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Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile, creduta e vissuta Viviamo in tempo caratterizzato dalla complessità, dalla mancanza di certezze, un tempo.

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Presentazione sul tema: "Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile, creduta e vissuta Viviamo in tempo caratterizzato dalla complessità, dalla mancanza di certezze, un tempo."— Transcript della presentazione:

1 Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile, creduta e vissuta Viviamo in tempo caratterizzato dalla complessità, dalla mancanza di certezze, un tempo nel quale prevale l’opinione, il relativo, il probabile in tutti i campi della vita: personale, sociale e culturale. Oggi affermare che c’è una “verità” che può essere condivisa è un’idea violenta, non esiste una verità oggettiva, c’è solo la mia verità. Noi non dobbiamo cercare la Verità, è una perdita di tempo che ci distrae dai problemi reali.

2 Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile,creduta e vissuta Noi invece, vogliamo conoscere la verità, perché vogliamo sapere come stanno le cose e non ci accontentiamo di risposte qualsiasi alle domande fondamentali sul significato della nostra esistenza - chi è l’uomo? chi sono io? chi sono gli altri? perché il dolore? perché la malattia? Che cos’è il progresso? dove sta andando l’umanità? cosa ci attende dopo la morte? ecc… - ma cerchiamo la risposta che acquieti il nostro desiderio e ci mostri con chiarezza il percorso da compiere e la meta della nostra destinazione finale.

3 Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile,creduta e vissuta «So a chi ho creduto» ( 2 Tm 1, 12 ) Questa parola di san Paolo è stata messa come titolo per l’anno dedicato alla fede voluto dal nostro santo padre il Papa Benedetto XVI per aiutarci a comprendere che la fede «è innanzi tutto una adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato». La fede come atto di affidamento personale e consapevole al Signore e la fede che professiamo nel Credo sono inscindibili, si richiamano e si esigono a vicenda. Esiste un profondo legame fra la fede vissuta ed i suoi contenuti: la fede dei testimoni e dei confessori è anche la fede degli apostoli e dei dottori della Chiesa, ed è la nostra fede.

4 Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile,creduta e vissuta “Comprendere per credere, credere per comprendere”. (S. Agostino) “Nessun desiderio eleva tanto l'uomo quanto il desiderio di conoscere la verità” (S. Tommaso d'Aquino).

5 Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile, creduta e vissuta L’evento dell’Incarnazione è la manifestazione che la Parola, il logos si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, si è resa intellegibile, comunicabile, si è fatta conoscere e solo un’intelligenza ben preparata potrà gustarne in pienezza la verità, la bontà e la bellezza. Purtroppo nel nostro credere, spesso noi bypassiamo questo processo razionale, diamo per scontati i dati della fede con il rischio di cadere nel sentimentalismo religioso e nel fideismo e la conseguente incapacità di dare ragione della nostra fede, è in questo passaggio che il cosiddetto pensiero debole combatte e logora la religione cristiana con la costante e graduale perdita della fede di tanti cristiani e dell’abbandono della Chiesa.

6 Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile,creduta e vissuta L’intelletto umano è un dono di Dio attraverso il quale Dio, parla, si rivela, comunica la sua Grazia, il tutto partecipato con un atto di fede. Dobbiamo mantenere sempre distinte la ragione umana da quella divina, tra le due c’è differenza, il luogo di incontro e di coincidenza è la verità, l’unica verità, la verità naturale, la nostra e la verità soprannaturale quella di Dio. Con la ragione vengo a sapere che Dio esiste e non può non esistere e per fede che questo Dio è uno nella sostanza e trino nelle Persone. Questa verità di fede non può essere raggiunta e dimostrata dalla sola ragione umana. Partendo dal presupposto, dimostrabile, che Dio c’è, posso affermare che non è irrazionale accogliere, per fede, una rivelazione divina che mi dice com’è questo Dio. In conclusione dobbiamo rifiutare sia il fideismo che svaluta la ragione sia il razionalismo moderno e contemporaneo che nega ogni valore di credibilità all’atto di fede ritenendolo irrazionale e indimostrabile.

7 Alla riscoperta di una fede: pensata, credibile,creduta e vissuta La realtà in-segna Dio Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall'ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell'universo. L'uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, si interroga sull'esistenza di Dio. Il mondo e l'uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano di quell'« Essere » che è in sé senza origine né fine. Così, attraverso il retto uso della ragione, l'uomo può giungere alla conoscenza dell'esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto e « che tutti chiamano Dio ». (Dal C.C.C nn )

8 Una fede pensata S.Agostino diceva che “la fede se non è pensata è nulla”, perché la fede pensata aiuta a poter credere ancora di più per poter trasformare le verità sapute in verità credute e infine in verità vissute e testimoniate.

9 Una fede pensata Così si esprime una ragazza su un “blog” riguardo la sua fede. “Sapete una cosa io in lui ci credo, non perché me lo ha imposto qualcuno oppure per adeguarmi alla maggioranza, semplicemente ci credo ed ho fede, punto e basta. Quando ero piccola e dovetti andare a catechismo per fare la prima comunione, mi sono divertita perché comunque giocavo all'oratorio, mi ero fatta dei nuovi amici e comunque passavo del tempo sereno, in suo nome. Qualcuno di voi non ci crede? Beh per come la vedo io, se non è lui, credete in qualche altra cosa perché l'importante non è ciò in cui si crede,ma credere in qualcosa. Purtroppo in giro ci sono persone che non credono nemmeno in se stesse, dovrebbero cominciare a farlo e comunque è gratis. In ogni caso non mi ricordo il perché credo in lui, comunque fa stare bene. Non mi pongo delle domande, ho solo risposte. Ora non so ancora perché credo in Gesù, ma ho avvertito la sua presenza e l'avverto in ogni momento di difficoltà. Non so spiegarmelo, ma un paio di volte l'ho sognato! Comunque credere in lui mi fa vivere bene e mi da tanta pace”.

10 Una fede pensata “Credo ed ho fede, punto e basta. Perché l'importante non è ciò in cui si crede, ma credere in qualcosa. Non mi pongo delle domande, ho solo risposte. Credere in lui mi fa vivere bene e mi da tanta pace”. Affermazioni del genere dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, l’urgenza di re-imparare la fede ed è questo l’intento del cammino che abbiamo iniziato. Capite come sia fondamentale la conoscenza dei contenuti di fede per aderire pienamente con l’intelligenza e la volontà a quanto viene proposto dalla Chiesa? Io non credo in qualcosa di indistinto, ma in qualcuno, come ci ricorda il nostro Papa: “All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”. (Deus Caritas est n.1)

11 Una fede pensata La fede esige la ricerca, una ricerca utile a dar ragione della propria fede agli altri ma soprattutto a godere della bellezza delle sue ragioni per poterla gustare e condividerla, allo stesso tempo è utile per il credente, nel momento in cui è interrogato da qualcun altro, essere capace di trovare delle buone ragioni alla propria fede nel momento in cui interroga se stesso, è l’antico adagio: credere per capire e capire per credere. Non solo per fede e grazie alla Rivelazione so che c’è un Dio provvidente ma prima di tutto per mezzo della ragione devo sapere che questo Dio certamente esiste.

12 Una fede pensata Possiamo sapere che Dio c’è ma non sappiamo chi è. Possiamo conoscerlo solo se Lui prende l’iniziativa e si rivela. Se prendiamo come punto di partenza l’evidenza e la certezza della verità del mondo e della realtà delle cose, possiamo dimostrare e affermare con altrettanta verità e certezza, l’esistenza di un Essere intelligente, volitivo, sapiente che tutto governa che noi chiamiamo Dio. Ma attenzione, noi possiamo intuire Dio, dedurre che debba esserci un Dio, un Principio che trascende e fonda l’esistenza, ma questo Dio è inconoscibile nella sua natura al nostro intelletto e alla nostra indagine, ma allo stesso tempo Egli è straordinariamente necessario per la nostra esistenza, la vita del mondo e l’esserci delle cose. La nostra ragione non è adeguata, per sua costituzione, a penetrare e comprendere il mistero di Dio che risulta inconoscibile. Il nostro compito è quello di educare la ragione umana naturale ad accogliere una conoscenza soprannaturale che ci viene da una possibile rivelazione che Dio stesso fa di sé, perché noi possiamo sapere che Dio c’è ma non sappiamo chi è.

13 Una fede credibile Così si esprime il Catechismo della Chiesa Cattolica al n.156 Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo “per l'autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare”. “Nondimeno, perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua Rivelazione”. Così i miracoli di Cristo e dei santi [Cf Mc 16,20; Eb 2,4 ] le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità “sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza”, sono “motivi di credibilità” i quali mostrano che l'assenso della fede non è “affatto un cieco moto dello spirito”. La fede non è un salto nel buio, ma un’adesione consapevole ed intelligente a Dio, è l’intelligenza che mi permette di discernere i segni che Dio mi propone, segni in se stessi intellegibili e tangibili e quindi credibili.

14 Una fede credibile I criteri di credibilità della nostra fede.  La credibilità della rivelazione di Dio nella storia.  La credibilità del testimone Gesù.  La credibilità dei testimoni: gli Apostoli.  La credibilità della Chiesa.

15 Una fede credibile La rivelazione di Dio nella storia “ Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, 2 ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. 3 Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei cieli, 4 divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato”. (Eb 1,1-4)

16 Una fede credibile La rivelazione di Dio nella storia Conoscere che Dio esiste, che Dio si è rivelato nella storia di un popolo, che nella pienezza del tempo si è incarnato nella persona di Gesù il quale con parole e segni ci ha svelato il piano di salvezza di Dio, anzi Egli stesso con la sua passione, morte, risurrezione e ascesa al cielo ha realizzato la salvezza, che la sua natura era umana e allo stesso tempo divina, rappresenta il nucleo comunicabile e non trattabile della fede che noi professiamo nel Credo, la verità oggettiva della fede cristiana.

17 Una fede credibile “ Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - 2 la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena”.(1Gv 1-3) La logica della testimonianza La testimonianza è una conoscenza indiretta, nel senso che io apprendo qualcosa per mezzo di una altrui comunicazione. Colui dal quale ricevo la comunicazione è chiamato testimone. Domanda: il testimone, pur avendo appreso senza errore quanto Dio ha voluto rivelargli può comunicare in modo erroneo, per superficialità, per malizia, agli uditori l’oggetto rivelato? Certamente è possibile in quanto viene messa in gioco la libertà umana che può optare per il bene o per il male, libertà che non può essere impedita neppure da Dio stesso. Ma bisogna anche dire che il testimone di una rivelazione è un eletto di Dio, scelto da Dio stesso e se poi il Rivelatore e il testimone coincidono, si identificano nella stessa persona, Gesù Cristo, se il testimone umano è anche Dio, l’infallibilità delle sue rivelazioni deve essere considerata verissima evidenza.

18 Una fede credibile Il Testimone per eccellenza, Cristo Gesù Il processo rivelativo di Dio, iniziato cono i profeti dell’Antico Testamento, culmina in Gesù Cristo, il Verbo incarnato di Dio, il Testimone credibile colui che ha la conoscenza diretta del mistero di Dio e per mezzo del quale Dio si è inserito nella storia umana. In Cristo Dio si fa uomo e come uomo si rende accessibile, conoscibile dagli uomini parlando il loro stesso linguaggio e condividendo la loro storia. Cristo è il testimone degno di fede che si rende credibile per mezzo di “segni”, le sue stesse parole dicono chiaramente che le opere che egli compie testimoniano e provano che è stato mandato a noi dal Padre (cfr. Gv 10,25). I motivi di credibilità della Rivelazione divina hanno il loro cardine nella credibilità personale del Testimone divino per eccellenza, Gesù Cristo, che possiamo cogliere a partire dalla credibilità dei testimoni umani, i suoi discepoli, coloro che hanno vissuto con Lui, hanno ascoltato la sua parola, hanno visto i suoi “segni”, lo hanno incontrato risorto dopo la sua morte e lo hanno visto ascendere al cielo. La fede in Cristo, Testimone del Padre, si rende “plausibile” per via dell'"affidabilità" dei testimoni, e dunque è storicamente credibile.

19 Una fede credibile Un atto di fede consiste nell’accettare come vera un’affermazione che per noi non è evidente, non è controllabile, non è dimostrabile, fidandoci dell’attendibilità delle persone che la sostengono. Normalmente si arriva alla decisione di accettare qualcosa di non evidente dopo aver analizzato il "testimone“ per vedere se fornisce "garanzie" sufficienti di credibilità e cioè se conosce bene le cose che dice (competenza) ed è onesto nel dirle (onestà).

20 Una fede credibile La nostra fede in Gesù, Verbo di Dio incarnato, vissuto storicamente in un preciso tempo e luogo geografico, la sua vita, il suo ministero, la sua passione, morte e risurrezione, è legata al rapporto con testimoni che attestano ciò che hanno visto e udito, e lo hanno annunciato al mondo su preciso incarico del Signore. Da costoro dipende la fede della Chiesa, la nostra fede personale che non è il frutto di una conoscenza diretta ma mediata da uno o più testimoni, e noi siamo convinti che l’atto di fede mostra un profilo ragionevole, nella misura in cui i testimoni sono affidabili e credibili. In base a quanto abbiamo esposto sulla credibilità dei testimoni possiamo in sintesi affermare che l’atto di fede oggi si fonda sui seguenti passaggi:  È un atto di fiducia nella Chiesa, che ha conservato con cura e amore, senza alterarlo, l’insegnamento degli Apostoli selezionando e tramandando i libri che lo contenevano e interpretandoli secondo quanto gli autori volevano dire.  È un atto di fiducia (attraverso la Chiesa) negli apostoli, testimoni, in prima persona, di Cristo, della sua parola e dei “segni” da lui compiuti, nonché della verità della sua incarnazione, passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo.  È un atto di fiducia (attraverso gli apostoli) in Gesù, che è veramente quello che ha detto d’essere, cioè il Figlio di Dio, il Cristo, poiché l'ha garantito con la sua risurrezione.  È un atto di fiducia (attraverso Gesù) in Dio, Padre, che per mezzo della morte e risurrezione del Figlio ci ha redenti e salvati.

21 Una fede credibile L’atto di fede L’atto di fede nella rivelazione divina si inserisce quindi nella logica dell’assenso personale ad una verità testimoniata. L’atto di fede conduce a compimento il processo conoscitivo: la certezza della realtà del mondo, la certezza di un io soggetto di conoscenza riconosciuto da altri, la certezza che le leggi morali e fisiche presuppongono un ordine razionale ed un ordinatore intelligente, un origine trascendente e una destinazione trascendente e provvidenziale. L’atto di fede è un dono di Dio in quanto esso illumina la nostra intelligenza e la nostra volontà è la orienta verso una conoscenza sempre più profonda del suo essere e del suo mistero di salvezza.

22 Una fede creduta I contenuti fondamentali della professione di fede del cristiano Dalla Dichiarazione “Dominus Iesus”circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo, al n.1 leggiamo: Il Signore Gesù, prima di ascendere al cielo, affidò ai suoi discepoli il mandato di annunciare il Vangelo al mondo intero e di battezzare tutte le nazioni: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,15-16); «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20; cf. anche Lc 24,46-48; Gv 17,18; 20,21; At 1,8). La missione universale della Chiesa nasce dal mandato di Gesù Cristo e si adempie nel corso dei secoli nella proclamazione del mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, e del mistero dell'incarnazione del Figlio, come evento di salvezza per tutta l'umanità. Sono questi i contenuti fondamentali della professione di fede cristiana.

23 Una fede creduta La nostra professione di fede Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, consustanziale al Padre, per mezzo del quale sono state create tutte le cose. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, patì, morì e fu sepolto e il terzo giorno risuscitò secondo le Scritture, salì al cielo, siede alla destra del Padre, verrà di nuovo con gloria a giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà».

24 DIO È PADRE Dio è Padre in modo singolare di ogni essere umano: ha con lui una relazione unica, personale. Nei confronti di Dio siamo tutti figli». La vita è un dono che va accolto sempre. «Ognuno di noi è voluto, è amato da Dio». E «in questa relazione con Dio noi possiamo diventare ciò che siamo mediante la fede, mediante un ’si» profondo e personale a Dio origine e fondamento della mia esistenza» «accogliendo »la vita come dono del Padre che è nei Cieli, un Genitore che non vedo ma in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere il Padre mio e di tutti i miei fratelli in umanità, un Padre immensamente buono e fedele». «Per comprendere la paternità di Dio dobbiamo partire dal nostro essere figli: questa è la condizione fondamentale che ci accomuna tutti. Non tutti siamo genitori, ma tutti sicuramente siamo figli». (Benedetto XVI)

25 DIO È FIGLIO Il Verbo di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Il Verbo si è fatto carne perché noi così conoscessimo l'amore di Dio: « In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui » (1 Gv 4,9). « Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna » (Gv 3,16). Verbo si è fatto carne perché diventassimo « partecipi della natura divina » (2 Pt 1,4): « Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell'uomo: perché l'uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio ». 83 (Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses,) “Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio “.(San Tommaso d'Aquino, Officium de festo corporis Christi)

26 DIO È SPIRITO "Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità“. (Giovanni 4,24) Dio non è il prodotto delle nostre ansie, paure, speranze o illusioni. I nostri pensieri su Dio non sono Dio, non sono «Spirito», sono anch’essi «carne», per quanto religiosa, come noi siamo «carne» con tutto ciò che è nostro. «Dio è Spirito» non può essere separata dall’evento dell’incarnazione: «Dio è Spirito» incarnandosi, «Dio è Spirito» santificando la «carne» umana. Dio è diventato uomo senza aver cessato di essere divino, anzi la sua divinità non è mai stata così divina come quando è diventata umana. Dio è Spirito, libero, soffia dove vuole, non solo suscita la vita ma la risuscita, Dio è spirito vivificante, datore di vita eterna.

27 LA “PORTA DELLA FEDE” CI INTRODUCE NEL MISTERO La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui (cfr Gv 17,22). Professare la fede nella Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,8): il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la nostra salvezza; Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo; lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno.(Dalla Lettera apostolica in forma di Motu proprio Porta fidei n.1 di Benedetto XVI,anno della fede )

28 Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla in essa. Amen


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