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Alcuni punti fermi sul piano normativo, culturale ed educativo

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Presentazione sul tema: "Alcuni punti fermi sul piano normativo, culturale ed educativo"— Transcript della presentazione:

1 Alcuni punti fermi sul piano normativo, culturale ed educativo
Guida ragionata sulle norme relative all’iscrizione, inserimento e accoglienza degli alunni non italofoni nelle scuole Alcuni punti fermi sul piano normativo, culturale ed educativo a.s Marialuce Bongiovanni

2 La scelta interculturale
nella normativa

3 Percorso della normativa scolastica in materia
sino al 1989 : la tendenza integrazionista orientata all’assimilazione dei diversi ha portato ad esprimere l’interculturalità nella scuola essenzialmente attraverso misure compensative; le norme sono finalizzate al solo tema dell’inserimento dell’alunno straniero nelle classi. dal 1990 in poi: le tematiche interculturali vengono recepite in senso più ampio ed estese anche agli autoctoni, indifferentemente dalla presenza di alunni stranieri in classe; è il momento di scelte di educazione interculturale Circolare ministeriale del 26 luglio 1990, n. 205, La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale; Circolare ministeriale del 2 marzo 1994, n. 73, Dialogo interculturale e convivenza democratica: l’impegno progettuale della scuola ; Legge n. 40/98 art. 36

4 Due termini vengono confusi e utilizzati come sinonimi: interculturale e multiculturale. ..
Il termine multiculturale descrive una situazione di fatto, indica una realtà in cui sono presenti individui e gruppi di etnie e culture diverse. Il termine interculturale ha invece carattere dinamico ed evidenzia le relazioni e i processi che si stabiliscono tra soggetti o gruppi appartenenti a culture o etnie diverse. distinzione di ordine concettuale e terminologico proposta dal Consiglio d'Europa nel testo programmatico del 1989 (Conseil de l'Europe, L'education Interculturelle. Concept, context et programme, Strasbourg 1989)

5 Chi sono gli alunni stranieri?
… sono gli alunni “non nativi” che non parlano l’italiano come madre lingua, ma che hanno l’italiano come lingua di socializzazione secondaria e di scolarizzazione. cioè i bambini e ragazzi Sinti e Rom i bambini e ragazzi appartenenti a varie minoranze linguistiche presenti in Italia, i figli di immigrati nati in Italia (la seconda e terza generazione), i bambini e ragazzi stranieri che si uniscono ai genitori di adozione, i figli di immigrati arrivati in Italia con i genitori o per ricongiungimento familiare, i ragazzi stranieri che hanno lasciato il loro paese per ragioni diverse. Per la normativa ufficiale: 'alunni stranieri' sono solo quelli appartenenti agli ultimi due gruppi!!! Tuttavia TUTTI hanno bisogno di un supporto linguistico diverso da chi l’italiano lo parla in famiglia e con il gruppo dei pari quotidianamente e sin dall’infanzia La presenza degli alunni di origine non italofona, in progressivo aumento negli ultimi anni, è un dato che ha condotto l’Italia a compiere la scelta della piena integrazione di tutti nella scuola. individuando nell’educazione interculturale lo sfondo integratore cui accomunare tutte le discipline e tutti gli insegnanti. Tale integrazione è oggi comunemente intesa come un processo bidirezionale, che prevede diritti e doveri tanto per gli immigrati quanto per la società che li accoglie.

6 Oltre ogni definizione …
Principio fondamentale : i minori stranieri, come quelli italiani, sono innanzitutto persone titolari di diritti e doveri che prescindono dalla loro origine nazionale. In quest’ottica… la scelta interculturale rappresenta il rifiuto della logica dell’assimilazione come di quella di un rafforzamento delle comunità etniche chiuse il sostegno della logica del confronto, del dialogo, del reciproco arricchimento dentro la convivenza delle differenze. “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.” (Dichiarazione Universale Diritti Umani 1948, art. 2) ”Gli Stati parte si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione ed a garantirli ad ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di razza, di colore, di sesso,di lingua, di religione, di opinione pubblica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza” (Convenzione diritti dell’infanzia 1989, art. 2 )

7 La scelta dell’educazione interculturale
Il sostegno della logica del confronto e del dialogo dentro la convivenza delle differenze fa si che la scuola debba essere … “… il luogo centrale per la costruzione e la condivisione di regole comuni, in quanto può agire attivando una pratica di vita quotidiana che si richiami al rispetto delle forme democratiche di convivenza e, soprattutto, può trasmettere le conoscenze storiche, sociali, giuridiche ed economiche che sono saperi indispensabili nella formazione della cittadinanza societaria”.

8 Inserimento e accoglienza

9 L’inserimento scolastico e l’accoglienza
(..) La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tal fine promuove e favorisce iniziative volte all´accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d´origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni. (…) Le iniziative e le attività di cui al comma 3 sono realizzate sulla base di una rilevazione dei bisogni locali e di una programmazione territoriale integrata, anche in convenzione con le associazioni degli stranieri, con le rappresentanze diplomatiche o consolari dei Paesi di appartenenza e con le organizzazioni di volontariato. E’ la stessa normativa a richiedere di accogliere ed inserire gli alunni non italofoni dando loro pari opportunità, ribadendo non solo il diritto alla scuola per tutti, ma l´obbligo all´inserimento scolastico dei minori non italofoni presenti nel territorio art. 36, c.3 e 4 - Legge n.40/98 Istruzione degli stranieri. Educazione Interculturale

10 Ogni scuola definisce …
L’inserimento scolastico e l’accoglienza L’inserimento scolastico dipende molto dalla qualità dell’accoglienza di ciascun istituto scolastico. art.45 del D.P.R. n.394 del 31/8/99 Ogni scuola definisce … principi, indicazioni e criteri, riguardanti le modalità di iscrizione e di inserimento degli alunni immigrati. Art. 45 (Iscrizione scolastica) I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all'obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L'iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell'anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva. L'iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull'identità dichiarata dell'alunno, il titolo viene rilasciato all'interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell'iscrizione. I minori stranieri soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto: dell'ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell'alunno, che può determinare l'iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all'età anagrafica. dell'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno. del corso di studi eventualmente seguito dall'alunno nel Paese di provenienza. del titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno. Il collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi: la ripartizione è effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri. Il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento, allo scopo possono essere, adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni, per facilitare l'apprendimento della lingua italiana, utilizzando, ove possibile, le risorse professionali della scuola. Il consolidamento della conoscenza e della pratica della lingua italiana può essere realizzata altresì mediante l'attivazione di corsi intensivi di lingua italiana sulla base di specifici progetti, anche nell'ambito delle attività aggiuntive di insegnamento per l'arricchimento dell'offerta formativa. Il collegio dei docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l'ente locale, l'istituzione scolastica si avvale dell'opera di mediatori culturali qualificati. Allo scopo di realizzare l'istruzione o la formazione degli adulti stranieri il Consiglio di circolo e di istituto promuovono intese con le associazioni straniere, le rappresentanze diplomatiche consolari dei Paesi di provenienza, ovvero con le organizzazioni di volontariato iscritte nel Registro di cui all'articolo 52 allo scopo di stipulare convenzioni e accordi per attivare progetti di accoglienza; iniziative di educazione interculturale; azioni a tutela della cultura e della lingua di origine e lo studio delle lingue straniere più diffuse a livello internazionale. Per le finalità di cui all'articolo 38, comma 7, del testo unico, le istituzioni scolastiche organizzano iniziative di educazione interculturale e provvedono all'istituzione, presso gli organismi deputati all'istruzione e alla formazione in età adulta, di corsi di alfabetizzazione di scuola primaria e secondaria; di corsi di lingua italiana; di percorsi di studio finalizzati al conseguimento del titolo della scuola dell'obbligo; di corsi di studio per il conseguimento dei diploma di qualifica o del diploma di scuola secondaria superiore; di corsi di istruzione e formazione del personale e tutte le altre iniziative di studio previste dall'ordinamento vigente. A tal fine le istituzioni scolastiche possono stipulare convenzioni ed accordi nei casi e con le modalità previste dalle disposizioni in vigore. Il Ministro della pubblica istruzione, nell'emanazione della direttiva sulla formazione per l'aggiornamento in servizio del personale ispettivo, direttiva e docente, detta, disposizioni per attivare i progetti nazionali e locali sul tema dell'educazione interculturale. Dette iniziative tengono conto delle specifiche realtà nelle quali vivono le istituzioni scolastiche e le comunità degli stranieri al fine di favorire la loro migliore integrazione nella comunità locale. delibera del Collegio dei docenti

11 motivazioni di carattere pedagogico e socio-relazionale
Prepararsi ad accogliere un alunno straniero non significa preoccuparsi solo per lui, ma cercare di rispondere alle esigenze di tutti. L´attenzione alla diversità nel suo significato più ampio insegna ad accogliere tutte le diversità nello stesso modo e con la stessa considerazione. La diversità è una categoria generale, di significato pedagogico, oltre che sociale e culturale, che impegna l´intera scuola al rispetto delle biografie personali, alla valorizzazione dei talenti, alla presa in considerazione dei bagagli di esperienza e di conoscenza degli alunni; è una potenziale risorsa per l´innovazione, visto che dà vita a nuove esperienze e significati culturali. La spinta al cambiamento non deriva solamente da riflessioni pedagogiche, ma scaturisce da dinamiche reali, pressanti e coinvolgenti: la scuola viene chiamata a misurarsi con culture differenti, con atteggiamenti nuovi, con interazioni non sperimentate prima, con sistemi diversi di valori. Prepararsi ad accogliere un alunno straniero non significa preoccuparsi solo per lui, ma cercare di rispondere alle esigenze di tutti. L´attenzione alla diversità nel suo significato più ampio insegna ad accogliere tutte le diversità nello stesso modo e con la stessa considerazione. La diversità è una categoria generale, di significato pedagogico, oltre che sociale e culturale, che impegna l´intera scuola al rispetto delle biografie personali, alla valorizzazione dei talenti, alla presa in considerazione dei bagagli di esperienza e di conoscenza degli alunni; è una potenziale risorsa per l´innovazione, visto che dà vita a nuove esperienze e significati culturali. La spinta al cambiamento non deriva solamente da riflessioni pedagogiche, ma scaturisce da dinamiche reali, pressanti e coinvolgenti: la scuola viene chiamata a misurarsi con culture differenti, con atteggiamenti nuovi, con interazioni non sperimentate prima, con sistemi diversi di valori. Prepararsi ad accogliere un alunno straniero non significa preoccuparsi solo per lui, ma cercare di rispondere alle esigenze di tutti. L´attenzione alla diversità nel suo significato più ampio insegna ad accogliere tutte le diversità nello stesso modo e con la stessa considerazione. La diversità è una categoria generale, di significato pedagogico, oltre che sociale e culturale, che impegna l´intera scuola al rispetto delle biografie personali, alla valorizzazione dei talenti, alla presa in considerazione dei bagagli di esperienza e di conoscenza degli alunni; è una potenziale risorsa per l´innovazione, visto che dà vita a nuove esperienze e significati culturali. La spinta al cambiamento non deriva solamente da riflessioni pedagogiche, ma scaturisce da dinamiche reali, pressanti e coinvolgenti: la scuola viene chiamata a misurarsi con culture differenti, con atteggiamenti nuovi, con interazioni non sperimentate prima, con sistemi diversi di valori. L’inserimento scolastico e l’accoglienza Accogliere un alunno straniero non significa preoccuparsi solo per lui, ma cercare di rispondere alle esigenze di tutti … l’ attenzione alla diversità conduce ad accogliere tutte le diversità nello stesso modo e con la stessa considerazione. La spinta al cambiamento non deriva solamente da riflessioni pedagogiche, ma scaturisce da dinamiche reali, pressanti e coinvolgenti: la scuola viene chiamata a misurarsi con culture differenti, con atteggiamenti nuovi, con interazioni non sperimentate prima, con sistemi diversi di valori. motivazioni di carattere pedagogico e socio-relazionale

12 L’inserimento scolastico e l’accoglienza
La diversità è una categoria generale, di significato pedagogico, oltre che sociale e culturale, che impegna l´intera scuola al rispetto delle biografie personali, alla valorizzazione dei talenti, alla presa in considerazione dei bagagli di esperienza e di conoscenza degli alunni; è una potenziale risorsa per l´innovazione, visto che dà vita a nuove esperienze e significati culturali. progettualità adeguata per un´accoglienza efficace e competente dispositivi e percorsi non rigidi e burocratici, ma flessibili ed operativi, pronti ad essere attivati per far fronte a tutte le necessità motivazioni di carattere pedagogico e socio-relazionale motivazioni di carattere pedagogico e socio-relazionale

13 Protocollo d’Accoglienza …
L’inserimento scolastico e l’accoglienza Protocollo d’Accoglienza … … documento che definisce , oltre le modalità di iscrizione e inserimento degli alunni non italofoni, anche compiti e ruoli degli operatori, le diverse fasi dell’accoglienza e delle attività di supporto / facilitazione per l’apprendimento della lingua italiana. Per accogliere è necessario, infatti, seguire procedure di inserimento non casuali o improvvisate, promuovere dispositivi per l’accoglienza, e infine, avere strumenti informativi e documenti in varie lingue.

14 Il Protocollo d’accoglienza formalizza …
… il rapporto dell’alunno e della sua famiglia con la realtà scolastica! 4 ambiti distinti: amministrativo-burocratico (l'iscrizione) comunicativo-relazionale (prima conoscenza) educativo-didattico (proposta di assegnazione alla classe, accoglienza, educazione interculturale, insegnamento dell'italiano seconda lingua) sociale (rapporti e collaborazioni con il territorio).

15 Il Protocollo “tipo” esplicita …
modalità di iscrizione e documenti e certificati necessari 2. criteri e modalità di assegnazione alla classe di frequenza 3. materiali per l’osservazione e la valutazione iniziale 4. materiali informativi a disposizione delle famiglie 5. modalità di approccio e conoscenza della famiglia 6. risorse umane esterne e interne disponibili per la costruzione del percorso educativo e didattico 7. rapporti scuola - enti locali - organizzazioni sul territorio

16 Iscrizione alunni stranieri
e assegnazione classi

17 Procedure per l’iscrizione …
[1] art. 68 della Legge 17 maggio 1999, n. 144; art. 2 della Legge n. 53/2003; art.1 del D. L.vo 15 aprile 2005, n. 76 ; art. 38 del D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286; art. 45 del D.P.R. n. 394/99 Procedure per l’iscrizione … … non sono diverse da quelle previste per gli studenti italiani; la normativa inoltre prevede casistiche e particolarità volte a facilitare l’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione degli studenti non italofoni L’obbligo d’istruzione, infatti, interessa anche i minori stranieri indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al soggiorno in Italia. procedure per l’iscrizione di minori non italofoni non art. 68 Legge n. 144/1999; art. 38 D.L.vo n. 286/ 1998; art. 45 del D.P.R. n. 394/99; art. 2 Legge n. 53/2003; art. 1 D. L.vo n. 76/2005;

18 Il personale degli Uffici di Segreteria di una scuola spesso rappresenta il primo contatto dell’alunno non italofono e della sua famiglia con il sistema scolastico italiano; per questa ragione, tale contatto dovrebbe avvenire all’interno di una più generale procedura di accoglienza della scuola al fine di consentire al personale amministrativo la raccolta di una serie di informazioni di merito sull’alunno che consentano di adottare decisioni adeguate sia sulla classe in cui deve essere inserito sia sui percorsi di facilitazione che dovrebbero essere attivati. L´iscrizione rappresenta il primo momento di un percorso d´accoglienza per l´alunno non italofono e per la sua famiglia; essa non può essere avulsa dal contesto culturale e normativo generale , quello che trova nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia il punto di riferimento principe e per questo è più corretto parlare di accoglienza e integrazione anche per coloro che nelle scuole sono preposti a questa procedura!!! Oltre l’iscrizione … L´iscrizione rappresenta il primo momento di un percorso d´accoglienza per l´alunno non italofono e per la sua famiglia e non può essere avulsa dal contesto culturale e normativo generale … … il personale degli Uffici di Segreteria di una scuola spesso rappresenta il primo contatto dell’alunno non italofono e della sua famiglia con il sistema scolastico italiano ;; … tale contatto dovrebbe avvenire all’interno di una più generale procedura di accoglienza della scuola al fine di consentire al personale amministrativo la raccolta di una serie di informazioni di merito sull’alunno che consentano di adottare decisioni adeguate sia sulla classe in cui deve essere inserito sia sui percorsi di facilitazione che dovrebbero essere attivati.

19 Gli uffici di segreteria, non hanno solo compiti burocratici …
Il personale degli Uffici di Segreteria di una scuola spesso rappresenta il primo contatto dell’alunno non italofono e della sua famiglia con il sistema scolastico italiano; per questa ragione, tale contatto dovrebbe avvenire all’interno di una più generale procedura di accoglienza della scuola al fine di consentire al personale amministrativo la raccolta di una serie di informazioni di merito sull’alunno che consentano di adottare decisioni adeguate sia sulla classe in cui deve essere inserito sia sui percorsi di facilitazione che dovrebbero essere attivati. L´iscrizione rappresenta il primo momento di un percorso d´accoglienza per l´alunno non italofono e per la sua famiglia; essa non può essere avulsa dal contesto culturale e normativo generale , quello che trova nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia il punto di riferimento principe e per questo è più corretto parlare di accoglienza e integrazione anche per coloro che nelle scuole sono preposti a questa procedura!!! Gli uffici di segreteria, non hanno solo compiti burocratici … … tra il personale di segreteria è importante individuare una persona incaricata del ricevimento delle iscrizioni degli alunni stranieri, anche al fine di affinare progressivamente abilità comunicative e relazionali per l´interazione con cittadini stranieri. … durante la fase di iscrizione del minore non italofono, svolgono anche attività propedeutiche alle future fasi dell’integrazione. La fase dell’iscrizione, prevede anche la raccolta di informazioni e documentazione relativa: alla precedente scolarità (se esistente), alle eventuali certificazioni sanitarie (vaccinazioni), alla condizione anagrafica (eventuale documento di riconoscimento alunno, domicilio); alla dichiarazione dell’opzione di avvalersi o meno della religione cattolica Sarebbe bene che il personale ATA istruito per la prima accoglienza del minore fornisse ai genitori stranieri materiale in più lingue per una prima informazione sul sistema scolastico italiano. La consegna di documentazione bilingue o in lingua d´origine propone un volto disponibile della scuola, così come l´esposizione di avvisi e indicazioni nelle bacheche e sui muri e le porte della scuola. È anche possibile l´intervento di mediatori linguistici, ove ritenuto necessario. ;;

20 Dopo la segreteria … … Il primo incontro dei genitori stranieri, di carattere inevitabilmente amministrativo, è bene che si concluda con la programmazione di un incontro fra i genitori e il nuovo alunno con … il Dirigente Scolastico cui compete, fra l´altro, attuare "interventi specifici per promuovere il diritto d´apprendimento e il successo scolastico degli studenti appartenenti all´istituzione scolastica", svolgendo quindi la funzione di vero e proprio garante del diritto all´apprendimento nei confronti delle famiglie straniere. i docenti referenti della Commissione intercultura della scuola cui spettano compiti decisionali, progettuali e gestionali nell´ambito dell´educazione interculturale e dell´accoglienza degli alunni immigrati. Le attività di tali commissioni si rendono di fatto indispensabili in quanto di supporto al Collegio Docenti che – ai sensi dell’ art. 45 del DPR n. 394 del 31/8/99 - ha numerosi compiti deliberativi e di proposta in merito all´inserimento nelle classi degli alunni stranieri. L´istituzione formale di un gruppo di lavoro come articolazione del collegio docenti oltre che essere funzionale a una più adeguata accoglienza segnala l´impegno della scuola in questo campo ed evidenzia l´assunzione collegiale di responsabilità, mandando un chiaro messaggio anche all´esterno.

21 Il diritto – dovere al’istruzione e alla formazione consente alle scuole …
“Gli alunni privi di documentazione anagrafica o in posizione di irregolarità devono essere iscritti ugualmente, seppur con riserva, poiché la posizione di irregolarità non influisce sull’esercizio di un diritto-dovere riconosciuto. I minori stranieri infatti hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno” ( 1° comma art. 45 DPR n° 394/99). … di accettare le iscrizioni in qualsiasi momento dell’anno scolastico. … di consentire l’iscrizione agli alunni stranieri anche se privi di documentazione La scuola deve quindi procedere all’iscrizione sulla base delle dichiarazioni dei genitori per ciò che riguarda la scolarità pregressa e senza pregiudizio del conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio che ,ove non vi siano accertamenti negativi sull’identità dichiarata dell’alunno, saranno rilasciati con i dati identificativi acquisiti al momento dell’iscrizione (C. M. 23 marzo 2000, n. 87 Prot. 2941/B/1/A). L’iscrizione scolastica con riserva degli anzidetti minori non costituisce un requisito per la regolarizzazione della presenza nel territorio italiano, né per il minore, né per i genitori (C.M. 12 gennaio 1994, n.5; art. 45 del D.P.R. n. 394/99.) La normativa, anche recente, nell’affermare il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, nel riprendere ed ampliare il concetto di obbligo formativo (art. 68 Legge 144/99), individua i destinatari in tutti, ivi compresi i minori stranieri presenti nel territorio dello Stato” (comma 6 dell’art. 1 Decreto Legislativo n. 76/2005).

22 Cosa fare in presenza di alunni irregolari?
La scuola non ha l’obbligo di denunciare la condizione di soggiorno irregolare degli alunni che stanno frequentando la scuola e, quindi, esercitano un diritto riconosciuto dalla legge … … la scuola deve segnalare all’autorità pubblica competente per le procedure di accoglienza e affido, ovvero di rimpatrio assistito gli eventuali casi di minori abbandonati o privi di genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro tutela (art. 32 del D. L . vo. n. 286/98). … Ai minori stranieri non accompagnati si applicano le norme previste dalla legge italiana in materia di assistenza e protezione dei minori. Ogni minore straniero non accompagnato deve essere segnalato dall’autorità che lo rintraccia sul territorio nazionale: alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, a eccezione del caso in cui il minore sia accolto da un parente entro il quarto grado idoneo a provvedervi; al Giudice Tutelare, per l’apertura della tutela; al Comitato per i minori stranieri, a meno che non sia stata presentata domanda di asilo.

23 Scelta pedagogica … Assegnazione della classe agli alunni stranieri
Ad oggi il criterio generale per l’assegnazione della classe è quello di inserire l´alunno nella classe di corrispondenza all´età anagrafica (art. 45 del D.P.R. 394/99). L’inserimento degli alunni stranieri tuttavia può seguire procedure diverse da quelle abitualmente usate con quelli nati in Italia. In casi del genere, tuttavia, è necessario valutare accuratamente le conoscenze e le competenze già acquisite nella lingua materna o in altre lingue di scolarizzazione e predisporre una programmazione individuale adeguata. Scelta pedagogica … … non penalizzare in alcun modo l’alunno, iscrivendolo a una classe inferiore a quella corrispondente alla sua età anagrafica, qualora la competenza iniziale in italiano dovesse risultare scarsa o nulla; il divario di età causa gravi problemi a livello motivazionale e relazionale, spesso causa di insuccesso e abbandono scolastico. Ragioni psicologiche e relazionali inducono infatti a ritenere anche che l´inserimento scolastico sia più proficuo se avviene in un gruppo di coetanei con i quali l´alunno straniero può instaurare rapporti più significativi e "alla pari". Recentemente, una mozione - presentata dalla Lega che riguarda “l’accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo” - è stata approvata alla Camera con 265 voti contro 246. Questa mozione impegna il governo a sviluppare una legislazione che preveda test e prove di valutazione da somministrare agli studenti stranieri per l’iscrizione alle classi ordinarie, classi di inserimento da frequentare per coloro che non supereranno il test, e l’attivazione, all’interno di queste classi, di percorsi formativi relativi sia alla conoscenze e alla comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente) sia al “rispetto per la diversità morale e la cultura religiosa del paese accogliente”.

24 Assegnazione della classe agli alunni stranieri
" (…) Slittamenti di un anno su classe inferiore vanno ponderati con molta attenzione in relazione ai benefici che potrebbero apportare e sentita la famiglia. Scelte diverse andranno valutate caso per caso dalle istituzioni scolastiche. Per un pieno inserimento è necessario che l´alunno trascorra tutto il tempo scuola nel gruppo classe, fatta eccezione per progetti didattici specifici, ad esempio l´apprendimento della lingua italiana, previsti dal piano di studio personalizzato. L´immersione, in un contesto di seconda lingua parlata da adulti e compagni, facilita l´apprendimento del linguaggio funzionale". Recentemente, una mozione - presentata dalla Lega che riguarda “l’accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo” - è stata approvata alla Camera con 265 voti contro 246. Questa mozione impegna il governo a sviluppare una legislazione che preveda test e prove di valutazione da somministrare agli studenti stranieri per l’iscrizione alle classi ordinarie, classi di inserimento da frequentare per coloro che non supereranno il test, e l’attivazione, all’interno di queste classi, di percorsi formativi relativi sia alla conoscenze e alla comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente) sia al “rispetto per la diversità morale e la cultura religiosa del paese accogliente”. Linee Guida MIUR , febbraio 2006

25 Assegnazione della classe agli alunni stranieri
Di norma, l´alunno viene assegnato alla classe successiva a quella frequentata nel paese d´origine. Un eventuale iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto all´età anagrafica deve essere deliberata dal Collegio Docenti tenendo conto : dell´ordinamento degli studi del Paese di provenienza, dell´accertamento di competenze e abilità, del corso di studi eventualmente seguito nel Paese di provenienza, del corso di studi eventualmente seguito dall´alunno nel Paese di provenienza del titolo di studio eventualmente posseduto dall´alunno". La decisione, caso per caso, deve quindi tener conto dell´effettiva storia scolastica dell´alunno, attraverso un confronto con gli ordinamenti scolastici e curricoli dei paesi di provenienza.

26 Distribuzione degli alunni stranieri nelle classi
Al fine della determinazione della classe d´iscrizione e per l´elaborazione di un percorso formativo personalizzato, è opportuno che gli insegnanti referenti valutino la situazione con gli insegnanti di classe, tenendo presente anche la composizione della classe, per numero di alunni, la presenza di altri alunni stranieri, le caratteristiche del gruppo – classe, ecc. L’orientamento più diffuso infatti è di favorire l’eterogeneità delle cittadinanze nella composizione delle classi, piuttosto che formare classi omogenee per provenienza territoriale o religiosa degli stranieri (art. 7 del D.P.R. 275/1999). ecentemente, una mozione - presentata dalla Lega che riguarda “l’accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo” - è stata approvata alla Camera con 265 voti contro 246. Questa mozione impegna il governo a sviluppare una legislazione che preveda test e prove di valutazione da somministrare agli studenti stranieri per l’iscrizione alle classi ordinarie, classi di inserimento da frequentare per coloro che non supereranno il test, e l’attivazione, all’interno di queste classi, di percorsi formativi relativi sia alla conoscenze e alla comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente) sia al “rispetto per la diversità morale e la cultura religiosa del paese accogliente”. Linee Guida MIUR , febbraio 2006

27 Iscrizione alunni stranieri con limitate competenze in italiano
La C.M. 205/90 contiene indicazioni esplicite sull’iscrizione di alunni con limitate competenze in italiano: “[…] sono stati formulati quesiti sull'opportunità di iscrivere gli alunni, di cui si accerti un insufficiente livello di conoscenza della lingua italiana, a classe inferiore a quella cui aspirano in base agli studi pregressi, ricorrendo alla possibilità di "sottoporre l'aspirante ad un esperimento nelle materie e prove da stabilirsi" (prevista dall'art. 14 del R.D. 4 maggio 1925, n. 653). Al riguardo si rileva che le prove, soprattutto per quanto concerne il livello di conoscenza della lingua italiana, risultano opportune, piuttosto che in funzione selettiva, ai fini della programmazione mirata delle attività didattiche.”

28 Diverse situazioni di inserimento
1 l´alunno neo-arrivato non ha mai frequentato la scuola nel paese di origine e ha 6/7 anni: l´inserimento avviene in prima elementare; l´alunno neo-arrivato presenta una corrispondenza fra età e classe frequentata nel paese d´origine, documentata dai certificati scolastici (qualunque sia la lingua di scolarità): l´inserimento avviene nella classe successiva a quella frequentata nel paese di origine; 2 l´alunno neo-arrivato presenta una discrepanza fra età e livello di scolarità (pre-adolescenti poco o affatto scolarizzati, situazioni di analfabetismo e sottoscolarizzazione...). Si tratta in questo caso di prevedere un inserimento che tenga conto dell´età ma che garantisca al tempo stesso il recupero dei livelli di alfabetizzazione, attraverso: momenti di insegnamento individualizzato frequenza intensiva di laboratorio di italiano Lingua 2 sostegno extrascolastico l´alunno neo-arrivato in situazioni di sottoscolarizzazione ha già compiuto 15 anni; è opportuna l’iscrizione nella prima classe della scuola secondaria di 2° grado con convenzione per la frequenza di moduli nei C T P, che prevedono il recupero della licenza di scuola media e appositi corsi di alfabetizzazione. 3 4

29 Iscrizioni sec. di 2°grado senza titolo di scuola sec. di 1°grado
Il decreto legislativo numero 226/2005, relativo al secondo ciclo, all´articolo 1, comma 12, introduce nell´ordinamento italiano l´obbligo del conseguimento del titolo di scuola secondaria di primo grado ai fini della prosecuzione del percorso formativo nel secondo ciclo: «Al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione si accede a seguito del superamento dell´esame di Stato conclusivo del primo ciclo d´istruzione». Le Istituzioni scolastiche pertanto dovranno realizzare percorsi idonei all´acquisizione di tale titolo … «Nell´ambito della programmazione regionale e nel rispetto del quadro normativo delle singole regioni, le scuole secondarie di primo grado possono organizzare, in raccordo con le istituzioni del sistema educativo di istruzione e formazione del secondo ciclo ed i servizi territoriali previsti dalle regioni stesse, iniziative di orientamento e azioni formative volte a garantire il conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione, anche ad integrazione con altri sistemi». " Convenzioni con i CTP !!! D. leg.vo n 76/2005 art. 4, c 2

30 diritto di accesso A scuola
La tutela del diritto di accesso A scuola del minore straniero

31 La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero
I minori stranieri, anche se entrati clandestinamente in Italia, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ove è peraltro affermato che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto prioritariamente in conto il “superiore interesse del minore”. Si ricorda che il permesso di soggiorno viene rilasciato direttamente al minore straniero che abbia compiuto il 14° anno d’età, in caso contrario ad uno dei due genitori. L’art. 31, comma due del Decreto Legislativo 25 luglio 1998 n. 286, Testo Unico sull’Immigrazione, dispone che al minore straniero, iscritto sul titolo di soggiorno del genitore (carta o permesso di soggiorno) oppure dello straniero affidatario, al compimento dei quattordici anni sia rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari valido fino alla maggiore età, oppure una carta di soggiorno se il minore era iscritto sulla carta di soggiorno di uno dei genitori. In attesa del rilascio del permesso di soggiorno, il dirigente scolastico accetterà la ricevuta della Questura attestante la richiesta Interesse superiore Permesso di soggiorno

32 Reato di immigrazione clandestina
Permesso di soggiorno e diritto di accesso a scuola del minore straniero Tra le innovazioni introdotte dalla legge 94/2009"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", fondamentale è quella all’art. 6 comma 2 del TU immigrazione d.lgs. 286/98, nella parte in cui stabilisce l’obbligo per lo straniero di esibire il permesso di soggiorno quando chiede alla Pubblica amministrazione “licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”. Lo stesso testo introduce anche il reato di immigrazione clandestina e con esso l’obbligo a carico dei pubblici ufficiali, e di denunciare la persona che commette tale reato. L'articolo 21 del testo contempla il reato di "ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato". I clandestini non rischiano l'arresto, ma si vedranno infliggere un'ammenda dai 5 mila ai 10mila euro, con espulsione immediata. La norma quindi rende obbligatorio, per ogni pubblico ufficiale, denunciare i clandestini all'autorità giudiziaria. Si ricorda che il pubblico ufficiale che non denuncia un reato di cui sia venuto a conoscenza, è penalmente perseguibile, di “omissione di denuncia” (Codice Penale - Art. 361 “Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale”). NOVITA’ Reato di immigrazione clandestina

33 Permesso di soggiorno e deroga per l’accesso a scuola del minore straniero
La deroga è contenuta nel comma 22, lett. g dell'articolo 1 ( che modifica l'articolo 6, comma 2, del d.lgs. n.286/1998 ) della L.15 luglio 2009 n. 94 "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica“ laddove fornisce indicazioni in materia di anagrafe e stato civile. Non sono tenuti all’obbligo di denuncia i medici e i presidi per i quali è stata prevista un'apposita deroga nel rispetto sia del dettato costituzionale italiano (Art. 34 La scuola è aperta a tutti Costituzione della Repubblica Italiana) sia della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 (Art.28 Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione). " Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all'accesso alle prestazioni sanitarie di cui all'articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all'articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati". In base a tale deroga, la scuola non è quindi tenuta a richiedere i documenti relativi al permesso di soggiorno dei propri studenti e, di conseguenza, non esiste l’obbligo di denuncia del reato di clandestinità perché non tenuti a sapere se lo studente è clandestino o meno.

34 Le prestazioni scolastiche obbligatorie
“I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all'obbligo scolastico; ad essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all'istruzione,di accesso ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della comunità scolastica”. (art. 38, c. 1 del TU 286/98 a tutt’oggi vigente ) Conseguentemente, l’Istituzione scolastica, così come gli Enti locali, sono tenuti ad erogare ai minori stranieri tutte le prestazioni afferenti il diritto allo studio previste per i minori italiani e non potranno pretendere l’esibizione del titolo di soggiorno non solo dai minori stranieri ma neppure dai genitori. Infine, nella formula “prestazioni scolastiche obbligatorie” si deve contemplare anche l'obbligo di formazione sino ai 18 anni. Qual è il significato - corretto e conforme ai principi costituzionali, internazionali e normativi - di “prestazioni scolastiche obbligatorie” per le quali si esclude l’obbligo di esibizione del titolo di soggiorno? Nel concetto di “prestazioni scolastiche obbligatorie” rientrano non solo l’accesso alla scuola, ma anche tutte quelle misure, diverse dalla mera iscrizione, che rendono effettivo il diritto alla studio del minore, anche straniero. L’esenzione dall’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno – di cui all’art. 6, co. 2 TU 286/98 – riguarda pertanto tutto ciò che ruota intorno al sistema scolastico e che rende effettivo l’esercizio del diritto allo studio!

35 Il diritto/dovere all’istruzione

36 Il diritto/dovere all’istruzione
Le norme che nel corso dell’ultimo decennio hanno ridefinito il diritto/dovere all’istruzione hanno , nello stesso tempo, ridefinito il “sistema educativo di istruzione e di formazione”, che parte dalla scuola dell’infanzia e termina con la scuola secondaria di 2° grado o con la formazione professionale. “… il sistema educativo di istruzione e di formazione si articola nella scuola dell'infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell'istruzione e della formazione professionale” (art. 2, c. 1 Legge delega n. 53/2003). Ne risulta pertanto che … … l’obbligo scolastico e quello formativo (art. 68 legge n. 144/1999) vengono concettualmente ricondotti al diritto all'istruzione e formazione e correlativo dovere che si realizza "[...]nelle istituzioni del primo e del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione, costituite dalle istituzioni scolastiche e dalle istituzioni formative (…), anche attraverso l'apprendistato di cui all'articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, ivi comprese le scuole paritarie riconosciute”. ( Art.1 c.3 Legge delega n. 53/2003).

37 Il diritto/dovere nelle secondarie di 2° grado
Il secondo ciclo del sistema educativo è costituito dal sistema dell'istruzione secondaria superiore e dal sistema dell'istruzione e formazione professionale (art. 1 d.lgs. 226/2005 attuativo della citata legge 53/03 e modificato con legge n.7/2007). Il diritto-dovere all'istruzione e alla formazione si assolve pertanto nei percorsi di istruzione e formazione professionale (Capo III del D. legislativo n. 226/2005) L'adempimento dell'obbligo di istruzione e' finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età (D.M. n. 139/2007) . Per la realizzazione piena di tale diritto/dovere all’istruzione, la già citata legge di riforma, contiene anche elementi idonei allo sviluppo delle potenzialità di tutti gli allievi attraverso la personalizzazione dei piani di studio per la costruzione di percorsi educativi e didattici appropriati a ciascuno studente. In quest’ottica, le istituzioni scolastiche e i docenti hanno l’impegno di progettare le “Unità di apprendimento”, caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per ogni allievo, tese alla trasformazione delle capacità personali in competenze e organizzate in base ad una flessibilità organizzativa che va dagli interventi sul gruppo classe a quelli realizzati per gruppi di livello, di compito o elettivi. L’insieme delle “Unità di apprendimento” dà origine al “Piano di studio personalizzato”, che è a disposizione delle famiglie e rappresenta una preziosa documentazione da cui attingere per la compilazione del Portfolio.

38 Il diritto/dovere nelle secondarie di 2° grado
Per la realizzazione piena di tale diritto/dovere all’istruzione, la legge di riforma contiene anche elementi idonei allo sviluppo delle potenzialità di tutti gli allievi attraverso la personalizzazione dei piani di studio per la costruzione di percorsi educativi e didattici appropriati a ciascuno studente. In quest’ottica, le istituzioni scolastiche e i docenti hanno l’impegno di progettare le “Unità di apprendimento”, caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per ogni allievo, tese alla trasformazione delle capacità personali in competenze e organizzate in base ad una flessibilità organizzativa che va dagli interventi sul gruppo classe a quelli realizzati per gruppi di livello, di compito o elettivi. L’insieme delle “Unità di apprendimento” dà origine al “Piano di studio personalizzato”, che è a disposizione delle famiglie e rappresenta una preziosa documentazione da cui attingere per la compilazione del Portfolio.).

39 Secondo la legge di riforma dell’ordinamento scolastico:
I minori non italofoni nelle secondarie di 2° grado L’istruzione è un diritto/dovere anche per i minori non italofoni, configurabile come un onere/obbligo a carico dei genitori e /o di altre figure istituzionali, la cui inosservanza può essere sanzionata (731 c.p. e art. 331 c.p.p.). Secondo la legge di riforma dell’ordinamento scolastico: “La fruizione dell'offerta di istruzione e di formazione come previsto dal presente decreto costituisce per tutti, ivi compresi, ai sensi dell'articolo 38 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, i minori stranieri presenti nel territorio dello Stato, oltre che un diritto soggettivo, un dovere sociale ai sensi dell'articolo 4, secondo comma, della Costituzione (…) “ (art.1 c.6 della Legge n. 53/2003)

40 !!! Il permesso di soggiorno e il reato di abuso d’ufficio
La richiesta del permesso di soggiorno al minore straniero che accede alla scuola, con indicazione, in caso di assenza, della condizione di illegalità - del minore straniero e/o del/dei genitore/i - potrebbe configurare il reato di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), in quanto proveniente da un’attività accertativa (la verifica della regolarità di soggiorno del minore e/o dei genitori) non richiesta (art. 6, co. 2 TU 286/98) in contrasto con il diritto del minore straniero all’istruzione, potendo egli essere costretto, in conseguenza della segnalazione, ad interrompere il ciclo di istruzione o di formazione. !!! La segnalazione dello stato di illegalità di soggiorno del minore straniero o del suo genitore assoggetterebbe il primo al rischio di allontanamento dal territorio nazionale e dunque la negazione del suo diritto alla scolarizzazione e alla formazione, in violazione dei precetti costituzionali (art. 34 Cost. : “La scuola è aperta a tutti”) precetti internazionali (art. 28 Conv. di New York del 1989, ratif con legge 176/91) art. 6, co. 2 e art. 38 del TU d.lgs. 286/98 e s.m.

41 Riconoscimento titoli di studio stranieri

42 A livello dell’Unione europea :
QUADRO NORMATIVO SUL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO Il quadro normativo italiano si inserisce nel contesto normativo dell’Unione europea; questo, a sua volta, va a collocarsi nell’ambito del diritto internazionale. A livello dell’Unione europea : a) direttiva 89/48/CEE del Consiglio, con oggetto il riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore di una durata minima di tre anni; b) direttiva 92/51/CEE del Consiglio del 18 giugno 1992, che integra la precedente. Normativa italiana: Decreto legislativo 286/98 e il suo Regolamento di attuazione (D.P.R 394/99) Accordi bilaterali stipulati tra l’Italia e singoli paesi esteri per il reciproco riconoscimento dei titoli di studio. A livello internazionale : a) Convenzione del 1976 (Nizza) sul riconoscimento degli studi, diplomi e gradi dell’Istruzione Superiore negli Stati Arabi e negli Stati europei rivieraschi del Mediterraneo, ratificata in Italia legge n. 965 /1980; b) Convenzione del 1997 ( Lisbona) sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea , ratificata con legge n. 148 /2002,

43 La dichiarazione di valore
Uno studente straniero che intende avere un riconoscimento della propria scolarità pregressa per proseguire gli studi nel sistema scolastico italiano necessita della Dichiarazione di eguaglianza di valore e di efficacia (equipollenza) del titolo di studio conseguito non in Italia attestato redatto dalle Rappresentanze Italiane (autorità consolari) competenti sul territorio in cui il titolo è stato conseguito. Qualora il richiedente si trovi già in Italia può richiederlo tramite la propria Ambasciata o scrivendo direttamente al Consolato italiano. Se è cittadino italiano può richiederlo tramite il Ministero degli Affari Esteri. La Dichiarazione di valore attesta sia la validità del titolo sia  la durata degli studi effettuati per conseguirlo.

44 Legalizzazione delle firme sui documenti
La presentazione di documenti redatti all'estero e relativi agli studi seguiti da studenti che, provenendo da paesi esteri, chiedono l'iscrizione a scuole della Repubblica, pone il problema della legalizzazione delle firme apposte su tali atti e quella della traduzione degli atti stessi. Circolari: 21 ottobre 1968 della Presidenza Consiglio dei Ministri 14 gennaio 1981, n. 14 della Presidenza del Consiglio dei Ministri Marialuce Bongiovanni Incontro di formazione per il C.D.I Le Ali di Ferrara

45 ( esempio la nascita di un bimbo nato in Italia)
E’ possibile autocertificare? La legalizzazione dei documenti (certificati, atti, ecc) provenienti dai Paesi di origine è fondamentale in quanto non è possibile procedere alla cosiddetta autocertificazione. Sebbene l’autocertificazione sia riconosciuta in via generale dalla legge italiana per semplificare l’attività amministrativa, l’art. 2, comma primo, del regolamento di attuazione (d.p.r. 394/99) ha posto dei limiti precisi stabilendo che un cittadino straniero può – alle stesse condizioni di un cittadino italiano – autocertificare determinate circostanze, ma a condizione che siano già ufficialmente note e acquisite presso un ufficio pubblico italiano competente ( esempio la nascita di un bimbo nato in Italia)

46 (comma 2 dell’art. 2 del d.p.r. 394/99)
Per tutti gli altri casi … “ (…) gli stati, fatti, e qualità personali diversi da quelli indicati nel comma 1 sono documentati, salvo che le Convenzioni internazionali dispongano diversamente, mediante certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero, corredati di traduzione in lingua italiana, autenticata dall’autorità consolare italiana, che ne attesta la conformità all’originale, dopo aver avvisato l’interessato che la produzione di atti o documenti non veritieri è prevista come reato dalla legge italiana ” (comma 2 dell’art. 2 del d.p.r. 394/99) In altre parole … ciò che non è autocertificabile dovrà essere certificato mediante documenti che devono essere legalizzati, quindi non è possibile far valere direttamente in Italia un certificato (anche se munito di traduzione asseverata da un interprete iscritto all’apposito ruolo del tribunale) che non sia stato preventivamente legalizzato presso il consolato italiano del Paese di provenienza.

47 Una strada alternativa: le rappresentanze consolari in Italia
La legalizzazione … … procedura lunga e complessa!!! Per attribuire validità ad un certificato straniero, la legge italiana prevede che esso deve: essere preventivamente tradotto da un interprete accreditato dal consolato italiano successivamente controllato dall’autorità consolare italiana, allo scopo di verificare che il documento sia stato formalizzato nel rispetto della legislazione del Paese di origine, ovvero che sia stato rilasciato da parte dell’ufficio competente di quel paese. Una strada alternativa: le rappresentanze consolari in Italia

48 Una strada alternativa: le rappresentanze consolari in Italia
Un certificato può essere rilasciato anche dal Consolato del paese straniero operante in Italia, che é, per definizione, il terminale amministrativo di tutti gli uffici del paese di origine. Normalmente le rappresentanze consolari in Italia non rilasciano i certificati direttamente a richiesta degli interessati, ma richiedono dei certificati provenienti dal loro paese di origine (senza traduzione o legalizzazione) da esibire alla rappresentanza consolare stessa, che poi rilascia dei propri certificati corrispondenti e direttamente tradotti in italiano e quindi legalizzati.

49 L’ apostille Consente di evitare le dispendiose e lunghe procedure di legalizzazione Il certificato straniero può essere munito di una formula direttamente apposta dalle autorità del paese d’origine, la cosiddetta apostille (in italiano postilla). Questa possibilità è data solo ai cittadini provenienti dai Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 1961 relativa all’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri. Si tratta di una specifica annotazione che deve essere fatta sull’originale del certificato rilasciato dalle autorità competenti del Paese interessato, da parte di una autorità nazionale identificata dalla legge di ratifica del Trattato stesso (che in sostanza si sostituisce all’autorità consolare straniera nella verifica del documento).

50 L’ apostille sostituisce la legalizzazione presso l’ambasciata …
… quindi una persona proveniente da un Paese che ha aderito alla Convenzione non ha bisogno di recarsi presso il consolato italiano e chiedere la legalizzazione, ma può recarsi presso l’autorità interna di quello Stato, indicata per ciascun Paese nell’atto di adesione alla Convenzione stessa (normalmente si tratta del Ministero degli esteri) per ottenere l’annotazione della cosiddetta apostille sul certificato. Così perfezionato, quel documento deve essere riconosciuto in Italia, perché anche l’Italia ha ratificato la Convenzione e quindi in base alla legge italiana quel documento deve essere ritenuto valido, anche se redatto nella lingua di un diverso Paese (al punto che, nel caso il certificato non sia redatto in forma plurilingue, dovrebbe essere sufficiente una normale traduzione che si può ottenere anche in Italia per farlo valere di fronte alle autorità italiane).

51 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Aja 1961:
Argentina; Armenia; Australia; Antigua e Barbuda; Bahamas; Barbados; Bielorussia; Bosnia Erzegovina; Botswana; Belize; Brunei ; Cipro; Croazia; El Salvador; Federazione Russa; Figi; Giappone; Israele; Italia; Jugoslavia; Lettonia; Liberia; Lituania; Lesotho; Macedonia; Mauritius; Malati; Malta; Messico; Niue; Panama; Repubblica Ceca; Romania; San Christopher e Nevis; San Marino; Seychelles; Slovenia; Swaziland; Suriname; Stati Uniti d’America; Sud Africa; Svizzera; Tonga; Turchia; Ucraina; Ungheria; Venezuela. I [1]

52 La valutazione

53 Dal 1977 ad oggi … cambia l’approccio alla valutazione
La valutazione degli alunni stranieri, e in particolare dei neo-arrivati, pone diversi problemi, dalle modalità di valutazione a quelle di certificazione, alla necessità di tener conto del singolo percorso di apprendimento La normativa non fornisce indicazioni specifiche. Dal 1977 ad oggi … cambia l’approccio alla valutazione Accanto alla funzione certificativa si è andata sempre più affermando la funzione regolativa in grado di consentire,un continuo adeguamento delle proposte di formazione alle reali esigenze degli alunni e ai traguardi programmati per il miglioramento dei processi e dei risultati, sollecitando, altresì, la partecipazione degli alunni e delle famiglie al processo di apprendimento. L´articolo 4 del DPR numero 275/1999, relativo all´autonomia didattica delle istituzioni scolastiche, assegna alle stesse la responsabilità di individuare le modalità e i criteri di valutazione degli alunni, prevedendo altresì che esse operino «nel rispetto della normativa nazionale». . I [1]

54 L´autonomia didattica e la valutazione
articolo 45 c 4 del DPR n.394 /1999 : «il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento...» … ne consegue anche un adattamento della valutazione, in considerazione degli orientamenti generali su questo tema che sottolineano fortemente l´attenzione ai percorsi personali degli alunni. Nell´attuale contesto normativo vengono rafforzati il ruolo e la responsabilità delle istituzioni scolastiche autonome e dei docenti nella valutazione degli alunni. I [1]

55 L’impianto pedagogico della Legge 53 del 2003
Il nuovo assetto ordinamentale ed educativo esplicitato dalle «Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati» insieme alle finalità del «Profilo educativo dello studente» costituiscono il nuovo impianto pedagogico, didattico ed organizzativo della scuola italiana, basato sulla Legge 53/03, articolo 3, relativi in particolare alla valutazione. [1]

56 Gli elementi della valutazione
Questo contesto privilegia la valutazione formativa rispetto a quella «certificativa». Diventa quindi fondamentale la conoscenza del percorso dell´alunno, i passi realizzati, gli obiettivi possibili, la motivazione e l´impegno e, soprattutto, le potenzialità di apprendimento dimostrate. Il consiglio di classe che deve valutare alunni stranieri – per i quali i piani individualizzati prevedono interventi di educazione linguistica e di messa a punto curricolare – deve conoscere, per quanto possibile, la storia scolastica precedente, gli esiti raggiunti, le caratteristiche delle scuole frequentate, le abilità e le competenze essenziali acquisite. I [1]

57 La previsione di sviluppo degli alunni
Nel momento in cui si decide il passaggio o meno da una classe all´altra o da un grado scolastico al successivo, occorre far riferimento a una pluralità di elementi fra cui non può mancare una previsione di sviluppo dell´alunno. Ogni valutazione - iniziale, in itinere, finale – non può che essere strettamente collegata al percorso di apprendimento proposto agli alunni e quello predisposto per gli alunni stranieri neo-arrivati è necessariamente personalizzato e sostenuto da interventi specifici per l´apprendimento della lingua italiana. Certamente egli potrà raggiungere risultati in tempi diversi rispetto ai compagni di classe. Ed anche i suoi risultati dovranno inscriversi in una fascia di essenzialità e di accettabilità. I [1]

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