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I L TURISMO LGBT. LGBT: ACRONIMO Lesbian Gay Bisexual Transgender.

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Presentazione sul tema: "I L TURISMO LGBT. LGBT: ACRONIMO Lesbian Gay Bisexual Transgender."— Transcript della presentazione:

1 I L TURISMO LGBT

2 LGBT: ACRONIMO Lesbian Gay Bisexual Transgender

3 I L TURISMO LGBT L’uso corrente di tale termine si è diffuso a partire dalla metà degli anni ‘90, sostituendosi al termine “gay” (che aveva, a sua volta, sostituito il termine omosessuale).

4 I L TURISMO LGBT Variante: LGBTQ Q=QUEER

5 Tale termine si attesta nell’uso comune durante gli anni ’90, reso popolare dal gruppo di attiviti QUEER NATION (fondata a NY nel 1990 allo scopo di combattere l’omofobia e aumentare la visibilità e l’accettazione della comunità lgbt.

6 I L TURISMO LGBT QUEER: dapprima termine negativo e apertamente OMOFOBICO, è emerso successivamente come termine POLITICO nell’ottica del RIFIUTO DELLE DICOTOMIE DI GENERE E DI ORIENTAMENTO SESSUALE

7 I L TURISMO LGBT TEORIE QUEER: RIFIUTO DELLA ETERONORMATIVITA’ Descrizione di un’identità che supera la tradizionale interpretazione binaria Uomo/donna Omo/etero

8 I L TURISMO LGBT Termine “queer”= termine ombrello, che descrive, in modo inclusivo, una sessualità “diversa” dalla norma in uno o più modi TEORIA QUEER: JUDITH BUTLER (1990) TERESA DE LAURETIS (1991)

9 I L TURISMO LGBT Judith BUTLER GENDER TROUBLE

10 I L TURISMO LGBT John Waters (1974) FEMALE TROUBLE

11 I L TURISMO LGBT TERESA DE LAURETIS

12 I L TURISMO LGBT TEORIE QUEER: TRANSITIVITA’ DEI GENERI DIFFERENZE MULTIPLE

13 I L TURISMO LGBT Il più famoso simbolo lgbt è, infatti, la BANDIERA ARCOBALENO (RAINBOW FLAG) che, seppur disegnata nel 1978 quindi prima dell’affermazione ufficiale delle TEORIE PERFORMATIVE del QUEER e della dimensione INCLUSIVA lesbian-gay-bisexual- transgender, rappresenta, nondimeno, le sfumature della diversità all’interno della comunità lgbt

14 I L TURISMO LGBT La bandiera arcobaleno è oggi il simbolo più usato per veicolare il concetto di GAY-FRIENDLINESS

15 I L TURISMO LGBT Le origini GRAND TOUR Non solo motivazioni di carattere esclusivamente artistico e culturale ma anche ricerca, da parte degli intellettuali nordeuropei, di “civiltà più schiette e naturali” (Patanè 2007) come il MEDITERRANEO, che divenne anche meta di turismo omosessuale

16 I L TURISMO LGBT Il fenomeno riguardò molto da vicino l’Italia del Sud e coinvolse molte brillanti personalità dell’epoca, come OSCAR WILDE, GEORGE BYRON, WINCKELMANN, MARCEL PROUST etc…

17 I L TURISMO LGBT Fra le mete più gettonate CAPRI e TAORMINA Luoghi liminali e, pertanto, ancora più aderenti all’idea spaziale di luogo “ altro ”

18 I L TURISMO LGBT Taormina, in particolare, ospitò a lungo il “barone fotografo” Wilhelm Von Gloeden ( ) che vi abitò dal 1878 fino alla morte. Di lui si ricordano soprattutto gli scatti di nudo maschile che evocavano le atmosfere pastorali dell’antica Grecia.

19 I L TURISMO LGBT L’appeal dell’Italia come luogo privilegiato per l’omoerotismo durò fino agli anni ‘50 del ‘900 quando sopravvenute circostanze politiche e sociali resero impraticabile il “sogno di libertà” degli intellettuali di fine secolo e NUOVI SPAZI MEDITERRANEI emersero come nuove “culle del mito”: es. MYKONOS e IBIZA

20 I L TURISMO LGBT Dallo spazio gay allo spazio lgbt Nella dialettica della gestione quotidiana dello spazio, il GAY SPACE nasce come SPAZIO ESSENZIALMENTE METROPOLITANO FREQUENTATO PRINCIPALMENTE DA UOMINI OMOSESSUALI

21 I L TURISMO LGBT Nelle grandi città di inizio ‘900 si sviluppano le prime GAY URBAN INFRASTRUCTURES e, a partire dall’indomani della Seconda Guerra Mondiale, iniziano a strutturarsi i primi GAY NEIGHBORHOODS nelle maggiori città americane

22 I L TURISMO LGBT In particolare, grandi città portuali come New York e San Francisco, iniziarono a ospitare forme culturali alternative e si configurarono come importanti centri urbani gay

23 I L TURISMO LGBT I processi sociali urbani che ebbero luogo nel secondo dopoguerra consolidarono questo trend: - WHITE FLIGHT - DE-INDUSTRIALIZZAZIONE - ABBANDONO DELLE INNER CITIES -INSEDIAMENTO NEGLI SPAZI URBANI RIMASTI “VUOTI” DI ARTISTI, CREATIVI E DI UNA NASCENTE COMUNITA’ GAY IN CERCA DI LUOGHI SICURI DOVE ABITARE ESPRIMERSI E DAR VITA A FORME CULTURALI “PROPRIE”

24 I L TURISMO LGBT Fra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ’70 si affermarono definitivamente i quartieri destinati a divenire presto “leggendari” nell’immaginario gay: GREENWICH VILLAGE (NYC)

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28 WEST HOLLYWOOD (LOS ANGELES)

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30 SOUTH BEACH (MIAMI)

31 I L TURISMO LGBT A questi contesti metropolitani iniziarono ad affiancarsi come spazi gay anche LUOGHI SATELLITE, piccole città di mare nei dintorni delle metropoli di riferimento Es. PROVINCETOWN (MASSACHUSETTS)

32 I L TURISMO LGBT KEY WEST (FLORIDA)

33 I L TURISMO LGBT FIRE ISLAND (NEW YORK)

34 I L TURISMO LGBT In Inghilterra svolgevano la stessa funzione: BRIGHTON (in relazione a LONDRA)

35 I L TURISMO LGBT E BLACKPOOL (in relazione a Manchester)

36 I L TURISMO LGBT Il gay travel del secondo dopoguerra era una sorta di “segregazione” scelta e necessaria all’interno di una piccola rete di spazi connotati e sicuri, vere e proprie “bolle turistiche” in cui la comunità gay elaborava la propria “cultura della differenza”

37 I L TURISMO LGBT Ancora più che in altri contesti, gli spazi GAY sono cruciali per la formazione, il consolidamento e l’espressione dell’IDENTITA’. In tal senso il GAY SPACE, sotto qualunque forma, assume il suo significato più profondo in quanto OPPORTUNITà SPAZIALE DI CONVALIDA IDENTITARIA

38 I L TURISMO LGBT In questo senso, la pratica turistica dell’HOLIDAYMAKING si configura come cronotopo ideale per l’esplorazione e la pratica delle culture gay. In particolare, lo SPAZIO DELLA VACANZA è importante per coloro che “A CASA”, nel quotidiano, sono privati della possibilità di un gay space nel quale identificarsi.

39 I L TURISMO LGBT La comunità gay si ritrova infatti spesso nel pradosso di essere GUESTS AT HOME (ospiti in casa propria), in ambienti etero-normativi in cui ogni “diversità” è percepita e sanzionata come “fuori luogo”. In tal senso il VIAGGIO diventa un ATTO IDENTITARIO, in quanto azione di profonda CONOSCENZA e LIBERAZIONE In quest’ottica il rapporto fra omosessualità e viaggio appare segnato da un inevitabile legame

40 I L TURISMO LGBT La stessa metafora del COMING OUT (of the closet) ha una forte connotazione spaziale

41 I L TURISMO LGBT Questa dicitura riprende l’espressione con cui si era soliti indicare l’entrata in società delle debuttanti e indica la dichiarazione pubblica di omosessualità, un elemento centrale dell’esperienza centrale di uomini e donne omosessuali nel mondo occidentale.

42 I L TURISMO LGBT Le identità gay sono, anche in quest’ottica, fortemente correlate a questioni “spaziali”, in cui i luoghi esercitano una profonda influenza sulle persone. In particolare Cox (2002) assimila il processo del coming out a un viaggio che segue buna traiettoria ben precisa: da HOME a AWAY Da SMALLTOWN (piccola città di provincia) a BOYSTOWN (quartiere gay di una grande città)

43 I L TURISMO LGBT Relativamente alle geografie del coming out Cox ritiene che le metropoli, con le loro CULTURE GAY METROCENTRICHE, offrano il contesto migliore dove trovare uno spazio per sé e uno spazio dove identificarsi con altre persone. GRANDE IMPORTANZA DELLE CULTURE METROPOLITANE nelle SCELTE DI VIAGGIO e DI VITA delle comunità gay.

44 I L TURISMO LGBT CENTRALITà METROPOLITANA nei processi di COMING OUT METROPOLI: GAY SPACE URBANO CODIFICATO IN GRADO DI CONVALIDARE LE DIVERSE IDENTITA’ GAY URBANIZZAZIONE: PREREQUISITO PER L’EMERSIONE DI CULTURE GAY SIGNIFICATIVE GRANDI CITTA’: LUOGHI-CHIAVE per lo sviluppo del concetto di IDENTITA’ GAY

45 I L TURISMO LGBT Coerente con tale lettura METROCENTRICA la diffusa interpretazione in chiave lgbt di un film come Il mago di Oz (Fleming, 1939)

46 I L TURISMO LGBT Protagonista: archetipica icona gay JUDY GARLAND

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48 La protagonista del film, Dorothy, è una ragazzina del Kansas che si ritrova, suo malgrado, a intraprendere un intenso viaggio in compagnia di bizzarri personaggi, esclusi dalla società, che lei accetta immediatamente e senza difficoltà come compagni di strada nonostante la loro “stranezza”. Tale atteggiamento aperto e protettivo generò la dicitura della frase in codice “FRIENDS OF DOROTHY” (FODs) nel senso di “gay”.

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51 Anche l’immaginario del viaggio di Dorothy dal Kansas verso Oz richiama il viaggio di molti giovani omosessuali dall’oppressivo grigiore provinciale alla colorata libertà metropolitana, e rispecchia il desiderio di molti uomini gay di sottrarsi alle pressioni e alle banalità della provincia per abbracciare la stimolante e accogliente vita metropolitana.

52 I L TURISMO LGBT In particolare la celebre canzone Over the rainbow contiene molte metafore relative al METROCENTRISMO e al COMING OUT. L’immagine di un luogo “da qualche parte oltre l’arcobaleno”, dove il cielo è blu e i sogni si avverano, ricalca quella delle metropoli “gay- friendly” dove potersi esprimere al riparo delle oppressioni dei contesti non urbani e la canzone stessa è stata definita THE SOUND OF THE CLOSET, ovvero la voce di coloro costretti a vivere una vita “pubblica” in conflitto con un senso più profondo di sé.

53 I L TURISMO LGBT Anche dal punto di vista del coming out, pertanto, il cronotopo della vacanza e le destinazioni turistiche assunono un ruolo cruciale. In particolare, un’occasione in cui esprimersi in modo sicuro e protetto, non una forma di intrattenimento ghettizzato ma un counter-closet di libertà e sicurezza.

54 I L TURISMO LGBT In quest’ottica Graham (2002) suddivide l’evoluzione del turismo lgbt in 3 categorie: -OMOSESSUALE -GAY -LGBT

55 I L TURISMO LGBT Il turismo omosessuale si struttura intorno a una netta distinzione, quasi una contrapposizione, fra la HOME omofobica e una DESTINAZIONE DI LIBERTA’ anche sessuale, per cui il TURISMO OMOSESSUALE è un VIAGGIO SIMILE A UNA FUGA. A questa categoria appartiene la tradizione del GRAND TOUR ed ha una connotazione fortemente ELITARIA.

56 I L TURISMO LGBT In questo tipo di turismo era molto forte la componente MITICA del turismo lgbt così come la costruzione immaginaria di un luogo “altro” nel quale la relazione omosessuale fosse accettata. Il turismo omosessuale di fine ‘800 investiva, infattim di significati “mitici” luoghi come il Marocco, l’Egitto e il Mediterraneo, associandoli con stili di vita “emancipati” e incorporandoli in grandi narrazioni romantiche che offrivano rappresentazioni di società libere e non repressive.

57 I L TURISMO LGBT Questo tipo di turismo, geograficamente “marginale”, pertanto, comportava VIAGGI SU UNA LUNGA DISTANZA e lasciava sostanzialmente INTATTA L’OMOFOBIA dei luoghi di origine dei viaggiatori non mettendone in discussione lo status quo.

58 I L TURISMO LGBT A metà del ‘900 l’identità di “omosessuale” venne soppiantata dall’identità “gay”, un cambio lessicale di successo anche in virtù della positività semantica del termine “gay” che in inglese significa “allegro”. Si verifica quindi contestualmente l’avvento del GAY TOURISM che, pur non cancellando la popolarità degli spazy gay “marginali”, ne estendeva i confini, ampliando il range delle GAY TOURIST DESTINATIONS.

59 I L TURISMO LGBT In questo contesto inizia ad affermarsi anche il turismo lesbian-friendly, indirizzato perlopiù verso i centri metropolitani, dove una maggior circolazione culturale permetteva anche a due donne di muoversi con maggior libertà e discrezione. Il gay and lesbian tourism si concentra pertanto in maggioranza sui grandi centri urbani, dotati di grande visibilità mediatica.

60 I L TURISMO LGBT A questa categoria appartengono i cosiddetti PRIDE EVENTS, che devono la loro origine ai RIOTS ANTIOMOFOBIA scoppiati nel 1969 a NY presso lo storico locale gay STONEWALL INN nel Greenwich Village (anche in seguito alla morte di Judy Garland che gettò nella disperazione la comunità gay)

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68 I PRIDE EVENTS nascono come commemorazioni dei disordini di Stonewall e parate di protesta per poi svilupparsi sempre più come occasioni festose e di divertimento cui prendono parte anche molti eterosessuali.

69 I L TURISMO LGBT Il Pride Event più importante, in grado di unire connotazioni festose a un forte significato politico è il MARDI GRAS di Sidney, il cui impatto turistico ha decisamente valicato i confini lgbt tanto da essere abitualmente promosso dal governo australiano anche su fonti mainstream.

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72 Le destinazioni del turismo gay presentano, generalmente, un ottimo sistema di infrastrutture e, nonostante la loro importanza all’interno dell’immaginario collettivo gay, sono a volte spazi periferici, seppur all’interno di grandi città che possono rappresentare attrazioni turistiche anche per eterosessuali.

73 I L TURISMO LGBT Ad esempio il quartiere di Castro (San Francisco) è regolarmente visitato da turisti giapponesi incuriositi dall’osservazione di “minoranze sessuali” che abitano uno spazio “non integrato”. Data la grande comunità lgbt presente in città non ci sarebbe alcun bisogno di visitare Castro per averne esperienza ma tali visite rinforzano l’assunto “esclusivo” che vede la comunità lgbt confinata in uno “specifico” geografico bem definito.

74 I L TURISMO LGBT Il gay tourism, pertanto, tende a NON TOCCARE la DICOTOMIA fra SPAZIO GAY e SPAZIO ETERO che è invece messa in discussione dal TURISMO QUEER, nel quale si rivela che il “marginale”, il “liminale”, il “periferico” e l’”escluso” hanno TOPOGRAFICAMENTE LUOGO IN TUTTI GLI SPAZI, compresi quelli tradizionalmente ETERO-NORMATIVI.

75 IL TURISMO LGBT Rapporto QUEER con lo spazio: anche i luoghi tradizionalmente eterosessuali celano una PRESENZA QUEER. La compresenza di spazio gay e spazio etero è alla base di un’azione di marcatura simbolica dello spazio urbano che ha avuto luogo nel 1994 a NY, quando un collettivo di artisti segnò con dei triangoli rosa 9 punti della parte bassa di Manhattan in modo da rendere visibile lo spazio urbano gay anche al di fuori dei quartieri tradizionalmente gay.

76 I L TURISMO LGBT NUOVA PUNTEGGIATURA volta a spezzare il “lessico urbano quotidiano” e a svelare un nuovo SENSO DEL LUOGO ai newyorkesi stessi che guardavano ai soliti luoghi con uno sguardo nuovo, quasi “da turista”.

77 I L TURISMO LGBT Riassumendo: A) turismo omosessuale: si caratterizzava come una sorta di RIFUGIO ELITARIO che salvaguardava l’eterosessualità del luogo di origine a favore di una ricerca di ospitalità in luoghi dove l’omosessualità era più tollerata. La componente critica di tale categoria risiede nell’opportunità riconosciuta al turista di accedere a un mondo meno rigidamente controllato da una eteronormatività oppressiva.

78 I L TURISMO LGBT B) Il gay and lesbian tourism è meno “periferico” e basato in gran parte sull’organizzazione di EVENTI METROPOLITANI, anche se a volte questo tipo di destinazione, seppur geograficamente centrale, è socialmente marginalizzato. Il turismo gay è occasionalmente critico nei confronti dei regimi eteronormativi, pur tenendo ferma la distinzione fra “etero” e “gay”.

79 I L TURISMO LGBT C) Il turismo queer mette invece in discussione quest’opposizione binaria, collassando le due sfere in una eterotopica compresenza queer.


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