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Lezione 13 La nuova era: il grande mutamento. Immagini del grande cambiamento…

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Presentazione sul tema: "Lezione 13 La nuova era: il grande mutamento. Immagini del grande cambiamento…"— Transcript della presentazione:

1 Lezione 13 La nuova era: il grande mutamento

2 Immagini del grande cambiamento…

3 Smog, ciminiere e fabbriche

4 : costruzione di un vero sistema economico. Crescita di tutte le grandezze economiche del paese (grafico). Dopo secoli di incubazione si sta chiudendo il cerchio dell’accumulazione del capitale. L’Inghilterra raggiunge e supera la soglia del processo di industrializzazione. In rosso: cinghie in cuoio per la trasmissione dell’energia prodotta dalle macchine a vapore

5 Macro indicatori dell’andamento economico, (numeri indice) Elementi del “successo” inglese 1) Integrazione mercati che produce aumento domanda interna. 2) Crescente specializzazione, che determina diminuzione costi produzione.

6 Guadagni d’efficienza in agricoltura: migliorano potere d’acquisto e liberano manodopera, assorbita dalla manifattura. Aumento competizione su mercati liberi richiede maggiore competitività, circostanza che incentiva gli investimenti, specie in macchinari e motori a vapore. Si mette in movimento una serie di processi, che interagiscono l’uno con l’altro come gli elementi all’interno di un atomo.

7 LavorazioneAssemblaggioInvio ai mercatiVendita Acquisto materie prime RicaviCapitale Capitale circolante Profitto Capitale circolante Investimenti Macchina a vaporeOrganizzazioneTempi di trasporto Maggiore disponibilità denaro Innovazioni… che riducono tempi produzione, aumentano investimenti, riducono necessità di capitale circolante… Frecce verdi: fattori che accorciano tempi di produzione

8 Grandi innovazioni tecniche nella manifattura tessile: 1) prima la filatura (filatoio idraulico di Arkwright, spinnig jenny di Hargreaves, mule di Crompton). 2) poi la tessitura (navetta volante di Kay). Rapida diffusione di telai semiautomatici e automatici in GB. Samuel Crompton, Mule, James Hargreaves, Spinning Jenny, 1770 Richard Arkwright, Waterframe, 1769

9 Edmund Cartwright, Power Loom, Il primo telaio completamente meccanico

10 Londra 1851, prima Esposizione Universale: GB èil primo paese industriale della storia. Vi si estraggono i 2/3 del carbone usato in tutto il mondo; vi si produce la metà del ferro, il 70% dell’acciaio, il 40% delle macchine utensili e la metà di tutte le tele di cotone : popolazione inglese passa da 11 a 21 milioni; crescita popolazione urbana e di quella occupata in settori ad alta produttività. 1831: agricoltura non è più il settore più importante nella formazione PIL. Prima metà ’800: PIL cresce di quasi 4 volte. Inghilterra, andamento demografico, Inghilterra, formazione del PIL, Affermazione del sistema di fabbrica con grandi aumenti di produttività: la fabbrica moderna ha i suoi ritmi…

11 Prima parte dell’Ottocento: barriere all’ingresso molto basse. Periodo che va dalla metà del Settecento agli anni Trenta dell’Ottocento: impiantare una fabbrica necessita di capitali modesti.

12 “Ora, quel che voglio sono Fatti. Solo Fatti dovete insegnare a questi ragazzi. Nella vita non c’è bisogno che di Fatti. Piantate Fatti e sradicate tutto il resto. La mente d’un animale che ragione si può plasmare solo coi Fatti; null’altro gli sarà mai di alcuna utilità. Con questo principio educo i miei figli e con lo stesso principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, signore!” La scena si svolgeva in un’aula scolastica, un androne spoglio, severo, uggioso, e per dare rilievo alle sue osservazioni l’oratore sottolineava ogni frase tracciando con l’indice squadrato una riga sulla manica del maestro. A dare enfasi contribuiva anche la sua fronte, una parete squadrata con le sopracciglia per base e gli occhi confortevolmente sistemati in due antri oscuri, all’ombra della parete stessa […]. Ogni cosa, insomma, contribuiva a dare enfasi: il rigido contegno dell’oratore, la giacca squadrata, le gambe e le spalle squadrate, e persino la cravatta, annodata quasi a serrargli la gola in una stretta implacabili, da quel fatto ostinato che era. “Nella vita ci servono solo Fatti, null’altro che Fatti!” A questo punto l’oratore, il maestro e il terzo adulto presente indietreggiarono un poco, passando in rassegna con lo sguardo i piccoli recipienti, rigorosamente allineati, in attesa d’esser colmati fino all’orlo con galloni e galloni di fatti. Charles Dickens, Tempi difficili, 1854 La nuova società dei fatti…

13 Coketown, verso la quale il signor Gradgrind e il signor Bounderby si stavano dirigendo, era un trionfo del fatto, una città completamente immune […] dalla fantasia […]. Era una città di mattoni rossi, o meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero consentito. Stando così le cose era invece una città di un rosso e nero innaturale, come la faccia dipinta di un selvaggio; una città piena di macchinari e di alte ciminiere dalle quali uscivano senza tregua interminabili serpenti di fumo, che si snodavano nell’aria senza mai sciogliere le loro spire. C’era un canale di acque nere e un fiume reso violaceo da tinture maleodoranti e vasti agglomerati di edifici pieni di finestre scossi per tutto il giorno da un frastuono e un tremito incessanti, dove gli stantuffi delle macchine a vapore si alzavano e si abbassavano monotoni come teste di elefanti in preda a una malinconica follia.città di mattoni rossialte ciminiere C’erano parecchie grandi strade, tutte uguali, e un gran numero di viuzze ancora più uguali, abitate da persone anch’esse uguali che entravano e uscivano alla stessa ora, con il medesimo scalpiccio sul medesimo selciato, per recarsi a svolgere il medesimo lavoro e per le quali oggi era identico a ieri e a domani e ogni anno la replica di quello passato e di quello a venire.persone anch’esse uguali medesimo lavoro Tali attributi erano in gran parte inseparabili dall’industria che dava da vivere a Coketown; su questo sfondo, in contrasto, c’erano gli agi del vivere che si diffondevano in tutto il mondo […]. Le altre caratteristiche di Coketown […] avevano qualcosa di più spontaneo. Non c’era nulla a Coketown che non ricordasse la severa disciplina del lavoro. […] In città tutte le insegne pubbliche erano dipinte con gli stessi austeri caratteri bianchi e neri. La prigione avrebbe potuto essere l’ospedale, l’ospedale la prigione, il municipio l’uno o l’altra indifferentemente, oppure tutti e due insieme, o qualsiasi altra cosa, visto che nessun particolare architettonico ne indicava il contrario. Fatti, fatti, nient’altro che fatti: ovunque fatti, nell’aspetto materiale della città come in quello immateriale. Era un fatto […] la scuola di disegno, e come lo erano i rapporti fra padrone e operaio; solo fatti c’erano fra l’ospedale in cui si nasceva e il cimitero, mentre tutto quello che non si poteva valutare in cifre, né si poteva comprare al prezzo più basso per rivenderlo al più alto, non esisteva e non sarebbe mai esistito, nei secoli dei secoli, e così via. Charles Dickens, Tempi difficili, 1854 Coketown… la città dell’industria moderna…

14 fine della presentazione

15 Era una città di mattoni rossi, o meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero consentito…

16 … una città piena di macchinari e di alte ciminiere dalle quali uscivano senza tregua interminabili serpenti di fumo, che si snodavano nell’aria senza mai sciogliere le loro spire.

17 … persone anch’esse uguali che entravano e uscivano alla stessa ora, con il medesimo scalpiccio sul medesimo selciato…

18 … per recarsi a svolgere il medesimo lavoro e per le quali oggi era identico a ieri e a domani e ogni anno la replica di quello passato e di quello a venire…

19 Telai semiautomatici e automatici in Gran Bretagna,


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