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Sara Strumendo 4 Ottobre 2014. Tenevano conto esclusivamente dei fatti e non di quell’inafferrabile “altro” che poteva nascondersi dietro i fatti, così.

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1 Sara Strumendo 4 Ottobre 2014

2 Tenevano conto esclusivamente dei fatti e non di quell’inafferrabile “altro” che poteva nascondersi dietro i fatti, così come i cosiddetti “fatti” apparivano loro. Io ero un corpo: un corpo ammalato da guarire. E avevo un bel dire: ma io sono anche una mente, forse sono anche uno spirito e certo sono un cumulo di storie, di esperienze, di sentimenti, di pensieri ed emozioni che con la mia malattia hanno probabilmente avuto un sacco a che fare!... T.Terzani, Un altro giro di giostra

3 Disturbopsichico Relazione con il mondo esterno attraverso modelli comportamentali non condivisi e maladattivi interpretazione stimoli reazioni

4 Disturbo psichico colpisce: -funzioni cognitive -volitive -emozionali -relazionali -in alcuni casi impedisce la capacità della persona di sostenere il proprio ruolo nel contesto sociale -casi gravi non è piu’ in grado di occuparsi autonomamente delle più semplici attività di vita e della cura di sé.

5 Il ruolo dell’infermiere nell’approccio alla persona con disturbo psichico RELAZIONE D’AIUTO MEDIAZIONE REALTA’/ DELIRIO ATTIVITA’ QUOTIDIANE PAZIENTE RECUPERO AUTONOMIA RECUPERO COMPORTAMENTI ADATTIVI ALLA VITA SOCIALE

6 RECUPERO DELL’AUTONOMIA: RECUPERO DELL’AUTONOMIA: -presidiando le attività di vita di base (alimentazione, ritmo sonno-veglia, ecc.) -recupero delle capacità più evolute richieste per una soddisfacente vita di relazione in un contesto sociale (gestire i propri risparmi, mantenere un attivita’ lavorativa ecc.) INTERVENTO INFERMIERISTICO non solo sulla persona affetta dal disturbo ma anche del contesto SOCIO AMBIENTALE in cui è inserita, a cominciare dalla famiglia. All’INFERMIERE di salute mentale si chiede di AIUTARE la persona a REINTEGRARSI nella società attraverso il RECUPERO dell’AUTONOMIA nell’AUTOCURA. Opera con un attenzione riabilitativa delle attività di vita quotidiane, disponendosi come principale strumento d’intervento della RELAZIONE D’AIUTO.

7 I disturbi psichici, comportano una grave ripercussione nei rapporti interpersonali,dunque la relazione infermieristica deve essere orientata a trovare adeguate modalità di intraprendere rapporti interpersonali. LA TEORIA DI PEPLAU (1994) aiuta a capire l’importanza delle relazioni interpersonali, descrivendo la relazione infermieristica come un PROCESSO INTERATTIVO sviluppato in 4 fasi: 1.Orientamento 2.Identificazione 3.Utilizzazione 4.Risoluzione Reciproco riconoscimento come “persona che puo’ dare aiuto”e “persona che ha bisogno di aiuto” e dell’identificazione dell’aiuto necessario. Conquista della fiducia Finalizzare la relazione a scopo terapeutico Ritorno alla vita del paziente

8 Non puo’ esserci teoria del nursing che possa essere utilizzata come strumento di riferimento assoluto L’INTEGRAZIONE fra varie teorie fa si’ che ci possa essere un “prendersi cura “ del paziente da parte di un intera équipe dove ogni operatore agisce nella propria specificità per un progetto comune descritto nel PROGETTO TERAPEUTICO SOCIO-RIABILITATIVO PERSONALIZZATO. L’APPROCCIO MULTIPROFESSIONALE INTEGRATO consente una “comprensione” globale della persona.

9 EQUIPE TERAPEUTICA MULTIPROFESSIONALE Equipe terapeutica multiprofessionale = approccio integrato INFERMIERE ASSISTENTE SOCIALE EDUCATORE PROFESSIONALE MEDICO PSICOLOGO OSS PROGETTO TERAPEUTICO - RIABILITATIVO

10 PROGGETTO TERAPEUTICO Definisce gli obiettivi essenziali e traccia le linee guida per fornire risposte ai bisogni dell’utente in modo articolato Conferisce unitarietà agli interventi Tutela l’utente dalla frammentazione

11 LA RELAZIONE INTERPERSONALE UNO STRUMENTO UTILE PER L’INFERMIERE

12 LA RELAZIONE INTERPERSONALE : UNO STRUMENTO PER L’INFERMIERE L’infermiere ha il privilegio e la responsabilità di potersi porre come tramite, come appiglio al quale la persona sofferente può afferrarsi per poter recuperare una relazione soddisfacente con il mondo della vita. Il rapporto infermiere/paziente ha un importante significato che le PAROLE, I GESTI, LE ESPRESSIONI NON VERBALI, I SILENZI, GLI SGUARDI, contribuiscono a creare. L’infermiere puo’ offrire una funzione di ASCOLTO al paziente, puo’ fare da contenitore alla sua sofferenza, mettendo in atto interventi volti ad alleviare la sofferenza psichica, sostenendo una presenza attenta e non intrusiva che favorisca l’espressione di contenuti personali.

13 La relazione di aiuto: Rappresenta lo strumento terapeutico di cui dispone l’infermiere come interlocutore privilegiato del mondo quotidiano del paziente. Presuppone l’uso di se come strumento di lavoro al fine di permettere un recupero per il paziente di modelli comunicativi/comportamentali che permettano di riprendere la vita all’interno della società.

14 La relazione di aiutoOBIETTIVI: Aiutare, assistere, prendersi cura.CARATTERISTCHE: Espressione di dedizione-interesse; Possesso di conoscenze e di competenze adeguate; Rispetto per l’integrità di chi riceve assistenza.CONDIZIONI: Riconoscimento che l’altro è separato da sé; Rispetto per la persona e per le sue scelte, azioni e valori; Identificazione di un bisogno assistenziale e attuazione di un intervento finalizzato a dare una risposta e a migliorare, se possibile, la situazione.

15 Attraverso una relazione interpersonale si possono fornire sostanzialmente quattro diversi tipi di aiuto: SOSTEGNO EMOTIVO: permettere al paziente di esprimere le sue emozioni INFORMAZIONE: dare informazioni sufficienti per mantenere aspettative realistiche AIUTO STRUMENTALE: fare concretamente alcune cose per l’altro COMPAGNIA O APPARTENENZA: supporto offerto dall’appartenenza sociale, del far parte di un gruppo.

16 La relazione di aiuto mette in gioco meccanismi per lo più inconsci che vengono definiti con i termini di transfert e controtransfert Transfert: Rappresenta l’insieme dei vissuti, emozioni, fantasie che il paziente prova nei confronti del terapeuta. Controtransfert: costituito dall’insieme di sentimenti e vissuti che il terapeuta prova nei confronti del paziente quando si trova in risonanza emotiva con lui. Essendo inconscio sta all’abilità dell’operatore diventarne consapevole e utilizzarlo come chiave di comprensione dei bisogni e vissuti del pz.

17 LA RELAZIONE è dunque lo strumento di AIUTO di cui dispone l’infermiere, per utilizzare il quale deve UTILIZZARE SE STESSO, per uno scambio interpersonale e reciproco attuato principalmente con la COMUNICAZIONE Una RELAZIONE può essere definita TERAPEUTICA quando lascia delle tracce in profondità sviluppando nell’altra persona una capacità strutturale, una probabilità in più di essere in maniera autonoma maggiormente efficace nella soluzione dei propri problemi e vivendo in maniera più soddisfacente le situazioni della vita. Una RELAZIONE necessita di un tempo in cui i due soggetti coinvolti possono CONOSCERSI ed instaurare un clima di FIDUCIA. L’operatore dovrà SAPER ASCOLTARE per poter far sì che il paziente possa esprimere liberamente il proprio pensiero.

18 L’Ascolto L’ascolto risponde al bisogno dell’utente di sentire che c’è qualcuno che si interessa anche ai suoi silenzi, ai suoi gesti, alle sue espressioni, a costruire uno spazio in cui possa esprimersi L’attività di ascolto comporta la capacità di gestire la curiosità, le proprie emozioni.

19 L’EMPATIA -L’infermiere deve impegnare la propria personalità in un processo di immedesimazione nell’altro per far sì che vi sia un avvicinamento compatibile con la propria individualità e autonomia critica -Empatia vuol dire CONDIVIDERE, SPERIMENTARE come se fossero propri i Sentimenti di un’altra persona seppur temporaneamente. -Strumento della comunicazione empatica è il corpo che emette e riceve messaggi. La relazione con il pz va equilibrata a una giusta DISTANZA TERAPEUTICA

20 Ruolo importante nella relazione terapeutica è la DIMENSIONE AFFETTIVA, sia dell’operatore che del paziente. E’ di estrema importanza riconoscere le emozioni che attraversano la relazione, nominarle e collocarle all’interno della stessa. Le emozioni sono qualcosa che sentiamo alle quali non sempre riusciamo a dare una spiegazione. E’ importante comunque pensare che prima o poi riusciremo a utilizzare ciò che sentiamo e quindi a non averne paura ma usarlo come materiale di pensiero e di lavoro.

21 Il fare E’ funzionale al raggiungimento dell’autonomia e: Garantisce calore, supporto e sicurezza; Costituisce una base sicura, offre la possibilità di un legame e di un attaccamento affettivo Rafforza il senso di identità e di autostima L’infermiere consente all’utente di calarsi in una dimensione di relazione vissuta, sperimentata concretamente attraverso l’esperienza empatica dell’infermiere. Il rispetto per l’altro Rispetto come componente della buona educazione Rispetto come atteggiamento nei confronti dell’altro che ci è di fronte Rispetto dell’altro come componente del processo relazionale: sviluppare la capacità ad accogliere il paziente per quello che è, accettare i suoi modi, le sue abitudini, i suoi comportamenti, le sue qualità ed i suoi difetti.

22 LA COMUNICAZIONE Affinché vi sia relazione è necessario comunicare. E’ il mezzo con cui è possibile stabilire e mantenere le relazioni interpersonali. VERBALE NON VERBALE Il linguaggio NON VERBALE è considerato una delle componenti essenziali del processo comunicativo ed è il principale canale di trasmissione di stati d’animo, sentimenti ed emozioni.

23 LA COMUNICAZIONE NON VERBALE E’ espressa attraverso i movimenti e la postura del corpo; manifesta emozioni; esprime la parte più inconscia e naturale nell’uomo.  Le ESPRESSIONI DEL VOLTO esprimono emozioni: sorpresa, paura, odio, disgusto, felicità e tristezza.  Il CONTATTO VISIVO inteso come incrocio degli sguardi, come segnale di ricezione.  La GESTUALITA’ E LA POSTURA DEL CORPO spesso i gesti possono sostituire le parole e le barriere linguistiche.  Il TOCCARSI è la più basilare delle risposte umane  Lo SPAZIO FISICO INTERPERSONALE che consiste nella distanza dagli altri che ogni persona richiede e accetta naturalmente : lo spazio intimo, il personale, il sociale, il pubblico (elencandoli dal più intimo a quello meno riservato)

24 Comunicare positivo e rispetto L’aspetto più importante della comunicazione è il feedback. Nella comunicazione con il malato, l’infermiere deve essere in grado di gestire: IL DISCORSO il quale deve essere strutturato, possibilmente breve e dotato di un inizio ed una fine. LE PAROLE semplici, concrete e precise LA VOCE attenzione al tono ed alla velocità ATTEGGIAMENTO COMPLESSIVO DEL CORPO tenere sotto controllo lo sguardo 1.Proporsi in modo assertivo 2.Ascoltare in modo attivo 3.Saper come utilizzare le occasioni opportune per esprimere sentimenti positivi 4.Saper esprimere sentimenti negativi quando è necessario 5.Dimostrare sicurezza rispetto ad alcuni momenti critici.

25 IL COLLOQUIO Permette di avere informazioni sull’anamnesi emotiva e sociale, sullo stato mentale e su alterazioni comportamentali per accertare il funzionamento psicologico, comprendere i sistemi di coping e i loro effetti. Consente di instaurare e sviluppare un rapporto terapeutico con la persona

26 REGOLE DEL COLLOQUIO PSICHIATRICO SI DEVE: -Lasciar raccontare la propria storia al paziente -Prendere seriamente il paziente -Lasciare sufficiente tempo per far calmare l’emotività -Indagare eventuali pensieri autolesivi, di suicidio o di aggressione -Rassicurare il paziente -Ricordarsi che ascoltare significa di per sé fare -Mantenere una posizione neutrale NON SI DEVE: -Utilizzare troppo presto domande chiuse -Prestare più attenzione agli appunti che al paziente -Essere troppo rigido o disorganizzato -Evitare argomenti delicati o imbarazzanti -Colludere con il paziente ed i familiari

27 IL COLLOQUIO: -Avviene sia al primo contatto con l’utente, sia nel corso del rapporto terapeutico; PRINCIPI DEL COLLOQUIO MOTIVAZIONALE: Formulare domande aperte Praticare l’ascolto attivo Fornire rinforzi selettivi Riassumere Indurre il paziente a fare domande Aiutare il paziente a riflettere sui vantaggi e gli svantaggi connessi al suo comportamento attuale Utilizzare con il paziente la tecnica del problem solving

28 IL COUNSELLING Processo che, attraverso il dialogo e l’interazione, aiuta le persone a risolvere e gestire problemi e a prendere decisioni. E’ un uso della relazione basato su abilità e principi che sviluppano l’accettazione, l’autoconsapevolezza e la crescita. Possibilità di dare consiglio professionale o un piccolo sostegno, indirizzando la persona verso una possibile soluzione di una problematica presente in un determinato ambito e periodo. Indica la “relazione d’aiuto” che si instaura tra una persona che manifesta un bisogno o una difficoltà e colui che fornisce informazioni e strumenti adeguati ad una positiva risoluzione del problema; Intervento volontario e consapevole dell’operatore per un miglioramento dello stato di salute

29 E’ un intervento comunicativo che ha molteplici radici, per cui esistono tecniche diverse di counselling; Bisogna distinguere il counselling come pratica terapeutica ed una più generica capacità di counsellig, richiesta a ogni operatore impegnato in attività nell’ambito sanitario e sociale. Obiettivi generali del couselling: Fornire supporto nei momenti di crisi; Aiutare il paziente a reperire informazioni, ad assimilarle e ad agire conformemente; Incoraggiare il pz al cambiamento se necessario; Sviluppare nel pz l’autodeterminazione e la facoltà di operare scelte autonome; Aiutare il pz ad anticipare, prevenire, impedire l’instaurarsi di situazioni altamente critiche.

30 PROBLEM SOLVING E’ un processo logico costituito da fasi in cui vengono utilizzate prevalentemente la creatività e l’intuito, per aprire poi vie alternative e più razionali. Le alternative vengono valutate e vengono assegnate delle proprietà. Le fasi del problem solving sono: Identificazione del problema; Selezione degli obiettivi; Analisi delle cause; Individuazione di alternative; Analisi delle conseguenze; Scelta della strategia più vantaggiosa. Alcuni concetti fondamentali

31 L’EMPOWERMENT L’empowerment deriva dal successo nel raggiungere i propri obiettivi, dalla partecipazione al trattamento e dal trovare ruoli soddisfacenti e socialmente validi Esso risulta da una combinazione tra: fattori interni (le risorse personali) fattori esterni (programmi di trattamento erogati, abilità ed attitudini del personale, modelli organizzativi nell’erogazione dei servizi, risorse sociali) Tutti funzionali a: acquisire abilità e supporti per difendere i propri diritti e influire sugli eventi che, a loro volta, influiscono sulla propria vita Ridgway (2001)

32 COPING SKILLS Il termine ‘coping’ è connesso con quello di stress: esso indica l'insieme delle strategie cognitive (o mentali) e comportamentali messe in atto da una persona per fronteggiare una situazione di stress. Si riferisce sia a ciò che un individuo fa effettivamente per affrontare una situazione difficile, fastidiosa o dolorosa o a cui comunque non è preparato, sia al modo in cui si adatta emotivamente a tale situazione. Il concetto di coping può essere dunque tradotto con fronteggiamento, gestione attiva, risposta efficace, capacità di risolvere i problemi. Ogni individuo è in grado di sviluppare le proprie abilità di coping, ma il grado di reattività è molto elastico e variabile in quanto dipende dal coinvolgimento con i fattori esterni e dal tipo di stimolazione che l’individuo riceve. La capacità di coping si riferisce non soltanto alla risoluzione pratica dei problemi, ma anche alla gestione delle proprie emozioni e dello stress derivati dal contatto con i problemi.

33 E’ indispensabile creare una collaborazione con i familiari e le altre persone di riferimento che hanno anch’esse bisogno di sostegno nell’affrontare la malattia. IL LAVORO CON LA FAMIGLIA A volte tale collaborazione è difficile da ottenere e a volte purtroppo la famiglia non è una risorsa EQUIPE OPERATORI FAMIGLIA PAZIENTE

34 PRINCIPALI PROBLEMI PSICHICI: l’intervento infermieristico

35 Ansia Instaurare una relazione di fiducia Evitare di accrescere lo stato d’ansia del paziente Mantenere un atteggiamento comprensivo ma fermo Evitare reazioni negative Aiutarlo a riconoscere le situazioni che scatenano l’ansia, i segnali di attacco imminente e le tecniche per controllarlo Riduzione della tensione muscolare attraverso esercizi di rilassamento muscolare e di rallentamento del respiro

36 Nursing alla famiglia IInterventi di supporto favorendo lo scarico emotivo e delle tensioni Intervento di educazione diretta alla comprensione sia del disturbo in sé che delle tecniche più appropriate per il suo controllo

37 Depressione DA EVITARE: - Atteggiamento Insofferente -Sovrastimolare il paziente DA FARE: Prevenzione del suicidio Migliorare il livello di autostima Favorire l’accettazione del sé Definire le potenzialità realistiche attuali Disimpegnare il pz da ruoli sociali e relazionali riportandoli al livello adeguato Pianificare attività minime e semplici orientate al successo sicuro Programmare con il paziente attività di impegno progressivamente più intense Ri acquisizione della responsabilità di sé e dell’indipendenza Attenzione ed educazione circa la terapia farmacologica

38 La Relazione Mantenere una presenza empatica e disponibile all’ascolto; Rispettare ed accettare l’immobilità del paziente; Mantenere una presenza anche silenziosa; Evidenziare i successi del paziente; Evitare contrapposizioni simmetriche; Riportare in equipe i vissuti e farsi supportare

39 Nursing alla famiglia Intervento orientato a riequilibrare le dinamiche familiari Ruolo di facilitatore nella ridefinizione dei ruoli all’interno del nucleo familiare Educazione dei familiari sulle caratteristiche della depressione Aiutare i familiari ad esprimere e rielaborare le proprie ansie Cercare collaborazione e fornire supporto

40 Eccitamento maniacale DA NON FARE: tolleranza, accondiscendenza, aggressività simmetrica. La relazione Funzione contenitiva: RRappresentare in modo agito il confine; Porre il confine in modo fermo con regole, comportamenti chiari decisi ed assertivi; Porre il confine a distanza tollerabile da parte della persona; Rispettare lo spazio vitale della persona anche nella comunicazione verbale e non verbale Formulare indicazioni e risposte in modo chiaro e semplice Prendere tempo, porre limiti e priorità alle richieste Dare tempi alle diverse attività quotidiane Rispettare i tempi concordati Dare risposte formulando chiaramente tempi e modi

41 Non rinviare le risposte indeterminatamente; Organizzare spazi per muoversi e scaricarsi Funzione ausiliaria: SSupportare ed accompagnare senza sostituirsi completamente al paziente; Richiamare il paziente alla cura di sé e dell’ambiente; Riordinare e limitare il disordine alimentare; Funzione filtrante: Filtrare l invadenza del paziente; Intervenire sul clima del contesto o sulle singole situazioni relazionali; Gestione del rapporto nel tempo

42 Nursing alla famiglia AAiuto e sostegno Fornire informazioni sulla malattia e sulle strategie d intervento Identificare i modelli relazionali e comportamentali maladattivi Favorire lo sviluppo di un alleanza terapeutica Consentire sfogo emotivo Favorire il processo di problem solving Favorire lo sviluppo di strategie di coping e modalità relazionali

43 Disturbi psicotici Promuovere il bisogno di sicurezza Promuovere un corretto rapporto con la realtà, aiutando la persona a distinguere tra se e il mondo. Favorire il recupero delle abilità sociali e relazionali La relazione AAvere un atteggiamento empatico; Ascolto attivo; Continuità nella relazione Presenza (esserci) L’infermiere come confine, facilita la differenziazione io-mondo, il mettersi in relazione con il mondo senza fusione Distanza terapeutica (troppo vicina: angoscia e fuga, troppo lontana: insufficiente Rispetto del tempo del pz Disponibilità

44 Approccio al delirio Non interpretare, bisogna cogliere le emozioni che evoca nel paziente; Non negare, né rinforzare: porsi come mediatore e far distinguere la realtà dal delirio; Non svalutare né ironizzare Nursing alla famiglia RRelazione simbiotica fra genitore e paziente può condizionare il progetto terapeutico; Informazione ed educazione sulla malattia; Sostenere l’adesione al progetto terapeutico; Accogliere i bisogni e far esprimere le emozioni ed i sentimenti; Aiutarli ad ottenere sostegno attraverso la rete sociale e dei servizi; Valutare le reali possibilità di reinserimento in famiglia; Consentire il recupero delle energie alla famiglia

45 Disturbi di personalità Prevenire i comportamenti aggressivi Promuovere lo sviluppo di un comportamento adattivo e socialmente accettabile Migliorare l’autocontrollo Promuovere modalità di relazione con il prossimo costruttive Aiutare la persona a sviluppare modalità adeguate di gestione dell’ansia e strategie di coping efficaci Aiutare la persona a migliorare il concetto di sé, il livello di autostima e il senso di sicurezza

46 Disturbi del comportamento alimentare Recupero dell’equilibrio fisico Recupero dell’equilibrio psicologico aiutando la persona a sviluppare una realistica immagine del sé corporeo e ad accrescere la propria autostima Aiutare il paziente a sviluppare una capacità di gestione soddisfacente dei conflitti famigliari Garantire supporto alla famiglia e favorire il suo coinvolgimento nel progetto terapeutico

47 Le condotte suicidiarie Atteggiamento fermo, calmo, accogliente non troppo coinvolto, Disponibilità all’ascolto; Infondere fiducia e speranza, ricerca nuove soluzioni ai problemi Rinforzare l’autostima Trovare modelli di coping adattivi che permettano alla persona di uscire dal circolo vizioso dell’idea di suicidio La famiglia va educata a riconoscere precocemente i segnali di allarme e a instaurare modalità relazionali adeguate

48 I comportamenti violenti Creazione di un ambiente a basso livello di provocazione e raffreddamento della tensione Sviluppo di strategie di coping adattive che gli consentano di trovare adeguati canali di sfogo dell’aggressività, dell’ansia e dell’energia accumulate

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50 Spettro di programmi per persone con disabilità psichiatriche gravi e di lunga durata. L'obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita assistendoli ad assumersi la responsabilità della propria esistenza, a funzionare il più attivamente ed indipendentemente possibile nella società. Processo che ha come obiettivi quelli di identificare, prevenire e ridurre le cause dell’inabilità e nello stesso tempo aiutare la persona a sviluppare ed usare le proprie risorse e capacità in modo da acquisire più fiducia in se ed aumentare il livello di autostima, facendo leva su ciò che vi è di sano e non sulla patologia.

51 DIFFICOLTA’ AREE DISABILITÀ PSICHICADifficoltà di relazione interpersonale familiare e sociale Difficoltà di integrazione all'ambiente in relazione ai ruoli sociali che ci si aspetta vengano svolti dal soggetto Difficoltà di riconoscere, esprimere, gestire e regolare il proprio potenziale affettivo ed emotivo nelle relazioni oggettuali significative Dipendenza materiale ed emotiva nei confronti dell’ambiente che lo circonda

52 Riduzione delle capacità logiche e conoscitive, scarsa curiosità, difficoltà di astrazione,sintesi,ecc Riduzione dell'iniziativa motoria Deficit del sistema motivazionale con conseguente disinvestimento sia nei confronti della propria realtà personale che della realtà esterna Difficoltà delle performances concrete Comportamenti disfunzionali che possono essere legati a sintomi specifici

53 RIABILITAZIONE PSICHIATRICA: OBIETTIVI Sostegno e supporto delle funzioni compromesse. Ri acquisizione, per quanto possibile, delle capacità nelle aree in cui è presente una disabilità. Conseguimento, al massimo livello possibile, dell'autonomia e della capacità d'espressione. Riduzione della dipendenza istituzionale.

54 Acquisizione di modelli di comportamento e di relazione reciprocamente tollerabili e condivisibili. Miglioramento dell'autostima. Riduzione della vulnerabilità.

55 RIABILITAZIONE PSICHIATRICA Il compito della riabilitazione non consiste nel recupero forzato ed obbligatorio del deficit (accanimento terapeutico), quando questo obiettivo non è realizzabile poiché questo“agire” può essere a sua volta causa di cronicità. la riorganizzazione ed il potenziamento delle capacità e delle abilità del soggetto. Per processo riabilitativo non si intende il raggiungimento di livelli di funzionamento identici a quelli precedenti l'insorgenza del disturbo mentale, altrimenti il soggetto sarebbe ancora esposto agli stessi "rischi", ma si intende la riorganizzazione ed il potenziamento delle capacità e delle abilità del soggetto.

56 Si focalizza l'attenzione sulla specificità del paziente e sull'importanza del lavoro in équipe. Integrazione di diversi interventi: farmacologico, psicoterapico, riabilitativo a seconda delle necessità. RIABILITAZIONE: APPROCCIO INTEGRATO

57 ATTIVITA' RIABILITATIVE ATTIVITA’ DI PRIMO LIVELLO più spesso inerenti la vita quotidiana del soggetto, mirano allo sviluppo delle competenze di base. Sono orientate prevalentemente sulla realtà esterna del soggetto, i comportamenti, il modo di interagire con l’ ambiente. Utilizzano prevalentemente l’agire. ATTIVITA’ DI SECONDO LIVELLO sono finalizzate al recupero di più adeguate capacità introspettive e relazionali, mirano a far emergere, riconoscere ed elaborare il vissuto emotivo al fine di facilitare nel paziente il raggiungimento di un miglior livello di consapevolezza e di adattamento, come l’arteterapia, la musicoterapia, danzaterapia, ecc. Sono orientate al mondo interno del paziente, alle sue ansie, ai suoi conflitti ed emozioni.

58 SECONDO LIVELLO: Psicomotricità Arteterapia Musicoterapia Danzaterapia Teatroterapia Gruppo di Discussione SOSTEGNO: Terapia Individuale Terapia di Gruppo Terapia della Famiglia PRIMO LIVELLO Social Skills Training Lettura di quotidiani Supporto allo studio Supporto al lavoro ATTIVITA’ RIABILITATIVE

59 PERCHE’ UTILIZZARE LE TERAPIE ESPRESSIVE?  AGISCONO SULLA SFERA EMOTIVO AFFETTIVA DELL’INDIVIDUO E POSSONO CONSENTIRE UNA MODULAZIONE DELLE EMOZIONI  RAPPRESENTANO UNA MODALITA’ COMUNICATIVA PONTE TRA IL VERBALE E IL NON VERBALE  SI PRESENTANO, APPARENTEMENTE, COME ATTIVITA’LUDICHE  IL LORO FOCUS SI CENTRA SUL PROCESSO CREATIVO PIU’ CHE SUL PRODOTTO CHE DEVE AVERE UNA VALENZA ESTETICA SOGGETTIVA E NON OGGETTIVA  SONO ASSENTI IL GIUDIZIO DI VALORE E LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA PRESTAZIONE

60 ARTETERAPIA  Tecnica terapeutica non verbale che utilizza il linguaggio dell’arte come mezzo di comunicazione, allo scopo di incanalare ed organizzare emozioni, conflitti o ricordi dando loro forma all’interno di un opera visiva concreta.  L’attenzione è rivolta soprattutto al processo creativo di cui l’opera non è che il risultato visivo e le potenzialità terapeutiche sono presenti nel processo creativo, non nel prodotto.  E’ uno strumento terapeutico, permette di poter comunicare e riconoscere quelle emozioni celate nel suo mondo interiore.  Il linguaggio adoperato dal paziente sarà composto da immagini e simboli, i mezzi tecnici messi a sua disposizione sono diversi tra pennarelli colorati, acquarelli, matite colorate, gessetti, pastelli a cera.

61  L’uso del colore è considerato di per sé un esperienza estetica, capace di stimolare un immediato rimando emotivo che possa essere allo stesso tempo espressione e contenimento dell’emozione.  Esprimersi con l’arte vuol dire non solo comunicare qualcosa di sé, ma anche imparare a come farlo, modulando gli istinti, le emozioni ed il pensiero.  L’arte oggettiva sentimenti ed emozioni consentendo di contemplarli e capirli, concretizza l’esperienza interiore dando la possibilità di farla emergere, riconoscerla, interpretarla e contenerla.

62 DANZATERAPIA  Si intende l’utilizzazione terapeutica del movimento, in quanto processo per aiutare un individuo a ritrovare la propria unità psicocorporea.  E’ una disciplina che facilita e promuove l’integrazione fisica, emotiva, cognitiva e psicosociale dell’individuo.  La sua specificità si riferisce al linguaggio del movimento corporeo e al processo creativo.  Il movimento è un mezzo per scoprire il corpo e le sue possibilità espressive.

63 OBIETTIVI SPECIFICI: Per la sua valenza espressiva, creativa ed artistica, mira: Al miglioramento delle performances comunicative interpersonale ed intrapersonale; Allo sviluppo delle capacità espressive, e quindi della capacità di esprimere i propri vissuti; Al miglioramento delle performances emotive, della consapevolezza, della regolazione delle emozioni, con conseguente miglioramento delle capacità di canalizzare, la scarica di eventuali tensioni con modalità socialmente accettabili; Al potenziamento dell’integrazione corporeo emozionale; Al cambiamento reso possibile da una maggiore integrazione del Sé.

64 MUSICOTERAPIA  Insieme di tecniche basate sull’uso del suono e della musica come strumenti atti a facilitare lo sviluppo di una buona relazione;  La finalità principale è l’armonizzazione della personalità dell’individuo e la costruzione di uno stato di benessere;  Si basa sulla capacità dei suoni di favorire una comunicazione che oltrepassa l’uso del linguaggio, promuovendo l’espressione dei vissuti più profondi: le pulsioni (aggressività, energia vitale), le emozioni di base (rabbia, tristezza, paura, sorpresa, gioia) e tutti gli affetti che animano l’interiorità umana (vergogna, dubbio, incertezza, timore, eccetera)

65 Può essere effettuata con due diverse metodologie:  l’ascolto: si tratta dell’ascolto di brani musicali, opportunamente scelti, capaci di stimolare sensazioni, emozioni, immagini mentali, ricordi, pensieri;  La produzione: riguarda l’uso di semplici strumenti musicali, che non richiedono alcuna competenza tecnica, per costruire un dialogo sonoro, in grado di facilitare l’espressione dei vissuti emotivi, aumentando così la consapevolezza di sé, l’autostima, l’equilibrio tra le tensioni interne,la creatività.

66 TEATROTERAPIA  E’ la tecnica espressiva di applicazione più recente e conseguentemente è quella che presenta un maggior numero di approcci;  Ognuno degli approcci terapeutici basati sul teatro parte da punti di vista differenti, privilegiando una o più caratteristiche e ponendosi obbiettivi terapeutici diversificati;  E‘ possibile definire l’ambito delle teatro terapie come l'insieme di tecniche terapeutiche che operano partendo dalle caratteristiche proprie del teatro: l’identificazione, il personaggio, la rappresentazione, il palcoscenico, il gioco, la finzione scenica, l’espressività, la maschera, l’attività simbolica, il linguaggio verbale e non verbale, la comunicazione;

67 ALTRE ATTIVITA’ DI RIABILITAZIONE: GRUPPO DI CINEFORUM A Attraverso la visione di un film che tratta tematiche relative a problematiche esistenziali: i pazienti rivivono attraverso l’identificazione con gli attor, situazioni esperenziali simili a quelle del passato o del presente, filtrate da uno spazio protetto che ha valenza ludica e di intrattenimento. Il lavoro si articola in tre momenti successivi: Scelta della programmazione dei film operata dai pazienti e dagli operatori in base alle preferenze o alle tematiche emerse all’interno del gruppo; visione del film preceduto da una breve introduzione Discussione alla fine della proiezione con lo scopo di identificare ed elaborare le tematiche che più hanno suscitato emozioni I film possono aiutare i pz ad osservare, riconoscere ed elaborare i propri comportamenti, rendendoli maggiormente consapevoli.

68 PROGRAMMA “CURA DI SE’” P Per cura di sé si intende la capacità di occuparsi autonomamente della propria igiene personale, del proprio aspetto, del proprio abbigliamento, del proprio ambiente e di mantenere adeguate abitudini di vita. Il programma Cura si sé prevede : Cura dell’igiene personale: dal lavaggio mani, denti, all’utilizzo della doccia, igiene intima, ecc.. Cura dell’abbigliamento: riconoscere i capi di abbigliamento, scelta e abbinamento, consapevolezza delle proprie misure, cura e pulizia dei capi di abbigliamento, delle scarpe, come riporli e come ripararli, ecc; Cura dell’ambiente: pulizia e ordine della propria stanza, ma non solo; Cura dell’alimentazione: informazioni per una corretta alimentazione, come stare a tavola, l’igiene in cucina, attrezzi per cucinare, gli alimenti e la loro conservazione.

69 GIOCO E TEMPO LIBERO I Interventi finalizzati alla soddisfazione ludica, ma anche e soprattutto alla socializzazione e all’attivazione delle capacità di attenzione, espressione, ecc.. Attraverso il gioco è possibile: Creare un clima di ascolto e di accoglienza; Stimolare la conoscenza reciproca e la socializzazione; Osservare le modalità del pz nel rapportarsi con gli altri rispettando tempi, regole e le esigenze che il gioco impone; Far emergere aspetti della personalità e dell’emotività; Facilitare l’instaurarsi di una buona relazione tra i pz o con gli operatori; Tollerare le frustrazioni e saper gestire le proprie emozioni, impulsi e la competizione con gli altri.

70 GRUPPO CUCINA A Attività riabilitativa centrata su uno degli aspetti fondanti e specifici del processo di autonomizzazione del pz, e non solo: la preparazione del pasto. L’attività prevede un intervento sulla preparazione del pasto, sull’acquisto degli alimenti (spesa e quindi gestione del budget economico ad essa destinato) e sulla preparazione e sul riordino dell’ambiente dove si pranza (preparazione della tavola e suo riordino, lavaggio dei piatti e delle pentole, ecc).

71 IL GRUPPO FIABE – LETTURA LIBRI L L’obiettivo è quello di stimolare attraverso l’utilizzo terapeutico delle fiabe e racconti l’elaborazione dei contenuti emozionali e dei vissuti personali e interpersonali dei partecipanti del gruppo. Attraverso il confronto, la discussione, emergono meccanismi di identificazione, proiezione, introiezione, sollecitate dalle immagini e simbolismi delle letture. Il lavoro viene svolto in un setting gruppale perché il gruppo ha una funzione di stimolo, ma anche di contenimento là dove le angosce sono troppo forti o dove sono presenti sintomi produttivi quali allucinazioni e deliri. Collegamento con l’attività di cineforum

72 INSERIMENTO LAVORATIVO E’ E’ una delle tappe finali dei percorsi riabilitativi, non sempre è raggiungibile come obiettivo, oppure puo’ esserlo solo parzialmente con i “lavori altamente protetti”.

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74 BIBLIOGRAFIA:  BARELLI P.; SPAGNOLLI E. (2014), Nursing di salute mentale, Carocci Faber, Roma  SOMMARUGA M.(2014), Comunicare con il paziente. La consapevolezza della relazione nella professione infermieristica, Carocci Faber, Roma


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