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Le peculiarità pedagogiche per la costruzione di un progetto per la fascia 2-3 Anna Bondioli, Donatella Savio Università di Pavia.

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Presentazione sul tema: "Le peculiarità pedagogiche per la costruzione di un progetto per la fascia 2-3 Anna Bondioli, Donatella Savio Università di Pavia."— Transcript della presentazione:

1 Le peculiarità pedagogiche per la costruzione di un progetto per la fascia 2-3 Anna Bondioli, Donatella Savio Università di Pavia

2 Le “sezioni primavera”: quale identità educativa? Identità educativa: l’insieme di Idee, valori, convincimenti …più o meno espliciti pratiche in cui idee, valori, convincimenti … si incarnano e attraverso cui si sviluppano che caratterizzano e individuano un certo contesto educativo

3 Le “sezioni primavera”: quale identità educativa? Le “sezioni primavera”, a causa della loro nascita recente e precaria (di realtà ancora sperimentali), esistono in “pratica”, probabilmente in modo molto variegato, mancano di una riflessione pedagogica e approfondita per e su questa “pratica” che provi a delinearne l’identità educativa identità educativa fragile ↓↓↓ rischio di mimesi con una delle due realtà educative di cui è ponte, asilo nido e scuola dell’infanzia

4 Le “sezioni primavera”: quale identità educativa? L’atto di nascita : Articolo 1, comma 630, legge 27 dicembre 2996, n.296 “progetti tesi all’ampliamento qualificato dell’offerta formativa rivolta ai bambini dai 24 ai 36 mesi di età, anche mediante la realizzazione di iniziative sperimentali improntate a criteri di qualità pedagogica, flessibilità, rispondenza alle caratteristiche della specifica fascia d’età”

5 Le “sezioni primavera”: quale identità educativa? Indicazioni d’identità: I criteri pedagogici per le sezioni primavera, MIUR decreto 9 dell’ Qualità, flessibilità, originalità organizzativa rispettose della particolare fascia d’età Integrazione della sezione con la struttura presso cui funziona (nido, scuola infanzia) Locali idonei…che rispondano alle diverse esigenze dei bambini della fascia 2/3 anni… in particolare l’accoglienza, il riposo, il gioco, l’alimentazione, la cura della persona Spazi, arredi, materiali, strutture interne ed esterne in grado di qualificare l’ambiente… come contesto di vita, di relazione, di apprendimento

6 Le “sezioni primavera”: quale identità educativa? I criteri pedagogici per le sezioni primavera, MIUR decreto 9 dell’ Orario flessibile rispondente alle esigenze dell’utenza e alla qualità di erogazione del servizio (max 5/9 ore) dimensione contenuta del numero di bambini (max 20) rapporto numerico max 1/10, definito in base all’età dei bambini, all’estensione oraria, alle dimensioni del gruppo, al progetto personale professionalmente idoneo per la specifica fascia d’età, con attenzione per il sostegno alle disabilità - in regola con le norme contrattuali vigenti Predisposizione di specifiche forme di aggiornamento Programma di consulenza, assistenza tecnica, coordinamento pedagogico, monitoraggio e valutazione - nazionale e regionale- a garanzia dell’affidabilità educativa del servizio

7 Le “sezioni primavera”: quale identità educativa? Indicazioni d’identità in sintesi : flessibilità declinata con qualità: ma cosa definisce la qualità? ↓ tenere conto delle particolari esigenze dei bambini tra i 2 e i 3 anni (nell’organizzazione del contesto, nella professionalità, nella formazione,nel monitoraggio, nella valutazione…) in particolare riguardo all’accoglienza, l’alimentazione, il riposo, la cura della persona, il gioco; contesto di vita, relazione, apprendimento; integrazione con la struttura accogliente

8 Le “sezioni primavera”: quale identità educativa? Per in cominciare a riflettere sull’identità educativa della “sezione primavera”, rafforzarla e non rischiare un effetto di mimetizzazione col contesto accogliente promuovere autentici processi di integrazione: occorre chiedersi ↓↓↓ quali sono le caratteristiche e i bisogni evolutivi dei bambini tra i 2/3 anni?

9 Al momento della separazione la mamma aveva ingiunto a Patrick di “fare il bravo” e di non piangere. Patrick cercava di mantenere la promessa e non lo si vedeva piangere. Però annuiva non appena qualcuno lo guardava e rassicurava se stesso e chiunque gli prestasse ascolto sostenendo che sua madre sarebbe tornata da lui, gli avrebbe messo il cappotto e se lo sarebbe riportato a casa con sè. Se l’ascoltatore sembrava credergli, era soddisfatto; se qualcuno lo contraddiceva, scoppiava violentemente in lacrime. (A. Freud, Burlingham, 1943). Il bambino dai 24 ai 36 mesi: le separazioni

10 il bambino riesce ad allontanarsi temporaneamente dalla figura affettiva di riferimento mantenendo intatta la fiducia nella sua disponibilità e la certezza del suo ritorno a patto che:  si renda conto che la separazione è temporanea  trovi nel nuovo ambiente figure adulte di cui si possa fidare (figure di attaccamento secondario)  percepisca il nuovo ambiente come un luogo sicuro che offre possibilità di gioco e di relazioni amicali

11 In questo periodo molti bambini per un certo tempo trascurano tutti i giocattoli e mostrano scarso interesse per i compagni; si comportano come fossero inebriati dall’idea dello spazio e anche dalla velocità; procedono carponi, camminano, marciano e corrono, passando da un modo di locomozione ad un altro con il massimo piacere. Qualche volta, per un’ora di seguito l’intera popolazione dei bambini (…) è in movimento; girano in circolo e si incrociano ripetutamente come su una pista di pattinaggio. (…) Se viene loro permesso, i bambini esercitano pienamente le funzioni, recentemente sviluppate, di aprire, disfare, tirar fuori e specialmente di svitare. È facilmente immaginabile che azioni di questo genere, quando parecchi bambini si trovano insieme, somigliano a quelle di una squadra di demolitori (A. Freud, Burlingham, 1943, p ) Il bambino dai 24 ai 36 mesi: affermazione di sé, desiderio di conoscere, ricerca dell’autonomia

12  il piacere del proprio corpo che funziona si manifesta nel correre, saltare, trascinare gli oggetti, manipolarli, smontarli.  se si sente sicuro il bambino si avventura alla scoperta del mondo (degli oggetti e delle altre persone)  il bambino scopre di poter dire di no alle richieste delle persone che gli stanno intorno, anche quando le proposte sono piacevoli; si diverte e gioca a rifiutarsi di fare qualsiasi cosa, dal vestirsi, a fare il bagnetto, a mettersi il pigiama, ad andare a letto. Il bambino dai 24 ai 36 mesi: affermazione di sé, desiderio di conoscere, ricerca dell’autonomia

13 Giulia, di 30 mesi, si trova sola in cucina mentre la madre è al telefono. Sul tavolo c’è un vassoio pieno di uova. Giulia prova l’impulso di fare le uova battute, ma ora prova con uguale forza il senso della realtà. La madre non approverebbe. Il conflitto risultante (…) si esprime nelle forme: “Io voglio” e “No, non devi” (…). Quando la madre di Giulia ritorna in cucina trova la figlia che rompe allegramente le uova sul linoleum e rimprovera aspramente stessa dopo ogni rottura: “NoNoNo. Non devi farlo: NoNoNo. Non devi! (Fraiberg, 1959) Il bambino dai 24 ai 36 mesi: verso la regolazione delle emozioni (controllo, disciplina e addestramento alla pulizia)

14  Il bambino inizia a controllare i propri impulsi e a compiere delle rinunce per fare piacere alle persone che ama;  in modo graduale comincia a sottoporre i propri bisogni e desideri al principio di realt à e a stemperare il proprio egocentrismo;  l ’ addestramento alla pulizia fa parte di questo delicato processo;  il processo è complesso e soggetto a possibili inciampi e “ ricadute ”.

15 Sara (30 mesi) sta giocando, accanto ad alcuni compagni, vicino a una struttura morbida, una specie di vasca imbottita utilizzata per il gioco motorio. La bimba entra nella vasca e annuncia: “faccio il bagno, adesso, mi lavo!” e finge di farlo; si avvicina un compagno: “Papà, mi lavi?, chiede la bimba. Il compagno protesta dicendo che lui è Giovanni, non il papà, comunque le allunga una coperta per asciugarsi, dicendo che si tratta dell’accappatoio. La bimba prende la coperta e finge di asciugarsi. Le educatrici riferiscono che la bimba sta attraversando un momento di forte avversione per il cambio e le operazioni di pulizia da quando la mamma ha fatto il tentativo di addestrarla all’uso del vasino, cui la bimba ha risposto in maniera negativa (Bondioli, 1996) Il bambino dai 24 ai 36 mesi: gioco simbolico, rappresentazione, linguaggio

16 Il bambino dai 24 ai 36 mesi: gioco simbolico, rappresentazione, linguaggio Fa la sua comparsa il gioco del “far finta”; il bambino distingue tra la “realtà” e la sua “rappresentazione” (la parola gatto non graffia; far finta di dormire non è dormire) può immaginare una realtà possibile pur nella consapevolezza che non è la realtà “reale”; se opportunamente sostenuto, tale gioco ha modo di articolarsi e arricchirsi, promuovendo abilità cognitive e comunicative e fornendo un sostegno alla sviluppo emozionale.

17 L’intervento educativo: aree e tratti distintivi  L’inserimento e la relazione educativa  Le routine  Gioco e attività  Il passaggio alla scuola dell’infanzia

18 L’inserimento e la relazione educativa  L’inserimento: una transizione ecologica  Instaurare nuovi legami  Il sostegno alle relazioni tra bambini  Il rapporto con le famiglie

19 Le routine  Cure del corpo e sviluppo emozionale  La gestione delle routine in una situazione di gruppo  Il corpo del bambino tra casa e “scuola”

20 Gioco e attività  i giochi che piacciono ai bambini e li aiutano a crescere  creare un ambiente favorevole al gioco  promuovere il gioco simbolico  promuovere altre attività simboliche (lettura di immagini, di libri, racconti, fiabe, espressione grafica, ecc.)

21 Il rapporto con la scuola dell’infanzia  La sezione primavera e il contesto in cui è inserita: il dialogo tra educatrici  attività comuni  Il passaggio dei bambini alla scuola dell’infanzia

22 La proposta formativa: il senso Un percorso di ricerca formazione verso la definizione co- costruita dell’identità educativa della “buona” sezione primavera: riflettere su 4 dimensioni educative fondamentali: inserimento; routine; gioco e attività; rapporto con la scuola dell’infanzia facendo riferimento sia a riferimenti teorici e proposte di qualità già definite sia alla propria “pratica”, acquisendo così consapevolezza delle sue criticità e dei suoi punti di forza per arrivare a individuare e chiarire in modo condiviso sia le circostanze che corrispondono alla qualità per le 4 dimensioni sia le ragioni per cui vi corrispondono

23 La proposta formativa: il metodo Riflessione in piccoli gruppi alla presenza di un tutor con ruolo di facilitatore della comunicazione Riflessione a partire da  lettura e applicazione individuale alla propria realtà di item sulle 4 tematiche di lavoro tratti da strumenti di autovalutazione della scuola dell’infanzia (AVSI) e dell’asilo nido (ISQUEN)  condivisione e discussione degli esiti del lavoro individuale

24 La proposta formativa: i protagonisti Insegnanti delle sezioni primavera della liguria divisi territorialmente in piccoli gruppi di lavoro, ognuno accompagnato da un tutor Gruppo dei tutor, supervisionato da 3 formatori Equipe dell’università di Pavia con i 3 formatori per la supervisione, il monitoraggio dell’intero percorso e la rielaborazione/restituzione di quanto emerso nei gruppi ai diversi livelli

25 La proposta formativa: le tappe Settembre 2010/giugno 2011 Gruppi di lavoro territoriali: 5 incontri di 4 ore ognuno 1 incontro per ognuna delle dimensioni educative prescelte (inserimento; routine; gioco e attività; rapporti on la scuola dell’infanzia) + 1 incontro di verifica del percorso Gruppo dei tutor + 3 formatori : 4 incontri di 4 ore in alternanza con gli incontri dei gruppi di lavoro Equipe universitaria + 3 formatori: 4 incontri di 3 ore distribuiti lungo il percorso


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