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Definizione della persona L’uomo con l’altro Senso: contesto relazionale Leibblichkeit: coscienza delle relazioni L’uomo con se stesso Interiorità: significato.

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1 Definizione della persona L’uomo con l’altro Senso: contesto relazionale Leibblichkeit: coscienza delle relazioni L’uomo con se stesso Interiorità: significato Leib: coscienza - io sono un corpo L’uomo nel mondo Esteriorità: significante Korper: fisicità – io ho un corpo Lettura logico-formale interpretazione razionale Lettura simbolica syunballo: unire Lettura fenomenologia fainomai: ciò che si mostra 1

2 La persona come fondamento dell’ethos Nucleo assiologico dell’etica VALORE ASSOLUTO* DELLA PERSONA Carattere ontico Carattere etico Persona legata alla realtà fenomenologica Dimensione personale e relazionale Si misura la sua consistenza ontica, come soggetto Si valuta la dignità etica *Assoluto non significa “infinito” ma “incondizionato”, sciolto da vincoli esterni; la persona nel suo essere e nella sua dignità reclama un rispetto incondizionato, indipendente da qualunque valutazione e finalità: in una parola “assoluto”.

3 …segue Il valore assoluto della persona si apre a tre nuclei intesi in maniera circolare IO L’ALRTO L E STRUTTURE IO: ciascuno di noi è unico, insostituibile e necessario; ha valore per se stesso, è libero e può scegliere da solo il proprio destino. L’ALTRO: io dell’io; la persona è soggetto relazionale ed ha ragione di esistere solo dal confronto con l’altro. LE STRUTTURE: sono le mediazioni tra l’individuo e l’alterità. La dignità umana deve essere mediata politicamente, perché solo così potrà avere il significato etico che le corrisponde..

4 Struttura fondativa della persona PERSONA CORPO PSICHE RELAZIONI TU MONDO ATTITUDINE La persona è, dunque, un soggetto attitudinale che si va progressivamente esplicitando L’uomo nella sua struttura composita si costituisce in un’apertura relazionale plurima, esprimendosi come attitudine. La persona è, dunque, un soggetto attitudinale che si va progressivamente esplicitando AZIONE LINGUAGGIO RACCONTO RESPONSABILITA’ 2

5 L’uomo responsabile: triade costitutiva dell’etica Auspicio di una vita compiuta con e per gli altri all’interno di istituzioni giuste STIMA DI SE’ SOLLECITUDINE ISTITUZIONI GIUSTE Elementi etici Coscienza Consapevolezza Responsabilità Reciprocità Riconoscimento Il ciascuno di una distribuzione giusta: l’anonimo 3 Connotati con cui la persona si scopre attitudine

6 L’uomo che parla L’apporto della filosofia linguistica a quella della persona si sviluppa su due piani SEMANTICAPRAGMATICA La persona è individuata nella sua singolarità La persona è immediatamente designata come sè La persona appare come un particolare di base, oggetto di un discorso Il linguaggio fa qualcosa. L’impegno del locutore nel suo discorso è espresso dalla forza illocutoria degli atti del discorso 4

7 …segue Stima di sè Sollecitudine Istituzioni giuste INTERLOCUZIONE AUTODESIGNAZIONE LINGUAGGIO Atto locutorio: io che parlo Atto allocutorio: io provoco in te una reazione che genera risposta (fenomeno euristico) Parlare significa assumere la totalità del linguaggio come istituzione che mi è anteriore e che, in qualche forma, mi autorizza a parlare 5

8 L’uomo che agisce La teoria dell’azione risponde a tre domande Che cosa? senso E’ a questo livello che si innesca la problematica della persona. Chi? attribuzione Perché? motivazione Il chi? presenta la medesima struttura triadica dell’ethos morale Avere cura di sé, dell’altro e dell’istituzione significa essere coscienti delle proprie azioni, coscienti delle ripercussioni che queste hanno sugli altri uomini e rispettosi delle regole del nostro mondo di vita 6

9 …segue Stima di sè Sollecitudine Istituzioni giuste. 7 AZIONE INTENZIONALE INTERAZIONE MODELLI D’ECCELLENZA Un agente non può non designare se stesso in quanto autore responsabile dei propri atti Cooperazione, competizione, conflitto. Occorre considerare la praxis: una pluralità di individui che si influenzano vicendevolmente Arti, mestieri, tradizioni che si definiscono con riferimento a precetti (tecnici, giuridici, morali, estetici) che determinano la riuscita o il fallimento di un’azione. Con l’osservanza di tali precetti si tenta di arrivare ai massimi livelli di una qualsiasi “azione”

10 …segue Uomo agente Uomo sofferente Esercitare un potere-su un altro agente Un’azione è subita da qualchedun altro e su questa asimmetria si innescano tutte le perversioni dell’agire culminanti nella vittimizzazione Regola d’oro: Non fare all’altro ciò che non vorresti ti fosse fatto 8

11 L’uomo che racconta La meditazione narrativa prende origine dai problemi connessi alla considerazione del tempo nella costituzione della persona Quando l’uomo ha capito di dover morire ha cominciato a pensare e a sentire il bisogno di ricordare, raccontare, tramandare… …nasce così il problema di definire in cosa consiste la concatenazione di una vita. Nasce il problema dell’identità

12 …segue Con identità si possono comprendere due cose differenti IpseitàMedesimezza Necessità di conservare una forma di riconoscimento del sé nonostante gli inevitabili mutamenti dovuti alle vicissitudini della vita La permanenza di un sostanza immutabile che il tempo non intacca Chi sono io? Se stesso (IPSE) - Ulisse - Che cosa sono io? Lo stesso (IDEM) - Socrate -

13 …segue La vita ordinaria si muove nell’alternanza tra i due poli della ipseità e della medesimezza. Il filo del racconto, la memoria storica e l’invenzione letteraria danno un senso unitario alla frammentarietà del vissuto Stima di sé Sollecitudine Istituzioni giuste IDENTITA’ NARRATIVA IDENTITA’ NARRATIVE TRANS-STORICHE INTRECCIO NARRATIVO Io ricordo. La persona designa se stessa nel tempo come l’unità narrativa di una vita Inviluppamento delle storie. La nostra fa parte della storia degli altri. Riconosciamo noi stessi mediante le storie fittizie dei personaggi della storia, delle leggende, ecc.. Le tradizioni e ricordi storici comuni a tutti

14 Fedeltà creatrice I 4 piani vitali dell’uomo sono frutto di un intreccio di relazioni che determina la fedeltà creatrice dove si esplica il senso più ampio della propria identità Una persona è veramente se stessa se riesce a creare qualcosa. In tal caso essa è in debito di responsabilità e dovere di cura verso la cosa creata. Attraverso la coscienza, ogni soggetto si costruisce il proprio equilibrio creativo, bilanciandosi tra responsabilità e cura

15 Oggettività dei valori. VALORE Schema Realtà Interpretazione delle variabili storiche oggettività logica assiologica senso il suo essere La realtà deve riempire lo schema nella sua oggettività. Anche se la percezione è chiara, l’interpretazione può essere ambigua. Ma l’errore interpretativo, tuttavia, non cambia l’oggettività del valore

16 …segue. interpretazione intuire definire conoscere progressivo An-schauen Entrare dentro, visione che coinvolge Dare un giudizio Il giudizio non è assoluto ma dinamico perché risiede nella realtà storica Processualità: verifica nel tempo Dinamismo: movimento Articolazione ontica nell’orizzonte dell’essere: mettere a rapporto il fatto (ontico) con l’universale Più l’intuizione è forte più qualitativo sarà il giudizio

17 …segue Il valore è indipendente dall’emozione, dall’entusiasmo. La sua oggettività si percepisce nel suo fondamento ontologico ICH-ZENTRUMICH-UMGRUND Sfera del volereFondamento che precede la volontà (valore oggettivo) Ogni valore non è mai solo ideale né solo interpretazione. E’ necessario: EVIDENZA IMMEDIATA INTUIZIONE RICONOSCIMENTODIMOSTRAZIONE SENSIBILITA’ Capacità di risposta motivata dalla persona

18 …segue La sensibilità si iscrive nella conoscenza e nell’educazione ai valori È adeguata quando è sostenuta da forza affettiva Ragione e sentimento vanno coniugati Due linee di tendenza 1. LINEA RAZIONALE 2. LINEA EMOZIONALE La ragione è il trait union tra soggettività e oggettività rispetto al valore Alla ragione va aggiunto il “cuore”

19 …segue. Atti emozionali (es. amore, passione) Stati emozionali (es. noia): manca un senso, un’intenzionalità SENTIRECAPIRE INTENZIONALITA’ Il valore non può essere spiegato con una motivazione razionale. La facoltà giusta è il sentire in cui si deve riconoscere oltre l’intenzionalità anche la capacità conoscitiva, intuitiva, originaria e oggettiva.

20 …segue L’identificazione dei valori non deve subire modificazioni e deformazioni né soggettiva né oggettiva. COSCIENZA Facoltà di discernere i valori nella loro oggettività Valenza creativa: ognuno di noi crea una sintesi di valori della propria visione del mondo e della realtà Valenza applicativa: una volta identificato il valore (con sensibilità e riconoscimento) ci si domanda come applicarlo alla realtà dove ci si trova EPIKEIA sensibilità interpretativa del valore E’ una funzione interpretativa dei valori ed è mediazione tra le due valenze. Con essa si può affinare la capacità di interpretare e comprendere

21 Genesi della coscienza DURKHEIM Fenomeno Sociologico NIETZSCHE Fenomeno Psicologico La coscienza è il riflesso della realtà: quando essa ci parla è la società che parla in noi! Critica: la società aiuta ad esprimere la coscienza ma non la presuppone.Se la coscienza si identificasse con il con la società non si avrebbe mai un progresso morale La coscienza è una malattia dello spirito che segna la fine dell’uomo innocente. Essa sopprime gli istinti animali che si ritorcono contro l’uomo Critica: questa spiegazione è soggettiva; ognuno può liberamente porre premesse e da queste trarne le più conveniente conseguenze. L’uomo liberato dalla coscienza è veramente libero o diventa esposto alle barbarie?

22 I caratteri della coscienza. infallibilità oggettività incondizionatezza È relativa al riconoscimento oggettivo dei valori.Il giudizio della coscienza è infallibile ma reformabile le conclusioni dipendono dalle premesse, cambiando le quali si modifica pure la valutazione. L’infallibilità non riguarda la norma, ma la soluzione del dilemma: devo o non devo La coscienza è “data”, è capace di volere in modo universale, ma è vincolata alla temporalità (principio della gradualità) La coscienza è la capacità dell’incondizionamento; agisce in modo disinteressato. In forza della coscienza l’uomo non si perde nella contingenza avendo in sé la capacità dell’incondizionatezza che lo esprime nella sua autenticità

23 …segue La coscienza è il centro della persona convergenza tra uomo e mondo ma ha bisogno di essere educata La coscienza per sua natura è sensibile ai valori, ma in alcuni casi può diventare ottusa e insensibile. A volte ci si crede liberi ma in realtà si è esecutori di imperativi occulti

24 Chiarificazioni. Coscienza originaria Coscienza antecedente Decisione Etica: è la capacità naturale dell’uomo di rapportarsi al mondo, alla oggettività dei valori. E’ la capacità di discernere tra bene e male. È la prudenza: il compito virtuoso di saper valutare la realtà Capacità di prendere una decisione e agire assumendosi la responsabilità degli effetti Coscienza conseguente Coscienza morale Insieme di regole e di atteggiamenti tipiche di una cultura Conferma o o riprova la decisione presa. Tranquillità o rimorso sono frutto di questa fase.

25 …segue. Attenzione Capacità di essere pianamente o parzialmente consapevoli Sensibilità Capacità di sfumatura tra bene e male. Un eccessiva sensibilità, tuttavia, porta ad una coscienza troppo scrupolosa Rettitudine Certezza Retto è il giudizio che corrisponde alla oggettiva norma morale La certezza del giudizio sul valore o sul contenuto

26 Considerazioni sulla coscienza morale Concezione soggettivistica Formalismo kantiano: l’uomo possiede funzioni intuitive per comprendere se stesso ed il bene reale. Il rischio è che la coscienza rispetta ciò che essa stessa determina (selbstweck). Deontologismo contemporaneo: la coscienza è pura obbligazione a certe azioni. Tuttavia questa posizione è fruibile anche nel male.e’ necessario perciò la coscienza del vero e del bene nella sua oggettività. Decisionismo: la coscienza non è da confondere con la prudenza. Essa prepara delle scelte che possono essere poi applicate con prudenza. Concezione oggettivistica Naturalismo: si riduce la natura dell’uomo a pura corporeità e sensualità. Consequenzialismo: il fine non è solo il termine dell’esecuzione delle azioni ma il primo nelle intenzioni della ragione Concezioni religiose: si riduce Dio ad essere coscienza dell’uomo (fondamentalismi); ma coscienza umana e Dio non sono in alternativa ma in complementarietà

27 Principi etici. PRINCIPI personali sociali Responsabilità Dignità - Libertà - Responsabilità Responsabilità Solidarietà - Sussidiarietà - Responsabilità Responsabilità Responsabilità è l’elemento cerniera IO D e L R IO (TU) DL So e Su D L IO dell’IO PERSONA Ha una consapevolezza personale e relazionale

28 Responsabilità La responsabilità va tenuta distinta dalla semplice imputabilità, intesa come l'attribuzione di un determinato comportamento ad una determinata persona. La responsabilità presuppone una situazione di libertà, in cui la persona può scegliere quale comportamento tenere; tuttavia è necessario che la persona si trovi in una situazione di libertà limitata, in cui i comportamenti che può tenere non sono del tutto indifferenti giacché, altrimenti, non vi sarebbe ragione di scegliere l'uno piuttosto che l'altro sulla base delle conseguenze previste.

29 Responsabilità Da quanto detto emerge che una persona si può dire responsabile di uno stato di cose se sussistono congiuntamente le seguenti condizioni: 1. lo stato di cose è una conseguenza del suo comportamento; 2. la persona avrebbe potuto prevedere questa conseguenza certa o anche solo probabile del suo comportamento; 3. la persona, volendo, avrebbe potuto comportarsi diversamente, evitando così tale conseguenza. In senso inverso, si dice che una persona è responsabile se, quando agisce, cerca di prevedere le conseguenze delle sue azioni e correggerle di conseguenza.

30 Responsabilità giuridica Si parla di responsabilità giuridica quando la situazione di libertà limitata deriva da una norma giuridica che impone un dovere giuridico, ossia di tenere o non tenere un determinato comportamento. Di regola, al comportamento contrario alla norma un'altra norma ricollega una sanzione, sicché in ambito giuridico la responsabilità può essere anche definita come il dovere di sottostare alla sanzione. Esistono casi di responsabilità oggettiva in cui, cioè, tale dovere sorge a prescindere dalla volontarietà del comportamento. Inoltre, l'ordinamento può attribuire la responsabilità del comportamento ad un soggetto diverso dalla persona fisica: anche in questi caso la responsabilità deriva pur sempre da un comportamento umano, il quale, però, viene imputato non alla persona fisica che ne ha voluto l'accadimento ma alla persona giuridica per la quale detta persona fisica ha agito.

31 Responsabilità morale Si parla di responsabilità morale in relazione ad un dovere morale (o etico), che ha come referente una norma morale. A differenza del dovere giuridico, la violazione del dovere morale non dà luogo alla necessaria applicazione di una sanzione; può dare luogo ad una sanzione sociale, anche molto pesante, ma si tratta pur sempre di una reazione non istituzionalizzata. Questo tipo di responsabilità ha il carattere della non-limitazione, favorendo l’attenzione verso le negatività e le possibili sofferenze e disponendo alla prudenza.

32 . Responsabilità ragionevole PERSONA Fedeltà: confermare la consapevolezza nel tempo Coerenza: scegliere quello che si sente coerentemente con il sociale e i principi personali Consapevolezza: sensibilità di mediare tra il contesto personale e quello sociale Giustizia e Bene comune Responsabilità ragionevole

33 Solidarietà Si ha in tutte quelle situazioni in cui molte persone entrano in comunione di interessi e responsabilità e dipendono tra di loro reciprocamente in modo tale che ciò che interessa l’una, nel bene e nel male, riguarda anche tutte le altre. La solidarietà implica una comunanza di interessi (multidimensionalità); non può essere ben valutata da uno sguardo puramente esterno Non deve essere frutto di reali esigenze ma deve porsi come una connotazione tipica dell’uomo (indipendente dalla nostra volontà) Non è un impegno superfluo ma implica un sacrificio/privazione; in questo caso diventa virtù L’impegno che nasce da un atto di solidarietà rimane saldo solo se c’è una libera ed esplicita volontà del soggetto interessato, nonchè una sua valutazione morale sui valori implicati (perché lo facciamo?)

34 Solidarietà Deriva dalla parola francese solidaire e sta ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto.

35 Solidarietà Il concetto di solidarietà è molto più articolato e controverso del significato che gli attribuiamo nel senso comune. Anzi, ad un'analisi approfondita, è possibile assumere il termine "solidarietà" come chiave di lettura della società contemporanea e delle molte ambivalenze di cui si compone.

36 Solidarietà E’ un termine che nasconde sia la componente altruistica sia l'insieme degli interessi personali che possono essere sottesi all'azione solidale. Ed è talmente polivalente che spesso si sente parlare di solidarietà tra “vicini” e quella rivolta ad estranei, una di famiglia e un'altra di categoria, una che riguarda l'altruismo che si produce nelle relazioni di base e una che richiama la solidarietà organizzata dal diritto e dallo Stato, ecc... In tutti i casi, la solidarietà è un concetto moderno, che ha per antenati sia la nozione cristiana della carità, sia quella laica della fratellanza.

37 Solidarietà In genere si pensa che l'azione solidale produca eguaglianza ed eviti esclusioni. 1.Chi crede a oltranza nei valori della libertà teme che gli appelli alla solidarietà possano produrre interventi sociali e statali che limitano l'iniziativa dei singoli. Non sempre è così 2. Essendo la solidarietà un orientamento non neutro, sovente implica che ci si mobiliti a favore di qualcuno e contro altri.

38 Solidarietà Il bisogno di solidarietà è in forte crescita nella società contemporanea, a fronte dello sconcerto prodotto dai processi di globalizzazione, della crisi dello Stato sociale, del prevalere della logica del mercato, di società sempre più abitate da stranieri e da diversi. In questo non facile quadro, c'è chi ritiene che si possa raggiungere un equilibrio soltanto a tre mani: con quella della solidarietà che può contrastare la mano invisibile del mercato e rafforzare quella della giustizia e dello Stato

39 Solidarietà Ma quando scatta la solidarietà? E’ difficile se non impossibile realizzare una fraternità universale che abbia a cuore le sorti di un ipotetico uomo planetario, ispirandosi al principio di un ethos collettivo. E’ invece più facile ipotizzare una solidarietà di comunità, il luogo che permette agli individui di trovare un proprio radicamento pur aprendosi a prospettive più ampie e che favoriscono il riconoscimento dei bisogni e dei diritti degli altri.

40 Solidarietà Che tipo di solidarietà può essere più efficace in società che si scoprono sempre più plurali dal punto di vista etnico, culturale e religioso? E’ evidente che nelle società multiculturali, la presenza di stranieri e diversi rende più difficile la coesione. Le riserve di solidarietà tendono a prosciugarsi in un contesto in cui la solidarietà pubblica si riduce (con la crisi del welfare) e in cui molti stranieri domandano cittadinanza.

41 Solidarietà In questo caso si diffonde la solidarietà mediata dal mercato (dettata da motivi di interesse) e quella del volontariato caritatevole (che fa leva sullo spirito di sacrificio), ma si oscura la solidarietà per equità, la sola che favorirebbe un'efficace integrazione dei molti gruppi che affollano la società aperta. Non tutto si può risolvere con la beneficenza, né grazie a una logica di puro interesse.

42 Solidarietà La solidarietà è un sentimento sociale che deve esprimersi con la socialità dello Stato. Il paradosso del mendicante - Un mendicante chiede l’elemosina all’angolo di una strada. È giusto dargli qualcosa? SI NO il pover’uomo morirà di fame poiché tutti gli daranno qualcosa, diventerà ricchissimo, più ricco di chi gli ha fatto l’elemosina.

43 Solidarietà La soluzione del paradosso è semplicissima: deve essere la socialità dello Stato a prendersi cura del mendicante. Il singolo individuo deve impiegare le proprie forze per fare in modo che le leggi e le strutture dello Stato si occupino del mendicante; dargli una moneta e lasciare tutto come prima equivale al comportamento dell’individuo che di fronte a un’ingiustizia, anziché darsi da fare per far cambiare la legge, si fa giustizia da solo: la civiltà non è sicuramente progredita. Chi si occupa di solidarietà senza far nulla perché le cose cambino è sostanzialmente un giustiziere sociale: si può comprendere, ma ha torto.

44 Solidarietà L’amore si dimostra con le azioni - Per la prima volta dopo molti anni, un medico torna a casa nel primo pomeriggio, abbandonando i pazienti, l’ospedale e tutto ciò che da sempre è stato la sua vita. Entrato nello splendido salotto, si siede sulla sua poltrona preferita e decide di fare il bilancio della sua esistenza. Una foto in un portaritratti d’argento gli ricorda subito il figlio morto per droga, un’altra immagine lo spinge a cercare qualcuno in casa, ma il silenzio lo disillude subito: la figlia anoressica sarà probabilmente dallo psicologo e la moglie (che certo non lo attendeva) è dall’amante, come tutti i mercoledì. Persino il cane non si sente, forse è in giardino: tanto, se ci fosse, lo ignorerebbe.

45 Solidarietà Dal fatto di aver preteso di avere una famiglia e di amare degli esseri umani senza concedere loro l’affetto che desideravano: una vita agiata, ma né tempo né attenzioni per i figli e per la moglie. Da dove deriva il fallimento di quest’uomo? Evitare di parlare a sproposito di amore se non si fa nulla o poco per chi si dice di amare

46 Solidarietà La sindrome del missionario - Ci sono persone che sono convinte di amare tutto il mondo. Confondono l’assenza d’odio con la presenza dell’amore. Non odiano nessuno e allora pensano di amare tutti. Purtroppo per loro, non fanno assolutamente nulla per la stragrande parte del mondo che dicono di amare, anzi spesso si impegnano meno di altri che più modestamente hanno ristretto il loro campo d’azione.

47 Solidarietà Un missionario che parte per terre lontane per aiutare chi soffre ha deciso di amare quei poveri; ovviamente non può continuare a sostenere che ama i suoi genitori e i suoi vecchi amici: per loro non fa più nulla e serbarne il ricordo nel cuore non è certo amore completo. Ha cambiato vita e può essere felice perché ama, ma ha fatto una scelta su chi e dove amare. Sostenere che le persone a lui care hanno meno bisogno di aiuti e di solidarietà dei poveri di cui ora si occupa equivale ad approvare il comportamento del medico che per salvare vite umane passava ore e ore in ospedale mentre il figlio moriva di droga e tutta la sua famiglia si sfasciava.

48 Solidarietà Un missionario o chiunque si adoperi per gli altri non è più degno di rispetto di chi ha deciso di convogliare tutto il suo amore verso poche persone. Quello che conta è la quantità d’amore che diamo, non il numero di persone a cui la diamo. Anzi, spesso chi si prodiga per gli altri è proprio perché non ha trovato nulla da amare intorno a sé; si potrebbe parlare di solidarietà della disperazione.

49 Solidarietà Il volontariato - L’impegno sociale ha una sua ragione d’essere quando ha lo scopo di modificare la società per far progredire la qualità della vita dei più deboli; quando le energie sono invece spese in un aiuto senza futuro c’è da chiedersi se questa attività non sia il frutto della mancanza d’amore nella vita di chi fa assistenza, proprio come il farsi giustizia da soli è il frutto della mancanza di pace e di serenità nell’animo del giustiziere.

50 Solidarietà Chi fa volontariato deve cioè capire che deve agire all'interno di strutture che in qualche modo, oltre ad aiutare, promuovano idee e azioni che migliorino effettivamente la società. Questo concetto è ciò che distingue un volontariato serio e concreto da un volontariato della disperazione.

51 Solidarietà Si ha in tutte quelle situazioni in cui molte persone entrano in comunione di interessi, di responsabilità e dipendono tra di loro reciprocamente in modo tale che ciò che interessa l’una, nel bene e nel male, riguarda anche tutte le altre. La solidarietà implica una comunanza di interessi (multidimensionalità) Non deve essere frutto di reali esigenze ma deve porsi come una connotazione tipica dell’uomo (indipendente dalla nostra volontà) Non è un impegno superfluo ma implica un sacrificio/privazione; in questo caso diventa virtù L’impegno che nasce da un atto di solidarietà rimane saldo solo se c’è una libera ed esplicita volontà del soggetto interessato, nonchè una sua valutazione morale sui valori implicati (perché lo facciamo?)

52 Sussidiarietà. Principio che afferma che l’azione di un soggetto deve essere sussidiaria all’altro soggetto non semplicemente in quanto gli presta un aiuto in caso di necessità ma anche in quanto, nell’attuarlo, lo rispetta e lo promuove nella sua dignità e nella sua autonoma responsabilità va articolato in diverse sfere con differenti modalità appropriate di applicazione: nella società politica, nella società civile, nelle relazioni tra società civile e politica ha una duplice valenza: principio di difesa della corretta autonomia di ciascun soggetto; principio promozionale dell’autonomia dell’altro non è tanto un principio che regola le relazioni verticali (tra soggetti di ordine inferiore e quelli ordine superiore) quanto piuttosto quelle orizzontali (cioè tra soggetti paritetici)

53 Sussidiarietà Il termine sussidiarietà, dal latino 'subsidiarium' (subsidere: ‘abbassarsi’, ‘chinarsi sul ginocchio’), indicava in origine la retroguardia dell’esercito romano, quella che restava dietro al fronte pronta a intervenire in caso di bisogno, e allude propriamente alla postura dei combattenti, i quali solevano soffermarsi col ginocchio destro piegato e la gamba sinistra protesa, con gli scudi appoggiati sugli òmeri e le aste conficcate obliquamente in terra. Da quest’idea di forza compatta, dinamica e solidale deriva il significato più generico di rinforzo, soccorso e aiuto.

54 Sussidiarietà Le prime formulazioni filosofiche della sussidiarietà risalgono al pensiero aristotelico, dove tale concetto designava la funzione prevalentemente ordinatrice della civitas greca - l’autorità - in vista della preservazione del bene comune, assegnando al cittadino il ruolo decisamente più attivo della creazione della società, un ruolo che implica larga autonomia ma anche responsabilità. Nel corso dei secoli il principio è poi rimbalzato dalla filosofia all’ambito giuridico-economico, divenendo oggetto di riflessione di alcuni esponenti di punta della cultura europea, quali San Tommaso D’Aquino, Locke, Tocqueville e Malthus

55 Sussidiarietà In epoca moderna, il termine “sussidiarietà” compare nella Costituzione Italiana. L’articolo 118 contiene questo emendamento: “Stato, regioni, Province, Città metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

56 Sussidiarietà Non solo, ma è tornato alla ribalta entrando sulla scena del diritto internazionale con il Trattato di Maastricht (1991) in cui, all’articolo 3B, è sancito tra i principi costituzionali dell’Unione Europea che “la Comunità interviene secondo il principio di sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni e degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati a livello comunitario”.

57 Sussidiarietà Il diffondersi di questo concetto lo si deve essenzialmente al fallimento e all’insufficienza di due “sistemi di governo” che, nei vari periodi storici hanno accompagnato l’evoluzione umana: il “lasciar fare” e il “fare direttamente” da parte dello Stato. Lasciar fare: in questo caso, tipico del liberalismo estremo, si è giunti ad una eccessiva privatizzazione che ha concentrato tutti i mezzi nelle mani di una cerchia ristretta di persone. Ciò ha creato un sistema oligarchico in cui perfino i servizi primari erano a disposizione di pochi. In queste condizioni il progresso escludeva una gran parte della popolazione che restava ignorante.

58 Sussidiarietà Fare direttamente: ancora peggiori gli effetti nel secondo caso. Il cittadino non è più costruttore del proprio destino, diventa assistito dallo Stato al quale deve sottostare per ottenere la soddisfazione di tutte le sue esigenze. Elargendo diritti dall’alto l’ente pubblico uccide nel cittadino il senso di iniziativa, provocando un ristagno del progresso Ecco, così, che oggi viene rivalutato il principio di sussidiarietà che, secondo una nota definizione di Alcide de Gasperi, deve avere come principio ispiratore l’“aiutare a fare”. Questo significa che lo stato valorizza le iniziative del cittadino indirizzate ad un’utilità sociale (organizzazioni non lucrative e non profit), senza prendersene totalmente carico e senza ostacolarle: uno stato che crei condizioni entro le quali i cittadini, da soli o nelle proprie formazioni sociali, organizzino il proprio presente per il futuro

59 Sussidiarietà La sussidiarietà può essere intesa come: 1.una ripartizione verticale delle competenze degli organi statali, che prevede l’intervento dell’articolazione statale più vicina al cittadino, quindi il Comune prima della Provincia, della Regione e dello Stato stesso (si pone in secondo piano il potere centralizzato a favore di una prospettiva federalista). Ciò significa che lo Stato deve riconoscere l’auto-organizzazione e l’autonomia degli enti intermedi. In altri termini, le autorità più alte intervengono per coordinare le iniziative prese a livello locale, incentivando così lo sviluppo della cittadinanza attiva e valorizzando la “genialità creativa dei singoli”. 2.una ripartizione orizzontale quando attività proprie dei pubblici poteri vengono svolte da soggetti privati o comunque esterni all’organizzazione della P.A. nel suo mandato. Il caso tipico di questa accezione di sussidiarietà è costituito dall’affidamento ai privati di attività nel campo dell’assistenza sanitaria o dell’istruzione.

60 Sussidiarietà. Principio che afferma che l’azione di un soggetto deve essere sussidiaria all’altro soggetto non semplicemente in quanto gli presta un aiuto in caso di necessità ma anche in quanto, nell’attuarlo, lo rispetta e lo promuove nella sua dignità e nella sua autonoma responsabilità e libertà va articolato in diverse sfere con differenti modalità appropriate di applicazione: nella società politica, nella società civile, nelle relazioni tra società civile e politica ha una duplice valenza: principio di difesa della corretta autonomia di ciascun soggetto; principio promozionale dell’autonomia dell’altro non è tanto un principio che regola le relazioni verticali (tra soggetti di ordine inferiore e quelli ordine superiore) quanto piuttosto quelle orizzontali (cioè tra soggetti paritetici)


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