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Totalitarismi. Definizione di totalitarismo Termine inventato dagli antifascisti negli anni ’20, ma poi usato dagli stessi fascisti in senso positivo,

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1 Totalitarismi

2 Definizione di totalitarismo Termine inventato dagli antifascisti negli anni ’20, ma poi usato dagli stessi fascisti in senso positivo, per indicare la completa identificazione fra Stato e Società. Nel Secondo dopoguerra il termine viene usato per designare quella forma di potere assoluto tipica delle società di massa, fatto di un mix di terrore e propaganda, ovvero di repressione e mobilitazione delle masse, attraverso le organizzazioni di regime e il monopolio dell’educazione e dei mezzi di comunicazione di massa.

3 Tre totalitarismi del Novecento Il comunismo in Russia (Stalinismo) Fascismo in Italia (in questo caso, Sabbatucci parla di Totalitarismo imperfetto) Nazismo in Germania * Tra la fine della Prima guerra mondiale e la fine della Seconda # Dal 1917 al 1953 (l’URSS continua ad esistere fino al 1991) * * #

4 Situazioni precedenti RussiaItaliaGermania Arretratezza economica e politica, a cui seguono rivolte e rivoluzioni Alla crisi economica, sociale e politica, si aggiunge la delusione per la “vittoria mutilata” La Germania è vessata dalle pesantissime condizioni fissate dal Trattato di Versailles Arretratezza economica (paese agricolo) e politica (zarismo), accentuata con la Prima guerra mondiale. Vittoria mutilata: malcontento per i risultati della vittoria (Trento, Trieste e Istria, ma non Dalmazia e Fiume, che successivamente venne occupata dai legionari di D’Annunzio). Crisi economica e sociale (biennio rosso). Crisi politica (dei tradizionali partiti liberali; ascesa movimenti di massa: PSI, PPI, movimento dei fasci di combattimento). Divisioni a sinistra (socialisti riformisti e rivoluzionari; nel ’21 nasce il partito comunista). Abdicazione del Keiser. Governi socialdemocratici. Firma dell’armistizio: pesanti condizioni (amputazioni territoriali, smilitarizzazione, indennità). Nasce la Repubblica di Weimar. Nasce NSDAP. Fallito Putsch di Monaco del ’23. Ideologia di Hitler (Mein Kampf): razzismo, Lebensraum, teoria della pugnalata alla schiena. Tentativi di ripresa, ma contraccolpo crisi del ’29.

5 Italia

6 Le promesse del Patto di Londra

7 Quello che l’Italia ottenne Dallo smembramento dell’Impero austro- ungarico l’Italia ottenne limitati vantaggi territoriali rispetto alle attese: l’espansione in Dalmazia fu impedita dalla creazione del nuovo stato di Jugoslavia, che limitò la presenza italiana alle basi di Zara e dell’Isola Lagosta

8 Manifestanti nazionalisti a Roma, in attesa dell’arrivo del primo ministro Orlando e della delegazione italiana dalla Conferenza di Parigi. Sono significativi i cartelli esibiti: «L’Italia farà da sé», «Fiume e Dalmazia o morte»

9 La vittoria mutilata Cominciò a circolare, per opera di Gabriele D’Annunzio, la retorica della vittoria mutilata

10 Manifestazione di protesta organizzata dall'"Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra".

11 L’occupazione di Fiume settembre 1919: D’Annunzio alla guida di alcuni reparti dell’esercito (soprattutto ex-arditi, nerbo del futuro movimento fascista), si impadronì militarmente di Fiume e ne proclamò l'annessione al Regno d'Italia il 12 settembre. Il governo italiano, presieduto da Nitti, non seppe opporsi all’atto di forza, che minava il prestigio internazionale del paese e accendeva un campanello d’allarme sulla solidità delle istituzioni liberali

12 D'Annunzio (al centro con il bastone) con alcuni legionari a Fiume nel Nel novembre 1920, Trattato di Rapallo fra Italia (governo Giolitti) e Jugoslavia: all'Italia è riconosciuta l'Istria, alla Jugoslavia la Dalmazia (eccetto Zara); Fiume dichiarata città indipendente (Giolitti fa liberare Fiume con la forza)

13 Il trattato di Rapallo La questione fiumana sarà infine risolta da Giolitti (di nuovo al governo nel giugno 1920), il quale firmerà con la Jugoslavia, il 12 novembre 1920, il trattato di Rapallo, che assegnava all’Italia l’Istria e alla Jugoslavia la Dalmazia (eccetto Zara) e faceva di Fiume uno stato libero indipendente sotto tutela della Società delle Nazioni Avendo D’Annunzio e i suoi uomini respinto questo accordo, Giolitti liberò Fiume con la forza Nel 1924, un ulteriore accordo dividerà lo stato libero di Fiume fra Jugoslavia e Italia, che ottenne la città

14 LA QUESTIONE ECONOMICA E SOCIALE La situazione dopo la fine della prima guerra mondiale

15 …Tornando alla situazione economica e sociale Nell’immediato dopoguerra ( ): Le spese erano alle stelle e il debito pubblico era salito Svalutazione della lira + rincaro di tutti i generi d’importazione (carbone, petrolio, perfino grano, visto che la mobilitazione generale aveva portato al fronte molti contadini) Inflazione  colpì soprattutto i ceti medi (progressiva riduzione del divario con i semplici lavoratori) Tra gli operai serpeggiava l’idea: «fare come in Russia» + i contadini iniziarono ad occupare le terre in varie regioni (Val Padana e Puglia)

16 La crisi economica nel primo dopoguerra miliardi

17 Debito pubblico Debito pubblico: indica l’insieme dei prestiti che lo stato ottiene dai cittadini, attraverso l’emissione di titoli (come gli odierni BOT: Buoni Ordinari del Tesoro). Grazie a questo denaro, lo Stato può far fronte ai bisogni immediati del paese, che in tempo di guerra erano enormemente cresciuti. Prima o poi lo Stato deve rendere tale denaro con gli interessi ai suoi creditori Una parte considerevole del debito pubblico era in mano ai ceti medi

18 La crisi economica nel primo dopoguerra Lire x 1 dollaro

19 Le lotte contadine avvennero nelle campagne con il maggior numero di braccianti e mezzadri: la Bassa Padana, la pianura veneta e le regioni collinari del Centro Italia. Anche nel Meridione l’occupazione di terre, pur non generalizzata, fu assai significativa. Si può notare che i disordini nelle città per protestare contro il forte rincaro dei generi alimentari furono distribuiti su tutto il territorio nazionale

20 Biennio rosso Il Biennio rosso è la locuzione con cui alcuni storici indicano il periodo della storia italiana immediatamente successivo alla prima guerra mondiale e protrattosi fino agli inizi del 1921, in cui si verificarono, soprattutto nell'Italia centro-settentrionale, mobilitazioni contadine (sotto la guida della Federterra), tumulti annonari, manifestazioni operaie (sotto la guida della CGL, che nel 1920 arrivò a quasi 2 milioni di iscritti e della CIL, il sindacato di ispirazione cattolica fondato nel 1918), occupazioni di terreni e fabbriche con, in alcuni casi, tentativi di autogestione. Le agitazioni si estesero anche alle zone rurali e furono spesso accompagnate da scioperi, picchetti e scontri.

21 L’occupazione delle fabbriche All’interno del PSI spaccatura tra operai «che volevano fare come in Russia» e la dirigenza più cauta (prometteva la rivoluzione ma non faceva nulla per organizzarla) Settembre 1920 i metalmeccanici occuparono le fabbriche (a cominciare dalle officine Alfa Romeo di Milano). Tra la borghesia si sparse il panico, ma il PSI dichiarò che questi episodi non dovevano essere visti come l’inizio della rivoluzione Il movimento operaio ne uscì sconfitto: il proletariato ne uscì deluso e la borghesia pronta a opporsi con ogni mezzo ai sovversivi

22 Biennio rosso settembre 1920 Milano operai armati occupano le fabbriche

23 LA QUESTIONE POLITICA La situazione dopo la fine della prima guerra mondiale

24 Il Partito Popolare Italiano Gennaio 1919 nasce il Partito Popolare Italiano (PPI): Rientro a pieno titolo dei cattolici sulla scena politica Ciò accade in concomitanza con la richiesta di sostituire il sistema uninominale (per ogni collegio viene eletto il candidato che ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti) con un sistema proporzionale (i deputati di ogni forza politica sono designati in maniera corrispondente alla percentuale di suffragi ricevuti su scala nazionale). Il proporzionale rischiava di far ottenere ai socialisti una valanga di voti  i cattolici furono finalmente autorizzati dal Vaticano a costituire un loro partito politico, il PPI appunto, il cui era leader era don Luigi Sturzo. Il PPI si proponeva come forza aconfessionale (benché ispirata ai principi e agli ideali cristiani) e interclassista (mirava cioè ad una pacifica composizione degli interessi delle varie classi sociali, in particolare del proletariato e della borghesia), preoccupata delle esigenze dei ceti deboli

25 Elezioni 1919: il successo di socialisti e cattolici Queste elezioni segnarono una svolta, esse furono le prime a tenersi col sistema proporzionale I risultati furono: una netta sconfitta per i liberali e un grande successo per i partiti di massa (il PPI al 20,6% con 100 seggi; il PSI al 32,4% con 156 seggi) Per la prima volta le masse popolari godevano di una effettiva rappresentanza sociale e politica. Tuttavia, le divisioni interne minavano la forza di queste organizzazioni popolari: – nei cattolici, quella fra i democratici cristiani, favorevoli a uno sviluppo della solidarietà sociale, e i clericali conservatori; – nei socialisti, quella fra riformisti e rivoluzionari

26 Le divisioni nel PSI Divisione tra i massimalisti (espropriazione delle ricchezze dei capitalisti, rivoluzione sociale sull’esempio dei bolscevichi russi, rifiuto di ogni collaborazione con il governo borghese) e i riformisti di Turati e Treves (ottenere riforme sociali importanti per i lavoratori con il lavoro parlamentare e la collaborazione con altri partiti)

27 L’ultimo governo Giolitti Rabbia borghesia aumenta per non intervento di Giolitti (tornato alla guida del governo nel 1920) durante gli scioperi, che in effetti sbollirono da sé Giolitti invece fece intervenire l’esercito per far sì che D’Annunzio e i suoi abbandonassero Fiume, la quale fu dichiarata città libera (l’Italia intanto poteva annettersi l’Istria, in seguito ad un accordo con la Jugoslavia) Durata mandato15 giugno 1920 – 4 luglio 1921 Capo di StatoVittorio Emanuele III PredecessoreFrancesco Saverio Nitti SuccessoreIvanoe Bonomi

28 L’ultimo governo Giolitti le tre più importanti decisioni prese da Giolitti… neutralità dello stato di fronte all’occupazione delle fabbriche; liquidazione della questione di Fiume; interventi finalizzati al risanamento della finanza pubblica (abolizione prezzo politico del pane; nominatività dei titoli azionari per un maggior controllo fiscale; tassa di successione) … gli costarono l’ostilità della borghesia e dei ceti medi

29 L’ultimo governo Giolitti Anche i socialisti negarono il loro appoggio a Giolitti, quindi alle elezioni del maggio 1921 Giolitti formò il Blocco nazionale (liberali, nazionalisti e anche esponenti fascisti): da un lato egli pensava di poter controllare il neonato movimento e sfruttarne i crescenti consensi; dall’altro voleva coagulare le forze conservatrici in funzione antisocialista e antipopolare Il PSI perse voti ma si confermò partito di maggioranza relativa; il PPI aumentò i propri seggi Giolitti dopo questo fallimento diede le dimissioni: non solo non aveva indebolito i partiti di massa, ma aveva ormai dato anche legittimità al fascismo (che entrarono in parlamento con 35 deputati) Il governo passò prima a Bonomi, poi a Facta nascita/7154/default.aspx (Fascismo: la nascita; 5 minuti) nascita/7154/default.aspx

30 L’Italia dopo la prima guerra mondiale Economia Deficit di bilancio Crescita del debito pubblico Svalutazione della lira e inflazione Società Occupazione delle terre Occupazione delle fabbriche Disagio dei ceti medi Politica interna Nascita del Partito Popolare Immobilismo dei socialisti Governo Giolitti Politica estera Problema di Fiume Mancata assegnazione di colonie tedesche Delusione per la vittoria mutilata

31 Germania

32 La Germania: sconfitta militare e proclamazione della repubblica Ottobre 1918: reparti della marina e dell’esercito si ammutinarono; si formarono migliaia di consigli di operai, soldati e marinai In Baviera fu proclamata una repubblica democratica Il 9 novembre il Kaiser Guglielmo II fuggì nei Paesi Bassi e a Berlino venne proclamata la repubblica. Il governo provvisorio fu affidato al socialdemocratico Ebert, che come primo atto firmò l’armistizio con Gran Bretagna e Francia (11 novembre 1918). Statua di uno dei marinai rivoluzionari a Berlino

33 Titolo del New York Times dell'11 novembre 1918.

34 La «settimana di sangue» 30 dicembre 1918 gli spartachisti (fra cui Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht) fondarono il Partito comunista tedesco (Kpd) e a Berlino, agli inizi di gennaio 1919, organizzarono una insurrezione. Il governo provvisorio socialdemocratico reagì duramente (settimana di sangue) e centinaia di militanti rivoluzionari fucilati sommariamente nelle piazze. Luxemburg e Liebknecht vennero trucidati dai Freikorps (formazioni volontarie paramilitari)

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36 Il Corridoio di Danzica

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38 1923: bambini tedeschi giocano con pacchi di banconote che valgono quanto la carta straccia

39 Elezioni Governo di coalizione Alle elezioni del 1919 i socialdemocratici (Spd) ottennero il 38% e formarono un governo di coalizione con i cattolici del Zentrum e i liberaldemocratici. Il nuovo governo introdusse riforme sociali (giornata lavorativa di otto ore, potenziamento del sistema delle assicurazioni sociali – sanità, pensioni, indennità di malattia, disoccupazione) e firmò il trattato di Versailles (giugno 1919) accettando pesanti condizioni Agosto 1919 fu approvata la Costituzione di Weimar (dal nome della città dove si tenne l’Assemblea costituente)

40 La pugnalata alla schiena A firmare la capitolazione furono i politici del nuovo governo socialdemocratico, che furono bollati dalla propaganda di estrema destra come traditori (“criminali di novembre”) che avevano “pugnalato alla schiena” la Germania. Secondo tale propaganda se essi non avessero incitato il popolo alla rivolta (ammutinamenti e proteste), le truppe tedesche avrebbero potuto continuare il conflitto. Naturalmente si trattava di una falsificazione storica, visto che la Germania era ormai allo stremo, ma la polemica si fece ancora più violenta quando la Repubblica di Weimar firmò il pesantissimo trattato di pace, imposto alla Germania dai vincitori, riunitisi a Versailles il 18 gennaio 1919, in una Conferenza a cui la Germania non fu ammessa. La data e il luogo avevano un valore simbolico, perché il 18 gennaio 1871 a Versailles, Guglielmo I era stato incoronato Kaiser del Reich tedesco (unificazione della Germania).

41 La ripresa L’economia tedesca poté riprendersi solo grazie all’aiuto degli Stati Uniti che vararono nel 1924 il piano Dawes: diluzione nel tempo delle rate di riparazione e ampi finanziamenti all’industria tedesca (la quale si riprese e raggiunse nel 1929 i livelli d’anteguerra) Anche dal punto di vista politico la repubblica di Weimar sembrava aver trovato un compromesso tra la socialdemocrazia (politica di riforme), l’esercito (disposto a sostenere la repubblica purché venisse abbandonata ogni ipotesi rivoluzionaria) e i grandi gruppi capitalistici.

42 Il contraccolpo della crisi del ‘29 Tuttavia quando nell’ottobre 1929 gli USA furono colpiti dalla grande crisi, la Germania fu il paese europeo più colpito: la produzione industriale si dimezzò e i disoccupati raggiunsero nel 1932 i sei milioni, pari a un terzo della popolazione attiva (non è un caso che proprio in questi anni i voti del partito nazista abbiano avuto un vertiginoso incremento)

43 Al potere RussiaItaliaGermania Colpo di stato Elezioni Rivoluzioni del 1917: febbraio (abdicazione dello Zar e nascita del governo provvisorio); ottobre (Lenin e i bolscevichi al potere). Svolta a destra del movimento di Mussolini. Elezioni del ’21: 35 fascisti in Parlamento (Blocco nazionale). Violenze squadriste. Marcia su Roma 28/10/1922. Il Re conferisce l’incarico a M. Ascesa elettorale di Hitler dopo il ’29. Elezioni novembre ’32  Hindenburg affida a Hitler l’incarico di formare nuovo governo (gennaio ’33).

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45 Devastazione di una sede sindacale della CGL a Roma, con falò sulla strada delle carte e suppellettili ivi rinvenute

46 Mussolini nella veste di direttore dell'Avanti! ( ), quotidiano del Partito Socialista Italiano Mussolini mentre viene arrestato a Roma l'11 aprile 1915 dopo un comizio a favore dell'interventismo dell'Italia nella guerra Con l'uniforme dei Bersaglieri (1915) combatte nella prima guerra mondiale. Mussolini e D'Annunzio « Il capo dei fascisti ha due volti in uno: il volto di sopra, dal naso in su; quello di sotto, bocca, mento e mascelle. Gli occhi tondi e vicini; la fronte nuda ed aperta, il naso breve e fremente, formano il suo volto mobile e romantico; l'altro, labbra dritte, mandibole prominenti, mento quadrato, è il suo volto fisso, volontario, diciamo classico. Spesso egli gestisce solo con la destra, tenendo la mano sinistra in tasca o il braccio sinistro al fianco. Talvolta si pone in tasca tutte e due le mani: è il momento del riassunto, il finale (Ugo Ojetti ) » 24 ottobre 1922, Congresso di Napoli, Mussolini e i Quadrumviri

47 Mussolini fotografato nel Mussolini in tenuta da aviatore; nell'iconografia ufficiale, il Duce era spesso ritratto alla guida di veicoli o in pose da "conduttore" Mussolini durante un discorso Benito Mussolini in un'immagine tipica della propaganda fascista

48 Mussolini durante la battaglia del grano Benito Mussolini alle porte di Tripoli (Libia), il 20 marzo 1937, innalza la "spada dell'Islam", la cui elsa è in oro massiccio, e si proclama "protettore dell'Islam", prima di entrare in città alla testa di 2600 cavalieri. Monaco, 28 settembre 1938: Mussolini in parata seduto in automobile al fianco di Hitler, durante il tempo della conferenza di Monaco.

49 Gran Sasso: Mussolini appena liberato, al centro della fotografia, con cappotto e cappello nero Croce che marca il luogo, presso Giulino di Mezzegra, dove Mussolini venne fucilato I corpi di Mussolini (secondo da sinistra) e di Claretta Petacci (riconoscibile dalla gonna) esposti a Piazzale Loreto. Il primo corpo a sinistra è di Bombacci. Gli ultimi a destra sono Pavolini e Starace. Cinegiornale americano sulla morte di Mussolini nel 1945:

50 Mussolini con, da sinistra, Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi

51 Un momento della marcia su Roma: le milizie armate in avvicinamento verso la Capitale

52 Il Re Vittorio Emanuele III incontra ufficialmente Benito Mussolini il 4 novembre 1922.

53 Ascesa elettorale Partito nazista

54 Nascita della dittatura RussiaItaliaGermania Già dopo il Colpo di Stato del 1917, si radicalizza nel 1927 con l’avvento al potere di Stalin Dopo i primi due anni di governo (delitto Matteotti e leggi fascistissime) Pochi mesi dopo l’incarico Dalla dittatura del proletariato (nazionalizzazioni) alla dittatura del partito (i bolscevichi si rifiutano di cedere il potere quando perdono le prime elezioni libere tenutesi nel novembre 1917) Primi due anni: governi di coalizione (Gran Consiglio del F., MVSN; Riforma dell’Istruzione; Legge Acerbo). Delitto Matteotti: Elezioni del ’24, Matteotti denuncia i brogli, rapito e ucciso. ’25-’26: leggi fascistissime Febbraio ‘33: incendio del Reichstag  responsabilità addossata ai comunisti  decreto per eliminare opposizioni. Marzo ’33 nuove elezioni, Hitler ha la maggioranza assoluta  decreto dei pieni poteri e costruzione della dittatura

55 Legge Acerbo e delitto Matteotti 1923: legge Acerbo sulla revisione della legge elettorale in senso maggioritario: alla lista che avesse ottenuto il 25% dei voti complessivi sarebbero stati assegnati i due terzi dei seggi, mentre il restante terzo sarebbe stato distribuito tra le altre liste, su base proporzionale Elezioni svoltesi il 6 aprile 1924 le squadre fasciste ricorsero a brogli e violenze, che vennero coraggiosamente denunciate in Parlamento dal deputato socialista Giacomo Matteotti Il 10 giugno 1924 Matteotti venne rapito e ucciso L’opposizione abbandonò la Camera per protesta (secessione dell’Aventino: dal nome del colle Aventino sul quale – secondo la storia romana – si ritiravano i plebei nei periodi di acuto conflitto con i patrizi, vedi Secessio plebis). La speranza era che il re avrebbe obbligato Mussolini a dare le dimissioni, ma ciò non avvenne Il capo del fascismo, in un discorso alla Camera il 3 gennaio 1925, poté assumersi “la responsabilità politica, morale, storica di quanto è avvenuto”, cioè del delitto Matteotti e di tutti gli altri crimini compiuti fino ad allora dal fascismo: “Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere – disse Mussolini - se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico, morale, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico, morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento fino ad oggi”. (ricostruzione del Discorso di denuncia di Matteotti; 8 minuti) (ricostruzione del discorso di Mussolini; 2 minuti)

56 Leggi fascistissime ( ) A partire dal 1925 tutti gli elementi caratteristici dello stato liberale vennero eliminati (fascistizzazione dello stato e della società civile). Leggi «fascistissime» , ispirate dal giurista Alfredo Rocco:  Soppressione libertà di stampa e Chiusura giornali antifascisti, gli altri posti sotto controllo del regime  Praticamente abolita la divisione dei poteri, con l’approvazione della legge sulle prerogative del Capo del Governo: nessun argomento poteva essere discusso da una delle due Camere senza la previa autorizzazione del Capo del Governo. – Il Capo del Governo non era più responsabile davanti alle Camere e solo il re avrebbe potuto revocargli l’incarico. – Mussolini quindi non poté mai prescindere completamente dalla presenza del sovrano (ciò sarà decisivo per la caduta del fascismo nel 1943).

57 Leggi fascistissime  Vietato promuovere e costituire associazioni dirette a sovvertire gli ordinamenti dello stato e “distruggere o deprimere il sentimento nazionale”: tutti i partiti ad eccezione del PNF vennero soppressi  tutti i 123 deputati di opposizioni che parteciparono all’Aventino furono dichiarati decaduti  venne reintrodotta la pena di morte e fu istituito il confino di polizia  i sindaci e i consigli comunali, da organi elettivi, diventarono podestà e consulta di nomina governativa  il sindacato fascista rimase l’unico rappresentante dei lavoratori, lo sciopero fu proibito  istituito un Tribunale speciale, incaricato di processare tutti gli antifascisti (decine di condanne a morte, oltre anni di carcere contro gli oppositori del regime; italiani inviati al confino)

58 Totalitarismo. Stato e società. Terrore e propaganda RussiaItaliaGermania Stato = società = regime = capo. Terrore e propaganda Stalinismo. Le “grandi purghe”. Propaganda basata sul mito di Stalin. I Gulag Fascistizzazione della società. Stato = società = regime. Capo carismatico: duce, rapporto diretto con il popolo. Organizzazioni di massa. Totalitarismo imperfetto Nazificazione della società. Stato = società = regime. Capo carismatico: fuhrer, rapporto diretto con il popolo. Organizzazioni di massa

59 Stato e Chiesa RussiaItaliaGermania SoppressionePatti e concordati Eliminazione delle organizzazioni religiose; sostituzione della fede religiosa con la fede in Stalin Patti lateranensi del’29 (Trattato, convenzione finanziaria, concordato) Il Reichskonkordat è il concordato tra la Santa Sede e la Germania nazista (20 luglio 1933)

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61 Cultura e regime RussiaItaliaGermania CelebrazioneStrumento di propaganda Celebrazione del mito di Stalin Scuola: testo unico dal ’30. Università: giuramento. Controllo della stampa (MinCulPop). Radio e Cinema (Istituto Luce dal ’24) Dal ’33: Ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels. Epurazione degli ebrei dalle istituzioni culturali. A partire dal settembre 1933, un Gabinetto per la Cultura del Reich (l'Ufficio per la Produzione Cinematografica, quello per la Musica del Reich, quello per il Teatro, quello per la Stampa, quello per la Scrittura e, infine, quello per le Arti e per la Radio)

62 Mobilitazione delle masse e stato totalitario Renzo De Felice: “Al contrario [dei regimi conservatori classici], il fascismo ha sempre teso a creare nelle masse la sensazione di essere sempre mobilitate, di avere un rapporto diretto con il capo (tale perché capace di farsi interprete e traduttore in atto delle loro aspirazioni) e di partecipare e contribuire non ad una mera restaurazione di un ordine sociale… bensì ad una rivoluzione dalla quale sarebbe gradualmente nato un nuovo ordine sociale migliore e più giusto di quello preesistente”

63 La meta ultima del fascismo (che pure reprimeva ogni forma di opposizione) era in realtà il consenso, o meglio la piena adesione al regime da parte del cittadino ogni ambito della vita del singolo cittadino italiano fu pervasa da elementi fascisti: scuola, spettacoli, cultura, sport si trasformarono tutti in canali di diffusione dell’ideologia fascista Si diede massimo sviluppo alle organizzazioni educative fasciste e si predisposero imponenti raduni di massa, facendo leva più sull’immaginazione e sull’emozione, che sulla ragione (cfr Gustav Le Bon) Mussolini e lo sport: 6tqBnMq8HQ + 6tqBnMq8HQhttp://www.youtube.com/watch?v=O1T1y1LP6BA

64 Opera Nazionale Balilla L'Opera Nazionale Balilla (ONB) fu un organo del Partito Nazionale Fascista (PNF) a carattere parascolastico e paramilitare. Fondata nel 1926 come ente autonomo, l'ONB confluì, insieme ai Fasci giovanili di combattimento e ai Gruppi universitari fascisti (GUF), nella GIL (Gioventù Italiana del Littorio) a partire dal La denominazione fu ispirata alla figura di Giovan Battista Perasso detto "Balilla", il giovane genovese che secondo la tradizione avrebbe dato inizio alla rivolta contro gli occupanti austriaci nel 1746: un'immagine di modello rivoluzionario cara al regime fascista. l Moschetto Balilla,

65 Politica razziale RussiaItaliaGermania Lotto contro gli ebrei in nome dell’uniformità ideologica Leggi razziali dal ’38 Leggi di Norimberga del ‘35 La discriminazione non è su base razziale, ma sulla potenziale pericolosità dei soggetti per il regime Legislazione razziale dal ’38. Prima la questione razziale non è posta con evidenza. Internamenti. Ghetti. Deportazioni, dopo 8 settembre ’43. Leggi di Norimberga ’35. Il razzismo è parte integrante dell’ideologia nazista sin dall’inizio. Notte dei cristalli del ’38. Fuga di molti ebrei. Ghetti. Soluzione finale dal ’42. In realtà già dal ’33: politica eugenetica (Aktion T4)

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67 Politica economica RussiaItaliaGermania Industrializzazione forzata Corporativismo. Dalla liberismo al protezionsimo Economia basata sul riarmo e sulla guerra Industrializzazione forzata. Collettivizzazione delle campagne Corporativismo (mai attuato). Primi anni: politica liberista. Successivamente: svolta protezionistica (dazi, battaglia sul grano, lira quota novanta). Dopo la crisi del ’29: politica di lavori pubblici (bonifiche), nascita IMI e IRI Economia orientata al riarmo, in previsione di una nuova guerra

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70 Politica estera RussiaItaliaGermania Il comunismo in un solo paese Politica aggressiva. Avvicinamento alla Germania Politica aggressiva. Riarmo, annessioni Il comunismo in un solo paese. Alleanza con la Germania di Hitler nel ’39 (patto Molotov- Ribbentrop) Conquista dell’Etiopia (’35-’36). Ottobre '36, Asse Roma-Berlino (patto di amicizia). Avvicinamento alla Germania: Sostegno a Franco nella guerra civile spagnola. '37, l'Italia aderisce al Patto Anticomintern (con Germania e Giappone) '39, Patto d'Acciaio: alleanza militare con la Germania. Allo scoppio della guerra Mussolini decide di non intervenire subito (lo farà il 10 giugno ’40) Riarmo e denuncia del trattato di Versailles. Sostegno a Franco nella guerra civile spagnola. ’36-’37: Patto anticomintern con Italia e Giappone. ’38: annessione dell’Austria. Conferenza di Monaco e annessione dei Sudeti (regione della Cecoslovacchia), poi di tutta la Cecoslovacchia. Patto di non aggressione con la Russia (Molotov-Ribbentrop). ’39: attacco alla Polonia e scoppio della Seconda guerra mondiale

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72 Opposizione RussiaItaliaGermania Sconfitta Silenziosa. Clandestina Debole Opposizione silenziosa. Attività clandestina e cospiratrice (comunisti). Antifascismo all’estero Debolezza delle opposizioni: comunisti, pochi e isolati nuclei clandestini; socialdemocratici in esilio; i cattolici finirono con l'adattarsi al regime ('33 concordato col governo nazista); solo nel marzo '37 Pio XI intervenne con una enciclica contro il carattere pagano del nazismo, ma senza denuncia del concordato o scomunica del nazismo. Le Chiese luterane si piegarono alle imposizioni del regime (giurarono fedeltà a Hitler)


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