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DANILO DOLCI E IL BORGO DI DIO Interno del Borgo Esterno del Borgo.

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Presentazione sul tema: "DANILO DOLCI E IL BORGO DI DIO Interno del Borgo Esterno del Borgo."— Transcript della presentazione:

1 DANILO DOLCI E IL BORGO DI DIO Interno del Borgo Esterno del Borgo

2 Origini del borgo di Dio Il Centro “Borgo di Dio” fu fondato nel Il Borgo di Dio è il luogo dove Dolci ha svolto la sua opera di promozione civile, culturale ed educativa sostenendo convegni, seminari di studio internazionali e interventi per lo sviluppo delle zone più depresse. Lì, negli anni, ebbero luogo una lunga serie di seminari organizzati per mettere in contatto la gente e le attività organizzate a Borgo di Dio con altre associazioni e realtà simili provenienti da tutto il territorio italiano. Il progetto

3 Il centro permise di ospitare personalità come Elio Vittorini, Lucio Lombardo Radice, Ernesto Treccani, Antonio Uccello, Eric Fromm, Johan Galtung, Emma Castelnuovo, Clotilde Pontecorvo, Paolo Freire, e tanti altri. Tutti questi sostenitori dell’attività di Danilo Dolci contribuirono alla diffusione e alla sperimentazione di questi laboratori di gruppo, votati alla ricerca e alla creatività, allo scopo di ottenere una formazione onnicomprensiva che nutrisse lo spirito e le menti, formando così una cultura che fosse innanzi tutto presa di coscienza del sé. L’auditorium

4 L’esperienza di Danilo Dolci L’esperienza del Centro fu sicuramente una tra quelle più rilevanti di sviluppo di comunità registrate nell’Italia dell’immediato dopoguerra. Alla costruzione del progetto collaborarono attivamente esponenti di diverse discipline urbanisti-architetti, sociologi, agronomi, economisti, tra i quali Ludovico Quaroni, Carlo Doglio, Bruno Zevi, Edoardo Caracciolo, Giovanni Michelucci, Lamberto Borghi, Paolo SylosLabini, Sergio Steve e altri. Il Centro assunse da subito un ruolo centrale nell’attività condotta da Danilo Dolci, il complesso architettonico “Borgo di Dio” fu lo scenario di un grande risveglio culturale.

5 Dal ‘68 vennero avviati gli studi e le verifiche necessarie per approntare un piano di sviluppo organico della zona: le prime riunioni, gli incontri, i seminari si svolsero proprio nel nuovo Centro. Nel Giugno del 1973 venne inaugurato il nuovo teatro-auditorium avviando nell’area una stagione di grande dinamismo culturale e artistico, rivolto alla diffusione del metodo non violento, della maieutica reciproca e della lotta al banditismo e alla mafia, con lo scopo ultimo di utilizzare strumenti culturali e di coscienza civica per restituire alla popolazione il proprio potere sul territorio, sulle risorse umane e naturali. Il presente progetto vuole risvegliare la storia del luogo nella memoria della comunità locale attraverso l’organizzazione di attività culturali e formative che siano di impulso allo sviluppo sociale culturale ed economico, in continuità con l’opera di Danilo Dolci. I murales del Borgo Il 30 Dicembre1997, con la morte di Danilo Dolci, il “Centro Studi Borgo di Dio” venne abbandonato e lasciato all’incuria e al degrado fino ai giorni nostri.

6 LA POESIA Danilo Dolci, nel 1950, decise di abbandonare gli studi universitari. Successivamente si trasferì in Sicilia, dopo aver aderito all'esperienza di Nomadelfia, e promosse lotte non-violente contro la mafia, il sottosviluppo e per i diritti ed il lavoro. Una delle sue armi era sicuramente la poesia. È considerato una delle figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo.

7 CIASCUNO CRESCE SOLO SE SOGNATO C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo: forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato. C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo: c’è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato. C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d’esser franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato. (Dolci, 1974: p. 105) COMMENTO: Questa poesia è un inno all’educatore autentico, all’insegnante che “crede” nei bambini e sogna per loro un mondo migliore. «… educare non è riempire un vaso, ma è accendere un fuoco.» -Montaigne

8 COMMENTO : CIASCUNO CRESCE SOLO SE SOGNATO Dolci fu un educatore, per la maggior parte della sua vita, inconsapevole. Dolci ci insegna ad auto-educarci: a non reprimerci, a condividere rimanendo individui, ad esplodere e generare idee. A credere in noi stessi, perché molte volte la visione che l’essere umano ha di se stesso non corrisponde alla realtà percepita dagli altri. Molte volte l’uomo sottovaluta e nasconde i propri talenti per paura di dover investire tutte le energie su se stesso, per paura di fallire, per paura di un abbaglio. L’unico modo per “educarci” è smetterla con la presunzione di dover insegnare all’altro una bislacca verità assoluta, per iniziare a sognare se stessi con lucidità e occhio realistico. Danilo Dolci ci insegna che per crescere ognuno, ogni singolo individuo, deve ascoltare l’altro e vedere negli occhi esterni la proiezione della sua capacità interiore, perché “ciascuno cresce solo se sognato”.

9 TUTTI INSIEME Le serate più belle le ho passate piccolino, quando eravamo in casa tutti insieme e mio nonno, mio padre raccontavano storie belle, o le loro esperienze: pure fino alle undici -si schiacciava due mandorle - mezzanotte, ascoltavo a bocca aperta, me ne stavo d'inverno vicino allo scaldino di mia nonna tanto saggia che mai aveva un bisticcio con le sue nuore. Ci piace la famiglia tutta unita: uno ha un problema, sa dove appoggiarsi per discuterlo e avere consigli, i migliori argomenti risultano. Dolci, nei primi versi di «Tutti insieme» ci dà una sorta di auto-biografia delle sue sere, ma, subbito migra l’attenzione sul nucleo famigliare, dalle sue parole si capisce che la sua era una famiglia a ‘vecchio stampo ’, dove le persone più anziane avevano la giusta considerazione. Probabilmente scrisse questa poesia prevedendo il livelli di degrado a cui sarebbero arrivati i valori morali e la perdita di posizione della famiglia e, come conseguenza, il suo smembramento, che ha portato alla creazione delle attuali famiglie allargate. L’autore conclude con la sua personale considerazione che, probabilmente, serve ad invitarci a dare maggior considerazione alla famiglia e a fare affidamento ai suoi membri

10 Annunciano di avere ammazzato milletrecentoventisette persone, si vantano di averne rovinate di schianto altre diecimila, si gloriano di aver distrutto dighe, industrie “anche per elevare il morale del popolo”, di aver sconvolto undici strade: anacronistici mostri lo sterminio lo chiamano vittoria. Non posso più Non posso amare più una cosa sola una sola persona - m'è rimorso indugiare a un affetto Con «Non posso più», Danilo Dolci esprime tutta l’amarezza che gli hanno portato le sue scelte di vita, infatti, a causa delle minacce legate alle sue attività, non poteva più permettersi l’affetto delle persone, perché era sicuro che le avrebbe messo in pericolo A sinistra si ha una poesia di Danilo Dolci, ne ignoriamo il titolo, ma, ciò che appare subito, sin dai primi versi, un attacco aperto ai sicari della mafia e ai loro mandanti, accusati di vantarsi dei loro delitti. Questa poesia è una testimonianza dell’impegno contro la mafia da parte di Dolci.

11 Realizzato da : Arena Marco; Bongiorno Salvatore; Curabba Roberto; D’Agostino Simone; Oliveri Vincenzo.


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