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Il Seme dell’Universo Donato a Gaia dall’amoreUniversale.

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Presentazione sul tema: "Il Seme dell’Universo Donato a Gaia dall’amoreUniversale."— Transcript della presentazione:

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4 Il Seme dell’Universo

5 Donato a Gaia dall’amoreUniversale

6 Avanza con un clic

7 Cosa ci nasconde ancora la nostra Terra? Resti di antichi templi di antiche civiltà, bisogna ancora cercare e soprattutto esaminare ogni tipo di testimonianza, ogni tipo di documento per comprendere la nostra natura. Molti uomini del passato hanno raccontato di terre fantastiche, di civiltà oggettivamente e culturalmente avanzate, ma poco rimane a noi di questo.. Bisogna far chiarezza e soprattutto far luce ad antichi misteri che avvolgono l’umanità da tantissimo tempo. Di seguito, una testimonianza di quando abitatori evoluti di altri mondi, si manifestavano liberamente ai popoli primitivi terrestri.

8 Seguito del volume cinque Seguito del volume cinque

9 Il mio desiderio: un augurio per il futuro Trapanazione del cranio nel 2000 a.C. Chirurgia del cervello e voli spaziali Bionica come scienza del futuro Il "Kyborg" verrà realizzato. Un nuovo atteggiamento nei confronti degli "alieni": la placca collocata a bordo del "Pioner F" L'opinione di Frank Drake. La velocità della luce costituisce davvero un limite? Applicazioni del laser nell'antichità: anche Mosè si è servito di esso. Schema di un pulsoreattore inciso su un masso nell'Isola di Pasqua. Il mio desiderio: un augurio per il futuro Trapanazione del cranio nel 2000 a.C. Chirurgia del cervello e voli spaziali Bionica come scienza del futuro Il "Kyborg" verrà realizzato. Un nuovo atteggiamento nei confronti degli "alieni": la placca collocata a bordo del "Pioner F" L'opinione di Frank Drake. La velocità della luce costituisce davvero un limite? Applicazioni del laser nell'antichità: anche Mosè si è servito di esso. Schema di un pulsoreattore inciso su un masso nell'Isola di Pasqua. Figure munite di antenne, respiratori, tute spaziali. L’"uomo di ferro" di Kottenforst. Il cubo d'acciaio di Salisburgo. Un "sandalo" di 15 milioni di anni fa

10 Il diplomatico americano E.G. Squier rinvenne nel 1863 presso Cuzco, sull'altopiano andino, un cranio uma­no che poté essere datato al 2000 a.C. circa; nelle ossa del­la calotta era stato ricava- to un foro rettangolare. Squier consegnò il reperto all'antropologo francese Paul Broca, noto per aver localizzato nella parte anteriore del cer­vello umano un meandro responsabile del controllo del­la parola, il cosiddetto "centro di Broca". L'antropologo riscontrò nella cavità cranica presenza di sei fili sottili come capelli e diagnosticò a poste­riori un infezione del tessuto osseo. Broca concluse che il cranio scoperto da Squier era appartenuto a un indivi­duo il quale era stato sottoposto a un'operazione di tra­ panazione. In seguito altri reperti confermarono che le operazio- ni al cranio non sono interventi chirurgici tipici del nostro tempo.

11 Generalmente le descrizioni delle operazioni al cervel­lo non man- cano di far rabbrividire i lettori; al contrario tutti noi dovremmo rallegrarci dei progressi notevoli conseguiti in questo campo del- la medicina, anche a costo di gravi sacrifici talvolta segnati da lunghi periodi di speri­mentazione che non mancano di avere le loro vittime. Molto interessante, dal mio punto di vista è il lega­me tra le ricer- che sui meccanismi funzionali del cervello e sugli interventi pos- sibili in quest'organo e quelle rela­tive ai progetti spaziali. Nel Metropolitan General Hospital di Cleveland, USA, opera il neurochirurgo Robert Y. White. Uno dei principali obbiettivi che si propone questo grande vec­chio della neurochirurgia è quello di curare o prevenire l'infarto cardiaco con interventi operatori sul cervello.

12 Il prof. White si rifà alle ricerche dei suoi colleghi di Tokyo che lavorano presso l'Università Keo: qui le ope­razioni sono eseguite dopo aver abbassato la tempera­tura del cervello a circa 6°C. Alla temperatura, normale per il corpo umano, di 36-37°C, il tempo di cui si può disporre per un'operazione sul cervello è di soli 3 mi­nuti: il raffreddamento apre nuove possibilità per inter­ venti più complessi e, in ogni caso, più sicuri. Da alcuni anni White, abbassando la temperatura del cervello, ese­gue esperimenti su scimmie. La stampa specializzata non mancò di riservare titoli a caratteri cubitali per annunciare l'esperimento durante il quale White riu- scì a mantenere in vita per tre giorni un cervello di scimmia iso- lato dal corpo dell'animale.

13 Il grande neurochirurgo poté lavorare su questo cervello "isola- to" collegando i diversi vasi san­guigni alle arterie del collo di una scimmia viva della stessa specie (un macaco del sottogenere Rh- esus). E interessante leggere quanto scrive Herbert L. Schrader, che assistette all'esperimento e può dunque ri­portare impressio- ni di prima mano: "Il cervello isolato della scimmia è vivo e invia impulsi elettrici come ogni altro cervello. Forse esso può percepire sensazioni, prova­re dolore, ansia... Forse dorme, o sogna. Ciò che qui è ancora rimasto della 'personalità' della scimmia non può vedere, non può fiutare, non può udire; il cervello non può ricevere informazioni dall'esterno perché tutti i nervi sensori sono stati tagliati. Non può fuggire, perché non ha più un corpo alle sue dipendenze cui imporre la fuga. I comandi però possono essere inviati: infatti la 'centra­le' nervo- sa è intatta e irrorata dal sangue di un'altra scimmia.

14 Nessuno può dire che cosa passi per un cervel­lo in queste condi- zioni; non siamo ancora capaci di deci­frare il linguaggio secondo il quale il cervello invia i comandi sotto forma di impulsi elettrici. Non rimane quindi che considerare l'organo che ci sta dinnanzi per quello che ci appare: un mucchio organizzato di cellule ner- vose; anche gli studiosi specialisti non possono vedere nulla di più: cellule, miliardi di cellule, i cui prin­cipali ingredienti sono co- stantemente sostituiti con altri rinnovati e che sono in grado di inviare im­pulsi..." I collaboratori di White pensano che il cervel­lo scisso dal resto dell'organismo abbia un funzionamen­to più "esatto" di quello che ha l'organo quando soppor­ta il "carico" di tutto il corpo; ovviamente il termine "carico" è qui da intendersi nel senso di carico elettrico perché tutte le terminazioni nervose non sono, viste dal cervello, che altrettanti carichi parziali della "centrale."

15 Il cervello isolato si comporta come un centro di rac­colta d’infor- mazioni, che lo raggiungono da tutte le membra del corpo e dai vari organi, per venire oppor­tunamente schedate e accumulate; nella condizione in cui si trova, esso è completamente intatto e quindi in grado di far insorgere nuove azioni, con la velocità di sempre. La conclusione di questi esperimenti non può non es­sere considerata al tempo stesso entusiasmante e scon­volgente: si tr- atta dell'abbinamento di un cervello isolato e di un calcolatore. Il neurochirurgo californiano Law­rence Pinneo ha sostituito una parte del cervello di una scimmia con un computer: adottando la tecnica dell'inter­connessione dei circuiti, proprio come se si trat- tasse di soli componenti elettronici, è stato possibile comandare i movimenti delle braccia dell'animale. Il prof. José Delgado dell'Università di Yale ha com­piuto un altro passo innanzi su questa difficile strada.

16 Con una delicata operazione egli è riuscito a inserire più elettrodi -sonda nel cervello di una scimmia, una femmina battezzata Pad- dy: gli elettrodi sono stati posti nel centro che controlla l'aggres- sività. Sotto la pelle della scimmia è stato inoltre collocato un mi- nuscolo trasmettitore di im­pulsi. Quando Paddy aveva un eccesso di collera, Delga­do si limitava a premere uno dei pulsanti sul quadro di comando che controllava il trasmettitore e quindi i termi­nali elettrici: subito la scimmia si calmava e, particolare importante, non dava segno, durante tutto l'esperimento, di essere disturbata dalla presenza dei corpi estr- anei nel suo cervello né di subire stimoli dolorosi di alcun genere. Il prof. Giles Brindley di Londra ha già eseguito alcune operazioni analoghe su cervelli umani.

17 Questo neuro­chirurgo ha applicato a una sua paziente, un'anzia- na si­gnora cieca, ottanta minuscoli elettrodi che sono stati lette- ralmente conficcati nella massa cerebrale! Stimolato, il cervello ha permesso alla vecchia signora di ricono- scere le principali figure geometriche: dopo anni di buio la pazi- ente è cioè riuscita a vedere. Presso la clinica dell'Università di New Orleans è sta­to portato a termine un altro esperimento. A tre uomini sono stati posti alcu- ni elettrodi nel centro che controlla lo stimolo sessuale; il trasm- ettitore di segnali era posto in tasca o sotto il cuscino. Un sempl- ice "comando" ed ec­co i tre uomini erano perfettamente pronti per un accop­piamento. Forse questi afrodisiaci elettronici avranno un enorme successo in futuro per eliminare l'incubo dell'im­potenza in un mondo sem- pre più turbato dallo stress.

18 La bionica (bionics, da biology ed electronics) è, tra le scienze sperimentali connesse con i settori avanzati della tecnologia, una delle più giovani, ma presenta, per l'incalzante spinta della nec- essità, continui e sempre nuo­vi sviluppi. Sarà possibile, in un futuro prossimo, costruire il Kyborg, la pro- gettata combinazione di un cervello isolato con uno o più compu- ters? La risposta è affermativa. Il dott. R.M. Page, direttore dei Laboratori di Ricerca della Marina Americana a Washington, ha seriamente discusso il progetto, prospettando come realizzazione pratica un "collegamento" per mezzo del quale possano venir intro­dotti in un calcolatore pensi- eri, comandi, ricordi inviati da un cervello isolato, completamen- te libero dal corpo e dalle sue influenze. Si può fissare una data per la realiz­zazione di questo esperimen- to che oggi ci appare fanta­stico?

19 Secondo Robert. L. Sinsheimer "la storia della scien­za e della tecnologia ha dimostrato, in particolare in que­sto secolo, che gli scienziati, primi fra tutti i più te­nacemente conservatori, hanno quasi sempre commesso un errore nel predire il momento in cui le nuove conoscenze e ipotesi teoriche erano destinate a trovare una realizzazione pratica." La realizzazione di un Kyborg si rive- lerà utile anche sul piano pratico: soltanto con un simile "compl- esso" sa­rà infatti possibile comprendere a fondo il funzionamen­ to di quell'organo meraviglioso che è il nostro cervello. Le dozzi- ne di miliardi di cellule che costituiscono un cer­vello e le centina- ia di miliardi di cellule che formano il si­stema nervoso sono solt- anto in condizione di immagazzi­nare nozioni, di capitalizzare es- perienze desunte dal pre­sente per il futuro; così esse ci appaiono nell'eser­cizio delle loro funzioni: che cosa siano in realtà i 1300 ­ 1800 g della nostra massa cerebrale potremo forse saper­lo dopo la realizzazione del Kyborg, che infatti ci permet­terà di valutare il funzionamento dell'organo dall'interno.

20 Forse si scoprirà che finora tutti noi abbiamo sempre uti­lizzato una minima parte del portentoso "magazzino" costituito dalle cellule della materia grigia.È superfluo sottolineare quanto siano importanti que­ste conoscenze dal punto di vista della medicina e della chirurgia; queste nozioni aprono anche nuovissime possibi- lità per i voli spaziali. Per raggiungere pratica­mente mondi al di fuori del nostro sistema planetario sus­sistono infatti due possibi- lità: o costruire veicoli capaci di velocità prossime a quella della luce o vincere in qual­che modo l'ostacolo, apparentemente sovr- umano, del tem­po. Alle velocità attualmente realizzabili con i ve- icoli spa­ziali anche il raggiungere soltanto la stella a noi più vici- na, Proxima Centauri, distante da noi 4,3 anni-luce, diventa un‘- impresa impossibile: occorrerebbero migliaia di anni terrestri! Ma il tempo potrebbe essere vinto per mezzo del Kyborg. Un cervello isolato, alimentato con san­gue fresco e collegato a un calcolatore, potrebbe infatti di­venire la centrale di comando del veicolo spaziale. Forse si scoprirà che finora tutti noi abbiamo sempre uti­lizzato una minima parte del portentoso "magazzino" costituito dalle cellule della materia grigia. È superfluo sottolineare quanto siano importanti que­ste conoscenze dal punto di vista della medicina e della chirurgia; queste nozioni aprono anche nuovissime possibi- lità per i voli spaziali. Per raggiungere pratica­mente mondi al di fuori del nostro sistema planetario sus­sistono infatti due possibi- lità: o costruire veicoli capaci di velocità prossime a quella della luce o vincere in qual­che modo l'ostacolo, apparentemente sovr- umano, del tem­po. Alle velocità attualmente realizzabili con i ve- icoli spa­ziali anche il raggiungere soltanto la stella a noi più vici- na, Proxima Centauri, distante da noi 4,3 anni-luce, diventa un‘- impresa impossibile: occorrerebbero migliaia di anni terrestri! Ma il tempo potrebbe essere vinto per mezzo del Kyborg. Un cervello isolato, alimentato con san­gue fresco e collegato a un calcolatore, potrebbe infatti di­venire la centrale di comando del veicolo spaziale.

21 Se­condo Roger A. Mc Gowan, uno scienziato abituato a da­re una dimensione pratica alle teorie, il Kyborg diventerà una sorta di "essere" elettronico, le cui funzioni saranno però programmate da un cervello isolato il quale provve­derà a inviare i comandi ne- cessari. Il Kyborg non invec­chia, non si ammala, non può prende- re il raffreddore, non ha vuoti di memoria: nulla di meglio quindi si può imma­ginare come ideale comandante di un veicolo che in- tra­prenda un viaggio interstellare; l'abisso insuperabile tra noi e gli altri soli potrebbe essere facilmente scavalcato da un'entità che non tema il mare del tempo... I progressi che si sono avuti nella tecnica del volo spaziale sono così cospicui che vale la pena di farne un piccolo riassunto: non dimentichiamo che i primi rilievi in prossimità della Luna, ottenu- ti dalla sonda automati­ca Luna 2, lanciata dall'URSS, precedono di soli dieci an­ni l'atterraggio degli uomini sul nostro satellite naturale. Ecco l'elenco relativo ai voli compiuti

22 Nella primavera del 1973 la prima stazione orbitan­te, lo skylab, lascerà Houston. Si tratta dell'ultima crea­zione di Wernher von Braun, di quella che gli è sempre stata più a cuore. Mentre in tut- ti i voli del progetto Apollo si è lesinato sul peso, cercando di ris- parmiare ogni chilogrammo, poiché l'invio nello spazio di ogni chi­logrammo di carico utile richiedeva 5180 kg di propel­lente, per lo Skylab si è invece abbondato nei comfort. Nella primavera del 1973 la prima stazione orbitan­te, lo skylab, lascerà Houston. Si tratta dell'ultima crea­zione di Wernher von Braun, di quella che gli è sempre stata più a cuore. Mentre in tut- ti i voli del progetto Apollo si è lesinato sul peso, cercando di ris- parmiare ogni chilogrammo, poiché l'invio nello spazio di ogni chi­logrammo di carico utile richiedeva 5180 kg di propel­lente, per lo Skylab si è invece abbondato nei comfort. apparati senza equipaggio: USA URSS USA URSS Orbite circumterrestri Arrivi sulla Luna 12 6 Orbite circumlunari 6 5 Arrivi su Venere 2 - Orbite circumsolari 11 8 con equipaggio: con equipaggio: USAURSS USAURSS Voli 15 9 Voli 15 9 Orbite circumterrestri Orbite circumterrestri Ore di permanenza Ore di permanenza nello spazio nello spazio Ecco l'elenco relativo ai voli compiuti

23 Il viaggio di quattro settimane di questa stazione nello spazio avverrà con accorgimenti e apparecchiature ac­cessorie che qual- che anno fa sarebbero state credibili sol­tanto in un racconto di fantascienza. La lunghezza di 14 m e la larghezza di 6,6 m per- metteranno di ricavare diversi vani abitabili per gli astronauti: un laboratorio ve­ro e proprio, una camera da letto e persino un ba- gno che potrà essere fornito, da un apposito serbatoio, di 3000 lt d'acqua. Un capace frigorifero conterrà più di una ton­nellata di cibi scelti; gli astronauti avranno la possibilità di mantenersi in continuo contatto con la base di Houston, non soltanto per mez- zo della radio e della televisione, ma anche con una telescrivente (provvista di 160 rotoli di nastro): sulla tastiera potranno essere battuti i dati re­lativi ai vari rilevamenti scientifici che verranno immedia­tamente registrati a terra. Perché gli astronauti non deb­bano sempre indossare gli stessi abiti, lo Skylab verrà for­nito di un guardaroba con 60 capi di vestiario.

24 Fino a qualche anno fa tutto ciò non sarebbe apparso realistico neppure al lettore più sprovveduto. Un nuovo atteggiamento nei confronti del problema della comunicazione con altri mondi lont- ani dal nostro è stato rivelato dal lancio, effettuato nel marzo 1972, del Pioneer F verso Giove. Il viaggio di questa sonda potrà durare forse milioni di anni: essa infatti dopo circa 360 giorni dal lancio, alla fine del febbraio 1973, "sfiorerà" il pianeta gigante del nostro sistema e invierà immagini ravvicinate della sua mist- eriosa coltre atmosferica e vari dati sulle caratteristiche essenzi- ali di questo corpo cele­ste. Poi il Pioneer si inabisserà nello spa- zio, lasciando il nostro sistema planetario e proseguirà il suo vi- aggio. Il lancio stesso di questa sonda ha caratteristiche eccezio- nali: il missile Atlas-Centaur a tre stadi ha impresso al complesso una velocità di km/s in modo da por­tarlo sulla traiettoria balistica perfetta per l'avvicinamen­to a Giove; si tratta dunque di un vero record per quanto riguarda la velocità di un veicolo spaziale.

25 Il Pioneer reca inoltre a bordo un'altra apparecchiatura di gran- dis­sima importanza per le possibilità di applicazione nei vo­li fut- uri: a causa della lontananza di Giove dal Sole e della relativa sc- arsa intensità dei raggi solari in prossi­mità del pianeta gigante, è stato infatti previsto di utiliz­zare come fonte di energia a bordo un piccolo reattore nu­cleare invece delle già più volte utilizzate batterie solari. Il reattore installato sul Pioneer F impiega biossi- do di plutonio e l'energia sviluppata sarà sufficiente a garantire l'invio di radiosegnali fino alla Terra. Devo però ammettere che questi dati, indubbiamen­te ecceziona- li, e di grande portata per il nuovo secolo che ci porterà alla rico- gnizione dei pianeti più lontani, hanno per me minor interesse di quanto ne abbia la presenza, sul Pioneer F, di una placca di allu- minio dorato.

26 Gli astrofisici ed esobiologi americani Carl Sagan, della Cornell University, e Frank Drake, del Centro di Ricerche Astronomiche degli USA, hanno infatti otte­nuto di far collocare a bordo della sonda una tavoletta metallica di 15,20 x 29 x 1,27 cm che dovr- ebbe essere in grado di fornire informazioni su noi alle eventuali intelligenze aliene che la rinvenissero. Ovviamente il messaggio non poteva essere redatto in nessuna delle lingue in uso sul nos- tro pianeta; Sagan e Drake svilupparono per l'occasione una lin- gua rappresen­tabile con segni comprensibili (almeno secondo la loro opinione) da qualsiasi essere pensante. La placca è in grado di "rispondere" alle domande del lontano possibile lettore: di dove viene il Pioneer? chi lo ha inviato nello spazio? quando è partito?Qual è il suo luogo di prove­nienza? Il messaggio comprende molte immagini che non ri­chiedono evidentemente nessuna particolare decifrazione. Gli astrofisici ed esobiologi americani Carl Sagan, della Cornell University, e Frank Drake, del Centro di Ricerche Astronomiche degli USA, hanno infatti otte­nuto di far collocare a bordo della sonda una tavoletta metallica di 15,20 x 29 x 1,27 cm che dovr- ebbe essere in grado di fornire informazioni su noi alle eventuali intelligenze aliene che la rinvenissero. Ovviamente il messaggio non poteva essere redatto in nessuna delle lingue in uso sul nos- tro pianeta; Sagan e Drake svilupparono per l'occasione una lin- gua rappresen­tabile con segni comprensibili (almeno secondo la loro opinione) da qualsiasi essere pensante. La placca è in grado di "rispondere" alle domande del lontano possibile lettore: di dove viene il Pioneer? chi lo ha inviato nello spazio? quando è partito? Qual è il suo luogo di prove­nienza? Il messaggio comprende molte immagini che non ri­chiedono evidentemente nessuna particolare decifrazione.

27 Innanzi tutto è rappresentato il Sole con i suoi nove pia­neti: le distanze dei vari corpi sono indicate con cifre in codice binario. Ad esempio se la distanza di Mercurio dal Sole è assunta uguale a 10 unità binarie (espresse con 1010) alla distanza Terra-Sole competono 26 unità (espresse con 11010). In pratica sulla placca al segno "1" corrisponde un trattino verti- cale e allo "0" uno oriz­zontale. Il sistema binario è alla base del "linguaggio" di tutti i calcolatori, ma è anche il più semplice e probabil­mente accessibile metodo per far di conto è dunque assai probabile, dicono Drake e Sagan, che le eventuali intelli­ genze aliene ne siano come noi padrone. A destra della placca è inciso schematicamente il trac­ciato del viaggio del Pioneer F dalla Terra a Giove.

28 In primo piano, sul- la destra, davanti allo schema della sonda, sono raffi- gurati un uomo e una donna nudi: l'uomo sol­leva la mano destra in segno di pacifico saluto.

29 A sini­stra di queste due figure è indicata la posizione del Sole: per rendere inequivocabile l'identificazione della nostra stella, ne è stata indicata la distanza dalle più vicine pul­sar; questi corpi celesti sono stelle pulsanti la cui inten­sità luminosa varia con una frequenza ben determinata. La placca indica per le pulsar a noi più prossime, oltre alle direzi- oni, le relative frequenze; ovviamente sia questi da­ti sia le dist- anze sono indicati con cifre binarie. La fre­quenza caratteristica delle pulsar non dipende dal punto di osservazione, quindi i pos- sibili "lettori" della placca non dovrebbero incorrere in errori nel riconoscerle e nel­l'individuare, dalla posizione rispetto a esse, il Sole. La placca contiene ancora un'altra indicazione essenziale: proprio come una carta geografica essa porta, infatti, sul margi- ne superiore a sinistra, una "legenda": in questa zona è rappre- sentato un atomo di idrogeno.

30 La struttura dell'atomo è la stessa in tutti gli angoli dell'universo in particolare la placca riporta la lunghezza d'onda di emissione dell'idrogeno: un segmento lungo 20,3 cm, cioè proprio quanto l'onda di emissione di questo gas è segnata come emergente dal Sole, al centro delle pulsar. Presso alle figure umane è riportato un numero binario che rappresenta il fattore moltiplicativo dell‘- unità adotta­ta per ottenere le altezze: così l'"Eva" della targhetta, presso cui si legge il numero binario 1000, cioè 8, è alta 20,3 cm X 8 quindi 162,4 cm. A New York potei incontrare Frank Drake e rivolger­gli alcune do- mande. Gli chiesi innanzi tutto perché la placca era stata rivesti- ta d'oro. "La sonda, - mi rispose Drake, - può in teoria percor­rere una spazio pari ad anche 3000 anni luce cioè a oltre 28 milioni di miliardi di chilometri.

31 Poiché il nostro scopo era di ottenere che, dopo un così lungo vi- aggio, la placca fosse ancora leggibile, era necessario protegger- la con un metallo nobile per evitare la corrosione; l'allumi­nio è stato scelto come 'supporto' per la sua leggerezza". "A chi sono destinate le informazioni che la placca contiene?" "A qualsiasi essere intelligente che possa intercettare la sonda e rinvenirla dopo un suo atterraggio su un corpo celeste lontano e che la esamini con attenzione per interpretarne il significato. Sagan e io consideriamo comun­que un notevole successo il solo fatto che un tale messaggio sia stato posto a bordo del Pioneer; mi sembra che sia un segno di speranza da parte di una civiltà interessata al futuro e che, come tale, non aspetta soltanto di rice­vere segnali dal cosmo, ma invia essa stessa informazioni su di sé."

32 In fraterna amicizia a cura di:

33 Segue nell’integrazione n° 6 (clicca) (clicca) (Attivare le Macro per aprire il documento)


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