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Istituto Comprensivo “G.Spano - E.De Amicis” Via Falzarego - Via Piceno - Cagliari Anno scolastico 2010 -2011 Classi 3 ° G, 3 ° F e 3 ° E,

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1 Istituto Comprensivo “G.Spano - E.De Amicis” Via Falzarego - Via Piceno - Cagliari Anno scolastico Classi 3 ° G, 3 ° F e 3 ° E,

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3 Il termine stalinismo indica la politica di Stalin nel periodo in cui fu a capo dell’URSS, dal 1927 al Nel 1929 Stalin vara un colossale ed ambizioso programma per dare una svolta all’economia socialista che sta arretrando rovinosamente, piano che si articola in due punti chiave: 1.creare una possente industria di Stato industrializzazione forzata 1. creare aziende collettive nelle campagne collettivizzazione.

4 I contadini-imprenditori, soprattutto ucraini, oppongono una forte resistenza e Stalin concepisce un attacco radicale per spezzare definitivamente ogni resistenza in tre momenti: 1.( ) la «liquidazione dei kulaki» (piccoli proprietari che possedevano una o due mucche), con la soppressione fisica, o la deportazione all’estremo nord di 12 milioni di contadini. 2.la collettivizzazione forzata, preceduta dall’abolizione della proprietà privata della terra, e l’obbligo per tutti di entrare nelle aziende agricole statali (i kolchoz). Alla fine di questo duplice attacco le vittime si contano a milioni. 3. ( ), che potremmo definire «il terrore di massa attraverso la fame», ossia la carestia pianificata a tavolino e prodotta artificialmente per dare il colpo finale a ogni possibile resistenza.

5 L’Ucraina, granaio d'Europa, venne trasformata in una steppa desolata dove i superstiti non avevano neanche la forza per seppellire i morti. E’ l’Holodomor (la «fame di massa», la «grande fame») che causò milioni di vittime e di deportati e casi di terrificante cannibalismo. Per la prima volta nella storia dell’umanità, la confisca dei generi alimentari è stata consapevolmente utilizzata da uno Stato a fini politici, come arma di distruzione di massa della propria popolazione.

6 E’ stato calcolato che solo nel biennio il numero di vittime della repressione ammontò a 40mila al mese. Alla fine morirono non meno di un milione e mezzo di comunisti e circa 15 milioni di cittadini sovietici a vario titolo. Tra le vittime vanno inclusi coloro che furono spinti al suicidio o la cui morte venne ufficialmente dichiarata suicidio.

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8 Il 17 Aprile 1975 i Khmer Rossi guidati da Pol Pot prendono possesso della capitale, Phnom Penh, mettendo fine alla precedente “Repubblica dei Khmer” capeggiata dal generale Lon Nol (il quale, a sua volta, aveva rovesciato la monarchia di Re Sihanouk nel 1970). Prende subito piede l’ala più estremista del movimento, che intende instaurare un egualitarismo rurale attraverso lo spopolamento di tutte le città e la deportazione in “campi di rieducazione” e prigioni terrificanti dove eliminare il “nemico”.

9 Si calcola che dal 17 Aprile 1975 al dicembre 1978 (quando avviene l’invasione da parte del Vietnam che costringe i khmer rossi alla fuga nelle montagne), siano stati sterminati circa due milioni di cambogiani su una popolazione totale che si aggirava intorno ai (il 25%). Le prime vittime del massacro furono le minoranze vietnamita, cinese e musulmana cham. Inoltre, chiunque avesse una laurea, parlasse qualche lingua straniera, o esercitasse una libera professione (medico, avvocato quindi “borghese”) doveva essere eliminato.

10 I detenuti nelle spaventose prigioni venivano torturati continuamente, fino allo svenimento, in modo da ottenere i nomi dei presunti traditori. Ogni persona denunciava una sessantina di nomi, conoscenti, ex vicini di casa, chiunque, pur di non essere più torturato; e ciascuno di questi sessanta ne denunciava altri. Le confessioni estorte ai prigionieri erano quasi sempre invenzioni fatte per soddisfare i vertici del partito

11 Contemporaneamente la Cambogia viene totalmente isolata dal resto del mondo ed il paese diviene un immenso campo di lavoro dove vengono aperti cantieri ciclopici per la costruzione di immense opere idrauliche o per riconvertire alla monocultura del riso tutte le zone agricole. Tutto questo viene fatto utilizzando la manodopera costituita dalle persone che Erano state deportate.

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13 Tra il 1976 e il 1983 in Argentina fu instaurata una feroce dittatura militare che portò a termine con metodi inumani un vero genocidio. II 24 marzo 1976 il potere passò ai militari senza nessun incidente. La Giunta militare volle eliminare tutti i suoi nemici senza che si diffondesse la coscienza di tale annientamento.

14 Fu inventata una strategia rivoluzionaria: niente arresti di massa, niente carceri, niente fucilazioni ne assassinii clamorosi. Gli oppositori sarebbero stati sequestrati da gruppi non identificati, caricati su vetture senza targa e fatti scomparire. I sequestri furono sempre più frequenti e si ripetevano sempre secondo le stesse modalità. La stragrande maggioranza dei sequestri avveniva di notte in casa delle vittime.

15 I sequestri furono sempre più frequenti e si ripetevano sempre secondo le stesse modalità. la stragrande maggioran­za dei sequestri avveniva di notte in casa delle vittime. La vittima veni­va catturata, brutalmente colpita e incappucciata, poi trasci­nata fino alle macchine che aspettavano mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva ( o distruggeva quello che non poteva portarsi via picchiando e minacciando il resto della famiglia. Anche nei casi in cui i vicini o i parenti riuscivano a dare l'allarme, la Polizia non arrivava mai. Si incominciò co­si a capire l'inutilità di sporgere denuncia. La vittima veniva catturata, brutalmente colpita e incappucciata, poi trascinata fino alle macchine che aspettavano, mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva o distruggeva quello che non poteva portarsi via picchiando e minacciando il resto della famiglia. Anche nei casi in cui i vicini o i parenti riuscivano a dare l'allarme, la Polizia non arrivava mai. Si incominciò così a capire l'inutilità di sporgere denuncia. In questo modo migliaia e migliaia di persone diedero forma a una categoria di fantasmi: quella dei desaparecidos.

16 I sequestri furono sempre più frequenti e si ripetevano sempre secondo le stesse modalità. la stragrande maggioran­za dei sequestri avveniva di notte in casa delle vittime. La vittima veni­va catturata, brutalmente colpita e incappucciata, poi trasci­nata fino alle macchine che aspettavano mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva ( o distruggeva quello che non poteva portarsi via picchiando e minacciando il resto della famiglia. Anche nei casi in cui i vicini o i parenti riuscivano a dare l'allarme, la Polizia non arrivava mai. Si incominciò co­si a capire l'inutilità di sporgere denuncia. Intorno ai desaparecidos si era alzato un muro di silenzio. Con i diritti avevano perso anche l'esistenza civile. Dal momento in cui avveniva il sequestro la persona restava totalmente isolata dal mondo esterno. Depositata in uno dei numerosi campi di concentramento o in luoghi intermedi di detenzione, veniva sottoposta a torture infernali, e lasciata all'oscuro della propria sorte. Nei Centri clandestini di detenzione veniva sistematicamente applicata la tortura.

17 Bastava molto poco per essere considerato sospetto. Un equivoco, un'esitazione, come non ricordarsi a memoria il numero del proprio documento d'identità se si veniva fermati per strada, poteva essere fatale. Ciò spiega anche il fatto che molte vittime, che non avevano niente da dichiarare, denunciassero chiunque pur di avere una pausa durante la tortura.

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19 Da oltre vent’anni una spirale di odio e violenza avvolge il Sudan. Prima, nel 1983, il sud cristiano-animista si era ribellato ai tentativi di Khartoum di imporre il proprio dominio politico, religioso e culturale nella zona. La reazione governativa fu feroce e ne nacque un conflitto in cui si stima siano morte almeno due milioni di persone.

20 Negli ultimi anni, le popolazioni della regione occidentale del Darfur si sono opposte all’indifferenza e al disinteresse dimostrato dal regime nei confronti delle loro infrastrutture, e hanno formato due gruppi ribelli  lo Spla/m (Sudanese peoples’ liberation army/movement)  Il Jem (Justice and equality movement). Anche questa volta, il governo ha reagito sparando su guerriglieri e civili e provocandone la reazione spesso ugualmente violenta

21 Diversi tentativi di mediare fra governo e ribelli, sono stati fatti da parte della comunità africana e internazionale con cessate il fuoco siglati tra il governo di Khartoum e lo Spla/m e il Jem. Ma una milizia araba – la Janjaweed - commette atrocità di ogni genere sulla popolazione civile nera del Darfur. Decine di migliaia di profughi tentano di entrare in Ciad per sfuggire alle persecuzioni e ai saccheggi ad opera di queste milizie, che si muovono a cavallo o sul dorso di cammelli. I loro attacchi sono rapidi e letali. Sono tante le persone, prese e poi rilasciate, che tornano a casa segnate nel corpo e nella psiche da torture di ogni tipo.

22 Anche il Sudan potrebbe presto rientrare tra i Paesi africani a cui sono stati assegnati contingenti di pace che tamponino ulteriori emorragie di sangue e profughi dal Paese. Ma anche per questo ci vorrà tempo. Pochi credono che la pace si faccia da un giorno all’altro in una terra che vanta il primato della guerra più lunga dell’ultimo secolo, dove le persone nate dopo il 1955 hanno conosciuto pochi intervalli di tregua.

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24 Nel 1912 con la fine dell' impero cinese, Tibet, Xsi Jiang e Mongolia dichiararono l'indipendenza dalla Cina e il Dalai Lama riprese il pieno potere in Tibet senza alcuna influenza estera. In una visione profetica un Dalai Lama del passato raccontò che "quando l'uccello di ferro volerà, verrà l'uomo rosso e la distruzione"

25 Nel 1949 Mao Zedong a Pechino proclamò la fondazione della Repubblica Popolare della Cina. L'anno seguente l'esercito cinese riconquistò il Tibet costringendo il Dalai Lama alla fuga verso il Sikkim, da dove poco dopo ritornò a Lhasa in seguito alle rassicuranti dichiarazioni dei cinesi di non interferire nel Tibet. Nel corso della storia, la Cina aveva considerato il Tibet parte del suo territorio e così nel 1951 l'esercito cinese invase il Tibet e Lhasa. Le autorità cinesi inizialmente non interferirono nella politica interna del paese, lasciando il governo tibetano ad esercitare il suo potere. Ma successivamente la situazione si deteriorò.

26 Ci furono varie rivolte contro le autorità cinesi da parte del popolo tibetano, per le violenze e le intolleranze dell'esercito cinese. Nel marzo del 1959 si sparge la notizia che i cinesi vogliono rapire il Dalai Lama. Molti credenti gli fanno da guardie del corpo. Il Dalai Lama si traveste e fugge e dopo un lungo viaggio arriva in India. In seguito una parte dell'élite feudale e dei monaci scappò dal paese temendo l'aria di terrore che spirava dalla Cina.

27 Nel 1964 la Cina dichiarò formalmente il Tibet "Provincia Autonoma del Tibet”. In seguito un periodo molto oscuro si abbatté sul Tibet. La rivoluzione culturale negli anni dal 1966 al 1976 portò studenti ed estremisti agitati dal regime, a condannare ogni forma d'opinione diversa dalla loro e monasteri, templi e ogni altra forma d'arte vennero distrutti. Cominciarono a uccidere i credenti o anche a farli lavorare nelle macellerie, cosa per loro oltraggiosa perchè sono vegetariani.

28 In Tibet ancora oggi gli uomini e le donne vengono costretti a fare lavori forzati, scompaiono i monaci buddisti. Ci sono stati oltre morti, più del 95% dei templi buddhisti, monasteri e luoghi di culto sono stati distrutti, col pretesto di ammodernare il popolo tibetano e liberarlo dalla schiavitù dell’imperialismo…; si lamenta: l’impossibilità (totale sino al 1980, parziale oggi) di praticare il Buddhismo, come del resto il Bön, l’antica religione autoctona del Tibet; l’imposizione della lingua cinese nelle scuole, dove fino a poco tempo fa era addirittura proibito lo studio di quella tibetana, oggi consentito come seconda lingua.

29 Facile impresa la conquista di un popolo che ha come unica arma la non violenza! Nasce il governo tibetano in esilio con l’obbiettivo di conservare preservare la comunità e la cultura tibetana. Il trasferimento definitivo del Governo in esilio a Dharamsala (India), ove opera tutt’oggi, è avvenuto nel maggio del In tutti questi lunghi 40 anni di esilio, nonostante le risoluzioni ONU e le testimonianze di simpatia di molti Stati, nessun fatto concreto è stato posto in essere per porre fine all'occupazione cinese e ridare così una speranza al popolo Tibetano.

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31 In Iraq, dal 2003, sono stati uccisi 2000 cristiani, e la popolazione cristiana del paese è stata ridotta della metà per l’emigrazione forzata causata dalle violenze. La persecuzione dei cristiani di questi ultimi anni ha cause ben più concrete e terrene che non l’odio religioso. I cristiani sono presi in mezzo nella contesa che oppone i curdi agli arabi per il controllo del nord; in particolare delle sue frontiere, dei suoi giacimenti di petrolio, e dei corsi d’acqua.

32 Sui cristiani sparano sia gli arabi sia i curdi, perché far fuggire i cristiani o costringerli con la violenza a schierarsi dall’una o dall’altra parte, significherebbe alterare i dati demografici della regione. Sia i copti in Egitto sia i cristiani in Iraq sono perseguitati in paesi di cui, a dispetto della maggioranza islamica, sono la parte più antica e originale.

33 Le attuali sofferenze dei cristiani iracheni ed egiziani hanno due origini: una antica e una recente. Quella antica è la natura esclusiva della società islamica; essa infatti fu costruita già da Maometto in modo da garantire che la maggioranza mussulmana resti sempre tale. L’origine moderna della persecuzione sta nella totale incapacità dei governi dei paesi islamici a garantire l’effettiva parità di tutti i loro cittadini, qualunque sia la fede praticata.

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35 Ariu MatteoDessì BenedettaPiano SaraVargiu Giulia Biggio CarlottaDi Biase AlessandraPiras FrancescaVinca Alexandra Joana Boi LucreziaFloris FedericoPiras Francesco Caocci PieraFloris MorganaPiras Luigi Carta DalilaGiordano ChiaraRivano Francesco Congia FedericoLeo EnricoRocca Simone Congiu M. AndreaLoi MirkoSalaris Daniele Corda AliceMalune MaurizioSanna Emilia Cordeddu LorenzoMeloni RiccardoSantoru Laura Cordone AlessiaMura MartinaSpano Sara Cornacchia LorenzoMurgia NicolòSchintu Nicola Sergio Cossu MichelaNissardi LucaTodde Nicolò Crobu FedericoOrrù DanielTumatis Chiara Deiana FrancescaPalomba IsabellaUccheddu Antonio

36 Per il coordinamento : Rosanna Figus Per la raccolta dei testi: Francesca Atzori e Maria Melis Per l’elaborazione delle presentazioni : Rosanna Figus Per la parte musicale: Melania Caboni


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