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La liturgia del laico laici partecipi del sacerdozio di Cristo.

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Presentazione sul tema: "La liturgia del laico laici partecipi del sacerdozio di Cristo."— Transcript della presentazione:

1 La liturgia del laico laici partecipi del sacerdozio di Cristo

2 IL CULTO DELL’UOMO NUOVO Ma cos’è il Sacerdozio battesimale? Nel battesimo ci è dato il potere di fare della nostra vita un sacrificio "spirituale": “anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (1Pt 2,15). Se la nostra offerta sacerdotale ha luogo si può cogliere la forza delle parole di San Paolo in 1Cor 6,19: “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?”. Dal battesimo il nostro corpo appartiene al Padre perchè nel dono dello Spirito ha assunto una forma filiale. In tal senso è superata la distinzione netta fra sacro e profano perché tutta la vita del cristiano può diventare una “liturgia”,

3 La liturgia del laico I fedeli laici sono partecipi dell'ufficio sacerdotale, per il quale Gesù ha offerto se stesso sulla croce e continuamente si offre nella celebrazione eucaristica.. Incorporati a Gesù Cristo, i battezzati sono uniti a lui e al suo sacrificio nell'offerta di se stessi e di tutte le loro attività. Tutte le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita se sono sopportate con pazienza, diventano spirituali sacrifici graditi a Dio per Gesù Cristo, i quali nella celebrazione dell'eucaristia sono piissimamente offerti al Padre insieme all'oblazione del corpo del Signore. Così anche i laici, operando santamente dappertutto come adoratori, consacrano a Dio il mondo stesso” (ChL 14)

4 Cosa si può offrire? Faceva parte di una forma di devozione, non molto tempo fa ancora assai diffusa, il pensiero di poter «offrire» le piccole fatiche del quotidiano, che ci colpiscono sempre di nuovo come punzecchiature più o meno fastidiose, conferendo così ad esse un senso. Che cosa vuol dire « offrire »? Queste persone erano convinte di poter inserire nel grande compatire di Cristo le loro piccole fatiche, che entravano così a far parte in qualche modo del tesoro di compassione di cui il genere umano ha bisogno. In questa maniera anche le piccole seccature del quotidiano potrebbero acquistare un senso e contribuire all'economia del bene, dell'amore tra gli uomini. Forse dovremmo davvero chiederci se una tale cosa non potrebbe ridiventare una prospettiva sensata anche per noi. (Spe salvi 40)

5 Vivere per Dio : la nostra vita ha senso solo quale offerta Dove si vede che siamo vivi? Perché possiamo offrire le membra del nostro corpo all’opera di Dio. Questa è la chiave di lettura dell’impegno nel mondo. Solo dopo la redenzione è possibile offrire il proprio corpo per l’impegno nel mondo, prima qualsiasi impegno rimane nel meccanismo della passionalità. Qualsiasi cosa faccio devo esser convinto che è una mia offerta, una mia preghiera, una mia liturgia con la quale io partecipo al sacerdozio di Cristo e alla santificazione del mondo

6 Laico: sacerdote della liturgia nel mondo Il laico è il “sacerdote” della liturgia nel mondo la cui materia sono l’amore e la sessualità, la paternità e la maternità, l’arte e il gioco, il lavoro e la professione, la politica e la vita sociale, lo sport e il godimento della natura. E’ questa la materia di quella messa laicale che tuttavia non è separata dall'altra messa, ma anzi ne rappresenta la continuazione, lo sviluppo nella concretezza della vita” … La sua fedeltà alla terra, lo rende sacerdote delle realtà terrestri con la missione di ricondurle a Dio, facendo risplendere in esse la Sua gloria. C'è una liturgia che dev'essere celebrata ogni giorno, ogni ora, da donne e uomini immersi nel mondo, e di cui quella eucaristica è il culmine e il compimento.

7 Liturgia della vita quotidiana È la liturgia in cui essi sono chiamati ad offrire la bellezza e il logorio delle loro esistenze, le ore trascorse in un ufficio o in un laboratorio, la fatica dei lavori domestici, l'intimità dei momenti trascorsi in famiglia, le preoccupazioni per il lavoro o per i figli, le amicizie, i piccoli gesti di amore, i sacrifici, i divertimenti, le esperienze di pienezza, le speranze, le attese frustrate, i successi. Il laico deve celebrarla … sbrigando con solerzia le pratiche del suo ufficio, trattando cortesemente il pubblico che si rivolge al suo sportello, rinunziando a parcelle esose per le sue prestazioni professionali, superando generosamente i momenti difficili e gli screzi che si determinano nella vita familiare.

8 «Noi persone della strada» “Vi sono persone che Dio prende e riserva a sé. Ve ne sono altre che lascia nella massa, che “non ritira dal mondo”. Sono persone che svolgono un lavoro normale, che hanno una famiglia normale, o che sono delle normali persone non sposate. Persone che hanno malattie normali, lutti e dolori normali. Persone che hanno un’abitazione, abiti normali. Sono le persone della vita normale. Le persone che si incontrano in qualsiasi strada. Essi amano la loro porta che si apre sulla strada come i loro fratelli invisibili amano la porta che è chiusa dietro ad essi, definitivamente. Noi, persone della strada, crediamo con tutte le forze che questa strada, che questo mondo, in cui Dio ci ha messo, è per noi il luogo della nostra santità. Noi crediamo che non ci manchi nulla di necessario, perché se questo necessario ci mancasse, Dio ce lo avrebbe già dato” (Madeleine Delbrêl)

9 Contemplativi nell’azione “Se la vita contemplativa fosse solo possibile dietro le mura di un convento o nel silenzio del deserto, dovremmo, per essere giusti, dare un piccolo convento ad ogni madre di famiglia e il lusso di un po’ di deserto ad un povero manovale che è obbligato a vivere nel chiasso di una città per guadagnarsi duramente il pane” (...) Ma allora aveva rinunciato alla contemplazione? Allora aveva affievolito il suo ardente spirito di preghiera?No; aveva fatto un passo avanti: aveva accettato di vivere la vita contemplativa lungo le strade, in un quadro di vita somigliante a quello di tutti gli uomini” (Charles de Foucauld )

10 la cattedrale nel cuore dell’uomo Il Concilio afferma che tutto quello che noi viviamo, tutto quello che noi troviamo è importante, perché Dio lo ha amato, lo ha creato, lo ha redento: «Redento da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito Santo, l’uomo, infatti, può e deve amare anche le cose che Dio ha create. Da Dio le riceve, e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio. Di esse ringrazia il Benefattore » (GS 37). E tutto ciò è profano, ma in realtà è diventato sacro perchè io prendo le cose come dono e ringrazio Dio (eucaristia)

11 O sacerdote del mondo o consumatore del mondo Allora il credente che si trova in mezzo a questa creazione, ma compie un sacrificio di lode, cioè prende le cose dicendo: «Tu me le hai date, io le accetto come tue». E’ un sacrificio di lode, perchè rendo sacre le cose, le “sacrifico” riconoscendole come cose di Dio: «non sono mie, ma sono tue». Lo riconosco e lo dico prendendole con rendimento di grazie»! E se sono di Dio sono sacre! Cioè riconosco che appartengono a Lui, che rispecchiano Lui, che mi parlano dio Lui. Nel peccato l’uomo è incapace di riconoscere il dono e passa da “sacerdote” a “consumista”, cioè colui che “utilizza il creato” e se ne appropria, e non gli viene nemmeno in mente di rendere le cose “sacre”. Piuttosto le trasforma in “proprietà”.

12 Laico : sacerdote delle realtà terrene Il Concilio insegna a superare questo dualismo mostruoso. Di quella che si chiamava “vita profana”, ma che non è più profana, poiché è diventata la liturgia delle cose del mondo, una liturgia che il laico deve celebrare in quanto impegnato nelle questioni terrene Ne scaturisce una conseguenza per cui in GS 43 si afferma: «Non si crei perciò un’opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte e la vita religiosa dall’altra». Non c’è opposizione: il cristiano che svolge una funzione sulla terra, svolge una liturgia. La sacra liturgia della Messa non è conclusa dentro alle mura del tempio.Ma ognuno, nella sua povera vita quotidiana, di chiunque si tratti, deve celebrare la liturgia del quotidiano, la liturgia delle strade, la liturgia degli uffici, la liturgia della vita familiare, ecc. In questo senso sta la grande importanza di tutte le cose terrene;

13 Assumere – purificare – elevare A partire dalla preghiera, la carità assume, purifica ed eleva tutte le realtà dell'esperienza personale di ogni giorno: le relazioni familiari, sociali, ecclesiali, le attività professionali, culturali, ricreative. La carità congiunge la preghiera con l'impegno, in modo da rendere contemplativi nell'azione e memori del mondo davanti a Dio. Genera una spiritualità che guarda oltre la storia, ma è sostanziata di storia. Ama appassionatamente Dio; ma vede Dio in tutti e ama tutti appassionatamente, come Dio li ama. » (CEI, Con il dono della carità …. 11). Secondo la Gaudium et spes 36-38, il fedele laico è chiamato a vivere l’attività umana nel mistero pasquale e così deve come Cristo assumere, purificare ed elevare la storia umana.

14 Laici partecipi dell’ufficio regale di Cristo

15 “Siete il sacerdozio regale, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le sue opere”. Una regalità che nasce dal combattimento spirituale per servire con amore

16 laici partecipi della regalità di Cristo «per la loro appartenenza a Cristo, Signore e Re dell'universo i fedeli laici partecipano al suo ufficio regale e sono da lui chiamati al servizio del regno di Dio e alla sua diffusione nella storia. Essi vivono la regalità cristiana, anzitutto mediante il combattimento spirituale per vincere in se stessi il regno del peccato (cf. Rm 6,12), e poi mediante il dono di sè per servire, nella carità e nella giustizia, Gesù stesso presente in tutti i suoi fratelli, soprattutto nei più piccoli (cf. Mt 25,40). Ma i fedeli laici sono chiamati in particolare a ridare alla creazione tutto il suo originario valore. Nell'ordinare il creato al vero bene dell'uomo con un'attività sorretta dalla vita di grazia, essi partecipano all'esercizio del potere con cui Gesù risorto attrae a sè tutte le cose e le sottomette, con se stesso, al Padre, così che Dio sia tutto in tutti (cf. Gv 12,32; 1 Cor 15,28)» (ChL 14).

17 “Il senso essenziale di questa «regalità» e di questo «dominio» dell'uomo sul mondo visibile, a lui assegnato come compito dallo stesso Creatore, consiste nella priorità dell'etica sulla tecnica, nel primato della persona sulle cose, nella superiorità dello spirito sulla materia” (RH 16) “alla luce di questo atteggiamento di Cristo si può veramente «regnare» soltanto «servendo», in pari tempo il «servire» esige una tale maturità spirituale che bisogna proprio definirlo un «regnare». Per poter degnamente ed efficacemente servire gli altri, bisogna saper dominare se stessi, bisogna possedere le virtù che rendono possibile questo dominio. La nostra partecipazione alla missione regale di Cristo è strettamente legata ad ogni sfera della morale, cristiana ed insieme umana» (RH 21). «Questa potestà (di servire) egli (Cristo) l'ha comunicata ai discepoli, perché anch'essi siano custoditi nella libertà regale e con la abnegazione di sé e la vita santa vincano in se stessi il regno del peccato (cf. Rm 6,12), anzi, servendo a Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducano i loro fratelli al Re, servire il quale è regnare» (LG n. 36).

18 Regalità : 1. Governare le passioni Ritorna il tema della lotta spirituale come premessa di ogni servizio. Per servire occorre essere liberi dal proprio egoismo causa delle passioni che rendono schiavo l’uomo San Leone Magno commenta i doni battesimali ricordando che “tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce.... Non è forse funzione regale il fatto che un’anima governi il suo corpo in sottomissione a Dio?” (Discorsi, 4, 1) Ma con il peccato l'uomo diventa sottomesso alle passioni che offuscano il suo spirito Nei sacramenti del Battesimo e della Riconciliazione questa regalità dell’uomo è ripristinata da un Re crocifisso

19 Regalità : 2. Servire Dio e i fratelli E’ una regalità restaurata che abilita al servizio nella carità: «con la carità verso il prossimo i fedeli laici vivono e manifestano la loro partecipazione alla regalità di Gesù Cristo, al potere cioè del Figlio dell'uomo che non è venuto per essere servito, ma per servire (Mc 10,45): essi vivono e manifestano tale regalità nel modo più semplice, possibile a tutti e sempre, ed insieme nel modo più esaltante, perchè la carità è il più alto dono che lo Spirito offre per l'edificazione della chiesa (cf. 1 Cor 13,13) e per il bene dell'umanità. La carità, infatti, anima e sostiene un'operosa solidarietà attenta alla totalità dei bisogni dell'essere umano» (ChL 41)

20 Il Signore infatti desidera estendere il suo regno anche per mezzo dei fedeli laici: il suo regno che è regno " di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace " e in questo regno anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21). Grande veramente è la promessa, grande il comandamento dato ai discepoli: " Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio " (1 Cor 3,23). Nel compimento universale di questo ufficio, i laici hanno il posto di primo piano. Con la loro competenza quindi nelle discipline profane e con la loro attività, elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo, portino efficacemente l'opera loro, affinché i beni creati, secondo i fini del Creatore e la luce del suo Verbo, siano fatti progredire dal lavoro umano, dalla tecnica e dalla cultura civile per l'utilità di tutti gli uomini senza eccezione, e siano tra loro più convenientemente distribuiti e, secondo la loro natura. Così Cristo per mezzo dei membri della Chiesa illuminerà sempre di più l'intera società umana con la sua luce che salva (LG 36).

21 Il laico in ascolto della vocazione della materia: il compito dell’uomo per la Bibbia è lavorare e custodire la creazione perchè Dio ha affidato la sua terra all’uomo La terra cioè ha un senso che precede l'intervento dell'uomo, perchè «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (Col 1,16) il cui lavoro deve concepirsi come un ascolto di questo senso – direzione che ha la creazione: il codice del logos Questo codice dice che nel creato è incisa la direzione del mondo, dove si muove il mondo, verso che cosa vuole andare. Secondo la visione di Dio, il mondo è creato affinché gli uomini abbiano qualcosa da donare al loro Signore e da donarsi gli uni gli altri.

22 smarrito il codice del logos, la terra geme Ecco perchè S. Paolo afferma che «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rom 8) La creazione non viene più ascoltata, il codice del Logos è oscurato, la creazione diventa il luogo della sopraffazione e della violenza per assecondare la brama dell’uomo. Il vero popolo di Dio sarà una comunità di gente che avrà abdicato a questa brama altrimenti la terra, la creazione, i beni, la materia non potrà «salvarsi». Il motivo per cui la vita spirituale non può trascurare la materia del mondo, è che la necessita; Solov’ev dice che: « chi pensa che la volontà di Dio non c’entra niente con la materia del mondo, lavora per l’ateismo»

23 I laici la partecipazione all’ufficio profetico di Cristo

24 “i vostri figlie le vostre figli profeteranno” Uomini di Dio che vivono nel mondo, ma non sono del mondo.

25 laici e missione profetica La partecipazione all'ufficio profetico di Cristo, … abilita e impegna i fedeli laici ad accogliere nella fede il Vangelo e ad annunciarlo con la parola e con le opere non esitando a denunciare coraggiosamente il male. Uniti a Cristo, il grande profeta e costituiti nello Spirito testimoni di Cristo risorto, i fedeli laici sono resi partecipi sia del senso di fede soprannaturale della chiesa che non può sbagliarsi nel credere, sia della grazia della parola (cf. At 2, 17-18; Ap 19, 10); sono altresì chiamati a far risplendere la novità e la forza del Vangelo nella loro vita quotidiana, familiare e sociale, come pure ad esprimere, con pazienza e coraggio, nelle contraddizioni dell'epoca presente la loro speranza nella gloria anche attraverso le strutture della vita secolare” (ChL 14).

26 Il dono dello spirito ripristina la capacità profetica nell’uomo Il riferimento ad At 2,17 nella Christifideles laici è importante: Pietro annuncia la salvezza proprio come il ripristino della vocazione profetica: “Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni” (At 2,17, cf Gl 2,28). L’uomo è profeta perchè sa discernere il volere di Dio, ascoltare la sua voce, leggere gli eventi, le situazioni con gli occhi di Dio e comunicare le parole di Dio.

27 Profeta perché capace di fare discernimento e custode della sapienza Nella chiesa antica il titolo di profeta fu presto associato al dono del discernimento. Compito dei laici non è l’approfondimento meramente teorico della dottrina cristiana, ma sta, piuttosto, “nell’enucleare, difendere e rettamente applicare i princìpi cristiani ai problemi attuali” (AA 6). Ma il contesto in cui tale applicazione avviene è costituito dalla sua esperienza mondana, dal suo vivere quotidianamente immerso nel gioco frammentato e contraddittorio delle situazioni, nell’incrociarsi caotico dei messaggi, nel fragile intessersi dei rapporti, condividendo le emozioni, le fatiche, le tensioni, ma anche le incertezze e i dubbi, degli altri uomini e donne.

28 Non si può fare discernimento se guardi la De Filippi Ma resta il fatto che la grande maggioranza del laicato cristiano vive nell’orizzonte della cultura di massa influenzata dalla pervasiva invasione dei mass media Non può non impressionare il pensiero che il sensus fidelium sia affidato ad un popolo credente le cui convinzioni si formano, in prevalenza, alla scuola di conduttori televisivi e dei più diffusi quotidiani e rotocalchi. I germi della fede, trasmessi con i sacramenti dell’iniziazione cristiana, rischiano così di restare soffocati o di ricevere una interpretazione distorta, nel passaggio alle situazioni concrete della vita individuale e sociale.

29 Il «magistero» dei laici : la loro vita Non si potrebbe dire che il popolo fedele non insegni. Esso insegna, e molto attivamente. Lo fa a titolo della fede interiorizzata, con tutte le attività di vita e di pensiero che essa fomenta e nutre. E’ vivendo pienamente la loro condizione cristiana, ciascuno secondo la propria vocazione, vale a dire conformemente al volere di Dio, che i fedeli custodiscono la tradizione, ma anche la sviluppano. «Spetta ai laici, in particolare, testimoniare come la fede cristiana costituisca l'unica risposta pienamente valida, più o meno coscientemente da tutti percepita e invocata, dei problemi e delle speranze che la vita pone ad ogni uomo e ad ogni società. Ciò sarà possibile se i fedeli laici sapranno superare in se stessi la frattura tra il Vangelo e la vita, ricomponendo nella loro quotidiana attività in famiglia, sul lavoro e nella società, l'unità d'una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza» (ChL 34).

30 Ma si riesce ancora a discutere tra cristiani? Su molte questioni decisive a livello di fede, di costumi, di scelte sociali e politiche si è sovente prodotto nelle comunità cristiane una pratica del silenzio, per evitare lo scontro …, non sempre si riesce ad evitare che la discussione degeneri Si fanno incontri, convegni, relazioni, ma sempre assicurandosi prima che tutto scorra nell’alveo di una piena convergenza che non aggiunge nulla di nuovo a quello che si era già stabilito di dire. E se ne hanno anche valide ragioni: spesso la discussione finisce per esprimere sfoghi puramente emotivi, sterili proteste individuali, se non addirittura futili chiacchiericci; per non dire che talora persone poco equilibrate ne fanno la palestra per le loro esternazioni narcisistiche.

31 Laici e gerarchia in un circolo vizioso Ci troviamo qui di fronte a un circolo vizioso, che rende difficile l’emancipazione dei laici. Finché essi non giungono a una maturità spirituale e umana che li renda effettivamente adulti, capaci perciò di assumersi le proprie responsabilità è difficile pretendere dalla gerarchia ecclesiastica una fiducia “al buio” che potrebbe portare più danni che vantaggi. D’altro canto, però, questa maturazione rischia di non attuarsi mai, finché i laici non sono messi in condizione di camminare con le proprie gambe, anche a costo di correre qualche rischio. Se si vuole che il laicato possa diventare soggetto di profezia, dentro la Chiesa e nei confronti del mondo, bisogna affrontare questi pericoli, cercando di superarli attraverso una corretta determinazione delle regole del dibattito ecclesiale, non spegnendolo.

32 Nel rispetto di chi ha posizioni diverse «I laici non pensino che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che ad ogni nuovo problema che sorge, essi possano avere pronta una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero. Per lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li orienterà, in certe circostanze, a una determinata soluzione. Tuttavia altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione, … in tali casi ricordino essi che a nessuno è lecito rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l'autorità della chiesa. Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso il dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune» (GS 43).

33 Unità nelle cose necessarie, libertà nelle cose dubbie, in tutto carità «La Chiesa, infatti, non è luogo di omologazione, ma di fraternità, luogo di valorizzazione delle differenze nella carità reciproca, come afferma, splendidamente, il Concilio: “Questo richiede che innanzi tutto nella stessa Chiesa promuoviamo la mutua stima, rispetto e concordia, riconoscendo ogni legittima diversità, per stabilire un dialogo sempre più profondo fra tutti coloro che formano l'unico popolo di Dio, cioè tra i Pastori e gli altri fedeli cristiani. Sono più forti infatti le cose che uniscono i fedeli che quelle che li dividono; ci sia unità nelle cose necessarie, libertà nelle cose dubbie e in tutto carità» (GS n. 92).

34 La oggettiva fondazione liturgica dell’essere e dell’agire del laico «la “mistica” del Sacramento ha un carattere sociale»): L'unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona. Io non posso avere Cristo solo per me; posso appartenergli soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati o diventeranno suoi. La comunione mi tira fuori di me stesso verso di Lui, e così anche verso l'unità con tutti i cristiani. Diventiamo « un solo corpo », fusi insieme in un'unica esistenza. Amore per Dio e amore per il prossimo sono ora veramente uniti: il Dio incarnato ci attrae tutti a sé. Da ciò si comprende come agape sia ora diventata anche un nome dell'Eucaristia: in essa l'agape di Dio viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi» (DCE 14)


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