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Di Renato Pilutti Codroipo, 9 giugno 2014 Café Filosofico autentica/ mente.

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1 di Renato Pilutti Codroipo, 9 giugno 2014 Café Filosofico autentica/ mente

2 La giustizia come virtù La giustizia, innanzitutto, è una specie di sentimento, che potremmo dire naturale: la tradizione filosofica occidentale, civile (Platone e Aristotele) e religiosa (Vangeli e Padri della Chiesa, Teologi medievali etc.) l’hanno classificata come virtù, virtus, α̕ρετή, cioè come “punto di forza” dell’agire umano. È la iustitia degli antichi Romani e di san Paolo (cf. Lettera ai Romani), che son cose diverse, ma apparentate, in qualche modo, come vedremo. Virtù, infatti, è dal latino vir, uomo, ovvero vis, forza: la giustizia è dunque una manifestazione di fortezza e di coraggio (altra virtù classificata da Platone e san Gregorio Magno). Chi è più curioso può dare uno sguardo a quanto dice su questo argumentum Aristotele nei Libri IV e V dell’Etica Nicomachea e Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae - Secunda secundae, q

3 La giustizia come principio di diritto La giustizia è anche un termine che appartiene al diritto, alla giurisprudenza. Quante volte abbiamo sentito parlare di “giustizia giusta”? Perché, vien da chiedersi, vi è anche una giustizia ingiusta? A voi una valutazione… San Tommaso, sulle tracce di Aristotele, dividendo la giustizia in tre modi: a) generale, b) commutativa, c) distributiva, dava alla prima, la “generale” il ruolo di giustizia secondo le leggi, oggi diremmo, in Italia, costituzionale, con ciò che segue.

4 La giustizia generale È sicuramente il concetto più arduo, perché, appunto, si riferisce alla legislazione in vigore. Se la legislazione vigente è eticamente discutibile o ingiusta, o perfino criminale,come in certi casi della storia del ‘900, come la mettiamo? Se l’etica sottesa a quella giustizia è un’etica prescrittivista o deontologista, paradossalmente si tratta di una giustizia ingiusta, come quella che dichiarava di rispettare Eichmann, difendendosi al processo di Tel Aviv nel La giustizia generale è dunque il discorso da cui partire.

5 La giustizia commutativa e quella distributiva La giustizia commutativa regola i rapporti delle persone e dei gruppi organizzati tra di loro: appartengono a questo ambito i contratti e i patti, in Italia regolamentati dal Codice Civile e leggi correlate. Parliamo naturalmente, sia di contratti di lavoro sia di contratti commerciali. La giustizia distributiva, che un tempo si declinava come pratica caritatevole,oggi viene denominata welfare state o society, (1888 Bismarck in Germania, 1948 Beveridge in Inghilterra), e regola i rapporti tra la società e i suoi membri.

6 Le altre “giustizie” Ferme restando le prime tre brevemente illustrate, che costituiscono il nucleo concettuale più importante, si possono annoverare nella modernità anche: - la giustizia vendicativa o punitiva che appartiene, in generale, al diritto civile e penale, - la giustizia amministrativa, dal significato evidente e - la giustizia sociale, che è l’ambito dell’etica o morale sociale: questo tipo di giustizia trae origine dal diritto romano e dalle dottrine filosofiche stoiche, ma soprattutto dalla morale cristiana. Le è sottesa un’antropologia dell’uguaglianza ontologica tra tutti gli uomini.

7 Etimologia La giustizia si declina in modo diverso nelle due grandi culture-fonti della nostra: - quella ebraica, che dice, per giustizia [emèt o mitsvot], per equità [tsedacah] o per misericordia [hesed], si declina come relazione tra gli uomini e Dio secondo la Bibbia; - quella greca, che dice giustizia come δικαιοσύνη, è la fonte primaria del diritto romano e delle legislazioni moderne.

8 Nella filosofia Nella filosofia greca la giustizia si configura come una virtù da calare nella realtà naturale, come riflesso dell’armonia del cosmo. Per Platone la giustizia è armonia tra le facoltà dell’anima e tra le categorie, i ceti e le classi sociali. Aristotele parla del “giusto mezzo” tra un “troppo” e un “troppo poco”, e quindi in qualche modo introduce il concetto di “equità”, secondo l’espressione “reddere unicuique suum”. Tommaso d’Aquino amplia il concetto introducendo il valore del dono senza contraccambio (cf. in Derrida e M. Mauss). Per Tommaso la giustizia verso Dio è la Pietas, o virtù di religione. Cicerone scrive “Iustitia est habitus animi, communi utilitate conservata, suam cuique tribuens dignitatem”, ed è il concetto sintetico dello ius romanum. Descartes e Hume considerano la giustizia come virtù derivante dalla ragione. È una charitas sapientis. In Kant emerge il concetto di giustizia come uguaglianza nella libertà. E siamo alle dottrine contemporanee del liberalismo, della democrazia, e del socialismo umanistico…

9 Presso i Greci e gli Ebrei Tornando un momento alle due fonti, quella greca e quella ebraica, possiamo dire che: - per la dottrina greca la dikaiosyne è ciò che indica, che dà la direzione, che indirizza e si contrappone alla superbia, all’ybris, alla tracotanza e alla violenza; per la dottrina ebraica, come dicevamo sopra, è sostanzialmente il rispetto del patto con Dio, da cui discende anche il comportamento giusto verso il prossimo. In questa prospettiva il peccato stesso (awòn, awòl) è una sorta di mancamento del bersaglio, della cosa-giusta- da-fare.

10 Nei Vangeli e in san Paolo Nel vangelo secondo Matteo la giustizia è la ragione teologica della venuta del Verbo di Dio nella persona umana di Gesù con la quale costituisce l’unione ipostatica come Gesù Cristo, Messia e Verbo eternamente generato dal Padre. Nei vangeli secondo Luca e Giovanni la giustizia è la virtù che permette agli uomini peccatori di assomigliare di più a Cristo, come sua imitazione. In San Paolo la giustizia è essenzialmente opera divina e si realizza anche nonostante la volontà umana e oltre le opere degli uomini stessi (Romani, 3, 24.6, 18). L’uomo peccatore è dunque giustificato per fede per opera della grazia divina. Agostino fu grande seguace di questa dottrina e Lutero in modo addirittura estremo.

11 La giustizia oggi Il tema della giustizia è oggi molto sentito, specialmente in Italia. Le ragioni di questo interesse sono varie e tutte molto importanti. A volte si “fa confusione” tra l’accezione del termine come virtù e sistema legislativo e giuridico e l’accezione tout court come “magistratura”. Se Montesquieu duecento e cinquanta anni fa ha indicato la suddivisione dei poteri in legislativo, esecutivo e giudiziario, oggi più che mai è urgente recuperare l’essenza di quella straordinaria proposta politico-amministrativa dello stato, perché è stata, nei fatti, ampiamente violata. Non sarebbe male, anzi, recuperare nel contempo anche l’immensa portata della giustizia come virtù, cioè come habitus morale di ciascun uomo, in ogni situazione e contesto si trovi, sia nei rapporti interpersonali, sia nei rapporti con le istituzioni pubbliche.


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