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Turner è nato a Londra alla fine del Settecento. Suo padre era un fabbricante di parrucche e sua madre era morta giovane; quindi, all’età di dieci anni,

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Presentazione sul tema: "Turner è nato a Londra alla fine del Settecento. Suo padre era un fabbricante di parrucche e sua madre era morta giovane; quindi, all’età di dieci anni,"— Transcript della presentazione:

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3 Turner è nato a Londra alla fine del Settecento. Suo padre era un fabbricante di parrucche e sua madre era morta giovane; quindi, all’età di dieci anni, Turner fu affidato a un suo zio, dal quale iniziò a interessarsi alla pittura. Nel 1789 chiese di entrare nella Royal Academy e vi fu annesso l’anno successivo. Studiò il paesaggio classico e lo stile dell’epoca, che tendeva a trasfigurare le immagini reali in visioni più personali e soggettive. Viaggiò a lungo in Europa, visitando anche il Louvre di Parigi e Venezia. Quando suo padre morì, Turner cadde in depressione. Ebbe due figlie senza mai sposarsi e morì proprio in casa di una sua amante durante la metà dell’Ottocento. Fu seppellito, sotto sua richiesta, nella Cattedrale di Sant Paul.

4 Il dipinto raffigura un nave travolta da una tempesta. Il soggetto si trova al centro e, da questo, si muovono a spirale le nuvole e le onde. Le forme sono reali, ma confuse dalla fusione di luce e spazio, fatta per dare un senso di angoscia. I colori sono sia caldi sia freddi. Il quadro è stato realizzato con colori ad olio su tela. La luce, che si trova principalmente al centro del quadro, è accentuata, per suscitare una forte emozione. I volumi sono quasi assenti, perché i soggetti si mescolano con la luce ed il colore. Ho scelto questo quadro per le forti emozioni che suscita: angoscia, vertigine, sgomento, ma anche perché, in quanto mira a mostrare alcune emozioni e non tanto le forme e l’oggettività del dipinto, può essere tranquillamente detto “romantico”.

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6 Giovanni Fattori nacque a Livorno nel 1825, figlio di un artigiano. Studiò a Livorno e a Firenze, dove, frequentando il caffè Michelangelo, entrò in contatto con i pittori macchiaioli, per diventare, poi, uno tra i rappresentanti più autorevoli. Lasciò Firenze solo per brevi viaggi: andò a Parigi, dove conobbe Manet, a Londra e a Filadelfia. Il pittore cominciò a dipingere scene di vita militare dal vero, cioè senza alcun elemento celebrativo. In seguito, abbandonò la tecnica chiaro- scuro romantica per un contrasto a macchia di luce-colore, realizzando, quindi, i suoi quadri per zone cromatiche. Realizzò numerosi ritratti, ma, soprattutto, dipinse paesaggi, in particolare quelli della Maremma, e la vita militare, vista con amaro realismo. Infatti ciò che accomuna tutti i suoi quadri è l’adesione al realismo, cioè al rappresentare la vita reale in tutti i suoi aspetti, sia positivi, sia negativi. Lui stesso affermava che l’arte deve trarre ispirazione dalle manifestazioni della natura e dall’impegno sociale. Fattori morì a Firenze nel 1908.

7 Il dipinto è stato realizzato da G. Fattori nel 1867 durante il suo soggiorno a Castiglioncello. Esso rappresenta la campagna Maremmana, caratterizzata dall’accostamento delle colline al mare. Diviso in due parti dalla linea dell’orizzonte, la parte superiore è occupata dal cielo e da nuvole chiare, mentre la parte inferiore ospita il mare in lontananza, le colline e i campi, attraversati in diagonale da un sentiero. La stesura in larghezza e la strada in diagonale contribuiscono a creare la profondità prospettica. Le forme sono reali. Le linee dei contorni non sono definite e si alternano in dritte (orizzonte, strada) e ondulate (nuvole, prato, ombre). Vi sono colori caldi e freddi: in primo piano prevalgono i colori caldi, mentre all’orizzonte i colori freddi e scuri delle colline e del mare; il cielo è piuttosto chiaro, grazie anche alle numerose nuvole. Il quadro è realizzato con colori a olio su tela; nelle parti rappresentanti il terreno il colore è steso con uno strato molto sottile, lasciando intravedere la trama della tela, per rendere il paesaggio più realistico. La luce illumina tutto il quadro, in particolare le teste e i dorsi dei buoi. Il quadro trasmette tranquillità: il mare calmo, la posizione rilassata del contadino, tutto contribuisce a comunicare questa sensazione.

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10 Il quadro, realizzato da Claude Monet nel 1872, è oggi conservato a Parigi, nel museo Marmottan. Il dipinto raffigura il porto di Le Havre all’alba; sullo sfondo si trovano le industrie, mentre in primo piano vi sono delle barche di pescatori che tornano dalla pesca notturna. Possiamo dividere il dipinto orizzontalmente a metà circa, dove termina il mare e iniziano gli edifici: nella parte superiore vi è il porto, mentre in quella inferiore sono presenti le barche con i pescatori. Le forme sono reali e, grazie al particolar uso del colore, steso con rapide pennellate, sembrano in movimento. La linea è quasi assente: i contorni delle cose sono creati dal mescolamento di luce e colore (prevalgono l’arancio, il blu e il verde, che si mescola con il blu del mare. Il quadro è realizzato En plein air con colori ad olio su tela. La luce è tipica di un paesaggio all’alba e, insieme al colore, serve a delineare le forme. I volumi sono creati da particolare uso del colore, steso con rapide ma corpose pennellate. Quello che mi colpisce in questo quadro è che, pur rappresentando un paesaggio in maniera realistica, proprio per la tecnica usata, la scena appare un po’ surreale, fantastica. È sorprendente come, con una tecnica abbastanza semplice, Monet sia riuscito a rappresentare un paesaggio piuttosto complesso.

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12 Vincent Van Gogh è nato in Olanda nella la metà dell’Ottocento, figlio di un pastore protestante. Terminati gli studi, fu assunto da un mercante d’arte e lavorò per qualche anno presso le filiali di Parigi. L’anno dopo fu licenziato e tornò in Olanda, dove si unì ai predicatori. Ma era mal visto anche lì, a causa delle sue posizioni estremiste; quindi per Van Gogh iniziò un periodo di solitudine e miseria. Cinque anni dopo si appassionò alla pittura, prendendo lezioni di disegno, e l’anno seguente si trasferì a Parigi, dal fratello, il quale era un mercante d’arte. Nel 1888 andò ad Arles per fondare un atelier con Gauguin, ma la convivenza durò poco e terminò con una lite, che portò Van Gogh a tagliarsi il lobo di un orecchio. Da quest’anno iniziarono le frequenti crisi nervose che lo portarono a ricoverarsi in un istituto per alienati. È lì che lui realizzò il quadro “Notte stellata”.Notte stellata Nel 1890 si uccise sparandosi un colpo di pistola al torace.

13 Il quadro è stato realizzato da Vincent Van Gogh durante un momento di insonnia. Esso rappresenta un paesaggio notturno sotto un cielo stellato. In primo piano, nell’angolo a sinistra, si trova uno scuro e ondeggiante cipresso, dietro al quale si vede un villaggio, con la chiesa e le casette intorno, con le colline per sfondo. Le forme sono poco reali, in particolare il cipresso e il cielo: infatti, invece di voler rappresentare realisticamente un paesaggio, il pittore mira a suscitare stati d’animo agitati e inquieti. Il cipresso e il cielo, tracciati con linee ondulate, sono gli elementi più dinamici del quadro, mentre il villaggio è statico, quindi è rappresentato con linee dritte. Nonostante il paesaggio sia notturno, si trovano i colori caldi del giallo e dell’arancio (stelle nel cielo, luna, finestre delle case, luci dell’alba…). Il quadro è stato realizzato con colori ad olio su tela. La luce proveniente dalle stelle si riflette su tutto il paesaggio ed è una luce innaturale, suggestiva. I volumi sono realizzati accostando colori chiari e scuri. Questo quadro mi ha colpito per la grande luminosità, nonostante sia notte, del paesaggio, e per i movimenti a spirale del cielo, che sembra minacciare il paese. Inoltre, il cipresso in primo piano mi sembra un osservatore (magari lo stesso Van Gogh), che guarda inquieto il paesaggio.

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15 Il quadro rappresenta alcune persone che assistono ad una visione (lotta notturna tra Giacobbe e l’angelo). Il dipinto viene diviso in diagonale dal tronco dell’albero: da una parte le persone in preghiera, dall’altra la visione. Le forme, apparentemente reali, mancano di volume e prospettiva. Il rosso dello sfondo contribuisce a rendere surreale la rappresentazione (come l’oro per le icone bizantine). Le linee, per lo più curve, sono tracciate in maniera netta, delineando i contorni scuri di ogni elemento. I colori, in prevalenza caldi, sono sia scuri sia chiari. La luce è innaturale. Quasi tute le figure sono prive di volume, poiché i colori sono stesi in maniera piatta e uniforme. Mi ha colpito per la particolare composizione, per le grandi cuffie in primo piano, per l’uso del giallo e del rosso, che sottolineano l’episodio della visione.

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18 Realizzato con colori ad olio su tela nel 1907, rappresenta il viso del pittore visto di tre quarti. Il soggetto occupa tutta la tela. Le forme geometriche semplificate sono tracciate con linee marcate e spezzate (Cubismo originario). I colori sono caldi e insistono sui toni del marrone e dell’arancio, con un contrasto di colori chiari e scuri. I volumi, come le forme, sono semplificati e quasi del tutto assenti. Il quadro dà un’impressione di rigidità; l’espressione degli occhi e l’estrema semplificazione delle forme trasmettono un senso di ansia e disagio.

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20 Nato a Torino nel 1871, si trasferì a Roma nel 1895, dove morì nel Nella prima fase dipinse en plein air, poi si interessò al Divisionismo e al mondo degli operai e degli esclusi. La “Lampada ad arco” segnò l’inizio della sua svolta futurista, per la quale studiò la scomposizione della luce e approfondì il tema del movimento. Negli anni venti si interessò di cinema e illustrò temi psicologici, per poi tornare a temi figurativi pre-futuristi: città, paesaggi, ritratti.


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