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Le Difficoltà dell’apprendimento: una guida per i genitori Dott.ssa Annalisa Settanni – Psicologa Psicoterapeuta cognitivo - comportamentale in formazione.

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1 Le Difficoltà dell’apprendimento: una guida per i genitori Dott.ssa Annalisa Settanni – Psicologa Psicoterapeuta cognitivo - comportamentale in formazione

2 I pensieri dei genitori… MIO FIGLIO… da quando ha iniziato ad andare a scuola è cambiato e a casa tutto è diventato difficile. Ogni giorno i compiti lo impegnano per ore. Si innervosisce e sembra inconcludente. Le distrazioni sono continue. Se gli sto vicino, allora qualcosa in più riusciamo a fare, ma è una fatica continua. I compiti: un incubo ! MIO FIGLIO… è sempre stato un bambino vivace, sportivo, pieno di energia. Ora vedo che si stanca presto, sembra spesso annoiato o demotivato, si agita davanti ad un compito e si muove continuamente, o per evitare di farlo, o per scaricare la tensione.

3 I pensieri dei genitori… MIO FIGLIO... è intelligente, allegro, curioso, creativo, perché allora i suoi risultati scolastici sono negativi o altalenanti? Certo, ci sono materie dove se la cava, ma altre in cui non giustifico l’insuccesso e non lo capisco. Con me non vuole leggere e lo devo fare io, non vuole scrivere e, obbligato, semina errori ovunque. Se poi scrive velocemente la sua grafia diventa illeggibile e lui per primo non riesce a decifrarla. In matematica si perde in semplici calcoli, allora gli do la calcolatrice, ma faccio bene ? MIO FIGLIO… passa ogni giorno almeno 5 ore a scuola e vorrei immaginarlo sereno, tranquillo,felice. Invece è irrequieto, disturba, non lavora come gli altri e nelle verifiche è a volte troppo frettoloso, altre troppo lento, ma il risultato è sempre lo stesso. Quando sbaglia si arrabbia e lo rimproveriamo, ma poi è sempre peggio!!! Mi sento a disagio quando le maestre mi parlano di lui, perché nelle loro descrizioni non lo riconosco. Ascolto, subisco, provo rabbia. Sì, rabbia e ne soffro!!!

4 Di cosa parleremo? Le difficoltà dell’apprendimento; Identificazione precoce; Metodologie di intervento; La normativa.

5 DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO: ASPECIFICI SPECIFICI

6 DIFFERENZE SPECIFICO-ASPECIFICO SPECIFICO  Assenza di deficit sensoriali e neurologici;  Intelligenza nella norma;  Assenza di disturbi emotivi primari;  Regolari opportunità socio- culturali e scolastiche;  Specificità degli ambiti compromessi. ASPECIFICO  Presenza di deficit sensoriali e neurologici alla base delle difficoltà;  Ritardo Mentale; ADHD;  Disturbi d’Ansia e dell’Umore che influenzano il rendimento scolastico, solitamente in maniera generica;  Deprivazione culturale e mancate opportunità scolastiche.

7 I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (DSA): Sono un gruppo eterogeneo di disturbi che si manifestano con la difficoltà nell’acquisizione e nell’uso delle abilità sottostanti l’apprendimento scolastico, ovvero in lettura, scrittura e calcolo. Hanno origine genetica.

8 I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (DSA): Non sono una malattia; Non sono dovuti a deficit sensoriali della vista o dell’udito, a traumi o a difficoltà emotive; Non sono causati da un’ educazione sbagliata; Non derivano da uno scarso impegno; Non vanno confusi con una mancanza d’intelligenza.

9 Un criterio importante è quello della DISCREPANZA tra il livello generale di intelligenza e il livello di prestazione nel compito di lettura. … e la storia lo può certamente confermare … Albert EinsteinLeonardo Da VinciIsaac Newton

10 Epidemiologia I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) costituiscono una delle patologie più frequentemente inviate ai servizi del territorio. La prevalenza nella popolazione italiana è stimata tra l’2,5% ed il 3,5% (ISS, 2011). Il dato è in linea con quanto riportato nella letteratura internazionale (Lion, 1996; Johnson, 2005). La rilevanza dell’argomento è dovuta oltre che alla sua alta prevalenza, anche alle conseguenze che questi disturbi determinano a livello individuale, traducendosi spesso in abbassamento del livello scolastico conseguito e conseguente riduzione della realizzazione delle proprie potenzialità sociali e lavorative.

11 FATTORI DI RISCHIO DEI DSA Due o più ANESTESIE GENERALI successive al parto, prima del quarto anno di vita (rischio aumentato di DSA); Presenza di DISTURBO DEL LINGUAGGIO così definito: bambini che all’età di 5 anni cadono sotto il 10° centile in più di una prova di sviluppo del linguaggio e che mantengono questo livello di prestazione a 8 anni (rischio aumentato di sviluppo di dislessia); SESSO MASCHILE (rischio aumentato di sviluppo di dislessia); Storia genitoriale di ALCOLISMO o di disturbo da USO DI SOSTANZE, soprattutto in preadolescenti maschi tra i 10 e i 12 anni (rischio aumentato di DSA); FAMILIARITÀ: un genitore affetto da dislessia (rischio aumentato di dislessia); ESPOSIZIONE PRENATALE ALLA COCAINA (rischio aumentato di DSA). (Consensus Conference, 2010)

12 FATTORI DI RISCHIO RITARDO DEGLI APPRENDIMENTI (non DSA) BASSO PESO ALLA NASCITA E/O PREMATURITÀ (rischio aumentato di sviluppo di ritardi nelle abilità di lettura e di calcolo); ESPOSIZIONE AL FUMO MATERNO DURANTE LA GRAVIDANZA (rischio aumentato di sviluppo di ritardi nelle abilità di calcolo); ESPOSIZIONE A FATTORI PSICOLOGICI TRAUMATIZZANTI DURANTE L’INFANZIA (rischio aumentato di ritardi nelle abilità di lettura); FAMILIARITÀ (rischio aumentato di sviluppo di ritardi nelle abilità di calcolo). (Consensus Conference, 2010)

13 DSA: Disturbi specifici dell’apprendimento Dislessia; Disortografia; Disgrafia; Discalculia.

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15 Quanti pi voi riexscomoal eggere bue staprevetesto: Tu, fnio adora, ber me, non sei ceh un razzigano ugulae a cemintola ragaizzni. E noon ho pisongo dite. E nepupre tu hai bixogno dime. Io nonsono perte che unna vople uaugle a cetmonila vlpoi. Ma setumi appomestichi, noi arevmo bigosno l'unno dellaltro. Ti sei trovato sicuramente in una di queste due situazioni: 1. Hai letto molto lentamente cercando di capire il testo; 2. Hai letto velocemente il brano commettendo molti errori. In entrambi i casi lo sforzo impiegato nella lettura ha ostacolato la tua comprensione. Come pensi che avresti reagito se fosse stato un testo più lungo? E come ti sentiresti se avessi dovuto svolgere questo esercizio davanti ad un gruppo di persone? Provate a leggere il seguente testo

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17 La Dislessia È una disabilità specifica dell’apprendimento caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente; Il b., all’inizio del percorso di scolarizzazione, mostra difficoltà a riconoscere le lettere dell’alfabeto, a fissare la corrispondenza fra segni grafici e suoni e ad automatizzare tale processo di conversione; Tale difficoltà si ripercuote sull’apprendimento scolastico e sulle attività di vita quotidiana che richiedono la lettura di testi scritti.

18 La Dislessia È“un disturbo manifestato nell’apprendimento della lettura nonostante istruzione adeguata, in assenza di deficit intellettivi, neurologici o sensoriali e con adeguate condizioni socioculturali” (DSM IV). È un disturbo specifico in quanto isolato rispetto al resto delle prestazioni cognitive generalmente buone La definizione clinica di DE, spesso, nell’uso comune comprende anche i disturbi della scrittura (disortografia) e disturbi del codice numerico e del calcolo (discalculia).

19 non mi fare leggere! Anche oggi devo leggere? Quanto è lungo? “Ma devo leggere proprio tutto?”

20 Modello a due vie (Coltheart, 1978; Sartori e Job, 1983) L’adulto esperto utilizza due strategie per leggere e scrivere: Sub-lessicale Richiede l’analisi delle singole subunità che compongono la parola Lessicale La parola viene elaborata globalmente SOLE SOLE Le due vie operano in parallelo!

21 Non tutti i dislessici sono uguali… SOTTOTIPI DI DISLESSIA: Incapacità o ridotta capacità di utilizzare la via lessicale Deficit di lettura per parole ad accento irregolare (es. sabato) e per omofoni non omografi (es. lago/l’ago) Incapacità o ridotta capacitàdi utilizzare la via sublessicale Deficit di lettura per non-parole e per parole nuove Di tipo superficiale Di tipo fonologico

22 La Disortografia È un disturbo specifico della scrittura, riguarda la difficoltà di acquisizione della “competenza ortografica”, ossia l’incapacità di tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici. Si manifesta con errori sistematici, cioè ricorrenti e riconducibili a categorie precise:  confusione tra fonemi simili (difficoltà nel distinguere suoni quali: f-v, p-b, s-z, d-t);  confusione tra grafemi simili (difficoltà nel riconoscere segni alfabetici simili nella forma quali: a-o, m-n, b-d, g-q);  omissioni di parti di parola (ad esempio la doppia consonante, la vocale interna o la consonante intermedia);  inversioni di suoni (difficoltà nel rispettare la corretta sequenza dei suoni all’interno delle parole, per cui pantaloni diviene palantoni, semaforo diviene sefamoro, pessimista diviene pemissista)

23 La Disortografia Il bambino disortografico non è un bambino che “non sa le regole ortografiche”, ma è uno studente che ha delle difficoltà sottostanti nell’impararle e la sua scrittura avrà numerosi errori nella trascrizione anche se viene allenato molto e gli viene spiegata più volte la regola. Nei suoi testi troviamo:  alterazioni della struttura sintattica;  errato uso dei tempi e dei modi dei verbi;  disordine temporale nella descrizione degli eventi;  cattivo uso della punteggiatura.

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25 Tipologie di errori Disortografia Superficiale Prevalenza di errori fonologicamente plausibili (es. quore invece di cuore; scenza invece di scienza) Disortografia Fonologica Prevalenza di errori di conversione (es. cata invece di casa; lirto invece di litro)

26 TIPOLOGIE DI ERRORI ERRORI FONOLOGICIESEMPI Confusione di segni diversamente orientati nello spazio La “p” e la “b”; la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”; la “b” e la “d”. Confusione di segni che si differenziano per piccoli particolari La “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t”. Confusione nel discriminare segni alfabetici che corrispondono a suoni che si assomigliano La “f” con la “v”; la “t” con la “d”; la “p” con la “b”; la “c” con la “g”; la "l" con la "r"; la “m” con la “n”; la “s” con la “z”. Omissioni di grafemi e di sillabe“fonte” con “fote”; “ fuoco” con “foco”; “campo” con “capo”. Inversioni di sillabe“li” al posto di “il”; “la” al posto di “al”, “ni” al posto di “in”. Inversioni della parola“talovo” al posto di “tavolo”. Aggiunte e ripetizioni“tavovolo” al posto di “tavolo”.

27 TIPOLOGIE DI ERRORI DIFFICOLTA’ LESSICALI O ORTOGRAFICHE ESEMPI Separazioni illegali“in sieme” per “insieme”; “in dietro” per “indietro” Fusioni illegali“lacqua” per “l’acqua”; “nonè” per “non è” Scambio di grafemi omofoni (non omografi) “quore” per “cuore”; “squola” per “scuola”; “cuaderno” per “quaderno”. Omissione o aggiunta del grafema “h” “a” per “ha”; “sciena” “schiena”.

28 La Disgrafia Riguarda la componente esecutiva, grafo- motoria (scrittura poco leggibile); si riferisce alla difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce ed efficace. Il bambino disgrafico può presentare:  una cattiva impugnatura della penna;  poca capacità di utilizzare lo spazio nel foglio;  eccessiva lentezza nello scrivere;  eccessiva pressione della penna sul foglio;  difficoltà nel produrre forme geometriche e nella copia di immagini;  alternanza tra macro e micrografia;  scrittura in salita o discesa.

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30 La Discalculia Riguarda la difficoltà a comprendere ed operare con i numeri e la difficoltà ad automatizzare alcuni compiti numerici e di calcolo. Il bambino discalculico può presentare difficoltà:  Nella cognizione numerica(meccanismi di quantificazione, seriazione, comparazione, capire il valore posizionale delle cifre, associazione numero quantità, eseguire calcoli a mente);  nelle procedure esecutive (lettura, scrittura, messa in colonna dei numeri);  di calcolo (recuperare i risultati delle tabelline, recupero dei fatti numerici e algoritmo del calcolo scritto).

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32 Comorbidità disturbo dell’attenzione/iperattività: potenzia le difficoltà nell’adattamento scolastico e talora costituisce l’unico aspetto percepito dall’ambiente sociale; disturbi della condotta e inerenti all’area della devianza sociale, eventualmente associati ad abuso di sostanze e comportamenti delinquenziali spesso in rapporto con situazioni scadenti dal punto di vista di vita sociale. disturbo oppositivo provocatorio: favorisce il disadattamento scolastico e talvolta può essere secondario ad esperienze frustranti vissute dal bambino a causa di insuccessi scolastici.

33 Comorbidità disturbi d’ansia nelle varie articolazioni: attacchi di panico, disturbi d’ansia da separazione, fobia sociale  rifiuto scolare; disturbi dell’umore e somatoformi -> rifiuto scolare.

34 I comportamenti “problema” Tipici di quei bambini che, non possiedono un repertorio sufficiente di abilità sociali e affrontano i fatti normali della vita quotidiana con immaturità, aggressività o eccessiva remissività (Quay, 1979). I comportamenti disfunzionali interferiscono con il benessere personale della persona e con lo sviluppo di soddisfacenti interazioni sociali Sono emessi in quantità eccessiva

35 Perché non tutti apprendono un comportamento sociale accettabile? 1.Il bambino non sa quale sia il comportamento giusto da emettere (mancanza di modelling) 2.Lo sa, ma non ha mai provato ad emetterlo (mancanza di rinforzo) 3.Le sue condizioni emotive inibiscono l’emissione del comportamento desiderato.

36 COME INTERVENIRE? Alcuni preferiscono esortare i bambini a “comportarsi bene”, anziché INSEGNARE LORO COME SI FA, al fine di stabilire una positiva interazione reciproca. “È strano chiedere ad uno studente di leggere bene prima di avergli insegnato l’abilità necessaria per farlo.” (Morse, 1982)

37 Come intervenire? INTERVENIRE IN NEGATIVO: vincoli, divieti sollecitazioni a “non fare” “spogliare” autoritariamente comportamenti disadattivi INTERVENIRE IN POSITIVO: Offrire alternative comportamentali praticabili, con programmazione competente in modo che sia il bambino stesso a spogliarsene gradatamente da sé

38 Perché insegnare le abilità sociali? Facilita l’integrazione sociale. In età evolutiva, previene il disadattamento scolastico, la delinquenza e la non accettazione dei pari. In età adulta previene i problemi di adattamento. Rafforza lo sviluppo della personalità.

39 Chi dovrebbe insegnare le abilità sociali? Insegnanti curricolari e di sostegno Operatori sociali Psicologi Consulenti didattici (pedagogisti)

40 Chi si occupa dei DSA? Psicologia: Esperto di DSA Medicina: Neuropsichiatra infantile Logopedista ALTRI: pedagogista, psicomotricista, insegnanti, genitori Valutazione neuropsicologica Valutazione neurologica Valutazione linguistica Versante Riabilitativo

41 Abilità da valutare per una diagnosi di DSA: livello cognitivo generale (WISC) linguaggio (produzione e comprensione) memoria a breve termine, verbale e visuo-spaziale attenzione abilità di lettura - prove di lettura di parole, non parole e brano - prove di comprensione del testo scritto abilità di scrittura -dettato di parole e non parole, dettato di brano abilità di calcolo - confronto di quantità, calcolo a mente e scritto, ecc

42 L’individuazione precoce

43 Si raccomanda che per individuare i bambini a rischio di DSA si utilizzino contemporaneamente più fonti:  anamnesi (v. fattori di rischio);  colloqui con i genitori;  valutazioni/previsioni degli insegnanti;  batterie di screening. (Consensus Conference, 2010)

44 Con i genitori: colloqui Creare un linguaggio comune tra specialisti, insegnanti e genitori crea una rete di aiuto per il bambino che gli consente di ottenere i risultati più vantaggiosi. Spesso le famiglie hanno difficoltà di accettazione del problema, poiché non lo conoscono. La buona conoscenza e l’accettazione del problema da parte della famiglia crea i presupposti indispensabili per affrontare i DSA nel modo più corretto.

45 Con gli insegnanti: informazione e formazione Una buona conoscenza del problema e dei “campanelli d’allarme” mette gli insegnanti nella condizione di poter fare segnalazioni adeguate/mirate agli specialisti su quali bambini possono avere DSA. Lo scambio continuo tra insegnanti e specialisti permette di comprendere appieno le difficoltà che il bambino vive in classe e poter adottare adeguate strategie. La segnalazione precoce da parte delle insegnanti permette una diagnosi precoce (invio ai servizi sanitari) e l’adozione delle giuste metodologie di intervento (adozione di misure dispensative e compensative a scuola).

46 Sei pigro! Non ti impegni! Sei svogliato Sei distratto! Non capisci! CATTIVA COMUNICAZIONE…

47 I SEGNALI DA OSSERVARE: SCUOLA PRIMARIA  Inadeguata padronanza fonologica;  Difficoltà a memorizzare le lettere;  Difficoltà a riconoscere i diversi caratteri tipografici;  Lettere e numeri scambiati: 42/24 - sc/cs;  Sostituzione di suoni simili: p/b -d/t - m/n - r/l - s/z;  Disgrafia;  Errori di scrittura vari

48 I SEGNALI DA OSSERVARE: SCUOLA PRIMARIA Perdita della riga e salto della parola durante la lettura; Lentezza e scorrettezza nella lettura; Difficoltà:  A copiare dalla lavagna;  Ad utilizzare lo spazio del foglio;  Ad imparare le tabelline;  Nel calcolo mentale e a contare in senso regressivo;  A memorizzare i giorni della settimana, i mesi;

49 I SEGNALI DA OSSERVARE: SCUOLA PRIMARIA DIFFICOLTÀ:  Ad imparare l’ordine alfabetico e ad usare il vocabolario;  Con destra e sinistra;  Nella memorizzazione di sequenze;  Nell’orientamento spaziale;  A memorizzare le procedure delle operazioni aritmetiche ed i segni aritmetici;  Ad imparare i termini specifici delle discipline;  Di esposizione orale;  A riconoscere le caratteristiche morfologiche della lingua italiana;

50 I SEGNALI DA OSSERVARE: SCUOLA PRIMARIA DIFFICOLTA’:  A ricordare gli elementi geografici, le epoche storiche, le date degli eventi (natale, proprio compleanno, …);  Ad utilizzare il diario;  A memorizzare lo spazio geografico ed i nomi nelle carte;  Ad apprendere le lingue straniere;  Di attenzione e concentrazione;  Ad organizzare il tempo in anticipo ed a leggere l’orologio.

51 Nota bene: Gli indicatori riportati non sono presenti tutti quanti contemporaneamente ma spesso alcuni tra questi possono essere associati. Inoltre questi comportamenti non sono esclusivi della dislessia e comunque non costituiscono un indice diagnostico, ma solo un indicatore della possibile presenza di un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), ed in quanto tali, in loro presenza, si raccomanda al genitore di far effettuare una valutazione specialistica.

52 Con i bambini: lo psicologo a scuola Screening nelle classi prime Prove individuali:  Fusione;  Segmentazione;  Denominazione di figure e numeri;  Memoria a breve termine;  Lettura di brano. (CMF, Marotta et al, 2008; Test RAN, De Luca et, 2005;Prove Mt, Cornoldi e Colpo) Prove collettive:  Dettato di 16 Parole;  Prova di comprensione. (Stella, 2012; Prove MT, Cornoldi e Colpo) Valutazione dei prerequisiti dell’apprendimento della letto- scrittura

53 Follow-up Valutazione dello stato degli apprendimenti; Valutazione delle abilità di lettura e scrittura attraverso l’utilizzo di test standardizzati a livello nazionale per l’individuazione di bambini con difficoltà specifiche di lettura e/o scrittura.

54 Per evitare …

55 Perché si comporta così? Mi vuole provocare? Gliel’ho spiegato mille volte che quando significa “avere” ci vuole l’H … … Forse sono stata troppo severa … come mai non riesco ad insegnarglielo? … situazioni simili …

56 Forse è colpa mia … non so come educare mio figlio … o forse delle maestre … ce l’hanno con lui! Che stress! Non ne posso più di questi capricci per la scuola … starà in punizione per una settimana!

57 Non voglio fare i compiti, non voglio andare a scuola … non voglio!!! Non mi importa niente della scuola, tanto non sono capace … Perché non capisco? Sono stupido … mi prenderann o in giro … Ce l’hanno tutti con me, nessuno mi vuole bene!

58 procediamo con …

59 Tipologie di interventi Il processo di abilitazione prevede 3 tipologie di interventi: 1) PREVENTIVI -> età prescolare - 2^sc.primaria 2) ABILITATIVI -> dalla 2^ sc. primaria 3)COMPENSATIVI-> l’intervento di compensazione viene attivato in seguito ad un’attenta valutazione del grado di severità del disturbo e prevede una selezione degli strumenti disponibili sulla base del profilo individuale di ogni bambino.

60 Intervento abilitativo: il potenziamento

61 COSA FARE: SCUOLA PRIMARIA Nel primo periodo fare molto lavoro fonologico Lettura ad alta voce da parte dell’insegnante e del genitore Utilizzare lo stampato maiuscolo Procedere gradualmente con la scrittura Passare allo stampato minuscolo solo dopo che sono stati appresi tutti i suoni

62 COSA FARE: SCUOLA PRIMARIA Soffermarsi maggiormente sui suoni più difficili Passare al corsivo senza fretta Fornire indicazioni precise per la scrittura delle lettere Permettere ai ragazzi di utilizzare il carattere con cui si sentono più a loro agio Lavorare sulle abilità di studio

63 Attività preventiva/abilitativa - POTENZIAMENTO Training fonologico e metafonologico

64 Attività preventiva/abilitativa - POTENZIAMENTO Potenziare la memoria di lavoro visuo-spaziale

65 Attività preventiva/abilitativa - POTENZIAMENTO Potenziare la memoria

66 Se nonostante il potenziamento le difficoltà permangono,cosa si fa? Qualora dallo screening venga evidenziata una difficoltà nell’apprendimento e tali percorsi didattici di potenziamento non risultino efficaci per la risoluzione della problematica evidenziata, è il caso di rivolgersi al Servizio di Psicologia/Neuropsichiatria Infantile di riferimento per una valutazione diagnostica. Indipendentemente dalla scuola, la famiglia può comunque rivolgersi al proprio pediatra e/o al servizio di Neuropsichiatria Infantile di riferimento. Se il Servizio Sanitario Nazionale non fosse facilmente accessibile (a causa di liste di attesa che superino i 2 mesi) è possibile rivolgersi a psicologi privati specialisti.

67 La diagnosi definitiva non può essere formulata prima della seconda classe primaria per le abilità della letto-scrittura e della classe 3^ per il calcolo. Ed è il risultato di una valutazione che dura alcune ore. Prima di iniziare la valutazione, lo specialista ricostruirà con i genitori la storia personale del bambino e indagherà sulle difficoltà riferite. Sarebbe utile presentarsi alla prima valutazione con una relazione da parte della scuola e/o con i quaderni. In seguito, il bambino sarà sottoposto a una serie di test per la valutazione dell’intelligenza, della scrittura, della lettura, della comprensione del testo e della matematica. In alcuni casi potranno essere effettuati anche altri test, per approfondire le capacità di: linguaggio, attenzione, memoria, capacità visuo -motorie, ecc.

68 Il risultato di tale valutazione sarà comunicato alla famiglia tramite relazione scritta, che deve contenere i risultati dei test somministrati, la diagnosi e precise indicazioni per migliorare l’approccio didattico - educativo a beneficio del bambino, tenendo conto delle strategie da adottare.

69 E dopo la diagnosi?

70 La Normativa: Legge 170/2010

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72 Dopo la diagnosi È fondamentale attuare un percorso (ri)abilitante, poiché più tempestivi ed efficaci saranno il trattamento clinico e il training di recupero didattico e maggiori saranno i benefici scolastici che vostro figlio ne trarrà.

73 La procedura da seguire La famigliaLa scuola Consegna la diagnosi a scuola Riceve la diagnosi dalla famiglia. La protocolla. La inserisce nel fascicolo personale dello studente Informa il coordinatore di classe e/o il referente DSA (se è presente nella scuola) e lo invita a prendere visione della diagnosi. Richiede la stesura di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) Prepara il Piano Didattico Personalizzato (PDP) contenente anche indicazioni in merito agli strumenti compensativi e le misure dispensative necessari. Aggiorna il fascicolo personale dello studente inserendovi il PDP, debitamente compilato dopo averlo condiviso anche con la famiglia e lo studente (e, se necessario, lo specialista che ha compilato la diagnosi, o le persone che lo hanno in carico). Ad ogni cambio di ciclo scolastico, consegna una copia della Diagnosi e del PDP all’ordine di scuola successivo.

74 Il piano didattico personalizzato (PDP) PIANO: è “studio mirante a predisporre un'azione in tutti i suoi sviluppi”: un programma, un progetto, una strategia. DIDATTICO: lo scopo della didattica è il miglioramento: dell'efficacia e soprattutto dell'efficienza dell'apprendimento dell’allievo, che comporta, quindi, una diminuzione dei tempi di studio e del dispendio di energie dell’efficacia e dell'efficienza dell'insegnamento del docente. PERSONALIZZATO: indica la diversificazione delle metodologie, dei tempi, degli strumenti nella progettazione del lavoro della classe.

75 Il piano didattico personalizzato (PDP) Il PDP è un contratto fra docenti, Istituzione Scolastiche, Istituzioni Socio-Sanitarie e famiglia per individuare e organizzare un percorso personalizzato, nel quale devono essere definiti i supporti compensativi e dispensativi che possono portare alla realizzazione del successo scolastico degli alunni DSA. Quando viene redatto? La sua redazione avviene: all’inizio di ogni anno scolastico entro i primi due mesi per gli studenti già segnalati su richiesta della famiglia in possesso di segnalazione specialistica.

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78 Art.5 L.170/2010 Misure educative e didattiche di supporto Diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica; Diritto a fruire, per l'insegnamento delle lingue straniere, l'uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell'esonero. Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all'università nonché gli esami universitari.

79 Strumenti compensativi Mappe concettuali

80 Strumenti compensativi/riabilitativi Tachistoscopio

81 Strumenti compensativi Sintesi vocale

82 Strumenti compensativi Misure compensative da introdurre a partire dalla 3^ classe primaria. Tabelle per le parole difficili da scrivere:

83 Strumenti compensativi Misure compensative da introdurre a partire dalla3^ classe primaria. Tabelle per l’analisi logica e grammaticale:

84 Strumenti compensativi Misure compensative da introdurre a partire dalla 3^ classe primaria. Tabelle per arricchire la produzione verbale e del testo scritto:

85 Strumenti compensativi Misure compensative da introdurre a partire dalla 3^ classe primaria. Tabelle per il sistema del numero e del calcolo:

86 Misure dispensative Parallelamente al ricorso alle misure compensative e in maniera adattata alle necessità individuali e all’entità del disturbo di apprendimento, è opportuno ricorrere alla dispensa da alcune prestazioni: –lettura a voce alta; –scrittura veloce sotto dettatura; –uso del vocabolario; - studio mnemonico delle tabelline; - studio delle lingue straniere in forma scritta, a causa delle difficoltà rappresentate dalla differenza tra scrittura e pronuncia; È altresì importante prevedere: –tempi più lunghi per le prove scritte e per lo studio; –organizzazione di interrogazioni programmate; –assegnazione di compiti a casa in misura ridotta; –possibilità di redigere testi con il pc con correttore ortografico attivo.

87 Prove INVALSI

88 Le prove INVALSI sono di 2 tipi: di RILEVAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI (prove di indagine conoscitiva - statistica che riguardano gli Istituti Scolastici e che vengono effettuate nelle classi seconde e quinte della Scuola Primaria; nel primo anno della Scuola Secondaria di primo grado; nel secondo anno della Scuola Secondaria di secondo grado). (Non sono finalizzate alla valutazione individuale degli alunni, ma a monitorare i livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico nazionale). di VALUTAZIONE FINALE (esame di fine primo ciclo di istruzione = ex terza media) conclusiva del primo ciclo (il cui risultato entra a far parte della valutazione finale dello studente negli esami).

89 Le Prove INVALSI Le modalità di partecipazione alle prove SNV degli alunni con DSA saranno oggetto di una specifica informativa che verrà pubblicata annualmente sul sito dell’INVALSI. Nel corso degli anni, ci sono stati più volte contatti tra AID e INVALSI. Da parte dell’INVALSI si è potuto riscontrare la presenza di una particolare attenzione nel confronto delle esigenze dei ragazzi con DSA, non formale ma fattiva, dimostrata anche dalla circolare del 17/01/2011, che si è allargata alla volontà di mantenere un canale di comunicazione sempre attivo e una collaborazione con l’AID. L’INVALSI ha anche collaborato con il servizio LIBRO AID per la consulenza in merito al funzionamento dei file in formato digitale e MP3 previsti per gli studenti con DSA, fornendo all’AID le prove degli anni precedenti in formati tali da poterne provare l’ascolto con la sintesi vocale, al fine di far familiarizzare i ragazzi con DSA con queste modalità di somministrazione.

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91 Consigli per i genitori 1. Non sentitevi colpevoli. Voi non siete la causa della dislessia di vostro figlio e non avreste potuto prevederla o prevenirla. 2. Non incolpate nessun altro, il bambino, l’insegnante, l’altro genitore. La dislessia è una caratteristica della persona ed un fatto della vita: accettatela e pensate a tutte le cose positive che potete fare per affrontarla. 3. Parlate a vostro figlio e spiegategli come si manifesta e che cosa, insieme, potete fare per affrontarla e superarla.

92 Consigli per i genitori 4. Leggete a vostro figlio, più spesso e più a lungo possibile. Il bambino in tal modo potrà: - sviluppare un vocabolario più vasto; - apprendere le modalità con cui si scrivono i testi; - udire parole pronunciate in modo appropriato; - imparare ad amare i libri e la cultura; - conoscere i libri che leggono i coetanei; - apprezzare un’attività conoscitiva senza la pressione scolastica.

93 Consigli per i genitori 5. Parlate con vostro figlio. La vita familiare spesso è così impegnativa per i genitori che manca il tempo per parlare ed ascoltare i propri figli. È molto importante, invece, rimanere in stretto contatto con i ragazzi dislessici perché la dislessia influenza non solo il rendimento scolastico, ma anche la personalità: il sentirsi diverso dai propri coetanei crea dei vissuti che vanno ascoltati e compresi dai genitori, in modo che non diventino problemi. 6. Ascoltate vostro figlio. Imparate ad ascoltare ciò che dice e notate ciò che non dice. Notate il tono di voce per capire se ci sono cose che lo preoccupano. Fategli domande: “Cosa pensi di questo?”, “Come ti senti quando fai così?”. I ragazzi, che spesso sperimentano a scuola situazioni di giudizio e di incomprensione, hanno bisogno di sapere che almeno in famiglia possono sentirsi accolti, accettati e capiti.

94 Consigli per i genitori 7. Giocate con vostro figlio: Scacchi, Monopoli, Memory, Giochi di carte, Shanghai, Nomi cose animali e città, Scarabeo, Indovina chi, Tabù, Trivial Pursuit, Paroliamo, Cruciverba, Tangram, ecc. Tutti questi giochi sviluppano capacità di concentrazione, strategie, abilità di memoria, manualità fine, linguaggio e tanto altro ancora; con i bimbi più piccoli, invece, create rime, filastrocche, cantate. Non sottostimate mai l’importanza dell’apprendimento che ha un bambino mentre è con voi, mentre vi guarda, vi imita e vi prende a modello di comportamento. 8. Evidenziate gli aspetti positivi delle capacità del ragazzo ad esempio in campo sportivo, pittorico, musicale e tutto quanto altro possa farlo sentire uguale, o migliore, dei coetanei: mettete in risalto i suoi punti di forza. 9. Insegnate ai vostri figli, credendoci voi per primi, che il valore della scuola è in quello che si impara, non nei voti che si ricevono. 10. Insegnate ai vostri figli il valore di ogni diversità e la crudeltà e la sterilità di un sistema esclusivamente competitivo.

95 Cosa dire al bambino? Se vostro figlio ha una diagnosi di dislessia: diteglielo! L’unico rischio in questi casi è tacere! Spiegategli che la dislessia è molto comune, che probabilmente anche nella sua scuola/classe altri bambini sono dislessici e forse anche nella sua famiglia. Portategli molti esempi positivi di persone conosciute o personaggi dislessici. Potete spiegargli che “dislessia” è solo un nome per spiegare il perché alcuni bambini hanno difficoltà a imparare a leggere, a scrivere ed a contare. Spiegategli che tutti siamo diversi: tutti abbiamo abilità e strategie differenti.

96 Cosa dire al bambino? Individuate i punti di forza di vostro figlio, nello sport, nella musica, nel disegno, nel bricolage, ecc., scoprite le sue capacità relazionali e mettete tutto ciò che ha di positivo in evidenza in modo che anche lui riesca a vedere le sue qualità. Spiegategli che l’uso del computer e di determinati strumenti compensativi non deve essere vissuto come qualcosa che sottolinea la sua diversità ma come qualcosa che lo potenzia. Inoltre fatelo riflettere sul fatto che tutti nel mondo del lavoro usano i computer e molti manager utilizzano le mappe concettuali, strumenti che i ragazzi con DSA possono utilizzare quotidianamente già a scuola! Preparatevi a dover ripetere queste cose più volte anche nel corso degli anni e siate sempre pazienti e disponibili.

97 Si guarisce dai DSA?

98 La dislessia evolutiva nell’adulto Dislessia recuperata Le prestazioni del soggetto con pregressa diagnosi di DE sono comparabili in tutti gli ambiti a quelle dei normolettori Dislessia compensata La lettura di materiale significativo (testi e non parole) è abbastanza fluente (lenta ma non sempre sotto-soglia), mentre la lettura di non-parole è significativamente lenta e inaccurata Dislessia persistente Tutti i parametri di lettura, in tutti i tipi di stimoli (testo, parole e non-parole) sono significativamente sotto-soglia per rapidità e accuratezza

99 Dove reperire informazioni: di-stato _di_guida.html

100 Conclusioni If they can’t learn the way you teach Can you teach the way they learn? Harry Chasty, 1984 Se non riesco ad imparare nel modo in cui insegni, potresti insegnare nel modo in cui io imparo?

101 "L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita.“ (Lya Luft).

102 Grazie per l’attenzione


Scaricare ppt "Le Difficoltà dell’apprendimento: una guida per i genitori Dott.ssa Annalisa Settanni – Psicologa Psicoterapeuta cognitivo - comportamentale in formazione."

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