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Ho deciso di intervistare un’amica che mi ha sempre aiutato a capire i concetti di matematica per me difficili e incomprensibili Il suo nome è: Di lei.

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Presentazione sul tema: "Ho deciso di intervistare un’amica che mi ha sempre aiutato a capire i concetti di matematica per me difficili e incomprensibili Il suo nome è: Di lei."— Transcript della presentazione:

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2 Ho deciso di intervistare un’amica che mi ha sempre aiutato a capire i concetti di matematica per me difficili e incomprensibili Il suo nome è: Di lei mi colpì subito la TRANQUILLA TESTARDAGGINE con cui NON si rassegnava, fino a quando non riusciva a risolvere TUTTI gli esercizi, assegnati e non, di un dato argomento di matematica …

3 CIAO, MARTA! SONO FELICE DI AVERE QUEST’OCCASIONE PER TRASCORRERE UN PO’ DI TEMPO CON TE, CHIACCHIERARE E RICORDARE I “BEI TEMPI”!!! VUOI PRESENTARTI? Ciao, mi chiamo Marta, ho trentacinque anni e dopo innumerevoli anni di studio, questo è il mio terzo anno di precariato nel campo dell’insegnamento.

4 QUAL E’ IL TUO APPROCCIO ALLA MATEMATICA? Io già da molto piccola mi sentivo parecchio attratta dai numeri e ricordo che quando ho iniziato la scuola elementare sapevo già contare e i miei genitori mi raccontano che aspettavo sempre con ansia l’inizio delle ore di matematica e mi divertivo a fare i compiti che mi assegnavano!!!

5 QUAL E’ IL TUO PRIMO RICORDO LEGATO A QUESTA MATERIA? In realtà, il primo vero ricordo legato alla matematica risale alla scuola media e al mio Professor Ci. Era una persona dall’aspetto severo e burbero. Quello che mi ha colpito è stata la sua capacità di “trasformarsi” durante le spiegazioni: ci metteva tutta la sua passione ed assumeva un aspetto leggermente più mite e disponibile. Da questo suo atteggiamento ho percepito che amava il suo lavoro e che trovava appagante trasmettere e condividere le sue conoscenze a ragazzi nell’età dell’adolescenza.

6 MI SEMBRA DI CAPIRE CHE TI E’ RIMASTO IMPRESSO IL SUO MODO DI INSEGNARE, PUOI DIRCI DI PIU’, MAGARI IN RELAZIONE AL METODO CHE USAVA PER COINVOLGERVI? Ricordo che in classe la sua spiegazione non era mai frontale ma dialogata; cercava sempre di partire da un problema o un esempio pratico per arrivare poi alla spiegazione vera a propria; nel farlo riusciva sempre a coinvolgerci, mantenendo viva la nostra attenzione. Ci lasciava spesso del tempo in aula per svolgere esercizi simili a quelli appena spiegati e ci assegnava sempre compiti a casa, controllandoli e correggendoli rigorosamente nel corso della lezione successiva.

7 TI PIACEVA LA MATEMATICA? ERI BRAVA O AVEVI BISOGNO DI SPIEGAZIONI PIÙ APPROFONDITE? Sì, era una delle mie materie preferite, mi dedicavo volentieri allo svolgimento dei compiti ed ero autonoma nello studio e nell’esecuzione. Io a scuola in matematica andavo molto bene e per questo ho sempre preso ottimi voti. Mi riempiva di soddisfazione risolvere un’espressione, un problema e vedere che il risultato veniva, constatare in classe durante la correzione che avevo seguito il procedimento corretto … per farla breve non ho mai provato l’ebbrezza di un “non suff.”

8 ABBIAMO FREQUENTATO SCUOLE DIFFERENTI, IO L’ISTITUTO MAGISTRALE E TU IL LICEO SCIENTIFICO: COSA O CHI TI HA SPINTA A SCEGLIERE QUESTA SCUOLA? Nella mia scelta non sono stata influenzata in alcun modo dai miei genitori. Per imitazione ho avuto il desiderio di frequentare il Liceo Linguistico come mio fratello, ma i dubbi mi hanno convinta che non era quella la mia strada. Prediligendo senza ombra di dubbio materie scientifiche, mi sono iscritta al Liceo Scientifico.

9 COME TI VEDEVANO I TUOI INSEGNANTI E I TUOI PROFESSORI? Ho avuto la fortuna di avere degli insegnanti e dei professori che hanno saputo tener conto delle mie attitudini e ciò li ha resi delle figure importanti per me. Un giorno la prof di mate, rimproverando i nostri compagni per lo scarso impegno, mi sorprese con un commento che mi avrebbe cambiato la vita “sei come uno schiacciasassi, non ti ferma nessuno”. Da lì acquisii fiducia nelle mie capacità e capii che avrei potuto ottenere buoni risultati se ci avessi sempre messo tanto impegno.

10 RACCONTA QUALCHE ANEDDOTO DELLA TUA ESPERIENZA LICEALE. Puntuale nei compiti, i compagni sfruttavano questa mia abilità …alcuni di loro, in evidente difficoltà, quando non riuscivano a svolgere gli esercizi, chiedevano il mio aiuto ed io passavo il tempo a scervellarmi per aiutarli. Altri, addirittura, saltavano appositamente le verifiche, per recuperarle successivamente e farle svolgere a me su clandestini foglietti. Anche se non eravamo compagne di banco anche tu mi implorarvi di aiutarti, quando c’era qualcosa che non capivi o vi era un esercizio che non riuscivi a svolgere! E TU, COME PER MIRACOLO, TROVAVI I MIEI ERRORI, NUMEROSI E RIPETUTI…POI ERI AVVANTAGIATA DAL FATTO CHE AL LICEO SCIENTIFICO (RISPETTO AL MAGISTRALE) GLI ARGOMENTI ERANO MOLTO Più DIFFICILI!!

11 RICORDO UN EVENTO PARTICOLARE, CON LA TUA CLASSE HAI PARTECIPATO ALLE GARE DI MATEMATICA SENZA FRONTIERE!!! VERO?!! Certo, la prima sessione di prove l’abbiamo svolta in classe, abbiamo scoperto solo in un secondo momento che erano le SELEZIONI … e le abbiamo superate!!! Poi la seconda fase, all’autodromo di Monza, se non ricordo male non avevamo vinto, ma ci eravamo classificati benino!

12 E LA MATURITA’.. COM’E’ ANDATA? LE PROVE DI MATEMATICA ERANO DIFFICILI? Beh.. non è stata una passeggiata.. ma per me è sempre stato più «complicato» scrivere un tema o fare un riassunto! Infatti in questo siamo sempre state agli antipodi! La prova di matematica era parecchio complicata…vedevo gli sguardi «terrorizzati» dei compagni, ma potevo fare bene poco! Quella volta dovevano cavarsela da soli! Io ci ho messo tutto il mio impegno, mi sono scervellata ed ho dato tutto…il giorno dopo, quando sono usciti i risultati sul giornale, ho avuto la conferma di avercela fatta!

13 DA SUBITO HAI INTRAPRESO LA STRADA DELLE RIPETIZIONI, VUOI PARLARCENE? Certamente: ho cominciato a dare ripetizioni quando facevo la quarta ad una tua amica (Elena) che faceva la terza. Lì ho capito quanto il metodo utilizzato sia fondamentale per disporre positivamente l’allievo nei confronti di una materia in genere piuttosto odiata. E proprio in quell’occasione ho anche capito che era quello che volevo fare: trasmettere agli altri tutto quello che io conoscevo … ma in un modo più efficace … Tutte le persone che si sono succedute negli anni (circa una trentina) sono giunte a me tramite passa parola e questo mi ha dimostrato che con un po’ di pazienza e incoraggiamento si potevano ottenere dei buoni risultati. IO STESSA TI HO SEMPRE VISTA COME UNA PERSONA IN GRADO DI AVVICINARE NOI COMUNI MORTALI A QUESTA SCIENZA PERFETTA E INACCESSIBILE …

14 PARLAMI ORA DELL’UNIVERSITÀ. è stata un’esperienza formativa importantissima ma molto difficoltosa … Dopo qualche mese di corsi ci hanno sottoposto a dei compitini di tre materie (algebra, geometria, analisi) e quando ho scoperto che ne avevo passato solamente uno ho passato mesi di crisi in cui ho pensato spesso di ritirarmi perché credevo che non avrei mai potuto farcela … eppure avevo studiato tanto … Pian piano, facendomi coraggio con una compagna nella stessa situazione, ho capito che non era giusto mollare così presto. E così abbiamo deciso di proseguire. A giugno ho sostenuto il primo esame annuale: 30 in geometria 1. Sapevo che era solo il primo di una lunga serie di esami ma il voto ottenuto mi ha dato la forza di resistere e di andare avanti nonostante le difficoltà inevitabili che avrei incontrato in corsi sempre più avanzati.

15 QUALI ERANO LE TUE ASPETTATIVE? COSA SOGNAVI? Le aspettative erano quelle di uscire dall’università con una buona votazione e di andare a fare il lavoro che sognavo: insegnare agli altri quello che io avevo imparato nella mia esperienza. La delusione è stata quando, nel corso dell’università ci hanno dato la notizia che per insegnare, dopo gli anni di università, bisognava frequentare la famosa SILSIS. L’idea mi scoraggiava perché ero stanca, avevo studiato tanto, volevo finalmente iniziare a lavorare … e invece per fare ciò che desideravo dovevo studiare ancora. Mi sono abilitata in due specializzazioni studiando per tre anni lunghi, pesanti, pieni di corsi e di esami come all’università … rendendosi conto giorno per giorno che nel mondo dell’insegnamento avrei utilizzato poco niente di quello che mi obbligavano a studiare … così la motivazione veniva ancora meno.

16 ORA PERO’. FINALMENTE, LAVORI: OGNI ANNO TI ASSEGNANO DELLE ORE NELLE VARIE SCUOLE SUPERIORI. VUOI PARLARCI DI QUESTA ESPERIENZA? Ora che finalmente lavoro e che sto facendo quello che ho sempre desiderato non sono esattamente tutte rose e fiori … gli studenti sono molto diversi da quelli che eravamo noi, la preparazione è scesa di livello … e soprattutto mi trovo sempre di fronte ad alcuni colleghi che non vogliono avere problemi: per questo non mettono note, per loro la classe non presenta mai difficoltà né dal punto didattico né dal punto di vista disciplinare, alla fine del quadrimestre e dell’anno scolastico tutti gli studenti sono allineati sul sei. Così non hanno alcun problema con i ragazzi, fanno la figura di quelli “simpatici e buoni” quando non capiscono che non fanno altro che rovinare generazioni una dopo l’altra.

17 Sono stata due volte commissaria esterna di maturità, ho visto tanti alunni uscire da vari tipi di scuola con una preparazione “non adeguata” (e ho cercato di esprimermi in termini gentili). Nessuno ha mai pensato di fermarli prima, di non farli arrivare in quinta in quelle condizioni … Il meccanismo dei debiti durato purtroppo tanti anni non ha fatto altro che peggiorare le cose, ha mandato avanti gente che non aveva raggiunto gli obiettivi minimi in una o in tante discipline … e questo è secondo me uno dei motivi che ha portato alla scuola che ci ritroviamo oggi.

18 Ma le delusioni sono tante. Anche quando quest’anno alle nomine (dopo due anni di lavoro, 24 punti e 90 posizioni scalate con lavoro e sacrificio) ci sono stati i tagli … i posti sono finiti appena tre posizioni prima della mia … tornare a casa con questo peso, con l’angoscia che non sai se lavorerai, è una situazione indescrivibile. Per questo mi fa tanta rabbia vedere colleghi che prendono questo lavoro come un qualsiasi altro lavoro da scrivania, che aspettano solo lo stipendio alla fine del mese o che addirittura fanno doppio lavoro e mi dicono “l’insegnamento per me è una cosa in più, per arrotondare”.

19 Non fraintendermi, mi piace il lavoro che faccio, non me ne saprei immaginare uno differente cucito su di me.. Abbiamo a che fare ogni giorno con ragazzi in età particolari. Io faccio SOLO questo lavoro perché ci credo, perché esco contenta da scuola quando un concetto che anni fa hanno spiegato a me sono riuscita a trasmetterlo a qualcun altro. E intendo proseguire su questa strada, anche se sempre più spesso mi sento una mosca bianca.

20 E ALLORA, CARA MARTA, CI SEMBRI UNA RAGAZZA IN GAMBA, CON LE IDEE CHIARE … CONCRETA, REALISTICA, OBIETTIVA SU CIO’CHE SIA LA REALTA’… MA CONVINTA CHE LE COSE POSSONO E DEVONO MIGLIORARE … E ALLORA, AVANTI COSI’, PICCOLA SCHIACCIASASSI!!! E PER RINGRAZIARTI PER LA PAZIENZA E LA COLLABORAZIONE, VOGLIO REGALARTI UN PICCOLO SEME DI SPERANZA!


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