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PROGETTO ACCOGLIENZA CLASSI PRIME ALLA SCOPERTA DEL NUOVO COME GESTIRE L’ANSIA E AGEVOLARE L’APPRENDIMENTO.

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Presentazione sul tema: "PROGETTO ACCOGLIENZA CLASSI PRIME ALLA SCOPERTA DEL NUOVO COME GESTIRE L’ANSIA E AGEVOLARE L’APPRENDIMENTO."— Transcript della presentazione:

1 PROGETTO ACCOGLIENZA CLASSI PRIME ALLA SCOPERTA DEL NUOVO COME GESTIRE L’ANSIA E AGEVOLARE L’APPRENDIMENTO

2 Lavoro nelle classi PRIMO INCONTRO -Veicolazione del concetto di emozioni e significati personali, ( partendo da esperienze comuni, positive, per arrivare al rapporto emozioni- scuola). -Introduzione a tecniche e strategie utili alla traduzione dei significati e dei vissuti sperimentati nel rapporto col nuovo ( materie, docenti, compagni, rapporto di adattamento con i genitori). -Promozione di strumenti nuovi di consapevolezza e di gestione dell’ansia

3 SECONDO INCONTRO Utilizzo del “vecchio” cognitivo e promozione di nuove modalità di comprensione ed apprendimento: - attenzione e concentrazione: cosa le condiziona e come migliorarle - attivazione sul proprio ruolo nell’organizzazione e gestione del materiale didattico e dell’apprendimento - metodo di studio: cosa salviamo di quanto già sperimentato, cosa dobbiamo modificare - autostima e consapevolezza di risorse e mezzi di padronanza sul nuovo - valorizzazione e capitalizzazione di errori, promozione di nuove “sperimentazioni”

4 TERZO INCONTRO - Monitoraggio ansia, ed emozioni correlate al rapporto col nuovo - considerazione del peso di aspettative e intrusioni più o meno volute nella gestione dello studio e dei compiti da parte dei genitori; - andamento rapporti con i docenti sulle modalità di veicolazione dell’apprendimento ancora non chiare o capitalizzate - verifica dinamica di classe, e/o la presenza di eventuali problemi individuali o di gruppo. - consegna di un vademecum di indicazioni da usare nei momenti difficili

5 DIMENSIONI DELL’ADOLESCENZA coinvolte nel rapporto con il NUOVO: -Continuità – discontinuità -Dipendenza – autonomia -Ideale - Reale

6 CONTINUITA’ / DISCONTINUITA’ “Passo giornate in cui sento grinta e motivazione, ad altre in cui vorrei mollare tutto” “ A volte quello che studio mi sembra abbia un senso..delle altre mi sembra di perdere del gran tempo su qualcosa che non mi servirà a nulla..” “Mia madre mi dice che non mi riconosce più..che non sa come prendermi:a volte sono super concentrata sullo studio..altre invece mi comporto come se non mi interessasse niente, perdo del gran tempo, perché non ne sento la voglia e mi riduco all’ultimo momento…ha ragione, ma mi sento così” “Questo è un periodo strano.. Fino ad un anno fa sapevo chi ero..cosa mi piaceva e cosa sapevo fare..quest’anno mi sento perso e non mi ritrovo più…” “L’anno scorso era così rassicurante sapere di avere il pomeriggio organizzato tra i compiti e le attività, quest’anno invece è un supplizio, vorrei poter non fare nulla o chiedermi di che cosa io abbia voglia che non sia la scuola o il nuoto..”

7 “Adolescente non è più e non è ancora..” -Non è più un bambino, ma non è ancora un adulto -la discontinuità ha importanza in qs fase rispetto alla continuità molto più di quanto non avvenga in ogni altra fase della vita: si vive nel presente, nella diretta di ciò che è, sospendendo il passato, e non potendo ancora prefigurare il futuro..stare nel qui ed ora dà modo di riconoscere ed esplorare i propri bisogni, desideri, finalità, e le proprie potenzialità, di entrare cioè in contatto con il proprio sé autentico. Poter sbagliare perché è SANO e fornisce SAGGEZZA,SICUREZZA E CONSAPEVOLEZZA. -ESSERE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO mi permette di mettere in discussione ciò che non riconosco più di me e di differenziarmi dalle figure genitoriali

8 DIPENDENZA E AUTONOMIA “Mi sto organizzando i tempi e i modi di studio e sta funzionando… sono i miei che quando decido di studiare di sera per portarmi avanti mi dicono di riposare, e quando vorrei riposare mi dicono di darmi da fare!E’ una situazione impossibile..!Non si fidano..su una questione che riguarda me poi!! “Mia madre continua a ripetermi di studiare…che ho tanta roba.. Io le dico che è pesante, ma poi sottovaluto l’impegno e alla fine, quando mi ci metto, mi rendo conto veramente di quante cose avessi da fare e mi prende l’ansia” “Fare matematica con mio padre mi aiuta, ma poi nella verifica, sento le aspettative raddoppiate..aiuto!” “Quest’anno non voglio che mi madre si avvicini e si intrometta nei miei compiti, ho sempre studiato con lei e per lei, da quest’anno voglio che sia una cosa mia, devo studiare per me e prendermi i voti che mi merito, capire dove sbaglio, ci sono io a scuola ”

9 Non sono ancora consapevoli dei loro mezzi, tanto da potersi muovere autonomamente Sentono forte la spinta a provare da soli, in terreni ed esperienze di cui non hanno le coordinate, dovendo anche testare risorse e capacità in evoluzione Sentono forte il “porto sicuro” verso cui attraccare nel momento della difficoltà, ma da quale vogliono salpare appena riconoscono un minimo di sicurezza per sperimentare

10 IDEALE – REALE “Io non accetto di non prendere più i voti che prendevo alle medie.. Se prendo un 6 e 1/2, non riesco a vedere il voto in quella verifica precisa, con quelle precise caratteristiche, vedo solo che io sono da 6 e mezzo e la mia autostima va a picco..” “Io a scuola sono serena, e sono lucida su ciò che succede, sul valore dei miei sforzi e sul significato dei miei esiti, sono i miei che non lo sono, e non li faccio mai contenti, per cui mi sento in colpa..capisco che è un loro problema, ma sono i miei genitori..” “io non capisco.. In teoria mi sembra tutto facile, poi però non mi ci metto, e alla fine le verifiche vanno male… vanno così perché non studio, perché se studiassi…” “Se dovessi avere l’occasione di rinascere, rifiuterei genitori insegnanti…. A volte l’ignoranza rende liberi, mentre ora non basta mai, si può sempre dare di più, anche quando io sarei soddisfatto dei risultati ottenuti…” “ Io non posso accettare di sbagliare, io sono la ragazza del 10 e lode…gli errori mi fanno provare vergogna, insicurezza e impotenza...”

11 Discrepanza IDEALE – REALE: rapporto con i LIMITI CAPITALIZZAZIONE DI ESSI COME QUALCOSA DI EVOLUTIVO. Necessità di potersi sperimentare nel nuovo cognitivo e relazionale su una base di realtà: passare dall’essere onnipotente, all’essere potente in modo relativo, solo così è possibile costruire sicurezze e sviluppare consapevolezza e padronanza sulle proprie doti, mezzi e risorse. Solo accettando il limite come qualcosa di costruttivo posso passare da come mi vogliono e non sono, a ciò che posso essere e voglio essere… Il limite e la frustrazione sono qualcosa di utile e reversibile, sono un mezzo di comprensione e di conoscenza, DEVO POTER passare da un sistema di sicurezze esterno (il voto, gli altri..) ad un sistema interno (io so chi sono, le mie attitudini, i miei punti di forza, e i punti di debolezza da proteggere/ rinforzare..). IMPARARE A DARE VALORE AL PERCORSO, E AI MEZZI PROPRI UTILIZZATI NEL PERCORSO..E NON SOLO AL RISULTATO!! IO NON SONO IL VOTO che PRENDO, SONO CIO’ CHE HO SCOPERTO DI ME STUDIANDO, IL VOTO è UNA DELLE VARIABILI CHE POSSO UTILIZZARE PER CAPIRE DOVE E COME STO ANDANDO, SE POSSO SENTIRMI SUFFICIENTEMENTE SICURO O DEVO “SISTEMARE IL TIRO”.. OBIETTIVO IMPORTANTISSIMO: NON SOLO “SAPERE DI SAPERE, MA SENTIRE DI SAPERE”!!!! SOLO COSI LA SICUREZZA DIVENTA VERAMENTE MIA!

12 CONSIGLI PRATICI Aiutare a riconoscere i propri punti di forza, e la base già sperimentata nei percorsi scolastici precedenti, per ricordare che non si sta partendo da zero, ma da una base di capacità e di risorse già sperimentate che vanno aggiustate e rimaneggiate; Sollecitare l’uso del pensiero e della razionalità nei momenti emotivi in cui il caos rischia di prendere il sopravvento; Ricordare la dimensione relativa del tempo delle situazioni che vivono, per non assolutizzare sia i vissuti, sia le esperienze di difficoltà e disagio, “ora è così, non sarà sempre in questo modo”; Allenare a riconoscere condizioni di sicurezza come esperienze di stabilità e di prevedibilità rispetto a sé stessi, alle prove, ai docenti; Essere presenti con discrezione, e un’emotività sintonizzata, ma non contagiata dal disagio che già il proprio figlio sta sperimentando; Mediare sui vissuti di colpa, di inadeguatezza e di impotenza, per riuscire a sperimentare gli errori, le frustrazioni e le difficoltà come parte del percorso di crescita e di apprendimento scolastico e di vita.


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