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“Donare” e “Perdonare” sono i due aspetti inscindibili dell’amore evangelico e “Misericordia” è il cuore della nostra vita cristiana.

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Presentazione sul tema: "“Donare” e “Perdonare” sono i due aspetti inscindibili dell’amore evangelico e “Misericordia” è il cuore della nostra vita cristiana."— Transcript della presentazione:

1 “Donare” e “Perdonare” sono i due aspetti inscindibili dell’amore evangelico e “Misericordia” è il cuore della nostra vita cristiana.

2 Il Padre della parabola di Luca dice molto su questa esperienza.

3 Papa Francesco, nel messaggio della Quaresima di quest’anno, ha scritto: «Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana» PAPA FRANCESCO, Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr. 2 Cor 8,9). Messaggio per la Quaresima (2014).

4 E noi, come cristiani, dobbiamo essere ‘figli’ che ritornano, ‘padri’ che perdonano e non ‘fratelli maggiori’ che giudicano o che aspettano ricompense per tutto quello che hanno svolto, anche se in modo dignitoso.

5 Vorrei suggerire a tutti un esame sulla fraternità.

6 Scrive don Umberto Brugnoni nel Sussidio per l’Anno Pastorale dei SdC per il 2014 dal titolo «Il vincolo di carità!»: «Egli (don Guanella)…vuole che i congregati “vivano concordi come veri fratelli in Gesù Cristo”. La fraternità di cui parla si realizza rendendo partecipe il fratello di tutta la ricchezza della propria persona così “come fra amici avviene, i quali mettono in comune ogni bene sia del corpo che di mente”. Essa non dipende semplicemente dallo sforzo personale; bisogna chiedere al Signore il dono di “una tenera carità per il prossimo in generale e per i propri fratelli in particolare”, perché sarà proprio questa carità vissuta in fraternità che attirerà, come un soave profumo, tanti altri fratelli40. La nostra carità parte dall’altare, dalla Eucaristia» UMBERTO BRUGNONI, Il vincolo di carità! Sussidio pastorale Cfr. LUIGI GUANELLA, Lettere circolari SdC 1910, in Scritti per le Congregazioni, Nuove Frontiere, Roma 1988, p LUIGI GUANELLA, Regolamento interno FSMP 1899, in Scritti per le Congregazioni, Nuove Frontiere, Roma 1988, p. 975.

7 Tra noi cristiani non può nascere e svilupparsi come qualcosa di spontaneo, frutto solo di amicizia e simpatia, di un comune modo di vedere le cose. Apprezzabili, ma non sufficienti.

8 In certi casi ho potuto costatare che satana sguazza bene fra noi e ci mette l’uno contro l’altro, ci fa credere che i limiti dispensino dalla fraternità;

9 così spesso il dialogo fra noi non è sincero, molto è inquinato dalle chiacchiere e ogni volta si ha l’impressione di doversi ‘prima’ chiarire, pulire il campo, “non volevo, non credevo, non intendevo”.

10 Vi domando: non credete che la nostra vocazione cristiana – consacrati come figli nel battesimo – ci chieda il dovere di cercarci, di aiutarci, di fare gesti di generosità e benevolenza reciproca, di tacere controllando sfoghi il più delle volte avventati, di riconoscere il bene che il Signore opera negli altri?

11 E il dovere di non condividere momenti di serenità solo con chi ci va a genio e ci scegliamo?

12 I rapporti di vera fraternità suppongono l’ascolto. Attraverso l’ascolto, insieme, si trova il Signore e il suo disegno, in cui è la nostra vera pace.

13 Mi sembra di dover dire che, come cristiani, uno scoglio da superare sia quello di chi, col tempo, si è costruito una faccia e un ruolo non nella fraternità, nella comunione, ma nell’autonomia più sciolta.

14 Oggi la si chiama “autoreferenza”. Cioè alcuni fra noi corrono il rischio di essere il riferimento di se stessi ponendosi come criterio autonomo di ciò che va fatto o tralasciato, scelto o rifiutato. Si può chiamare fraternità? O non meglio anti-fraternità, anti-spirito di comunione?

15 CARITA’ (Gv 13,1-20) 1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». 8 Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi». 12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. 17 Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. 18 Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno. 19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. 20 In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

16 CANTO: «LA MIA CARITA’» Ho vissuto ad occhi chiusi, tutta la mia gioventù, Ho rubato ai miei pensieri, illusioni e niente più. Come un giardino senza fiori come un sole senza luce, cerco te, (cerco te) dove sei (dove sei), Signore. Seguirò i tuoi sentieri che hai tracciato nel mio cuore, canterò le tue canzoni con amore ed umiltà; non avrò certo paura se il tuo sguardo è su di me, avrò te (avrò te), si avrò te (si avrò te), Signore. E adesso se vuoi essere felice sai come si fa: spendi la tua vita nella carità; e poi vedrai che quel giardino senza fiori fiorirà e tanta luce il sole darà.

17 Alla vita darò un senso proprio quello dell’amore, perdonare a braccia aperte questa è la verità. Darò a tutti le mie mani senza chiedermi il perché, amo te (amo te), si amo te (sì amo te), Signore. Spezzerò quelle catene che legano il mio cuore, pregherò poi per la gente che ha bisogno dell’amore, in questo mare senza fine, la mia isola Signore, sarai tu (sarai tu), si sei tu (sì sei tu), Signore. E adesso se vuoi essere felice sai come si fa: spendi la tua vita nella carità; e poi vedrai che quel giardino senza fiori fiorirà e tanta luce il sole darà.

18 « La carità è vincolo che lega i cuori. La mamma che vede sofferenti i figli non li può abbandonare; la sorella che scorge in angustia la sorella non può sorpassare le sue pene. Parimenti i cuori cristiani non possono non rimanere profondamente feriti a vista del bene che è da fare, del buon esempio di compagne che fra di loro si amano. La carità è vincolo che fa nobili e grandi i cuori; è forte come il martirio, come la morte, persevera perché è un fuoco il quale a mano a mano che si apprende consuma… Le comunità di oggigiorno, specie nelle religiose e poi anche nei religiosi, si sostengono avvinte sovrattutto dal legame di carità e con questo semplice e nobile legame d’amore santificano sé ed edificano altrui» LUIGI GUANELLA, Massime di spirito e metodo d’azione ( ), in Scritti per le Congregazioni, Nuove Frontiere, Roma 1988, p. 22.

19 P er ultimo, ma più importante di tutti, è la carità nella fraternità. E qui vi entrano tutti i poveri, anche i più antipatici. Le nostre comunità devono avere il volto del Cristo che si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, e del Cristo – Samaritano che si china per soccorrere il mal capitato.

20 Diceva don Guanella: “ Fermarsi non si può finché ci sono poveri da soccorre e bisogni a cui provvedere”.

21 E in questo momento, cari fratelli e sorelle, i nostri poveri ci interpellano: sono convinto che la Chiesa, mai come in questo momento, senta un urgente bisogno pastorale per essere testimone visibile della carità di Cristo, di una carità che non significa fare un po’ di bene quando ne ho tempo o quando me lo ricordo o quando mi si da l’occasione di farla, ma quella carità che, eredità di Cristo Gesù, ci impone, se lo vogliamo, di testimoniare il grande dono dell’amore del Padre.

22 “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

23 NON C’E’ CHIESA SENZA CARITA’, SENZA RAPPORTI FRATERNI, SENZA SOLIDARIETA’.

24 Il discepolo di Cristo, quindi non può esimersi dal vivere il comandamento dell’amore se vuole essere chiesa; non può escludere il servizio, cioè del chinarsi per lavare i piedi ai fratelli, soprattutto ai più poveri, se vuole essere riconosciuto come discepolo di Gesù.

25 Deve vivere e testimoniare la carità in stile evangelico, eredità che ha ricevuto dal Signore.

26 Nel dire a tutti voi la mia gratitudine per avermi ascoltato vi confermo con forza che la fonte della nostra gioia, “ quella che il mondo non conosce” è proprio il soffrire offrendo per amore.

27 E posso testimoniare che nella nostra comunità c’è chi sta vivendo questa esperienza con fede e serenità. Questi fratelli e queste sorelle sono un dono del Signore Gesù.

28 Questa è carità! Questo è avere un cuore grande che sa dimenticare se stesso e la propria sofferenza per presentare al Signore quella degli altri.

29 Questo è l’Amore, quello vero, che lascia il segno, che non dice tante parole, che non fa’ polemiche, che si manifesta nel nascondimento.

30 Questo è l’amore che edifica e che bisogna prendere in considerazione. Questo è l’amore che dà senso alla nostra vita e la orienta verso il dono di sé senza nulla chiedere, senza pretese, senza calcoli e senza se…

31 Lo Spirito lungo la Quaresima ci guidi alla conoscenza di questa grande carta vincente…


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