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Il Seme dell’Universo Donato a Gaia dall’amoreUniversale.

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Presentazione sul tema: "Il Seme dell’Universo Donato a Gaia dall’amoreUniversale."— Transcript della presentazione:

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4 Il Seme dell’Universo

5 Donato a Gaia dall’amoreUniversale

6 Avanza con un clic

7 Cosa ci nasconde ancora la nostra Terra? Resti di antichi templi di antiche civiltà, bisogna ancora cercare e soprattutto esaminare ogni tipo di testimonianza, ogni tipo di documento per comprendere la nostra natura. Molti uomini del passato hanno raccontato di terre fantastiche, di civiltà oggettivamente e culturalmente avanzate, ma poco rimane a noi di questo.. Bisogna far chiarezza e soprattutto far luce ad antichi misteri che avvolgono l’umanità da tantissimo tempo. Di seguito, una testimonianza di quando abitatori evoluti di altri mondi, si manifestavano liberamente ai popoli primitivi terrestri.

8 Seguito del volume si Seguito del volume si

9 La maledizione dei faraoni: l'esame ai raggi X rivela in molte mummie la presenza di oggetti interpretabili come piccole "macchine". Gli uomini del Neolitico costruirono efficienti osservatori lunari. Di dove venne la banana? Gli Uros dal sangue nero. Una scrittura della più antica Età della Pietra? Gli dei delle api. La vita è vecchia come la Terra o più di essa? Gli indios intrapresero voli spaziali più di 3000 anni fa? Le costruzioni subacquee presso le Bahamas Tracce di eccidi di animali nella preistoria Le grotte di Kanheri e gli altri ipogei indiani. Una teoria che tiene conto di tutti i dati oggi disponibili. Ezechiele descrive un veicolo spaziale: l'opinione di Joseph F. Blumrich. La maledizione dei faraoni: l'esame ai raggi X rivela in molte mummie la presenza di oggetti interpretabili come piccole "macchine". Gli uomini del Neolitico costruirono efficienti osservatori lunari. Di dove venne la banana? Gli Uros dal sangue nero. Una scrittura della più antica Età della Pietra? Gli dei delle api. La vita è vecchia come la Terra o più di essa? Gli indios intrapresero voli spaziali più di 3000 anni fa? Le costruzioni subacquee presso le Bahamas Tracce di eccidi di animali nella preistoria Le grotte di Kanheri e gli altri ipogei indiani. Una teoria che tiene conto di tutti i dati oggi disponibili. Ezechiele descrive un veicolo spaziale: l'opinione di Joseph F. Blumrich.

10 Nel 1972 l'archeologo inglese Walter B. Emery individuò presso Saqqara, in Egitto, un blocco di calcite che, cautamente spezzato rivelò di contenere una statuetta del dio Osiride. D'un tratto Emery fu preso da un colpo e crollò al suolo. Infarto. Due giorni più tardi, l'archeologo moriva in una clinica del Cairo. Emery era la ventesima vittima della "maledizione dei faraoni." Quali forze finora sconosciute sono alla base di que­sti misteriosi incidenti, sempre mortali e tutti documen­tati senza possibilità di equivoci? È possibile che forme di energia da noi non ancora identificate agiscano su un essere umano soltanto attraverso il contatto di questi og­getti maledetti? (Nota: Non esistono maledizioni che uccidono; il Supremo non lo consente! Esistono invece, Energie cariche di alto voltaggio!)

11 A queste testimonianze se ne affiancano altre che ri­salgono agli ultimi due anni e si riferiscono agli esami radioscopici condotti su varie mummie conservate, dall'inizio del secolo, nel Museo del Cairo. La United Press International rese noto che il direttore di un gruppo di archeologi americani, James Harris di Ann Harbor, nel Michigan, aveva sottoposto a radioscopia le mummie di alcu- ni famosi faraoni. Seti I (morto nel 1343 a.C.) por­ta, all'avambraccio sinistro, un "occhio sacro"; Thut­mose III (morto nel 1447 a.C.) ha invece sull'avambrac­cio destro un "apparecchio" che è stato prudente- mente definito come una "spilla d'oro"; la regina Notmet porta sul petto quattro minuscole statue e una pietra ovale. Di tutti questi "accessori" non si era finora potuto vedere nulla perché le mummie sono rivestite di una pasta resi­nosa, spessa e nera.

12 Soltanto i raggi X poterono rivelare questi "apparati" che sono stati immediatamente inter­pretati, dalla letteratura ufficiale, co- me oggetti d'orna­mento. Finora, sempre secondo quanto dice Ja- mes Harris, le autorità egiziane non hanno deciso se gli oggetti in que­stione possano venir rimossi dalle mummie. Possiamo soltanto augurarci che questa ricerca venga portata in­ nanzi con i mezzi tecnici adeguati e il più speditamen­te possibile. Forse la scienza potrà dirci perché questi pic­coli oggetti tanto simili a strumenti e ad apparecchi sono stati posti nei corpi dei grandi sovrani dai quali furono rimossi altri organi? Sarà forse possibile sfatare la leg­genda, pur così tristemente confermata, della maledizione dei faraoni?

13 Quando i faraoni costruivano le loro piramidi in ri­va al Nilo la storia ufficiale dell'Europa non era ancora in­cominciata. Le prime costruzioni europee a noi note sono i megaliti sparsi in varie zo- ne della Francia, dell'Inghil­terra e anche dell'Italia. Nessuna di queste strutture ha però l'imponenza di Stonehenge, il famoso complesso megalitico nel Wiltshire. Alexander Thom, professore a Oxford, studiò minuziosamente oltre 400 complessi megali­tici e in una sua notizia affermò: "L'uomo del Neolitico de- ve aver avuto conoscenze incredibilmente precise nel campo del- l‘astronomia e in quello della geometria." Thom poté accertare che molte fra queste costruzioni erano oss- ervatori lunari e che gli uomini dell'Età della Pietra era­no in gra- do di elaborare, per mezzo di essi, i dati astrono­mici come oggi noi facciamo usando i calcolatori.

14 Più di 5000 anni fa questi uomini potevano calcolare il punto esatto in cui sarebbe sorta la Luna in un determinato giorno con la precisione di un secondo d'arco. In se­guito queste conoscenze dovevano andare perdute per ess- ere faticosamente riconquistate. Anche il prof. Rolf Miiller conf- erma le tesi dello stu­dioso inglese: i monumenti megalitici hanno tutti una precisa orientazione rispetto agli oggetti celesti più vi- ci­ni e anche rispetto ad alcune costellazioni. Si prova un certo imbarazzo nel tentare di conciliare l'immagine tradizionale, instillataci a scuola, dell'uomo "primitivo" che spac- ca faticosamente le pietre per farne rudimentali ac­cette, che rie- sce a fabbricare il primo coltello raschiando una scheggia di ossi- diana o di selce, che timoroso si ap­presta alla caccia, che quasi per caso impara a coltivare le piante utili e che infine si decide ad abbandonare le grot­te per costruire le prime malsicure capan- ne con questi inoppugnabili "documenti" di pietra!

15 Dietro queste co­struzioni c'è senz'altro una cultura ben più svi- luppata di quella che frettolosamente è liquidata come preisto­ rica. O dobbiamo ammettere che gli uomini del Neolitico abbiano avuto qualche "maestro"? E se fosse così, di do­ve provenivano questi saggi? Accettando le nozioni tra­dizionali si incappa spesso in simili incongruenze. Da molti millenni in tutte le regioni tropicali e sub­tropicali della Terra è coltivata una pianta il cui frut­to rappresenta uno dei più completi alimenti: la banana. Una saga indiana parla dei "meravigliosi kandali", cioè le muse bananifere, che sarebbero state portate sulla Terra dai Manu, alt- issime divinità che proteggono gli uomi­ni e che provengono da un‘altra stella in cui la civiltà è molto più avanzata che sul nostro pianeta. Anche qui sia­mo di fronte a un'incongruenza: non esistono infatti pian­te o cespugli di banane.

16 La banana è una pianta annuale, cioè in sostanza un ar­busto particolarmente sviluppato, i cui frutti sono privi di semi e la cui riproduzione è assicurata dal propagarsi delle radici. Il problema dunque è piuttosto complesso: come si spiega che questa pianta vive, prospera nelle più sperdute isole dell'oceano? Come ha potuto diffondersi su tutta la Terra se non si è propaga- ta per semi? L'hanno veramente portata i Manu, come vuole la leggenda, da un'altra stella per provvedersi di un cibo assai nutriente e adatto a tutti gli usi?

17 Sulle isole di canneti del Lago Titicaca, in Bolivia, vi­vono gli indi- os Uros; essi affermano che il loro popolo è più antico di quello degli Incas, anzi sostengono che il loro ceppo era già prospero prima di To-Ti-Tu, il "padre del cielo", che creò gli uomini bian- chi. Gli Uros non ammettono di essere contraddetti su un'altra loro affermazione: essi non sarebbero uomini e avrebbero infatti sangue nero. Questi indios dicono: "Noi non siamo come gli altri uomini perché veniamo da un al­tro pianeta; noi esistevamo già quando la Terra era an­cora nelle tenebre." I pochi rappresentanti di questo gruppo etnico evitano qualsiasi contatto con le popolazioni che vivono nei ter­ritori circostanti; orgogliosi e ostinati, essi difendono il loro "essere diversi" come una preziosa eredità che forse li lega davvero a un altro mondo diverso dalla Terra...

18 Il dott. Alexander Marshack del Museo Archeologico Peabody di Harvard ha condotto un accurato esame su migliaia di ossa, pezzi d'avorio, pietre che rivelavano sem­pre gli stessi segni: insiemi di punti, linee a zig-zag, cerchi. Finora questi segni erano stati in- terpretati come decora­zioni. Marshack dice invece: "Sembra piut- tosto che si tratti di una scrittura e che i messaggi si riferiscano alle fasi lunari e al movimento degli astri. Gli oggetti esami­nati sono tutti databili tra il e il a.C.". Un'altra incongruenza. Perché gli uomini dell'Età del­la Pietra avrebbero dovuto darsi da fare incidendo su os­sa complicati dati astronomici? Siamo abitu- ati a imma­ginarli fin troppo indaffarati nel procacciarsi il cibo con la caccia continua. Chi li istruì, iniziandoli a quel tipo di rilievo che sembra così al di sopra del loro livello cultu­rale? Le notizie su moti degli astri ave- vano forse a che vedere con l'attesa di visite dal cosmo?

19 Nel Tempio degli Affreschi a Tulum, nella regione Nord-orientale dello Yucatan, in Messico, alcuni archeolo­gi conoscitori della civiltà Maya (Redfield, Landa, Cogol­ludo) hanno scoperto una rappresentazione del "dio delle api." La letteratura maya è in proposito assai scarsa di notizie: sappiamo soltanto che gli Ah-Muzencab erano grandi api che dominavano su tutte le altre. Curiosamente l'essere rappresentato a Tul- um non assomiglia per nulla a un'ape. La figura ha le braccia allargate e giace sul ven­tre; in mano sembra che essa abbia una sorta di leva di comando. I piedi ben calzati sembrano premere sopra pedali. Intorno a questo "dio" brulicano i particola- ri di sapore tecnico che in ogni caso non hanno nulla a che ve­dere con un alveare.

20 Sono certo che nessuno, anche se munito di spessi pa­raocchi, potrebbe riconoscere in questa figura un "dio delle api." Francamente sembra anche assai difficile crede­re che i Maya, con il loro indubbio senso estetico e la notevole capacità di osserva- tori della natura, abbiano ri­tratto un'"ape" in modo tanto strano abbondando per contro in particolari realistici che non sono pertinenti con la qualifica del dio. Nel codice Tro-Cortesianus conservato nella Bibliote­ca di Madrid si trova un'altra immagine del "dio delle api." La figura è, anche in questo caso, brutta, accovac­ciata sul ventre e ha le braccia allargate.

21 Sulla schiena si distinguono due og- getti che hanno la forma classica delle bombe con tanto di miccia. A proposito di questo "dio" madrile- no uno studioso ha affermato che le "bom­be" sono in realtà ali d'ape. Un esame diretto del docu­mento la- scia però perplessi: gli oggetti sulla schiena del "dio" sono assai più si- mili a bombe che alle più strane ali immaginabili con la fantasia. In ogni caso mi chiedo perché il "dio delle api" ronzi nell'iconografia Maya con l'aria di un competentissimo tec- nologo pieno di risorse e di apparati strani. Anche questa figura compresa in un codice Maya, è detta "dio delle api", malgrado le fin troppo evidenti bombe sulla schiena.

22 Alcuni anni fa Carl Sagan, il noto astrofisico di cui ab­biamo già parlato, propose di risolvere, almeno in parte, il problema della sovrappopolazione del nostro pianeta ren­dendo abitabile Venere. Secondo Sagan si sarebbero do­vute inviare sul pianeta nostro "vicino" centinaia di ton­nellate di alghe azzurre (cianoficee); queste alghe hanno infatti una grandissima resistenza alle condi- zioni ambien­tali più avverse; in particolare possono sopportare tem­perature che risulterebbero letali per ogni altra forma di vita. Inoltre queste piante primitive hanno la capacità di riprodursi con rapidità vertiginosa. Grandi quantità di cianoficee potrebbe- ro, con il processo di fotosintesi, pro­durre moltissimo ossigeno che verrebbe così ad arricchire l'atmosfera di Venere contribuen- do anche ad abbassare la temperatura della superficie del pianeta.

23 In rapida suc­cessione il vapore acqueo potrebbe precipitare in pioggia e ritornare vapore per ancora ricadere, impregnando sem­pre più profondamente il suolo e rendendolo infine adat­to alla coltivazione. Nel Transvaal, Sudafrica, sono state ritro­vate rocce contenenti i più antichi fossili conosciuti: si tratta proprio di alghe azzurre (precisamente dell'Ar­chaeosphaeroides barbertonensis) capaci di provocare rea­zioni fotosintetiche. Sono dunque queste le pian- te che hanno avviato i processi vitali sulla Terra. È da notare che le alghe azzurre fossili del Transvaal, vecchie di 3 miliardi e mez- zo di anni, non sono sostan­zialmente diverse da quelle che esist- ono ancor oggi e pro­liferano in tutto il mondo. Partendo da que- ste forme pri­mitive la vita ha subito l'evoluzione che sappiamo verso forme sempre più complesse e specializzate. A questo punto vale la pena di citare l'opinione del prof.H.D. Pflug, paleontologo presso l'Università di Giessen. In rapida suc­cessione il vapore acqueo potrebbe precipitare in pioggia e ritornare vapore per ancora ricadere, impregnando sem­pre più profondamente il suolo e rendendolo infine adat­to alla coltivazione. Nel Transvaal, Sudafrica, sono state ritro­vate rocce contenenti i più antichi fossili conosciuti: si tratta proprio di alghe azzurre (precisamente dell'Ar­chaeosphaeroides barbertonensis) capaci di provocare rea­zioni fotosintetiche. Sono dunque queste le pian- te che hanno avviato i processi vitali sulla Terra. È da notare che le alghe azzurre fossili del Transvaal, vecchie di 3 miliardi e mez- zo di anni, non sono sostan­zialmente diverse da quelle che esist- ono ancor oggi e pro­liferano in tutto il mondo. Partendo da que- ste forme pri­mitive la vita ha subito l'evoluzione che sappiamo verso forme sempre più complesse e specializzate. A questo punto vale la pena di citare l'opinione del prof. H.D. Pflug, paleontologo presso l'Università di Giessen.

24 Se­condo questo scienziato la vita sarebbe più antica della Terra. Perché dunque non riunire le due teorie? Non è possibile che il nostro pianeta sia stato "preparato" miliardi di anni fa a far pro- sperare la vita per accogliere un insediamento di alieni? Forse anche sulla Terra le alghe blu sono state "inviate" da qualcuno? Presso la famiglia Springensguth a San Salvador, El Salvador, ha avuto modo di osservare un interessante va­so, probabilmente ri- feribile alla cultura Maya, sul quale è disegnata una figura di donna che sembra indossare una di quelle cinture per il volo in- dividuale comunemente de­nominate rocket-belts. La donna porta infatti una fascia intorno alla vita a cui sono fissati apparecchi che sembra­no piccoli razzi.

25 Vaso della collezione della famiglia Springensguth a San Salvador. L'abito e l'"acconciatura" della donna ricordano la tuta e il casco spaziali: una don- na aliena? La figura sembra portare sulla schiena un rocket-belt. La dea porta inoltre sulla schiena un apparato per il volo legger­mente più voluminoso di quelli appesi alle cin- ture delle "colleghe" di San Salva- dor e di Istanbul. Sembra che il ric- ordo dell'uso dei rocket-belts abbia lasciato tracce in ogni parte del mondo. Ma chi può aver usato que- sti apparecchi nel passato? Una figura del tutto analoga decora un vaso nel Museo di Istan- bul. Nel Museo di Americanistica di Madrid si trova un vaso attri- buito alla cultura di Nazca, Perù. La figura tracciata su questo va- so si distingue dalle due precedenti soltanto perché ha gli attrib- uti di una "dea madre", ma anch'essa porta la larga fascia alla vita; altre fasce le cingono le braccia e le cosce.

26 Su incarico delle autorità americane che si occupano delle que- stioni spaziali, la prof. Ruth Reyna ha redatto un interessate rap- porto che si basa sull'interpretazione di antichi testi sanscriti. Secondo i dati che la Reyna ha potuto raccogliere, gli Indiani avr- ebbero compiuto voli spaziali intorno al 3000 a.C., rifugiandosi su Venere per sfuggire a un diluvio. L'interpretazione dei te­sti sanscriti è stata fatta con la cooperazione di speciali­sti dell‘Uni- versità del Punjab. Un resoconto preparato su incarico dell'Une- sco nel 1972 non mancò di suscitare notevole scalpore. L'archeologo americano Manson Valentine ha scoperto sui fonda- li a poca distanza dalle isole Bimini, nelle Bahamas, un insieme di costruzioni con mura ciclopiche. Le strutture, a una pro­fondità minima di circa 6 m, coprono com- plessivamente un'area di 100 km 2. Si tratta di opere veramente impo­nenti: in alcune zone i muri corrono paralleli per oltre 600 m e alcuni dei blocchi di pietra sono stati stimati pe­sare più di 25 t.

27 In base a misure sul campo magnetico, al­cuni scienziati dell'Uni- versità di Miami hanno datato le co­struzioni subacquee delle Ba- hamas dal 7000 al a.C., dunque esse già esistevano quan- do le piramidi di Giza non erano ancora state innalzate. (Nota: la piramide di Giza è ancora più antica di queste costruzioni se si danno per buone tali datazioni) Robikov non esi­ta ad affermare che, quando le strutture scoperte sui fon­dali delle Bahamas saranno sottoposte a un esame esau­ riente da parte di più esperti, riveleranno una realtà assai più stupefacente delle fantasie cui per ora possono dar adito. Le fondamenta in alcuni punti raggiungono la pro­fondità di 80 m! Forse è stata localizzata l'antica Atlan­tide; le date coincidono con quelle che tradizionalmente sono associate con la leggendaria isola. Non ci sareb­be dunque da stupirsi...

28 Durante un convegno di chimica, tenutosi recentemen­te a Los Angeles, il dott. John L. Anderson di Chat­tanooga, Tennessee, di- ede notizia dei suoi esperimenti di controllo relativi al metodo di datazione per mezzo del radiocarbonio C14. Anderson avrebbe rilevato notevoli divergenze tra alcune date ufficialmente accet- tate e nuovi valori calcolati da lui. Per avere una maggior sicurezza egli ha ripetuto i ten­tativi con varie attrezzature su centinaia di oggetti di na­tura organica: molte volte i risultati sono stati diversi per uno stesso oggetto. Sembra dunque che il margine di ap­prossimazione offerto da questo metodo di datazione deb­ba essere notevolmente ampli- ato. Malgrado questi validi argomenti, molti archeologi insistono nel credere cieca­mente al metodo del C14.

29 L'atteggiamento sembra assur­do. In base a quanto appurato da Anderson molte date dovrebbero essere spostate anche di parec- chi secoli: le cronologie relative verrebbero dunque a cadere e mol­te "logiche" relazioni di dipendenza di una cultura da un'altra si troverebbero a essere capovolte. A Nord di Fairbanks, in Alaska, e nella valle dello Yukon sono sta- ti estratti dal suolo durante le ricerche dei minerali auriferi, negli ultimi 15 anni, alcuni mammuth ancora ricoperti di lunghi peli la- nosi e completamente con­gelati sotto spessi strati di ghiaccio. Gli stomaci di questi giganti contenevano foglie ed erbe che erano state inge­rite ma non ancora digerite. Esemplari di giovani indi- vidui si trovavano accanto a quelli degli anziani; i piccoli erano presso le madri. Il paleontologo e archeologo Frank C. Hibben dell‘Univer­sità del New Messico scrive: "Non sembra possibile che una tale quantità di animali abbia trovato la morte improv- visamente e in modo naturale".

30 Ricerche accurate hanno effettivamente dimostrato che i mam- muth sono morti tutti da un istante all'altro e subito si sono con- ge­lati: non esiste infatti la minima traccia di putrefazione. Non lontano da Fairbanks si sono rinvenute inoltre 1776 mascelle e 4838 ossa metatarsali di un'unica specie di bisonte. Chi può essere l'autore di una caccia così colos­sale? Quale causa può aver dato origine a un cambiamento climatico così repentino da provocare in poche ore la morte e il congelamento di animali che ancora pascola­vano? Quando nel 1968, partendo da Bombay, mi diressi, con un'auto presa in affitto, verso Kanheri presso la costa del Malabar, non mi sentivo diverso da un qualsiasi altro turista: volevo infatti visitare le famose 87 caverne date nelle guide anche per "templi rupestri".

31 Appena incomin­ciai però a girare per quelle catacombe, in alcuni punti alte anche 15 m, mi fu subito chiaro che queste grotte, sca- vate per la maggior parte nel granito e distribuite come vere e proprie case su più piani, dovevano aver avuto ben altro scopo che quello di ospitare cerimonie religiose. Non è necessario fug- gire sottoterra di fronte a dèi degni di ve­nerazione e, per offrir loro sacrifici, non occorre erigere gli altari entro grotte. Strutture di quest'imponenza sono state costruite da chi cercava protezio- ne di fronte a es­seri dotati di forze immense. Su pareti del colore dell'an­tracite, talvolta lucenti e iridescenti, spiccano bassorilievi che rappresentato il ciclo vitale di Shiva (in sanscrito, "il creden- te"). Questo dio, simbolo della distruzione ma anche del­la salv- ezza, forma con Brahma, la forza creatrice di tutti i mondi, e con Vishnu, citato nei Veda come "il vivifi­catore", la Trimurti, la trinità indù.

32 In fraterna amicizia a cura di:

33 Segue nell’integrazione n° 7 (clicca) (clicca) (Attivare le Macro per aprire il documento)


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