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IL LINGUAGGIO POETICO La poesia è quell’arte che per trasmettere un’esperienza perennemente valida usa: il significato semantico delle parole; il suono.

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1 IL LINGUAGGIO POETICO La poesia è quell’arte che per trasmettere un’esperienza perennemente valida usa: il significato semantico delle parole; il suono delle parole; il ritmo che queste imprimono alle frasi. La poesia possiede alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa.

2 C‘è una donna che semina il grano, Volta la carta si vede il villano Il villano che zappa la terra Volta la carta e viene la guerra E la guerra con tanti soldati Volta la carta ci sono i malati… ( F. De Andrè) Questo è l’ombelico del mondo È qui che nasce l’energia Centro nevralgico del nuovo mondo Da cui passa una nuova via….. (Jovanotti) Poltrone e sofà Alto tasso di qualità La poesia è presente nella nostra vita, anche in testi d’uso comune che imitano la poesia vera riprendendone alcuni aspetti formali: scrittura in versi, uso della rima, attenzione a particolari valori ritmici…

3 Il Poeta Il poeta è un uomo che, pur vivendo nella realtà del suo tempo, tende a superare la realtà concreta, per comunicare un’esperienza perennemente valida: i suoi versi riflettono così sentimenti e interrogativi di sempre.

4 La strofa Il verso La rima FIGURE RETORICHE DENOTAZIONE E CONNOTAZIONE FIGURE METRICHE Il linguaggio poetico

5 Il componimento poetico si distingue per la presenza di rime per la presenza di strofe L’insieme delle regole che ordinano questi elementi si chiama metrica per la presenza di versi

6 è l’unità metrica costituita da una serie di parole suddivise in sillabe in cui si alternano sil la be ac cen ta te e sil la be a tone alternanza l’accento Questacrea ritmico Il verso

7 E’ la cadenza musicale da cui deriva l’armonia poetica che caratterizza il verso. Esso è dato dal numero delle sillabe del verso e dagli accenti ritmici disposti secondo particolari schemi in ogni tipo di verso. Gli accenti ritmici sono gli accenti fondamentali che cadono sulle sillabe toniche, cioè accentate, dove la voce si appoggia. Il Ritmo Vediamone alcuni

8 Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca. Senti: una zana dondola pian piano. Un bimbo piange, il piccol dito in bocca; canta una vecchia, il mento sulla mano. La vecchia canta: Intorno al tuo lettino c’è rose e gigli, tutto un bel giardino. Nel bel giardino il bimbo s’addormenta. La neve fiocca lenta, lenta, lenta. (G. Pascoli, Orfano) Ritmo lento e monotono come una nenia: Ritmo lento

9 Ritmo calmo, meditativo: Forse perché della fatal quiete tu sei l’immago a me sì cara vieni o Sera! E quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni e quando dal nevoso aere inquiete tenebre e lunghe all’universo meni sempre scendi invocata, e le secrete vie del mio cor soavemente tieni. (U. Foscolo, Alla sera)

10 Ritmo incalzante: (A. Manzoni, Il Cinque Maggio, vv 79-84) E ripenso ’ le mobili tende, e i percossi valli, e il lampo de ’ manipoli, e l ’ onda dei cavalli, e il concitato imperio e il celere ubbidir.

11 Ritmo veloce e martellante (G. A. Cesareo, Parte il treno) Scatta un comando: un fischio di rimando querulo, acuto, lungo, fora l’aria, e il treno si divincola su le rotaie sussultando e ansando. Diétro quàlche vétro quàlche vìso biànco quàlche rìso stànco quàlche gèsto lèsto; i vagoni si succedono e i furgoni sul binario trabalzanti strepitanti varcan varcano; e il treno con palpito eguale, guadagna fiammando nel buio, l’aperta campagna.

12 Il ritmo Il ritmo risulta dalla alternanza nei versi di sillabe con accenti tonici e sillabe con accenti atoni 2 sillabe S’al/za binario 3 sillabe ti /scher/ni ternario 4 sillabe da/mi/gel/la quaternario 5 sillabe nin/fa gen/ti/le quinario 6 sillabe Sul/chiù/so/qua/dér/no senario 7 sillabe da /vo/lar/ su/ le/ nu/bi settenario 8 sillabe Teo/do/ri/co/ di/ Ve/ro/na ottonario 9 sillabe Na/scon/di/ le/ co/se/ lon/ta/ne novenario 10 sillabe Sof/fer/ma/ti/ sul/l’a/ri/da/ spon/da decasillabo 11 sillabe Nel/mez/zo/del/cam/min/di/no/stra/vi/ta endecasillabo

13 I versi sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe, dal quale prendono il nome 2 sillabe dié / tro bisillabo 3 sillabe ti /scher/ni trisillabo 4 sillabe da/mi/gel/la quadrisillabo 5 sillabe nin/fa gen/ti/le quinario 6 sillabe Dol/ci /miei /so/spi/ri senario 7 sillabe da /vo/lar/ su/ le/ nu/bi settenario 8 sillabe Teo/do/ri/co/ di/ Ve/ro/na ottonario 9 sillabe Na/scon/di/ le/ co/se/ lon/ta/ne novenario 10 sillabe Sof/fer/ma/ti/ sul/l’a/ri/da/ spon/da decasillabo 11 sillabe Per/ me/ si/ va/ ne/ la/ cit/tà/ do/len/te endecasillabo

14 Il verso Il verso non è altro che una riga di una poesia, la sua unità ritmica minima di lunghezza variabile. E’ la caratteristica più evidente del testo poetico. Il metro della poesia italiana è accentuativo: si fonda cioè su versi che, entro un numero definito di sillabe, alternano sillabe forti e sillabe deboli. MA... ATTENZIONE ! Un verso non si definisce quinario, perché ha cinque sillabe, o endecasillabo perché ha undici sillabe; e nemmeno ottonario, perché ne ha otto.

15 dell'accento tonico Il computo delle sillabe di un verso tiene conto anzitutto dell'accento tonico della parole finale. Consideriamo questi settenari di A. Manzoni, sono la prima strofa del coro famoso dell’ADELCHI Spar-sa - le - trec-ce - mor-bi-de Sul-l’ af-fan-no-so - pet-to Len-ta - le - pal-me, e - ro-ri-da di - mor-te il - bian-co - as-pet-to, Gia-ce - la- pia, - col - tre-mo-lo Sguar-do - cer-can-do il - ciel. Il verso

16 Il computo delle sillabe tiene conto anzitutto dell'accento tonico della parola finale. Sparsa le trecce morbide sull'affannoso petto lenta le palme, e ròrida di morte il bianco aspetto, giace la pia, col tremolo sguardo cercando il ciel. Considerate questi settenari di A. Manzoni, sono la prima strofa di un coro famoso dell' Adelchi

17 Solo nel verso 2 le sillabe sono proprio sette; nel verso 1 le sillabe sono otto, nel verso 6 le sillabe sono sei: ma tutti i tre versi si considerano settenari : perché l'ultima parola del verso 1 è sdrucciola; l'ultima parola del verso 6 è tronca. Notate però che in tutte queste parole finali l'accento coincide con la sesta sillaba del verso. Per definire il numero di sillabe nel verso, dobbiamo contarle sino all’ultimo accento tonico e sommare 1 Il verso

18 I versi sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe, dal quale prendono il nome Bisillabo Diétro quàlche vétro quàlche vìso biànco Trisillabo La morte si sconta vivendo (G.A.Cesareo)(G.Ungaretti) o binario o ternario

19 I versi sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe, dal quale prendono il nome Quadrisillabo Ecco il mondo vuoto e tondo, s'alza, scende, balza e splende (A. Boito) Quinario Il morbo infuria il pan ti manca: sul ponte sventola bandiera bianca (A. Fusinato)

20 I versi sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe, dal quale prendono il nome Senario Settenario Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa L’àlbero a cui tendévi la pargolétta màno, il vèrde melogràno da’ bei vermìgli fiòr, nel muto òrto solìngo rinverdì tutto or óra e giùgno lo ristòra di lùce e di calór.

21 I versi sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe, dal quale prendono il nome Ottonario Novenario Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Il giorno fu pieno di l am pi; ma ora verranno le stel le, le tacite stelle. Nei c am pi c’è un breve gre gre di ra nel le. Le tremule foglie dei piop pi trascorre una gioia leg ge ra.

22 I versi sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe, dal quale prendono il nome Decasillabo Endecasillabo S'ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo: d'ambo i lati calpesto rimbomba da cavalli e da fanti il terren. E tu onore di pianti, Ettore, a vra i, ove fia santo e lagrimato il san gue per la patria versato, e finché il So le risplenderà su le sciagure u ma ne. A.Manzoni Conte di Carmagnola U. Foscolo Dei Sepolcri

23 I versi sono costituiti da un numero predeterminato di sillabe, dal quale prendono il nome Dodecasillabo o doppio senario Dagli àtrii muscósi, / dai Fòri cadènti, dai bòschi, dall’àrse / fucìne stridènti, dai sòlchi bagnàti / di sèrvo sudór, un vólgo dispèrso / repènte si désta; intènde l’orécchio, / sollèva la tèsta percòsso da nòvo / crescènte romór. A. Manzoni, Adelchi

24 I versi parisillabi. Filastrocca del gregario corridore proletario, che ai campioni di mestiere deve far da cameriere, e sul piatto, senza gloria, serve loro la vittoria. Attenzione: poiché gli accenti cadono sempre sulla terza e sulla settima sillaba abbiamo una filastrocca con un ritmo cantilenante. Ottonario di Gianni Rodari

25 Il Conte di Carmagnola decasillabi S'ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo: d'ambo i lati calpesto rimbomba da cavalli e da fanti il terren Notate la struttura sempre identica, che si replica per tutto il componimento (128 versi), con un effetto ritmico molto particolare e ricercato. I versi parisillabi

26 Lo stesso capita in un altro notissimo componimento manzoniano, in dodecasillabi o senari doppi. Gli ictus cadono sempre nelle stesse posizioni. Adelchi Dagli atri muscosi dai fori cadenti, 2 – dai boschi, dall'arse fucine stridenti, 2 – dai solchi bagnati di servo sudor, 2 – un volgo disperso repente si desta; 2 – intende l'orecchio, solleva la testa 2 – percosso da novo crescente rumor. 2 – I versi parisillabi struttura sempre identica

27 Versi imparisillabi Trisillabo I versi imparisillabi concedono molta libertà Il più usato di tutti è l'endecasillabo, che è anche quello che concede più libertà. Quinario Settenario Novenario Endecasillabo

28 Figure metriche Sinalefe – episinalefe Sineresi Dialefe Dieresi uniscono separano

29 Sinalefe o elisione Il computo delle sillabe in un verso tiene presente non solo le regole normali della morfologia, ma anche di alcune particolarità Consiste nel considerare due vocali contigue, una fine di parola e l’altra al principio di quella successiva,come un’unica sillaba Ei fu. Sicco me im mobile Dolce e chiara è la notte e senza vento (G. Leopardi, La sera del dì di festa, v.1) e tu non torni ancora al tuo paese! (G. Pascoli, Lavandare, v.8). e il naufragar m’è dolce in questo mare (G. Leopardi, L’infinito, v 15); nel muto orto solingo (G. Carducci, Pianto antico, v 5).

30 episinalefe Consiste nel considerare due vocali contigue, una fine di verso e l’altra al principio di quello successivo, come un’unica sillaba pei bimbi che mamma le andav a a prendere in cielo. (G. Pascoli, La figlia maggiore, 7-8) È l'alba: si chiudono i peta li un poco gualciti; si cova, dentro l'urna molle e segreta, non so che felicità nuova. (G. Pascoli, Il gelsomino notturno). Il computo delle sillabe in un verso tiene presente non solo le regole normali della morfologia, ma anche di alcune particolarità

31 Consiste nel considerare due vocali contigue, all’interno della stessa parola, come un’unica sillaba Ed oggi nella troade inseminata “.. morte bella parea nel suo bel viso..” (Petrarca, Canzoniere, Trionfo della morte, v.172) la sineresi interviene due volte (parea, suo) “.. ed erra l'armonia per questa valle..” (G. Leopardi, Il passero solitario, v.4) sineresi Il computo delle sillabe in un verso tiene presente non solo le regole normali della morfologia, ma anche di alcune particolarità

32 Diversamente dalla sinalefe,considera le due vocali (finale e iniziale di parola) come due sillabe separate “..tant'era pien di sonn o a quel punto..” Dialefe o iato (Dante, Inferno, Canto I) va scandito così: Tan -t'e -ra -pien -di -son -no -a -quel-pun –to ottenendo il computo di undici sillabe metriche. Il computo delle sillabe in un verso tiene presente non solo le regole normali della morfologia, ma anche di alcune particolarità

33 Consiste nel considerare le due vocali contigue all’interno di una parola come due sillabe separate Forse perché della fatal qui ëte dieresi “Dolce color d’orï/ental zaffiro” (Dante, Purgatorio, I, v.13) “orïental” va letto come se fosse scandito in quattro sillabe (”o-ri-en-tal”). A te convien tenere altro vï/aggio (Dante, Inferno, Canto I). Il computo delle sillabe in un verso tiene presente non solo le regole normali della morfologia, ma anche di alcune particolarità

34 Le figure retoriche Sono accorgimenti formali, processi stilistici letterari e poetici per arricchire il senso del messaggio Figure sintattiche disposizione delle parole all’interno del testo Figure semantiche Incidono sul significato della parola Figure fonetiche strutture fonetiche, la ripetizione, la musicalità

35 Attraverso la combinazione di suoni si crea non solo una particolare musicalità ma si arricchisce il significato delle parole Attraverso la combinazione di suoni si crea non solo una particolare musicalità ma si arricchisce il significato delle parole Le figure retoriche fonetiche

36 Figure retoriche fonetiche il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo Suono di parole che riproduce un suono naturale quello spirto guerrier ch'entro mi rugge Ripetizione di suoni identici (vocali,consonanti,sillabe) nella parte iniziale o centrale di due o più parole onomatopea allitterazione

37 Rima imperfetta con rispondenza delle sole vocali a partire da quella accentata Rima imperfetta con rispondenza delle sole consonanti a partire dalla vocale accentata Figure retoriche fonetiche assonanza consonanza Quando/tanto Inverno/allegro Rombo/tramonto Sole/solo Terra/torre

38 Sistole : quando l’accento tonico di una parola si ritrae verso l’inizio di questa: la notte ch’io passai con tanta pièta (Dante, Inferno, I, v 21; Inferno, VI, v 96) -invece di pietà quando verrà la nimica podèsta - invece di podestà Diastole : quando l’accento tonico di una parola si sposta verso la fine di questa: abbraccia terre il gran padre Oceàno (U. Foscolo, Dei Sepolcri, v 291; invece di Ocèano calvi gravati di carni lugùbri G. D’Annunzio, Alcyone, Ditirambo IV, v 359) invece di lùgubri Figure retoriche fonetiche di accento

39 Sincope : consiste nella caduta di una o più lettere all’interno di una parola: allor che all’opre femminili intenta (G. Leopardi, A Silvia, v 10 ) - invece di opere - … quello spirto guerrier ch’entro mi rugge (U. Foscolo, Alla sera, v 14) - invece di spirito - … veniano a conversar (G. Carducci, Avanti! Avanti!, v 108 ) - invece di venivano - Apocope : indica la caduta di una o più lettere alla fine della parola: … lo fan d’ozi beato e di vivande (U. Foscolo, Dei Sepolcri, v 61) - invece di fanno - … per lo libero ciel fan mille giri (G. Leopardi, Il passero solitario, v10) - invece di cielo - Sincope e apocope

40 Il poeta trasgredisce l’ordine sintattico per creare significati aggiuntivi e fare affiorare livelli diversi del senso Figure retoriche sintattiche o dell’ordine

41 anafora chiasmo inversione Ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più frasi o versi successivi Per me si va nella città dolente Per me si va ne l’etterno dolore Per me si va tra la perduta gente Consiste nel disporre in ordine invertito i termini corrispondenti di due frasi successive Le donne i cavalier Le armi gli amori Inversione di parole che spezza un forte legame sintattico Questa bella d’erba famiglia e d’animali Figure retoriche sintattiche o dell’ordine

42 ipotassi paratassi climax Indica una progressione o successione di termini in ordine di intensità decrescente o crescente Vegghio (veglio), penso, ardo, piango Costruzione sintattica con proposizioni legate con congiunzioni coordinanti o per asindeto E suona ancora l’ora e mi manda Costruzione sintattica con reggente e Secondarie Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno Figure retoriche sintattiche o dell’ordine

43 Forse perché della fatal quiete tu sei l’immago a me sì cara vieni o Sera! E quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni e quando dal nevoso aere inquiete tenebre e lunghe all’universo meni sempre scendi invocata, e le secrete vie del mio cor soavemente tieni. Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme che vanno al nulla eterno; e intanto fugge questo reo tempo, e van con lui le torme delle cure onde meco egli si strugge; e mentre io guardo la tua pace, dorme quello spirto guerrier ch’entro mi rugge. (U. Foscolo, Alla sera) ( scavalcamento ) Fenomeno metrico per cui la frase logica del discorso poetico non coincide con il verso, ma prosegue in quello successivo (scavalcando quindi il primo) Figure retoriche sintattiche o dell’ordine Enjambement

44 Pausa o cesura La pausa, o cesura, si ha quando all’interno di un verso si trova un segno di punteggiatura forte (. : ; ! ?): Negli azzurri mattini le file svelte e nere dei collegiali. Chini sui libri poi. Bandiere di nostalgia campestre gli alberi alle finestre Sandro Penna

45 LA STROFA: I versi, in numero determinato o vario, si raggruppano in unit à metriche che vengono chiamate strofe - Distico: due versi -Terzina: tre versi -Quartina: quattro versi -Sestina: sei versi -Ottava: otto versi Strofa libera Canzone libera leopardiana (endecasillabi e settenari) A schema fisso A schema libero

46 Nella torre il silenzio era già alto A Sussurravano i pioppi del rio Salto A I cavalli normanni a le lor poste B Frangean la biada con rumor di croste B G. Pascoli Picchiano uccelli raminghi a vetri appannati: gli amici Spiriti reduci son, guardano e chiamano a me. In breve, o cari, in breve – tu calmati, indomito cuore – Giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò. G. Carducci LA STROFA composta da due versi (di solito endecasillabi) uniti in rima baciata oppure non rimati DISTICI

47 E come quei che con lena affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l’acqua perigliosa e guata, Così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo che non lasciò già mai persona viva. Dante Alighieri Hanno compiuto in questo dì gli uccelli Il nido (oggi è la festa dell’ulivo) Di foglie secche, radiche,fuscelli Quel sul cipresso, questo su l’alloro, Al bosco, lungo il chioccolo d’ un rivo, Nell’ombra mossa d’un tremolio d’oro. G.Pascoli LA STROFA composta da tre endecasillabi a rima incatenata TERZINE

48 LA STROFA quattro versi uniti da rima con diverse varianti, ma generalmente da rima alternata E s'aprono i fiori notturni, A nell'ora che penso ai miei cari. B Sono apparse in mezzo ai viburni A le farfalle crepuscolari. B Da un pezzo si tacquero i gridi: C là sola una casa bisbiglia. D Sotto l'ali dormono i nidi, C come gli occhi sotto le ciglia. D (G. Pascoli, Gelsomino notturno )QUARTINE

49 LA STROFA A qualunque animale alberga in terra, se non se alquanti ch’ànno in odio il sole, tempo da travagliare è quanto è ’l giorno; ma poi che ’l ciel accende le sue stelle, qual torna a casa et qual s’anida in selva per aver posa almeno infin a l’alba. F.Petrarca sei versi, spesso i primi quattro a rima alternata, gli ultimi due a rima baciata. Possono essere settenari o endecasillabi o di settenari ed endecasillabiSESTINE

50 LA STROFA otto versi endecasillabi, di cui i primi sei a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata (ABABABCC). E' la strofa dei poemi epico- cavallereschi. Le donne, i cavalier, l'arme gli amori A le cortesie, l'audaci imprese io canto, B che furo al tempo che passaro i Mori A d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, B seguendo l'ire e i giovenil furori A d'Agramante lor re, che si diè vanto B di vendicar la morte di Troiano C sopra re Carlo imperator romano. C Ludovico Ariosto, Orlando FuriosoOTTAVE

51 LA STROFA «Puzone, cheres bolare chen’alas però de jugher alas non presumas, ca si las as sun privas de sas pumas o si tenes sas pumas sunu malas. Si pones mente a mie las allumas de badas ti sun naschidas in palas. Pro chi est pro tenner pumas gai Disizo de no aer alas mai. » (Uccello, vuoi volar senz’'ali/ ma di aver ali non pretendere, chè se le hai son prive di piume/ e se hai piume esse sono inutili. Se a me poni mente le abbruci, /invano ti son cresciute sulle spalle. Ed io per aver simili piume / desidero di non aver mai ali). Giuseppe Calvia OTTAVE

52 ADIOS NUGORO AMADA Parole di Antonio Giuseppe Solinas Musica di Giampaolo Mele ADDIO AMATA NUORO Addio, amata Nuoro, giacché parto in terre altrui, con crudelissima pena ti lascio, terra stimata. E' già giunta l'ora dolorosa di partire; già di porpora e di rosa l'oriente si colora. Fratello, sorella, mamma, amante, diletti parenti miei, col cuore lacrimante a tutti voi dico addio. Adios, Nugoro amada prite parto a terra anzena, chin crudelissima pena ti lasso terra istimada. Ca est già bennida s'ora de partire dolorosa; già de purpura e de rosa s'oriente si colora. Frade, sorre, mama, amante, dilettos parentes mios, chin su coro lacrimante a tottus bos naro adio.

53 con versi regolari di solito endecasillabi e settenari con versi liberi senza schema fisso, ma si articola secondo l'ispirazione del poeta Esempi di strofe libere costituite da versi regolari nei Canti di Leopardi, raggruppamenti strofici di versi liberi più frequenti nei poeti moderni. ha un numero di versi ogni volta differente, e la disposizione delle rime è affidata alla libera ispirazione dell'artista. La strofa libera

54 Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi? (G. Leopardi) La strofa è costituita da sei versi (settenari ed endecasillabi) che si alternano senza un ordine preciso e non sono legati da rime regolari. con versi regolari La strofa libera

55 con versi liberi Mi tengo a quest'albero mutilato abbandonato a questa dolina che ha il languore di un circo prima o dopo lo spettacolo e guardo il passaggio quieto delle nuvole sulla luna (G. Ungaretti, I fiumi) La strofa è costituita da versi liberi. La strofa libera

56 Quali sono Che scopo hanno Accrescono il valore della parola. Come? Ampliando il senso e dando luogo Evidenziando a immagini inaspettate Rendendo diverso SIMILITUDINE METONIMIA PERSONIFICAZIONE SINESTESIA METAFORA OSSIMORO ANALOGIA SINEDDOCHE ANTITESI IPERBOLE PERIFRASI ALLEGORIA Figure retoriche di significato

57 Consiste nell'esprimere un'idea mediante il suo accostamento a un'altra idea che abbia con la prima un rapporto di somiglianza esplicitamente descritto.  amo i tuoi occhi azzurri come il cielo  quando partisti, come son rimasta! come l'aratro in mezzo alla maggese Quale delle foglie tale la stirpe degli uomini. Il vento brumal le sparge a terra e le ricrea la germogliante selva a primavera. Così l’uomo nasce e così muore. Quale… tale, così…come, come sono nessi che introducono la similitudine Talvolta il nesso non c’è: Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida….. Figure retoriche di significato Similitudine

58 Metafora L ’ alba è paragonata prima al latte, per il suo biancore, poi a un bambino che balbetta le sue prime parole. La terra è paragonata a una persona: ha una faccia e due occhi. Il sudore è anch ’ esso una metafora, è la rugiada che imperla la terra come fa il sudore con la fronte. Gli occhi d ’ acqua sono pozze d ’ acqua, stagni, laghetti.) Figure retoriche di significato P rima luce Lattiginosa d ’ alba, nasce sulle colline, balbettanti parole ancora infantili, la prima luce. La terra, con la sua faccia madida di sudore, apre assonnanti occhi d ’ acqua alla notte che sbianca. G. Caproni -- il trasferire una parola dall'oggetto a cui normalmente la si riferisce ad un altro oggetto, mediante un paragone sottinteso -- è una similitudine abbreviata, cio è sottratta dell'avverbio di paragone. Sei una volpe propone una vera e propria identificazione attraverso una forzatura Dicendo: "L'infanzia è l'alba della vita" intendiamo dire che L ’ infanzia è l'inizio della vita, come l'alba lo è del giorno. L ’ infanzia è l'inizio della vita, come l'alba lo è del giorno. una montagna di compiti

59 Analogia accostamento immediato di due immagini, situazioni, oggetti tra loro lontani di somiglianza, basato su libere associazioni di pensiero o di sensazioni. Nella poesia tradizionale l'analogia era espressa mediante la similitudine, che veniva introdotta dalle particelle correlative «come…, così… ( tale )». I nuovi poeti sopprimono le particelle correlative e fondono insieme nell'analogia i due concetti. L'uso dell'analogia è molto antico e frequente e coincide in qualche misura con la metafora. L’uso frequente dell’analogia è una delle caratteristiche della poesia ermetica. “..Tornano in alto ad ardere le favole..” (Ungaretti, Stelle, v.1): tornano in cielo a splendere le stelle, belle come le illusioni (le favole) che addolciscono la vita. “..Si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi..” (Montale, Meriggiare pallido e assorto, vv.11-12): dai picchi nudi di vegetazione come una testa calva si levano i canti delle cicale che sono come tremuli scricchiolii.

60 Allegoria E' un'immagine o un discorso che nasconde un significato diverso dal suo significato letterale, di carattere simbolico e di ordine per lo più morale o filosofico. Può trasformare nozioni astratte o concetti morali in immagini spesso suggestive. Oltre che riguardare i singoli elementi di un'opera,(per esempio la lupa usata per indicare nella Divina Commedia di Dante, l'avarizia), può riguardare intere situazioni (per esempio la barca abbandonata sulla spiaggia indica la solitudine dell'uomo).

61 Sinestesia Attribuisce a un oggetto percepibile con uno o più sensi qualità percepibili con altri sensi cogliendo rapporti di corrispondenza anche fra cose lontane mi ripigneva là dove 'l sol tace. Dante Alighieri, Inferno canto I l'urlo nero della madre S.Quasimodo Altri esempi: "fredde luci"; "colore caldo". là, voci di tenebra azzurra… G. Pascoli Non vi ster molto, ch'un lamento amaro Ariosto

62 METONIMIA Consiste nel sostituire qualcosa con un’altra che è legata alla prima da un rapporto di contiguità, cioè da una " vicinanza" di significato, da un'affinità di tipo logico o materiale. In particolare la metonimia può indicare: - l'effetto per la causa ("guadagnarsi la vita con il sudore"= con un lavoro pesante, che fa sudare); - la causa per l'effetto ("sentire le campane"= i rintocchi delle campane); - la materia di cui è fatto l'oggetto per l'oggetto ("lucidare gli ottoni"=gli oggetti di ottone); - il contenente per il contenuto ("bere un bicchiere"= il vino contenuto in un bicchiere); - l' astratto per il concreto (“la giovinezza è spensierata"=i giovani sono…) - il concreto per l'astratto ("avere del fegato"= del coraggio); - l' autore di un'opera per l'opera ("leggere Leopardi"= le opere di…); - il luogo dove una persona si trova per la persona stessa ("una decisione della panchina"= dell'allenatore della squadra

63 SINEDDOCHE Consiste nel sostituire qualcosa con un’altra che è legata alla prima, ma stavolta anche con un rapporto di quantità e non solo di contiguità. Si usa quindi in senso figurato i una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso. La sostituzione può riguardare: la parte per il tutto (tetti al posto di paese) il materiale per l'oggetto (ferro al posto di spada) il singolare per il plurale e viceversa (l'Italiano (come persona) all'estero per gli Italiani all'estero) il genere per la specie e viceversa (il mortale per l'uomo; il felino per il gatto) Si distingue dalla metonimia perché si basa su relazioni di tipo quantitativo.

64 ANTITESI Consiste nell’ accostamento di parole o frasi di significato opposto. Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.

65 OSSIMORO (acuto-ottuso) Consiste nell'accostare, nella stessa locuzione, parole di significato opposto, che si contraddicono a vicenda. Un simile accostamento produce effetti espressivi densi di significati inediti e suggestivi. Esempi: E 'l naufragar m'è dolce in questo mare brivido caldo, urlo silenzioso, ghiaccio bollente disgustoso piacere, amara dolcezza illustre sconosciuta Dato l'etimo del termine, anche la stessa parola ossimoro è un ossimoro.

66 IPERBOLE Consiste nel descrivere la realtà con espressioni esagerate, per eccesso o per difetto; tanto esagerate che, prese alla lettera, risulterebbero inverosimili o assurde. Molto frequente nel linguaggio comune Ti amo da morire Ti ho aspettato un secolo Mi si spezza il cuore Facciamo quattro passi Te l'ho detto un milione di volte

67 consiste nell’attribuire un aspetto umano a cose, idee o sentimenti e nel rivolgersi loro o dar loro la parola come se fossero umani Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna? Leopardi là sola una casa bisbiglia Pascoli Sotto l'ali dormono i nidi Pascoli … e da le aurate volte a lei impietosita eco rispose G. PariniPersonificazione

68 PERIFRASI Consiste nell' usare un giro di parole invece del termine proprio per indicare una persona, una cosa o un concetto. La gloria di colui che tutto move per indicare Dio Dante A. Par I di colui che nuovo Olimpo alzò in Roma a’ celesti per indicare Michelangelo Foscolo Dei Sepolcri …e di chi vide sotto l'etereo padiglion rotarsi piú mondi, e il Sole irradïarli immoto, per indicare Galilei Foscolo Dei Sepolcri

69 Più strofe danno vita a particolari strutture metriche. Sonetto Ballata Canzone Ode Madrigale I METRI

70 forma metrica più diffusa della lingua italiana Solo et pensoso i più deserti campi Vo mesurando a passi tardi e lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti Ove vestigio uman l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi Dal manifesto accorger de le genti, Perché ne gli atti d’alegrezza spenti Di fuor si legge com’io dentro avvampi: Sì ch’io mi credo omai che monti e piagge Et fiumi et selve sappian di che tempre Sia la mia vita ch’è celata altrui Ma pur sì aspre vie né sì selvagge Cercar non so c’amor non venga sempre Ragionando con meco, et io co llui. struttura chiusa e fissa : 14 endecasillabi rimati 2 quartine, 2 terzine sonetto

71 Di origine provenzale,acquisì la sua struttura più tipica in Italia, ad opera di Jacopo da Lentini ed è frequentissimo poi in tutta la storia della poesia italiana anche nel Novecento, in piena versificazione libera). E' costituito da 14 endecasillabi raggruppati in 2 quartine e 2 terzine. Le quartine sono per lo più a rima incrociata (ABBA, ABBA) o a rima alternata (ABAB, ABAB). Le terzine possono essere a rima alternata (CDC, DCD), o a rima ripetuta (CDE, CDE), a rima invertita (CDE, EDC) o possono seguire altri schemi (CDD-DCC CDC-CDD CDD-CDD, CDC-DEE). sonetto

72 altre forme metriche da esso derivate sonetto minore : versi più brevi dell'endecasillabo sonetto tronco o sdrucciolo: con rime tronche e sdrucciole di tono scherzoso sonetto doppio o rinterzato: con un settenario dopo ciascuno dei versi dispari delle quartine e dopo il primo e il secondo verso delle terzine sonetto acrostico: unendo le prime lettere di ciascun verso si legge il nome del personaggio a cui è dedicato il componimento sonetto caudato o ritornellato: con coda aggiunta di uno o due versi per lo più endecasillabi a rima baciata oppure in forma moderna con un settenario che rima col 14°verso e altri due endecasillabi a rima baciata. sonetto

73 La canzone E ’ la pi ù antica forma metrica della lirica ed è stata considerata da Dante la pi ù adatta a trasmettere contenuti elevati di tipo morale, politico, amoroso e anche religioso. La canzone E ’ la pi ù antica forma metrica della lirica ed è stata considerata da Dante la pi ù adatta a trasmettere contenuti elevati di tipo morale, politico, amoroso e anche religioso. La canzone tradizionale o petrarchesca La canzone libera o leopardiana Ebbe larga diffusione dal Duecento fino all’Ottocento La canzone venne Utilizzata in questa forma nel XIX secolo

74 L ’ ode Il termine ode nella poesia greca è un componimento di vario metro, accompagnato dalla musica. L’ode venne ripresa durante il Rinascimento, al fine di sostituire alla canzone una forma più agile e duttile. Fu spesso utilizzata per cantare temi civili o impegnati. Nell’Ottocento l’ode diede vita a componimenti ispirati a temi patriottici.

75 Il madrigale è un componimento lirico destinato ad essere musicato, sviluppatosi dal Trecento L’etimologia del nome è incerta, pare derivi da matrical carmen, canto in lingua materna, quindi in volgare e non in latino. Tratta temi prevalentemente amorosi e idilliaci, ma venne adoperato anche per la poesia politica e burlesca

76 Attilio Bertolucci (Sirio) Come un lupo è il vento che cala dai monti al piano, corica nei campi il grano ovunque passa è sgomento. Fischia nei mattini chiari illuminando case e orizzonti, sconvolge l'acqua nelle fonti caccia gli uomini ai ripari. Poi, stanco s'addormenta e uno stupore prende le cose, come dopo l'amore. Alcuni poeti del secondo Novecento (Montale, Bertolucci, Pasolini, Fortini, Sanguineti) hanno scritto versi in forma di madrigale con qualche concessione al gusto moderno, usando cioè il verso sciolto o le assonanze. Il madrigale

77 La ballata Componimento presente nel XIII secolo nelle regioni centro-settentrionali ed è così chiamata perché destinata ad essere insieme cantata e danzata. Si distingue dalla canzone perchè più umile e più semplice, tradendo la sua natura popolare. Il Poliziano toccò vari argomenti, da quello amoroso a quello comico-realistico

78 LA RIMA Identità di suono, a partire dall’ultima sillaba accentata, fra due parole fine verso Quest’era un lago piccolo e giocondo d’acque tranquille e chiare in sin al fondo baciata Matteo Maria Boiardo Voi che per li occhi mi passaste ‘l core E destaste la mente che dormia, incrociata Guardate a l’angosciosa vita mia, Che sospirando la distrugge amore. Guido Cavalcanti Nel mezzo del cammin di nostra vita Mi ritrovai per una selva oscura Che la diritta via era smarrita. incatenata Ahi quanto a dir qual era è cosa dura orte Esta selva selvaggia e aspra e forte Che nel pensier rinnova la paura! Dante Alighieri

79 La rima Rima baciata (AABBCC) Si ha quando due versi consecutivi rimano. E’ uno schema tipico della poesia popolare che dà alla lirica un ritmo cantilenante. Rima incrociata (ABBA) E’ uno schema a quattro versi in cui il primo rima con l’ultimo e il secondo col terzo. Rima alternata (ABAB) Collega due versi dispari e due versi pari. Rima incatenata (ABA BCB CDC) Realizza uno schema a gruppi di tre versi (terzina) in cui il primo rima col terzo, il secondo col primo e il terzo della terzina successiva.

80 Una donna s’alza e cànta A La segue il vento e l’incànta A E sulla terra la stènde B E il sogno vero la prènde. B Questa terra è nùda C Questa donna è drùda C Questo vento è fòrte D Questo sogno è mòrte D (G. Ungaretti, Canto beduino)G. Ungaretti Due versi successivi rimano tra loro, presentando lo stesso suono (AA, BB) Rima baciata

81 Solo et pensoso i più deserti campi A vo mesurando a passi tardi e lenti B e gli occhi porto per fuggire intenti B ove vestigio uman la rena stampi A Altro schermo non trovo che mi scampi A dal manifesto accorger de le genti, B perché negli atti d'alegrezza spenti B di fuor si legge com'io dentro avampi: A Il primo verso rima con il quarto e il secondo con il terzo (ABBA, CDDC…) e così via. Rima incrociata

82 Rima alternata Forse perché della fatal quiete A tu sei l’immago a me sì cara vieni B o Sera! E quando ti corteggian liete A le nubi estive e i zeffiri sereni B e quando dal nevoso aere inquiete A tenebre e lunghe all’universo meni B sempre scendi invocata, e le secrete A vie del mio cor soavemente tieni. B Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme C che vanno al nulla eterno; e intanto fugge D questo reo tempo, e van con lui le torme C delle cure onde meco egli si strugge; D e mentre io guardo la tua pace, dorme C quello spirto guerrier ch’entro mi rugge. D (U. Foscolo, Alla sera) Rimano i versi alterni ( ABAB, CDCD…)

83 Rima incatenata Organizzato a gruppi di tre versi: il primo verso rima con il terzo; il secondo rima con il primo e terzo della terzina seguente (ABA, BCB, CDC...) Nel mezzo del cammin di nostra vita A mi ritrovai per una selva oscura B ché la diritta via era smarrita. A Ahi quanto a dir qual era è cosa dura B esta selva selvaggia e aspra e forte C che nel pensier rinova la paura! B Tant'è amara che poco è più morte; C ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, D dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. C

84 La funzione della rima La rima congiunge parole stabilendo tra loro rapporti particolari: di affinit à diopposizione di opposizione Ciò può servire a cogliere alcuni aspetti del il messaggio del poeta. Facciamo un esempio:

85 E nella notte nera come il nulla A un tratto, col fragor d’arduo dirupo Che frana, il tuono rimbombò di schianto: Rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, e tacque, e poi rimareggiò rinfranto E poi svanì. Soave allora un canto S’udì di madre, e il moto di una culla. Proviamo a individuare il rapporto fra le parole in rima:. Nulla (= spavento, collera della natura, vuoto, assenza) opposto a culla (= rifugio contro le avversità, mondo degli affetti familiari). Dirupo (= insicurezza, pericolo) affine a cupo (=oscuro, buio). Schianto-rinfranto (=paura, spavento, elemento negativo) va al positivo canto (=rassicurazione, tranquillità)

86 Denotazione e connotazione la denotazione consiste nell’oggetto ulivo cui la parola si riferisce. ulivo la connotazione consiste nell’insieme di significati e valori aggiunti di cui la parola ulivo è portatrice in una determinata cultura. In questo caso starebbe dunque ad indicare un significato di “pace”

87 Ancora piano denotativo e connotativo Ora ti presentiamo una poesia di Ungaretti Accanto al testo, abbiamo scelto delle parole significative che costituiscono dei campi semantici Infine abbiamo accostato la vita del protagonista con quella del poeta, un cammino parallelo con molti punti di contatto e una diversa conclusione

88 Si chiamava Moammed Sceab Discendente di emiri nomadi suicida perch é non aveva pi ù Patria Amò la Francia e mutò nome Fu Marcel ma non era Francese e non sapeva pi ù vivere nella tenda dei suoi dove si ascolta la cantilena del Corano gustando un caff è Si chiamava Suicida Patria Non sapeva più vivere (Giuseppe Ungaretti) In memoria Moammed lascia la propria terra africana e va in Francia ma non si integra Rimane sospeso tra una cultura che ha rifiutato e la nuova patria,mai accettata

89 E non sapeva sciogliere il canto del suo abbandono. L ’ ho accompagnato insieme alla padrona dell ’ albergo dove abitavamo a Parigi dal numero 5 della rue des Carmes appassito vicolo in discesa Riposa nel camposanto d ’ Ivry sobborgo che pare sempre in una giornata di una decomposta fiera E forse io solo so ancora che visse Non sapeva Sciogliere Il canto Dove abitavamo Riposa Decomposta fiera Io solo visse Non è in grado di esprimere il proprio disagio e si uccide

90 Per comprendere questo testo devi conoscere la vita e il mondo culturale del poeta perché vi sono molti elementi autobiografici

91 Il poeta racconta la storia di uno sradicamento e di una crisi di identità Moammed lascia la propria terra africana e va in Francia ma non si integra. Rimane sospeso tra una cultura che ha rifiutato e la nuova patria, mai accettata. Non è in grado di esprimere il proprio disagio e si uccide Anche Ungaretti è di origini non francesi ed è stato trapiantato in Francia Il poeta vive la propria crisi di identità Riesce a esprimere la propria sofferenza con la poesia e non si uccide

92 ESEMPIO DI ANALISI COMPLETA DI UN TESTO POETICO L'infinito Sempre caro mi fu quest'ermo colle E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando,interminati Spazi di là da quella e sovrumani Silenzi e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo, ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir fra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare.

93 Analisi denotativa: Mi è stato sempre caro questo colle solitario (ermo) e questa siepe che impedisce di vedere (il guardo esclude) l'orizzonte più lontano (ultimo).Ma sedendo e contemplando mi creo nella mente (io nel pensier mi fingo),al di là della siepe, spazi sconfinati, silenzi sconfinati e una quiete profondissima e in tutto ciò il cuore sembra quasi smarrirsi (si spaura). E nel momento in cui sento stormire il vento tra queste piante io metto a confronto quel silenzio infinito con la voce del vento e mi torna in mente (mi sovvien) l'idea di eternità, il passato lontano (le morte stagioni)e il presente (la presente e viva, sottintesa stagione)e il rumore di ciò che è vivo. Così tra queste sensazioni immense il mio pensiero immerge totalmente e per me è piacevole naufragare in questo mare.

94 Struttura metrica 15 endecasillabi privi di rima (sciolti) e senza legami di strofe; numerosi enjambement attraverso i quali si formano altri versi, non corrispondenti agli endecasillabi ma ai concetti.

95 Analisi connotativa Idea centrale: l'immaginazione va oltre la realtà, il presente, oltre ciò che si vede realmente con gli occhi o ciò che si sente. Attraverso di essa si percepisce ciò che è indefinito, fino ad arrivare all' idea di infinito, non raggiungibile con i sensi. Come si può giungere a questa analisi? Attraverso l'analisi delle sfere semantiche; Attraverso l'analisi di alcune figure retoriche; Attraverso l'analisi di alcuni termini particolari (per es. gli aggettivi determinativi questo/quello)

96 Parole indefinite: a) Parole indefinite: Infinito Ermo Interminati Sovrumani Infinito Eterno Immensità

97 b)VERSI CHE RIMANDANO ALL'INFINITO SPAZIALE V. 2,3,4,5,6,7,8 VERSI CHE RIMANDANO ALL'INFINITO TEMPORALE V.8,9,10,11,12,13

98 c) La metafora del mare Il mare è simbolo dell'infinito (questa immensità). d) L'uso dell'aggettivo indeterminativo All'inizio "questo" connota il reale, "quello" tutto ciò che è indefinito, ma alla fine il reale non esiste più, il poeta è immerso nella dimensione immaginaria ed è l'unica dimensione possibile (perciò diventa "questa") REALTA' SENSIBILE quest'ermo colle questa siepe DIMENSIONE DELL'IMMAGINARIO interminati spazi di là da quella RITORNO DEI SENSI tra queste piante CONFRONTO TRA LE DUE DIMENSIONI quello infinito silenzio questa voce PREDOMINIO DELL'IMMAGINAZIONE questa immensità questo mare

99 FINE

100 Nella storia della letteratura la poesia ha avuto realizzazioni in totale opposizione rispetto alle forme classiche finora spiegate E ’ significativo in questo senso il Futurismo, un vasto movimento artistico – letterario che con modalit à e caratterizzazioni diverse si sviluppò in Europa nel primo ventennio del Novecento. La novit à delle sue proposte, la radicale posizione di rifiuto della tradizionali canoni espressivi del passato, gli influssi che in vario modo determinarono nella societ à comportamenti sorprendenti, hanno inciso profondamente nella poesia. Il fondatore e teorico fu Marinetti Filippo Tommaso. Il suo poema in versi Zang Tumb Tumb,ovverosia Parole in libert à, raccoglie molte delle proposte del movimento. di cui ora ne diamo un esempio in questa poesia. Correzioni di bozze + desideri In velocità Nessuna poesia prima di noi Colla nostra immaginazione senza fili parole In libertà vivaaaaaa il Futurismo fi nalmente finalmente finalmente finalmente finalmente FINALMENTE poEsia na sc ERE

101 prendere per mano dalla creatività e dalla fantasia. In questa immagine cogliamo la totale rottura di ogni regola metrica e di ogni vincolo. Govoni esprime i suoi sentimenti senza freno e senza fili, lasciandosi


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