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Dio e il problema del male Si può credere in Dio vivendo l’esperienza del male e del dolore? Dio è perfetto, ma il mondo, sua creatura, è pieno di sofferenza.

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Presentazione sul tema: "Dio e il problema del male Si può credere in Dio vivendo l’esperienza del male e del dolore? Dio è perfetto, ma il mondo, sua creatura, è pieno di sofferenza."— Transcript della presentazione:

1 Dio e il problema del male Si può credere in Dio vivendo l’esperienza del male e del dolore? Dio è perfetto, ma il mondo, sua creatura, è pieno di sofferenza. Poteva Dio creare un mondo senza il male, la sofferenza, il dolore? C’è il male, Dio è il sommo bene, quindi non dovrebbe esserci il male. È questa per la fede in Dio la sfida più grande e più profonda. Il problema del male come si concilia con l’esistenza di Dio?

2 Dio e il problema del male Obiezione di fondo Dio è il sommo bene, sommo bene significa bene infinito. Un bene infinito può mettere un limite a sé? No, ora il male è un limite del bene, se esiste Dio che è il bene infinito non dovrebbe esistere il male. Allora se esiste il male non è vero che esiste un bene infinito, ma il bene infinito è ciò che chiamiamo Dio, dunque Dio non dovrebbe esistere. Dall’esistenza del male si deduce la non esistenza di Di o.

3 Dio e il problema del male Il bene infinito di Dio non può essere intaccato dal male, la creatura di Dio è buona ma non infinitamente buona. Obiezione: ma se Dio è bontà infinita potrebbe far si che la sua creatura, creata secondo il criterio della sua bontà non sia mai toccata dal male e invece è toccata dal male, quindi perché Dio vuole e permette questo male? Torniamo al punto di partenza.

4 Dio e il problema del male Quindi tra un Dio onnipotente e l’esperienza del male sembra esserci una contraddizione insolubile, espressa già nell’antica Grecia dallo stoico Epicuro: Dio vuole eliminare il male, ma non può (allora non è onnipotente) Dio lo può eliminare, ma non vuole (allora non è buono) Dio non può e non vuole eliminarlo (allora non è né onnipotente né buono) Dio può e vuole eliminarlo (ma allora perché continua ad esserci il male?)

5 Dio e il problema del male L’argomento è bello ed è affascinante ma è un antropomorfismo, cioè con questo ragionamento attribuisco al modo di agire di Dio ciò che è proprio dell’uomo. In Dio volere e potere sono il suo stesso essere e la sua volontà, Dio coincide con la sua bontà, in Dio c’è solo il bene, e se io attribuisco a Dio una onnipotenza e una cattiva volontà oppure una buona volontà ma una impotenza, Dio non è più Dio e io sto interpretando Dio con le mie categorie, attribuisco categorie umane a Dio. Già il filosofo Feurbach sosteneva che: “l’uomo crea Dio a sua immagine e somiglianza”. Invece in Dio tutto è uno, semplice, assolutamente identica è la sua bontà, la sua volontà, la sua onnipotenza.

6 Dio e il problema del ma le Davanti al male, ad una sofferenza, non devo immediatamente tirare in ballo Dio, il punto di partenza non è Dio, dobbiamo chiederci prima di tutto che cos’è il male. Il male è la privazione di un bene dovuto, ma non una qualsiasi privazione è male. La privazione della vista in un soggetto che avendo gli occhi, la facoltà visiva, dovrebbe vedere, si dice male, la cecità è un male fisico. Se io limito o privo della libertà personale (che è un bene dovuto) ad un individuo condannato per omicidio, in questo caso è per un bene più grande: proteggere la società dagli assassini o potenzialmente tali.

7 Dio e il problema del male Domanda: se il male è la privazione di un bene dovuto ad un soggetto, il male può togliere completamente il bene di questo soggetto? No, perché toglierebbe se stesso, se il male corrompesse tutto il bene non esisterebbe più come male. Il male è come un parassita è attaccato all’organismo di cui si nutre ma non può corroderlo fino in fondo. Non esiste il male assoluto, non esiste il male come principio, il male è sempre relativo al bene. Se c’è il male è sicuro che c’è il bene.

8 Dio e il problema del male Il male esiste, Dio esiste, come si mettono insieme Dio e il male? Dio ha liberamente scelto di creare il mondo, non è stato costretto, non era necessario che lo creasse perché Dio è perfetto in se stesso, la creazione non toglie e non aggiunge nulla a Dio. Dio ha creato il mondo e l’uomo per un atto d’amore, ma non lo ha creato innocente, perfetto, ma libero come Egli è perché non c’è amore senza libertà, volersi bene è possibile solo se si è liberi di volersi bene, di scegliere e decidere di volersi bene, quindi posso anche decidere di non amare, di non contraccambiare il bene ricevuto, quindi posso scegliere consapevolmente o inconsapevolmente il male facendomi portatore di male e di sofferenza.

9 Dio e il problema del male La libertà include in se stessa anche la capacità di non volere il bene, la sua negazione. E purtroppo questo è successo ed è stato all’origine di tutti i nostri mali. Il mondo pensato da Dio non è un mondo da fiaba, zuccherato e, tutto sommato, infantile, ma un mondo reale, nel quale l’uomo è davvero signore, padrone, responsabile delle proprie scelte, decisioni ed azioni. Dio creando un mondo e una creatura umana libera, ha scelto una vicenda umana dove di fatto le creature autonomamente e liberamente si avvilissero nel peccato, è stato chiamato all’esistenza un essere in quanto signore dei suoi atti avesse la capacità di decidere contro Dio, contro i suoi simili, contro la natura creata, ma al tempo stesso è stato chiamato all’esistenza un essere capace di amore compassionevole, capace di vincere il male scegliendo il bene, scegliendo Dio.

10 Dio e il problema del male La Rivelazione di un Dio che assume nel Figlio la condizione umana, non ci spiega il perché del male e della sofferenza che ci coinvolge e ci segna indelebilmente, però noi possiamo comprendere questa realtà non togliendola, e Dio non ce la toglie, ma comprendendola come la comprende Dio stesso. Allora dobbiamo rifarci alla Parola di Dio e in particolare al libro dell’Apocalisse di san Giovanni al Cap. 13,8.

11 Dio e il problema del male In cui viene presentato Gesù “l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo,” gloriosamente immolato nello stesso atto creatore di Dio. La gloria della sofferenza si manifesta in qualsiasi sofferenza, di tutto, ovunque si manifesti una fibra di sofferenza quella è la sofferenza gloriosa di Cristo. Questo non si spiega perché è il fondamento, c’è o non c’è, altrimenti ho bisogno di un altro fondamento per spiegare il fondamento.

12 Dio e il problema del male Si piange dentro il massimo della sofferenza e dentro il massimo della gioia è questa la commozione perché tutti e tutto è trascinato verso l’Agnello immolato dalla fondazione del mondo. L’Agnello immolato e glorioso ci sta trascinando verso il senso più profondo delle cose, della gioia come della sofferenza, della vita come della morte e questo senso profondo pieno compimento della nostra creaturalità è Cristo immolato e glorioso: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”. (Gv 12,32)

13 Dio e il problema del male Dobbiamo con-prendere (prendere insieme) le realtà del male, del dolore, della sofferenza e della morte, come le comprende Dio Padre. Dio in un medesimo ed eterno atto creatore, genera il Figlio agnello immolato e glorioso. Il nostro mondo, la nostra esistenza è inserita fin dall’eternità nel sangue prezioso ed immacolato di Cristo. “Gioie e dolori, fatiche e speranze nel sacro calice noi deponiamo: accettale Signore e benedici”.

14 Dio e il problema del male “La croce è la strada, il traguardo è la Pasqua. La vita di gioia ci è data già da ora. Quando uno è convinto che Dio esiste, che Dio è Padre ed è l’approdo di tutti gli esseri da Lui creati e Gesù Cristo è risorto primizia della nostra vittoria sul male, sulla sofferenza e sulla morte, non può non essere che allegro. Questa è la nostra fortuna: avere un Padre nel cielo che non muore mai, è eterno, onnipotente, avere un Salvatore che alla fine ci salva da ogni guaio e infine avere nella Chiesa un’appartenenza che non viene mai meno, quando si ha la possibilità di cominciare sempre d’accapo dopo ogni sbaglio, ogni peccato, quando si è in cammino verso la vita eterna nella gloria di Dio”. (Card. G. Biff i)


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