ( ) -azza (per -accia) in cazza -esse (per -este) in saresse zuoba – giovedì Senuccio del Bene (fine del Duecento – 1349) Fazio degli Uberti ( ) il fiorentino letterario o il toscano poetico

18 Vincenzo Monti Lettera al Marchese Gian Giacomo Trivulzio: La lingua Italiana, chiamata da Dante (Conv., p. 1) Volgare delle città d’Italia (e nota bene d’Italia, non di Toscana), non è tutta lingua creata dal popolo. La più nobile parte di essa dal popolo non intesa, è artificiata: sentenza dello stesso grande dottore. Essa è opera del sapere, che la tira da altre lingue tanto morte che vive, o le trasmuta a piacimento (è sempre Dante che parla), o l’inventa secondo il perpetuo nascere delle nuove idee. Dunque il nome che le vien dato di Lingua Toscana, è fuor di ragione. Altrimenti dovremmo dire Toscano anche il sapere, e Dante uno stolto.

19 L’uso del toscano Antonio da Tempo: Summa artis rithmicae, 1332 la traduzione di Francesco Baratella (1447) : Se pò domandare per che più tosto usemo parole toscane in ritimi, cha altre. Se responde, che la lingua tusca è più apta a la lettera che altra lingua, perché è più communa e intelligibile. la poesia del Dolce Stil Nuovo e di Dante i volgarizzamenti dai classici il Concilio di Tours (813): la traduzione in volgare una liturgia bilingue ut easdem omilias quiques aperte transferre studeat in rusticam romanam linguam aut thiotiscam, quo facilius cuncti possint intelligere quae dicuntur nullus se excusare poterit quod non habeat linguam unde possit aliquem aedificare

20 La traduzione dei testi sacri Tommaso Gozzadini(?): Fiore di virtù, ~1320 le cose spirituali non si possono sì propriamente esprimere per paravole volgari come si esprimono in latino Iacopo Passavanti ( ): Specchio di vera penitenza, 1354 la poesia religiosa: Francesco d’Assisi Iacopone da Todi ad docendas plebes

21 I notai le Artes dictandi et concionandi le Institutiones oratoriae et poeticae l’università di Bologna Guido Faba ( ): Gemma purpurea, Parlamenta et epistole, 1242 volgare in tre varianti stilistiche Guittone d’Arezzo ( ) i precetti della retorica latina Lettere l’impiego del cursus latino

22 Nuovi elementi lessicali e stilistici Fra Guidotto da Bologna: Fiore di rettorica, ~1258 Rhetorica ad Herennium Cicerone: De inventione Brunetto Latini ( ): Rettorica Latini: Li liures dou Tresor maestro di Dante Etica nicomachea di Aristotele – Taddeo Alderotti arricchire l’espressività del volgare nuovi elementi tecnici del lessico latino Bartolomeo da San Concordio ( ): Esemplo uomo (uomo non si dee reputare savio) abbo – habeo

23 Nel campo della poesia Giacomo da Lentini (fine del secolo XII – ~1250) Madonna dir vi voglio Madonna, dir vi voglio como l’amor m’à priso inver lo grande orgoglio che voi, bella, mostrate, e no m’aita, oi lasso, lo meo core, che ’n tante pene è miso che vive quando more per bene amare, e teneselo a vita. Gianfranco Folena: Volgarizzare e tradurre (1991) in provenzale da Folchetto di Marsiglia: A vos, midonz, voill retrair’en cantan cossi ’m destreign Amors e men’a fre vas l’orguoill gran, e no m’aiuda re que ’m mostras on plus merce vos deman; mas tan mi son li consir e l’afan que viu quant muer per amar finamen.

24 I centri urbani Mario Sanfilippo: Dentro il Medioevo (1990): Nel tardo medioevo, data l’esistenza di numerosi centri urbani (maggiori, medi e minori; maggiori come Firenze, Pisa, Siena e Lucca; medi come Pistoia, Arezzo, Prato, Volterra e San Gimignano; minori come Cortona, Borgo San Sepolcro, Montepulciano, ecc.), la Toscana settentrionale e centrale è il territorio più urbanizzato d’Europa.

25 Giovanni Villani: Cronica Firenze al culmine della sua grandezza e grassezza: Nel detto tempo essendo la nostra città di Firenze nel maggior stato e più felice, che mai fosse stata dappoi ch’ella fu redificata, o prima, sì di grandezza e potenza, e sì di numero di genti, che più di trentamila cittadini avea nella cittade, e più di sessantamila distrittuali d’arme avea in contado, e di nobiltà di buona cavalleria e di franco popolo e di richezze grandi, signoreggiando quasi tutta Toscana.

26 I commercianti e Dante Boccaccio a Napoli nella compagnia dei Bardi i Libri di famiglia una specie di autodefinizione L’Acerba di Cecco d’Ascoli ( ) Dittamondo di Fazio degli Uberti Quadriregio di Federico Frezzi

27 Francesco Petrarca Rerum vulgarium fragmenta un linguaggio raffinato e letterario hic placet ↔ sed nondum correcta est gli Stilnovisti e i Siciliani i Provenzali Deo o digno † -anza (come rimembranza) piede → pede condotto → condutto la rarefazione lessicale il volgare illustre la lingua sacra del Vecchio Testamento i classici latini un lessico ricco di latinismi la tradizione aulica latineggiante fino all’epoca del Leopardi

28 Giovanni Boccaccio Decameron tutti i ceti sociali (borghese, ecclesiastico, principesco, contadino) le tre decades Ab urbe condita di Tito Livio Teseida – epico Commedia delle Ninfe – comico Elegia di Madonna Fiammetta – elegiaco le presenti novellette... le quali non solamente in fiorentin volgare ed in prosa scritte per me sono una prosa ricca di precetti retorici Umana cosa è aver compassione dègli afflìtti... il cursus planus (tonico – atono – tonico – atono)

29 Avvicinare il volgare al latino il Decameron = una nuova prosa italiana l’umanesimo petrarchesco → il neolatino purificato nelle acque delle fonti classiche nella seconda metà del Trecento translatio artium: dall’Antichità al Trecento le tenebrae del Medioevo ignorante la nuova storiografia in latino Genealogia deorum gentilium De claris mulieribus De casibus virorum illustrium Corbaccio Trattatello in laude di Dante Croniche dei Villani (Giovanni, suo fratello Matteo e Filippo, figlio di questo ultimo) Historiae Florentinae urbis et Florentini populi


Scaricare ppt "La questione della lingua nella letteratura italiana da Dante a Manzoni 2. Dante e il Trecento."

Presentazioni simili


Annunci Google